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martedì, maggio 03, 2011

Pretese egocentriche



Soundtrack - Frankie Hi-Nrg MC - Il beat come anestetico -


Immagino che a tutti sia capitato di sentirsi, chi più chi meno, speciali.

A me ogni tanto capita. Più che sentirmi, di fatto, speciale, desidero esserlo.

Sarà per troppo amore materno, sarà per troppi film / libri con il protagonista che è l'unica speranza per un mondo ormai agli sgoccioli (soprattutto fantascienza), sarà per egocentrismo (che potrebbe comunque essere motivato da quanto sopra), non lo so.

So che capita.

Ora non capita più come capitava da adolescente, allora la cosa si configurava proprio in termini romanzeschi, quantomeno a livello di vagabondaggio mentale.

Ora no, ora il tutto si è piuttosto ridimensionato a termini molto più reali, più concreti, cose tipo riuscire a mettere insieme una vita adulta che funzioni, che dia qualche soddisfazione (sentimentale, professionale, ecc...), che conceda, di quando in quando, qualche sprazzo di felicità e soddisfazione.

La differenza essenziale, data dalla concretezza acquisita da questo desiderio, sta nel fatto che si tratta effettivamente di cose alla portata di un normale essere umano (che abbia la fortuna di essere nato nella parte del mondo dove cose simili sono effettivamente accessibili), cose che dipendono in larga parte da me e dal mio operato, non dal fato, dalla predestinazione, da chissà che di trascendente.

Questo implica il mettersi alla prova, il misurarsi, lo sperimentarsi, l'esporsi in prima persona, il compiere scelte, l'agire.

Il punto è che, in circostanze simili, si può anche fallire, mentre il destino non fallisce, è destino e basta.

Stringendo, la prima cosa con cui devo misurarmi è la paura, la paura di fallire, di perdere, di non essere, non tanto straordinariamente speciale, ma nemmeno normalmente speciale, dove per speciale si intende più specifico, capace di trovare la propria strada peculiare, più che eccezionale, notevole, unicamente unico.

Beh, c'è tanto lavoro da fare: con la paura non ho mai avuto un buon rapporto, probabilmente a causa di aspettative troppo alte dovute ad un eccessivo amore materno...

lunedì, febbraio 16, 2009

Apoptosi




Trecentotrentatreesimo post, a metà dal tributo al principe della notte.

Mi lascia attonito realizzare come anche persone non particolarmente propense ad impegnarsi con continuità per il raggiungimento di un obiettivo, siano capaci di impegnarsi a fondo nel marciare verso l'autodistruzione, verso la tragedia, verso il disastro.

Non sto parlando del disastro ultimo, della Fine con la "F" maiuscola, ma questo non sminuisce minimamente la portata del mio stupore.

Il bisogno di preservarsi, di perpetrarsi non mi ha mai sorpreso granché. La propensione all'autodistruzione, invece, è ciò di cui non riesco a spiegarmi i motivi di fondo, pur avendone verificato l'esistenza e la frequenza più volte.

Probabilmente c'è una posizione di fondo indebitamente (ma non inspiegabilmente) asimmetrica: il motivo di fondo per cui ci si dovrebbe preoccupare di preservare la propria esistenza, al netto di ogni cultura e/o ideologia, non è più oscuro di quello per cui si dovrebbe desiderare il proprio annientamento, la propria fine, d’altronde cominciare ad esistere non è un gesto volontario, una scelta.

Non credo che la tendenza all'autodistruzione sia una cosa individuale più di quanto non lo sia il bisogno di continuare ad esistere. Probabilmente è qualcosa di simile all'apoptosi cellulare: le cellule muoiono per il bene dell'organismo. Anche se non si tratta di morte, ma di piccoli drammi personali, forse questo, in qualche modo, è funzionale all’insieme, al tutto, forse garantisce maggiore variabilità…

Non so, d'altronde forse tutto questo non ha un senso, o, comunque, non ha un senso comprensibile all’essere umano…fatto sta che succede, quotidianamente, e che mi sorprende.

