sabato, novembre 04, 2006

In da ghero, out da ghero


Vuoto creativo assoluto. Seri dubbi sulle mie qualità di "scrittore".

Il fottuto relativismo mi attanaglia, assedia la mia mente in permanenza.

La mia ciclotimia peggiora e finisco sempre per sentirmi troppo egocentrico e privo di reali strumenti di autovalutazione.

Ancora niente identità precisa. Prevale ancora ciò che so di non essere (ed ho sperimentato che anche questo non è una certezza...ora adoro le melanzane), rispetto a ciò che so di essere e anche ciò che voglio/vorrei essere è alquanto vago. Sicuramente ci sarebbero molti pronti a dirmi che dubbi del genere non ti abbandonano mai, che ognuno può cambiare idea a riguardo quando meno se lo aspetta, che alla fine posizioni troppo rigide rispetto alla propria identità non sarebbero nemmeno desiderabili. Bho...la cosa non mi rincuora gran che.

Conversazione. Non diresti che certi argomenti possano impegnare per più di cinque, dieci minuti, almeno, non in certi contesti, mentre invece, per tutta una serie di motivi, i più disparati, ci si può finire invischiati per un tempo spropositato. Singolare quando, finalmente, il discorso sembra morire da sé, e tu sei li, che lo fissi agonizzare, senza precipitarti a dargli il colpo di grazia solo per discrezione (termine sufficientemente ambiguo), quando all'improvviso quello ti si rianima riprendendo, seppur stancamente, corpo.

Eppure ci si può sempre sorprendere...esistono persone che senza fare nulla di particolare possono metterti a tuo agio.

La calma, la temperanza non è certo una mia virtù. Sono un passionale melodrammatico del cazzo :)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Se posso...dovresti cercare nello scrivere di non farti solo ed esclusivamente condizionare e trascinare dai tuoi umori(negativi)... forse dovresti anche guardare un po' fuori, osservare, lasciarti prendere da umori altrui, da atteggiamenti o semplicemente gesti altrui, dalle forme, anche di componenti inanimate che possano in qualche modo entrare in contatto, in sintonia con te... iniziare dalla loro descrizione, trovarvi un TUO senso... finchè non sei totalmente perso in loro, tanto che la tua stessa creazione finisce per avvolgere ed ingoiare te stesso, insieme alle tue sensazioni, emozioni, considerazioni...insomma alla tua identità relativamente a ciò che stai descrivendo e al tempo in cui stai descrivendo...Così come quando ci si immerge in un quadro, qualsiasi sensazione susciti a priori,e si viene rapiti pian piano con lo sguardo dai colori, dalla luminosità, dai contorni, da tratti e linee...e solo molto tempo dopo ci si rende conto di ciò che veramente è rappresentato in esso. Azzardo un po'...un altro paragone: Leopardi, considerato tra i più pessimisti, ha creato capolavori semplicemente osservando fiori e ginestre...semplicemente immergendosi in ciò che immaginava potesse esserci, di concreto o puramente astratto, dietro un colle.

Anonimo ha detto...

cazzo!

Anonimo ha detto...

Sarò molto più prosaica degli interventi precedenti, ma non ho potuto non gongolare fieramente nel pensare alle melanzane (vero cibo degli dei!) che forse ho contribuito a farti amare... e nello stesso tempo mi sento leggermente in colpa per aver resuscitato un discorso moribondo solo per eccesso di riso (oh, il sartù!), goliardia e vinello siculo nelle mie vene... sorry, amicoBru...