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martedì, maggio 03, 2011

Pretese egocentriche



Soundtrack - Frankie Hi-Nrg MC - Il beat come anestetico -


Immagino che a tutti sia capitato di sentirsi, chi più chi meno, speciali.

A me ogni tanto capita. Più che sentirmi, di fatto, speciale, desidero esserlo.

Sarà per troppo amore materno, sarà per troppi film / libri con il protagonista che è l'unica speranza per un mondo ormai agli sgoccioli (soprattutto fantascienza), sarà per egocentrismo (che potrebbe comunque essere motivato da quanto sopra), non lo so.

So che capita.

Ora non capita più come capitava da adolescente, allora la cosa si configurava proprio in termini romanzeschi, quantomeno a livello di vagabondaggio mentale.

Ora no, ora il tutto si è piuttosto ridimensionato a termini molto più reali, più concreti, cose tipo riuscire a mettere insieme una vita adulta che funzioni, che dia qualche soddisfazione (sentimentale, professionale, ecc...), che conceda, di quando in quando, qualche sprazzo di felicità e soddisfazione.

La differenza essenziale, data dalla concretezza acquisita da questo desiderio, sta nel fatto che si tratta effettivamente di cose alla portata di un normale essere umano (che abbia la fortuna di essere nato nella parte del mondo dove cose simili sono effettivamente accessibili), cose che dipendono in larga parte da me e dal mio operato, non dal fato, dalla predestinazione, da chissà che di trascendente.

Questo implica il mettersi alla prova, il misurarsi, lo sperimentarsi, l'esporsi in prima persona, il compiere scelte, l'agire.

Il punto è che, in circostanze simili, si può anche fallire, mentre il destino non fallisce, è destino e basta.

Stringendo, la prima cosa con cui devo misurarmi è la paura, la paura di fallire, di perdere, di non essere, non tanto straordinariamente speciale, ma nemmeno normalmente speciale, dove per speciale si intende più specifico, capace di trovare la propria strada peculiare, più che eccezionale, notevole, unicamente unico.

Beh, c'è tanto lavoro da fare: con la paura non ho mai avuto un buon rapporto, probabilmente a causa di aspettative troppo alte dovute ad un eccessivo amore materno...

martedì, marzo 02, 2010

Defibrillatore #2: Altri giorni


- Franco Battiato - Personalità Empirica -

Il faut abandonner la personalitè pour retrouver votre “je”
Changer dame cheval et chevalier
Changer d’habit baton et penseé
(retiens la nuit pour nous deux jusqu’à la fin du monde).

Quando non coincide più l’immagine che hai dite
Con quello che realmente sei
E cominci a detestare i processi meccanici e i tuoi comportamenti
E poi le pene che sorpassano la gioia di vivere
Coi dispiaceri che ci porta l’esistente
Ti viene voglia di cercare spazi sconosciuti
Per allenare la tua mente a nuovi stati di coscienza

Quand l’image que tu as de toi ne coincide plus avec ce que tu es réellement
Quand tu commences à hair les automatismes de ta facon d’agir
Et quand les chagrins prennent le pas sur la joie de vivre,
Avec les peines que nous apportent l’existence,
Et t vas chercher des espaces inconnus,
Pour une nouvelle conscience.

lunedì, agosto 31, 2009

Mnemosine


L'identità è memoria.

La memoria non è verità, ma selezione e rielaborazione.

Non tutta la memoria è consapevole.

Tutta la memoria è identità.

Sono anche senza sapere di essere.

Sono ciò che decido di ricordare, ma sono anche ciò che ricordo senza sapere.

lunedì, luglio 13, 2009

La morte delle ideologie e l'agonia delle idee


Grillo si candida alle primarie del PD.

Grillo vorrebbe candidarsi alle primarie del PD.

Grillo dice che la sua candidatura alle primarie del PD non è uno scherzo.

Fassino ribatte che una simile affermazione non può essere presa sul serio.

Io leggo il tutto e penso: Grillo non mi fa grande simpatia, la sua crociata morale mi sembra sempre un pò posticcia.

Poi leggo quello che Grillo proporrebbe se fosse candidato: sono tutte cose che non posso fare a meno di trovare desiderabili, cose come la pulizia in parlamento, l'investimento in ricerca, ecc. ecc.

