lunedì, dicembre 25, 2006

Falena


La vita, per come mi si presenta ora, è un complesso insieme di asimmetrie, di piccoli e grandi rapporti di potere, di sopraffazione e di sottomissione, di godimento e sofferenza, un equilibrio che definire dinamico è banale e riduttivo e non aiuta minimamente a comprenderne la reale natura.

Si rincorrono senza posa infiniti istanti di sincronia, reali o presunti, momenti di grazia che danno all'esistenza quel senso tanto necessario per esseri con un grado di autocoscienza tanto elevato, inframezzati da abissi di dubbio.

Si Giocano parti, si vestono ruoli con convinzione totalizzante e totale, perfino nello scetticismo, talora con invariabile determinazione, talaltra con consumata nonchalance nel cambiarli di occasione in occasione.

Non c'è alcuna conclusione, il discorso resta aperto, solo stralci di riflessione, brani di pensiero, mentre la testa sbatte stolidamente come la falena sul vetro di un lampione.

domenica, dicembre 17, 2006

True loneliness


Pensieri sterili galleggiano mollemente in una liquidità lattea. Vivo in un eterna iterazione, si arricchisce forse di quale particolare, ma la traccia è sempre la medesima, fatta di ruoli, di maschere.

Con diligenza maniacale ed angosciante assumo modi, toni, comportamenti secondo uno schema la cui logica appartiene solo agli strati più profondi del mio essere, ben lontani dalla coscienza.

Schifatemi, schifatemi pure per la mia prolissità, per il mio parlare inutilmente e presuntuosamente forbito, schifatemi per il mio essere scurrile e sboccato. Fatevi di me idee grottesche, idee che il gravare dei miei più intimi vincoli morali non mi permetterà mai di attendere, benchè, come vezzo, dichiaro che mi vorrei proprie.

La ronzante compagnia dell’alcool mi ha concesso di nuovo la volontà necessaria a produrre scritto, ad affettar pensieri come il salumiere affetta salumi, a produrmi negli sproloqui che mi caratterizzano per mia volontà e vostro placeat. Il blocco, di cui per svariati giorni ho promosso l’irrilevanza si preparava a fabbricar dolore.

La mia empatia è strumentale, finalizzata ad un obiettivo che risiede, ancora una volta, nel dominio di quegli strati profondi, lontani dalla coscienza. In realtà sperimento l'intolleranza, la distanza, il fastidio per altri la cui soggettività la mia socializzazione medioborghese sinistroide mi spingerebbe a trovare degna di rispetto, e che invece sento insopportabile, fastidiosa, irritante, disprezzando me stesso per questa profonda e testardamente autocelata misantropia.

La solitudine è prima di tutto uno stato della mente.

Che noi si sia soli in senso stretto è un dato di fatto: il nostro mondo cognitivo è inevitabilmente personale, a meno di schizofrenia, in esso ci siamo noi e noi soli, esso siamo noi.

La percezione di questa solitudine immanente è invece varia, muta a seconda della situazione relazionale e dello stato emotivo.

La chiave è l’empatia, tanto quella del sistema, quanto quella del soggetto; l’empatia non solo come attitudine o capacità, ma essenzialmente come momento sincronico di sentire diversi, di esperienze differenti, ma in certa misura essenzialmente comuni, comuni a partire dalle congruenze biologiche e sociali dell’essere umani e dell’essere sociali, qui ed ora.

Come accennavo, però, c’è empatia ed empatia, c’è la sofisticata strutturazione dell’agire emotivo in termini di stimolo-risposta emotivo, strumento più o meno consapevole della razionalità, o l’empatia realmente sentita, che fonda su basi implicite e costitutive…ma infondo la differenza, il limite, la distinzione è solo l’ennesima convenzione.

Il fottuto olismo è una sorta di gorgo che a dargli spazio ingoia ogni cosa, ma l’esperienza concreta del mondo mitiga tale voragine e la sua ingordigia. L’angoscia scaturita da tanta voragine genera altrettanta ingordigia di esperienza concreta e di vita.

Altra verminosa astrusità a seguire ...ma sono stato già sufficientemente cervellotico per far desistere chi poco mi regge e per soddisfare chi, assurdamente, di me appezza proprio questo.

domenica, dicembre 10, 2006

S-Re-Ego-lato?


Qualcuno mi spiega perchè Celentano è così..."grande"?
Mi spiega cosa ha fatto per l'umanità (perchè queste sembrano essere le dimensioni della cosa)?
Cosa ha fatto per meritarsi un simile, continuo, sperticato ossequio da parte di chiunque (a me Fazio tendenzialmente piace, anche se non sempre, ma a riguardo ha dato una dimostrazione a mio avviso indegna, specie considerando la statura di molti personaggi che sono andati in trasmissione da lui e raffrontando il trattamento tributato a loro con quello tributato a "Mr. rock-lento").
Qualcuno mi spiega perchè una tale boria, una tale arroganza dovrebbero essere motivo di elogio, specie visto che utilizzate all'unico fine di saziare l'ego di chi le manifesta?
Magari ignoro che gli hanno dato il premio nobel per la pace, o per la medicina, o per qualcosaltro...può essere, ma chiederei comunque le motivazioni visto che non le so immaginare. Sarà che forse il culto della personalità, in sé e per sé, nelle peggiori delle sue manifestazioni, nello stivale piace ancora troppo.
A me comunque il fenomeno scatena alternativamente rabbia e tristezza.

giovedì, dicembre 07, 2006

Immagini


Ragazzi il pianeta E' esploso stanotte. Noi non siamo che immagini residue, tracce psichiche di cerebri cogitanti, rimaste in essere per l'istantaneità della catastrofe. Come quando, di notte, in una strada poco illuminata, con un pò d'alcool in corpo, ci osserviamo muovere velocemente il braccio e il nostro occhio, perfetto ma imperfetto, si fa ingannare "vedendo" l'immagine del movimento, l'immagine residua della mano che si sposta.

Non ho idea di quale "occhio" ci stia guardando, di quale senso imperfetto siamo il percetto, ma a breve finirà e allora semplicemente smetteremo, come immagini residue, di esistere, senza che sia necessario preoccuparsi di “cosa c’è dopo”, senza sentire dolore, perché queste son cose che attengono ai corpi reali, alle reti neurali di cui siamo traccia ma non sostanza.

Per rallegrare almeno Marco e Giulio: anche pinkets è solo un immagine ora, anche “i vecchi” (storica nemesi di Giulio) lo sono. In realtà sono tutti già morti. In realtà siamo tutti già morti.

lunedì, dicembre 04, 2006

Cielo livido


Malditesta, freddo e malumore. M.F.M., una signora triade, altro che mafiosi orientali. Cielo grave di schifo grigio-azzurro-violaceo ad incombere fuori dalla finestra sopra i lampioni gialli e le foglie secche. Il solito casino dentro. Non che solito voglia dire proprio identico, tutt'altro, si tratta di tendenze di fondo, di volute di una spirale non di un cerchio. Decisioni difficili, soprattutto se si deve capire se la testa è una fastidiosa interferenza o una saggia consigliera. La strada tracciata è chiara...seguirla non è poi così scontato, presenta comunque dei costi...come tutto no? Ma bisognerebbe sapere esattamente perchè si fanno le cose. Niente da fare, l'agitazione resta.

martedì, novembre 28, 2006

Me / Altro da me


Bisogna aver sperimentato pienamente e consapevolmente l'egoismo
per poter comprendere l'empatia.

lunedì, novembre 27, 2006

Bollettino alcolico dei pendolari: EDIZIONE STRAORDINARIA


Il Bollettino alcolico dei pendolari, in collaborazione con il birrificio di Magister Anghelus da Regensburg (riprodotto nella foto qui sopra in uno dei suoi frequenti momenti di ispirazione), è lieto di comunicare a tutti coloro i quali, tra i lettori, si trovino per qualsivoglia motivo a bazzicare il piazzale della Bicocca antistante l'edificio U6, Venerdì 1 Dicembre verso le 18.00, che potranno gustare il contenuto di due, e dico due, casse di birra quasi piene offerte dal suddetto Magister Anghelus, con annessi salami, anch'essi nel numero di due.
Accorrete cincischianti!!!!

sabato, novembre 25, 2006

Solitudine~moltitudine / Particella~flusso


A volte capita di non aver alcuna voglia di uscire di casa.
Capita di non voler parlare con nessuno, di non vedere nessuno.

A volte viene voglia di restarsene chiusi tra le mura domestiche andando in giro in pantaloni di tuta e felpa, magari con un plaid addosso perchè fuori fa freddo e piove. Viene voglia di rimanersene ore a leggere, a guardare un film, a scrivere...a far finta che il resto del mondo non esista o, comunque, di non fare parte di quel flusso caotico che scorre appena fuori dai vetri doppi, appannati dal respiro.

Mi è sempre capitato abbastanza spesso. Quello che è cambiato, o almeno, che mi sembra cambiato, è che ultimamente dura poco, che non riesco a portarlo avanti facilmente una giornata intera senza pentirmene, senza sentirmi in colpa.

La sociofilia mi ha preso in profondità ed ora ne sono imbevuto. Troppa, ormai, è la consapevolezza di quel flusso, della sua poderosa portata, potenza, complessità, perchè io possa ignorarlo, perchè io possa ignorare di farne parte. Inoltre, alla prima si aggiunge anche la consapevolezza che in quel flusso si possa trovare anche bellezza, serenità, felicità, euforia, non solo afflizione, disillusione e senso di inferiorità...non posso volerne restare fuori troppo a lungo, specie sotto la spinta di quel peso che è l'idea di esserne rimasto fuori troppo a lungo.

lunedì, novembre 20, 2006

Gerontocrazia...gerontomanzia...gerontomachia (AH! l'eterna sfida dello studente con la natura!)

