lunedì, febbraio 16, 2009
Amarezza sconclusionata
Apoptosi
Trecentotrentatreesimo post, a metà dal tributo al principe della notte.
Mi lascia attonito realizzare come anche persone non particolarmente propense ad impegnarsi con continuità per il raggiungimento di un obiettivo, siano capaci di impegnarsi a fondo nel marciare verso l'autodistruzione, verso la tragedia, verso il disastro.
Non sto parlando del disastro ultimo, della Fine con la "F" maiuscola, ma questo non sminuisce minimamente la portata del mio stupore.
Il bisogno di preservarsi, di perpetrarsi non mi ha mai sorpreso granché. La propensione all'autodistruzione, invece, è ciò di cui non riesco a spiegarmi i motivi di fondo, pur avendone verificato l'esistenza e la frequenza più volte.
Probabilmente c'è una posizione di fondo indebitamente (ma non inspiegabilmente) asimmetrica: il motivo di fondo per cui ci si dovrebbe preoccupare di preservare la propria esistenza, al netto di ogni cultura e/o ideologia, non è più oscuro di quello per cui si dovrebbe desiderare il proprio annientamento, la propria fine, d’altronde cominciare ad esistere non è un gesto volontario, una scelta.
Non credo che la tendenza all'autodistruzione sia una cosa individuale più di quanto non lo sia il bisogno di continuare ad esistere. Probabilmente è qualcosa di simile all'apoptosi cellulare: le cellule muoiono per il bene dell'organismo. Anche se non si tratta di morte, ma di piccoli drammi personali, forse questo, in qualche modo, è funzionale all’insieme, al tutto, forse garantisce maggiore variabilità…
Non so, d'altronde forse tutto questo non ha un senso, o, comunque, non ha un senso comprensibile all’essere umano…fatto sta che succede, quotidianamente, e che mi sorprende.
giovedì, ottobre 30, 2008
My sunshine

Alla fine arriva un momento in cui non lo puoi fare più, in cui non va tutto in automatico, non ci sono sentieri tracciati con chiare indicazioni.
Decidere che vita vuoi vivere diventa una questione seria perché ci si rende conto che non è una questione di fare prove, il tempo delle prove è passato. Non c'è tempo da sprecare crogiolandosi in un'infruttuosa consapevolezza dell'errore commesso, ce n'è solo per cercare di trattenere quanta più esperienza possibile.
L'esperienza. Così preziosa eppure dipende cosa ci si fa. L'esperienza che si accumula finisce spesso per sclerotizzarci, irrigidirci sulle nostre posizioni. Per un necessario meccanismo di riduzione della complessità, si tende a trovare per lo più conferme e sempre meno smentite.
Infondo l'identità ad un certo punto deve (?) diventare stabile, ma quale identità si stabilizzi è una cosa che ha un rapporto strano con la volontà. E' la mente a produrre mostri e produce anche gabbie. Cosa sia la volontà, a questo punto, diventa piuttosto difficile da capire.
Ma questo è un gorgo...quindi basta.
Buonanotte.
lunedì, ottobre 27, 2008
(Voglio) prendere le distanze da me
Caro amico non ti scrivo, non ti cerco e non ti chiamo mai, batti un colpo se ci sei e se stai ascoltandomi, strappami da questo mio torpore atarassico, mi son perso dentro un parco che è giurassico e non trovo vie d'uscita : vieni a prendermi o precipito, scivolo come Maximillian verso il buco nero del fastidio : nel tedio per me non c'è rimedio e me ne accorgo perché sono sotto assedio mentre tu mi fai l'embargo. Critico, m'arrampico su cattedre che non mi spettano e mi accorgo solo dopo un attimo che esagero : ma come al solito il danno fatto è irreparabile, la storia è irreversibile, la mia memoria è labile e lavabile.. Abito quest'ombra con contratto ad equo-canone pagando la pigione all'abitudine e prendendo l'eccezione come regola di vita : sto di casa a pianterreno e gioco a fare lo stilita.. Vago, divago, come il dr. Zivago io mi sbraccio e non mi vedi, cerco mani e spesso trovo piedi, cerco fumi e trovo lumi che mi bruciano, ed io so bene che le cicatrici restano. Carta, penna e poco più per stare a galla, nella testa il mio pensiero è come un ragno in una bolla : seduto in riva al fiume aspetta di veder passare il mio cadavere.. pazientemente..."
domenica, giugno 29, 2008
Banalità afose
Il desiderio di giustizia non ha niente a che vedere con la giustizia intesa come concetto assoluto e trascendente. Ognuno ha la sua idea di cosa è giusto, condita con le influenze del contesto. Fin qui nulla di nuovo...e null'altro voglio aggiungere a questa banalità. Mi limiterò a scriverla così come appare poco più su.