E' vero, non è niente di nuovo e sono ancora solo parole, Grillo continua a non sembrarmi troppo affidabile, ma tant'è che queste parole, sono si solo parole, ma comincio a non sentirle nè leggerle più, invece ora le vedo li, tutte insieme e per un attimo mi andrebbe pure di sperarci.

Torno al mio "allegro" e temporaneo lavoro mettendo il tutto in secondo piano, ma mi fa piacere averle riviste quelle parole, quelle idee, quei concetti, è stata una bella rimpatriata.

lunedì, marzo 02, 2009

Guardie! Guardieeeeeeeee!


Siamo ben lontani dall'avere a che fare con la guardia cittadina raccontata da Sir Terry Pratchett nei suoi esilaranti romanzi. In quel caso si rideva della grossa, guardando alla realtà a me viene da ridere decisamente di meno.

Le ronde.

Le ronde sono il migliore esempio di populismo che io sappia immaginare.
In una situazione di crisi economica come quella che stiamo vivendo è fisiologico (e assai prevedibile) che la tensione sociale salga alle stelle.

Si aggiunga che per mesi e mesi si è battuto sul "problema della sicurezza", che questioni di ordine etico sono state affrontate in modo scomposto e con crescente integralismo (non come opposizione tra diverse visioni del mondo, riconoscendo gli interlocutori come tali, ma come contrapposizioni tra bene e male, tra giusto e sbagliato, soprattutto tra giusti e abbietti, tra umani ed inumani), che una parte, pur non maggioritaria, ma sicuramente consistente della popolazione è priva di rappresentanza politica (la sinistra, in italia, non esiste).

Di braci ce ne sono tante e basta un niente perchè si alzino le fiamme. In una situazione del genere si dovrebbe cercare la solidarietà, la coesione, ma è difficile, molto più facile è trovare capri espiatori, elargire a piene mani "panem et circenses", distrarre, sviare.

La strada più facile è però anche la più pericolosa, significa mettere tutti gli uni contro gli altri, accendere le passioni (e non necessariamente quelle migliori, anzi), uccidere la ragione e con essa, spesso, l'umanità (sembrerà strano, visto che l'umanità dovrebbe essere prima di tutto qualcosa che senti, un valore interiorizzato, ma per realizzare i valori ci vuol pure testa), significa soffiare sul fuoco e, se poi le fiamme si alzano, non ci si può certo sorprendere.

Gli esiti di una simile azione nell'immediato sono già evidenti, primo tra tutti il razzismo generalizzato, contro gli immigrati e poi contro i "diversi" di qualsiasi tipo, fino ad arrivare semplicemente all'altro tout court, verso un individualismo opprimente paradossalmente appaiato ad una collettiva e collettivistica atrofia neurale.

Sul lungo periodo gli effetti potrebbero essere una revisione del già visto e, considerando che non mi pare noi (italiani) si sia particolarmente vaccinati, non mi sembra sia tanto improbabile. Resto volutamente implicito, visto che esplicitando verrei subito disinnescato come "allarmista" o "esagerato".


Leggendo quanto riportato, tralasciando le considerazioni sul fatto che in un paese democratico, il mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico compete alle, appunto, forze dell'ordine, credo venga spontaneo chiedersi: ma ci interessa la sicurezza o la distrazione dell'opinione pubblica? Risolvere i problemi o battere cassa elettoralmente parlando?

lunedì, febbraio 16, 2009

Amarezza sconclusionata


- Jovanotti - Questa è la mia casa -

Errore... il post precedente non era il 333°, ma il 334°, ma non credo che il signore dei dannati se ne avrà a male.

il testo di una canzone di cui ho messo il video a corredo di uno dei precedenti post recitava così:


"Se tutti sapessero cosa voglioni, non ci sarebbe niente, nient'altro"

O giù di li.


Io non lo so.


Dunque c'è tutto il resto insieme a quello che voglio. Il resto. Non che necessariamente il resto debba uccidere, far soffrire, danneggiare. No, il resto può essere anche solo superfluo, un pieno-vuoto che ti riempie il tempo, la vita. Solo che la vita non è infinita, a quanto ne so, non c'è un vuoto eterno da colmare limitandosi ad aspettare che frammenti di pieno si rendano noti di quando in quando, sperando che siano frammenti buoni.


