mercoledì, dicembre 08, 2010
Traiettorie cogitative
sabato, dicembre 04, 2010
Il ritorno....
Il Teatro degli Orrori - Majakovskij
sabato, marzo 06, 2010
Defibrillatore #4: Il ballo del potere
sabato, agosto 16, 2008
Railpissing after all
Quando sarò nonno, se sarò nonno, racconterò a mio/a nipote un aneddoto la cui morale sarà: "non mingere MAI davanti al cancello del deposito materiali di una costruenda linea di trasporto leggero su ferro!!!!.
Prendete tre simpatici ragazzi ebbri, convinti che il mondo sia sufficientemente indulgente solo per il fatto che sono "bravi ragazzi" e che smaltiscono la loro ebrezza a piedi e non su quattro ruote.
mettiamo che uno dica:
- Andiamo di qua!
E gli altri,
- Di qua non c'è un cazzo, che ci andiamo a fare?
Il tutto dopo averli riempiti di negroni e altra alcolistica varia e shakerati per bene.
- Cazzate - fa il primo - scommettiamo che di quà c'è un locale?
Gli altri lo seguono, trasportati essenzialmente dall'euforia scemante a causa della distanza dal prossimo drink.
Qualcuno fa apprezzamenti innocenti, nel senso stretto del termine, alcun ché di volgare, ma questo è il mondo e forse l'innocenza non esiste, quindi, sulla strada del prossimo drink, i nostri si pigliano un "vaffanculo" e, sempre qualcuno, risponde cercando il limite del suo buon gusto, del suo senso di rispetto e della sua educazione. Ma sono solo scaramucce e il meglio ha ancora da venire.
Il locale in effetti c'è, ma è chiuso.
Se uno cammina a lungo, avendo bevuto parecchio e, per caso, la strada che porta al locale chiuso è attraversata dalla linea ferrata della futura metropolitana leggera, per altro non recintata, è un attimo che sembri opportuno mingere sul sedime, appena un pò lontano dalla strada.
Occhio perché qui arrivano i cazzi, intesi non solo e non tanto come l'apparecchiatura necessaria per mingere, ma anche e soprattutto, metaforicamente, come il guardiano del deposito sito al bordo della linea.
- Fermi!
Chi di dovere, a questo punto, a già ritratto l'attrezzatura e, con gli altri si sta allontanando.
- Fermi!
Al grido i tre si arrestano.
- Che c'è?
Chiedono girati verso il guardiano apparso alle loro spalle, tra pesanti apparecchiature per la posa dei binari.
- Fermi!
- Qual'è il problema?
- Fermi!
Persuasi dell'impossibilità di ottenere qualsivoglia informazione utile sui motivi dell'altolà i tre si girano e se ne vanno. Qui commettono un'errore grave: inebriati ancora dall'importante presenza gastrica di alcuni negroni, pensano che correre lungo il binario per distanziare lo scocciante e pedante guardiano, privo, per altro, di un qualsiasi motivo di scocciarli e pedantizzarli, sia una buona idea.
Il guardiano sparisce dietro di loro, nonostante la lentezza di quello dei tre con le "ossa più grosse", solo per riapparire pochi minuti più tardi insieme ad un vigilantes privato.
- Fermi!
Di nuovo.
Ci si ferma, si spiega che si stava solo "urinando" al vigilantes, al collega che sopraggiunge poco dopo e alle due, dico due, volanti della polizia che chiudono l'ingente mobilitazione di forze "anti-pipì". Tutti capiscono, tutti escludono che i tre possano aver fatto qualcosa di male (nessuno di loro è stato visto fuggire con chili di filo di rame in spalla), ma il guardiano sostiene che i tre siano entrati nel deposito.
La polizia parte per un sopralluogo e risulta che il cancello era chiuso da un semplice filo di ferro e che quindi i tre possono essere facilmente penetrati nella proprietà senza bisogno di scassinare alcun chè (nessun segno di effrazione). Quando si fa notare al poliziotto che il fil di ferro potrebbe averlo aperto il custode uscendo per inseguire i presunti ladri di rame, il suddetto non si sbilancia e il trio viene portato in questura per accertamenti.