Altro? No, non molto altro, a parte la mutevolezza del sentire, sperimentata in stato di percezione alterata dall'alcool. La cosa più interessante non è tanto la differenza che intercorre tra le sensazioni e le convinzioni che si manifestano in questo stato rispetto a quelle dello stato normale, ma il passaggio tra i due stati, le fasi e le trasformazioni che si attuano. L'erosione dell'euforia è molto lenta, ma costante e si attua attraverso l'esaltazione di quanto di negativo c'è già nella testa, parallela ed inversa alla soppressione dei vincoli sociali e psicologici.
Un tale fenomeno evidenzia ancora una volta la capacità dell'esistente di ristabilire un equilibrio dinamico nel momento in cui questo è perso...capacità, questa, fondamentale per l'esistenza stessa così come la conosciamo. L'elemento dinamico fornisce mutevolezza, variegazione, quello dell'equilibrio solidità e stabilità, uniti a costituire un altro equilibrio ad un livello superiore, anch'esso dinamico.
Anche qui...genialità? No, banalità piuttosto, elucubrazioni del momento riportate su schermo, ma a quanto si dice, tra i blog ho buona compagnia, tanto più che questo non è un blog di servizio, è solo una manifestazione del mio esibizionismo ed egocentrismo.
Saluti, a non so quando...
venerdì, maggio 30, 2008
Come una spugna
Singolare…
Cresciuto con l’idea che la cultura fosse una cosa importantissima, forse tra le più importanti, mi ritrovo ignorante.
Non parlo della condizione assoluta, tutti siamo ignoranti rispetto ad un’infinità di cose, parlo di quella relativa.
Fino alle superiori (e i primi due anni di università) ho deciso che la mia vita era una merda e che l’apatia e l’autocommiserazione dovessero essere la mia via. C’era pure una buona dose di vittimismo a 360° e di pensiero autodistruttivo in loop.
Per tanto tempo mi sono concentrato sul mio mondo interiore, arrivando a giustificarmi pensando che quest’ultimo è infinito tanto quanto quello esteriore e, addirittura, che dentro di me potevo trovare tutto e che non c’era bisogno di dedicarmi a quello che avevano cercato altri fuori. Non ci ho mai creduto davvero, ma mi faceva comodo.
Avevo anche una gran paura del confronto: dopo essermi sentito dire all’infinito da piccolo che ero intelligente e dopo aver realizzato che, se questo era vero, non mi aiutava gran che nelle relazioni con il resto del mondo, per crederlo dovevo impedire a chiunque e a qualunque cosa di negarlo.
Il risultato di tutto ciò è stato che a scuola mi sono sempre limitato a galleggiare, studiando occasionalmente il minimo, usando ogni minimo fallimento come alibi e preoccupandomi più di coltivare l’ansia da prestazione che di impegnarmi per affrontare le prove che mi si ponevano di fronte o di dedicare realmente alla cultura quell’attenzione che, secondo i valori inculcatimi, avrebbe dovuto avere.
Cominciando sociologia le cose sono un po’ migliorate, ma solo un po’. L’avvicendarsi degli esami era troppo veloce (tutti tre crediti) e quello che mi infilavo in testa, poco dopo svaniva e restavano solo plichi di riassunti fatti a computer, tanto più che non sono nemmeno stato costante nello studio.
Il risultato finale è che sono una “spugna”. Assorbo informazioni raccattate da ogni dove (internet, libri, tv) sugli argomenti più disparati (storia dell’assenzio, salti prigoginici, ecc.), ma si tratta di conoscenze occasionali e superficiali, prive di un filo conduttore, non organiche, tali che posso parlare solo con chi non ne sa niente e limitandomi molto. Per quanto riguarda la sociologia stessa, ho idee di fondo molto generali e qualche raro sprazzo di conoscenza più specifica.