La Pink Ferrari mi perseguita. Eccola che mi sfreccia davanti al semaforo della circonvallazione mentre mi reco in biblioteca. Esiste. Dovrò pure farmene una ragione. Economia cognitiva, suvvia.

Ripenso a discorsi fatti settimana scorsa.

Penso a quanto tempo spendono ad istruirci su come citare correttamente e minuziosamente le fonti, su come avere sempre e comunque un’auctoritas a cui fare riferimento, anche dopo uno starnuto.

Penso al tempo che non spendono ad abituarci a sviluppare idee nostre, ad dissertare in modo critico, a buttarci senza rete, banalmente, a dire qualcosa, non a ripeterla.

La citazione, in ambito "scientifico" (ridi pure malefico volatile, so che le virgolette non ti fermeranno) è qualcosa di fondamentale, d’altronde, per parlare di qualcosa devi documentarti, specie se non hai "esperienza sul campo".

Ma spesso è ad uno scopo meschino che sembrano valere i loro sforzi "educativi" in questo senso: alla riproposizione e alla glorificazione delle loro parole, con ampia diffusione di piaggeria e di reciproco riconoscimento per i colleghi (da cui ci si attende pari trattamento o considerazione).

La produzione propria è assolutamente secondaria: si tratta di "composizioni di idee altrui", condite all'occorrenza da dati statistici (ma non solo statistici) raccattati alla bell'e meglio, giusto per fare figura.

Certo, uno può rimboccarsi le maniche e produrre anche non su invito, ma già di motivi per pensare che loro (resto ancora vago, l’evocazione del nome potrebbe comportarmi un travaso di bile) servano a qualcosa e non siano solo dannosi ne ho pochi, l’idea che forse il loro lavoro consista anche nello stimolarci a dare fondo alla nostra creatività, capacità critica e analitica, all’uso combinato delle nostre conoscenze per realizzare qualcosa di significativo (nel nostro piccolo di studenti, ma, in prospettiva, anche di più) è uno degli ultimi che mi resta.

Toglietemelo ne faccio scempio…

Mi sarei dilungato anche su una dissertazione sui bibliotecari, ma direi che ho già dato per stasera e voglio pure andare a letto presto...abbandoniamoci ad un grandeolente personaggio (si veda il video).

venerdì, novembre 17, 2006

Ancora...


Un odio sottile mi pervade i visceri, si insinua tra le anse degli intestini, risalendo a mungere bile.
Riempie il petto e stringe i polmoni, facendo esalare nervose manciate d’aria umida, sempre più corte, tra i denti serrati e le narici larghe, forzando il cuore ad un battito doloroso, grave, lento.
Raggiunge il collo irrigidendo ogni muscolo fino a farlo dolere, con il salire e scendere del pomo, mentre la saliva cerca di lenire la secchezza della mucosa, irritata dalle metaforiche squame di metaforici rospi ingoiati senza parsimonia, a rischio di rigurgito…o di embolo.
Il viso, pervaso, alternativamente s’imporpora e si sbianca, come le nocche di mani aperte e poi strette fortemente.
Un tremolio scuote il fitto pelame sopraciliare, mentre infiniti reticoli rossi invadono veloci lo spazio bianco intorno alla pupilla. Nel cranio martella insistente e cattivo, dalle tempie alla sommità…
Respira, respira...
Forza quel vincolo al petto, lascia che l’ossigeno soffochi quel male sottile, libera la mente e lascia che vaghi verso nuove prospettive.
La rabbia diventa presto un’abitudine logorante e perde così anche quel poco di positivo e propulsivo che possiede…

Non so cosa volevo dire, che volevo concludere, a chi volevo dirlo…

martedì, novembre 14, 2006

Romanzo Criminale


Poi dicono che il cinema italiano è morto.

Certo, abbiamo i film dei Vanzina e soci, ma non mi va di sparare sulla croce rossa o di mettermi in polemica, semplicemente per me non vogliono dire nulla, ma se tanta gente li guarda...

Comunuqe, grande Michele Placido, davvero.

E' cominciata come con Fight Club. Non voglio fare improbabili paragoni tra i due film, non c'entrano molto l'uno con l'altro, è solo che di entrambi, da promo e locandina, non avevo capito un cazzo, e poi...

Appena uscito al cinema ho impegato molto poco a scartarlo, giusto il tempo di leggere che ci recitava Accorsi, che, guarda un pò, mi fa un effetto molto simile a quello che mi fa Cremonini. La partecipazione di Kim Rossi Stuart, con annessi ricordi tipo Fantaghirò, non ha certo aiutato. Alla meglio, mi sembrava, sarebbe stato un filmetto buonista e stucchevole, agrodolce giusto quanto basta, con qualche rivoletto di sangue all'angolo della bocca e scene patetiche pre mortem.

(Per fortuna che tante persone di cui ho stima mi hanno detto "guardalo che è bello")

E invece niente di tutto ciò. C'è una storia avvincente, un cast perfettamente all'altezza (fatta l'eccezione per il succitato Accorsi che, sicuramente colpa mia e della mia prevenzione, sembra sempre troppo "sforzato" nella recitazione, ma non per KRS che invece fa un "cattivo" credibilissimo) ma c'è soprattutto, strettamente intrecciato con la trama, un affresco storico dell'italia degli anni di piombo e delle vicende più cruente ad essi legate.

Insomma, un bel film, davvero.

Il nome di Placido fino ad ora per me non aveva voluto dire gran che. E' molto probabile che io cerchi di recuperare qualche altra sua opera.

Citazione: "Questa è la mia lettera di dimissioni dal servizio. Esco di scena in punta di piedi, senza far rumore. Nel tempo che verrà, non ci sarà bisogno di gente come me, perché non ci sarà più nessuna democrazia da salvare, ma solo interessi privati, lotte per più potere, più denaro. I pochi fascicoli che porto con me, riguardano gli uomini che dovranno salvarsi dal diluvio, persone spesso ignobili, anime nere, capitani di ventura, eppure, come già altre volte nella storia, saranno loro a governare il caos."
Un anonimo "servitore dello stato", nascosto in un non meglio precisato istituto di ricerca sociale (ma guarda un pò) a Roma.

sabato, novembre 11, 2006

Sense maker


Il senso non è qualcosa che trovi già pronto.

Non ha niente a che fare con dio, con i massimi sistemi, con il destino.

Il senso è qualcosa che ti costruisci a partire dalle piccole cose, dalla vita di tutti i giorni.

La realtà non ha già un suo senso, non c’è nessun significato ultimo da cercare. Si deve avere solo il coraggio di tirarne fuori uno proprio e di metterlo alla prova.

Il fatto che la realtà, la vita, non abbiano senso di per sé e apriori, non significa che si piegheranno docilmente ad ogni significato che gli venga appioppato. Dobbiamo lottare per ogni significato che riusciamo a trovare per il mondo che ci circonda, lottare con il mondo stesso, con i paradossi, con gli assoluti, ma soprattutto, lottare con la quotidianità, con le azioni concrete e con le loro conseguenze, con i sentimenti, le emozioni che esse ci provocano e, di nuovo, con la nostra ragione, la nostra morale, la nostra educazione.

A volte questo senso è una folgorazione, qualcosa che ti coglie in un giorno in cui ha appena smesso di piovere, in cui il sole ha appena deciso di rifarsi vivo (e che questo sia solo un fatto meteorologico o una metafora fa già parte del gioco), un epifania che rischiara tutto ciò che fino all’istante precedente era pura oscurità e che si radica profondamente nell’animo e ignora stolidamente o appassionatamente ogni avversità…

Altre volte, e questo è forse il caso più concreto e diffuso, metti insieme piccoli pezzi, minimi obiettivi, aggreghi momenti intensi, emozioni piacevoli…un abbraccio in una serata fredda, le parole di un amico che si rivela tale al di la dell’abuso di uno stupido termine, la sensazione di vicinanza con un altro essere umano; la piccola soddisfazione di sentirti, una volta tanto, competente in qualcosa che gli altri trovano importante, che tu trovi importante, la paga che ti sei meritato e i piccoli progetti che fai con quello che ti resta dopo le spese; un bacio rubato, un bacio desiderato all’infinito, un bacio che potevi dare e che serenamente non hai dato; sentirti apprezzato per quello che sei, per quello che vuoi essere e che riesci ad essere; la serena stanchezza dopo un chiarimento, la vigorosa serenità dopo un lungo scambio, la capacità di mettere a tacere le paure, nonostante bussino, nonostante siano sempre le stesse, di sospendere il giudizio; la capacità di non essere schiavo né dell’istinto, né della ragione, di vederti crescere, diventare diverso, migliorare nonostante tutti i difetti che restano…metti insieme tutte queste e migliaia di altre piccole cose e ne fai un nucleo caldo, cangiante, che seppure gli eventi erodono, se ne hai cura, ti sostiene, ti da forza e vigore, speranza e motivo, ti da vita.

Sii il tuo senso, sii il tuo dio.

mercoledì, novembre 08, 2006

BUURRRPPP!!! (pesantezza)


Ci sono vuoti e vuoti: non tutti li puoi tappare infilandoci roba dentro. Ignorarlo significa che il vuoto resta vuoto, ma hai un terribile senso di pesantezza. Quanta materia sprecata, quanta energia accumulata in termini esclusivamente potenziali. Burp!