Le macchine della polizia non sono comode. Almeno, per chi sta seduto dietro non lo sono affatto.
Accertamenti significa aspettare circa mezz'ora aspettando che venga dato ai nostri da firmare un foglio con le generalità e gli estremi dell'avvocato d'ufficio, in caso di querela dal respnsabile del guardiano, improbabile al 99%.
Ho fatto un sacco di considerazioni una volta uscito dalla questura, dalle più concrete (dirlo ai miei) alle più astratte (controllo sociale). Non riesco a renderne conto qui e ora. Perdonatemi se vi do la buona notte e scusatemi se sono stato noioso.
mercoledì, luglio 23, 2008
Il fumo sopra le teste (clikka sul titolo)
- Nena and The Superyeahs - B movie Song -
mercoledì, luglio 16, 2008
Entomologia da bere
Paperino ti sta simpatico, ti deve stare simpatico, è sfigato...funziona così. Come pure topolino sta sul cazzo perché è il primo della classe.
La mia immaginazione è fissa su un me ipotetico su di un motorino con in testa un casco, un casco a scodella, il colore non importa molto, ma direi nero o arancione cachi maturo, con un lunghissimo corno di narvalo montato in fronte. Sulla punta una specie di cubetto di materiale spugnoso: non sta li per fare male a qualcuno quel corno, solo per fare pensare ai compilatori di bestiarii del prossimo medioevo che gli unicorni esistono e hanno le ruote, due per la precisione.
Su tutto questo aleggia il valore del tempo. Senza voler essere troppo fiscali. Ci sono rapporti di lunga data a bassa intensità e rapporti recenti ma estremamente intensi. Comunque il tempo è la variabile. Il presente infinito, l'attimo eterno...parole, sensazioni, non certo reali assoluti (assoluti reali...singolare).
Abbondo in puntini, anche parentetici, ma la sostanza è che la tendenza all'equilibrio dinamico sta sempre li, a prescindere dal fatto che risulti nel raggiungimento dello stesso o no. Lo sradicamento moderno genera speso il ripiegamento verso un'identità locale, fisica e contestuale, e se cercandola la si trova debole, la si reinventa e la storia, che sia fittizia o meno, risulta essere ciò che da consistenza all'identità.
Non è mia intenzione, ora, parlare della rilevanza del fatto che la storia sia reale o inventata.
Stasera ho fatto l'ennesima esperienza del mio fatalismo. La FAO ammonisce noi occidentali perché, a causa di stupide preclusioni mentali, non mangiamo insetti, nutrienti e abbondanti. Detto fatto, basta andare in un locale porno-lounge all'aperto (non so perché l'ho definito porno, né ho mai avuto esattamente idea di cosa volesse dire lounge, percependo comunque quando un posto lo è), ordinare un long island, prontamente servito con cannuccia e fare una sorsata con la suddetta.
Beh...diciamo che le cannuccie dovrebbero essere vuote.
Cmq, non ho registrato alcun sapore, tranne forse quelli che la mia mente impressionata dalla scoperta voleva che registrassi. Il drink l'ho finito, lagnandomi solo occasionalmente e senza chiamare in causa l'ASL...si trattava solo di proteine.
Il delirio è al limite, ma in questi giorni di stitichezza mentale, avevo proprio bisogno di liberarmi, anche in questo androne buio di blog.
Notte a tutti e viva l'entomologia.
martedì, aprile 29, 2008
Pozzo Magistralmente Dottorizzato
Check-in e check-out...
Non ho ancora realizzato che è finita, che sono fuori, che è cominciata un'altra fase...
Quello che ho realizzato e che mi ha fatto un piacere immenso è stata la vicinanza delle persone a cui tengo, a cui voglio bene e che hanno dimostrato, ancora una volta di volermi bene.
Grandissimi tutti!!! Io di norma non amo troppo le celebrazioni che mi riguardano, mi mettono a disagio (qualcuno potrebbe sorprendersene, ma è proprio così). Devo quindi ringraziare tutti quelli che c'erano fisicamente e che c'erano anche non essendo proprio li.
