lunedì, ottobre 22, 2007

Alice - la morte/nascita


- Questo racconto è per la mia Chiara -

Alice aveva freddo. Alice aveva un freddo fottuto. Le mani di Alice si stavano congelando, le dita si irrigidivano, non le sentiva più. Chiudere il pugno era una sofferenza atroce. Chiudere e aprire il pugno era come stringere lame affilate, ancora e ancora. Alice stava facendo amicizia con il dolore. Il dolore saliva lungo le braccia di Alice. Ghiaccio liquido scorreva nelle vene. Cristalli acuminati martoriavano la carne da dentro. Alice voleva fare amicizia con il dolore.

- Non scappare, Alice, dal dolore…non scappare.

La bocca di Alice si muoveva a scatti. Le labbra di Alice erano roventi. Qualcosa di caldo e liquido bagnava la pelle secca del volto di Alice. Non erano lacrime, Alice lo sapeva, troppo dense, troppo lente nel rotolare giù lungo le guance, intorno alla bocca di Alice. Alice alzava gli occhi al muro. Uno specchio sporco e rotto mostrava Alice ad Alice.

Alice, la piccola Alice, la povera Alice. Alice aveva la faccia scavata, gli occhi infossati dal contorno livido. Alice aveva gli zigomi sporgenti e la bocca screpolata. Alice aveva la pelle bianca ricoperta di sporcizia e i capelli castani, pieni di polvere. Alice, la piccola Alice, piangeva sangue, denso, scuro, lento.

Il dolore era lo scialle gelido sulle spalle di Alice. Alice sapeva, come sapeva che il rosso è diverso dal nero, che quando il dolore fosse entrato nel petto, quando il dolore, gelido, avesse raggiunto il cuore, Alice sarebbe morta. Il dolore non era più amico di Alice. Alice aveva paura.

- Scappa Alice, corri via dal dolore. Caccia il dolore Alice!

Alice sudava, il cuore di Alice batteva scomposto contro il petto. Alice si alzava in piedi di colpo. Polvere e calcinacci cadevano dal corpo di Alice. Fuori dalla porta. Fuori dalla porta correva Alice, lungo il corridoio buio. Lungo le scale strette. Lungo il vialetto in mezzo al fango. Nel vicolo deserto, sotto una pioggia fetida. Alice si fermava, alzando la testa a fissare il cielo plumbeo tra i palazzi. Nel cielo una faccia smisurata, la faccia di un titano. Nel cielo la faccia del titano parlava parole enormi e pesantissime. Le parole enormi del titano stridevano l’universo. Alice si portava le mani rigide alle orecchie e urlava per quel rumore insopportabile. Le mille lame di ghiaccio affondavano nei palmi di Alice. Alice soffriva e cadeva, cadeva sull’asfalto.

Lentamente, il terribile suono lasciava il cranio di Alice, rimbalzandovi sempre più sommesso. Alice si rialzava e riprendeva la corsa. Le parole del titano erano sagge, Alice sapeva cosa fare. Alice correva lungo il vicolo, fino in strada. Attendeva, Alice, in agguato nell’ombra del palazzo. Un omino piccolo, un omino insignificante avanzava nervosamente verso Alice. Nella sua camicia gialla, nella sua giacca marrone, nei suoi pantaloni grigi, l’omino avanzava verso Alice. La mano di Alice saettava dall’ombra. Si chiudeva la mano di Alice intorno alla cravatta marrone dell’omino. Le mille lame di ghiaccio affondavano nella mano di alice. L’omino spariva nell’ombra.

L’omino era piccolo, insignificante. L’omino era basso e calvo. Il grosso naso coperto di punti neri. L’omino aveva le labbra grosse e la bocca piccola. L’omino tremava davanti ad Alice. Alice era alta, più alta di lui. Alice era bianca e livida. Alice aveva la morte negli occhi. La paura era nello sguardo di Alice e con la paura la follia.

- Dammi i tuoi soldi bastardo d’un nano! Dammi i tuoi soldi e pure l’orologgio! Dammeli o, giuro, sei morto, stronzo di un nano!

Alice era furiosa. Sbavava e schiumava come un cane. Alice non voleva morire. Il nano bastardo non l’avrebbe fermata. Il nano fottuto non l’avrebbe finita. L’omino frugava le tasche tremando. L’omino, la gola strozzata dalla cravatta marrone, orinava nei pantaloni con leggero scrosciare.

- Prendili! – diceva porgendo il portafoglio – Prendili, ti prego, ma lasciami andare!

Gracchiava l’omino sospeso dal suolo. In punta di piedi pregava e piangeva.

Il braccio di Alice sembrava spezzarsi in mille cristalli di ghiaccio.

- Dammi bastardo! – Urlava Alice lasciandolo al suolo – Stai zitto! Che cazzo ti preghi! Che cazzo ti urli, nano di merda! AH! La testa! La testa mi scoppia!

L’anfibio di Alice si abbatteva feroce sull’inguine basso. L’omino cadeva in ginocchio, la virilità solo un ricordo in poltiglia. Un urlo muto fermo sull’O della bocca. Il dolore era nel petto di Alice. Il dolore le stringeva i seni, amante violento. Il dolore voleva prenderle il cuore. Alice stava per morire.

- Dammi il cazzo di orologio nano di merda! Dammelo!

Ma l’omino, le mani all’inguine, restava immobile. Gli occhi persi nel vuoto, l’omino non si muoveva.

La mano di ghiaccio di Alice, la mano destra di Alice, scompariva dietro la schiena. Compariva un lungo coltello lucente. Gelide lame le trafiggevano il palmo e le dita. Il coltello di Jak, un coltello da caccia. Balle. Un coltello militare. Trenta centimetri, trenta centimetri e la sezione a triangolo. Le ferite non si chiudono. Trenta centimetri ed il retro seghettato. Jak era morto. Quello era il coltello di Alice.

Il coltello spariva nel ventre dell’omino. Il coltello spariva in un baleno, ma la penetrazione di Alice durava all’infinito. Tempo lento. Alice sentiva la resistenza fibrosa dei vestiti, la resistenza gommosa della pelle, la resistenza collosa del grasso e dei muscoli. Alice penetrava nel ventre dell’omino trenta centimetri di acciaio.

Alice sentiva caldo allo stomaco e guardava gli occhi di vetro dell’omino. L’omino non era più insignificante. L’omino era la morte e la morte Alice aveva evocato. L’omino era l’opera d’arte di Alice. Alice sentiva caldo allo stomaco, caldo languido, caldo liquido e denso che scendeva all’inguine. Il caldo bagnava Alice a spasmi, a contrazioni lente e violente. Il caldo era nel naso di Alice, la dove sta il freddo crampo se mangi troppo veloce un gelato. Il caldo era negli occhi di Alice, umidi, usciva lungo la strada del sangue, ormai secco. Alice gemeva sotto voce, una singola volta, la bocca aperta, contratta. Un rivolo di saliva sottile colava dal labbro di Alice. Gli occhi di Alice persi nell'estasi.

Ma il dolore tornava feroce, in vortici, spirali, scendeva in profondità. Il dolore puntava al cuore. Un’altra morte Alice aveva evocato, non la sua. Alice guardava la morte continuando a morire.

Riscossasi, Alice tornava a temere. Alice tirava il coltello col rigido braccio. Lame di ghiaccio trafiggevano il palmo. Era come un sacco di plastica pieno di immondizia. La lama seghettata usciva a fatica. Alice tirava con forza rinnovata. Il sacco si apriva versando budella, icore e fetore. Le mani di Alice erano piene di sangue. Il calore fugace le dava sollievo, le lame di ghiaccio parevano uscire. Il falso sollievo rimaneva di stucco, riprendeva Alice a fuggire.

Di nuovo per vicoli oscuri e vuoti. Alice correva forsennata. Alice sapeva dove andare: il titano nel cielo era saggio, troppo saggio da ascoltare. Ma si doveva obbedirgli per fuggire alla morte. Alice sentiva ansimare. Rumore di artigli sull’asfalto del vicolo, dietro le spalle Alice sentiva la morte. Sopra la spalla si era girata a guardare. Cerbero tricefalo, vomitando fuoco, le puntava le natiche. La bestia enorme sbatteva contro i muri dei vicoli stretti. Terremoti e piccoli crolli. Ogni cosa sul suo cammino veniva schiantata.

- Alice la morte ti segue! La morte ti prende! La morte è la fine! Scappa Alice!

Alice piangeva ancora una volta. Iniziava a zoppicare. Il freddo maledetto le mordeva le gambe. La bestia feroce guadagnava terreno. Per tempi infiniti, tra mura infinite correva Alice, dimentica anche di respirare. Una porta nera le si parava di fronte. Sulla porta un cuore rosso a spray colato. Alice sapeva che la doveva attraversare. Allungò sulla maniglia la mano. Lame di ghiaccio la trafissero tutta. Sentiva dietro guaire. Cerbero tricefalo non si arrischiava ad avanzare. Tremava come un cucciolo ed Alice rideva, ma non c’era tempo: della morte non era l’unico messaggero. Alice apriva la porta e scendeva le scale.

sabato, ottobre 13, 2007

Sammy the Salmon & Fatlip



Secondo me è geniale...poi vedete un pò voi. Sammy the Salmon è il mio nuovo guru!!!!