Una delle cose più fastidiose è quando il caso sembra troppo regolarmente casuale. Questo discorso dell'attribuzione autonoma di significati agli eventi può risultare spesso croccante, specie se ti senti sofisata, ma non lo sei fino in fondo.

E chi avrebbe mai pensato di essere tanto metereopatico?!

Conseguenza diretta: il tempo si incasina e sballa ogni regolarità, lo stesso, con i dovuti paragoni succede al sottoscritto. Non che sia particolarmente più ciclotimico del solito, ma è strano notare come la mancanza di regolarità metereologiche, si accompagni ad una mancanza di regolarità nel mio quotidiano.

Bush prende legnate, lui e i repubblicani. Per un attimo la cosa mi mette di buon umore, ma poi mi ricordo che sono in fase cinica.

Impengni che saltano come calvallette, progetti, inquinati da veleni che li preesistono, che vanno a farsi fottere per il poco impegno o nonostante l'impegno (mio e di altri), settimane che si svuotano e non riesco a riempire, mentre passano lentamente rapide e noiose. Isole felici di socialità più o meno occasionale, di brillantezza personale e di gruppo, mia e altrui, di affinità più o meno mediate, circondate da un mare di confusione.

Noia di me.

lunedì, novembre 06, 2006

Inner demons


Ognuno di noi è genitore prolifico (chi più, chi meno) dei propri demoni.

Alcuni sono genitori più amorevoli e premurosi: coccolano, cullano, curano le proprie ansie e paure come pargoli indifesi e, ovviamente, il risultato di tanto affetto è la crescita vigorosa di quest'infida e famelica prole.

Ma si sa, prima o poi dai propri bambini bisogna separarsi, non farlo significherebbe, uscendo da metafora, privarsi della serenità, del sonno, della vita, cosa quantomeno spiacevole.

E' necessario allora imparare a gestire le proprie paure, a imbrigliarle, a ridurle ad una ragionevole misura, anche ad ignorarle, o meglio, a passarci sopra quando sia il caso. Proiettarle all'esterno, su altri, che comunque sono impotenti visto che come detto si tratta di cose generate da noi e da noi soli, schermarcisi, abbandonarcisi è una strada inutile, anzi, deleteria, specie nella cura dei rapporti umani più stretti, più intimi, più caldi.

Come detto si tratta di demoni, non di creature indifese da accudire, da tenersi strette. Ognuno ha i propri, nulla di più normale, ma ci si deve convivere il più serenamente possibile, non farcisi sommergere, per noi, in primo luogo, e per gli altri che ci stanno a cuore.

Nessuno può combattere per noi le nostre battaglie e non c'è battaglia più nostra che questa.

sabato, novembre 04, 2006

In da ghero, out da ghero


Vuoto creativo assoluto. Seri dubbi sulle mie qualità di "scrittore".

Il fottuto relativismo mi attanaglia, assedia la mia mente in permanenza.

La mia ciclotimia peggiora e finisco sempre per sentirmi troppo egocentrico e privo di reali strumenti di autovalutazione.

Ancora niente identità precisa. Prevale ancora ciò che so di non essere (ed ho sperimentato che anche questo non è una certezza...ora adoro le melanzane), rispetto a ciò che so di essere e anche ciò che voglio/vorrei essere è alquanto vago. Sicuramente ci sarebbero molti pronti a dirmi che dubbi del genere non ti abbandonano mai, che ognuno può cambiare idea a riguardo quando meno se lo aspetta, che alla fine posizioni troppo rigide rispetto alla propria identità non sarebbero nemmeno desiderabili. Bho...la cosa non mi rincuora gran che.

Conversazione. Non diresti che certi argomenti possano impegnare per più di cinque, dieci minuti, almeno, non in certi contesti, mentre invece, per tutta una serie di motivi, i più disparati, ci si può finire invischiati per un tempo spropositato. Singolare quando, finalmente, il discorso sembra morire da sé, e tu sei li, che lo fissi agonizzare, senza precipitarti a dargli il colpo di grazia solo per discrezione (termine sufficientemente ambiguo), quando all'improvviso quello ti si rianima riprendendo, seppur stancamente, corpo.

Eppure ci si può sempre sorprendere...esistono persone che senza fare nulla di particolare possono metterti a tuo agio.

La calma, la temperanza non è certo una mia virtù. Sono un passionale melodrammatico del cazzo :)

lunedì, ottobre 30, 2006

Pinkness


Il blog è tornato alla vita.

Dopo tre giorni di inspiegabili errori di caricamento, in cui il server si rifiutava categoricamente di considerare le insistenti e pressanti richieste del mio appiccicosissimo terminale, finalmente oggi le imperscrutabili trame della Casualità hanno fatto si che potessi tornare a prendere in mano le redini del blog...che culo...

Modalità espressive: una ferrari completamente rosa rombante con la scritta in rosso "Playboy" sul cofano, con tanto di coniglietto. Roba che la "PussyWagon" gialla di Kill Bill in confronto era tanto fine da poter essere parcheggiata davanti a buckingham palace. Infondo la chiarezza del messaggio c'era tutta: "ho un botto di soldi, nessun gusto e tanta voglia di scopare". Bho forse sono invidioso di tanta grandiosità...ma anche no.

Comunicazione insolitamente breve e scarsamente significativa. Ma oggi ho avuto modo di "significare" a voce in misura più che abbondante. Sono soddisfatto...meglio, sono stufo.

sabato, ottobre 28, 2006

Costruzione morale


...Ricordo l'intensità emotiva con cui da piccolo affrontavo la lettura e la riflessione su libri che chiamavano in causa i principi morali a cui venivo socializzato.

Ricordo lo stegno, la rabbia e ricordo l'orgoglio ed il desiderio di emulazione, tutti fortissimi, caldi, percepiti come naturali, spontanei.

Come il ferro, bianco rovente sull'incudine, mentre il maglio gli da forma, più tardi freddo, grigio, rigido, ma in grado, battendosi, di produrre scintille.

Pragmatismo, senzo critico, esperienza mi hanno raffreddato, ma resta, forse, in quelle scintille qualcosa di quel calore...

giovedì, ottobre 26, 2006

Anomia? Spalmata su pane e bicocca è una delizia


Ieri altra giornata delirante.

Per la titanica istituzione universitaria della bicocca siamo poco meno che numeri, dunque ritengono di poter fare tutto ciò che gli garba, non solo senza tenere in conto le nostre esigenze, ma senza nemmeno prendersi la briga di inventarsi motivazioni credibili almeno per le azioni più assurde. Ulcera a pacchi, anche solo perchè ho seguito corsi sulla gestione, sulla partecipazione, sulle carenze istituzionali, sulla cura dei diritti di chi si trova in posizione dominata e non dominante...tutte parole del cazzo.

Parole senza senso, con l'unico obiettivo di farci sembrare competenti in qualcosa (Haha), di farli sembrare competenti in qualcosa, di farli sembrare utili. Non so, forse fa parte anche questo della didattica, intendo, insegnarci che saremo puttane asservite ai rapporti di forza politici entro le istituzioni per le quali lavoreremo, agli umori di gerontocrati del cazzo che non contano quanto vorrebbero e dunque, in quello in cui contano, scaricano a fiotti la frustrazione accumulata o gli effetti dello smarrimento del senso del limite, dell'empatia, a volte addirittura della sanità mentale (La filosofia ti porta via...).

Burocrati e professori, professori e burocrati, tutti che fanno a gara a risultare più stronzi, più abbietti, falsi, arroganti...inutile stare a cercare altri aggettivi. Intanto la mia laurea se ne va completamente a data da destinarsi, certo io sono impantanato nel mio impasse, ma le mitiche novità del calendario, del regolamento didattico, ma soprattutto, l'assoluta mancanza di riferimenti certi e l'inconcepibile ed immotivata frenesia del cambiamento, la fragilità dei suoi risultati e la tendenza vertiginosamente discendente del tutto...bhe, Durkheim parlava di "anomia", alla lettera situazione di assenza, inadeguatezza, inefficacia delle norme, si sarebbe divertito parecchio buttando un'occhio da noi.

Probabilmente mi lagno di qualcosa che è comune e diffuso (in questa misura, almeno in Italia) e non dovrei prendermela tanto, ma francamente non ci riesco, sono snervato ed esausto, schifato dall'assoluta incoerenza (con buona pace di wilde) tra l'insegnamento e la realtà fattuale relativa al posto in cui il fottuto insegnamento viene impartito.

Sdegno, rabbia, follia omicida, che credevo scemata dopo una birretta con amici, e che culmina durante il viaggio di ritorno in treno, con uno coglione, alto due metri, primo anno di università, che per tutta la tratta canta una canzoncina da asilo sulle lettere dell'alfabeto in un falsetto del cazzo ed è tanto odioso che per tre volte, senza per altro essere ascoltata, perfino la sua ragazza gli chiede di smettere.

La serata almeno è stata tranquilla e tranquillizzante grazie ad una lunga, lenitiva, appassionata telefonata e alla compagnia di alcune simpatiche amiche (ho conosciuto la p'c tra le altre cose) ed al confortante intorno del "luogo esotico" ovvero il "circolino basso".

domenica, ottobre 22, 2006

Macropolitica (in musica) in microcontesto (ex Ancora)


- Giulio, se non ti vuoi ritratto qui, avvertimi -

Quasi le tre…

Le tre, in effetti.

