martedì, maggio 03, 2011
Pretese egocentriche
Una ragazza spigliata...

FRAMMENTO A003 - PSICOSONDA ALPHA - SOGGETTO I-PA-96
<<<<
Tabacco Kalassiano. Costa un occhio ed ha impiegato mesi ad arrivare, ma ne vale la pena, non puoi trovare di meglio per una bella fumata riflessiva.
Quello che potevi trovare era un momento migliore. Talia entra nel locale proprio mentre stai accendendo, Lucash la saluta rispettosamente e lei lo ignora. Prende le scale per il ballatoio e con quattro falcate è li, davanti alla tua scrivania e ti fissa.
- Mi chiedo per quale fottuto motivo devi essere sempre così… approssimativa.
- Ciao Tali, accomodati, gradisci qualcosa da bere?
- Non dico che non devi portare avanti i tuoi affari… ma per l’Imperatore e la Matriarca sua Sposa! Cerca almeno di tenere un basso profilo!
- Tengo sempre un basso profilo.
- Non mi sembra che organizzare un rave nell’impianto dismesso della stanza 116 e vendere psicotropi ricreativi extramondo possa essere considerato “tenere un basso profilo”.
- Questione di punti di vista. Ho solo fidelizzato la clientela.
- La clientela dovresti anche selezionarla. Comunque sono venuta a dirti che sei urgentemente richiesta presso l’Ufficio di Presidenza… e questa è una convocazione ufficiale. Spero che tu riesca a cavartela anche stavolta. Ringrazia la Madre…
- …Perdona la figlia.
[…]
L’edificio che ospita gli Uffici Commerciali del Settore Aspis si trova nella Stanza 416, Testa dell’Aspide. È alto al punto che connette pavimento e soffitto e ampio tanto che i suoi quartieri abbracciano l’intero volume della stanza.
Dall’identificazione ai cancelli perimetrali all’arrivo presso la segreteria dell’Ufficio di Presidenza passa solamente un’ora e mezzo. L’urgenza della convocazione comincia ad essere preoccupantemente manifesta.
Stai pensando intensamente alla sigaretta già arrotolata nella tasca superiore interna della giacca. Tabacco aromatico di Piscina IX, una delizia, ti scivola in gola carezzevole, ti sale al cervello tranquillizzante. Niente di meglio.
L’altissimo portale a doppia anta di nero lego-cristallo si apre scorrendo su guide ben lubrificate e la figura esile della Prodomina Valliris appare, incorniciata nel rettangolo luminoso dell’uscio. Davvero una bella donna, non c’è che dire. Certo, ti devono piacere gli impianti a vista, ma l’ocularis machina, il cogitator gratia, la manus scribendi e gli altri incrementi cibernetici erano stati rifiniti, nella loro estetica, da Selleria de Az, sicuramente la più abile bioscultrice in tutti i territori della Casa Esher, probabilmente in tutta Necromunda, sistema solare compreso.
- Mia cara, ben arrivata. Inutile dirti che avrei preferito vederti in circostanze diverse.
- Mia Signora.
Ti inchini rispettosamente. Nella scala gerarchica del settore, la Prodomina è formalmente la seconda, di fatto c’è chi dice che la sua influenza sulla Domina Mater Galena Zigler, Amministratrice Delegata delle Industrie Aspis e Prefetto dell’omonimo settore, sia divenuta tale che, di fatto, ne occupi il vertice.
- La Domina Mater ti riceverà a breve. Ti consiglio, figlia mia, di tenere un basso profilo, di essere rispettosa e remissiva, soprattutto concentrata e attenta, in modo che tu possa imparare il più possibile dai tuoi errori, senza patire eccessivamente.
- Umm è la seconda volta che mi danno questo consiglio oggi…
- Cosa?
- Nulla mia Signora, nulla, perdonatemi mi capita spesso di ragionare ad alta voce.
- Comprendo. Parimenti…
Un assistente in livrea si avvicina, si inchina e mormora qualcosa all’orecchio della Prodomina, sporgendo appena il busto in avanti. Un maschio Esher. Vista la mansione che gli era stata assegnata, era stato scelto per il bell’aspetto e probabilmente le sue facoltà mentali, a differenza di quelle della maggior parte dei rappresentanti del suo sesso entro la Casa, si elevavano al di sopra di quelle di un’ameba e forse anche di un gigaratto. Sicuramente, però, non si distingueva dagli altri per costituzione, resistenza fisica e longevità.
- Figlia, la Mater Domina è pronta per riceverti, entra pure.
Un gesto rapido con la mano ed una sezione della parete scivola di lato con un soffio appena percettibile, oltre l’ufficio della Domina.
Muovi un passo all’interno e la luce ti abbacina. Proviene da tutte le direzioni è diffusa e bianchissima. Gli occhi si abituano e ti rendi conto che la luce è prodotta da ampi pannelli sulle pareti e sul soffitto altissimo. La stanza ha forma ellittica ed è molto ampia, l’asse maggiore misurerà approssimativamente trenta metri, quella minore, approssimativamente sette.
L’ingresso è su un lato lungo. Lo spazio in prossimità dei fuochi è occupato da due salottini con poltrone, divani, chaise longue, separé e mobilia ornamentale varia. Sulle aree delle pareti non occupate dai pannelli luminosi, campeggiano quadri, arazzi ed ologrammi; lungo il perimetro della stanza, ad intervalli regolari, sono posizionate statue marmoree, busti su alti piedistalli ed ologrammi più grandi. I soggetti delle rappresentazioni sono comuni: membri illustri della Casa Esher, personificazioni delle virtù, scene di battaglia, di vittoria, di commercio. Il colore principale è il bianco, arricchito da fregi dorati ed argentati, con l’unica eccezione del drappo appeso dietro la scrivania, recante il blasone della Casa, giallo e viola, e, più piccolo, quello della Linea Matriarcale Zigler, con l’aspide trafitto da uno stiletto, in verde e rosso.