Sembra dunque chiaro che uno quei buoni frammenti se li dovrebbe andare a cercare, costruirseli, insomma fare qualcosa, qualsiasi cosa per raggranellarne il più possibile. Chiaro, un pò meno chiaro è come fare a riconoscerli. Se ti capitano te ne accorgi, certo, ma tra questo e saperseli andare a cercare ce ne passa.


Oltre a questo c'è poi un'altra questione: il pieno-vuoto è una droga, se passi troppo tempo ad assumerla ne diventi ingordo, ti da l'impressione che il tempo da riempire sia praticamente infinito e, anche quando poi il tempo stringe, non vuoi accettarlo, ti barrichi dietro mura e mura di scuse, di autoinganni, di giustificazioni e lagnanze tali che o ti neghi la consapevolezza di quello che sta succedendo o ti convinci che non puoi farci proprio niente.


L'inabitudine al confronto è il peggiore additivo che si possa affiancare a questa droga: puoi restare ferito all'infinito, essere provocato all'inverosimile, ma ti negherai sempre una reazione. Troppo forte è la convinzione che vali qualcosa a priori, senza nemmeno che ci sia bisogno che tu faccia alcun che, tanto meno che tu lo provi in qualche modo: è un dato di fatto e se il mondo non se ne accorge è il mondo ad essere sbagliato, a non andare come deve.


Capita spesso di pensare a certe cose come superate, ma non sai mai cosa potrebbe farle tornare a galla.


Comunque, non c'è perfezione in nulla, nemmeno nel desiderio autodistruttivo ed il tempo cambia tutto, sempre...spero abbastanza.

Apoptosi




Trecentotrentatreesimo post, a metà dal tributo al principe della notte.

Mi lascia attonito realizzare come anche persone non particolarmente propense ad impegnarsi con continuità per il raggiungimento di un obiettivo, siano capaci di impegnarsi a fondo nel marciare verso l'autodistruzione, verso la tragedia, verso il disastro.

Non sto parlando del disastro ultimo, della Fine con la "F" maiuscola, ma questo non sminuisce minimamente la portata del mio stupore.

Il bisogno di preservarsi, di perpetrarsi non mi ha mai sorpreso granché. La propensione all'autodistruzione, invece, è ciò di cui non riesco a spiegarmi i motivi di fondo, pur avendone verificato l'esistenza e la frequenza più volte.

Probabilmente c'è una posizione di fondo indebitamente (ma non inspiegabilmente) asimmetrica: il motivo di fondo per cui ci si dovrebbe preoccupare di preservare la propria esistenza, al netto di ogni cultura e/o ideologia, non è più oscuro di quello per cui si dovrebbe desiderare il proprio annientamento, la propria fine, d’altronde cominciare ad esistere non è un gesto volontario, una scelta.

Non credo che la tendenza all'autodistruzione sia una cosa individuale più di quanto non lo sia il bisogno di continuare ad esistere. Probabilmente è qualcosa di simile all'apoptosi cellulare: le cellule muoiono per il bene dell'organismo. Anche se non si tratta di morte, ma di piccoli drammi personali, forse questo, in qualche modo, è funzionale all’insieme, al tutto, forse garantisce maggiore variabilità…

Non so, d'altronde forse tutto questo non ha un senso, o, comunque, non ha un senso comprensibile all’essere umano…fatto sta che succede, quotidianamente, e che mi sorprende.