Un enorme senso di solitudine, di estraneità, mitigato dalla provvidenziale presenza di persone che, per la prima volta, senza indugi, senza dubbi posso considerare amiche. Altri amici ho avuto, ma non è questo il punto. Dalla ferma opposizione a parole sprecate, usate senza cognizione di causa, all’uso consapevole.

Percepisco il rigetto di un ambiente che pur mi ha dato di sentirmi partecipe, lo percepisco e lo so interiore, non introietto. Il problema è mio.

Musica sopraffina. Da chi si è sempre limitato ad un ascolto casuale, a chi elabora e produce, a chi parla per mezzo di essa. E lo so, è un parlare ben più semplice, ben più diretto, ma non a tutti è dato, è natura, è grazie a dio/principio di casualità, non c’è formula che sintetizzi tanto.

Smettiamola di pensare comodamente che chi non ci accetta per come siamo è perchè non ci merita per com'è, perché non capisce il nostro valore. Troppo spazio c’è nell’esistente perché si pensi ad un bene unico, ad un'unica desiderabilità, ad un’unica giustizia. Tanti sono i desideri, e tutti pari, e con essi l’oggetti desiderati, ad ognuno il suo e per ognuno ciò che è maggiore in interesse ed in desio.

Mi dolgono gli occhi e lacrimano. Il mio desiderio trova l’oggetto lontano nel mondo fisico e soluzione alla solitudine costitutiva in null’altro che quello. Ti so lontana e ti desidero, maggiormente ora che penso tu possa aver forma. Ora deliro e dovrei tacermi e consumare le forze in agire fisico, fino a stremarmi. Sono già stremato.

Parlo come non vorrei, ma io sono figlio della mia epoca, della mia classe, della mia insicurezza, delle mie scuse…troppo sociologico anche in questo, scrivo per me e per me solo, e fors’anche per chi mi vuol penetrare e comprendere, altrimenti per nessun’altro e se dev’essere, sia così.

E ancora parlo, non pago, ancora sciorino pensieri, parole, opere e omissioni, ancora indico una retta via che, per quanto aggiornata, per quanto riveduta e corretta non va bene per me, non mi guida, non mi da stabilità né certezza.

Identità o integrazione, non è solo un problema degli immigrati (ma io sono un immigrato, seconda generazione calabro-sicula). La risposta sarebbe identità e integrazione…serenità, semplicità, tranquillità.

lunedì, ottobre 16, 2006

Come closer


Ancora pensieri...

Perchè il senso di estraneità dev'essere più frequente del senso di comunione?

E sembra sempre di aver dimenticato qualcosa.

Di nuovo, con l'autunno che viene, resto le notti in attesa, oziando, vagando eppure restando fermo su una sedia orribile a comprimere le vertebre, ad affaticare il nervo ottico. Aspetto qualcosa, una rivelazione, e non voglio andare a letto, non voglio arrivare a domani con sogni troppo brevi, troppo poco intensi come viatico, non voglio arrivarci prima di aver capito, di aver colto quel significato che mi sibila lascivo nell'orecchio, che si nasconde oltre la vista, che mi fa sentire solo il suo odore penetrante, inebriante.

E desidero un'esplosione, desidero azione, desidero vita. La tento, la vivo, ed è un delirio.

Vorrei non avere vincoli, ma io sono i miei vincoli tanto quanto il desiderio e la capacità di superarli.

Desidero un contatto intimo, la sua vicinanza, il suo calore, l'assenza di ogni dubbio. Aborro il pensiero, la coscienza, la riflessività, che pure non mi hanno mai davvero abbandonato. Rimane il ricordo, l'immaginazione ed il faticoso risalire per impervie cime verbali, la sensazione, raggiunta la sommità, di stremata serenità.

Domani i miei programmi sono già disattesi, tutto rimandato, spostato verso una compressione del tempo che ora sembra gestibile,trascurabile e che al suo acme sembrerà folle.

Si, io scrivo per me, ma è sempre per me che cerco lettori e confido nella loro presenza.

giovedì, ottobre 12, 2006

Taste of autumn


Oggi è una di quelle giornate che butto senza riguardo nel cesso, salvo poi macerarmi l'anima nel senso di colpa. Ovviamente il senso di colpa non ha il minimo effetto in termini di riduzione dello sperpero di tempo, sta li solo per il mero piacere estetico provato nel vedercelo.

Oggi fa freddo, ha fatto freddo, per la prima volta dopo tanto tempo, tutta la giornata. Avevo assaggiato l'autunno già due sere fa, tornado a casa relativamente tardi, ma ora lo sento prendere il suo posto nel mondo che mi circonda e nella mia mente/corpo. Ora dell'autunno (e in esso dell'inverno) sto assaporando la parte più malinconica, letargica, contemplativa. Non mi piace, non mi va per nulla, forse l'unico effetto positivo sarà la rinascita del blog, per il resto non è nulla che vorrei sperimentare di nuovo, se non negli interstizi di tempo in cui, dissipata l'infinità di impegni e scadenze, sembra che il mondo sia fermo ed il tempo sia vuoto.
Ho ancora troppa estate in me, sarà pure dolce come sapore, ma perfino questa dolcezza dopo un pò nausea, anche perchè non è più estate.

Sono stufo, annoiato da una moltitudine di cose che sono sempre uguali a se stesse, che si ripresentano identiche, alle quali si contrappongono una serie di novità, per fortuna non tutte negative, che però se non negative sono di complessa e difficile gestione, altrimenti...bhe, sono negative. Che periodo spropositatamente lungo. Nulla in confronto a quelli che scrivevo i primi anni delle superiori, ma comunque...

A volte fare la cosa giusta è fastidiosamente facile: sai cosa devi fare, o almeno, ti sembra di sapere cosa ci si aspetta che tu faccia o cosa tu ti aspetti da te stesso (non sempre le due cose sono poi così distinguibili) e cerchi di farlo. Sempre, tra il dire e il fare c'è di mezzo tutta una serie di cose che nel loro complesso si chiamano "realtà", ma può anche capitare che la "realtà" decida di andare a disilludere qualcun'altro in quel momento (indipendentemente dal fatto che si voglia o no essere disillusi) e che tutto fili come deve. Beh, uno si aspetta che dovrebbe, e invece non ha nessun sapore, nessun gusto, non da alcuna soddisfazione, anche se agire nel modo "giusto" ti è costato qualche fastidio. Forse è perchè ci si gode di più le cose sofferte e se va tutto liscio "non c'è nemmeno partita". Forse. Non so, comunque fa uno strano effetto vuoto pneumatico.

Ci sono poi le volte in cui non hai la più pallida idea di cosa sia giusto (adoro i classici), ma non solo nel senso di ciò che è giusto fare rispetto ad un fine o a dei valori, ma anche quale diavolo di fine sia giusto (desiderabile) o quali valori siano giusti (opportuni) ad orientare l'azione. Gran divertimento, tanto più che non sono mai stato troppo bravo a contenermi e che ora faccio sfaceli con sempre maggior perizia.

La postmoderinità, modernità matura, fluida, incompleta o una qualsiasi altra assurda etichetta usata per indicare la contemporaneità non è tempo per progetti, per aspettative sul lungo periodo, è il tempo perfetto per il "carpe diem", per il vivere alla giornata, per il godere di quello che c'è quando c'è.

martedì, ottobre 10, 2006

Something intimistic


Cose che non capisco...
Sparse, non tutte così piacevoli quanto alcune...

Un equilibrio delicatissimo tra forze di portata incommensurabile, tra attrazione e repulsione, un equilibrio che prende forma tra gli atomi ed i loro componenti tanto quanto tra le persone. Eccedere in un senso significa collassare l'uno nell'altro, perdendo se stessi per fondersi, abbandonare la propria fisicità e trascendere in forma di pura energia (fate gli adeguati adattamenti), eccedere nell'altro significa il gelo della solitudine, il vuoto degli spazi immensi tra le stelle, l'espulsione dal tessuto sociale (sempre per restare in entrambi gli ambiti).
Per l'uomo (essere umano) ci sono limiti a questi estremi: la solitudine in senso stretto è una questione ineludibilmente esistenziale, come pure la connessione, più o meno significativa e superficiale, ai nostri simili. I nostri significati sono senza dubbio nostri, ma mai solo ed esclusivamente nostri. Ma mi sto perdendo.

Il mondo ospita bellezza in misura e forme che tendenzialmente ignoriamo. Banalità come "la bellezza sta nelle piccole cose" o variazioni sul tema, acquistano alle volte una verità shockante, specie quando ti ritrovi ebete a pensare ad un sorriso, al blu intenso e vivo del cielo nelle fredde notti in cui tira la tramontana, alla luce obliqua e calda che bagna le mura di antichi palazzi in un pomeriggio ancora caldo di inizio autunno e ad un'infinità di altre cose...un incanto alla "sacchetto di plastica che danza nel vento in american beauty".

Ovviamente, visto che già stavo sdrammatizzando, mi viene in mente la puntata dei Griffin in cui Peter si incanta a guardare il famoso sacchetto di plastica danzante e dio si lamenta:
"Maledizione! E' solo un dannato sacchetto di plastica! Hai idea di quanto sia complesso il tuo sistema circolatorio".

Si può avere paura di un'infinità di cose, di dire e fare le cose sbagliate, tanto quanto di dire e fare quelle giuste, il rischio è un'altra di quelle componenti ineliminabili della vita, tanto vale cominciare il più presto possibile a venirci a patti, non farsi attanagliare e sperimentare il più possibile godendo realmente della fortuita concatenazione di eventi che ci ha permesso di esistere.