Me ne rendo conto benissimo e sono anche cambiato nel tempo, ma spesso, troppo spesso, continuo a limitarmi a preoccuparmene, senza agire di contrasto.
mercoledì, aprile 09, 2008
Eritema nodoso idiopatico
Mi sono beccato una cosa tipo fuoco di st. Antonio che, tra le altre fastidiose features, annovera anche gonfiore e dolori similreumatici alle mani, caratteristiche, queste, acuite dal calore. Io scrivo di solito sul mio portatile che scalda paura proprio nella parte dove appoggio i palmi delle mani (appena sotto la tastiera), il che rende la cosa impraticabile per più di qualche minuto.
Questo simpatico evento, non solo mi da una scusa per non aggiornare il pozzo, ma mi da una scusa anche per non finire ste cavolo di conclusioni della tesi (e pork!).
Sperando di tornare presto con altre idiozie (e tenendo nascosti tutti gli altri motivi meno giustificanti per i quali non scrivo), saluto tutti e ringrazio per la fedeltà.
PROSSIMAMENTE: una teoria relativa al legame tra numero sigarette fumate pro capite e numero di fumatori all'interno di un gruppo
giovedì, marzo 27, 2008
L'uomo senza sonno

Non so perché, oggi me n'ero dimenticato, con inevitabili conseguenze sull'umore.
Bisogna imparare tante cose nella vita, in special modo, io devo imparare che, nonostante a me "l'orale" riesca di solito bene, non tutto si può sistemare a parole e, a parte questo, a volte non si deve fare null'altro se non attendere l'occasione per riparare ad un'errore. Non intendo attendere indefinitamente l'0ccasione perfetta (che non arriva mai) e finire poi per non fare nulla, semplicemente aspettare fino a che non sia materialmente possibile fare quello che si deve.
Per me le parole sono sempre molto importanti, a volte troppo, e un'altra cosa che dovrei imparare è che, invece, a volte le parole te le devi lasciare scivolare addosso.
Il punto è, poi, che, se passi troppo tempo a tenere il comportamento sbagliato, diventi sbagliato a priori. Ma non voglio mettermi a fare la vittima, è un'altra delle cose che ancora non ho smesso del tutto di fare e che ho sempre fatto.
In tutto ciò, comunque, domani consegna delle microfiches (microdiapositive delle pagine della tesi per chi non lo sapesse), una cosa inutile, assurda e paradossale, ma una cosa che va fatta per potersi laureare. Laurea ad aprile, ormai è pressoché certo.
giovedì, marzo 13, 2008
Un pessimo autovalutatore
Come faccio ad essere stufo facendo meno di quello che dovrei?
Mah...la tesi mi sta proprio snervando.
C'è chi dice che sto facendo esercizio di autonomia. Può essere, eppure a me sembra, da un sacco di tempo, di brancolare nel buio, di andare alla cieca.
So bene di essere un pessimo valutatore di me stesso e spero, anche in questo caso, di essermi sottovalutato. Domani avrò un assaggio: terrò parte della lezione della mia relatrice sull'argomento di tesi. Sto ancora preparando le slides e, certo, non avrò molto tempo per prepararmi un discorso. Tanto più che non ho ancora finito le analisi che progettavo di fare. Mah...vedremo, andrò a braccio sperando che mi vengano le parole.
PS: la canzone non l'ho messa perché sono in mood piangereccio, ma perché è rilassante.
domenica, marzo 02, 2008
Buona notte...buon risveglio
La testa mi gira e ronca, lo stomaco è una fastidiosa causa di sovrappeso e fastidio, poco più. E infondo sono anestetizzato.
La paura. Con la paura ci devi fare i conti. Forse qualcuno riesce ad ignorarla per periodi estremamente lunghi di tempo, altri no, con la paura ci dialogano continuamente.
Quello che mi fa strano è osservare la mia paura lucidamente, freddamente. Sembra un controsenso, la paura difficilmente è lucida, ancor più difficilmente è fredda, a meno che non sia tale da ridurti a cadavere.
Inetti si diceva e, unendo questo all'idea che si resta come si è ed è difficilissimo cambiare anche solo una virgola (con buona pace di chi afferma che si possano "significativamente smussare gli angoli") di se stessi, il testamento va scritto al più presto!
Morte agli inetti!!!...sulle splendide note dei simpatici motivetti hard core che, fottendosene dei muri, arrivano a me dall'appartamento di fianco ora che son circa le tre di notte.