domenica, febbraio 08, 2009

Decostruzione

- Nicolette - No Government -
L'ambiente ha effetto su ognuno di noi, fin dalla nascita. Per ambiente intendo, in particolar modo, l'ambiente sociale.
Il modo in cui l'ambiente sociale ci influenza è molto complesso e la sua influenza si esercita attraverso molti mezzi e si origina da più fonti.
Il senso comune, le frasi fatte, gli stereotipi, eccetera, li impariamo e li portiamo con noi in modo spesso inconsapevole, a prescindere dal fatto che li accettiamo e li facciamo nostri o li avversiamo e li combattiamo, o semplicemente ci lasciano indifferenti.
Il senso comune, la saggezza popolare sono "perfetti" nel senso che danno forma a tutto, o quasi tutto. Si possono trovare in essi affermazioni di principi in perfetta contraddizione tra loro, ad esempio: "chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova", ma anche: "chi non risica non rosica". Un invito alla prudenza ed un invito al rischio, entrambi integrati nel corpo della saggezza popolare.
Ovviamente la questione non è così semplice, a seconda del contesto a seconda del luogo, del tempo e delle influenze, comunque, questo macromodello di riferimento ha i suoi orientamenti, spinge prevalentemente in determinate direzioni piuttosto che in altre, non si tratta di un oggetto monolitico ed immune al cambiamento, sono sempre individuabili correnti dominanti e correnti alternative e, fortunatamente, in questa continua dialettica, c'è spazio per la costruzione individuale, per la scelta nell'aggregazione dei diversi valori esistenti e, a volte, per la generazione di valori nuovi.
Tutto questo pòpò di banalità l'ho scritto con il fine di manifestare il mio desiderio di fare, un pò alla volta, una sorta di collezione di tutti gli oggetti appartenenti alla categoria "senso comune" o "saggezza popolare" con cui in un modo o nell'altro sono venuto a contatto.
Non so se il mio desiderio avrà un seguito...ma fin che c'è...

domenica, novembre 23, 2008

Legami di sangue


Significa qualcosa il legame di sangue? Al di la di considerazioni tipo: "un genitore non è necessariamente un buon genitore solo perchè è il genitore biologico" ed estensioni varie di questo principio; cosa implica avere geni in comune?

Da cosa nasce questa mia curiosità? Dall'aver cercato su facebook gente con il mio stesso cognome, dall'aver ricevuto richieste di amicizia da gente con il mio stesso cognome provenienti più o meno da ogni parte del mondo. Ho visto alcuni profili, letto gli interessi e ho scorto vite diversissime dalla mia, inclinazioni, attitudini gusti...

Mi ricordo un corso di biologia, al primo anno di biotecnologie, in cui il professore, parlandoci di genetica, fece una considerazione che poi avrei sentito molte volte ancora durante i miei anni di studente di sociologia. Suonava più o meno così: "I geni, da soli, non predeterminano nessuna caratteristica, ma solo predisposizioni, è la loro interazione con l'ambiente a determinarle". Non si riferiva tanto al colore degli occhi o all'altezza, quanto, penso, a caratteristiche della personalità o comunque a "elementi meno immediati".

Mi ricordo che ci fece un esempio, l'esempio della lepre artica la cui pelliccia diventa banca solo se la temperatura scende sotto un certo livello, dicendoci che, se l'animale zampettava immergendo le estremità nella neve, le sue zampe diventavano bianche.

I miei ricordi potrebbero essere errati o alterati e la cosa potrebbe non funzionare esattamente così (è molto più probabile che la lepre muti tutto il mantello durante la stagione fredda), ma l'esempio mi è rimasto in testa in questa forma e mi ha sempre affascinato molto.

Torna la domanda: cosa significa il legame di sangue? I clan erano tenuti insieme solo da convenzioni sociali o c'era anche un elemento biologico?

Domande oziose, affrontate forse con troppa ignoranza, ma pur sempre domande domenicali che se non fossero tali, troverebbero probabilmente risposta con una ricerca più approfondita su internet.

martedì, settembre 30, 2008

Ex Miscellanea (MI)



- Video tratto dal film "Il grande Lebowski" dei fratelli Coen -

Davanti alla stazione stamattina c'era un vecchio barbone piuttosto malmesso che, con un cellulare evidentemente scassato in mano, fermava chiunque avesse tratti somatici orientali chiedendogli di aggiustarlo. Singolare.

Pensavo, camminando verso Piazza Repubblica, a come cambiano certe cose. Io sono un pò pazzo, a volte mi capita di parlare da solo ad alta voce, non spesso, soprattutto ultimamente. Va da sé che la cosa può essere foriera di un certo imbarazzo, ma, da qualche anno a questa parte, il principio di casualità mi ha fatto un regalo: l'enorme diffusione degli auricolari più o meno wireless, più o meno dente blu. Ora, se per caso dovesse capitarmi di parlare ad alta voce con me stesso, rendendomi conto della cosa potrei sempre portare la mano all'orecchio fingendo di cercare di eliminare il rumore ambientale per sentire meglio quando vibra fuori dal mio (immaginario) gadget tecnologico.