Lo so, lo so, frasi in libertà, ma sto cercando di ricarburare e poi il grande Giulio/Durkheim dice che gli piacciono i miei post intimisti hehe. Vedrò di riprendere a fare meglio.

mercoledì, ottobre 04, 2006

Resoconto per g.



Oggi primo giorno dell'ultimo anno.
Mi sveglio più tardi del previsto, recupero più tempo del previsto ed il treno lo prendo, ad un orario decente. Il ciele è grigio, le nubi sparse a falde larghe. Il vagone è caldo e c'è una donna francese, con quel tipico accento francese e quel tipico fascino francese che solo una donna francese può avere. Passo il tempo con una selezione di resoconti romanzati di eresie medievali...ok, ce ne metto del mio. La prassi è sempre la stessa: cambio a Carnate, coincidenza, arrivo in stazione, scendi le scale, sali le scale, prosegui trascinato dal flusso fino ai parallelepipedi arancione.
Facce vecchie, facce nuove, comunque molte facce, un caffé veloce e l'abbozzo di un'ora di studio: niente lezioni prima dell'una e mezza. Poi lezione, preambolo spropositatamente lungo, noioso, contenuti del corso, modalità d'esame e "io non ci sarò, ma è come se ci fossi, comunque se volete venirmi a parlare...fatelo" e non continuo lagnandomi della logorrea perchè da parte mia sarebbe...inappropriato. Fine presentazione, pausa. Caffé nervoso e sigaretta che per me non è né caffé né sigaretta, ma aranciata che costa quanto quattro lattine da 25 cl e ne contiene 33. Consulto nervoso con persone "tranque", che "devi mettere in conto i costi di transizione", che cazzo, hai proprio la stoffa del politico paraculo, che non mi piaci, che non voterò per te, ma tanto voterò per uno che ti assomiglia perchè se non ti assomigliano non ci arrivano nella condizione di farsi votare e perchè mio padre è repubblicano (di quelli "buoni"), cazzo, io non posso no votare. Mentre rientri e parli e pianifichi vendetta, tremenda vendetta, rivolta, terribile rivolta, realizzi che non potresti ottenere gran che nemmeno se avessi più ragione di quella che hai, il che è impossibile, perchè nemmeno tu riesci ad immaginarla una soluzione possibile...d’altronde, il casino non l'hai messo in piedi tu.
Fine pausa nervosa caffé. Numeri eccezionali! Cose che quando le vedi pensi, ma allora a qualcuno fare sta cosa piace, ma allora esiste gente che ti parla per due ore facendoti sembrare interessante quello che spiega, che ne sa un sacco e che ti fa venir voglia di saperne di più...idillio. Hahaha...le risate sarcastiche, amare, autodileggiatorie sono solo nella mia testa: Lui fa solo l'introduzione al tema generale di cui il corso affronta un aspetto specifico, e le lezioni seguenti nn ci sarà, non lo vedremo mai più.
Il tema generale è il tempo, il tema specifico...LE PROBLEMATICHE DI GENERE (pari opportunità e simili). Ora non vorrei diventare violento, ma mi viene decisamente difficile. Sono anni che mi massacrano i testicoli con il suddetto tema, non aggiungendo nulla di nuovo, menandola con concetti come doppia presenza e tempo rigido. Non è che io sia contrario alle pari opportunità...solo che non me ne frega un cazzo di fare diventare questo tema il mio oggetto specifico di studi!!!!!!!!!!!!!!! E mi sono rotto le palle di perdere un sacco del pessimamente gestito e scarso tempo a disposizione dietro agli stessi quattro fottuti concetti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Torno a casa dopo altri tentativi inutili di raccapezzamento didattico-cronologico. Ho del tonno del pranzo tra i denti e non ho lo spazzolino. E' una cosa terribilmente fastidiosa. Fortunatamente un viaggio di ritorno non solitario, almeno questo.
Aperitivo volante, compleanno di gente che non conosco, gente simpatica, musicanti di cui ho il cd originale in macchina. Discussioni su arte e scienza, su personaggi costruiti e talenti reali, l'improbabile esempio Spears. La solita concitazione, io sono sempre concitato quando discuto. La gente pensa che sia incazzato. La cameriera con il muschio bianco che si mette controvento pare voglia stordirmi, pur con tutto il raffreddore.
Incontri imprevisti, altre chiacchiere rapide e poi a casa, a letto dopo di questo.

venerdì, settembre 29, 2006

Compulsive chain social smoker


Ho la gola a pezzi...
Questo fumare occasionale divenuto ossessivo non fa per me.
Non sono un fumatore, non lo sono mai stato, non devo esserlo per ritenere che se una persona vuole fumare ha tutto il diritto di farlo, per non essere un crociato dei polmoni puliti.
Non sono un fumatore.
"Si riconosce subito la differenza tra uno che fuma e uno che ha solo in bocca una sigaretta...tu non sei un fumatore".
Pratica sociale, strumento di sintonia, sperimentazione di ingroup, che volendo essere molto meno autoindulgenti, suona essenzialmente come imitazione e, decisamente il tempo dell'imitazione è finito.
Non mi faccio promesse, ne tantomeno le metto scritte qui, ma è qualcosa su cui riflettere: fumare sigarette non è cosa mia...comprerò una pipa.

domenica, settembre 24, 2006

Fiordimelo sboccia nel sangue

Era un uomo spropositatamente alto e altrettanto magro. Portava aderentissimi jeans neri infilati in stivali da cowboy dello stesso colore. Del medesimo colore erano pure la maglietta senza maniche e lo spolverino. I capelli lunghi, tra il biondo ed il castano, gli ricadevano unti sulle spalle. Sul naso adunco calcava un paio di occhialini tondi con le lenti fumè e la montatura sottile. Il viso, lunghissimo, era corredato da zigomi alti e taglienti e da una bocca piccola, dalle labbra sottili, labbra tra le quali lasciava pendere, oziosa, una sigaretta.

Se ne stava appoggiato allo stipite di legno della porta, la testa piegata in avanti, immobile con le braccia incrociate al petto ed una gamba piegata. La ragazza nella stanza piangeva nervosamente, cercando di ricordare le parole di un padre nostro. Premuta in un angolo, il corpo rannicchiato quasi dovesse sparire in se stesso, tentava la formula, ma inevitabilmente sbagliava e dopo qualche singhiozzo più acuto e disperato, ricominciava da capo. Lo sguardo vacuo, perso in un punto tra i suoi piedi nudi sulla moquette lurida, si torturava le mani l’una con l’altra, le pizzicava, le graffiava, fino a farle sanguinare.

- Hai finito?

Il mozzicone restò incollato al labbro inferiore mentre, con una voce rauca e sibilante, l’uomo pose la domanda. La ragazza ebbe un sussulto e portò gli occhi, rossi di pianto, sul profilo sulla soglia.

- Cosa!...cosa, cosa?

Balbettò terrorizzata, portandosi una mano alla bocca.

- Ti ho chiesto se hai finito la tua preghiera.

- Io…io…no! NO! Non l’ho finita! Non l’ho finita! La mia preghiera…non l’ho finita…no.

- Non importa…il tuo tempo è concluso donna.

A quelle parole il terrore che invadeva quel corpo pallido, esile, si tradusse in violenti spasmi. La ragazza allargò le braccia premendole contro le pareti, spinse coi piedi come se potesse spostarle, abbatterle, attraversarle, i talloni che scivolavano.

- No, NO!!! Non mi toccare! Stammi lontano!! STAMMI LONTANO!!!

L’uomo entrò nella stanza, scostò un lembo dello spolverino e da un grosso fodero assicurato alla coscia sinistra, trasse un imponente machete. In due sole falcate le fu davanti. Con una mano l’afferrò per i capelli.

- AAAAAH! Maledetto! Maledetto bastardo! Lasciami! Lasciami!!

Lei si dibatteva, cercava di raggiungerlo con i suoi piccoli pungi, le nocche sbiancate per la forza della stretta, ma il braccio di lui era più lungo e la teneva a distanza. Tentò di assestare un calcio tra le lunghe gambe storte. L’uomo fu più rapido e la bloccò stringendo le ginocchia. Con la mano che reggeva il machete, chiusa a pugno intorno al manico, cominciò a colpirla in viso. Denti saltarono ad ogni colpo. Alla fine la ragazza stordita e dolorante, un occhio gonfio e il naso rotto, non riusciva a fare altro che sibilare parole incomprensibili tra le labbra tumefatte. La forzò ad inginocchiarsi davanti al letto, i polsi stretti tra le lunghe dita dietro la schiena di lei, il collo lasciato esposto dai capelli corti, il viso premuto contro la trapunta.

La mossa fu fulminea, la lama calò una volta, poi un’altra per vincere ogni resistenza di ossa e tendini, infine una terza, per recidere gli ultimi brani di pelle. Lasciò i polsi e le braccia ricaddero ai fianchi. Con lentezza ripulì il machete con la tenda della vicina finestra, poi lo ripose. Trasse da una tasca un grosso sacchetto di plastica e vi infilò la testa della ragazza ancora grondante sangue, mentre dal moncone che era stato il collo di lei, il sangue si riversava copioso ad intridere coperte, lenzuola e materasso. Chiuse il sacchetto e, prima di usciere dalla stanza infilò nella trachea esposta un rametto di fiori di melo. Qualche minuto dopo l’uomo ed il suo macabro trofeo venivano inghiottiti dall’oscurità del vicolo dietro il palazzo.

lunedì, settembre 18, 2006

Leviathan


Divorami fottuto leviatano!
E se già soggiorno nei tueoi visceri, digeriscimi e che sia finita!

