mercoledì, luglio 05, 2006

Vanigrafe


Gli occhi spiritati, la faccia pallida, me ne sto immobile, seduto sul marciapiede difronte all'edificio dei bagni pubblici al primo binario della stazione di Milano Greco pirelli aspettando il treno.

I pendolari sciamano avanti e indietro, salgono e scendono dalle carrozze, chiacchierano tra loro con un brusio indistinto, sbuffano, dormono. Fa caldo, terribilmente caldo, ma l'immobilità sembra ottimizzare la capacità del mio organismo di termoregolarsi. Perdo per qualche attimo la capacità analitica utile a considerare gli eventi circostanti individualmente e ad attribuire loro significato. Mentre i pensieri si susseguono tumultuosi il mondo nel suo complesso sembra parlarmi.
Il treno arriva, salgo e mi piazzo sul primo posto disponibile, notando che sono a fianco ad un gigante essudante e per nulla beneodorante e ad una gigantessa, tanto lunga quanto spessa e che il mio spazio si fa angusto ed indesiderabile, ma non me ne curo, prendo foglio e matita e scrivo duro.
Devo fare impressione a chi mi veda, per il mero aspetto tanto quanto per la foga con cui metto su carta il mio pensiero malato:

“La verità esiste. La verità è nella disposizione delle vene, gonfie, sul dorso della mia mano; nel guizzo dei tendini. La verità è nella caligine, nella sospensione casuale delle particelle nell’aria rarefatta."

"Il senso è nel momento, troppo istantaneo per coglierlo, il senso è nel calore intenso, nell’umidità che annulla il limite, il confine, nella vicinanza che approssima l’unità del tutto. Il senso è nel vivere e nel sentire, ma non nel comprendere, che è il cercare il senso. Il senso è nel coito e nella riflessione (ragionamento), in quest’ultima non come oggetto, ma come accidente."

"La verità è antica e parla alla carne con il linguaggio più semplice e perciò incomprensibile, poiché non va compreso, in quanto posseduto, in quanto essenza, essenza propria."

"Il senso gronda sulle cose che ne sono insitamente prive, che per loro natura non lo posseggono o non possono comunicarlo a chi non può cogliere, gronda vischioso ed artefatto, eterogenito, ma talmente denso da impregnare ogni cosa, da lasciare di se traccia permanente, benché non eterna, non immutabile."

"Ogni cosa è comunicazione, messaggio, la parola e la traspirazione, perché il tutto ancora ricorda di essere stato uno benché costretto a dimenticare dall’urgenza del divenire per essere.”

Gli sguardi, allucinato il mio, curioso il suo, si agganciano trasversali al corridoio e restano fissi per lunghi istanti, poi lei scende. La fermata dopo è la mia, ripongo il mio foglietto e raggiungo l’uscita.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che nottata! Grande serata in compagnia di Cazzo e Chiglio, due amici che con cui non per modo di dire, ci si conosce dal 1984. Passo a prendere Chiglio in un albergo sordido di Stazione Centrale - Hotel Bolzano, via Boscovich 21, per chi volesse trascorrere un soggiorno indimenticabile a Milano - circondato da puttane - non lui, l'albergo - e sobrissime tigri di porcellana nella hall. Tempo qualche minuto e arriva Cazzo, finiamo a bere dalle parti di viale Montenero, dove vediamo Gloria, un tempo satanista, oggi semplicemente superfiga. A quel punto verso l'una e mezza ci si dirige verso Bicocca, e la Bicocca di notte è spettacolare, non c'è niente da fare, parole di Cazzo "Sembra un rendering". Ritorno a orari imbarazzanti e con mani scorticate, bello

g.

Gert_dal_pozzo ha detto...

Sembra un rendering...cazzo (cazzo) è vero! Nota...il delirio che non so se hai letto deriva dai bianchini che ci hai offerto per la tua laurea