La cosa più divertente? Il mio penultimo cellulare, che il signore dei microchip lo abbia sempre in gloria, comprendeva un auricolare dente blu in omaggio, beh, ho sempre avuto delle remore ad usarlo perchè mi vergognavo.

C'è un vecchietto (un'altro) sotto i portici che tutte le mattine chiede cantilenando "un pezzo di pane" e non interrompe la sua nenia che gli si dia qualcosa o no, va avanti come in automatico. Gli ho dato decisamente meno monete di quanto la mia coscienza ritenesse sufficienti per non pungolarmi ogni mattina. Stamattina il vecchietto non c'era più e non c'era nemmeno ieri e nemmeno l'altro ieri. La mia coscienza al momento nota ancora l'assenza e mi pungola, ricordandomi quante monetine avrei potuto dargli. Ma è la coscenza di un uomo pigro ed è pigra anch'essa, come pure la memoria, presto si annoierà e cercherà qualche altro motivo per pungolarmi. Stamattina faceva davvero freddo.

Un tizio, stavolta giovane, esce fuori dalla metropolitana e fa qualche passo con l'aria tranquilla, si ferma vicino ad una colonna e vomita l'anima, si ripulisce la bocca velocemente e poi, come nulla fosse, con grande naturalezza riscende in metro fischiettando. Suppongo sia solo questione di abitudene.

Fare l'autista di pullman dev'essere un lavoro estremamente frustrante e abbrutente. Un autista della 81 è riuscito a collezionare ben tre atti di razzismo in circa 10 minuti.
  • Minuto 0: il pullman è ancora fermo al capolinea, manca pochissimo all'orario di partenza e una signora, probabilmente cinese, si avvicina al mezzo spingendo una carrozzina e un'altra bambina tenuta per mano. L'autista chiude le porte appena qualche secondo prima che la donna possa passarvi attraverso. Non parte subito, aspetta che la donna si avvicini e bussi al vetro chiedendo di salire. "Non si lavora così! Bisogna essere puntuali! Qui è così che si fa, magari nel tuo paese no, ma qui si". Sciorinata la lezione si decide a partire, lasciando ovviamente la signora a piedi. Noi ci si limita a pensare che infondo avrebbe anche potuto farla salire, ma non si dice niente.
  • Minuto 4: il pullman passa davanti ad una fermata a chiamata. Nessuno l'ha prenotata, ma alla pensilina, due ragazzi neri, stracarichi di sacchi della spesa, si sbracciano cercando di far capire che devono prendere l'autobus. Ovviamente l'autista tira dritto. Interessante notare che la prossima corsa non passerà prima di 20 minuti. Io non me n'ero accorto, me lo si fa notare, ci si indigna e si continua a non dir nulla.
  • Minuto 7: Stavolta alla fermata ci sono due signore bianche e altri due ragazzi neri. Uno dei due fuma. Il pullman si ferma e le due signore salgono davanti, i ragazzi fanno per entrare dietro e quello che stava fumando getta la sigaretta avviandosi. La porta viene loro chiusa in faccia. Cercano allora quella centrale, ma la scena si ripete, raggiungono la testa del mezzo ed entrano li. Appena saliti, l'autista attacca una predica assurda accusando uno dei ragazzi di voler salire sul pullman fumando. Quando quello gli fa notare che lui la sigaretta l'ha buttata prima di entrare, l'autista continua "fumavi appena prima di entrare, entra tutto il fumo in vettura, questa qua non è educazione", va avanti per minuti interi. Il ragazzo che non fumava cerca di mettere pace, calmando l'amico che è più facile all'ira e ha tutti i motivi per farsela venire. La Cosa continua fino alla fermata successiva, tra lagnanze pretestuose mezze in italiano mezze in dialetto e insulti nervosi in inglese con accento jamaicano. Noi scendiamo con i due ragazzi. Siamo decisamente basiti ed è forse per questo che non abbiamo detto niente nemmeno stavolta.