Vi odio, eppure non ho diritto di odiarvi; il leviatano mi suggerisce che non ne ho facoltà, dal momento che avete rispettato le prescrizioni, onorando la rispettabilità altrui, la mia nello specifico, non lesinando buone parole di circostanza. Eppure vi odio se mostrate rispetto per la mia sensibilità, ma vi burlate della mia intelligenza.
E' un odio di quello collettivo, di quello più puro tra i pragmatici, perchè richiede una notevole astrazione per necessità di generalizzazione. Sembra strano, ma la perfezione offre maggiori spunti per la caduta.

Interrompo, il sonno mi divora

venerdì, settembre 15, 2006

Ginofagia...un (o più) morsi e via


Finita l'estate.
Non in termini formali, mi pare che il solstizio o l'equinozio (non ho alcuna voglia di controllare) sia intorno al 21 (nn so nemmanco di quale mese, cmq oggi nn è il 21), no, è finita l'estate della mente, quella interiore, ampiamente coadiuvata dall'esteriorità metereologica.

Effetti collaterali.
Razionalità limitata e autoriflessività ossessiva. La motivazione economica trascura ogni effetto non direttamente voluto ma conseguente alle azioni agite in suo nome, a meno di costrizioni in tal senso e sempre in ottica di costi benefici (nessuno è tanto stronzo da pensare che, di per sé, potrebbe essere diversamente da così, senza "aiuto esterno"). La cosa più divertente è che usa se stessa come difesa, tipo, per citare un film, parafrasando "noi, come lobby del tabacco, non abbiamo alcun interesse a che Timmy muoia di cancro ai polmoni, noi lo vogliamo vivo e fumatore".

Come sta la Misoginia?
Bene grazie, va a gonfie vele, ma ora si accompagna anche alla Ginofagia, di quella schietta e nervosa che vedi ogni tanto la notte nei bar, in quelli più laidi e fumosi. La vedi che sorseggia un bourbon e lancia occhiate sbieche agli avventori. Ha un grugno talmente unto che ti chiedi se abbia grufolato in una tanica di olio esausto.

A volte fuma un sigaro e anche il sigaro è unto. Brucia bene, ma lentamente e fa una puzza strana...no, non quella del sigaro...un'altra...non so descriverla, solo che puzza veramente.

Ha un'impermeabile addosso, grigio e sporco, spesso pure strappato, con macchie ovunque. Lo tiene chiuso, l'impermeabile, ed è così stretto che gli insacca i rotoli lardosi attorno ai fianchi e sul ventre. Ha dita tozze e talmente grosse che potresti scambiarle per rotoli di carta igienica. Sono incrostate di residui alimentari, feci e grasso e sono rifinite con grossi unghioni scuri e scheggiati. Non presentano alcuna macchia bianca, quelle macchie che denunciano mancanza di calcio, segno evidente che beve spesso latte, anche se scaduto.

Ha labbra spropositatamente carnose, simili a grossi lumaconi, di quelli che vedi in giro dopo la pioggia. Sono viola e piene di vesciche. Quello inferiore sporge decisamente.

Ha un ombra di barba o forse ha solo la faccia molto sporca, comunque le guancia pendule sono velate da una patina nerastra, meno intensa tra un cratere e l'altro (cosa che suggerisce la verità di entrambe le ipotesi).

Gli occhi sono ovviamente porcini, infossati...anzi trincerati, affondati in un affastellarsi di occhiaie e borse, talmente livide da sembrare il risultato di una scazzottata.

Il naso...bhe, al naso deve essere successo qualcosa perchè non c'è. Ci sono solo due fori vagamente triangolari da cui, di tanto in tanto, grumi di muco verdastro rotolano mollemente a insozzare la pelosità melmosa e sconclusionata che forse dovrebbero essere baffi. Vai a saperlo. Non si è mai occupata troppo del suo aspetto.

Di quando in quando biascica imprecazioni e lagnanze, ma i barman sono gente accorta e si fanno i fatti loro. Quanto agli altri avventori, il tanfo che emana dalla sua figura è talmente forte che nessuno le sta mai abbastanza vicina da sentire cosa dica. Di conseguenza, noi si resta con il dubbio.

Meno frequentemente tracanna anche grossi boccali di birra Messina (una birra per soli intenditori) e si abbandona a rutti e peti talmente squassanti che pensi voglia disporre le sue budella in bell’ordine sul bancone o sul pavimento…hai visto mai che un gastroenterologo passi di li e non trovi di meglio da fare che darci un occhio. Invece no…non esce nulla…nulla eccetto l’equivalente, in termini olfattivi, dell’odore di un centinaio di carcasse di gnu lasciate a macerare al sole per almeno quattro giorni buoni, in un canale di scolo colmo di rifiuti liquidi industriali. Non è infrequente che salti fuori qualche tanga semidigerito, brani di gonne o camicette, collant arrotolati e impregnati di succhi gastrici…d'altronde mica si prende sempre la briga di spogliarle prima di ingoiarle ancora vive, scalcianti e tutte intere.

Insomma, un’ottima compagnia.

mercoledì, settembre 13, 2006

Pori Ostruiti da Pesci Argentati


Simpatico insetto triantennato la cui velocità può lasciare di stucco, il "pesce argentato" è noto ai più per la sua tendenza a vivere in luoghi caldi e umidi, possibilmente ingombri di polvere ed altra sporcizia. Non è insolito trovarne traccia tra le pieghe delle tende dei balconi, basta tirarle per vedere schizzare queste simpatiche canaglie ovunque. La cosa varia certo da persona a persona, ma se non amate gli insetti, specie quelli veloci ed imprevedibili nel muoversi, proprio a causa di queste stesse caratteristiche, una scena come quella descritta in precedenza vi toglierà senz’altro il sonno, tanto più che gira insistentemente la voce secondo cui un solo tocco delle loro antenne posteriori possa incrementare la produzione di sebo di un poro fino all'ostruzione del medesimo. A tutt'oggi non disponiamo di prove scientifiche sufficienti per smentire o confermare una tale ipotesi, ma nell'incertezza, il buon senso consiglia di tenersi alla larga da questi esserini, pena il rischio di una persistente e feroce seborrea.

Considerazioni estemporanee a corollario:
Si sente spesso dire "Tutto è relativo", frase che, per molti, di primo acchito, può sembrare, specie ad un'analisi superficiale e frettolosa, un'ovvietà. Ebbene, io credo che ci si dimentichi un elemento nel proferirla nella forma succitata: la forma completa della stessa, a mio avviso, dovrebbe essere "Tutto è relativo...al contesto".

Detto questo, non mi resta che aggiungere...
==> "se sai argomentare non puoi avere torto" (citazione a memoria, probabilmente parafrasata, da "thank you for smoking"),
==> Salutare quel retto sfondato di Marco e rassicurarlo sul fatto che appena si presenterà l'occasione andrò a Milano a bere una birra per festeggiare la sua smarrita elasticità.
==> Salutare quel Dio di Angelo e fargli una quantità significativa (so tre etti signo, che faccio, lascio?) di auguri per il suo genetliaco.
==> Salutare quel Deo di g. e complimentarmi per l'uscita del suo articolo sui gamberi killer da risaia sul prestigiosissimo Cronaca Vera (ite a cumprarivillu, tutti i martedì in edicola).
==> Salutare Assurur e comunicarle che nella risposta che avevo mandato al numero non suo dicevo che andava tutto bene e che non doveva preoccuparsi, nonchè informarla che nn ho soldi nel cellulare da tempo immemore.
==> Salutare il Meteorismo, protagonista assoluto della televisione italiana.
==> Salutare il fottutissimo pennuto noto ai più come Tucanto (TM) e ricordargli di stare attento ai fottuti pesci argentati.

domenica, settembre 10, 2006

Con l'aiuto di alcuni amici...


Tempo fa scrissi di non voler crescere.
Oggi scrivo che mi sono rotto di essere cosi infantile.
Fortunatamente ci sono gli amici a distrarmi della fastidiosa convivenza con me stesso.
Spero sentitamente che chi abbia immotivatamente fatto le spese della mia autoindulgenza possa perdonarmi, specie perchè mi dispiacerebbe molto il contrario.

venerdì, settembre 08, 2006

Odio settembrino


Odio settembrino montante...
Odio per un sacco di gente...
Odio per persone particolari e per categorie professionali...
Odio per discorsi vuoti e tronfi, ripetuti alla nausea...
Odio per gli stronzi che "stanno in alto", ti sputano in faccia e pretendono un "grazie", e non mi frega un cazzo di "è stata difficile anche per me" o "anche io ho dovuto penare per arrivare qui", se sei stronzo le scuse avanzano...
Odio per i buoni propositi abbandonati l'ennesima volta...
Odio per le aspettative che per quanto tieni basse sono sempre troppo alte...
Odio per l'assoluta mancanza di empatia del mondo e per il fatto di credere che l'empatia sia ancora necessaria...
Odio per il tempo che passa, ma che a volte passa troppo lento...
Odio per quello che non capisco e perchè non mi capisco...
Odio per me stesso...

...ma poi passa (in fretta speriamo)

martedì, settembre 05, 2006

Vanigrafe reloaded


Parole inutili prima di fare il bravo ragazzo studioso in un biblioteca fighetta prossima al centro.

