lunedì, gennaio 29, 2007

Leaf


Il mio mondo non esiste.

Il mondo nel quale crescendo ho pensato che sarei vissuto non esiste e non può esistere.

Ciononostante sono vivo.

L'Io che pensavo di essere o che sarei potuto essere non esiste, ciononostante fa parte di me.

La lotta per il non essere è stata ed è tutt'ora feroce. L'indagine rispetto a ciò che sono e l'accettazione di me come base di qualsiasi cambiamento sono lente, difficili e continuamente ostacolate.

Ciononostante sono la strada da seguire.

Quante lacrime inutili ancora prima del nuovo giorno?

domenica, gennaio 28, 2007

Dying lizard

Soundtrack: Mogway - I know you are but what am I?

Il sole rosso, enorme, deforma l'aria limpida lungo l'orizzonte. Le macchine sfrecciavano veloci verso e dalla circonvallazione. Una folata fresca rimesta l'aria tiepida strappando qualche brivido.

Il ragazzino se ne sta fermo, accovacciato sui talloni, lo sguardo fisso a terra.

La lucertola si contorce, il ventre esposto, la testa che si agita freneticamente, con i piccoli occhi neri che proprio non riescono ad esprimere la sofferenza che prova, una sofferenza che ti devi interamente immaginare. Ai lati del collo, proprio dietro l'attaccatura della mandibola, due porzioni tonde di pelle squamosa pulsano rapide, sincroniche con il piccolo ventre che, ritmicamente, si infossa oltre le costole.

Poco sotto l'attaccatura delle zampe posteriori un sorriso rosso interrompe la pelle giallo-verdina, va da lato a lato. Sembra superficiale, non c'è sangue che stilla, sembra solo un graffio. Ma le zampe posteriori sono immobili, la coda è rigida come fosse congelata, mentre la parte superiore del corpo è in preda a scatti convulsi, a parodie di deambulazione.

Il ragazzino la guarda incuriosito, inebetito agitarsi nella terra polverosa, tra i fili troppo verdi di erba estiva, l'odore di polvere, il sudore quasi asciutto che con l'aria della sera che incombe da qualche brivido. Ha in mano il tubo di plastica bianca, chiuso ad un estremità, con cui voleva catturarla. Ha in mano il tubo di plastica bianca dal bordo sottile con cui ha imparato quanto è facile infliggere sofferenza, anche senza volerlo.

Dimenandosi forsennata la bestiola si è spostata di qualche centimetro verso un sasso grigio come a volersi nascondere, terrorizzata all'idea di poter essere nuovamente ferita. Ma quegli occhi non la odiano, non desiderano per lei altra violenza, la osservano curiosi, curiosi perchè la morte è solo una parola fino a che non la vedi.

Rapidamente quei minuti occhi lucidi si fanno opachi. Le unghie aguzze artigliano l'aria in archi sempre più lenti delle zampe esauste. L'impossibilità per quel muso di essere espressivo se non nella mente di chi ha una faccia e lo guarda potrebbe essere un alibi, ma non basta. Il ragazzino con la punta di un rametto cerca di spingere la lucertola a pancia in giù.

Al tocco quella apre la bocca in un urlo che non può emettere, per un attimo le zampe tornano frenetiche e il corpo si arcua intorno alla punta di legno. Dovrebbe prenderla con le mani e girarla...ma fa troppa impressione, fa senso, fa schifo. Esitante allunga un dito, la tocca appena, è fredda e non è viscida come sembra. E' rigida e tesa, si gira e scivola sulla polvere come fosse una cosa inanimata. La sabbia si impasta con il sangue denso, rappreso della ferita sull'addome. Ormai la rigidità ha invaso tutto il corpo. Sembra impagliata, come se non fosse mai stata viva. due colpetti al fianco non sortiscono alcun effetto.

Dalla casa, oltre i cespugli di pitosfero, la voce della madre chiama per la cena. Il ragazzino indugia ancora qualche minuto. Si sente male, non sa esattamente perchè. Stava solo giocando e quella era solo una lucertola, ma non voleva che morisse, non voleva farle del male. Il richiamo si ripete con note alterate. Il ragazzino corre via, lasciandosi dietro solo un cumuletto di terra smossa.

sabato, gennaio 27, 2007

Negation time


Non è la vittima ad avere bisogno del carnefice, ma il carnefice ad aver bisogno della vittima per definire la sua identità...questo almeno se si assume che le vittime non desidererebbero essere tali, che il mondo si divida invariabilmente tra vittime e carnefici e che tra i due è ovviamente preferibile appartenere al secondo gruppo.

Semplicistico.

Se ci penso, se penso al fatto che tutto era sbagliato eppure non avrei potuto fare altrimenti, che tutto era giusto eppure non riesco a togliermi tutti i dubbi alla radice, non posso fare altro che sperare che mi dimentichi, che tu lo faccia al più presto.