Sul lato opposto c’è un ampia scrivania, ai fianchi, due imponenti statue marmoree rappresentanti guerriere Escher dall’alta cresta, nude, armate l’una di un pesante eviscerator, l’altra di pistola laser e spada ad energia.Tale è la qualità della scultura, che i singoli muscoli sembrano congelati in un movimento eterno: le due gigantesse di pietra paiono pronte a caricare con furia indicibile, catturata dalle espressioni dei loro volti imperituri, chiunque entri nella stanza. Inutile dire quanto la cosa non ti metta a tuo agio.
Alla scrivania, intenta in misteriose attività supportate da un Cogitator Major di cui è visibile solo l’interfaccia ed il cui corpo enorme è probabilmente nascosto sotto il pavimento, La Domina Mater Zigler. Lei e la Valliris sono come il giorno e la notte: dove quest’ultima è esile nel corpo e pacata nei modi, la prima, nonostante l’età probabilmente non più giovanile, ha un fisico da amazzone, alto e muscoloso, per quanto, comunque, femminile, ed un temperamento irascibile ed irrequieto, tanto evidente da poter essere percepito anche nei suoi momenti di apparente calma.
- Figlia mia…
- Mia Domina, i miei omaggi.
Non ti invita ad accomodarti, ti lascia in piedi ad un metro circa da lei, proprio sulla traiettoria dell’eviscerator della marmorea guardiana.
- Avete forse già un idea del motivo che vi ha condotto alla mia presenza. Con disappunto, ho ricevuto l’ennesimo rapporto che vi vede protagonista di attività contrarie agli interessi della Casa…
- Mia Signora, con tutto il rispetto, ma ritenevo che il commercio fosse il principale interesse della Casa…
Il velo di apparente calma viene lacerato dall’improvviso tifone della sua rabbia. Si alza in piedi. Il suo pugno si abbatte come un maglio sulla scrivania che scricchiola in modo preoccupante. I suoi occhi verdi e scuri sono una promessa di annichilimento e si piantano rapaci nei tuoi. Sulla fronte una vena pulsa pericolosamente e sembra volere esplodere.
- TACI! Presuntuosa, stupida, impertinente!! Osi pure ribattere!? Il commercio è l’attività attorno alla quale la Casa è nata, certo, ma le fondamenta sulle quali la casa si erge sono i suoi valori!! Per il Sempiterno Imperatore e la Sua Furente Sposa! Hai commerciato con la feccia! Hai commerciato con il Cartello Rodin, cani rognosi al guinzaglio dei GOLIATH!!! I GOLIATH! Un nome talmente disgustoso che il solo pronunciarlo mi nausea e mi riempie la bocca di bile. Sordidi scimmioni, bestie decerebrate che apertamente disprezzano ed umiliano il principio femminile, che trattano le loro donne come e peggio di schiave, prive di ogni dignità, di ogni diritto, che le violentano, le brutalizzano, spesso fino ad ucciderle! Possano le fauci del Divoratore chiudersi su tutti loro! Possano i suoi visceri digerirli in eterno, straziandone e consumandone le carni con acidi voraci!!!
L’ira la fa tremare ed ansimare. Sai che, per tua fortuna, quell’ira è evocata dal solo nome del nemico più odiato e che quindi non è tutta destinata a te. D’altro canto, sei tu il motivo per cui quel nome è stato pronunciato ed è inevitabile che questo porti conseguenze.
Si gira voltandoti le spalle, le braccia dietro la schiena, una mano che tiene il polso dell’altra. Rimane in silenzio per svariati minuti. Tu fai lo stesso, non ti viene in mente nulla di più intelligente da fare.
Senza girarsi, ricomincia a parlare.
- Sei bandita. Dovrai lasciare Hive City, raggiungere l’Underhive e non fare ritorno senza il mio assenso, qualora decidessi di concederlo. Li agirai per gli interessi della Casa. Fino a nuovo ordine non potrai risiedere presso i possedimenti Esher e ti recherai presso la Responsabile del più vicino acquartieramento solo per fare rapporto ed, in ogni caso, una volta ogni mese per ricevere eventuali consegne. Hai trovato di tuo interesse mischiarti alla feccia, dunque ora sarà questo il tuo incarico: sarai un informatrice. Quello che non può essere tollerato qui, può essere ignorato in quegli abissi. Agisci pure come credi, fa prosperare i tuoi commerci se ne sei in grado, ma non osare mai operare a danno della Casa. Questo non verrà tollerato! E non ci sarebbe oscuro recesso ove potresti nasconderti dalla mia furia, non c’è alcun posto dove le Adepte della Furia non arrivino. Ho dato disposizione perché la Magistra Talia delle Lingue Taglienti provveda a trovare una vicaria che gestisca le tue attività perdurante l’esilio. Oh parlato. Sei congedata. Devi lasciare il settore entro domani.
Capisci che non dirà altro. Capisci anche che è meglio che tu non dica altro. Ti inchini, saluti come da protocollo e, facendo tre pasi indietro prima di voltarti, lasci la stanza.
- Figlia mia. Non ho potuto mitigare oltre la Sua Ira. Considera quella che ti si pone come un’opportunità so che sei grandemente abile, abbi cura di te, ambientati, estendi una rete di contatti, ascolta, annota, ricorda e riferisci, non solo ciò che è evidentemente di interesse per la Casa, ma anche quanto colpisce la tua attenzione e che attrae il tuo intuito. Ora va, che la benedizione dell’Imperatore Signore dell’Umanità e della Sua misericordiosa Consorte possa avvolgerti come un manto.
