lunedì, ottobre 30, 2006

Pinkness


Il blog è tornato alla vita.

Dopo tre giorni di inspiegabili errori di caricamento, in cui il server si rifiutava categoricamente di considerare le insistenti e pressanti richieste del mio appiccicosissimo terminale, finalmente oggi le imperscrutabili trame della Casualità hanno fatto si che potessi tornare a prendere in mano le redini del blog...che culo...

Modalità espressive: una ferrari completamente rosa rombante con la scritta in rosso "Playboy" sul cofano, con tanto di coniglietto. Roba che la "PussyWagon" gialla di Kill Bill in confronto era tanto fine da poter essere parcheggiata davanti a buckingham palace. Infondo la chiarezza del messaggio c'era tutta: "ho un botto di soldi, nessun gusto e tanta voglia di scopare". Bho forse sono invidioso di tanta grandiosità...ma anche no.

Comunicazione insolitamente breve e scarsamente significativa. Ma oggi ho avuto modo di "significare" a voce in misura più che abbondante. Sono soddisfatto...meglio, sono stufo.

sabato, ottobre 28, 2006

Costruzione morale


...Ricordo l'intensità emotiva con cui da piccolo affrontavo la lettura e la riflessione su libri che chiamavano in causa i principi morali a cui venivo socializzato.

Ricordo lo stegno, la rabbia e ricordo l'orgoglio ed il desiderio di emulazione, tutti fortissimi, caldi, percepiti come naturali, spontanei.

Come il ferro, bianco rovente sull'incudine, mentre il maglio gli da forma, più tardi freddo, grigio, rigido, ma in grado, battendosi, di produrre scintille.

Pragmatismo, senzo critico, esperienza mi hanno raffreddato, ma resta, forse, in quelle scintille qualcosa di quel calore...

giovedì, ottobre 26, 2006

Anomia? Spalmata su pane e bicocca è una delizia


Ieri altra giornata delirante.

Per la titanica istituzione universitaria della bicocca siamo poco meno che numeri, dunque ritengono di poter fare tutto ciò che gli garba, non solo senza tenere in conto le nostre esigenze, ma senza nemmeno prendersi la briga di inventarsi motivazioni credibili almeno per le azioni più assurde. Ulcera a pacchi, anche solo perchè ho seguito corsi sulla gestione, sulla partecipazione, sulle carenze istituzionali, sulla cura dei diritti di chi si trova in posizione dominata e non dominante...tutte parole del cazzo.

Parole senza senso, con l'unico obiettivo di farci sembrare competenti in qualcosa (Haha), di farli sembrare competenti in qualcosa, di farli sembrare utili. Non so, forse fa parte anche questo della didattica, intendo, insegnarci che saremo puttane asservite ai rapporti di forza politici entro le istituzioni per le quali lavoreremo, agli umori di gerontocrati del cazzo che non contano quanto vorrebbero e dunque, in quello in cui contano, scaricano a fiotti la frustrazione accumulata o gli effetti dello smarrimento del senso del limite, dell'empatia, a volte addirittura della sanità mentale (La filosofia ti porta via...).

Burocrati e professori, professori e burocrati, tutti che fanno a gara a risultare più stronzi, più abbietti, falsi, arroganti...inutile stare a cercare altri aggettivi. Intanto la mia laurea se ne va completamente a data da destinarsi, certo io sono impantanato nel mio impasse, ma le mitiche novità del calendario, del regolamento didattico, ma soprattutto, l'assoluta mancanza di riferimenti certi e l'inconcepibile ed immotivata frenesia del cambiamento, la fragilità dei suoi risultati e la tendenza vertiginosamente discendente del tutto...bhe, Durkheim parlava di "anomia", alla lettera situazione di assenza, inadeguatezza, inefficacia delle norme, si sarebbe divertito parecchio buttando un'occhio da noi.

Probabilmente mi lagno di qualcosa che è comune e diffuso (in questa misura, almeno in Italia) e non dovrei prendermela tanto, ma francamente non ci riesco, sono snervato ed esausto, schifato dall'assoluta incoerenza (con buona pace di wilde) tra l'insegnamento e la realtà fattuale relativa al posto in cui il fottuto insegnamento viene impartito.

Sdegno, rabbia, follia omicida, che credevo scemata dopo una birretta con amici, e che culmina durante il viaggio di ritorno in treno, con uno coglione, alto due metri, primo anno di università, che per tutta la tratta canta una canzoncina da asilo sulle lettere dell'alfabeto in un falsetto del cazzo ed è tanto odioso che per tre volte, senza per altro essere ascoltata, perfino la sua ragazza gli chiede di smettere.