domenica, febbraio 08, 2009

Decostruzione

- Nicolette - No Government -
L'ambiente ha effetto su ognuno di noi, fin dalla nascita. Per ambiente intendo, in particolar modo, l'ambiente sociale.
Il modo in cui l'ambiente sociale ci influenza è molto complesso e la sua influenza si esercita attraverso molti mezzi e si origina da più fonti.
Il senso comune, le frasi fatte, gli stereotipi, eccetera, li impariamo e li portiamo con noi in modo spesso inconsapevole, a prescindere dal fatto che li accettiamo e li facciamo nostri o li avversiamo e li combattiamo, o semplicemente ci lasciano indifferenti.
Il senso comune, la saggezza popolare sono "perfetti" nel senso che danno forma a tutto, o quasi tutto. Si possono trovare in essi affermazioni di principi in perfetta contraddizione tra loro, ad esempio: "chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova", ma anche: "chi non risica non rosica". Un invito alla prudenza ed un invito al rischio, entrambi integrati nel corpo della saggezza popolare.
Ovviamente la questione non è così semplice, a seconda del contesto a seconda del luogo, del tempo e delle influenze, comunque, questo macromodello di riferimento ha i suoi orientamenti, spinge prevalentemente in determinate direzioni piuttosto che in altre, non si tratta di un oggetto monolitico ed immune al cambiamento, sono sempre individuabili correnti dominanti e correnti alternative e, fortunatamente, in questa continua dialettica, c'è spazio per la costruzione individuale, per la scelta nell'aggregazione dei diversi valori esistenti e, a volte, per la generazione di valori nuovi.
Tutto questo pòpò di banalità l'ho scritto con il fine di manifestare il mio desiderio di fare, un pò alla volta, una sorta di collezione di tutti gli oggetti appartenenti alla categoria "senso comune" o "saggezza popolare" con cui in un modo o nell'altro sono venuto a contatto.
Non so se il mio desiderio avrà un seguito...ma fin che c'è...

mercoledì, luglio 23, 2008

Il fumo sopra le teste (clikka sul titolo)


- Nena and The Superyeahs - B movie Song -

Il fumo sale rapido sopra le teste, si colora delle luci del palco, poi fugge e si disperde nel buio della notte, preda del vento.

Io sono un pezzo di legno e ho pure le mani occupate da birra e sigaretta, ma cerco di dinemenarmi seguendo una versione tutta mia del ritmo della canzone.

Molti pensieri mi affollano la mente: pensieri di libertà, di limiti superati, pensieri di possibilità e alterna. Mi investe una certa euforia, un euforia calma. Ho le gambe stanche, ma con i piedi poggiati sull'erba morbida ed il fresco è una stanchezza buona.

Qualche chiacchiera con buoni amici, della birra annacquata e acida, un panino con la salamella ed un breve sonno saporito.

Ieri notte avrei scrito di più, ma ha vinto il sonno.

domenica, giugno 29, 2008

Banalità afose



- DEATH PROOF - DOWN IN MEXICO -

Il desiderio di giustizia non ha niente a che vedere con la giustizia intesa come concetto assoluto e trascendente. Ognuno ha la sua idea di cosa è giusto, condita con le influenze del contesto. Fin qui nulla di nuovo...e null'altro voglio aggiungere a questa banalità. Mi limiterò a scriverla così come appare poco più su.

Altro? No, non molto altro, a parte la mutevolezza del sentire, sperimentata in stato di percezione alterata dall'alcool. La cosa più interessante non è tanto la differenza che intercorre tra le sensazioni e le convinzioni che si manifestano in questo stato rispetto a quelle dello stato normale, ma il passaggio tra i due stati, le fasi e le trasformazioni che si attuano. L'erosione dell'euforia è molto lenta, ma costante e si attua attraverso l'esaltazione di quanto di negativo c'è già nella testa, parallela ed inversa alla soppressione dei vincoli sociali e psicologici.

Un tale fenomeno evidenzia ancora una volta la capacità dell'esistente di ristabilire un equilibrio dinamico nel momento in cui questo è perso...capacità, questa, fondamentale per l'esistenza stessa così come la conosciamo. L'elemento dinamico fornisce mutevolezza, variegazione, quello dell'equilibrio solidità e stabilità, uniti a costituire un altro equilibrio ad un livello superiore, anch'esso dinamico.

Anche qui...genialità? No, banalità piuttosto, elucubrazioni del momento riportate su schermo, ma a quanto si dice, tra i blog ho buona compagnia, tanto più che questo non è un blog di servizio, è solo una manifestazione del mio esibizionismo ed egocentrismo.

Saluti, a non so quando...

martedì, aprile 15, 2008

Non ho mai avuto una forte vocazione esterofila...



- Attenzione!!! -
Quello che segue è uno sproloquio espressione disordinata di alcune delle emozioni e delle riflessioni che la terribile giornata di ieri ha stimolato in me. E' lungo e probabilmente noioso, è più che altro un flusso di coscienza, lo leggete a vostro rischio e pericolo.


In un mondo ideale, dopo una vittoria della parte avversa alle elezioni, si resta delusi e si pensa subito a costruire per la tornata successiva, magari si fanno pure i complimenti ai vincitori e ci si dispone all'opposizione ed all'attesa.

In questo mondo, invece, quello che succede e che si ha paura, almeno, io ho paura. Non si tratta infatti di contrapposizione tra posizioni che condividono almeno ideali di fondo e divergono sulle scelte di governo, non c'è alcun rispetto reciproco, nemmeno tolleranza, c'è odio e contrapposizione frontale.