Gli amici di sempre (che non è necessariamente un attributo cronologico) in ordine rigorosamente sparso: Il buon vecchio e solido Mike, L'estroso e "motivativo" MC (maestro di cerimonia) Tuc, L'affettuosissima Ire, il mio futuro premio nobel per i fotoni di fiducia (già, proprio per i fotoni) Teo, la mia convinta fun Ari, l'ottimo Fede e l'altrettanto ottimo Nein (che sono riusciti a venire nonostante agende fitte e bancari elusivi), Mazu e Otto (che non ci sono riusciti, ma si sono fatti comunque sentire), i miei compagni di infinite (finite) universitarie tribolazioni Angelo, Gio, Marco, Valeria, Gabri, Sere, Sara, Elisa, Raffo (ma Giulio!!! Ma g.!!!!!) e tutti gli altri amici che si sono messi in contatto più o meno telepatico in questi giorni.
La mamma ed il papà, "orgogliosamente composti", La mia SuperSorellona, a cui non dimostrerò mai abbastanza affetto, l'incrollabile zia Italia e le altre zie e zii, più o meno commossi, le mie cugine e cugini, sparsi per lo stivale, la nonna Pina che mi ha fatto mettere in fresco lo spumante e la nonna Lucia tempestiva e vigorosa nei teleauguri.
Ancora una volta, ultima, ma non certo ultima, più che altro dulcis in fundo (ma si scriverà così? :) ), La mia Chia che amo, adoro e venero (concedimelo :) ), che si è sobbarcata più di tutti le mie paranoie assurde, che mi ha tranquillizzato e riportato alla sanità mentale anche quando ero un cumulo di lagnanze più o meno informe, che mi ha sostenuto, che ha riscoperto l'esistenza delle 7 di mattina in un giorno in cui non si deve andare in uni e che, ancora una volta mi ha reso più felice del felice.
UN CALOROSO ABBRACCIO A TUTTI, VI VOGLIO DAVVERO BENE E CIO' CHE DI PIU' BELLO RESTERA' NELLA MIA MEMORIA DI QUESTO GIORNO LO DEVO A VOI, GRAZIE.
PS: ribadisco per i distratti, la mia camicia non era verde lega, QUARZO! Era verde pistacchio di Bronte (che sta in Sicilia, quindi non può essere leghista e chi eccepisce lo strozzo).
domenica, marzo 02, 2008
Buona notte...buon risveglio
La testa mi gira e ronca, lo stomaco è una fastidiosa causa di sovrappeso e fastidio, poco più. E infondo sono anestetizzato.
La paura. Con la paura ci devi fare i conti. Forse qualcuno riesce ad ignorarla per periodi estremamente lunghi di tempo, altri no, con la paura ci dialogano continuamente.
Quello che mi fa strano è osservare la mia paura lucidamente, freddamente. Sembra un controsenso, la paura difficilmente è lucida, ancor più difficilmente è fredda, a meno che non sia tale da ridurti a cadavere.
Inetti si diceva e, unendo questo all'idea che si resta come si è ed è difficilissimo cambiare anche solo una virgola (con buona pace di chi afferma che si possano "significativamente smussare gli angoli") di se stessi, il testamento va scritto al più presto!
Morte agli inetti!!!...sulle splendide note dei simpatici motivetti hard core che, fottendosene dei muri, arrivano a me dall'appartamento di fianco ora che son circa le tre di notte.
Morte agli inetti!!!...e qualcosa di disgustoso si fa strada dentro di me. Il mondo si flette come una lamiera agitata. Dio...e mi sembra tutta solo colpa mia...forse lo è...ma non lo so...
giovedì, gennaio 24, 2008
Flusso circolare al circolino
Una musica amara...violini in sottofondo. Una lentezza languida di suoni vibranti.
La mente che va al di la della materia nel trovare i suoi significati. Contenitori vuoti e sottilissimi, senza spessore, per altro solo rappresentati, nient'affatto fisici, sono creature presso occhi che ancora brillano di svagata ebrezza.