La serata almeno è stata tranquilla e tranquillizzante grazie ad una lunga, lenitiva, appassionata telefonata e alla compagnia di alcune simpatiche amiche (ho conosciuto la p'c tra le altre cose) ed al confortante intorno del "luogo esotico" ovvero il "circolino basso".

domenica, ottobre 22, 2006

Macropolitica (in musica) in microcontesto (ex Ancora)


- Giulio, se non ti vuoi ritratto qui, avvertimi -

Quasi le tre…

Le tre, in effetti.

Un enorme senso di solitudine, di estraneità, mitigato dalla provvidenziale presenza di persone che, per la prima volta, senza indugi, senza dubbi posso considerare amiche. Altri amici ho avuto, ma non è questo il punto. Dalla ferma opposizione a parole sprecate, usate senza cognizione di causa, all’uso consapevole.

Percepisco il rigetto di un ambiente che pur mi ha dato di sentirmi partecipe, lo percepisco e lo so interiore, non introietto. Il problema è mio.

Musica sopraffina. Da chi si è sempre limitato ad un ascolto casuale, a chi elabora e produce, a chi parla per mezzo di essa. E lo so, è un parlare ben più semplice, ben più diretto, ma non a tutti è dato, è natura, è grazie a dio/principio di casualità, non c’è formula che sintetizzi tanto.

Smettiamola di pensare comodamente che chi non ci accetta per come siamo è perchè non ci merita per com'è, perché non capisce il nostro valore. Troppo spazio c’è nell’esistente perché si pensi ad un bene unico, ad un'unica desiderabilità, ad un’unica giustizia. Tanti sono i desideri, e tutti pari, e con essi l’oggetti desiderati, ad ognuno il suo e per ognuno ciò che è maggiore in interesse ed in desio.

Mi dolgono gli occhi e lacrimano. Il mio desiderio trova l’oggetto lontano nel mondo fisico e soluzione alla solitudine costitutiva in null’altro che quello. Ti so lontana e ti desidero, maggiormente ora che penso tu possa aver forma. Ora deliro e dovrei tacermi e consumare le forze in agire fisico, fino a stremarmi. Sono già stremato.

Parlo come non vorrei, ma io sono figlio della mia epoca, della mia classe, della mia insicurezza, delle mie scuse…troppo sociologico anche in questo, scrivo per me e per me solo, e fors’anche per chi mi vuol penetrare e comprendere, altrimenti per nessun’altro e se dev’essere, sia così.

E ancora parlo, non pago, ancora sciorino pensieri, parole, opere e omissioni, ancora indico una retta via che, per quanto aggiornata, per quanto riveduta e corretta non va bene per me, non mi guida, non mi da stabilità né certezza.

Identità o integrazione, non è solo un problema degli immigrati (ma io sono un immigrato, seconda generazione calabro-sicula). La risposta sarebbe identità e integrazione…serenità, semplicità, tranquillità.

lunedì, ottobre 16, 2006

Come closer


Ancora pensieri...

Perchè il senso di estraneità dev'essere più frequente del senso di comunione?

E sembra sempre di aver dimenticato qualcosa.

Di nuovo, con l'autunno che viene, resto le notti in attesa, oziando, vagando eppure restando fermo su una sedia orribile a comprimere le vertebre, ad affaticare il nervo ottico. Aspetto qualcosa, una rivelazione, e non voglio andare a letto, non voglio arrivare a domani con sogni troppo brevi, troppo poco intensi come viatico, non voglio arrivarci prima di aver capito, di aver colto quel significato che mi sibila lascivo nell'orecchio, che si nasconde oltre la vista, che mi fa sentire solo il suo odore penetrante, inebriante.

E desidero un'esplosione, desidero azione, desidero vita. La tento, la vivo, ed è un delirio.

Vorrei non avere vincoli, ma io sono i miei vincoli tanto quanto il desiderio e la capacità di superarli.

Desidero un contatto intimo, la sua vicinanza, il suo calore, l'assenza di ogni dubbio. Aborro il pensiero, la coscienza, la riflessività, che pure non mi hanno mai davvero abbandonato. Rimane il ricordo, l'immaginazione ed il faticoso risalire per impervie cime verbali, la sensazione, raggiunta la sommità, di stremata serenità.

Domani i miei programmi sono già disattesi, tutto rimandato, spostato verso una compressione del tempo che ora sembra gestibile,trascurabile e che al suo acme sembrerà folle.

Si, io scrivo per me, ma è sempre per me che cerco lettori e confido nella loro presenza.

giovedì, ottobre 12, 2006

Taste of autumn


Oggi è una di quelle giornate che butto senza riguardo nel cesso, salvo poi macerarmi l'anima nel senso di colpa. Ovviamente il senso di colpa non ha il minimo effetto in termini di riduzione dello sperpero di tempo, sta li solo per il mero piacere estetico provato nel vedercelo.