Questa volta non è come le altre, la maggioranza eletta non annovera un Casini, che nonostante tutto è stato in precedenza un moderatore, anche quando altri, per coltivare un interesse a lungo termine, hanno taciuto. La lega, ora, non è una piccola componente, ma una forza decisiva, tanto forte da non poter essere vincolata e fa paura perché è xenofoba, violenta e greve, perché fa leva sui istinti bassi e animaleschi che, a questo punto, paiono essere molto più diffusi di quanto sarebbe auspicabile.

Non mi fanno paura solo o tanto le azioni che potrà intraprendere il nuovo governo (anche se le immagino devastanti), tremo di fronte ai mutamenti nella società civile e nella cultura che questi risultati metteranno in moto. Prima toccherà agli immigrati extraitaliani, ai Rom, per i quali ci sarà un intensificarsi dell'intolleranza, della violenza, verbale e forse non solo, ed insieme a loro, probabilmente, ai più coraggiosi tra "noi" che non riusciranno a tacere, perché non l'hanno mai fatto o perché non riusciranno a sopportare gli eccessi. Ma poi toccherà anche ai più pavidi, tranne forse ai voltagabbana più convinti, ma per questi, infondo, questa situazione non sarà un grosso problema.

Io ho origini meridionali, sono nato in provincia di Bergamo e vivo qui da allora. I miei genitori sono persone oneste che hanno sempre lavorato e pagato le tasse fino all'ultimo centesimo (a già, questo non è certo merito...), ma questo non ha avuto mai la minima rilevanza per gli arrabbiati padani. Ricordo un'estate in cui tornavo dalla Sicilia in macchina con i miei, erano i primi tempi della lega e lo spirito rivoluzionario incendiava i militanti. Ci fermammo ad un distributore all'altezza di Verona ed il benzinaio, colto l'accento (benché certo non marcato) non padano di mio padre, ci accolse con insulti variegati e frasi tipo "restatevene a casa vostra terroni di merda". Io ci stavo andando a casa mia.

Mi sembrano cani, cani da combattimento che vengono lasciati digiuni per incattivirli, per farli sbavare di rabbia, per farli diventare aggressivi. Ma non è la fame, è la paura della fame che li aizza, anzi, più che la fame la paura di perdere ciò che HANNO, e ciò che HANNO è tutto ciò che hanno.

La retorica dello scegliere il "meno peggio" era fin troppo logora e non considerava un punto fondamentale: il peggio (o il meno peggio) non erano solo di quelli che dovevano essere scelti, erano anche di quelli che sceglievano. La nostra classe politica, la nostra "casta", ci rappresenta benissimo, rappresenta alla perfezione la nostra cultura, i nostri umori, i nostri valori: per noi l'evasione fiscale è un peccato veniale e solo se ti scoprono, il clientelarismo, il campanilismo, il familismo amorale, sono norme comuni e apprezzate.

Ieri sentivo un giornalista di Repubblica che veniva intervistato a TG24, diceva, tra le altre cose, che il voto degli italiani, o della gran parte di essi è motivato dalla paura del cambiamento. L'Italia è un Paese vecchio, proseguiva, non competitivo, in ritardo, incapace di stare al passo con i resto d'Europa, deve cambiare. Ma non c'è cambiamento, non c'è risanamento senza fatica, senza che si paghi un prezzo ed è di pagare questo prezzo, di fare questa fatica, di cambiare che l'elettorato ha paura e vota chi gli promette che sarà tutto facile, indolore.

Non si possono fare tanti ragionamenti da chi è in preda alla paura ed all'angoscia, specie con i continui e generici proclami di "famiglie che non arrivano alla fine del mese". Non ci si può sorprendere se succede quello che succede oggi anche se tra il 2001 ed il 2006 non si stava certo meglio di come si stesse prima e "la gente lo sa". La gente forse lo sa anche, ma non lo ricorda, non lo vuole ricordare, o comunque non è guidata certo dal raziocinio, ma dalla pancia. In una situazione del genere era impossibile sperare che la grande maggioranza dei cittadini potesse apprezzare l'operato del governo Prodi in questi due anni: c'era poco da apprezzare nell'immediato, i risultati positivi sarebbero venuti, forse, con il tempo e, soprattutto, se fosse durato cinque anni.

D'altronde è pieno di gente che "se gli indichi la luna guarda il dito", il futuro ed il passato si contraggono in un presente espanso, non c'è prospettiva, c'è solo il "qui ed ora". E se questo è vero non c'è che l'estinzione, il suo equivalente in termini nazionali.

A me, d'altro canto, l'idea di emigrare non va proprio...

domenica, marzo 02, 2008

Buona notte...buon risveglio



- Soundtrack: System Of A Down - Toxicity -

Morte agli inetti!!!...forse dovrei cominciare a fare testamento...

La testa mi gira e ronca, lo stomaco è una fastidiosa causa di sovrappeso e fastidio, poco più. E infondo sono anestetizzato.