C'è un confine molto sottile tra comunicare ed informare e c'è un'intera categoria professionale funambolicamente sospesa su quel confine. Io ho un interessante visuale sul fenomeno e mi scopro ad esserne vittima ed ingranaggio, per ora, sempre molto inconsapevole. Stuzzicanti questioni etiche e discorsi concitati nei pressi dell'entrata di una fermata della metro.

Ho spesso a che fare con la mia paura, con le mie paure. Risolvo realizzando che mi piacerebbe molto essere più libero da esse, ma che infondo riesco, pur nella mia ansia paranoica, ad essere fatalista e pragmatico a tempo debito. Dall'altro lato, anche se sono sempre stato un sostenitore del relativismo, ho sempre invidiato persone con forti certezze e saldi principi, persone sicure di sé, ultimamente però sto riflettendo sul fatto che c'è sicurezza e sicurezza, convinzione e convinzione e che non sempre c'è molto da invidiare, almeno, non più di quanto si possa invidiare qualcuno che sta in gabbia. Eviterò di scrivere quella frase tanto banale che sta solitamente infondo a riflessioni di questo tipo e che spesso viene citata in latino.

Ora ho sonno e vado a dormire, il doloroso pulsare monotempia potrebbe tornare. Ciao mondo, a domani.

mercoledì, luglio 16, 2008

Entomologia da bere



Video: Eagles of death metal - Dont'speak

303esimo post...mi fa pensare alla macchina di paperino.

Paperino ti sta simpatico, ti deve stare simpatico, è sfigato...funziona così. Come pure topolino sta sul cazzo perché è il primo della classe.

La mia immaginazione è fissa su un me ipotetico su di un motorino con in testa un casco, un casco a scodella, il colore non importa molto, ma direi nero o arancione cachi maturo, con un lunghissimo corno di narvalo montato in fronte. Sulla punta una specie di cubetto di materiale spugnoso: non sta li per fare male a qualcuno quel corno, solo per fare pensare ai compilatori di bestiarii del prossimo medioevo che gli unicorni esistono e hanno le ruote, due per la precisione.

Su tutto questo aleggia il valore del tempo. Senza voler essere troppo fiscali. Ci sono rapporti di lunga data a bassa intensità e rapporti recenti ma estremamente intensi. Comunque il tempo è la variabile. Il presente infinito, l'attimo eterno...parole, sensazioni, non certo reali assoluti (assoluti reali...singolare).

Abbondo in puntini, anche parentetici, ma la sostanza è che la tendenza all'equilibrio dinamico sta sempre li, a prescindere dal fatto che risulti nel raggiungimento dello stesso o no. Lo sradicamento moderno genera speso il ripiegamento verso un'identità locale, fisica e contestuale, e se cercandola la si trova debole, la si reinventa e la storia, che sia fittizia o meno, risulta essere ciò che da consistenza all'identità.

Non è mia intenzione, ora, parlare della rilevanza del fatto che la storia sia reale o inventata.

Stasera ho fatto l'ennesima esperienza del mio fatalismo. La FAO ammonisce noi occidentali perché, a causa di stupide preclusioni mentali, non mangiamo insetti, nutrienti e abbondanti. Detto fatto, basta andare in un locale porno-lounge all'aperto (non so perché l'ho definito porno, né ho mai avuto esattamente idea di cosa volesse dire lounge, percependo comunque quando un posto lo è), ordinare un long island, prontamente servito con cannuccia e fare una sorsata con la suddetta.

Beh...diciamo che le cannuccie dovrebbero essere vuote.

Cmq, non ho registrato alcun sapore, tranne forse quelli che la mia mente impressionata dalla scoperta voleva che registrassi. Il drink l'ho finito, lagnandomi solo occasionalmente e senza chiamare in causa l'ASL...si trattava solo di proteine.

Il delirio è al limite, ma in questi giorni di stitichezza mentale, avevo proprio bisogno di liberarmi, anche in questo androne buio di blog.

Notte a tutti e viva l'entomologia.

lunedì, luglio 07, 2008

Boom...