La Prodomina si sporge e ti bacia la fronte. La ringrazi con un cenno del capo. La saluti e ti dirigi verso l’uscita, senza aspettare di essere fuori per dar fuoco al tabacco.
<<<<
FRAMMENTO A003 - PSICOSONDA ALPHA - SOGGETTO I-PA-96
> ANOMALIE REGISTRATE: Nessuna - TIPO: NP - TRACCIA: NP - RIFERIMENTO: NP
> LIVELLO AUTORIZZAZIONE: ALPHA SECUNDUS
> REFERENTE INQUISITORIO: ***********CENSURATO***********
Vocazione
La marcia silenziosa dei confratelli si arresta nel grande salone del Capitolo. Ognuno raggiunge il posto assegnato come da istruzioni. Il Maestro dei novizi, Fratello Palagus ti ha voluto in prima fila, al centro dello schieramento. Ricordi distintamente quanto ti è stato detto la sera prima:
Sua Eminenza, l’Arcievangelizzatore Kaspar Ruhm deve essere persuaso che i giovani che il nostro convento propone come missionari sono più che degni di assolvere al loro importante compito, con la grazia ed il sostegno della Divina Volontà del Santissimo Imperatore.
Queste sacre mura hanno una storia antica ed onorata che abati scellerati ed usurpatori del Santo Mandato hanno quasi del tutto disperso. Ma la Provvidenza Divina ci ha mandato un uomo la cui tempra saprà ristabilire il buon nome dell’Abazia di San Demetrius.
Il Reverendo Abate Cornelius si è raccomandato grandemente con me perché inculcassi ai novizi la ferrea disciplina ed il severo rigore che fecero del nostro Ordine uno tra i più riveriti Ordini Missionari di tutta l’Umanità. Così ho fatto, ho portato il vostro Spirito Immortale al calor bianco, l’ho percosso con il maglio della fede fino a dargli forma compiuta, infine, l’ho temprato nella gelida purezza della Volontà.
Di tutti gli uomini che sono rinati nella luce dell’Imperatore Dio nostro, tu sei il più promettente figlio mio, la tua perfezione nella vocazione è per me motivo di peccaminoso orgoglio ed innumerevoli sono le volte in cui, per questo motivo, ho dovuto mortificare la carne. Il Reverendo Abate concorda con la mia valutazione. Per questo motivo, guiderai i tuoi fratelli durante la cerimonia di domani e ti porrai alla loro testa durante la benedizione.
Sua Eminenza Ruhm potrà verificare l’incrollabile dedizione dei nuovi servitori della Sacra Parola che questo Venerando Tempio offre al Santissimo Imperatore.
Il portale laterale dietro il palco si apre. L’imponente figura dell’Abate sorregge quella più esile e curva del vecchio Arcievangelizzatore, dietro di loro quattro membri della Confraternita dei Martiri Benedetti, coperti da una tonaca bianca con un teschio in fiamme sormontato dall’Imperator Signum radiante luce cucito sul petto.
L’Arcievangelizzatore è anziano e gracile. Mentre la voce tonante dell’Abate rimbomba nella grande stanza, rimane appollaiato al pastorale, gli occhi ridotti a due fessure.
L’Abate termina, preannunciando l’intervento dell’alto prelato. Ruhm si riscuote e sembra pervaso da un’energia sotterranea. Reggendosi al bastone copre la distanza che lo separa dal pulpito. La sua voce non è potente come quella del suo predecessore, almeno, non lo è in termini fisici: nonostante egli non urli, le sue parole arrivano distinte e chiare.
Con forte emozione, ti senti pervadere da un calore interiore che mai hai provato. Quella voce è la voce di un uomo che ha camminato, saldo nella fede, per anni, forse per secoli. La sua saggezza ha lo stesso spessore che puoi percepire durante la lettura degli Antichi Testi, ma il suo argomentare è vivo e palpitante. È certamente l’Imperatore, Patrono dell’Umanità, che si manifesta presso le sue labbra.
L’alto prelato percorre l’intera sala, le file di novizi allineati, con occhi resi ciechi dagli anni, ma in grado di scrutare le anime, illuminati dalla Fede. I suoi occhi si fermano su di te e ti senti schiacciato da quell’uomo curvo che ora, al tuo sguardo, sembra giganteggiare circonfuso di luce accecante. Senti che egli, e l’Imperatore attraverso di lui, ti chiama al tuo Sacro Compito.
La voce nella tua mente squassa ogni coscienza. Cadi in ginocchio soverchiato dall’estasi, mormorando lodi all’Altissimo.
Quando riprendi consapevolezza di ciò che ti circonda ti trovi negli appartamenti privati dell’Abate. Sei in piedi, davanti al seggio nella sala delle udienze. Rhum vi è assiso, alla sua destra Cornelius, alla sinistra Palagus, dietro di loro i quattro membri della confraternita.
Subito ti lasci cadere nuovamente in ginocchio.
- Figlio mio, la tua trance è segno. L’Imperatore stesso ti chiama. Sulle tue spalle grava la salvezza di milioni di anime. Il tuo compito, la tua Missione non ti porterà, come invece i tuoi confratelli, presso i limiti temporali del Suo Regno, che nello spirito non ha confine.
Il corpo dell’uomo è limitato ed imperfetto, una prigione per la sua anima, ma anche un tempio dove l’anima si prepara all’ascensione, e solo quando è pronta può lasciarlo. Per questo l’Imperatore Dio nostro, nella Sua Imponderabile Saggezza ce ne ha fatto dono. Il corpo dell’Imperium è malato figlio mio, esso è infestato da ulcere cancerose che ne minano la forza, ne indeboliscono la tempra che lo espongono alla mercé del Nemico nelle sue molteplici manifestazioni.