La paura. Con la paura ci devi fare i conti. Forse qualcuno riesce ad ignorarla per periodi estremamente lunghi di tempo, altri no, con la paura ci dialogano continuamente.

Quello che mi fa strano è osservare la mia paura lucidamente, freddamente. Sembra un controsenso, la paura difficilmente è lucida, ancor più difficilmente è fredda, a meno che non sia tale da ridurti a cadavere.

Inetti si diceva e, unendo questo all'idea che si resta come si è ed è difficilissimo cambiare anche solo una virgola (con buona pace di chi afferma che si possano "significativamente smussare gli angoli") di se stessi, il testamento va scritto al più presto!

Morte agli inetti!!!...sulle splendide note dei simpatici motivetti hard core che, fottendosene dei muri, arrivano a me dall'appartamento di fianco ora che son circa le tre di notte.

Morte agli inetti!!!...e qualcosa di disgustoso si fa strada dentro di me. Il mondo si flette come una lamiera agitata. Dio...e mi sembra tutta solo colpa mia...forse lo è...ma non lo so...


mercoledì, febbraio 27, 2008

Amarezza e Levità



Tra fratelli maschi ci si pesta, è risaputo, e questo, insieme ad un'adeguata predisposizione genetica può aiutare a diventare campioni di "scrocchio delle articolazioni".

Altrettanto risaputo, infatti, è che tra le ossa, anzi, tra gli ossi ci siano piccole bolle d'aria e se si tirano o torcono le articolazioni questa bolle scoppiano, producendo il tipico rumore scrocchiante tanto apprezzato dai giovani di ogni periodo storico.

Solo in pochi si possono permettere affermazioni del tipo "impara a scrocchiare il collo, poi torna da me e potremo parlare"

L'abilità scrocchiatoria, oltre ad essere elemento altamente indicativo della virilità di una persona, riveste un utilità pratica anche al di fuori della sfera prettamente sociale. Specie per gli scuteristi o i motisti saper far scrocchiare il proprio collo o saperlo fare scrocchiare da altri può salvare da fastidiosi inconvenienti fisici.

Se si cade dalle due ruote a seguito di un brutto incidente e si resta vivi, il che non va affatto considerato scontato, se si batte la testa, scrocchiare il collo è essenziale, se resta "insaccato" sono dolori!

Quante cose si imparano su una carrozza ferroviaria...

--== OO ==--

"Ogni uomo è fabbro della sua fortuna" mi diceva sempre mio padre.

"Non di solo pane vive l'uomo" mi diceva sempre mia madre.

Ma se la materia prima è scadente hai poco da forgiare...il punto è che, almeno, se ci provi, poi magari riesci a non affliggerti con i sensi di colpa. E non è solo il pane, certo, ma fino a che non arricchiranno l'aria di proteine, lipidi, zuccheri, vitamine e altri nutrienti, respirare sarà solo una delle attività necessarie a sopravvivere, perché se per vivere ci vuole anche altro, la vita viene comunque dopo della sopravvivenza.

Inutile scorcio d'amarezza becera...

martedì, febbraio 19, 2008



- Video da: Full Metal Jacket
di Stanley Kubrick -

Auguri a me...

Inevitabile come l'allergia (per chi l'ha) a primavera, la melancolia (per chi la sente) il giorno del compleanno una volta superati i 18.

Come al solito parlo in generale, ma la cosa riguarda me (anche se sono consapevole che non riguarda solo me). Passa tempo, ne passa tanto, e mi sono accorto che, a fronte di cambiamenti che devo affermare e riaffermare essere forti, ci sono continuità (nello specifico spiacevoli) che si manifestano tranquillamente senza alcun bisogno di invito o pubblicità.

Una cosa divertente (a parte i link nella mail di gio, relativi al nuovo inno "Silvio c'è", sul quale, veramente, non mi sento di dire nulla) è stata l'accorgermi che il tempo passa mentre, in un'anteprima di "porta a porta", l'omonimo ronzante chiedeva conferma a Pier Ferdy dell'avvenuto divorzio con i forzisti/forzioti dopo 15 anni.

Ho pensato subito due cose: Berlusconi e soci mi ammorbano l'esistenza da ben 15 anni!? (e questo senza fare considerazioni più profonde); sono passati 15 anni, che sono tanti, davvero tanti, specie di questi tempi, ma ne ho vissuti quasi altrettanti, 15 anni fa ero un adolescente problematico (principalmente per me stesso), non al di la da venire.

Comunque...capirete che se mi abbandono a pensieri simili, accompagnati da quello che "la tesi non si scrive da sola e che il fatto di saperlo non la convincerà comunque a scriversi da sola", non parto proprio benissimo.