Anticipano: stereotipi viventi in divisa bianco e nero alternato o colori pastello, abbronzature pastello pantaloncini inguinali per lei, intorno al ginocchio per lui; ingegneri futuri che battono i pugni su tavoli ikealike grugnendo analisi; bibliotecari acidi scopainculo senza altro a riempirli se non normativismo...devianti dei peggiori; miopia trascurata che diluisce fisionomie al limite del riconoscibile, per fortuna per certe cose basta l'aura.

Per scrivere devo essere di cattivo umore? Per scrivere devo desiderare di vivere senza vivere? Ha senso che scriva? Deve averlo per me o per altri, e in caso, per chi?

A frenare lo stato d'animo da scrittura, un pò depresso, un pò ispirato, un pò speranzoso e amante del freddo, lunghe telefonate notturne a parlare dei massimi sistemi capendo io di non capire nulla dei minimi ed immaginando scenari possibili, nonché la visione completa e tardiva di American History X (Norton è un grande attore).

Buio...o meglio, luce accecante e biancastra e calda sulla mia testa nera e sempre più cespugliosa o sul mio cappello verde sabbia che fa risaltare il colore dei miei occhi. Guardatemi gli occhi, hanno molto da dire...guardatemi gli occhi, con me non parlano più, oppure non li ascolto.

domenica, settembre 03, 2006

Tying (me) Tiffany


Incredibile...

Ieri notte delirio all'idroscalo di Milano. Io, nella specifica persona di me medesimo, che mi agito convulsamente al ritmo di musica elettronica/sperimentale senza provare alcun imbarazzo...e chi mi conosce sa bene che non sono esattamente aggraziato nei movimenti.

Che l'apertura mentale sia una cosa buona è un pensiero abbastanza diffuso, banale se si vuole, ma, come sempre in casi simili, sperimentarla concretamente rispetto a se stessi è assai più significativo e meno scontato.

Ieri notte all'idroscalo svariati caschetti neri (per i quali ho una certa predilezione) hanno attratto e insistentemente trattenuto la mia attenzione, tra questi, però, ne spiccava uno rosa shocking, gradevolmente adagiato sui lineamenti amabili della Sig.rina Tying Tiffany, donna estremamente rock, regina inarrivabile della console, vestale dello scardinamento della cassa toracica e signora incontrastata di ogni mio sguardo sognante.

Ora sono qui a bere litri d'acqua cercando di scacciare gli ultimi fastidiosi rimasugli di birra scadente da autogrill in latte da olio motori, e costosi cocktail da idroscalo. Un malditesta insinuante fa il paio con il ronzare fastidioso di una vespa che nidifica negli infissi della finestra davanti a me. Trovo una foto della Regina Tiffany e mi sento soddisfatto. Ora dovrei trovare anche la voglia di studiare.

mercoledì, agosto 30, 2006

Amarcord


Una voce che non sembra mia parla convintamente di argomenti che invece mi appartengono. Stordisce con la sua petulanza, la sua ripetitività. ritorna al punto fingendo dimenticanza e ribadisce all'infinito quanto già detto.

Ritorno alle origini dopo lungo tempo, guidato dall'ombra di un rimorso. Eppure ricerco i luoghi che la mia memoria conosce, ne saggio le differenze, ne saggio il mutamento.

Osservo me stesso, il mio mutare, il mio essere altro da me. Non meno del essere il medesimo.
Ma avendo sproloqiuiqto il necessario mi vado a mettere a nanna.

venerdì, agosto 11, 2006

Prostetics


Subsonica - Aurora sogna

Si sveglia che fa buio ormai d'abitudine
La notte le regala un'aria più complice
Detesta il vuoto dei rumori della realtà (aurora sogna)
Ma col volume a stecca può sopravvire (aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Qualche gelato al giorno forse la nutrirà
Non crede nell'amore in cio' è molto semplice
Come si chiama questa voglia di vivere (aurora sogna)
Che nel suo corpo ha bisogno di espandere (aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale

Lei senza più mangiare lei senza più dormire
Lei senza più mangiare lei senza più dormire

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico
Che faccia di lei qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Le stesse facce che ogni giorno fanno male
Le stesse voci recitanti giudicare
Posa l'orecchio sul bicchiere e sente il mare
Ma non il suono della musica che piace a lei
La solitudine che indossa è più normale
Di una prudente saggia e isterica morale
Aurora sogna e nei suoi sogni sa cercare
Senza paura un'esclusiva felicità

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale

martedì, agosto 08, 2006

True innocence


Viviamo in un tempo che conosce ancora il limite,
quando il limite verrà trasceso, con esso svanirà l'umano.

sabato, luglio 29, 2006

Gert in the sky with hammond


Ok...2.37, meno di tre ore alla partenza...sarebbe proprio il caso di andare a dormire, tanto più che la valigia non è del tutto finita. Continuo imperterrito a coltivare la catastrofe, come un fragile embrione pulsante...il mio inconscio cerca in ogni modo di dilazionare la partenza, ma il suo giungere è ormai inevitabile, il dado è tratto da molto tempo. Basta, piantiamola, ora sonno, il poco disponibile, poi via, verso la terra dei vicecampioni del mondo.

domenica, luglio 23, 2006

Munich 72


"Non è degli agili la corsa né dei forti la guerra,

perchè il tempo ed il caso raggiungono ogni uomo"


(Da Munich, Spielberg 2006...citato dalla bibbia credo, ecclesiaste 9-11, o almeno questo mi dice internet)


sabato, luglio 22, 2006

Fear the truth


La realtà non può fare paura.
La paura viene prima.
La paura viene dopo.
La paura è dentro di noi, nasce da noi e ci appartiene, almeno quanto ci appartiene il pensiero.
Noi siamo dentro la realtà, vi nasciamo e le apparteniamo, almeno quanto ci è dato di essere reali.
Solo dalla realtà possiamo muovere, anche secondo paura o secondo pensiero, ma sempre e solo dalla realtà.

Il troppo sdoppia


Avrei voluto scrivere ben altro, infondo di soggetti ne avrei in abbondanza, ma il caldo si impone presuntuoso e prevaricatore ed è solo per orror vacui che scrivo queste insulse due righe.

lunedì, luglio 17, 2006

Fall & rise


Cercava la catastrofe, ora ansiosamente, ora distrattamente, convinto che ad ogni fine seguisse un inizio e che quanto più rovinosa e netta fosse stata la caduta, tanto più luminosa e positiva sarebbe stata la rinascita...forse fascinazione da karma, da (micro)equilibrio dinamico, o da una sorta di olismo individuale a convenienza.

Il grosso problema è che, da sempre, aveva la tendenza a rimandare, a temporeggiare, ad essere incostante e disorganizzato (o forse amava, senza confessarselo, languire), con il risultato, prevedibile, che la catastrofe, o almeno il suo embrione, continuava a crescere, a mutare, e ad arricchirsi di nuovi elementi, senza mai raggiungere l'acme, con buona pace della radiosa rinascita.

venerdì, luglio 14, 2006

Fecalia


"Non ho nessuna intenzione di lasciare la politica, io sono l'unico leader che riesce a tenere unita questa coalizione". Parola di Silvio Berlusconi...

"Qualcuno, per ora ignoto, ha provveduto a imbrattare con escrementi umani i corridoi di palazzo Marini..."

Berlusconi sottolinea di "non voler appendere le scarpe al chiodo", perchè "se lo facessi perderei la stima di oltre il 50 per cento degli italiani: non posso permettermi di concludere la mia avventura umana in questo modo".

I commessi, immediatamente convocati per ripulire, hanno avanzato l'ipotesi di un episodio di incontinenza imputabile a qualche persona anziana.

"Ho il rigetto del teatrino della politica, dei telegiornali e dei giornali", spiega l'ex premier, per poi aggiungere: "So che sono condannato a restare a fare quello che faccio, perchè sono una persona responsabile".

"Ma la quantità di escrementi umani rinvenuta - ha precisato il parlamentare - è notevole e non è ben chiaro come una cosa tanto disdicevole possa essere accaduta né appare compatibile con un episodio di incontinenza imputabile ad una persona anziana". "Chi ha visto l'indegno spettacolo non può che pensare piuttosto a qualcos'altro".

martedì, luglio 11, 2006

In god we blast


L'uomo ha creato dio per bestemmiarlo.

Cos'è dio se non la reificazione dell'incapacità psicologica, tipicamente umana, di accettare il caso, la necessità stringente di trovare responsabilità, colpa dietro ad ogni evento.
Il sommo capro espiatorio, il principio ultimo di responsabilità, l'indirizzo ottimo per la rabbia nata dalla frustrazione per la propria impotenza, ancora più adatto se, come nei casi più raffinati, è un dio onnipotente, onnisciente, che si sostiene agisca per il "bene" sempre e comunque, il cui agire sia inintelligibile.

Per cos'altro se non per bestemmiarlo...?

sabato, luglio 08, 2006

Displace the Bottom


Continua il progetto "disloca le terga" (rinominato così dal Comitato per la Moralità da: "muovi il culo"). Domani, fino a lunedì sera, Pisa presso la gentilissima Anna. Un autoaugurio di buon Viaggio.

mercoledì, luglio 05, 2006

Vanigrafe


Gli occhi spiritati, la faccia pallida, me ne sto immobile, seduto sul marciapiede difronte all'edificio dei bagni pubblici al primo binario della stazione di Milano Greco pirelli aspettando il treno.