Morte agli inetti!!!...e qualcosa di disgustoso si fa strada dentro di me. Il mondo si flette come una lamiera agitata. Dio...e mi sembra tutta solo colpa mia...forse lo è...ma non lo so...
mercoledì, febbraio 27, 2008
Amarezza e Levità
Tra fratelli maschi ci si pesta, è risaputo, e questo, insieme ad un'adeguata predisposizione genetica può aiutare a diventare campioni di "scrocchio delle articolazioni".
Altrettanto risaputo, infatti, è che tra le ossa, anzi, tra gli ossi ci siano piccole bolle d'aria e se si tirano o torcono le articolazioni questa bolle scoppiano, producendo il tipico rumore scrocchiante tanto apprezzato dai giovani di ogni periodo storico.
Solo in pochi si possono permettere affermazioni del tipo "impara a scrocchiare il collo, poi torna da me e potremo parlare"
L'abilità scrocchiatoria, oltre ad essere elemento altamente indicativo della virilità di una persona, riveste un utilità pratica anche al di fuori della sfera prettamente sociale. Specie per gli scuteristi o i motisti saper far scrocchiare il proprio collo o saperlo fare scrocchiare da altri può salvare da fastidiosi inconvenienti fisici.
Se si cade dalle due ruote a seguito di un brutto incidente e si resta vivi, il che non va affatto considerato scontato, se si batte la testa, scrocchiare il collo è essenziale, se resta "insaccato" sono dolori!
Quante cose si imparano su una carrozza ferroviaria...
"Non di solo pane vive l'uomo" mi diceva sempre mia madre.
Ma se la materia prima è scadente hai poco da forgiare...il punto è che, almeno, se ci provi, poi magari riesci a non affliggerti con i sensi di colpa. E non è solo il pane, certo, ma fino a che non arricchiranno l'aria di proteine, lipidi, zuccheri, vitamine e altri nutrienti, respirare sarà solo una delle attività necessarie a sopravvivere, perché se per vivere ci vuole anche altro, la vita viene comunque dopo della sopravvivenza.
Inutile scorcio d'amarezza becera...
martedì, febbraio 19, 2008
- Video da: Full Metal Jacket di Stanley Kubrick -
Auguri a me...
Inevitabile come l'allergia (per chi l'ha) a primavera, la melancolia (per chi la sente) il giorno del compleanno una volta superati i 18.
Come al solito parlo in generale, ma la cosa riguarda me (anche se sono consapevole che non riguarda solo me). Passa tempo, ne passa tanto, e mi sono accorto che, a fronte di cambiamenti che devo affermare e riaffermare essere forti, ci sono continuità (nello specifico spiacevoli) che si manifestano tranquillamente senza alcun bisogno di invito o pubblicità.
Una cosa divertente (a parte i link nella mail di gio, relativi al nuovo inno "Silvio c'è", sul quale, veramente, non mi sento di dire nulla) è stata l'accorgermi che il tempo passa mentre, in un'anteprima di "porta a porta", l'omonimo ronzante chiedeva conferma a Pier Ferdy dell'avvenuto divorzio con i forzisti/forzioti dopo 15 anni.
Ho pensato subito due cose: Berlusconi e soci mi ammorbano l'esistenza da ben 15 anni!? (e questo senza fare considerazioni più profonde); sono passati 15 anni, che sono tanti, davvero tanti, specie di questi tempi, ma ne ho vissuti quasi altrettanti, 15 anni fa ero un adolescente problematico (principalmente per me stesso), non al di la da venire.
Comunque...capirete che se mi abbandono a pensieri simili, accompagnati da quello che "la tesi non si scrive da sola e che il fatto di saperlo non la convincerà comunque a scriversi da sola", non parto proprio benissimo.
Diciamo però che voglio restare aperto al futuro e conservare un minimo di ottimismo, non tanto per la giornata di domani in sé (il compleanno non è uno dei miei rituali preferiti ormai da tempo e ho già provveduto a destrutturarlo il più possibile), ma in generale, e che lo voglio fare perchè sarebbe stupido non farlo, ma anche per il piacere di contraddire (affettuosamente) la mia cara Chia, che ama affermare che dentro di me ci sia un'ineliminabile cupezza di fondo.