Diciamo però che voglio restare aperto al futuro e conservare un minimo di ottimismo, non tanto per la giornata di domani in sé (il compleanno non è uno dei miei rituali preferiti ormai da tempo e ho già provveduto a destrutturarlo il più possibile), ma in generale, e che lo voglio fare perchè sarebbe stupido non farlo, ma anche per il piacere di contraddire (affettuosamente) la mia cara Chia, che ama affermare che dentro di me ci sia un'ineliminabile cupezza di fondo.

Dunque, come direbbe il buon g. (o comunque l'interessante e decadente g.), W ME! (almeno per oggi, ma spero di più in altri giorni diversi dal 19/02/xxxx).

PS: il video d'apertura non è megalomania, è solo che cercavo qualcosa di compleannizio e non ho potuto resistere a questa citazione.

giovedì, gennaio 10, 2008

Le vite degli altri...al tempo della Rete



- trailer del film: Tron -

Blog...e le vite degli altri.

Navigo e vedo, facilmente, le vite degli altri. Pagine e pagine di inclinazioni, desideri, sogni, vizzi, virtù, amore, odio...quant'altro. Nulla importa se si dice: "immagini artificiali, messe a bella posa per dar di sé l'immagine voluta". Come se l'immagine di sé che si vuol dare, il modo in cui si cerca di darla non parlassero del sé anch'essi, magari anche di più, magari anche meglio, magari anche d'altro rispetto a quello che il sé sa e accetta di sé.

Fotografie molteplici, video e musica, scritti brillanti di ogni fatta: poesie, racconti, flussi di coscienza. Legami, reali o fittizi, ma numerosi, ognuno nodo di rete in una rete di immagini-persona.

La familiarità diventa qualcosa di meno familiare. Al di la della sincerità, il sé-immagine-blog, quantunque diverso dal sé, è disincarnato e non ha confini, né di tempo, né di spazio. il sé-immagine-blog è l'intersezione suprema, è nodo si diceva e attraverso di esso, ogni afferente vede ogni altro afferente, contemporaneamente, e scopre, comprende, approfondisce, aspetti del nodo che non sapeva suoi, ignorava, sottostimava.

L'idea della sovrapposizione ultima è inquietante, capisco il tempo zero, capisco lo spazio zero...capisco quei visionari dei primi tempi: niente più geografia, niente più storia. Eppure no: ancora il corpo esiste, bistrattato, vilipeso, odiato, conformato, allenato, addestrato, sacrificato, abbandonato, trascurato...ma esiste.

Non è ancora il tempo della trascendenza, non ancora il tempo del tutto nell'uno e l'uno nel tutto.

giovedì, dicembre 20, 2007

L'improvvida irruenza di un inetto emotivo



- Franco Battiato: centro di gravità permanente -

Momenti neri...

Capitano e spesso non sono nemmeno tanto evidenti, sono solo vaghe sensazioni di fondo, promesse di cadute possibili, se non probabili. Su tutto aleggia il solito, assillante senso di impotenza, spesso, più che reale, percepita come tale e, talvolta, proprio per questo, reale nei suoi effetti concreti.

Parlare non significa necessariamente comunicare. La cosa vale anche rifelssivamente: possiamo raccontarci all'infinito storie molto ben congegnate, facendo tranquillamente finta di non saperlo, riuscendo a convincerci alla perfezione.

E' incredibile a quanto poco possa servire, alle volte, rimuginare su di un problema, pensare, riflettere: credi di migliorare la situazione, invece finisci solo per fare danni ulteriori, ammantandoli per di più della qualifica di "azione ragionata" e rendendoli praticamente assai più ostici da risolvere.

Forse ho necessità di più istinto e meno paura, necessità di familiarizzare di più con l'incertezza, infondo non sono poi così inetto e strade sensate ne ho trovate anche io, non c'è motivo di ritenere che la cosa non si riproponga.

Boh...

martedì, novembre 27, 2007

...In una scatola con una spatola...


Ci sono giorni in cui sarebbe meglio rinchiudersi da qualche parte, isolarsi dal mondo e restare nascosti fino al giorno successivo. I giorni in questione non durano necessariamente 24 ore, possono iniziare prima o dopo le 00.00. Quando capitano questi giorni, ogni cosa, fatta anche con le migliori intenzioni del mondo, fosse anche la più infima ed insignificante, risulta in problemi e figuracce.

Oggi sembra essere uno di quei giorni, ed è cominciato da ieri...

Riflessioni banali a margine: A volte, per correggere un errore fatto agendo, basta non fare nulla (a riguardo) ed andare avanti.

sabato, novembre 17, 2007

In spregio all'originalità


Schifo, schifo e tristezza per gli originali.

Vituperio schiumante rabbia canina s'è versato, comunque, per ogni genere di estremista, per ogni invasato, perché siamo assolutisti nell'avversare ogni assolutismo. Non già per gli originali.