Il mondo è sempre lo stesso. lo stesso mondo che ora di disgusta, lo stesso che trovi odioso e insopportabile, ora è pieno di promesse e bellezza, e potenza, e desiderio. Il tempo è la chiave, ma è solo superficie: tutto ciò che è esistito, esiste, esisterà, convive al di là del tempo tutto il possibile con il reale, tutto il pensabile e il pensato.
Ora flauti, sfuggenti ed rotondi, batuffoli di cotone bagnato, pennellate pastose, azzurre e bianche, su una tela fibrosa.
La stanchezza, la fatica possono essere buone o cattive, ma non ci sono regole univoche che legano la classificazione al dato empirico. Quella cattiva fa sentire il corpo spezzato, debole, abusato, improduttivo, inutile tanto quanto la mente che lo abita, che con esso è in simbiosi. Quella buona ti fa sentire che hai maturato nuove capacità, abilità, una nuova coscienza, che resisti, che avanzi, che prosperi. La realizzazione può giungere con sorpresa al volgere del giorno: Non prestare orecchio ai corni luttuosi e cupi della potenziale, possibile, probabile, prossima disfatta, tutto esiste al di là del tempo, contemporaneamente, non c'è prima né dopo, dunque, nessuna cosa che esista può privare di significato, d'esistenza ad un'altra. Ogni momento è chiuso in sé, in esso è compreso tutto l'universo che gli dà sostanza. L'eco che di quel momento risiede in un altro non è quel momento, nessun legame ha con quello, solo è un elemento di quest'altro e del suo universo.
Come gli infiniti singoli istanti tra l'arco ed il bersaglio per la freccia.
Al di sopra di ogni universo, il primo, in cui il serpente ruota circolare mordendo la propria coda; da cui ogni altro.
giovedì, novembre 22, 2007
Micromondi autocoerenti
- Video: Los Mono - Promesas -
Riproduco su più livelli lo stesso tipo di comportamento: ammassare ogni sforzo, ogni impegno, ogni riserva di volontà nei pressi del termine. L'attesa dell'alba della fine, come se solamente il canto del cigno, l'ultimo colpo di coda possa racchiudere un significato degno di considerazione.
Comunque...comunque è rischioso, lo è anche nella spinta sicurezza di una vita tranquilla. A tirare troppo la corda finisce che si spezza. Ancora cose ovvie, ma almeno questa è una memoria persistente di quello che ho pensato, più persistente di altri tipi di memoria.
Tutto cambia per restare uguale (il gattopardo l'ho visto, non letto, in videocassetta millant'anni fa e mi ricordo solo l'esplicazione di questo concetto e qualche vago riferimento al contesto storico.
In tutto ciò mi duole pure un dente e nemmeno poco... mi si è infiltrata un'otturazione...onta e disonore! E ora me ne vo a letto, con un pò di etilismo in corpo, in parte inaspettatamente offerto, secondo una logica di fidelizzazione del cliente che risale a tempi precedenti a quelli in cui una scienza (o meglio una tecnica applicazione di varie scienze) istruisce gli esercenti sull'utilità di farlo e sulle modalità con cui farlo.
sabato, novembre 17, 2007
In spregio all'originalità

Vituperio schiumante rabbia canina s'è versato, comunque, per ogni genere di estremista, per ogni invasato, perché siamo assolutisti nell'avversare ogni assolutismo. Non già per gli originali.
Se si è scritto e si è detto tutto, se ogni spot e telegiornale sul piccolo schermo ne traccia i lineamenti, se è tale la fame di diversità a prescindere da svuotare di senso ogni possibile contestuale contenuto di questa o quella manifestazione di diversità, lasciando solo la diversità in quanto tale...e dunque non diversa in quanto uguale a se stessa...dove sarebbe questo nuovo? Questa trasgressione, quest'originalità?