Testo della canzone The Salmon Dance - The Chemical Brothers (Feat. Fatlip)

Hello Boys and girls, my name is FatLip
and this is my friend Sammy the Salmon
''1 - 2''
Today, we're going to teach you some fun facts about Salmon,
And a brand new dance.
Let me introduce to you a brand new dance
I know you're gonna love it if you give it one chance
It's not complicated, it's not too hard
You don't even have to be a hip hop star
See anyone can do it, all you need is style
Listen up peep gang (?) I'm a show you how
Put your hands to the side, as silly AS SILLY AS IT SEEMs
And shake your body like a salmon floatin' up stream!
I'll float up stream
(you know how we do it, you know how we do it)
Again
*All my peeps spend part of their life in fresh water*
*And part of their life in salt water*
Wow, very interesting
*We change round a couple of days after spawning*
*Then we DIE* (?)
When I first did the Salmon all the people just laughed
They looked around and stood like I was on crack
I heard somebody say out loud what the fuck is that
This nigga's dancin like a fish while he's doin' the snap
But the more I kept doing it the more they kept feelin' it
Tnd then I heard some bitches say yo that niggas killin' it
By the end of the night everyone was on my team
And the whole club was dancing like a salmon floatin' up stream!
I'll float up stream
(you know how we do it, you know how we do it)
again.
*Most of our friends find their home waters by their sense of smell*
*which is even more keen than that of a dog or a bear*
Wow.
*My family also rely on ocean currents, tides*
*The gravitational pull of the moon*
The moon? Fish pay attention to the moon? Wow.
*Did you know?*
What?

*That I could go to Japan, and back.*
You're kidding me. Amazing. Jeez.
*Polluted water can kill both baby salmon, that are developing*
*and the adult salmon, that are on their way to spawn.*
Wow what a shame, what a shame
Huh?
Woah.
Wow. Hey kids, hey give it up for Sammy the Salmon and his amazing salmon dance.
Huh? Whadda ya say?
Who's Hungry?

Da parecchio tempo non bevevo così...

- Death in Vegas - Hands around my Throat -

Qualsiasi cosa io possa pensare e scrivere esprime la mia medianità.

Non importa granché quanto io possa differire dalla mia categoria di riferimento...ho una categoria di riferimento. In sostanza e senza stare troppo a sottilizzare io sono ACCETTABILE, posso essere ritenuto sfigato o degno di considerazione, ma sono, comunque, pienamente ACCETTABILE.

La normalità è più di un concetto statistico, è assai più ampia di quanto non si possa pensare. Il sistema è enorme e comprende funzionalmente anche parecchio di ciò che è "anti-sistema".

Forse è solo una questione di originalità, una questione grandemente idiota, perchè potrebbe essere girata come questione dell'assoluta incapacità di sentire l'originale, o come la questione dell'autenticità, dell'originale-originale, dell'irripetibile.

Paradossale l'invariabilità della percezione della solitudine esistenziale che c'è se stai tra tanti altri e ti confondi con loro, o se sei diverso da tutti.

Ora come ora provoco a me stesso la più grande delle vergogne per il motivo stesso di starlo scrivendo, eppure lo scrivo.

Non si può mai davvero regredire, ne stupirsi veramente per ciò che si è sempre saputo.

mercoledì, ottobre 10, 2007

Assurdo quotidiano, ovvero, l'eterorazionalità


Avevo l'abitudine di pensare all'assurdo come qualcosa di eccezionale, di fuori dagli schemi e quindi di infrequente, qualcosa di isolabile, di circoscrivibile da cui prendere le distanze.


Convinzione sbagliata...o almeno, questo è quello che ho cominciato a pensare da qualche tempo a questa parte. L'assurdo è dietro ad ogni angolo, quotidianamente, parlando con ogni persona, lo trovi quando ti accorgi che ognuno ha i suoi propri riferimenti in merito a cosa è "razionale" e a cosa è "sensato", che l'aura di universalità di queste parole è solo apparente.


Ogni testa è un universo a se stante ed ha una propria "razionalità", certo, l'appartenenza a specifiche gruppi, culture, società influenza questa "razionalità" e rende in certa misura simile quella di due persone con la medesima appartenenza, ma non ci sono più identità totali, ognuno si caratterizza per appartenenze molteplici e comunque la "uniformità" della razionalità richiesta/imposta dal gruppo/cultura/società (forse per fortuna) non è totale, ma è la minima indispensabile.


L'assurdo, o meglio "l'etero-razionale" se non proprio l'assurdo, è un oceano profondissimo ed "il comune buon senso", "la razionalità" sono funzioni sociali artificiali che formano una sottile patina sulla sua superficie.


(mentre finisco di scrivere ho già maturato delle obiezioni da muovere a me stesso ed al mio discorso, ma penso che lo lascerò come fotografia di un momento di solitudine esistenziale e mi accoderò ad eventuali commenti altrui :) )

martedì, ottobre 09, 2007

Petulanza e intolleranza, con una buona dose di panza


Rabbioso, intollerante, dalla lagnanza facile, sovrastimatore di problemi, sottostimatore di capacità.

Forse mai quanto ora.

Forse per colpa del brusco (ma non totale) ridimensionamento delle sigarette fumate al dì.

Stanco, stanco di me stesso, ma anche incapace di soluzioni radicali perchè non è tutto da buttare e perchè non tutti i problemi che mi assillano la testa sono cazzate pompate.

Devo farmi un corso di yoga...ma ho paura che non serva a niente.

Forse dovrei imparare semplicemente a fare più spesso respiri profondi.

lunedì, ottobre 08, 2007

Piccole, stupide, rapide riflessioni sulla morale


- Locandina del film "In questo mondo libero" di Ken Loach, la visione del quale è stata l'incipit per discussioni e riflessioni del tenore di quanto scritto a seguire -

La differenza tra teoria e pratica.

La differenza tra valore, atteggiamento e comportamento.

La coerenza tra idee e azioni e la moderazione.

Temi di rilevante importanza.

Il fatto che non sempre il nostro agire è perfettamente all'altezza dei nostri valori, il fatto che a volte sacrifichiamo parte della nostra "rettitudine" al pragmatismo e alla concretezza, il fatto che mediamo tra quello che "deve essere" e quello che "può essere", tra ciò che ci piace e ciò che riteniamo giusto...rende meno degne le nostre convinzioni, la nostra etica, la nostra morale?

Non credo, in fondo i valori sono qualcosa a cui tendere, rispetto ai quali orientarci, ma ci sono diversi ordini e tipi di valori che coesistono in ognuno di noi (tranne forse le eccezioni degli estremisti, ma anche in quel caso si potrebbe discutere). Ogni valore ha una sua rilevanza specifica, ognuno partecipa a costituire la nostra identità. Ed è proprio di questa fitta rete di riferimenti (oltre che ad elementi di altra natura) che teniamo conto nell'agire e non ad uno solo tra essi (anche se uno può essere dominante rispetto ad altri in una specifica situazione).

Riflettere sull'incoerenza che può esserci tra il modo in cui ci comportiamo ed i valori che affermiamo/vogliamo/crediamo di seguire, può portarci a rivedere i nostri comportamenti o ad essere più critici nel definire le modalità con cui pensiamo di realizzare i valori stessi, ma non necessariamente (e anzi, molto difficilmente) ci porterà ad abbandonare questi ultimi del tutto, presi da cinismo totale o ad assumerne alcuni in modo fanatico come dogmi assoluti che non ammettono alcun ti pò di eccezioni, limitazioni o adattamenti nella loro concretizzazione.

Siamo esseri umani, quindi fallibili, e i valori sono riferimenti astratti...commettere un errore o, semplicemente, mediare tra più valori o tra valori ed esigenze pratiche, non priva di per sé il valore del suo significato.

domenica, settembre 30, 2007

Autumn inside


Non so esattamente cosa mi stia succedendo in questi giorni.

Sono nervoso e stressato come raramente prima d'ora, ma la cosa più strana è che non ho idea di cosa concretamente mi faccia stare così. Ok c'è la tesi, ok c'è la fine della vita da studente, ma queste cose non mi bastano come spiegazione, ho sempre la sensazione di un qualcosa oltre di inafferrabile, ma presente.

Magari è solo "anomia", la mancanza di un inquadramento stabile per le mie giornate, d’altronde ho finito i corsi e vengo in università molto più di rado. Restare a casa troppo spesso mi fa male all'umore, benché non sia sufficiente "uscire di casa" per risolvere.

spero a breve di potermi mettere sotto con la tesi, inoltre, da venerdì comincerò a lavorare in università. Immagino che queste cose dovrebbero aiutarmi. Sono sempre stato un "contemplativo" e ho sempre grandemente subito il "fascino del vuoto".

Il vortice del pensiero chiuso in se stesso, però, negli ultimi anni, man mano che si è fatta strada la consapevolezza profonda che il tempo non è infinito benché per tutto ci voglia tempo, ha cominciato a nausearmi, a stancarmi, a farmi male.

Il malessere dovrebbe essere spinta sufficiente all'azione, ma c'è l'inerzia dell'abitudine, di quel fascino di cui parlavo sopra e comunque resta il fatto che sono un "contemplativo" e non un "frenetico". Devo elaborare le mie vie di mezzo, i miei tempi e i miei spazi, parallelamente devo capire il mio nuovo me, i miei desideri, bisogni, aspirazioni e non c'è "prima uno, poi l'altro", le due cose sono contestuali e proprio in questo sta la complessità.


...e comunque è autunno (anche se oggi fa caldo) e questo spiega molte cose...

martedì, settembre 25, 2007

SPIME...



Possiamo digerire molto più di quanto assimiliamo, percepire molto più di quanto interpretiamo e questo può essere la via della sostenibilità, dell'adattabilità, la risposta all'incertezza.