Se si è scritto e si è detto tutto, se ogni spot e telegiornale sul piccolo schermo ne traccia i lineamenti, se è tale la fame di diversità a prescindere da svuotare di senso ogni possibile contestuale contenuto di questa o quella manifestazione di diversità, lasciando solo la diversità in quanto tale...e dunque non diversa in quanto uguale a se stessa...dove sarebbe questo nuovo? Questa trasgressione, quest'originalità?

In attesa dell'anima senza corpo e del corpo senz'anima, possiamo sorprenderci soltanto della progressiva putrescenza del frutto maturo, di quella stagnante immobilità che procura nutrienti per il futuro. Ballate pure, profeti di ogni parziale negazione, nudi davanti ad un fuoco! Nemmeno i più convinti tra voi possono ancora negare di essere umani. Altri, più coscienti vestigia di un mondo che sta per essere stato, conservano inutili e limitati brandelli di empatia, che sempre più mostra la sua debolezza e contestualità, legata all'uomo che si prepara, collettivamente, all'oltre uomo, come chi si prepari all'inevitabile sapendolo inconoscibile.

Faremo come chi disprezza chi possiede perché possiede e si sente dare dell'invidioso, rispondendo con sdegno che si tratta di principi, ma sapendo che l'invidia è più complessa del banale desiderio di possesso dell'altrui posseduto.

Dunque, spregio, spregio possente verso ogni originalità dichiarata tale, millantata o sfoggiata come diamante lavorato. Il bagliore del nuovo, dell'inveterato, dell'esotico, ci abbaglia di per sé, non per l'annuncio fatto della sua luce. Nemmeno un banditore muto, ma nessun banditore.

Delirio raziocinante, questo, che come qualunque altro si avviluppa su se stesso e sui suoi presupposti e che in se stesso trova le fragilità che ne pretenderanno il crollo. Nessun originalità in questo...e dunque solo un minimo di coerenza interna, a prescindere dal fatto che valga qualcosa.

sabato, ottobre 13, 2007

Da parecchio tempo non bevevo così...

- Death in Vegas - Hands around my Throat -

Qualsiasi cosa io possa pensare e scrivere esprime la mia medianità.

Non importa granché quanto io possa differire dalla mia categoria di riferimento...ho una categoria di riferimento. In sostanza e senza stare troppo a sottilizzare io sono ACCETTABILE, posso essere ritenuto sfigato o degno di considerazione, ma sono, comunque, pienamente ACCETTABILE.

La normalità è più di un concetto statistico, è assai più ampia di quanto non si possa pensare. Il sistema è enorme e comprende funzionalmente anche parecchio di ciò che è "anti-sistema".

Forse è solo una questione di originalità, una questione grandemente idiota, perchè potrebbe essere girata come questione dell'assoluta incapacità di sentire l'originale, o come la questione dell'autenticità, dell'originale-originale, dell'irripetibile.

Paradossale l'invariabilità della percezione della solitudine esistenziale che c'è se stai tra tanti altri e ti confondi con loro, o se sei diverso da tutti.

Ora come ora provoco a me stesso la più grande delle vergogne per il motivo stesso di starlo scrivendo, eppure lo scrivo.

Non si può mai davvero regredire, ne stupirsi veramente per ciò che si è sempre saputo.

mercoledì, agosto 29, 2007

Pane, confusione e serie televisive che mi piacciono da parecchio tempo



Di nuovo piena sindrome da Scrubs...

Mio cugino mi ha passato la quinta serie e me la sto divorando nei ritagli di tempo. Non pensavo potesse farmi ancora lo stesso effetto: mi diverte, mi fa pensare, mi rattrista un pò e dopo mi sento strano e finisco per farmi un sacco di domande a cui finisco molto presto per non dare risposta.

Comunque, il fatto ora è che mi sento sospeso, sospeso in mezzo ad un mare di cose e non so bene da che parte andare. Sarà il periodo, saranno gli eventi recenti, sarà una spropositata tesina da fare in fretta con il timore di metterci molta fatica e ottenere risultati inadeguati e rovinarmi la media (sono due esami accorpati, il voto vale doppio), sarà che devo capire come mi sento rispetto a tante cose, sarà che sono prossimo all'età adulta, sarà che per tutte queste cose deve passare del tempo...boh.

Il risultato è, comunque, che fumo come un turco (mi perdonino i turchi salutisti) e faccio incubi assurdi (no, stanotte no), specie nella prima mattinata, appena prima del risveglio, in cui muoio obeso, solo e sfaccendato per complicanze cardiache (tutti pensano ai problemi che il fumo causa ai polmoni, di recente alla mia attenzione è stato fatto notare che ne causa anche al cuore).