In attesa dell'anima senza corpo e del corpo senz'anima, possiamo sorprenderci soltanto della progressiva putrescenza del frutto maturo, di quella stagnante immobilità che procura nutrienti per il futuro. Ballate pure, profeti di ogni parziale negazione, nudi davanti ad un fuoco! Nemmeno i più convinti tra voi possono ancora negare di essere umani. Altri, più coscienti vestigia di un mondo che sta per essere stato, conservano inutili e limitati brandelli di empatia, che sempre più mostra la sua debolezza e contestualità, legata all'uomo che si prepara, collettivamente, all'oltre uomo, come chi si prepari all'inevitabile sapendolo inconoscibile.
Faremo come chi disprezza chi possiede perché possiede e si sente dare dell'invidioso, rispondendo con sdegno che si tratta di principi, ma sapendo che l'invidia è più complessa del banale desiderio di possesso dell'altrui posseduto.
Dunque, spregio, spregio possente verso ogni originalità dichiarata tale, millantata o sfoggiata come diamante lavorato. Il bagliore del nuovo, dell'inveterato, dell'esotico, ci abbaglia di per sé, non per l'annuncio fatto della sua luce. Nemmeno un banditore muto, ma nessun banditore.
Delirio raziocinante, questo, che come qualunque altro si avviluppa su se stesso e sui suoi presupposti e che in se stesso trova le fragilità che ne pretenderanno il crollo. Nessun originalità in questo...e dunque solo un minimo di coerenza interna, a prescindere dal fatto che valga qualcosa.
venerdì, novembre 16, 2007
God is a smoker

Io non sento altro, quando mi fermo ad ascoltare, che il cacofonico rumore dei miei pensieri nel silenzio-non-silenzio.
Dio è un nevrotico/paranoico...e noi siamo sigarette.
Ci estrae con mano tremante dal pacchetto delle possibilità e ci porta alla bocca. Ci accende con la fiamma della vita, dell'esistenza, e ci fuma a grandi boccate. Ci consumiamo in fretta, nel volgere di pochi minuti (divini) e, alla fine, non lasciamo di noi che fumo, cenere e filtro (per chi ce l'ha). In una parabola discendente spegniamo il nostro ultimo calore, una luce di brace infima nel buio di una notte fredda, cosmica ed eterna, fino all'impatto con l'oblio del suolo.
Quanta bellezza in quel cadere, in quell'ardere disperato...
Dio è un fumatore a catena, chain smoker, ma non è un social smoker: fuma da solo...gli piace così.
giovedì, ottobre 25, 2007
Momenti
Ci sono dei momenti in cui ti senti estremamente vivo e senti cose che fai, che normalmente valuti molto poco, incredibilmente importanti.
In tutto questo, spesso, alcol (in quantità ragionevoli), amore e musica giocano un ruolo fondamentale.
Se si imparasse a coltivare questi momenti adeguatamente, basterebbero da soli a ripagare il biglietto della vita
lunedì, giugno 25, 2007
La donna perfetta (parte seconda)

- Ecco la seconda parte. Sicuramente non è quello che molti tra coloro che hanno letto la prima si aspettavano e sicuramente non sarà l'ultima parte, ma mi è venuto da scriverla ed è uscita così. vedete un pò voi se vi piace e poi fatemi sapere nei modi consueti. PS: mi sono accorto di vari errori nella parte precedente, soprattutto ripetizioni e punteggiatura. Andrò correggendoli, anche se non ora che ho sonno -
- Cazzate! E’ solo che non l’ho ancora trovata come la voglio!
- Sei tu a dire cazzate, ti spari di quei viaggi assurdi! Ogni volta che ne trovi una che ci si avvicina...trac! Rivedi la cosa al rialzo. La verità è che sei un cacasotto. Guarda che comunque non c’è nessun problema, se vuoi continuare ad aver paura delle relazioni fai pure, basta che lo ammetti a te stesso.
Alberto guardò l’amico con sufficienza: di critiche di quel genere ne aveva ricevute in abbondanza, ma recedere dal suo fermo convincimento non era opzione possibile.
- Forse a te fa piacere raccontartela così, a te basta “accontentarti” perché credi non valga la pena aspettare per ottenere ciò che veramente si desidera. Beh è un problema tuo, se io la incontrassi saprei che è lei ed ogni altra discussione, pensiero, paranoia sarebbe superflua.