SPIME, informazioni sostanziate, oggetti che "ricordano" e "comunicano" l'uso che ne facciamo, mari di informazioni raccolte "irrazionalmente", prima di sapere se e come ci serviranno, come un brainstorming totale che produce idee innumerevoli tra le quali alcune, la minoranza, risultano vincenti. Ogni singolo prodotto come un esperimento di esistenza, come una piccola "metastoria" che compone una "società sincronica".

Il nuovo valore, la nuova etica: il tempo e le possibilità, ogni valutazione va calibrata su quante possibilità, potenzialità ci apre una scelta da qui verso il futuro. Tutto ciò che riduce le nostre possibilità, la nostra adattabilità, la nostra capacità di rispondere all'imprevisto-imprevedibile è da ritenersi deviante e va scartata.

Basta errori epocali, abnormi, irreversibili. Più microerrori e più riflessione e messa a frutto dell'esperienza ricavata, maggiore adattività all'accidente, all'inimmaginabile secondo la logica dell'accumulazione di informazioni senza pretesa di uso razionale noto a priori, della rapidità di elaborazione di ogni nuovo problema e di ricerca dela soluzione entro il campo informativo noto piuttosto che da elaborare.

Tutto questo mi deriva dalla lettura preliminare di un interessante saggio di Bruce Sterling, "La forma del futuro", scrittore di fantascienza da me assai apprezzato che immagina qui il futuro a partire dagli oggetti, dalle loro caratteristiche e dalla loro natura. A volte mi sembra delirante, altre mi fanno paura le immagini che evoca, salvo poi trovarle molto affascinanti. Mi sta prendendo molto, inoltre ho scoperto che Sterling cura la rubrica "Beyond the Beyond" sul blog Wired ed è proprio da li che viene il video musicale a corredo del post.

sabato, settembre 22, 2007

Il lago, la ragazza e Servillo


Ieri ho rivisto Servillo all'opera.

"La ragazza del lago". Bel film, soprattutto belle atmosfere invernali, fredde, montane, pacate, ovattate e tutti gli altri aggettivi che potrei cercare di usare per rendere sensazioni provate che, in sostanza, non credo potrei mai riuscire a rendere.

Forse il film è un pò lento, forse, come dicono molte recensioni la presenza di Servillo schiaccia quella di tutti i comprimari, ma a me è piaciuto, probabilmente, in effetti, proprio per l'attore protagonista.

Comunque, anche se non si può parlare certo di capolavoro (come si può fare, per me, con "Le conseguenze dell'amore", con lo stesso Servillo e la regia di Sorrentino), fa piacere vedere come il cinema italiano riesca a produrre film del genere e non si possa ridurre a "vacanze di natale" e vanzinate simili. Lo so, lo so, sto facendo lo snob...ma per ora contemplare il mio Paese (e me stesso in esso, non me ne tiro certo fuori) mi da un pò lo sconforto.

Non so che pensare di Grillo..."ci salverà" o sarà solo un altro urlatore in quest'operetta? Defibrillatore o bastone puntuto per stuzzicare l'orso malato attraverso le sbarre della gabbia?
Di sicuro, lo so già e non devo chiedermelo, Grillo non basta, sarebbe ridicolo pensarlo, quello che mi chiedo è se porterà a qualcosa o se finirà ancora in calunnie su calunnie. (La mia ingenua trappola è tesa, aspetto g. al varco).

lunedì, settembre 17, 2007

8 cose su di me


Molto rapidamente e solo considerando il fatto che il "teribbile" esame di filosofia politica (penultimo della mia carriera universitaria) che pensavo mattutino, ho scoperto di averlo in realtà di pomeriggio.

Cose che dovevo fare:
  • continuare a scrivere sul bolg (appunto).
  • finire di scrivere una accurata quanto lunga risposta alla domanda che il buon g. mi aveva posto replicando al post precedente (stavo sforando la pagina, ma l'ho lasciata li per intervenuti problemi di connessione).
  • rispondere alla cara Amanda in modo quantomai appropriato (vedi problema punto precedente)
  • obbedire all'ingiunzione della cara Mandeorla, dunque a seguire...
...a seguire otto (mo vediamo) verità - curiosità - pettegolezzi che mi riguardano. Temo che potrei essere almeno un pò brutalmente sincero, ma visto che il soggetto sono io, farò male solo a me stesso.
  1. Ho la fissazione assurda di essere "corretto" (anche se, com'è ovvio, passo fin troppo tempo a capire che significa) e mi preoccupo fin troppo di cosa possano pensare gli altri. Il che non significa affatto che poi io sia sempre "corretto" o che voglia sempre esserlo, anzi, è solo che ho l'ossessione.
  2. Sono figlio di mio padre e di mia madre (ma va!), un ingegnere ed un'insegnante di lettere e sono costantemente lacerato (come già ho detto altre volte in altre forme) tra una parte razionale e logica che di norma e per i più è la più evidente e, forse dominante, ed una più emotiva e passionale che si vede in momenti specifici e che mi fa costantemente sentire scontento rispetto a come sono (nel senso di razionale). E questa sarebbe solo la punta dell'iceberg delle mie contraddizioni laceranti di origine familiare...
  3. Da piccolo schifavo peperoni, melanzane e carciofi. Adesso schifo solo i carciofi, peperoni e melanzane li adoro.
  4. Ho fatto un sacco di esperienze tipiche (almeno per la mia generazione se non per la mia epoca) da un pò a molto in ritardo rispetto a quando sarebbe tipico farle, ma non ho ancora capito se questa cosa ha degli aspetti positivi o sono solo un tardone.
  5. Odio il "tempo espanso" ovvero quello che si sperimenta nel periodo (da poche ore a qualche giorno) prima di un evento sgradevole ed inevitabile. Questo tempo sembra non passare mai eppure finire troppo in fretta perchè ti viene da fare tutto tranne quello che dovresti fare per prepararti al meglio al momento sgradevole incombente e, siccome ti sembra tempo vuoto, finisci per riempirlo pensando ad un sacco di cose, tutte comunque non particolarmente gradevoli e siccome i cattivi pensieri sono additivi, anzi, moltiplicativi...
  6. La mia ciclotimia (frequenti sbalzi di umore) mi qualifica tanto quanto la mia tendenza alla logorrea e alla capacità di impegnarmi a convincere di qualcosa me stesso, mentre sto parlando con altri. Ho anche qualche pregio :)
  7. E' da qualche anno, e la cosa peggiora con il tempo, che mi atterrisce realizzare quanto sono diventato "vecchio".
  8. Riesco ad essere terribilmente fatalista e sono ossessionato dall'empatia. La via del sociologo è contemporaneamente la migliore e la peggiore che potessi scegliere.
A questo punto, secondo le istruzioni di mandorla, dovrei indicare altre otto vittime designate di questo autosputtanamento (come se non lo facessi già di mio). Ma per motivi che le ho già spiegato, indicherò l'unica persona dotata di blog (attivo) oltre lei che conosco.

Amanda

mercoledì, settembre 12, 2007

Agrafia...


L'altro giorno, dopo la consegnia dell'estenuante tesina a tema violazione dei diritti umani in Cecenia, mi era tornata voglia di scrivere, oltre che buon umore. Per quanto uno possa cercare di prendere le distanze quando fa una cosa del genere, è inevitabile restarne colpiti e, visto che la situazione nella repubblica caucasica è veramente ai limiti del concepibile, ero sollevato dal non dover più leggere/scrivere di quell'atrocità ogni giorno. Magari, dopo l'orale, cinicamente dimenticherò, anche se non del tutto.

Comunque, mi era tornata la voglia di scrivere e avevo scritto, ma una connessione incomprensibilmente assente mi aveva impedito di pubblicare e, il riavvio forzato del pc, di salvare le quattro idiozie scritte.

Ora il mood è tornato un pò ad essere quello del mutismo (l'equivalente grafico...agrafia?), ma siccome nonostante non scriva un cavolo da tempo vedo che, quotidianamente, ci sono almeno un 16-17 visite, perseverare in questo stato di inazione mi sembra...scorretto (?).

Non che con questo post io abbia aggiunto gran che al nulla, ma volevo ringraziare g. (in particolare per le sue sagge riflessioni da uomo maturo - e non scherzo -), amanda, angelo e tutti gli altri che sono passati a leggere o scrivere.

PS: avevo un'ammorbante dissertazione sulla natura della "normalità" e della "anormalità", ma mi ero rotto le palle da solo ed ho voluto risparmiarvela.

mercoledì, agosto 29, 2007

Pane, confusione e serie televisive che mi piacciono da parecchio tempo



Di nuovo piena sindrome da Scrubs...

Mio cugino mi ha passato la quinta serie e me la sto divorando nei ritagli di tempo. Non pensavo potesse farmi ancora lo stesso effetto: mi diverte, mi fa pensare, mi rattrista un pò e dopo mi sento strano e finisco per farmi un sacco di domande a cui finisco molto presto per non dare risposta.

Comunque, il fatto ora è che mi sento sospeso, sospeso in mezzo ad un mare di cose e non so bene da che parte andare. Sarà il periodo, saranno gli eventi recenti, sarà una spropositata tesina da fare in fretta con il timore di metterci molta fatica e ottenere risultati inadeguati e rovinarmi la media (sono due esami accorpati, il voto vale doppio), sarà che devo capire come mi sento rispetto a tante cose, sarà che sono prossimo all'età adulta, sarà che per tutte queste cose deve passare del tempo...boh.

Il risultato è, comunque, che fumo come un turco (mi perdonino i turchi salutisti) e faccio incubi assurdi (no, stanotte no), specie nella prima mattinata, appena prima del risveglio, in cui muoio obeso, solo e sfaccendato per complicanze cardiache (tutti pensano ai problemi che il fumo causa ai polmoni, di recente alla mia attenzione è stato fatto notare che ne causa anche al cuore).