Per questo motivo tu, figlio diletto, non lascerai questo pianeta, tu scenderai nei suoi recessi e porterai la luce a coloro che, pur trovandosi nel Suo Grembo, l’hanno smarrita. Vivrai con loro, parlerai con loro, li conoscerai e ne farai fedeli ferventi non già con la forza dei tuoi muscoli, ma con la fulgida ragione e con le opere che, ispirate dal tuo Santissimo Patrono, sapranno riportare i puri, che vivono per ignoranza nel peccato, alla cospetto del Suo Sguardo.
Alzati ora figlio mio diletto, accetta la mia benevolenza e la mia benedizione, in Nomine Domini Nostri Imperator Umanitatis…
FRAMMENTO A001 - PSICOSONDA ALPHA - SOGGETTO I-PA-99
> REFERENTE INQUISITORIO: ***********CENSURATO***********
mercoledì, dicembre 08, 2010
Traiettorie cogitative
sabato, dicembre 04, 2010
Il ritorno....
Il Teatro degli Orrori - Majakovskij
sabato, marzo 06, 2010
Defibrillatore #4: Il ballo del potere
mercoledì, ottobre 08, 2008
Ex Miscellanea #2
- Caparezza - Un Vero Uomo Dovrebbe Lavare I Piatti -
Ad un certo punto, oggi, ho deciso che odio il mondo, che è come dire che odio me stesso, il che tendenzialmente è vero, anche se non è certo esaustivo.
Il vecchino che chiede "un tozzo di pane" è tornato, ma nemmeno oggi monetina. Forse domani un pacchetto di craker o simili. Certo, volessi fare le cose per bene dovrei comprarli io i craker, non prenderli dalla dispensa di casa, attualmente riempita dai miei genitori.
Benchè odiassi il mondo, oggi, il mondo non sembrava odiarmi più di tanto: un immane concentrazione di persone mi ha chiesto indicazioni stradali in almeno 4 lingue. Ovviamente, se io che abito a Bergamo da più di dieci anni, non ricordo ancora il nome della maggior parte delle vie della mia città, è facile intuire quanto possa essere stato d'aiuto parlando di Milano.
Il mio pensiero più gettonato degli ultimi giorni consiste più o meno in: "noi sociologi, per il fatto che studiamo la socializzazione, i luoghi comuni, gli stereotipi, ecc. a volte finiamo per sentirci superiori ed esterni a tutto ciò...ovviamente non è così".
Infine, stasera, sul treno in ritardissimo, pieno zeppo, con solo posti in piedi in mezzo alla calca calda, umida e mal illuminato tipo stalla-pisolino-time, mi "sparavo" film assurdi di immagini deliranti in rapida sequenza dentro la testa, il tutto senza aver assunto alcun ché.
sabato, agosto 16, 2008
Railpissing after all
Quando sarò nonno, se sarò nonno, racconterò a mio/a nipote un aneddoto la cui morale sarà: "non mingere MAI davanti al cancello del deposito materiali di una costruenda linea di trasporto leggero su ferro!!!!.
Prendete tre simpatici ragazzi ebbri, convinti che il mondo sia sufficientemente indulgente solo per il fatto che sono "bravi ragazzi" e che smaltiscono la loro ebrezza a piedi e non su quattro ruote.
mettiamo che uno dica:
- Andiamo di qua!
E gli altri,
- Di qua non c'è un cazzo, che ci andiamo a fare?
Il tutto dopo averli riempiti di negroni e altra alcolistica varia e shakerati per bene.
- Cazzate - fa il primo - scommettiamo che di quà c'è un locale?
Gli altri lo seguono, trasportati essenzialmente dall'euforia scemante a causa della distanza dal prossimo drink.
Qualcuno fa apprezzamenti innocenti, nel senso stretto del termine, alcun ché di volgare, ma questo è il mondo e forse l'innocenza non esiste, quindi, sulla strada del prossimo drink, i nostri si pigliano un "vaffanculo" e, sempre qualcuno, risponde cercando il limite del suo buon gusto, del suo senso di rispetto e della sua educazione. Ma sono solo scaramucce e il meglio ha ancora da venire.
Il locale in effetti c'è, ma è chiuso.
Se uno cammina a lungo, avendo bevuto parecchio e, per caso, la strada che porta al locale chiuso è attraversata dalla linea ferrata della futura metropolitana leggera, per altro non recintata, è un attimo che sembri opportuno mingere sul sedime, appena un pò lontano dalla strada.
Occhio perché qui arrivano i cazzi, intesi non solo e non tanto come l'apparecchiatura necessaria per mingere, ma anche e soprattutto, metaforicamente, come il guardiano del deposito sito al bordo della linea.
- Fermi!
Chi di dovere, a questo punto, a già ritratto l'attrezzatura e, con gli altri si sta allontanando.
- Fermi!
Al grido i tre si arrestano.
- Che c'è?
Chiedono girati verso il guardiano apparso alle loro spalle, tra pesanti apparecchiature per la posa dei binari.
- Fermi!
- Qual'è il problema?
- Fermi!
Persuasi dell'impossibilità di ottenere qualsivoglia informazione utile sui motivi dell'altolà i tre si girano e se ne vanno. Qui commettono un'errore grave: inebriati ancora dall'importante presenza gastrica di alcuni negroni, pensano che correre lungo il binario per distanziare lo scocciante e pedante guardiano, privo, per altro, di un qualsiasi motivo di scocciarli e pedantizzarli, sia una buona idea.