Francesca che fino a quel momento era rimasta concentrata sulla guida, non potè esimersi da un commento, sentendosi lei stessa indirettamente colpita.
- Mi spiace dovertelo dire ma penso anche io che ti stia nascondendo dietro ad un dito. Parli di “Lei” come se fosse una persona concreta, ma invece sta solo nella tua testa e non pare tu le voglia dare nessuna chance per concretizzarsi. Prendi Roberta: è carina, intelligente e simpatica, che cazzo ti è passato in testa di piantarla così?
- Si, si, era tutte quelle cose, senz’altro, ma mi si abbandonava troppo, perdeva ogni inziativa…
Riccardo era veramente infastidito: ascoltava Alberto dire idiozie sulla sua donna ideale ormai da troppo tempo, parlargli era inutile, tanti e tali erano i cavilli logici dietro cui si barricava che era impossibile fargli venire un qualsivoglia dubbio. Aveva una gran voglia di spaccargli quella testaccia dura.
- Porca troia! Ma è possibile che ti debba sentire dire sempre le stesse stronzate!?!? Le piacevi e non mi pare che lei “si fosse annullata in te” o cazzate del genere, cercava solo di avvicinarti, ma figurati, tu sei troppo delicato, troppo sofisticato per dare confidenza ad un essere umano del sesso opposto. Continua così e comincerò a pensare che sei gay!
Francesca che, avendo deciso di lasciare perdere quella contesa, scontata in partenza, ascoltava della discussione un brano si e uno nò,
- Che c’entrano adesso i gay, ma è possibile che voi maschi la dobbiate fare finire sempre con manifestazioni di omofobia da parata e machismo da accatto?
- Cazzo Francesca puoi evitare? Guida cristo! Guida! Stiamo parlando io e lui, puoi farti i cazzi tuoi per una volta?
Riccardo avrebbe pagato quel suo eccesso, ma Francesca decise che non sarebbe stato quello il momento. Prese l’adeguato appunto mentale e tornò a concentrarsi sulla guida con una faccia che prometteva niente di meno che qualcosa di piacevole come una ceretta inguinale.
Alberto, annoiato dall’essersi trovato per l’ennesima volta a spiegare la sua filosofia riguardo i rapporti di coppia, si perdeva con lo sguardo a seguire i profili morbidi di colline verdi sotto il cielo grigio che instancabile rigurgitava mestizia invernale, particolarmente fastidiosa quando hai il cervello in loop su qualcosa che non ti torna.
Infondo dimostrava, su quei discorsi, più sicurezza di quanta realmente ne avesse. Va bene mantenersi fedeli alla linea, ma di tempo ne era passato veramente troppo e l’idea che fosse lui a decidere che non doveva viversela bene, in attesa di una ragazza che ovviamente non poteva esistere, visto che lui stesso faceva in modo che non esistesse per non rischiare di essere felice, lo stava tormentando sempre più spesso.
Il vociare collerico dell’amico divenne un sottofondo indistinto con la radio, il rumore del motore e dei clacson delle macchine in coda. L’unico suono che veramente ascoltava era quello dello scrosciare intenso della pioggia sui vetri appannati che, del panorama, sempre meno concedevano ai suoi occhi distratti, diagonale, lui, sul sedile posteriore della lancia ipsilon.
Si accese una sigaretta, più per noia che per concreto desiderio. Certo, avrebbe pure potuto sfilare dallo zaino “I pilastri della terra” di Follet, gli mancava poco per finirlo e il romanzo lo avvinceva molto, ma era preso da un attacco acuto di noia esistenziale totale e qualsiasi altra cosa, a parte rimuginare, gli pareva insopportabilmente pesante.
Il vento gelido, dopo pochi minuti, faceva sembrare naso e orecchie corpi estranei, pronti a cadere a terra frantumandosi al primo strattone. I pochi futuri passeggeri di treno che condividevano il marciapiede del binario uno con lui cercavano riparo dalle raffiche dietro alle quadrate colonne della pensilina.