Dunque, come direbbe il buon g. (o comunque l'interessante e decadente g.), W ME! (almeno per oggi, ma spero di più in altri giorni diversi dal 19/02/xxxx).
PS: il video d'apertura non è megalomania, è solo che cercavo qualcosa di compleannizio e non ho potuto resistere a questa citazione.
giovedì, febbraio 07, 2008
Parolai
Ci sono persone abili a parlare pur non sapendo parlare.
Persone che sono in grado di dire tutto ed il contrario di tutto fingendo che non ci sia alcun problema di coerenza. Persone che usano il bispensiero di orwelliana memoria con estrema disinvoltura, persone che potremmo chiamare parolai.
Niente a che vedere con gli antichi sofisti, assai più rozzi di questi, non si basano sui punti ciechi, sulle incoerenze della logica per rendere le proprie affermazioni non falsificabili, ma che raggiungono lo stesso risultato stravolgendo la logica, piegandola al loro uso, salvo poi invocarla, come se fosse sempre stata rispettata, a garante di quanto dicono.
La cosa che più mi genera rabbia non è la semplice esistenza di queste persone, che schermano abilmente il loro vero pensiero, accennandolo soltanto di tanto in tanto come esca. Il fatto di sapere che esistono e di saperle riconoscere sarebbe di per sé antidoto.
No, la cosa che più mi infastidisce è che io sono la loro preda naturale!
Come vorrei che il Principio di Casualità mi avesse dato la calma e la serenità, come vorrei che la mia stupida fiamma interiore fosse dedicata, col suo calore, alla determinazione verso obiettivi importanti e non ad inutili infervorazioni.
Invece no, non riesco a mantenermi sereno e distaccato. In special modo, di fronte a tali manifestazioni di lancioilsassoenascondolamanismo perdo ogni controllo e sono inevitabilmente destinato a "perdere la tenzone".
Non riesco a concentrarmi sul fatto che se una persona non sa comunicare il problema è suo, che se decide di prendere un termine a cui tutti attribuiscono un significato ed usarlo con un altro significato che è noto solo a lui senza preoccuparsi di rendere nota la cosa in modo chiaro ed esplicito, è lui che fa cattiva comunicazione, anzi che non comunica, ma parla con se stesso.
Dovrei, perché da discussioni simili non si trae nulla, specie con persone che si dicono "di sinistra" e ragionano secondo il Silviopensiero, limitandosi a criptarlo appena un pò.
Il livore esagerato, chiaramente percepibile in quanto ho scritto, è di per se stesso dimostrazione di gran parte di ciò che ho scritto, la qual cosa mi atterrisce nuovamente. Gli unici vantaggi derivanti dalla realizzazione di questo post sono: la possibilità di sfogarmi; il fatto di aver scritto un metapensiero in cui, in un certo senso, la forma rimanda e conferma la sostanza; il fatto di aver realizzato che non sono l'unico né il più grande codardo su questa terra.
Maledetta doppio malto! Maledetta stanchezza!
Il mio desiderio di possedere "saggezza vera" è ora davvero doloroso.
giovedì, dicembre 20, 2007
L'improvvida irruenza di un inetto emotivo
Momenti neri...
Capitano e spesso non sono nemmeno tanto evidenti, sono solo vaghe sensazioni di fondo, promesse di cadute possibili, se non probabili. Su tutto aleggia il solito, assillante senso di impotenza, spesso, più che reale, percepita come tale e, talvolta, proprio per questo, reale nei suoi effetti concreti.
Parlare non significa necessariamente comunicare. La cosa vale anche rifelssivamente: possiamo raccontarci all'infinito storie molto ben congegnate, facendo tranquillamente finta di non saperlo, riuscendo a convincerci alla perfezione.
E' incredibile a quanto poco possa servire, alle volte, rimuginare su di un problema, pensare, riflettere: credi di migliorare la situazione, invece finisci solo per fare danni ulteriori, ammantandoli per di più della qualifica di "azione ragionata" e rendendoli praticamente assai più ostici da risolvere.
Forse ho necessità di più istinto e meno paura, necessità di familiarizzare di più con l'incertezza, infondo non sono poi così inetto e strade sensate ne ho trovate anche io, non c'è motivo di ritenere che la cosa non si riproponga.