Come dico sempre, e come mi impegno a credere, la cosa bella di questi periodi è che finiscono (glissando agevolmente sulla natura potenziale di quelli a seguire).

martedì, agosto 21, 2007

Il lungo viaggio verso casa

- Nel video un momento della tradizionale processione "in corsa" di St. Sebastiano, benchè io non sia particolarmente devoto, la cosa è piuttosto caratteristica. Kliccando sul titolo del post, maggiori informazioni -
A volte gli adii sono davvero tristi...
Molta gente nella mia condizione, quella di figlio di emigrati meridionali che tornano nel periodo estivo ai luoghi natali, tollera la trasferta sempre più malvolentieri fintanto che è forzata, poi prende rapidamente le distanze, archiviando la cosa tra i ricordi infantil-adolescenziali.
Altra gente, tra i quali mi colloco io, invece finisce per considerare quel posto una seconda casa, una meta felice a cui pensare ogni tanto, un luogo dove tornare volentieri ogni anno, nonostante l'età che avanza.
Personalmente, in questo posto ho gli amici che conosco da più tempo e ai quali sono profondamente legato. Molti di loro non sono nemmeno di qui, anche loro figli dell'emigrazione, alcuni invece se ne vogliono andare o se ne sono andati, ma ci sono circa una ventina di giorni all'anno in cui non mancherebbero di tornare per nessun motivo al mondo.
Questo posto per me è qualcosa di indefinibile, qui ho vissuto ogni genere di esperienza, non necessariamente positiva: mi sono innamorato (infatuato), mi sono divertito, ho riso, scherzato, mi sono incazzato, ubriacato, ho vomitato e sono arrivato sull'orlo del coma etilico, ho portato a spalla un amico sull'orlo del coma etilico all'ospedale. Ho sperimentato l'amicizia, l'abbandono, il tradimento e la fedeltà, la tristezza, la nostalgia e la paura, il senso di colpa. Mi sono sentito orgoglioso e mi sono vergognato...sono cresciuto.
Si tratta di cose che ho fatto anche nel luogo degli altri 11 mesi, che comunque è casa mia ed è dove si svolge la mia vita, ma l'estate, la concentrazione incredibile di eventi, gli affetti, una parte consistente e importante della mia famiglia e molti dei miei ricordi sono qui...e avranno sempre un posto nella mia mente e nel mio cuore.
Un addio triste quello di oggi, eppure una voglia enorme di tornare a casa e combattere per riavere (o avere) una delle cose forse più importanti della mia vita ad oggi.

sabato, agosto 18, 2007

Nella buca del formicaleone


Scrivo e parlo…cerco di imparare, in tempo, perché tutto questo non sia inutile.

Cerco di fare la cosa giusta, ma non è facile, tutto sembra così terribilmente sbagliato.

Sono solo? Chiunque è solo di fronte a se stesso. Quindi punto e da capo, a spremere ogni consiglio per cavarne un goccio di sostanza, di luce, di risposta.

Come sempre, invariantemente, il tempo vuole ciò che è suo e sarà vischioso e lento quanto crede e tanto più quanto si cerca di far si che non lo sia.

Matura e cresci, non morire e divieni più forte, a questo serve.

Ci vuole una fatica abnorme a non credere alle coincidenze, il contrappasso è dietro l’angolo e non per giustizia, comunque non una che sia intelligibile, solo e sempre per il caso e secondo una proporzionalità altrettanto oscura.

Incredibile è lodare appassionatamente presso qualcuno che non si deve convincere di nulla, qualcosa che si ha paura di stare perdendo e che ci si deve convincere a non lasciar fuggire.

Il nucleo è sofferenza, tristezza, confusione, tutto il resto è noia e fastidio, ogni singola cosa, tanto che a pensarci uno si sente terribilmente arrogante, visto che, come è giusto che sia il mondo gira come ha sempre fatto, perfino in presenza di sofferenze incommensurabilmente maggiori…che vergogna!

Il senso del dramma l’ho sempre avuto, ma era da tempo che lo avversavo con risultati tutto sommato apprezzabili…la differenza è quando non si tratta di un vezzo, ma di uno stato d’animo da cui non riesco a uscire pur con tutti gli sforzi che faccio, come dalla buca di un formicaleone.

E, in tutto questo, so anche che, molto probabilmente, non dovrei scrivere nulla sul blog e che questa mia iperespansività da diario segreto su un diario che è decisamente pubblico, è quantomeno fuori luogo…come dicevo tempo fa, d'altronde, la consapevolezza è il primo passo, ma, spesso, il miglior alibi per non continuare a camminare.

venerdì, agosto 17, 2007

Bleeding heart


Ho dell'Amore il più cieco terrore...

Una volta accettato presso di sé non c'è alcuna difesa e la sua forza, come tutte quelle primigene del cosmo, non ha alcun connotato morale, non è ne buona ne cattiva, è solo immensa, può spingere a creare, riempire l'anima ed inebriare, come distruggere ogni cosa, devastare lasciando infinite macerie sul suo cammino.

Certo, non dico niente di nuovo e, forse, non parlerò così dopo che "questo" sarà passato, ma so che c'è chi capisce cosa intendo ed ora avevo solo bisogno di dirlo.

Mi sento perso, confuso come mai, come non avessi solido pavimento sotto i miei piedi, ma una foschia inconsistente in cui ogni passo mi fa sprofondare maggiormente.

Questa è forse la più grande delle paure che mi hanno attanagliato e, ora che l'affronto, mi sento totalmente annichilito e nulla di quello che posso dire o fare sembra poter risolvere la situazione, eppure l'idea di abbandonare tutto mi terrorizza forse ancora di più, perchè ormai quel confine l'ho superato, quella porta l'ho aperta e non posso tornare indietro.

lunedì, agosto 13, 2007

Summer connection



Quando si dice la fortuna...

Si potrebbe pensare, che oggi come oggi, chiunque abbia un router wireless sappia che è opportuno proteggere la connessione per evitare i terribili vampiri di banda. Si potrebbe pensarlo, come facevo io, ma ci si sbaglierebbe, e per fortuna.

Dopo due Alice protette con WPA, trac! Ecco che, girando per lo scantinato con il computer acceso con la scheda di rete attiva, ti becco una connessione aperta. Ovviamente mi ci butto a pesce (nella rete) e, in un colpo, recupero qualche oretta di connessione e mi levo dalla testa l'insistenza di mio padre che, non riuscendo a collegarsi con il 56k, smania per trasmettere file di lavoro, non accontentandosi del mio parere negativo, ma richiedendone altri due (sempre negativi).

Che fare, ringrazio sentitamente l'ignaro e ignoto benefattore, a cui non penso di togliere molto visto che ho poco tempo per connettermi e di solito lo faccio ad orari improbi per i più e riapro i battenti del blog, anche se solo per una breve comunicazione estemporanea.

Di cose da dire ne avrei tante, la vacanza procede, ma lascio il tutto ad un prossimo post, non so quando. Buona prosecuzione a tutti...

venerdì, agosto 03, 2007

La sottile inquietudine casuale



Ancora qui, lo so, dovrei essere a letto, ma la partenza è stata grandemente ritardata, quindi nn c'è necessità che mi svegli alle 5.

Invece di dormire, ecco che mi imbatto in qualcosa di sottilmente inquietante. Questo video, trovato a caso girando su youtube, si accompagna ad altri similmente inquietanti dello stesso autore, chi li voglia vedere li trova qui. Il sottofondo musicale, il tema, i personaggi...ha qualcosa di candidamente terribile.

Spiccano, tra quelli visionati, la serie di Salad Fingers ed un "tenero" pezzo su San Valentino.

giovedì, agosto 02, 2007

La lunga strada per (l'altra) casa


Per l'ennesima volta una sottile tristezza mi pervade, poco prima della partenza.

Non so, probabilmente ha a che fare con le ritualità familiari e personali, con gli eventi che, avvicendandosi, scandiscono il passare del tempo. Magari ha anche a che fare con il fatto che, al mio ritorno, non ci saranno più lezioni da seguire o qualsivoglia altra simile certezza, solo due orribili tesine (nel senso di molto fastidiose) e una TESI di laurea che, una volta tanto, vorrei fare bene.

Mi sento un pò solo e spaesato: amici che fanno le loro cose senza di me e la tipa distante...una nota di infantilismo in questi rimuginamenti.

Paranoie a parte, devo raggiungere la Sicilia in macchina e si prevede bollino nero per quanto riguarda il traffico, a ciò si aggiunga che voglio un sacco bene a mia sorella, ma che difficilmente possiamo stare a lungo vicini in uno spazio ristretto come la macchina senza dare in escandescenze, e ci sono pure i miei e c'è pure il fatto che, ipotizzando lunghe pause di silenzio (non rare durante un viaggio di una sedicina d'ore), dovrò stare a lungo solo con me stesso, prospettiva che mi annoia nn poco, è una cosa di cui ho sempre meno voglia, foriera di pessimi pensieri.

Ok, vedremo di sopravvivere, e magari anche di divertirci :) (nn durante il viaggio, si intende).

Ancora auguri di buone vacanze a tutti, che vi dislochiate o rimaniate dove siete sempre stati.

lunedì, luglio 23, 2007

Metallo (e silicio) urlante...