Il guardiano sparisce dietro di loro, nonostante la lentezza di quello dei tre con le "ossa più grosse", solo per riapparire pochi minuti più tardi insieme ad un vigilantes privato.
- Fermi!
Di nuovo.
Ci si ferma, si spiega che si stava solo "urinando" al vigilantes, al collega che sopraggiunge poco dopo e alle due, dico due, volanti della polizia che chiudono l'ingente mobilitazione di forze "anti-pipì". Tutti capiscono, tutti escludono che i tre possano aver fatto qualcosa di male (nessuno di loro è stato visto fuggire con chili di filo di rame in spalla), ma il guardiano sostiene che i tre siano entrati nel deposito.
La polizia parte per un sopralluogo e risulta che il cancello era chiuso da un semplice filo di ferro e che quindi i tre possono essere facilmente penetrati nella proprietà senza bisogno di scassinare alcun chè (nessun segno di effrazione). Quando si fa notare al poliziotto che il fil di ferro potrebbe averlo aperto il custode uscendo per inseguire i presunti ladri di rame, il suddetto non si sbilancia e il trio viene portato in questura per accertamenti.
Le macchine della polizia non sono comode. Almeno, per chi sta seduto dietro non lo sono affatto.
Accertamenti significa aspettare circa mezz'ora aspettando che venga dato ai nostri da firmare un foglio con le generalità e gli estremi dell'avvocato d'ufficio, in caso di querela dal respnsabile del guardiano, improbabile al 99%.
Ho fatto un sacco di considerazioni una volta uscito dalla questura, dalle più concrete (dirlo ai miei) alle più astratte (controllo sociale). Non riesco a renderne conto qui e ora. Perdonatemi se vi do la buona notte e scusatemi se sono stato noioso.
mercoledì, luglio 16, 2008
Entomologia da bere
Paperino ti sta simpatico, ti deve stare simpatico, è sfigato...funziona così. Come pure topolino sta sul cazzo perché è il primo della classe.
La mia immaginazione è fissa su un me ipotetico su di un motorino con in testa un casco, un casco a scodella, il colore non importa molto, ma direi nero o arancione cachi maturo, con un lunghissimo corno di narvalo montato in fronte. Sulla punta una specie di cubetto di materiale spugnoso: non sta li per fare male a qualcuno quel corno, solo per fare pensare ai compilatori di bestiarii del prossimo medioevo che gli unicorni esistono e hanno le ruote, due per la precisione.
Su tutto questo aleggia il valore del tempo. Senza voler essere troppo fiscali. Ci sono rapporti di lunga data a bassa intensità e rapporti recenti ma estremamente intensi. Comunque il tempo è la variabile. Il presente infinito, l'attimo eterno...parole, sensazioni, non certo reali assoluti (assoluti reali...singolare).
Abbondo in puntini, anche parentetici, ma la sostanza è che la tendenza all'equilibrio dinamico sta sempre li, a prescindere dal fatto che risulti nel raggiungimento dello stesso o no. Lo sradicamento moderno genera speso il ripiegamento verso un'identità locale, fisica e contestuale, e se cercandola la si trova debole, la si reinventa e la storia, che sia fittizia o meno, risulta essere ciò che da consistenza all'identità.
Non è mia intenzione, ora, parlare della rilevanza del fatto che la storia sia reale o inventata.
Stasera ho fatto l'ennesima esperienza del mio fatalismo. La FAO ammonisce noi occidentali perché, a causa di stupide preclusioni mentali, non mangiamo insetti, nutrienti e abbondanti. Detto fatto, basta andare in un locale porno-lounge all'aperto (non so perché l'ho definito porno, né ho mai avuto esattamente idea di cosa volesse dire lounge, percependo comunque quando un posto lo è), ordinare un long island, prontamente servito con cannuccia e fare una sorsata con la suddetta.
Beh...diciamo che le cannuccie dovrebbero essere vuote.
Cmq, non ho registrato alcun sapore, tranne forse quelli che la mia mente impressionata dalla scoperta voleva che registrassi. Il drink l'ho finito, lagnandomi solo occasionalmente e senza chiamare in causa l'ASL...si trattava solo di proteine.
Il delirio è al limite, ma in questi giorni di stitichezza mentale, avevo proprio bisogno di liberarmi, anche in questo androne buio di blog.
Notte a tutti e viva l'entomologia.
venerdì, luglio 04, 2008
La Fura dels Trabajo
sabato, giugno 21, 2008
Luna Champagne

Finalmente è arrivato il caldo, quel caldo estivo, dalle mie parti un pò umido, che fa la luna più gialla e sfumata, che ti fa cercare la brezza, che ti fa andare in macchina con i finestrini abbassati, senza fretta ascoltando una radio che trasmette blues.
Finalmente è arrivata l'estate che quest'anno s'è fatta attendere. Finalmente per molti, quasi tutti credo, forse anche per me. Dico forse perché io e l'estate abbiamo sempre avuto un rapporto controverso. L'estate è uno di quei periodi che carichi di grandi aspettative e quando le aspettative sono grandi, alto è il rischio di vederle deluse.
Le mie aspettative sull'estate sono sempre state enormi: mi aspettavo mutamenti epocali, esperienze incredibili e, manco a dirlo, venivo soddisfatto per lo più quando mi davo per vinto e pensavo di tenere un profilo basso.
Non mi passa nemmeno per la testa di limitarmi ad una lagnanza, le mie estati dopo tutto hanno portato con sé "mutamenti epocali ed esperienze incredibili", ma mi hanno spesso donato un senso di malinconia profonda, una tristezza sottile, uno straniamento appannato e ronzante, tanto più che mutamenti ed esperienze non necessariamente sono cose piacevoli.