Continua la mia magica avventura nel mondo del lavoro.

Oggi stipula del contratto con tanto di ammonimenti. Ci sarà da sgobbare duro, ma questo l'avevo messo in conto, il problema sarà conciliare i due impieghi senza scontentare nessuno. Peccato non essere ubiqui :).

Un immagine mi ha colpito qualche giorno fa, in effetti era il primo giorno di lavoro. Andavo verso la stazione centrale e vedo che ad una donna che camminava spedita cade la giacca. Subito dietro di lei arrivava un'altra donna un pò meno spedita. Ho pensato "si fermerà a raccoglierlo e lo riconsegnerà alla proprietaria". Manco per il cavolo, lo guarda e tira dritto. Un pò sorpreso, faccio una corsettina, che vista la trippa non fa mai male, e ottempero a quella che a me sembrava una pulsione normale. La prima signora mi ringrazia e va via.

Non ho raccontato questo perchè volevo fare del buonismo o autoincensarmi, ma solo perchè mi sono sentito ingenuo nel trovarmi sorpreso.

domenica, giugno 29, 2008

Banalità afose



- DEATH PROOF - DOWN IN MEXICO -

Il desiderio di giustizia non ha niente a che vedere con la giustizia intesa come concetto assoluto e trascendente. Ognuno ha la sua idea di cosa è giusto, condita con le influenze del contesto. Fin qui nulla di nuovo...e null'altro voglio aggiungere a questa banalità. Mi limiterò a scriverla così come appare poco più su.

Altro? No, non molto altro, a parte la mutevolezza del sentire, sperimentata in stato di percezione alterata dall'alcool. La cosa più interessante non è tanto la differenza che intercorre tra le sensazioni e le convinzioni che si manifestano in questo stato rispetto a quelle dello stato normale, ma il passaggio tra i due stati, le fasi e le trasformazioni che si attuano. L'erosione dell'euforia è molto lenta, ma costante e si attua attraverso l'esaltazione di quanto di negativo c'è già nella testa, parallela ed inversa alla soppressione dei vincoli sociali e psicologici.

Un tale fenomeno evidenzia ancora una volta la capacità dell'esistente di ristabilire un equilibrio dinamico nel momento in cui questo è perso...capacità, questa, fondamentale per l'esistenza stessa così come la conosciamo. L'elemento dinamico fornisce mutevolezza, variegazione, quello dell'equilibrio solidità e stabilità, uniti a costituire un altro equilibrio ad un livello superiore, anch'esso dinamico.

Anche qui...genialità? No, banalità piuttosto, elucubrazioni del momento riportate su schermo, ma a quanto si dice, tra i blog ho buona compagnia, tanto più che questo non è un blog di servizio, è solo una manifestazione del mio esibizionismo ed egocentrismo.

Saluti, a non so quando...

sabato, giugno 21, 2008

Luna Champagne


Si impara il valore della riservatezza solo quando si smette di pensare di non valere nulla, o comunque molto poco, quando si inizia a costruire qualcosa per sé ma insieme ad altre persone, persone importanti.

Finalmente è arrivato il caldo, quel caldo estivo, dalle mie parti un pò umido, che fa la luna più gialla e sfumata, che ti fa cercare la brezza, che ti fa andare in macchina con i finestrini abbassati, senza fretta ascoltando una radio che trasmette blues.

Finalmente è arrivata l'estate che quest'anno s'è fatta attendere. Finalmente per molti, quasi tutti credo, forse anche per me. Dico forse perché io e l'estate abbiamo sempre avuto un rapporto controverso. L'estate è uno di quei periodi che carichi di grandi aspettative e quando le aspettative sono grandi, alto è il rischio di vederle deluse.

Le mie aspettative sull'estate sono sempre state enormi: mi aspettavo mutamenti epocali, esperienze incredibili e, manco a dirlo, venivo soddisfatto per lo più quando mi davo per vinto e pensavo di tenere un profilo basso.

Non mi passa nemmeno per la testa di limitarmi ad una lagnanza, le mie estati dopo tutto hanno portato con sé "mutamenti epocali ed esperienze incredibili", ma mi hanno spesso donato un senso di malinconia profonda, una tristezza sottile, uno straniamento appannato e ronzante, tanto più che mutamenti ed esperienze non necessariamente sono cose piacevoli.