I pendolari sciamano avanti e indietro, salgono e scendono dalle carrozze, chiacchierano tra loro con un brusio indistinto, sbuffano, dormono. Fa caldo, terribilmente caldo, ma l'immobilità sembra ottimizzare la capacità del mio organismo di termoregolarsi. Perdo per qualche attimo la capacità analitica utile a considerare gli eventi circostanti individualmente e ad attribuire loro significato. Mentre i pensieri si susseguono tumultuosi il mondo nel suo complesso sembra parlarmi.
Il treno arriva, salgo e mi piazzo sul primo posto disponibile, notando che sono a fianco ad un gigante essudante e per nulla beneodorante e ad una gigantessa, tanto lunga quanto spessa e che il mio spazio si fa angusto ed indesiderabile, ma non me ne curo, prendo foglio e matita e scrivo duro.
Devo fare impressione a chi mi veda, per il mero aspetto tanto quanto per la foga con cui metto su carta il mio pensiero malato:

“La verità esiste. La verità è nella disposizione delle vene, gonfie, sul dorso della mia mano; nel guizzo dei tendini. La verità è nella caligine, nella sospensione casuale delle particelle nell’aria rarefatta."

"Il senso è nel momento, troppo istantaneo per coglierlo, il senso è nel calore intenso, nell’umidità che annulla il limite, il confine, nella vicinanza che approssima l’unità del tutto. Il senso è nel vivere e nel sentire, ma non nel comprendere, che è il cercare il senso. Il senso è nel coito e nella riflessione (ragionamento), in quest’ultima non come oggetto, ma come accidente."

"La verità è antica e parla alla carne con il linguaggio più semplice e perciò incomprensibile, poiché non va compreso, in quanto posseduto, in quanto essenza, essenza propria."

"Il senso gronda sulle cose che ne sono insitamente prive, che per loro natura non lo posseggono o non possono comunicarlo a chi non può cogliere, gronda vischioso ed artefatto, eterogenito, ma talmente denso da impregnare ogni cosa, da lasciare di se traccia permanente, benché non eterna, non immutabile."

"Ogni cosa è comunicazione, messaggio, la parola e la traspirazione, perché il tutto ancora ricorda di essere stato uno benché costretto a dimenticare dall’urgenza del divenire per essere.”

Gli sguardi, allucinato il mio, curioso il suo, si agganciano trasversali al corridoio e restano fissi per lunghi istanti, poi lei scende. La fermata dopo è la mia, ripongo il mio foglietto e raggiungo l’uscita.

lunedì, luglio 03, 2006

Occhi

Guardare negli occhi una persona presenta la fastidiosa necessità di decidere quale occhio guardare. Non si possono guardare entrambi. Non contemporaneamente, e di solito si finisce per preferirne uno.

A volte le parole escono dalla bocca senza più significato del parlare in sé e per sé, per sfoggiare la capacità di farlo, la conoscenza e l’abilità di usare parole ricercate, o solo per la paura del silenzio o il fastido nei confronti dell'imbarazzo che porta con sé. L'accettazione del silenzio quando non si è soli (in termini di compresenza fisica) è una cosa rara, non c'è bisogno che lo ribadisca.

Il tempo passa, e non dovrebbe, non così almeno, non tanto rapidamente, ma immagino che lo faccia (così rapidamente) proprio perchè non dovrebbe e che, se dovesse farlo, non lo farebbe.

Non credo siano necessarie altre banalità per riempire il "foglio" e, comunque non riesco a produrre scuse valide per non andare a letto facendo finta che domani mi sveglierò presto per studiare.

domenica, luglio 02, 2006

Bottom-up or Top-down?


L'incolmabile divario tra la teoria, l'astrazione da un lato, e la pratica, la concretezza, dall'altro, non smette di assillarmi. A volte è un divario che sembra incolmabile, tanto da far nascere domande sul senso (non voglio dire utilità...ma questo sarebbe) dell'astrazione; altre volte la connessione è così naturale e lampante da infondere fiducia in chi nutra la convinzione che l'astrazione possa rendere grandi servigi al quotidiano (volendo uno le prove le trova sotto gli occhi ovunque guardi, ma è comunque un problema di grado, non di assenza/presenza).

Quest'ennesima, banale, sega mentale perchè?? Perchè martedì ho un esame di economia, ma non economia formule e grafici (in minima parte), di "economia critica", molto astratta, molto filosofica...mostra interessanti modelli interpretativi dell'agire umano basati essenzialmente sul concetto di uomo come attore razionale massimizzante la propria utilità, solo per fare vedere che funzionano in presenza di catervate di condizioni decisamente irrealistiche, per mostrare le ovvie critiche e concludere che, comunque, quei modelli hanno la loro utilità...interessante...ma a volte un pò troppo "croccante" e abbastanza alieno rispetto alla mia formazione di fondo (homo sociologicus Vs homo oeconomicus 2-1)...forse questo genere di dissertazioni ti piacerebbe ajola...

Cmq, ora magari torno a studiare, visto che l'ho fatto fin troppo poco e che, se passerò l'esame, sarà merito delle mie "incredibili capacità di massimizzatore della mia utilità e predittore dell'altrui strategia" più che del mio studio. Fatalismo, abbracciami!

giovedì, giugno 29, 2006

La casa dell'assenza di sonno


Stavo scrivendo l'ennesimo post lagnoso, ma il fato ha voluto che (non certo per la prima volta) chiudessi per errore la finestra con la bozza. Non ho ovviamente voglia di riscrivere, quindi mi limito ad un fanculo al mondo, ma soprattutto al caldo.

PS: per Sareola, anche se oramai mi hai abbandonato per la perfettissima non perfettibile manju (e in quanto tale lei, hai fatto bene), ho finito di leggere la casa del sonno...pauroso, assurdo...ero riuscito ad anticipare alcuni colpi di scena, ma l'ultimo proprio no!!! Grazie ancora. Avrei scritto qualcosa di più ispirato dopo questa ispirante lettura, ma come scrivevo nel post che il fato (si chiama fato adesso) non ha voluto fosse pubblicato, ho perso la mia brillantezza (mettevo in dubbio anche di averne mai avuta nel famoso post) a causa del caldo.

mercoledì, giugno 28, 2006

A schifiu finiu


Stamane, durante l'accesa discussione in senato, Renato Schifani accusa un malore (forte dolore al petto) e viene portato in clinica per accertamenti...

La macumba funziona...

martedì, giugno 27, 2006

L'Errante


Vaga la notte per morbide colline, sotto una luna viola.
Canta sommessamente parole antiche.
Incede lentamente l'ungo il sentiero luminescente, indossando un grosso cappello a cilindro.
La sua giacca è di velluto, il colore, il medesimo dell'orbe selenita.
S'appoggia appena ad un bastone da passeggio, alla sommità la testa bozzuta e digrignante di un demone.
I pantaloni, neri, cadono su mocassini lucidi sotto i quali scricchiola l'erba fragrante.
Tutto intorno nient'altro che silenzio, profumo e luce spettrale.
Non c'è tempo e non c'è destinazione, solo il folle canto.

domenica, giugno 25, 2006

Un'inimmaginabile concatenazione d'eventi

La considerazione che il mondo è piccolo è tanto frequente quanto veritiera, specialmente in una città decisamente piccola come Bergamo.

La scarsa convinzione perde ai rigori con il caldo asfissiante e la noia della reclusione da studio, per altro assai poco fruttuosa. Il tempo è tiranno, ma più i giorni si fanno lunghi e afosi, più le notti ne dimenticano la tirannia. Giusto il piacere dell’acqua fredda e poi sarò aperto alle trame del fato.

Maggiore è l’impegno con cui ci si cura di evitare certi accadimenti, maggiore è il rischio che questi si manifestino lo stesso, per caso e contro ogni previsione…salvo poi accorgersi che ci si era curati di tutto tranne che dei rischi più banali, specialmente in una città decisamente piccola come Bergamo.

Imbarazzanti, impacciate, lunghe attese, mitigate concentrando la mente sul pensiero che tutto può accadere se glie ne dai occasione, forse anche in una città decisamente piccola come Bergamo. Nel frattempo visioni di bellezze oniriche, luminose e oscure al contempo, di bellezze più classiche, di tensioni sotterranee e pulsanti, di passioni lacerate e laceranti, di affezioni ancora giovani che corrono rapide e profonde, dense, invidiabili.

L’autoconvincimento, la profezia che si autoadempie, le micromistiche da masturbazione mentale, hanno una forza notevole, sia nel modellare la percezione, sia nel modellare la realtà, specie se sono collettive e condivise, specie in una città decisamente piccola come Bergamo.

Il resto della serata se ne va lento e piovoso, con l’indesiderata compagnia di mosche alquanto fameliche, scivola sottotono, con qualche picco, con emotività sparsa che tenta di essere ermetica, solo per iniziati, ma deborda visibilissima a chi guardi. Ripensamenti e ritorni inattesi, ma in qualche angolo della mente, forse, sempre desiderati, comunque solo ritorni fittizi, solo qualche rapida fisica sensazione e poi chiacchiere.

Nessuna “situazione” che abbia avuto una certa rilevanza è mai veramente chiusa, lo resta solo fintanto che non le dai l’occasione di riaprirsi (niente di grave comunque, basta ricordarsene)…specialmente in una città decisamente piccola come Bergamo.

E poi il ritorno, considerando sensibilità vibranti e fragili, considerando idee preconcette messe alla prova, vedendosi in modi diversi, da prospettive diverse inevitabilmente comunque interne, ma esterne nell’idea da cui nascono…dunque il sonno.