Anomalo buco nero, attraggo a me per poi allontanare, solipsista impenitente in cerca di ravvedimento. No, no, dimentica di avermi conosciuto, di avermi stimato, di avermi ritenuto persona degna di interesse...potevo esserlo, ma non ho avuto la forza, il coraggio per esserlo.

Parlo al passato, lo faccio perchè devo credere che sia possibile un altro me, lo faccio perchè è stato un errore giusto, e spero che sia solo il primo di una lunga serie. Perchè devo accettare l'errore come parte costitutiva dell'essere me stesso, non come accidente crudele osteggiato aspramente, ma come diligente maestro.

Ho eretto difese impenetrabili verso l'esterno, quando il nemico dimorava comodo entro le mura. A lungo ho raffinato le forme e le strutture complesse di un mondo ipotetico nell'ambito di intricate traiettorie iperuraniche. Ancora aspetto dal mondo, nella persona specifica di X, la catastrofe e forse ora pondero l'ipotesi di una lenta destrutturazione autonoma.

Due anime mi abitano, due anime ho sempre sentito, in lotta tra loro. Sempre ho parteggiato per l'una, ma con remore profonde, affezionato all'altra...solo per scoprire, forse, che chi sono veramente c'entra poco con chi vorrei essere, almeno per sommi capi. Ora scopro una lunga negazione, la negazione di chi sono in favore di chi vorrei essere che si traduce in una stasi, in un annullamento, in una confusione stabile mai chiarita.

Una nota a margine...dovrebbe essere impedito per legge di costruire gli ingressi ai locali appena prima di una galleria, in curva, su una superstrada....

giovedì, gennaio 25, 2007

Contraddizioni


Siamo fatti d
i contraddizioni...

Pulsioni, valori, idee contrastanti l'uno con l'altro. Alcuni degli opposti prevalgono sulle loro controparti, ma il loro prevalere è sempre e comunque situazionale, legato alle circostanze, allo stato d'animo.

Si tratta di un equilibrio delicato e intricatissimo, di un equilibrio dinamico in cui i rapporti tra le forze mutano continuamente, che si tratti di macro-assestamenti o di micro-aggiustamenti.

Andiamo avanti ad incoerenze, ad incongruenze, tra ciò che pensiamo e ciò che facciamo, tra ieri e oggi, tra oggi e domani. A volte sono madornali, di portata spropositata, ciononostante spesso nemmeno ce ne accorgiamo, agiamo con la convinzione e la serenità di una coerenza profonda.

Non credo che in questo ci sia nessun particolare problema, infondo siamo esseri adattativi, una stasi e una coerenza perfetta non ci porterebbero ad altro che all'estinzione e, comunque, gli assoluti intellettuali devono comunque declinarsi nella pratica quotidiana.

La somma totale di tutte queste tensioni ci permette di tracciare un nostro percorso, zigzagante o dritto a seconda della forza delle opposizioni e della loro frequenza. Volendo cambiare direzione possiamo concentrarci su uno di questi contrasti inconsapevoli, farlo emergere, magari con l'aiuto di un amico che ci faccia da "specchio" e che ci apra gli occhi e risolverlo, in un senso o nell'altro.

Certo, non per tutti è facile: alcuni sono più profondi, complessi e radicati di altri, il che implica sia che è difficile portarli alla luce (pare che i terapisti servano a questo), sia che è difficile trovare una soluzione. Comunque quelli su cui si può agire, le piccole incongruenze da limare sono più di quanto si possa credere.

domenica, gennaio 21, 2007

Black box


La primavera d'inverno...

Non è accettabile.

Come se il clima, il contesto metereologico, fosse solo qualcosa di esterno...

Questo è l'ennesimo post intimista? Beh, senza dubbio potrebbe esserlo: sento già la montante marea di metafore ermetiche premermi sotto la pelle dei polpastrelli ed in effetti non c'è verso che io mi senta ispirato a scrivere altro in questo momento. Detto questo non mi va, ne sento il bisogno, ma non mi va...quindi, vagamente ispirato da un racconto di palahniuk:

IL LINK A SEGUIRE PERMETTE LA VISIONE DI UN VIDEO IN STREAMING. NON GUARDATELO!!! NON GUARDATELO PER ALCUN MOTIVO!!!


NON GUARDATELO PERCHE' NON E' NULLA CHE POSSA ACCORDARSI CON LA SENSIBILITA' COMUNE, PERCHE' E' QUALCOSA CHE FACILMENTE PUO' OFFENDERE LA SENSIBILITA' COMUNE.

NON GUARDATELO PERCHE' LO TROVERESTE O SOLO DI PESSIMO GUSTO, O INFINITAMENTE INQUIETANTE E ANGOSCIANTE.