Ora ne è arrivata un'altra e, questa volta, non caricarla di aspettative è davvero arduo, d'altronde la mia vita sta già cambiando, è una fase nuova. Sono dunque un pò timoroso, ma non per questo manco di speranza ed entusiasmo.
Staremo a vedere...
venerdì, giugno 13, 2008
Next level

Sono stato in sospeso. Sono stato in attesa.
Adesso corro.
E' il prossimo livello, reset e via. Non è che parti da zero, per continuare la metafora videoludica, ho con me un pò di equipaggiamento accumulato ai livelli precedenti, ma non ho routine. Ci sono nuovi schemi d'azione da costruire, nuovi modi di risolvere le situazioni, ma a questo livello ci sono arrivato, quindi non devo essere del tutto sprovveduto.
Spaventa ed eccita...
Si profilano possibilità nuove, nuove realizzazioni, ma anche nuovi compromessi, "lezioni" da imparare, affiancate a quelle che non ho ancora imparato ma che rincorro da un pò.
Tutti hanno un blog. Ognuno scrive le sue cazzate e si fa leggere da qualche amico particolarmente affine e/o misericordioso (circa una trentina). Un sacco di voci e poche orecchie. Tantissime verità e altrettante presunzioni.
Sconfortante sentirsi tra questi visto come si parla del fenomeno. Difficile capire fin dove è l'ennesima riproposizione di "si stava meglio prima" e dove invece è una critica contestuale e sensata.
Dunque il silenzio...temporaneo...anche perchè mi dovevo/devo rieditare.
Ora, non azzardandomi ad emulare il buon (qualcuno ci metterà il TM prima o poi su "il buon") g. che ha spremuto questa forma di comunicazione a dovere, lasciandola per altre forme più vitali al momento giusto, scrivo di nuovo.
Ho deciso di fottermene delle mie paranoie rispetto alla dimensione globale del fenomeno e alle sue implicazioni. Ogni tanto mi piace scrivermi, mi aiuta, mi rilassa, quindi, ignrantemente, stolidamente e superficialmente scrivo...di nuovo...non so per quanto.
mercoledì, maggio 07, 2008
Chiudono gli occhi e serrano i pugni

Quello che segue non pretende di essere un pensiero originale, è solo un pensiero nella forma in cui mi è venuto nel momento stesso in cui mi è venuto.
I fatti di cronaca più recenti sono piuttosto preoccupanti.
Un ragazzo morto a Verona, pestato a sangue da un gruppo di fighettini annoiati con un futilissimo pretesto (tanto futile che forse potevano pure risparmiarsi la pena di cercarne uno).
Una rivolta di piazza che ha coinvolto centinaia di persona a Torino contro vigili che cercavano di multare un automobilista che con la sua auto bloccava il passaggio di un tram.
Il numero crescente di atti di bullismo sempre più crudeli con immancabile filmato su YouTube.
Gente, e non gente a caso, il nuovo Presidente della camera, che si mette a fare improbabili classifiche degli atti efferati, buttando beceramente in politica qualcosa che dalla politica doveva essere semplicemente condannato e stigmatizzato.
Tutto torna...l'allarme sicurezza pompato ai massimi livelli, con il rinforzo della crisi economica, porta all'egoismo, al caproespiatorismo, all'annullamento di ogni senso dello stato, della legalità, la perdita di valore della vita umana: non è il rispetto della legge che si chiede, ma l'intransigenza e la violenza spiccia contro le incarnazioni più visibili e più "facili" dei nostri guai e delle nostre afflizioni. Non importa nulla a nessuno che in Italia la legge sia stata sempre un optional, soprattutto per alcuni, importa soltanto che questo resti un privilegio "esclusivamente italiano".
L'anomia galoppa. Prelude forse ad un cambiamento, è una crisalide. Cosa ne uscirà? Temo qualcosa di deforme.
Ribadisco, riporto solo alcune sensazioni, non voglio certo fare un'analisi sociologica. So anche che alcuni di questi fenomeni sono probabilmente amplificati dalla TV, ma anche solo questo, in una prospettiva ermeneutica ha un suo senso: il problema insicurezza sarebbe solo un leggero spauracchio senza l'essenziale supporto televisivo. Paura, violenza, verso un parossismo che si autoalimenta.
Comunque, basta sproloqui, sono solo un pò preoccupato.
Graditissimi commenti (Aspetto soprattutto quelli di g. a punire la mia superficialità ed il mio bigottismo :) )
domenica, marzo 16, 2008
Nuova mistica apotropaica: scaramanticamente semirazionale
Questo senza dimenticare le persone reali che hanno il loro bel perché senza bisogno di mistiche di sorta: la mia Chia, sinsigante e rassicurante all'un tempo, ed il buon Mike, sul quale si può sempre fare affidamento.
E ora via, verso la prossima...
domenica, marzo 02, 2008
Buona notte...buon risveglio
La testa mi gira e ronca, lo stomaco è una fastidiosa causa di sovrappeso e fastidio, poco più. E infondo sono anestetizzato.
La paura. Con la paura ci devi fare i conti. Forse qualcuno riesce ad ignorarla per periodi estremamente lunghi di tempo, altri no, con la paura ci dialogano continuamente.
Quello che mi fa strano è osservare la mia paura lucidamente, freddamente. Sembra un controsenso, la paura difficilmente è lucida, ancor più difficilmente è fredda, a meno che non sia tale da ridurti a cadavere.
Inetti si diceva e, unendo questo all'idea che si resta come si è ed è difficilissimo cambiare anche solo una virgola (con buona pace di chi afferma che si possano "significativamente smussare gli angoli") di se stessi, il testamento va scritto al più presto!