- Ho cambiato il video con uno un pò più chiaro -

Sapevo che sarebbe successo...da piccolo sognavo che l'avrei visto succedere ed ora sta succedendo: la fusione tra l'uomo e la macchina muove i suoi primi passi allo scoperto. Da qui in poi, oltre che gioire per le possibilità restituite a persone menomate, un infinità di quesiti nuovi, etici, giuridici e pratici, mai posti prima d'ora...da qui in poi si potrà pensare l'oltreuomo (anche se in termini differenti) non solo come un'astrazione.

Gibson e Sterling (ed Evangelisti, in particolare con il ciclo del Metallo Urlante) come Verne? Staremo a vedere...

Con questo post, chiudo (probabilmente) le trasmissioni per la pausa estiva. Buone vacanze a tutti, a chi va e a chi resta.

lunedì, luglio 16, 2007

Back to home


- Per la foto aspetto la spedizione del cugino Peppe -

Matrimonio lampo con tanto di aragoste callose e deliziosi cannoli alla siciliana farciti sul momento.

Con prato all'inglese, tramonti incredibili, mari limpidissimi, entroterra boscosi.

Con parenti lontani, amici simpatici, cugine bellissime, specie in bianco, ora intorno al mondo.

Ritorno lampo e inatteso, con notifica giunta tra capo e collo mentre si era intenti a rianimare una lampada ormai passata a miglior vita al capezzale del nonno che, stremato e devastato, non può fare a meno di resistere.

Incubi strani in cui dare giustificazioni inascoltate alle persone sbagliate per le cose sbagliate.

La sensazione insopportabile di non aver fatto nulla di sbagliato ma di avere sbagliato lo stesso.

Delusione assonnata altrui (supposta?) e la speranza, disattesa, di poter dormire il più a lungo possibile per non pensarci troppo, oltre che per recuperare sonno arretrato da troppo.

L'idea che "quello che è giusto fare" sia, almeno in certi frangenti, netto e ben definito, viene continuamente smentita dall'esperienza e nonostante l'esperienza...dopo la frenesia ricerco ancora la calma.

mercoledì, luglio 04, 2007

Nostalgia di mai e di forse



- Il video è tratto dal film "l'appartamento spagnolo", se non lo avete visto occhio agli spoiler (non guardatelo se no magari vi rovinate la visione del film) -

Questa luce non appartiene a questo posto. Questo cielo di un blu talmente profondo da fare male, queste nuvole bianche, enormi, placide, questo vento fresco che porta ancora l'eco di piogge passate ed anticipa piogge venture non sono di qui...erano in Francia, poco meno di un anno fa, venivano dall'oceano e rendevano i colori più vividi, i contrasti più marcati ed il mondo, in qualche modo irreale.

Ci sono momenti in cui la nostalgia fa paura, anche se non sai bene di che cosa hai nostalgia.

Quante cose guardiamo tutto i giorni senza mai o più vederle. Un oggetto, che so un portamatite che è sempre stato sul tavolo, la libreria, uno zaino ridotto ai minimi termini, la tua faccia allo specchio...di colpo ti trovi a fissarli e non li riconosci, ti sembrano alieni, li vedi per la prima, primissima volta. Tutte le sensazioni che avevi loro associato, agli oggetti individualmente se avevano una certa importanza, o al contesto in cui stanno nel complesso, si perdono lasciando un vuoto doloroso e un profondo disorientamento.

Fortunatamente, odiando la mente il vuoto, per associazioni rapide, si richiamano ricordi dalla memoria a riempire quell'ultimo. Questi ricordi, per opera dello straniamento, finiscono spesso per essere di luoghi e/o tempi lontani, ricordi di noi com'eravamo e di come non siamo più o di come pensavamo che saremmo stati e non siamo stati, ricordi di posti diversi visti per poco tempo ma profondamente impressi, di suoni, profumi, colori, di vita differente, posti a cavallo tra il passato e la prospettiva, seppure per lo più improbabile, tra la memoria e il possibile.

Com'è che il posto che chiamiamo "casa" diventa casa e quante e quali forme può assumere?

Ho visto "l'appartamento spagnolo", un pò mi faceva paura, ma l'ho visto...un bel film.

domenica, luglio 01, 2007

POFFARBACCO!!!!!!



Non ho potuto resistere...

lunedì, giugno 25, 2007

La donna perfetta (parte seconda)


- Ecco la seconda parte. Sicuramente non è quello che molti tra coloro che hanno letto la prima si aspettavano e sicuramente non sarà l'ultima parte, ma mi è venuto da scriverla ed è uscita così. vedete un pò voi se vi piace e poi fatemi sapere nei modi consueti. PS: mi sono accorto di vari errori nella parte precedente, soprattutto ripetizioni e punteggiatura. Andrò correggendoli, anche se non ora che ho sonno -

- Cazzate! E’ solo che non l’ho ancora trovata come la voglio!

- Sei tu a dire cazzate, ti spari di quei viaggi assurdi! Ogni volta che ne trovi una che ci si avvicina...trac! Rivedi la cosa al rialzo. La verità è che sei un cacasotto. Guarda che comunque non c’è nessun problema, se vuoi continuare ad aver paura delle relazioni fai pure, basta che lo ammetti a te stesso.

Alberto guardò l’amico con sufficienza: di critiche di quel genere ne aveva ricevute in abbondanza, ma recedere dal suo fermo convincimento non era opzione possibile.

- Forse a te fa piacere raccontartela così, a te basta “accontentarti” perché credi non valga la pena aspettare per ottenere ciò che veramente si desidera. Beh è un problema tuo, se io la incontrassi saprei che è lei ed ogni altra discussione, pensiero, paranoia sarebbe superflua.

Francesca che fino a quel momento era rimasta concentrata sulla guida, non potè esimersi da un commento, sentendosi lei stessa indirettamente colpita.

- Mi spiace dovertelo dire ma penso anche io che ti stia nascondendo dietro ad un dito. Parli di “Lei” come se fosse una persona concreta, ma invece sta solo nella tua testa e non pare tu le voglia dare nessuna chance per concretizzarsi. Prendi Roberta: è carina, intelligente e simpatica, che cazzo ti è passato in testa di piantarla così?

- Si, si, era tutte quelle cose, senz’altro, ma mi si abbandonava troppo, perdeva ogni inziativa…

Riccardo era veramente infastidito: ascoltava Alberto dire idiozie sulla sua donna ideale ormai da troppo tempo, parlargli era inutile, tanti e tali erano i cavilli logici dietro cui si barricava che era impossibile fargli venire un qualsivoglia dubbio. Aveva una gran voglia di spaccargli quella testaccia dura.

- Porca troia! Ma è possibile che ti debba sentire dire sempre le stesse stronzate!?!? Le piacevi e non mi pare che lei “si fosse annullata in te” o cazzate del genere, cercava solo di avvicinarti, ma figurati, tu sei troppo delicato, troppo sofisticato per dare confidenza ad un essere umano del sesso opposto. Continua così e comincerò a pensare che sei gay!

Francesca che, avendo deciso di lasciare perdere quella contesa, scontata in partenza, ascoltava della discussione un brano si e uno nò,

- Che c’entrano adesso i gay, ma è possibile che voi maschi la dobbiate fare finire sempre con manifestazioni di omofobia da parata e machismo da accatto?

- Cazzo Francesca puoi evitare? Guida cristo! Guida! Stiamo parlando io e lui, puoi farti i cazzi tuoi per una volta?

Riccardo avrebbe pagato quel suo eccesso, ma Francesca decise che non sarebbe stato quello il momento. Prese l’adeguato appunto mentale e tornò a concentrarsi sulla guida con una faccia che prometteva niente di meno che qualcosa di piacevole come una ceretta inguinale.

Alberto, annoiato dall’essersi trovato per l’ennesima volta a spiegare la sua filosofia riguardo i rapporti di coppia, si perdeva con lo sguardo a seguire i profili morbidi di colline verdi sotto il cielo grigio che instancabile rigurgitava mestizia invernale, particolarmente fastidiosa quando hai il cervello in loop su qualcosa che non ti torna.

Infondo dimostrava, su quei discorsi, più sicurezza di quanta realmente ne avesse. Va bene mantenersi fedeli alla linea, ma di tempo ne era passato veramente troppo e l’idea che fosse lui a decidere che non doveva viversela bene, in attesa di una ragazza che ovviamente non poteva esistere, visto che lui stesso faceva in modo che non esistesse per non rischiare di essere felice, lo stava tormentando sempre più spesso.

Il vociare collerico dell’amico divenne un sottofondo indistinto con la radio, il rumore del motore e dei clacson delle macchine in coda. L’unico suono che veramente ascoltava era quello dello scrosciare intenso della pioggia sui vetri appannati che, del panorama, sempre meno concedevano ai suoi occhi distratti, diagonale, lui, sul sedile posteriore della lancia ipsilon.

---- ooo ----

Si accese una sigaretta, più per noia che per concreto desiderio. Certo, avrebbe pure potuto sfilare dallo zaino “I pilastri della terra” di Follet, gli mancava poco per finirlo e il romanzo lo avvinceva molto, ma era preso da un attacco acuto di noia esistenziale totale e qualsiasi altra cosa, a parte rimuginare, gli pareva insopportabilmente pesante.

Il vento gelido, dopo pochi minuti, faceva sembrare naso e orecchie corpi estranei, pronti a cadere a terra frantumandosi al primo strattone. I pochi futuri passeggeri di treno che condividevano il marciapiede del binario uno con lui cercavano riparo dalle raffiche dietro alle quadrate colonne della pensilina.