Come dico sempre, e come mi impegno a credere, la cosa bella di questi periodi è che finiscono (glissando agevolmente sulla natura potenziale di quelli a seguire).

lunedì, giugno 25, 2007

La donna perfetta (parte seconda)


- Ecco la seconda parte. Sicuramente non è quello che molti tra coloro che hanno letto la prima si aspettavano e sicuramente non sarà l'ultima parte, ma mi è venuto da scriverla ed è uscita così. vedete un pò voi se vi piace e poi fatemi sapere nei modi consueti. PS: mi sono accorto di vari errori nella parte precedente, soprattutto ripetizioni e punteggiatura. Andrò correggendoli, anche se non ora che ho sonno -

- Cazzate! E’ solo che non l’ho ancora trovata come la voglio!

- Sei tu a dire cazzate, ti spari di quei viaggi assurdi! Ogni volta che ne trovi una che ci si avvicina...trac! Rivedi la cosa al rialzo. La verità è che sei un cacasotto. Guarda che comunque non c’è nessun problema, se vuoi continuare ad aver paura delle relazioni fai pure, basta che lo ammetti a te stesso.

Alberto guardò l’amico con sufficienza: di critiche di quel genere ne aveva ricevute in abbondanza, ma recedere dal suo fermo convincimento non era opzione possibile.

- Forse a te fa piacere raccontartela così, a te basta “accontentarti” perché credi non valga la pena aspettare per ottenere ciò che veramente si desidera. Beh è un problema tuo, se io la incontrassi saprei che è lei ed ogni altra discussione, pensiero, paranoia sarebbe superflua.

Francesca che fino a quel momento era rimasta concentrata sulla guida, non potè esimersi da un commento, sentendosi lei stessa indirettamente colpita.

- Mi spiace dovertelo dire ma penso anche io che ti stia nascondendo dietro ad un dito. Parli di “Lei” come se fosse una persona concreta, ma invece sta solo nella tua testa e non pare tu le voglia dare nessuna chance per concretizzarsi. Prendi Roberta: è carina, intelligente e simpatica, che cazzo ti è passato in testa di piantarla così?

- Si, si, era tutte quelle cose, senz’altro, ma mi si abbandonava troppo, perdeva ogni inziativa…

Riccardo era veramente infastidito: ascoltava Alberto dire idiozie sulla sua donna ideale ormai da troppo tempo, parlargli era inutile, tanti e tali erano i cavilli logici dietro cui si barricava che era impossibile fargli venire un qualsivoglia dubbio. Aveva una gran voglia di spaccargli quella testaccia dura.

- Porca troia! Ma è possibile che ti debba sentire dire sempre le stesse stronzate!?!? Le piacevi e non mi pare che lei “si fosse annullata in te” o cazzate del genere, cercava solo di avvicinarti, ma figurati, tu sei troppo delicato, troppo sofisticato per dare confidenza ad un essere umano del sesso opposto. Continua così e comincerò a pensare che sei gay!

Francesca che, avendo deciso di lasciare perdere quella contesa, scontata in partenza, ascoltava della discussione un brano si e uno nò,

- Che c’entrano adesso i gay, ma è possibile che voi maschi la dobbiate fare finire sempre con manifestazioni di omofobia da parata e machismo da accatto?

- Cazzo Francesca puoi evitare? Guida cristo! Guida! Stiamo parlando io e lui, puoi farti i cazzi tuoi per una volta?

Riccardo avrebbe pagato quel suo eccesso, ma Francesca decise che non sarebbe stato quello il momento. Prese l’adeguato appunto mentale e tornò a concentrarsi sulla guida con una faccia che prometteva niente di meno che qualcosa di piacevole come una ceretta inguinale.

Alberto, annoiato dall’essersi trovato per l’ennesima volta a spiegare la sua filosofia riguardo i rapporti di coppia, si perdeva con lo sguardo a seguire i profili morbidi di colline verdi sotto il cielo grigio che instancabile rigurgitava mestizia invernale, particolarmente fastidiosa quando hai il cervello in loop su qualcosa che non ti torna.

Infondo dimostrava, su quei discorsi, più sicurezza di quanta realmente ne avesse. Va bene mantenersi fedeli alla linea, ma di tempo ne era passato veramente troppo e l’idea che fosse lui a decidere che non doveva viversela bene, in attesa di una ragazza che ovviamente non poteva esistere, visto che lui stesso faceva in modo che non esistesse per non rischiare di essere felice, lo stava tormentando sempre più spesso.

Il vociare collerico dell’amico divenne un sottofondo indistinto con la radio, il rumore del motore e dei clacson delle macchine in coda. L’unico suono che veramente ascoltava era quello dello scrosciare intenso della pioggia sui vetri appannati che, del panorama, sempre meno concedevano ai suoi occhi distratti, diagonale, lui, sul sedile posteriore della lancia ipsilon.