Boh...
martedì, dicembre 11, 2007
Tutto il tempo del mondo

Se la ferita si è ben rimarginata non dovrebbe riaprirsi, ma a volte succede. Non necessariamente è una cosa particolarmente grave, magari lo è stata all'inizio e ora non lo è più, ma, a prescindere da questo, ti ricorda che sei vulnerabile, che non puoi avere certezze assolute, sicurezze assolute.
Fortunatamente quando non duole tendi a dimenticartene, non la senti e quindi, in pratica, non c'è. A volte però ti ci cade l'occhio, magari mentre stai errando con la mente tra branchi di pensieri oziosi, e allora la consapevolezza torna e ti affligge. E' possibilissimo che si tratti di un breve momento, che come è venuta vada via, ma a volte, se le circostanze sono adatte, ti si infila dentro come una melassa scura e non ti lascia fino a che non la cacci provocandoti conati.
Se hai una cicatrice, vuol dire che la ferita si è rimarginata, ma avere una cicatrice non è come non essere mai stato ferito. Si va avanti, quasi sempre, molti vanno avanti pure meglio...certo, ma è sempre qualcosa con cui devi fare i conti.
C'è stato un tempo in cui pensavo di non essere capace di "chiudere" alcunché, in cui credevo che non fosse mai davvero possibile chiudere alcunché, in seguito, mi sono reso conto che è vero che il tempo risolve molte cose...già, ma a differenza di quanto non credessi in passato, non ho "tutto il tempo del mondo".
martedì, novembre 27, 2007
...In una scatola con una spatola...

Oggi sembra essere uno di quei giorni, ed è cominciato da ieri...
Riflessioni banali a margine: A volte, per correggere un errore fatto agendo, basta non fare nulla (a riguardo) ed andare avanti.
giovedì, novembre 22, 2007
Micromondi autocoerenti
- Video: Los Mono - Promesas -
Riproduco su più livelli lo stesso tipo di comportamento: ammassare ogni sforzo, ogni impegno, ogni riserva di volontà nei pressi del termine. L'attesa dell'alba della fine, come se solamente il canto del cigno, l'ultimo colpo di coda possa racchiudere un significato degno di considerazione.
Comunque...comunque è rischioso, lo è anche nella spinta sicurezza di una vita tranquilla. A tirare troppo la corda finisce che si spezza. Ancora cose ovvie, ma almeno questa è una memoria persistente di quello che ho pensato, più persistente di altri tipi di memoria.
Tutto cambia per restare uguale (il gattopardo l'ho visto, non letto, in videocassetta millant'anni fa e mi ricordo solo l'esplicazione di questo concetto e qualche vago riferimento al contesto storico.
In tutto ciò mi duole pure un dente e nemmeno poco... mi si è infiltrata un'otturazione...onta e disonore! E ora me ne vo a letto, con un pò di etilismo in corpo, in parte inaspettatamente offerto, secondo una logica di fidelizzazione del cliente che risale a tempi precedenti a quelli in cui una scienza (o meglio una tecnica applicazione di varie scienze) istruisce gli esercenti sull'utilità di farlo e sulle modalità con cui farlo.
sabato, ottobre 13, 2007
Da parecchio tempo non bevevo così...
- Death in Vegas - Hands around my Throat -
Qualsiasi cosa io possa pensare e scrivere esprime la mia medianità.
Non importa granché quanto io possa differire dalla mia categoria di riferimento...ho una categoria di riferimento. In sostanza e senza stare troppo a sottilizzare io sono ACCETTABILE, posso essere ritenuto sfigato o degno di considerazione, ma sono, comunque, pienamente ACCETTABILE.
La normalità è più di un concetto statistico, è assai più ampia di quanto non si possa pensare. Il sistema è enorme e comprende funzionalmente anche parecchio di ciò che è "anti-sistema".
Forse è solo una questione di originalità, una questione grandemente idiota, perchè potrebbe essere girata come questione dell'assoluta incapacità di sentire l'originale, o come la questione dell'autenticità, dell'originale-originale, dell'irripetibile.
Paradossale l'invariabilità della percezione della solitudine esistenziale che c'è se stai tra tanti altri e ti confondi con loro, o se sei diverso da tutti.
Ora come ora provoco a me stesso la più grande delle vergogne per il motivo stesso di starlo scrivendo, eppure lo scrivo.