Un ragazzo armeggiava con un accendino da cinque minuti buoni, senza alcuna fortuna, accumulando rabbia ad ogni scintilla. Una ragazza fissava un opuscolo senza minimamente vederlo, con la faccia triste che puoi avere solo d’inverno, solo se fa freddo e tira vento. La segretaria della segreteria studenti, con la minigonna e i collant neri, seduta sulla panchina, dondolava le gambe annoiata pensando, forse, a quando, anni fa, non le riusciva così difficile sentirsi carina vestita in quel modo.

Alberto contemplava quel mondo buio, crepuscolare, con la superiorità di chi sa quello che vuole, ma contemporaneamente affascinato come chi osserva qualcosa di evidentemente fragile che gli ricorda una fragilità propria, spesso maldestrampente celata.

La ragazza con i corti capelli castani, il nasino impertinente e i profondi occhi azzurri…forse…no, in realtà no, troppo tirata, sicuramente fighetta, magari anche intelligente, ma sicuramente più superficiale, troppo legata ad un’estetica scontata per poterlo apprezzare, per poter cogliere la sua interiorità.

Una mora, appoggiata alla colonna sotto i tabelloni elettronici. Sembra aver carattere, ed ha pure un fisico mica male: guarda che tette…ma no, troppo indipendente, troppo sicura: ok una ragazza che non si faccia schiacciare, che non annulli la sua personalità nel rapporto, ma una così! Che cazzo poteva offrirle? No, sicuramente per lei ci voleva uno molto sicuro di sé e lui, Alberto, di certo non lo era abbastanza, non per lei.

Quell’analisi delle possibilità, scontata negli esiti, andò avanti per non più di dieci minuti, poi arrivò il treno e con esso l’improba scelta tra carrozza frigorifero e carrozza inferno con battiscopa arroventato in grado di squagliare suole di gomma. Il viaggio si sintetizzò in un sonno untuoso ma stranamente riposante, seppur breve.

lunedì, giugno 18, 2007

Finding Myself (repeatedly)


Il mio senso morale scalpita e scopro di essere come non pensavo, o forse, di essere come non volevo pensare di essere e come infondo sapevo di essere...

Forse...ma comunque non è così semplice, la trappola del buono-cattivo, sinistra-destra, e altre dicotomie totalizzanti del genere è perennemente in agguato.

Non si può risolvere tutto in ero bianco (o rosso, o giallo, ecc.) e adesso sono nero, nel frattempo sono anche cresciuto, maturato (credo) se forse ho sempre voluto ignorare certe congenite tendenze, certi moti dell'animo a favore di altri, questo non vuol dire ne che, in effetti, ho "sempre saputo esattamente come sono fatto ed ho cercato di essere in uno specifico altro modo", vuol dire solo , come credo sia normale fino ad una certa età, seppure ovviamente a modo mio e nella mia misura, che ho sempre rifuggito una definizione di me stesso sufficientemente consapevole e attenta (anche qui, non certo per tutto: certi caratteri me li attribuisco da tempo con vigore).

Oltre a ciò è vero anche che chi sono, anche questo ovvio, non è qualcosa di statico: non imparo ad essere me stesso in senso stretto, ma in senso lato; non raggiungo qualcosa che c'è sempre stato e che ha sempre avuto una certa forma, ma cerco forse di avere una maggiore consapevolezza ed anche un minimo di controllo su ciò che divengo, pur nel suo fluire continuo.

Sono un pò spaesato, ma cerco di relativizzare il relativismo che era, paradossalmente diventato granitico nella sua informità, intransigente e rigido; di apprezzare le idee perchè sono idee che trovo apprezzabili e non per essere apprezzato a priori.

L'età adulta che incombe porta con se la sua sclerosi? Forse, forse no, infondo non credo che cercare un minimo di autodefinizione mi priverà di apertura e flessibilità mentale.

domenica, giugno 17, 2007

La donna perfetta (parte prima)


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A seguire la prima parte di un racconto che mi è nato in mente nelle ultime ore di veglia di questo sabato sera inaspettatamente casalingo, stimolato da alcune singolari letture. La seconda parte sarà, spero (tempo e voglia permettendo), disponibile a breve su questo stesso blog e dovrebbe rendere un pò più intelleggibile quanto raccontato.

*********

Incedeva con passo soave al centro del locale.

Di bruti puteolenti ve n'eran un bel pò, tanto che il miasma intenso che esalavasi dai loro corpi dava all'aere consistenza oleosa.

Avrebbe, per quanto le concerneva, potuto pure trovarsi nel bel mezzo di un roseto odoroso, sarebbe stata la medesima cosa.

Da quelle facce, ora adunche, ora grumose, callose, rugose, sdentate, sfregiate, si levavano sguardi bramosi, talmente puntuti e violenti che avrebbero potuto facilmente penetrare la di lei candida pelle ed inquisirne le carni sode in profondità, se non fosse stato per la sonante armatura della sua indifferenza.

Il locale era angusto, l'aria pesante e il soffitto basso che, tra quello e la nebbia di sigari e sigarette, sembrava non si potesse camminar ritti: a stento l'incanto fluente dei lucenti capelli corvini e quello malizioso degli intensi occhi blu si potevano scorgere.

Ad ogni passo i tacchi picchiavano decisi sul ruvido e lurido pavimento, ad ogni passo un rumore secco spezzava il silenzio gorgogliante calato sulla stamberga, accompagnando il crescere feroce di testicolari attenzioni.

I seni, perfetti in forma e dimensione, di un turgore innaturale, eppure evidentemente non artificiale, seguivano appena il sussultorio movimento dettato dall'incedere da modella, un piede avanti all'altro a deridere ogni legge d'equilibrio, che le lunghe gambe tornite imponevano a quella prorompente manifestazione.

Puntuali, e solo lo stupore momentaneo aveva forse potuto minimamente ritardarli, arrivarono prima i fischi e poi i commenti, sempre più grevi, di energumeni appollaiati su trespoli sgabellari, assiepati intorno a tavoli che avrebbero dovuto essere di un verde assai più brillante e meno macchiaiolo.

Eppure lei avanzava, inguainata nella teoria di vestiti che, lungi dal voler coprire, rendevano più-che-nudi. Non c'era in lei la minima cura per l'intorno, il suo fatale scopo assorbiva ogni attenzione, d’altronde null'altro avrebbe potuto tangerla.

Mentre già i più gagliardi, lasciate le loro postazioni, si facevano prossimi a quel desiderio incarnato, le mani grifagne pronte a ghermirne le forme appetitose, linguacce luride dibattentisi tra le fauci, uno solo tra gli avventori mostrava tutt'altro atteggiamento. Incuneato talmente in un angolo da sembrare un altorilievo del muro grigiastro, sudava, batteva i denti, sgranati gli occhi non mostrava certo libidine o concupiscenza.

Ad ogni passo risonante indirizzato verso di lui, accentuava la sua agitazione, il suo nervosismo, la sua ormai evidente paura. Dalla paura passò al terrore feroce quando la donna, ormai a non più di mezzo metro da lui, si fermò allargando le gambe. Con le mani si straziava il viso, la bocca aperta spalancata senza che ne uscisse altro suono che un rantolo soffocato, lacrime brucianti scendevano lente e calde sulla pelle straziata.

Labbra perfette si curvarono in un sorriso appena accennato e terribilmente affilato

- Come, io sono qui, davanti a te, esattamente come tu mi hai desiderata e tu tremi di paura? Guardami: capelli neri d'onice, occhi blu anima, labbra rosso desiderio, pelle candida e profumata, vellutata come seta, seni superbi e sodi, glutei alti e tonici, gambe lunghe e tornite. Sono intelligente, spiritosa e acuta, colta e simpatica, non mi difetta nè la leggerezza, nè la profondità, so essere discreta e avvolgente, affettuosa e seducente, ti so far gemere, ridere, sospirare, pensare, desiderare...sono esattamente come mi hai sempre desiderata...eppure...non hai saputo amarmi.

Con un filo di bava colantegli, la mandibola sventolò impacciato, tendendo un braccio, il palmo aperto, verso di lei.

- Perfavore, perfavore... - disse piangente - io no sapevo...non lo sapevo...pensavo che ci sarei riuscito, lo credevo davvero...io...ti prego...non voglio morire.

Il sorriso si fece ora ghigno, gli occhi due abissi di ferale furia, eppure la voce rimase controllata, adesso forse gelida.

- Piangi il tuo desiderio. La tua sorte non ti è stata imposta, l'hai scelta, la tua brama ti ha condotto ove sei ora ed hai scelto tu la forma, il volto che avrebbe avuto la tua morte, la tua nemesi, guardalo ora. Con un bacio tutto è iniziato...con un bacio tutto finirà.

Immobilizzato da uno sguardo, puntellato poi da candide braccia contro il muro, mentre dentro il cuore accennava a esplodere ed i visceri erano in tormento, il ragazzo non riuscì a far nulla più che lasciare, impotente, che fatali labbra aderissero alle sue.

Dopo un bacio che si sarebbe potuto definire delicato, non appena la superficie rorida e delicata di lei si fu congedata da quella secca e febbricitante di lui, la pelle del ragazzo prese a divenir più grigia delle grigie pareti in cui aveva tentato di sparire, gli occhi si liquefecero, colando in rivoletti gelatinosi per la stessa via che era stata delle lacrime, poi caddero tutti i capelli, come degli alberi le foglie in autunno, dunque le gengive, scoperte da labbra ormai arricciate fino a sparire, si ritirarono marcendo e ad uno ad uno i denti se ne staccarono, seguiti dalla lingua che, nera e secca, ruzzolò fuori dalla bocca muta, perso la radice ogni appiglio sulla polpa. Venne poi il corpo tutto, le cui carni si sfaldarono con squarci profondi, staccandosi dall'impalcatura dello scheletro e cadendo flaccide al suolo, scivolando in larghi brani da sotto i vestiti come enormi lumache.