Oggi fa freddo, ha fatto freddo, per la prima volta dopo tanto tempo, tutta la giornata. Avevo assaggiato l'autunno già due sere fa, tornado a casa relativamente tardi, ma ora lo sento prendere il suo posto nel mondo che mi circonda e nella mia mente/corpo. Ora dell'autunno (e in esso dell'inverno) sto assaporando la parte più malinconica, letargica, contemplativa. Non mi piace, non mi va per nulla, forse l'unico effetto positivo sarà la rinascita del blog, per il resto non è nulla che vorrei sperimentare di nuovo, se non negli interstizi di tempo in cui, dissipata l'infinità di impegni e scadenze, sembra che il mondo sia fermo ed il tempo sia vuoto.
Ho ancora troppa estate in me, sarà pure dolce come sapore, ma perfino questa dolcezza dopo un pò nausea, anche perchè non è più estate.

Sono stufo, annoiato da una moltitudine di cose che sono sempre uguali a se stesse, che si ripresentano identiche, alle quali si contrappongono una serie di novità, per fortuna non tutte negative, che però se non negative sono di complessa e difficile gestione, altrimenti...bhe, sono negative. Che periodo spropositatamente lungo. Nulla in confronto a quelli che scrivevo i primi anni delle superiori, ma comunque...

A volte fare la cosa giusta è fastidiosamente facile: sai cosa devi fare, o almeno, ti sembra di sapere cosa ci si aspetta che tu faccia o cosa tu ti aspetti da te stesso (non sempre le due cose sono poi così distinguibili) e cerchi di farlo. Sempre, tra il dire e il fare c'è di mezzo tutta una serie di cose che nel loro complesso si chiamano "realtà", ma può anche capitare che la "realtà" decida di andare a disilludere qualcun'altro in quel momento (indipendentemente dal fatto che si voglia o no essere disillusi) e che tutto fili come deve. Beh, uno si aspetta che dovrebbe, e invece non ha nessun sapore, nessun gusto, non da alcuna soddisfazione, anche se agire nel modo "giusto" ti è costato qualche fastidio. Forse è perchè ci si gode di più le cose sofferte e se va tutto liscio "non c'è nemmeno partita". Forse. Non so, comunque fa uno strano effetto vuoto pneumatico.

Ci sono poi le volte in cui non hai la più pallida idea di cosa sia giusto (adoro i classici), ma non solo nel senso di ciò che è giusto fare rispetto ad un fine o a dei valori, ma anche quale diavolo di fine sia giusto (desiderabile) o quali valori siano giusti (opportuni) ad orientare l'azione. Gran divertimento, tanto più che non sono mai stato troppo bravo a contenermi e che ora faccio sfaceli con sempre maggior perizia.

La postmoderinità, modernità matura, fluida, incompleta o una qualsiasi altra assurda etichetta usata per indicare la contemporaneità non è tempo per progetti, per aspettative sul lungo periodo, è il tempo perfetto per il "carpe diem", per il vivere alla giornata, per il godere di quello che c'è quando c'è.

martedì, ottobre 10, 2006

Something intimistic


Cose che non capisco...
Sparse, non tutte così piacevoli quanto alcune...

Un equilibrio delicatissimo tra forze di portata incommensurabile, tra attrazione e repulsione, un equilibrio che prende forma tra gli atomi ed i loro componenti tanto quanto tra le persone. Eccedere in un senso significa collassare l'uno nell'altro, perdendo se stessi per fondersi, abbandonare la propria fisicità e trascendere in forma di pura energia (fate gli adeguati adattamenti), eccedere nell'altro significa il gelo della solitudine, il vuoto degli spazi immensi tra le stelle, l'espulsione dal tessuto sociale (sempre per restare in entrambi gli ambiti).
Per l'uomo (essere umano) ci sono limiti a questi estremi: la solitudine in senso stretto è una questione ineludibilmente esistenziale, come pure la connessione, più o meno significativa e superficiale, ai nostri simili. I nostri significati sono senza dubbio nostri, ma mai solo ed esclusivamente nostri. Ma mi sto perdendo.

Il mondo ospita bellezza in misura e forme che tendenzialmente ignoriamo. Banalità come "la bellezza sta nelle piccole cose" o variazioni sul tema, acquistano alle volte una verità shockante, specie quando ti ritrovi ebete a pensare ad un sorriso, al blu intenso e vivo del cielo nelle fredde notti in cui tira la tramontana, alla luce obliqua e calda che bagna le mura di antichi palazzi in un pomeriggio ancora caldo di inizio autunno e ad un'infinità di altre cose...un incanto alla "sacchetto di plastica che danza nel vento in american beauty".

Ovviamente, visto che già stavo sdrammatizzando, mi viene in mente la puntata dei Griffin in cui Peter si incanta a guardare il famoso sacchetto di plastica danzante e dio si lamenta:
"Maledizione! E' solo un dannato sacchetto di plastica! Hai idea di quanto sia complesso il tuo sistema circolatorio".