NON GUARDATELO PERCHE' VI POTREBBE PORTARE A FARE RIFLESSIONI PESANTI CHE NON VOLETE FARE.

NON GUARDATELO SPECIE SE SIETE PERSONE MOLTO SENSIBILI E IMMAGINATIVE.

NON GUARDATELO PERCHE' E' QUALCOSA CHE FORSE, E DICO FORSE POTREBBE PIACERE SOLO A G. (STO ABUSANDO DEL TUO NOME, PERDONAMI).

NON GUARDATELO PERCHE' VI ROVINEREBBE LA GIORNATA, ALMENO LA GIORNATA, SICURAMENTE LA NOTTATA.

NON LO GUARDATE.

mercoledì, gennaio 17, 2007

Becera comunicazione di servizio....


Chiedo il favore a tutti coloro che commentano i miei post di firmarsi. Non è necessario che il nome sia quello vero, va benissimo uno pseudonimo, la necessità non è tanto quella di associare il commento ad una persona fisica, quanto quella di attribuire ogni reply a chi l'ha scritta (senza violare la riservatezza o l'anonimato di chi voglia avvalersene) o meglio, di non attribuirla erroneamente ad altri.

Chiedo questo per il reiterarsi di spiacevoli equivoci generatisi in questi giorni. Vi sarò grato se potrete soddisfare questa mia richiesta. Spero che chi è stato vittima di questa incomprensione continui a visitare il blog e mi scuso ancora una volta.

lunedì, gennaio 15, 2007

Tensione superficiale


"Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te"

Molto presuntuoso e incredibilmente semplicistico. Affermazione forse figlia di un mondo maggiormente omogeneo o con una rigida tensione all'omologazione. Dalle mie superficiali ricerche su internet pare si debba a Confucio e poi al Vangelo. Controllo sociale vs individualismo, comunità vs società, ecc...

Resta un'affermazione a cui è difficile trovare conferma, almeno ora, almeno per me.

"Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te"

Applicando un principio logico questo ribaltamento dovrebbe essere lecito. A parte che si danno per scontate tutta una serie di cose, nel farlo, che non lo sono affatto, la sua dimostrabilità concreta è ancora più debole di quella della precedente.

Sotto l'apparente omologazione sociale, la ritualizzazione e l’istituzionabilizzazione, di significati e comportamenti nelle interazioni umane, c'è un infinità di soggettività indomate e indomabili tali per cui l'ipocrisia (non intesa in termini valutativi ma analitici) è una necessità per la coesistenza, ogni tentativo di approfondimento è un azzardo terribile.

Sembra si debba scegliere la semplicità e la leggerezza come base e oculare attentamente l'investimento in approfondimento, in apertura, anche minimi, pena la confusione, l'asocialità e quant'altro...

E poi...chi cavolo lo dice che agli altri essere trattato o non essere trattato come a te andrebbe di essere o non essere trattato vada bene?

domenica, gennaio 14, 2007

Occasionalità karmica


Ancora sonno tormentoso.

Ancora la professione di agnosticismo...ancora la difficoltà nel credere alle coincidenze. Sono ancora vivo, è un caso, ero ebro e assonnato sulla strada che da Milano porta alla ridente cittadina adagiata sul colle, cinta dal veneto signore con pietre di chiesa.

Sono ancora vivo e le domande sono le stesse, benché raffinate di sfaccettature nuove. Ed esistono già dei posti dove sentirsi vecchi, budelli neri di isolante, sotterranei rimbombanti di feticismo linguistico, di quella cultura, ancora scolastica, comunque non del tutto deprecabile per un figlio del borgo, del mestiere liberale, che priva, agli occhi di chi la possiede, di un reale motivo d'essere, si manifesta in forme creative, quantunque codificate e in apparenza aliene all'inverosimile, se non fosse per la ribellione che è legante grandioso.

Inutile esprimere rammarico, sconforto, delusione: la realtà del prorpio adire ben la si conosce. Nessuno smentisce la verità dei propri predittori. Un messaggio fatto di silenzio diventa infinitamente eloquente nella mia mente. Si potrebbe dire infinitamente male di una tale posizione se non fosse che mai nessuno oltre me stesso ha partecipato ad una discussione con me, se si comprende che mai nessuno oltre me stesso è artefice del sogno quanto dell'incubo.

Cerco per me chi mi uccida, chi mi penetri e mi violenti, chi mi mostri ciò che sono e ne indichi scabrosità e difetti pur essendone affascinato. Non è cosa da tutti, poiché lavoro incessantemente perchè sia cosa da nesuno.

Imparare a non (o meglio, quando) chiedere perdono dopo aver imparato a chiederlo è forse più difficile dell'imparare a chiederlo non avendo mai saputo farlo.