Morte agli inetti!!!...sulle splendide note dei simpatici motivetti hard core che, fottendosene dei muri, arrivano a me dall'appartamento di fianco ora che son circa le tre di notte.
Morte agli inetti!!!...e qualcosa di disgustoso si fa strada dentro di me. Il mondo si flette come una lamiera agitata. Dio...e mi sembra tutta solo colpa mia...forse lo è...ma non lo so...
giovedì, febbraio 07, 2008
Parolai
Ci sono persone abili a parlare pur non sapendo parlare.
Persone che sono in grado di dire tutto ed il contrario di tutto fingendo che non ci sia alcun problema di coerenza. Persone che usano il bispensiero di orwelliana memoria con estrema disinvoltura, persone che potremmo chiamare parolai.
Niente a che vedere con gli antichi sofisti, assai più rozzi di questi, non si basano sui punti ciechi, sulle incoerenze della logica per rendere le proprie affermazioni non falsificabili, ma che raggiungono lo stesso risultato stravolgendo la logica, piegandola al loro uso, salvo poi invocarla, come se fosse sempre stata rispettata, a garante di quanto dicono.
La cosa che più mi genera rabbia non è la semplice esistenza di queste persone, che schermano abilmente il loro vero pensiero, accennandolo soltanto di tanto in tanto come esca. Il fatto di sapere che esistono e di saperle riconoscere sarebbe di per sé antidoto.
No, la cosa che più mi infastidisce è che io sono la loro preda naturale!
Come vorrei che il Principio di Casualità mi avesse dato la calma e la serenità, come vorrei che la mia stupida fiamma interiore fosse dedicata, col suo calore, alla determinazione verso obiettivi importanti e non ad inutili infervorazioni.
Invece no, non riesco a mantenermi sereno e distaccato. In special modo, di fronte a tali manifestazioni di lancioilsassoenascondolamanismo perdo ogni controllo e sono inevitabilmente destinato a "perdere la tenzone".
Non riesco a concentrarmi sul fatto che se una persona non sa comunicare il problema è suo, che se decide di prendere un termine a cui tutti attribuiscono un significato ed usarlo con un altro significato che è noto solo a lui senza preoccuparsi di rendere nota la cosa in modo chiaro ed esplicito, è lui che fa cattiva comunicazione, anzi che non comunica, ma parla con se stesso.
Dovrei, perché da discussioni simili non si trae nulla, specie con persone che si dicono "di sinistra" e ragionano secondo il Silviopensiero, limitandosi a criptarlo appena un pò.
Il livore esagerato, chiaramente percepibile in quanto ho scritto, è di per se stesso dimostrazione di gran parte di ciò che ho scritto, la qual cosa mi atterrisce nuovamente. Gli unici vantaggi derivanti dalla realizzazione di questo post sono: la possibilità di sfogarmi; il fatto di aver scritto un metapensiero in cui, in un certo senso, la forma rimanda e conferma la sostanza; il fatto di aver realizzato che non sono l'unico né il più grande codardo su questa terra.
Maledetta doppio malto! Maledetta stanchezza!
Il mio desiderio di possedere "saggezza vera" è ora davvero doloroso.
giovedì, gennaio 24, 2008
Flusso circolare al circolino
Una musica amara...violini in sottofondo. Una lentezza languida di suoni vibranti.
La mente che va al di la della materia nel trovare i suoi significati. Contenitori vuoti e sottilissimi, senza spessore, per altro solo rappresentati, nient'affatto fisici, sono creature presso occhi che ancora brillano di svagata ebrezza.
Il mondo è sempre lo stesso. lo stesso mondo che ora di disgusta, lo stesso che trovi odioso e insopportabile, ora è pieno di promesse e bellezza, e potenza, e desiderio. Il tempo è la chiave, ma è solo superficie: tutto ciò che è esistito, esiste, esisterà, convive al di là del tempo tutto il possibile con il reale, tutto il pensabile e il pensato.
Ora flauti, sfuggenti ed rotondi, batuffoli di cotone bagnato, pennellate pastose, azzurre e bianche, su una tela fibrosa.
La stanchezza, la fatica possono essere buone o cattive, ma non ci sono regole univoche che legano la classificazione al dato empirico. Quella cattiva fa sentire il corpo spezzato, debole, abusato, improduttivo, inutile tanto quanto la mente che lo abita, che con esso è in simbiosi. Quella buona ti fa sentire che hai maturato nuove capacità, abilità, una nuova coscienza, che resisti, che avanzi, che prosperi. La realizzazione può giungere con sorpresa al volgere del giorno: Non prestare orecchio ai corni luttuosi e cupi della potenziale, possibile, probabile, prossima disfatta, tutto esiste al di là del tempo, contemporaneamente, non c'è prima né dopo, dunque, nessuna cosa che esista può privare di significato, d'esistenza ad un'altra. Ogni momento è chiuso in sé, in esso è compreso tutto l'universo che gli dà sostanza. L'eco che di quel momento risiede in un altro non è quel momento, nessun legame ha con quello, solo è un elemento di quest'altro e del suo universo.
Come gli infiniti singoli istanti tra l'arco ed il bersaglio per la freccia.
Al di sopra di ogni universo, il primo, in cui il serpente ruota circolare mordendo la propria coda; da cui ogni altro.
giovedì, gennaio 10, 2008
Le vite degli altri...al tempo della Rete
Blog...e le vite degli altri.
Fotografie molteplici, video e musica, scritti brillanti di ogni fatta: poesie, racconti, flussi di coscienza. Legami, reali o fittizi, ma numerosi, ognuno nodo di rete in una rete di immagini-persona.