Si può avere paura di un'infinità di cose, di dire e fare le cose sbagliate, tanto quanto di dire e fare quelle giuste, il rischio è un'altra di quelle componenti ineliminabili della vita, tanto vale cominciare il più presto possibile a venirci a patti, non farsi attanagliare e sperimentare il più possibile godendo realmente della fortuita concatenazione di eventi che ci ha permesso di esistere.

Lo so, lo so, frasi in libertà, ma sto cercando di ricarburare e poi il grande Giulio/Durkheim dice che gli piacciono i miei post intimisti hehe. Vedrò di riprendere a fare meglio.

mercoledì, ottobre 04, 2006

Resoconto per g.



Oggi primo giorno dell'ultimo anno.
Mi sveglio più tardi del previsto, recupero più tempo del previsto ed il treno lo prendo, ad un orario decente. Il ciele è grigio, le nubi sparse a falde larghe. Il vagone è caldo e c'è una donna francese, con quel tipico accento francese e quel tipico fascino francese che solo una donna francese può avere. Passo il tempo con una selezione di resoconti romanzati di eresie medievali...ok, ce ne metto del mio. La prassi è sempre la stessa: cambio a Carnate, coincidenza, arrivo in stazione, scendi le scale, sali le scale, prosegui trascinato dal flusso fino ai parallelepipedi arancione.
Facce vecchie, facce nuove, comunque molte facce, un caffé veloce e l'abbozzo di un'ora di studio: niente lezioni prima dell'una e mezza. Poi lezione, preambolo spropositatamente lungo, noioso, contenuti del corso, modalità d'esame e "io non ci sarò, ma è come se ci fossi, comunque se volete venirmi a parlare...fatelo" e non continuo lagnandomi della logorrea perchè da parte mia sarebbe...inappropriato. Fine presentazione, pausa. Caffé nervoso e sigaretta che per me non è né caffé né sigaretta, ma aranciata che costa quanto quattro lattine da 25 cl e ne contiene 33. Consulto nervoso con persone "tranque", che "devi mettere in conto i costi di transizione", che cazzo, hai proprio la stoffa del politico paraculo, che non mi piaci, che non voterò per te, ma tanto voterò per uno che ti assomiglia perchè se non ti assomigliano non ci arrivano nella condizione di farsi votare e perchè mio padre è repubblicano (di quelli "buoni"), cazzo, io non posso no votare. Mentre rientri e parli e pianifichi vendetta, tremenda vendetta, rivolta, terribile rivolta, realizzi che non potresti ottenere gran che nemmeno se avessi più ragione di quella che hai, il che è impossibile, perchè nemmeno tu riesci ad immaginarla una soluzione possibile...d’altronde, il casino non l'hai messo in piedi tu.
Fine pausa nervosa caffé. Numeri eccezionali! Cose che quando le vedi pensi, ma allora a qualcuno fare sta cosa piace, ma allora esiste gente che ti parla per due ore facendoti sembrare interessante quello che spiega, che ne sa un sacco e che ti fa venir voglia di saperne di più...idillio. Hahaha...le risate sarcastiche, amare, autodileggiatorie sono solo nella mia testa: Lui fa solo l'introduzione al tema generale di cui il corso affronta un aspetto specifico, e le lezioni seguenti nn ci sarà, non lo vedremo mai più.
Il tema generale è il tempo, il tema specifico...LE PROBLEMATICHE DI GENERE (pari opportunità e simili). Ora non vorrei diventare violento, ma mi viene decisamente difficile. Sono anni che mi massacrano i testicoli con il suddetto tema, non aggiungendo nulla di nuovo, menandola con concetti come doppia presenza e tempo rigido. Non è che io sia contrario alle pari opportunità...solo che non me ne frega un cazzo di fare diventare questo tema il mio oggetto specifico di studi!!!!!!!!!!!!!!! E mi sono rotto le palle di perdere un sacco del pessimamente gestito e scarso tempo a disposizione dietro agli stessi quattro fottuti concetti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Torno a casa dopo altri tentativi inutili di raccapezzamento didattico-cronologico. Ho del tonno del pranzo tra i denti e non ho lo spazzolino. E' una cosa terribilmente fastidiosa. Fortunatamente un viaggio di ritorno non solitario, almeno questo.
Aperitivo volante, compleanno di gente che non conosco, gente simpatica, musicanti di cui ho il cd originale in macchina. Discussioni su arte e scienza, su personaggi costruiti e talenti reali, l'improbabile esempio Spears. La solita concitazione, io sono sempre concitato quando discuto. La gente pensa che sia incazzato. La cameriera con il muschio bianco che si mette controvento pare voglia stordirmi, pur con tutto il raffreddore.
Incontri imprevisti, altre chiacchiere rapide e poi a casa, a letto dopo di questo.