martedì, novembre 27, 2007

...In una scatola con una spatola...


Ci sono giorni in cui sarebbe meglio rinchiudersi da qualche parte, isolarsi dal mondo e restare nascosti fino al giorno successivo. I giorni in questione non durano necessariamente 24 ore, possono iniziare prima o dopo le 00.00. Quando capitano questi giorni, ogni cosa, fatta anche con le migliori intenzioni del mondo, fosse anche la più infima ed insignificante, risulta in problemi e figuracce.

Oggi sembra essere uno di quei giorni, ed è cominciato da ieri...

Riflessioni banali a margine: A volte, per correggere un errore fatto agendo, basta non fare nulla (a riguardo) ed andare avanti.

giovedì, novembre 22, 2007

Micromondi autocoerenti



- Video: Los Mono - Promesas -

Incredibile...

Riproduco su più livelli lo stesso tipo di comportamento: ammassare ogni sforzo, ogni impegno, ogni riserva di volontà nei pressi del termine. L'attesa dell'alba della fine, come se solamente il canto del cigno, l'ultimo colpo di coda possa racchiudere un significato degno di considerazione.

Comunque...comunque è rischioso, lo è anche nella spinta sicurezza di una vita tranquilla. A tirare troppo la corda finisce che si spezza. Ancora cose ovvie, ma almeno questa è una memoria persistente di quello che ho pensato, più persistente di altri tipi di memoria.

Tutto cambia per restare uguale (il gattopardo l'ho visto, non letto, in videocassetta millant'anni fa e mi ricordo solo l'esplicazione di questo concetto e qualche vago riferimento al contesto storico.

In tutto ciò mi duole pure un dente e nemmeno poco... mi si è infiltrata un'otturazione...onta e disonore! E ora me ne vo a letto, con un pò di etilismo in corpo, in parte inaspettatamente offerto, secondo una logica di fidelizzazione del cliente che risale a tempi precedenti a quelli in cui una scienza (o meglio una tecnica applicazione di varie scienze) istruisce gli esercenti sull'utilità di farlo e sulle modalità con cui farlo.

domenica, novembre 18, 2007

Tricko (T-shirt)



Ieri sono stato alla serata conclusiva di "Corto Potere", un concorso-rassegna di cortometraggi e sceneggiature che si tiene a Bergamo ormai da qualche anno. I pezzi proiettati sono stati parecchi e il gradimento è stato vario, ma un corto, quello che vi propongo qui, è riuscito a strapparmi un solo commento: "geniale!". Mi spiace per i non anglofoni, i sottotitoli sono solo in quest'ideoma (al concorso ho potuto godere di sottotitoli in italiano).

Tricko (T-shirt)

Director: Martin Fazeli
Production: Forward International
Producer: Igor Bossman; Pavel Simbartl; Raffo Tataro
Director of Photography: Tomas Sabo
Post Production: 727 Studio
Editor: Matej Benes
Music: DFL&Domora, Daniel Walter, Pete Williams
Presented by Hey Dan Independent, Bratislava. Production Service: Clown Town Sound Studio, SurroSound

sabato, novembre 17, 2007

In spregio all'originalità


Schifo, schifo e tristezza per gli originali.

Vituperio schiumante rabbia canina s'è versato, comunque, per ogni genere di estremista, per ogni invasato, perché siamo assolutisti nell'avversare ogni assolutismo. Non già per gli originali.

Se si è scritto e si è detto tutto, se ogni spot e telegiornale sul piccolo schermo ne traccia i lineamenti, se è tale la fame di diversità a prescindere da svuotare di senso ogni possibile contestuale contenuto di questa o quella manifestazione di diversità, lasciando solo la diversità in quanto tale...e dunque non diversa in quanto uguale a se stessa...dove sarebbe questo nuovo? Questa trasgressione, quest'originalità?

In attesa dell'anima senza corpo e del corpo senz'anima, possiamo sorprenderci soltanto della progressiva putrescenza del frutto maturo, di quella stagnante immobilità che procura nutrienti per il futuro. Ballate pure, profeti di ogni parziale negazione, nudi davanti ad un fuoco! Nemmeno i più convinti tra voi possono ancora negare di essere umani. Altri, più coscienti vestigia di un mondo che sta per essere stato, conservano inutili e limitati brandelli di empatia, che sempre più mostra la sua debolezza e contestualità, legata all'uomo che si prepara, collettivamente, all'oltre uomo, come chi si prepari all'inevitabile sapendolo inconoscibile.

Faremo come chi disprezza chi possiede perché possiede e si sente dare dell'invidioso, rispondendo con sdegno che si tratta di principi, ma sapendo che l'invidia è più complessa del banale desiderio di possesso dell'altrui posseduto.

Dunque, spregio, spregio possente verso ogni originalità dichiarata tale, millantata o sfoggiata come diamante lavorato. Il bagliore del nuovo, dell'inveterato, dell'esotico, ci abbaglia di per sé, non per l'annuncio fatto della sua luce. Nemmeno un banditore muto, ma nessun banditore.