Immaginare futuri prossimi venturi con persone che sanno chi sei in modi diversi tra loro tanto quanto da quello che possiedi tu. Immaginare legami che trascendono i modi e i tempi e che pure sono ancora umani.

"Conoscere gente sul treno, può essere meglio che stringer la mano..." (amari)

Mangioti senza fame...uccidimi straziandomi i visceri, espanditi dentro di me.

...E millantava usi raffinati presso vestali della brama e dell'invidia, privo di reale convincimento, ancora una volta si negava quel cibo che tanto lungamente avrebbe rimpianto...

sabato, gennaio 06, 2007

Sono l'egocentrismo di Gert...


Ci hanno grandemente ingannato. Il mondo non è più piccolo solo perchè esistono gli aerei. Il villaggio globale sarà pure globale, ma è sempre un villaggio. Quello che guadagniamo in distanza lo perdiamo in complessità. Probabilmente riuscirei anche a tirar fuori delle ipotesi riguardo a chi possa trarre giovamento dal fatto che noi si credia che il mondo sia più piccolo, ma per il momento mi limiterò ad affermare anaelasticamente che è così: qualcuno ne trae giovamento.

E' difficile accettare che non puoi piacere a tutti, ma è anche più difficile accettare che non tutti quelli a cui non piaci li puoi ricambiare, che puoi trovare amabile una persona che ti trova deprecabile o anche solo insulso, a volte proprio per i motivi che ti rendono deprecabile o insulso ai suoi occhi.

Tante persone hanno un "altrove", fisico, che si sostanzia in nomi-idee-luogo come Berlino, Londra, Parigi...io no, il mio è ancora oggi qualcosa di infantilmente vago: non ha nome, non ha topografia, non ha ubicazione...credo sia la stessa cosa di non avere un genere musicale preferito, di non riuscire a decidere quale sia il proprio libro o film preferito, la stessa cosa di non avere uno stile preferito. L'apoteosi dell'indecisione. Si noti che per preferito non intendo immutabile...

E' curioso come a volte le malattie del corpo indeboliscano anche lo spirito, come quella certa vaga debolezza delle membra fiacchi la mente e causi una regressione inattesa e spiacevole.

Una cosa è certa: io amo il freddo, il freddo mi odia...con tutte le ricadute del caso.

lunedì, gennaio 01, 2007

"Peccato che la stupidità non sia (abbastanza n.d.g.) dolorosa" (Anton Szandor LaVey)


Torno a casa a piedi intorno alle sei di mattina. Voglio sfinirmi.

Non so esattamente perchè, o meglio, lo so, ma mi imbarazza troppo perchè possa ammetterlo a me o a chiunque altro.

L'ubriachezza più o meno teatrale, più o meno molesta, è di rito.

Il melodramma è cosa evitabile, ma è difficile perdere abitudini così radicate, soprattutto in presenza di labbra così rosse, di occhi così chiari (o rossi anch'essi), di capelli così neri e di una tale pacata acutezza... per cui: balbettamenti, tentennamenti, frasi sconclusionate, la delusione bruciante, per un instancabile, logorante oratore, di non trovare le parole giuste o semplicemente le parole, di fronte a qualcosa di tanto bello da farti sentire la necessità di agire, di fare, di dire.

Il crescendo è irato e roboante, con tanto di motilità sempre più frenetica. La stanza tiepida, un epilogo atteso (previsto, forse voluto), anche se leggermente diverso e poi un furore tanto scontato, quanto poco credibile, e i soliti, infantili tentativi di attirare l'attenzione, senza sapere nemmeno esattamente su cosa.

Sono un pessimo attore, ormai capace di impressionare nemmeno me stesso...ma comunque, avanti...

Rifaccio la strada che ho fatto mille volte, probabilmente di più. Fa freddo, davvero tanto, ma sono talmente bardato che la cosa non mi tocca. Il freddo si può ignorare, non la stanchezza, la spossatezza feroce che si impasta con il calore trattenuto dal cappotto e mi penetra nelle membra come un balsamo.

Casa sembra non arrivare mai, come il sole. L'alba la vorrei vedere, ma non me ne frega poi gran che, se non arriva mentre cammino, non resterò ad aspettarla. Una volta arrivato, non so con che forza riesco a restare sveglio, accendo il portatile e scrivo qualcosa di ubriaco e delirante sul blog addormentandomi almeno una decina di volte sulla tastiera. Nemmeno metto titolo e foto, sono convinto di aver pubblicato e crollo a letto. Fine di capodanno. Fine dell'inizio.

Non ricordo se a capodanno si esprimano desideri o si facciano buoni propositi. Considerando che spesso siamo gli artefici dell'accadere di cose che desideriamo, penso non faccia molta differenza.

Comunque, per l'anno nuovo vorrei semplicità.