La familiarità diventa qualcosa di meno familiare. Al di la della sincerità, il sé-immagine-blog, quantunque diverso dal sé, è disincarnato e non ha confini, né di tempo, né di spazio. il sé-immagine-blog è l'intersezione suprema, è nodo si diceva e attraverso di esso, ogni afferente vede ogni altro afferente, contemporaneamente, e scopre, comprende, approfondisce, aspetti del nodo che non sapeva suoi, ignorava, sottostimava.
L'idea della sovrapposizione ultima è inquietante, capisco il tempo zero, capisco lo spazio zero...capisco quei visionari dei primi tempi: niente più geografia, niente più storia. Eppure no: ancora il corpo esiste, bistrattato, vilipeso, odiato, conformato, allenato, addestrato, sacrificato, abbandonato, trascurato...ma esiste.
Non è ancora il tempo della trascendenza, non ancora il tempo del tutto nell'uno e l'uno nel tutto.
domenica, gennaio 06, 2008
Terribile Scopo

Qualcuno forse ne avrà sentito parlare, infondo, a parte i libri (ne sono usciti di nuovi con la stessa ambientazione ad opera del figlio se non erro), Lynch ci ha fatto un film con Sting come interprete, ci hanno fatto pure vari videogiochi (Dune 2 è una pietra miliare nel filone degli strategici in tempo reale), ci hanno fatto varie serie televisive (ne ricordo almeno due) e Lucas ha affermato che senza la saga di Herbert non ci sarebbe stato Guerre Stellari (e, a prescindere dal giudizio che si può avere sulla presente saga, non si può certo negare che abbia avuto il suo porco successo).
Perché parlo di Dune? Per una cosa in particolare, ovvero per il fatto che in questa saga, molto spesso si faceva riferimento ad un "terribile scopo" che gravava sulle spalle del personaggio principale, Paul Atreides. Non ho intenzione di sintetizzare la trama e tanto meno di fare spoilering.
Questo concetto mi ha colpito, tanto da restarmi in testa e saltare fuori di quando in quando. Ha un che di grandioso, di ineluttabile, di solenne, per quanto anche un qualcosa di pericoloso (terribile appunto), riguarda una finalità, un destino, un futuro inevitabilmente scritto che vede chi ne è oggetto al centro dell'immensità del possibile.
Non so nemmeno bene io cosa voglio dire, ma qualche giorno fa, parlando con Chiara, mi sono sorpreso a fare delle riflessioni rispetto alle mie aspettative sul mio avvenire. E' venuto fuori che, per quanto da piccolo mi sentissi assolutamente inadatto a pressoché qualsiasi cosa degna di nota, coltivavo, alle volte, l'idea di poter diventare una persona veramente importante, una persona che sapesse fare qualcosa che nessun'altro sapeva fare o che nessun'altro sapeva fare così bene. Non si parlava di qualcosa di relativamente piccolo, ma almeno di ambito nazionale.
Beh, da parecchi anni non è più così, non nel senso ovvio che ho ridimensionato le mie aspettative di bambino riportandole ad una visione più realistica, ma che non ho più alcuna grandiosa aspirazione, non mi sento più dotato di alcun particolare talento, potenziale o già manifesto. La mia aspettativa è quella di situarmi tra la stragrande maggioranza delle persone con caratteristiche socio-demografiche simili alle mie e non essere distinguibile, se non dalle persone a me più vicine in termini meramente emotivi.
Nulla, insomma, ho già detto che non so nemmeno io che cosa voglio dire...riflettevo su come si possa passare dal desiderio di distinzione assoluta, all'accettazione dell'anonimato (metteteci tutte le virgolette del caso, non penso che sarò grigio e senza identità, solo che non spiccherò in modo particolare).
Forse sono terribilmente strano per l'epoca in cui vivo, o forse sono terribilmente normale, o forse ancora tutte queste paranoie derivano dal fatto che sono in tesi e che non mi va di fare assolutamente nulla per smettere di essere in tesi (tipo finire la tesi). Non lo so, non metterò in ordine questi pensieri, se fossi capace di mettere in ordine qalcos'altro adesso come adesso, la lista sarebbe lunga (e al primo posto ci starebbero i capitoli ed i paragrafi della mia tesi). Ancora una volta, chi vuole dire qualcosa è bene accetto.
E comunque l'idea di "terribile scopo" e tutta la sua aura di drammatica imponenza continuano ad esercitare su di me gran fascino.
giovedì, dicembre 20, 2007
L'improvvida irruenza di un inetto emotivo
Momenti neri...
Capitano e spesso non sono nemmeno tanto evidenti, sono solo vaghe sensazioni di fondo, promesse di cadute possibili, se non probabili. Su tutto aleggia il solito, assillante senso di impotenza, spesso, più che reale, percepita come tale e, talvolta, proprio per questo, reale nei suoi effetti concreti.
Parlare non significa necessariamente comunicare. La cosa vale anche rifelssivamente: possiamo raccontarci all'infinito storie molto ben congegnate, facendo tranquillamente finta di non saperlo, riuscendo a convincerci alla perfezione.
E' incredibile a quanto poco possa servire, alle volte, rimuginare su di un problema, pensare, riflettere: credi di migliorare la situazione, invece finisci solo per fare danni ulteriori, ammantandoli per di più della qualifica di "azione ragionata" e rendendoli praticamente assai più ostici da risolvere.
Forse ho necessità di più istinto e meno paura, necessità di familiarizzare di più con l'incertezza, infondo non sono poi così inetto e strade sensate ne ho trovate anche io, non c'è motivo di ritenere che la cosa non si riproponga.
Boh...