In breve tutto si dissolse in un maleodorante liquore nerastro, il cui tanfo si sentiva nonostante l'aria viziata.

Ogni altro presente impietrito rimirava la scena, con gran copia di sigarette che, prima precariamente incollati a labbra inferiori, finivano poi per cadere, ora a terra, ora dentro luridi boccali di birra, ora dentro ciotole incrinate piene d'arachidi.

Com'era apparsa, rapida e ancheggiante, la donna sparì prendendo la porta del locale ed uscendone. Alcuni tra gli avventori giurarono poi di averla vista diventar traslucida, fin quasi a sparire, ripercorrendo a ritroso il proprio cammino. Altri affermavano invece dissero che, camminando verso l'uscita, perdeva le sue fattezze, le sue forme, i suoi lineamenti, diventando come cosa indistinta, fatta solo di etere denso e null'altro. Tutti sostennero che, usciti dal locale dopo l'iniziale sbigottimento, non videro altro che il vicolo vuoto, lurido come sempre, spazzato da una gelida brezza notturna, sotto il limpido sguardo della luna.

lunedì, giugno 11, 2007

Alien/idem

“Veramente strano...”

Disse l'alieno.

“Occasionalmente mi faccio di beat, occasionalmente però, mai con troppa assiduità o regolarità: la straniazione è il mio pane, la straniazione è il mio pene”

Rosso l'alieno...rosso, il colore della passione, della rabbia, della vita.

“Rosso è il sangue. Il sangue scorre sotto la pelle. La vita scorre sotto la pelle”

“La certezza non è mai più che un istante, ma gli istanti possono dilatarsi...si dilatano si, ma mai all'infinito”

“La vita è ordine, la vita è caos. Il cambiamento e la stasi copulano allegri, fottendosene della limitatezza nel concepire di chi li guarda, copulano e figliano vita, esistenza. Stremati sognano il possibile dopo aver generato il reale”

Ancora si interroga l'alieno mentre avanza per vicoli brulicanti, scuri e bui, illuminati da infiniti mozziconi ardenti, da infiniti occhi lucenti.

"E' umido..."

Nota l'alieno...e avanza.

I corpi sono avviluppati e sporchi, unti mentre scivolano l'uno sull'altro.

"C'è dolore e sofferenza..."

Dice,

"C'è godimento e desiderio..."

Scende scale larghe e tortuose, un budello nel ventre di palazzi altissimi, grigi, fatiscenti e gravi di muschi. La luce è molto più alta, nebulosa.

In quelle profondità i corpi sono molteplici, in ogni angolo e anfratto, abbandonati su ogni gradino, adagiati contro muri di mattoni sbrecciati.

Si muovono i corpi, ora sincopati, ora sinuosi, l'uno sull'altro e tra loro. Cala l'alieno in quei visceri urbani. Distinto si sente il suono…il beat…le pareti vibrano...ogni cavità di quei corpi è cassa di risonanza per quella vibrazione profonda.

Ora batte anche dentro l’alieno.

Un’alta arcata, appuntita e stretta alla fine di quella scala. Oltre la soglia il buio e totale, ma si sente frescura, un fluire liquido, uno sgorgare, un odore penetrante che gli sommuove i visceri, ma è profumo, solo molto più interno e carnale.

Varca la soglia l’alieno e sparisce nel suono, sparisce nell’odore, sparisce nel contatto e nel calore, nell’oscurità umida…e non è più alieno.

sabato, giugno 09, 2007

Occhiali...


Porto occhiali nuovi per vedere da lontano...

Sotto la luce più forte mi proteggono dal riflesso, così che ogni paesaggio mi appare definito in ogni suo minuto particolare, tagliente, assurdamente preciso.

Noto infinite somiglianze con infinite persone, a volte sono io che mi proietto fuori da me per guardarmi meglio (con un paio di occhiali nuovi), a volte ho la reale certezza di aver percorso la stessa strada (e quando dico stessa intendo proprio quella, con un grado di approssimazione assai buono), provato le stesse cose.

Alla faccia del "siamo tutti soli" e corollari.

Porto occhiali nuovi per vedere da lontano, ma avere una facoltà nuova a cui abiruarsi richiede tempo e ancora non sono nè profeta nè pianificatore.

Anche questa volta non scrivo gran che d'interessante, ma continua a dispiacermi troppo lasciarlo finire...(il blog)

giovedì, maggio 31, 2007

What a mess...


Non ho mai sperimentato una confusione così fredda, lucida, totale...

Ci sono stati momenti in cui era solo una variazione sul tema dell'angoscia esistenziale, momenti tumultuosamente cupi, quando ancora l'età adulta era lontana.

Ancora più indietro la confusione proprio non c'era, solo una pesante, opprimente cappa scelta, credo, volontariamente.

Ora la confusione è tutto: radici profonde oramai consolidate, anche se scarse in numero, restano prive di alcun frutto, vista l'incapacità assoluta di valutare atti concreti propri ed altrui, di individuare significati che durino più di qualche frazione di secondo.

Sicuramente drammatizzo, lo so, ma mi sento perso, come in balia di eventi più grandi di me, anche se si manifestano nelle piccole cose, e se cercare di "essere me stesso" mi sembra l'unica strada possibile, anche solo perchè non ne trovo altre, mi sembra di stare diventando pessimo, una persona che nn voglio essere. Come ho detto, mi sembra di tornare alla mia cupezza di un tempo, senza per altro quei connotati adolescenziali che la caratterizzavano, il che mi atterrisce profondamente.

A volte, purtroppo sempre più spesso nell'ultimo periodo, mi sembra di non stare bene con nessuno, ma vivo la cosa come una colpa, il che rende ancora più pesante la situazione.

Non riesco a uscirne, per quanto sforzi faccia per "lasciarmi andare", finisco sempre per prendere "sonore palate", o almeno, le vivo così.

Se dal passato torna solo una versione obrobriosamente "più adulta" della mia tendenza allo spleen (quantunque assai meno creativa), si fanno desiderare la serenità e la semplicità di alcuni momenti con pochi intimi, a fare cose stupide e piccole e a sognare il futuro sicuramente, anche se non lo si esplicitava, migliore.

Probabilmente, la motivazione di fondo di tutto questo ha a che fare con la fine imminente della mia "vita da studente" e la confusione scaturisce dal baratro di incertezza che ad essa segue, dalla promessa di responsabilità a cui non mi sono preparato affatto...

Non so a chi scrivo, per chi scrivo. Sto usando, ancora una volta, il blog come diario, come la versione narcisista ed esibizionista di un diario segreto...so solo che necessitavo uno sfogo e che forse questo era l'unico possibile.

mercoledì, maggio 30, 2007

B.B.


B.B. , ovvero? Brigitte Bardot? No! Biliardini in Bicocca!!!!!!!

Sorpresa! Una giornata oziosa in università con il solito irrazionale spreco di tempo e di risorse cognitive, di sonno e di energie, si illumina di biliardinosità.

Tre rapide partite, tre, in fondo, semplici vittorie con la partecipazione del noto tesserato FICB, nonchè campione del mondo in pectore Giovanni Abbiati, mi hanno fatto gustare nuovamente un piacere, quello appunto del biliardino, che ormai era più che altro relegato ai miei ricordi estivi siculi e mi hanno fatto pensare a quanto la Bicocca potrebbe esse un posto assai più bello (non sto parlando solo del biliardino...forse...) senza infondo troppo sforzo (la didattica è un altro discorso...per quello, non si capisce come mai, lo sforzo pare essere titanico).

Boh...c'era pure il sole e gente simpatica a contorno. Abbiamo pure bigiato il laboratorio di SPSS.

Che figata...e tutto questo sta finendo!!!!! Sta finendo la vita da universitario fancazista!!!!! SPLEEEEEEEN!!!!!!!!!!!!!!!!!

Che post del cavolo...

martedì, maggio 29, 2007

Last chance


Pandora ha chiuso i battenti...almeno per gli utenti residenti fuori dagli States (per chi non ricorda o non sa di cosa io stia parlando, ecco il link ad un post precedente in cui reperire l'informazione). Inutile dire che la cosa mi rattrista parecchio. Non sto a ripetere i motivi per cui adoravo questo servizio.

Come dice il caro Proff. Diamantini, l'importante è innovare e se le cose non vanno come dovrebbero è inutile strillare e piangersi addosso, bisogna pensare al futuro e trovare soluzioni pratiche. Siccome in internet, di solito, problemi e soluzioni si susseguono in modo frenetico, mi sono messo a cercare un modo per aggirare il divieto per gli utenti italiani di accedere al famoso sito sulla grande Rete.

Risultati: ci sono due tipi di soluzioni,

A) Essendo il controllo centrato sulla verifica dell'indirizzo IP con cui accediamo al sito (che informa il software di pandora rispetto alla nostra posizione nel mondo fisico e quindi alla nostra non presenza entro i confini USA), una prima soluzione è quella di falsare quest'ultimo ed ingannare il sistema con informazioni false. Inutile dire che è una soluzione da bambini cattivi e irrispettosi delle leggi e degli interessi delle povere case discografiche. Volendo farlo lo stesso si potrebbe utilizzare un "proxy", ovvero un programma che si interpone tra noi e il server e può dare a quest'ultimo un indirizzo IP diverso da quello reale.
Questa soluzione ha però degli svantaggi: ho verificato che non sempre funziona, pandora si accorge che "c'è qualcosa che non torna", inoltre questo espediente rallenta la connessione. E allora?