Delirio raziocinante, questo, che come qualunque altro si avviluppa su se stesso e sui suoi presupposti e che in se stesso trova le fragilità che ne pretenderanno il crollo. Nessun originalità in questo...e dunque solo un minimo di coerenza interna, a prescindere dal fatto che valga qualcosa.

venerdì, novembre 16, 2007

God is a smoker


Qualcuno ha detto che dio è un Dj.

Io non sento altro, quando mi fermo ad ascoltare, che il cacofonico rumore dei miei pensieri nel silenzio-non-silenzio.

Dio è un nevrotico/paranoico...e noi siamo sigarette.

Ci estrae con mano tremante dal pacchetto delle possibilità e ci porta alla bocca. Ci accende con la fiamma della vita, dell'esistenza, e ci fuma a grandi boccate. Ci consumiamo in fretta, nel volgere di pochi minuti (divini) e, alla fine, non lasciamo di noi che fumo, cenere e filtro (per chi ce l'ha). In una parabola discendente spegniamo il nostro ultimo calore, una luce di brace infima nel buio di una notte fredda, cosmica ed eterna, fino all'impatto con l'oblio del suolo.

Quanta bellezza in quel cadere, in quell'ardere disperato...

Dio è un fumatore a catena, chain smoker, ma non è un social smoker: fuma da solo...gli piace così.

lunedì, novembre 12, 2007

Le conseguenze del fervore


Quando hai qualcosa che ti rode, che ti infastidisce, sarebbe sempre meglio decidere fin da subito se parlarne apertamente con chi di dovere o passarci sopra/decidere di rifletterci su per un pò. Qualora si scelga la seconda ipotesi non, e dico NON, se ne dovrebbe fare continuamente parola con altri, magari chiedere a qualcuno come la vede, giusto per farsi un idea più precisa del problema, ma niente di più.

La lamentazione eccessiva (e lo diventa ben presto) è qualcosa che porta spesso a conseguenze nefaste e non volute. Se c'è qualcosa che preme per uscire, dopo opportuna riflessione (non sempre tutto quello che ci passa per la testa, nel modo in cui ci passa per la testa e nel momento in cui ci passa per la testa, corrisponde a quello che vorremmo/dovremmo dire), la si dovrebbe assecondare, specie se si ha una faccia molto..."comunicativa".

Il rancore e i suoi derivati logorano ed il discutibile piacere che si può provare nel covarli può avere un prezzo ben più alto di quanto non ci si immaginava.

L'impersonale non trarrà in inganno nessuno di coloro che mi conoscono: si tratta ovviamente di un'auto-tirata di orecchie.

lunedì, novembre 05, 2007

Un giorno il male di vivere ho inscenato


Rassicurazione...

A volte capita di sentirsi deboli, insicuri, imbranati, incapaci di gestire anche la più stupida delle situazioni. Si può semplicemente arrendersi all'idea di essere imbranati cronici e passare sopra al problema, sperando forse di avere vicino qualcuno in grado di aiutarci. Questa "soluzione" però non è sempre applicabile, perché ci sono cose che possono essere fatte solo in prima persona e, nella maggior parte dei casi, le cose importanti ricadono in questa categoria. Quanto detto è, credo, tanto più vero quanto più l'età avanza.

Capita, nelle circostanze in cui si verifica la necessità di affrontare da soli i propri problemi, di farsi prendere dal panico, spesso per sovrastima del problema e/o per sottostima della propria capacità di risolverlo. La paura, che nasce come ottimo strumento di sopravvivenza, in circostanze simili, tende ad avere il deleterio effetto di profezia che si autoadempie: una cosa da nulla, o magari una situazione la cui gestione è impegnativa ma possibile, diventano ostacoli insormontabili. L'ansia finisce per far fare cose immensamente stupide, finisce per portare qualsiasi cosa all'esasperazione, per far chiedere insensate e pedanti rassicurazioni a persone con cui crediamo di avere un problema che, magari, proprio questa richiesta pone in essere. Seguendo questa strada non si fa altro che essere artefici di epiloghi nefasti.

Ci vuole coraggio e non parlo di coraggio da eroi, di coraggio con la C maiuscola, parlo di un coraggio molto più piccolo e banale, di un coraggio quotidiano, che, pare, ai tempi dei nostri genitori e, ancor di più, dei nostri nonni si trovava in chiunque fin dalla più tenera età, o quasi. Il mondo era più duro allora e si badava alla sostanza delle cose, non in quest'epoca di bamboccioni eterni infanti. Non so quanto sono ironico...

Il coraggio serve per fare serenamente le scelte di tutti i giorni, sapendo di poter sbagliare e soffrire, ma agendo per ottenere ciò che si desidera in modo poi da non ritrovarsi con in mano solo sogni e speranze, a prendere, pioggia aspettando treni già passati in una stazione deserta.

Lo so, è tutto molto banale...ma, ancora una volta, sono riflessioni contestuali.