Un ragazzo armeggiava con un accendino da cinque minuti buoni, senza alcuna fortuna, accumulando rabbia ad ogni scintilla. Una ragazza fissava un opuscolo senza minimamente vederlo, con la faccia triste che puoi avere solo d’inverno, solo se fa freddo e tira vento. La segretaria della segreteria studenti, con la minigonna e i collant neri, seduta sulla panchina, dondolava le gambe annoiata pensando, forse, a quando, anni fa, non le riusciva così difficile sentirsi carina vestita in quel modo.
Alberto contemplava quel mondo buio, crepuscolare, con la superiorità di chi sa quello che vuole, ma contemporaneamente affascinato come chi osserva qualcosa di evidentemente fragile che gli ricorda una fragilità propria, spesso maldestrampente celata.
La ragazza con i corti capelli castani, il nasino impertinente e i profondi occhi azzurri…forse…no, in realtà no, troppo tirata, sicuramente fighetta, magari anche intelligente, ma sicuramente più superficiale, troppo legata ad un’estetica scontata per poterlo apprezzare, per poter cogliere la sua interiorità.
Una mora, appoggiata alla colonna sotto i tabelloni elettronici. Sembra aver carattere, ed ha pure un fisico mica male: guarda che tette…ma no, troppo indipendente, troppo sicura: ok una ragazza che non si faccia schiacciare, che non annulli la sua personalità nel rapporto, ma una così! Che cazzo poteva offrirle? No, sicuramente per lei ci voleva uno molto sicuro di sé e lui, Alberto, di certo non lo era abbastanza, non per lei.
Quell’analisi delle possibilità, scontata negli esiti, andò avanti per non più di dieci minuti, poi arrivò il treno e con esso l’improba scelta tra carrozza frigorifero e carrozza inferno con battiscopa arroventato in grado di squagliare suole di gomma. Il viaggio si sintetizzò in un sonno untuoso ma stranamente riposante, seppur breve.
lunedì, febbraio 12, 2007
Where is my mind
L'alcol non risolve nulla...
Ma dio, dio! E' l'unica cosa attraverso la quale, per un pò, riesco a liberarmi da me stesso eppure ad essere sempre io. Non è solo una questione di freni inibitori, i freni inibitori fanno parte di noi come tutto il resto, no, è una questione di pensiero, di come fluisce, di come incede, è una questione di lucidità diversa.
Sono debole se "ho bisogno di bere" a volte...forse si, anche perchè non è sempre una festa, perchè come dicevo qualche riga più su l'alcol non risolve nulla...ma a volte è una tregua, una tregua con le mille voci che mi parlano nella testa, tutte uguali alla mia, tutte insistenti, egoiste e prevaricatrici, è una tregua con lo strisciante senso di solitudine esistenziale che non mi abbandona mai veramente, una tregua con l'incapacità cronica di apprezzare davvero e a fondo ciò che ho.
Non è sempre così...c'è quando quella solitudine diventa un pozzo nero e profondissimo in cui cado senza scampo. C'è quando bere mi perde in me stesso, chiuso con le mie paure, le mie insistenti voci interiori, quando mi fa vagare solo per infinite ore notturne, in periferie desolate e silenziose, note o meno, per infiniti passi. Accade anche quello...
Ma la cosa più sorprendente è che, infondo, bere non fa che amplificare il mio stato d'animo, le proiezioni del mio desiderio...è sempre tutto in mano mia, posso lasciarmi andare solo se voglio lasciarmi andare; precipiterò nell'abisso se è in esso che voglio perdermi. Non è scappare...quello da cui vorrei scappare è sempre con me, dentro di me, che io lo voglia o meno.
Forse tutto questo, a rileggerlo tra un pò, mi sembrerà aberrante, forse mi vergognerò di averlo scritto, forse mi sembrerà l'ennesimo goffo tentativo di sembrare "sporco e cattivo" pur restando fondamentalmente "buono e pulito"...forse, ma ora è quello che penso e sento e non credo di avere ascendente a sufficienza per portare qualche improvvido, occasionale lettore ad una vita da alcolista, dunque ad una morte per cirrosi epatica.