B) La seconda soluzione, che sto usando con profitto, è Last.fm, net-radio di concezione simile a Pandora, valida alternativa a quest'ultima. Funziona in un modo leggermente diverso rispetto a Pandora, prevede (ma non mi pare sia obbligatorio) lo scaricamento di un leggero programmino attraverso il quale gestire la vostra fruizione musicale e tutti gli elementi del vostro profilo. La registrazione è gratuita e rapidissima (niente conferme via e-mail se non ricordo male). Il sito è un vero e proprio portale, assai più ricco di quello di Pandora, pieno di link utili e interessanti, gruppi di discussione e consigli per l'ascolto, info su artisti e album, ma, sopratutto, disponibile anche in italiano.


Last.fm non ha alle spalle il music genome project e la classificazione dei pezzi è un pò più classica/empirica, ma grazie ai feedback degli utenti la cosa viene corretta a livello "empirico". Io lo sto ancora provando e, se di per sé preferisco ancora Pandora, mi sembra promettente. Ditemi che ne pensate.

Una chicca: rispetto a Pandora c'è molta più musica europea ed italiana/conosciuta e ascoltata in Europa e Italia.

domenica, maggio 27, 2007

Meanness (Grettezza)


La mia ignoranza mi lascia spesso senza fiato...

Eppure coltivo l'ozio e l'oblio, eppure uccido il giorno tanto quanto la notte.

La colpa più banale per chi vaneggi sul valore del sapere, del libro, della memoria.

Nelle parole di altri la propria manchevolezza appare chiara e gli improbabili rapporti ed equilibri si sfaldano, brano per brano, spazzati come lo sarebbe pelle morta di serpente da una pur leggera brezza.

I sentimenti si confondono e l'odio, o una sua certa approssimazione, investe chiunque occupi la prossimità, tanto da creare in essa, su un piano stavolta non fisico, abissi.

Percepire la propria piccolezza è doloroso, sentirsi gretti e ripugnanti, infimi e schiavi di vizi creati all'uopo, in cui si scivola senza chiedersi il motivo.

Se non tutto, molto è in mano nostra, noi siamo il nostro motore immobile, in noi il quid origine di ogni agire...ma dentro il motore l'abisso...difficile è accettare il fatto che non meno oscura la razio che ci muove rispetto a quella che muove il mondo.

La nostra essenza non ci appartiene più di quanto ci appartenga quella di ciò che ci è esterno / estraneo / alieno (?) (...pongo termine a questa deriva).

domenica, maggio 13, 2007

Libertà (?)...


Io ho paura...

Sarà che mi piace molto il ciclo di romanzi di Valerio Evangelisti che ha come personaggio l'inquisitore generale di Castiglia e d'Aragona Nicolas Eymerich ed ho sempre avuto una certa predilizione per la letteratura antiutopica (1984, Mondo perduto, Fahrenheit 451, ecc.); saranno i film che ultimamente sto andando a vedere: "L'ultimo inquisitore" e "Le vite degli altri"; ma credo che non basti questa forte suggestione a spiegare il mio timore.

Ho letto ora l'editoriale di Scalfari su Repubblica.it e, in buona parte, l'ho trovato una buona sintesi delle mie paure.

Quell'anomia, quella mancanza di norme a tutti i livelli, che E. Durkheim (Giulio, ndr.) vedeva montante, forse non è che una fase in un ciclo storico che ora prepara una nuova recrudescenza della repressione, dell'ordine ferreo ed intransigente, dell'assoluto e degli assoluti.

Mi sembra come se, quella libertà di cui tutti ci riempiamo la bocca e di cui troppo poco spesso ci siamo preoccupati di conoscere l'esatta natura, il valore, il prezzo, stia per passare di moda. Concetto vuoto (svuotato), senza più attinenza con il reale, sfruttato commercialmente e politicamente (senza maiuscola) fino al midollo, sembra pronto ad essere sostituito nelle retoriche, nei discorsi dominanti. Indizio di questo possibile esito, i richiami sempre più frequenti e sempre più vuoti e strumentali al termine "libertà" (non al concetto), il suo totale svilimento.

Paranoie da aspirante sociologo paranoico...

martedì, maggio 08, 2007

Autostrada


Ieri California...in versione forse un pò ridotta, ma sempre California...

Molto alcol, molta gente, il mio lato chiassoso che fa faville anche se non mi sentivo del tutto a mio agio, vista la numerosa presenza di gente che non conosco.

Chiacchiere varie, leggere e divertenti, la percezione di una mia dimensione, l'idea, molto importante ora che mi sento (e sono, penso) prossimo all'entrata nel "mondo adulto" (musichetta drammatica da film in sottofondo) che nella mia vita fino ad ora qualcosa ho fatto, ho allacciato rapporti più o meno stretti con molte persone, mi sono conosciuto e cambiato, ho capito e sperimentato.

In una macchina silenziosa escludendo la musica sparata a palla, due brevi scambi e moltissimi viaggi oltre a quello fisico per tornare a casa. La percezione di particella in un corpo enorme che ancora cresce, di percorrerne le vene, i nervi, di solcarne le membra, la percezione vaga di dimensioni titaniche in cui essere parte infinitesima e appena cosciente. Riflessioni sul silenzio che, contro ogni pronostico, è anche mio; sulla potenza che, anche non trasformandosi in atto, ha un suo concreto valore. Tutto dentro di me.

Una notte insonne a digerire cose pesanti nel mio ventre che torna a crescere. Una sveglia che suona ignorata, e la consapevolezza delle responsabilità incombenti. La sensazione di scollamento profondo tra l'esperienza piacevole e la necessità di limitala.

Oggi il mondo gira strano (forse sottosopra): mille tesine da preparare, modalità d'esame non perfettamente chiare, ma anche il ritorno al lavoro saltuario e retribuito a fine settimana.

mercoledì, maggio 02, 2007

Libera chiesa in Stato prono... (clikka sul titolo)


Dio...e la maiuscola ci sta soltanto perchè è ad inizio di frase...

Uno ci prova a dimenticarsi che siamo in Italia, se proprio non ci riesce, cerca di concentrarsi su ciò che di buono questo significa, ma opere d'arte, mandolini, pizze, "genio italico" e quant'altro non riescono proprio a risollevare il morale quando ti rendi conto che siamo fermi al medioevo.

Ok...ok, una frase fatta forse...forse, ma non riesco a trovare un'altra descrizione per un paese dove è il "timor di dio" (e stavolta la minuscola non si evita) a governare? Intendiamoci, ognuno è libero di credere quello che vuole, ma è una questione sua personale e se qualcuno discutendo con me, per ottenere ragione ove la logica non lo aiuti, mi dice una cosa del tipo "è così perchè dio lo vuole" (lui la maiuscola la metterebbe) a me viene solo da ridere.

E invece no, non c'è proprio un cavolo da ridere visto che qui, in Italia, chi ha dio dalla sua parte conta comunque di più, merita ossequio incondizionato, rispetto, timore (cazzo, ma qualcuno teme ancora la scomunica???!?!?!?!??!), merita una nutrita scorta di polizia perchè minacciato da un mitomane isolato, quando ci sono magistrati a cui l'hanno tolta, anche se minacciati da un'organizzazione criminale di ben altra entità.

Non lo so, probabilmente, e parlo quanto meno dell'Italia, si sta cominciando a credere che per combattere l'integralismo religioso altrui dobbiamo rinfocolare il nostro (è più facile e realistico di cercare di riequilibrare la situazione mondiale dal punto di vista economico-politico).

Perchè tutto sto sproloquio? Ieri concertone del primo maggio. Un conduttore/cantante, tale Andrea Rivera, afferma le seguenti cose:

"Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta".

"Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. È giusto così. Assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma due ladroni".

Se la prima frase qualche elemento di opinione può avercelo (per la cronaca, la condivido), nella seconda vengono riportati solo dei fatti. Ma in conseguenza di quanto detto sono tuonate accuse e volate prese di distanza da ogni dove: organizzatori, segretari dei sindacati (all'unisono), giornalisti, hanno parlato di frasi "stupide" e "offensive", "assolutamente fuori luogo", hanno detto che la festa del primo maggio "non è l'ambito giusto per fare politica" (c'è troppo "volemose bene", ho paura).

Mi sono cascate...come diavolo è possibile!?!?!!? Che qualche omino con un copriteiera viola in testa e paramenti neri avesse da ridire, pacatamente (!?) me lo aspettavo, ma che tutti e tre i capi dei sindacati deprecassero all'unisono, che ci fosse un coro unanime di critiche sui media proprio no.

Mi si dovrebbe per favore indicare in che punto le frasi riportate dovrebbero essere offensive, perchè dovrebbero essere fuori luogo e mi si dovrebbe poi spiegare perchè il primo maggio non si dovrebbe far politica (e volendo ci si potrebbe pure ricollegare al discorso per cui i politicanti si lamentano della perdita del rapporto con la base, salvo poi però aver da ridire sempre e comunque quando qualcun'altro fa Politica che, ricordiamolo NON E' UN MESTIERE).

Altre due chicche del Rivera che ha fatto l'errore di pensare che in italia il diritto di opinione si applichi anche a chi non è membro della CEI.

"Si è concluso il processo ad Anna Maria Franzoni. Stop al televoto!".

"siamo un Paese di eroi, ma molti eroi cadono dai tralicci, mentre noi ci ricordiamo solo di Quattrocchi".

Parole di "inaudita violenza", per fortuna che gente tipo borghezio fa comizi da anni...

Non lo so, non ci voglio proprio credere, ho troppa paura...