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Si accese una sigaretta, più per noia che per concreto desiderio. Certo, avrebbe pure potuto sfilare dallo zaino “I pilastri della terra” di Follet, gli mancava poco per finirlo e il romanzo lo avvinceva molto, ma era preso da un attacco acuto di noia esistenziale totale e qualsiasi altra cosa, a parte rimuginare, gli pareva insopportabilmente pesante.

Il vento gelido, dopo pochi minuti, faceva sembrare naso e orecchie corpi estranei, pronti a cadere a terra frantumandosi al primo strattone. I pochi futuri passeggeri di treno che condividevano il marciapiede del binario uno con lui cercavano riparo dalle raffiche dietro alle quadrate colonne della pensilina.

Un ragazzo armeggiava con un accendino da cinque minuti buoni, senza alcuna fortuna, accumulando rabbia ad ogni scintilla. Una ragazza fissava un opuscolo senza minimamente vederlo, con la faccia triste che puoi avere solo d’inverno, solo se fa freddo e tira vento. La segretaria della segreteria studenti, con la minigonna e i collant neri, seduta sulla panchina, dondolava le gambe annoiata pensando, forse, a quando, anni fa, non le riusciva così difficile sentirsi carina vestita in quel modo.

Alberto contemplava quel mondo buio, crepuscolare, con la superiorità di chi sa quello che vuole, ma contemporaneamente affascinato come chi osserva qualcosa di evidentemente fragile che gli ricorda una fragilità propria, spesso maldestrampente celata.

La ragazza con i corti capelli castani, il nasino impertinente e i profondi occhi azzurri…forse…no, in realtà no, troppo tirata, sicuramente fighetta, magari anche intelligente, ma sicuramente più superficiale, troppo legata ad un’estetica scontata per poterlo apprezzare, per poter cogliere la sua interiorità.

Una mora, appoggiata alla colonna sotto i tabelloni elettronici. Sembra aver carattere, ed ha pure un fisico mica male: guarda che tette…ma no, troppo indipendente, troppo sicura: ok una ragazza che non si faccia schiacciare, che non annulli la sua personalità nel rapporto, ma una così! Che cazzo poteva offrirle? No, sicuramente per lei ci voleva uno molto sicuro di sé e lui, Alberto, di certo non lo era abbastanza, non per lei.

Quell’analisi delle possibilità, scontata negli esiti, andò avanti per non più di dieci minuti, poi arrivò il treno e con esso l’improba scelta tra carrozza frigorifero e carrozza inferno con battiscopa arroventato in grado di squagliare suole di gomma. Il viaggio si sintetizzò in un sonno untuoso ma stranamente riposante, seppur breve.

lunedì, giugno 11, 2007

Alien/idem

“Veramente strano...”

Disse l'alieno.

“Occasionalmente mi faccio di beat, occasionalmente però, mai con troppa assiduità o regolarità: la straniazione è il mio pane, la straniazione è il mio pene”

Rosso l'alieno...rosso, il colore della passione, della rabbia, della vita.

“Rosso è il sangue. Il sangue scorre sotto la pelle. La vita scorre sotto la pelle”

“La certezza non è mai più che un istante, ma gli istanti possono dilatarsi...si dilatano si, ma mai all'infinito”

“La vita è ordine, la vita è caos. Il cambiamento e la stasi copulano allegri, fottendosene della limitatezza nel concepire di chi li guarda, copulano e figliano vita, esistenza. Stremati sognano il possibile dopo aver generato il reale”

Ancora si interroga l'alieno mentre avanza per vicoli brulicanti, scuri e bui, illuminati da infiniti mozziconi ardenti, da infiniti occhi lucenti.

"E' umido..."

Nota l'alieno...e avanza.

I corpi sono avviluppati e sporchi, unti mentre scivolano l'uno sull'altro.

"C'è dolore e sofferenza..."

Dice,

"C'è godimento e desiderio..."

Scende scale larghe e tortuose, un budello nel ventre di palazzi altissimi, grigi, fatiscenti e gravi di muschi. La luce è molto più alta, nebulosa.

In quelle profondità i corpi sono molteplici, in ogni angolo e anfratto, abbandonati su ogni gradino, adagiati contro muri di mattoni sbrecciati.

Si muovono i corpi, ora sincopati, ora sinuosi, l'uno sull'altro e tra loro. Cala l'alieno in quei visceri urbani. Distinto si sente il suono…il beat…le pareti vibrano...ogni cavità di quei corpi è cassa di risonanza per quella vibrazione profonda.

Ora batte anche dentro l’alieno.

Un’alta arcata, appuntita e stretta alla fine di quella scala. Oltre la soglia il buio e totale, ma si sente frescura, un fluire liquido, uno sgorgare, un odore penetrante che gli sommuove i visceri, ma è profumo, solo molto più interno e carnale.

Varca la soglia l’alieno e sparisce nel suono, sparisce nell’odore, sparisce nel contatto e nel calore, nell’oscurità umida…e non è più alieno.