Non si può mai davvero regredire, ne stupirsi veramente per ciò che si è sempre saputo.
sabato, agosto 18, 2007
Nella buca del formicaleone

Cerco di fare la cosa giusta, ma non è facile, tutto sembra così terribilmente sbagliato.
Sono solo? Chiunque è solo di fronte a se stesso. Quindi punto e da capo, a spremere ogni consiglio per cavarne un goccio di sostanza, di luce, di risposta.
Come sempre, invariantemente, il tempo vuole ciò che è suo e sarà vischioso e lento quanto crede e tanto più quanto si cerca di far si che non lo sia.
Matura e cresci, non morire e divieni più forte, a questo serve.
Ci vuole una fatica abnorme a non credere alle coincidenze, il contrappasso è dietro l’angolo e non per giustizia, comunque non una che sia intelligibile, solo e sempre per il caso e secondo una proporzionalità altrettanto oscura.
Incredibile è lodare appassionatamente presso qualcuno che non si deve convincere di nulla, qualcosa che si ha paura di stare perdendo e che ci si deve convincere a non lasciar fuggire.
Il nucleo è sofferenza, tristezza, confusione, tutto il resto è noia e fastidio, ogni singola cosa, tanto che a pensarci uno si sente terribilmente arrogante, visto che, come è giusto che sia il mondo gira come ha sempre fatto, perfino in presenza di sofferenze incommensurabilmente maggiori…che vergogna!
Il senso del dramma l’ho sempre avuto, ma era da tempo che lo avversavo con risultati tutto sommato apprezzabili…la differenza è quando non si tratta di un vezzo, ma di uno stato d’animo da cui non riesco a uscire pur con tutti gli sforzi che faccio, come dalla buca di un formicaleone.
E, in tutto questo, so anche che, molto probabilmente, non dovrei scrivere nulla sul blog e che questa mia iperespansività da diario segreto su un diario che è decisamente pubblico, è quantomeno fuori luogo…come dicevo tempo fa, d'altronde, la consapevolezza è il primo passo, ma, spesso, il miglior alibi per non continuare a camminare.
giovedì, maggio 31, 2007
What a mess...

Non ho mai sperimentato una confusione così fredda, lucida, totale...
Ci sono stati momenti in cui era solo una variazione sul tema dell'angoscia esistenziale, momenti tumultuosamente cupi, quando ancora l'età adulta era lontana.
Ancora più indietro la confusione proprio non c'era, solo una pesante, opprimente cappa scelta, credo, volontariamente.
Ora la confusione è tutto: radici profonde oramai consolidate, anche se scarse in numero, restano prive di alcun frutto, vista l'incapacità assoluta di valutare atti concreti propri ed altrui, di individuare significati che durino più di qualche frazione di secondo.
Sicuramente drammatizzo, lo so, ma mi sento perso, come in balia di eventi più grandi di me, anche se si manifestano nelle piccole cose, e se cercare di "essere me stesso" mi sembra l'unica strada possibile, anche solo perchè non ne trovo altre, mi sembra di stare diventando pessimo, una persona che nn voglio essere. Come ho detto, mi sembra di tornare alla mia cupezza di un tempo, senza per altro quei connotati adolescenziali che la caratterizzavano, il che mi atterrisce profondamente.
A volte, purtroppo sempre più spesso nell'ultimo periodo, mi sembra di non stare bene con nessuno, ma vivo la cosa come una colpa, il che rende ancora più pesante la situazione.
Non riesco a uscirne, per quanto sforzi faccia per "lasciarmi andare", finisco sempre per prendere "sonore palate", o almeno, le vivo così.
Se dal passato torna solo una versione obrobriosamente "più adulta" della mia tendenza allo spleen (quantunque assai meno creativa), si fanno desiderare la serenità e la semplicità di alcuni momenti con pochi intimi, a fare cose stupide e piccole e a sognare il futuro sicuramente, anche se non lo si esplicitava, migliore.
Probabilmente, la motivazione di fondo di tutto questo ha a che fare con la fine imminente della mia "vita da studente" e la confusione scaturisce dal baratro di incertezza che ad essa segue, dalla promessa di responsabilità a cui non mi sono preparato affatto...
Non so a chi scrivo, per chi scrivo. Sto usando, ancora una volta, il blog come diario, come la versione narcisista ed esibizionista di un diario segreto...so solo che necessitavo uno sfogo e che forse questo era l'unico possibile.