Ora ne è arrivata un'altra e, questa volta, non caricarla di aspettative è davvero arduo, d'altronde la mia vita sta già cambiando, è una fase nuova. Sono dunque un pò timoroso, ma non per questo manco di speranza ed entusiasmo.

Staremo a vedere...

giovedì, giugno 19, 2008

Delirio Esangue


Mi sono sempre vestito "diverso".

Non nel senso di alternativo od originale.

Più o meno consapevolmente ho sempre profuso molto impegno nel non ricadere in nessuno stile identificabile. Certo, avevo delle più o meno chiare inclinazioni, ma non c'erano scelte nette.

C'è gente che fa questo da sempre, teoricamente sono una minoranza, in realtà non sempre. Il punto è che c'è chi lo fa con un idea precisa in testa, chi lo sceglie, e chi lo fa come manifestazione di assoluta e totale indecisione.

I primi, se hanno gusto e ascendente, diventano, magari anche loro malgrado, trend setter. I secondi...beh...di solito finiscono nella categoria degli "sfigati", o dei "trasparenti", grande contenitore in cui si infilano le persone che, non solo non hanno deciso chi vogliono essere, ma manco ci provano e non hanno caratteristiche innate tali da renderli oggetto di etichettamenti più peculiari.

Perché questo discorso, che per altro troncherò qui? Non lo so, è un idea che mi è venuta mentre tornavo dall'ospedale dove ho fatto gli esami del sangue.

A questo proposito: siamo biofabbriche, produciamo sangue, feci, altre cose e caos/organizzazione. Carino. Batteri e globuli vari ringraziano. L'entropia è commossa.

Dio che sonno...e che svarioni...e si che non me ne hanno preso troppo di sangue. Mah...

Perdonatemi, devo riprendere la mano.

venerdì, giugno 13, 2008

Next level



E' tanto che non scrivo...davvero tanto...

Sono stato in sospeso. Sono stato in attesa.

Adesso corro.

E' il prossimo livello, reset e via. Non è che parti da zero, per continuare la metafora videoludica, ho con me un pò di equipaggiamento accumulato ai livelli precedenti, ma non ho routine. Ci sono nuovi schemi d'azione da costruire, nuovi modi di risolvere le situazioni, ma a questo livello ci sono arrivato, quindi non devo essere del tutto sprovveduto.

Spaventa ed eccita...

Si profilano possibilità nuove, nuove realizzazioni, ma anche nuovi compromessi, "lezioni" da imparare, affiancate a quelle che non ho ancora imparato ma che rincorro da un pò.

Tutti hanno un blog. Ognuno scrive le sue cazzate e si fa leggere da qualche amico particolarmente affine e/o misericordioso (circa una trentina). Un sacco di voci e poche orecchie. Tantissime verità e altrettante presunzioni.

Sconfortante sentirsi tra questi visto come si parla del fenomeno. Difficile capire fin dove è l'ennesima riproposizione di "si stava meglio prima" e dove invece è una critica contestuale e sensata.

Dunque il silenzio...temporaneo...anche perchè mi dovevo/devo rieditare.

Ora, non azzardandomi ad emulare il buon (qualcuno ci metterà il TM prima o poi su "il buon") g. che ha spremuto questa forma di comunicazione a dovere, lasciandola per altre forme più vitali al momento giusto, scrivo di nuovo.

Ho deciso di fottermene delle mie paranoie rispetto alla dimensione globale del fenomeno e alle sue implicazioni. Ogni tanto mi piace scrivermi, mi aiuta, mi rilassa, quindi, ignrantemente, stolidamente e superficialmente scrivo...di nuovo...non so per quanto.

venerdì, maggio 30, 2008

Come una spugna

Singolare…

Cresciuto con l’idea che la cultura fosse una cosa importantissima, forse tra le più importanti, mi ritrovo ignorante.

Non parlo della condizione assoluta, tutti siamo ignoranti rispetto ad un’infinità di cose, parlo di quella relativa.

Fino alle superiori (e i primi due anni di università) ho deciso che la mia vita era una merda e che l’apatia e l’autocommiserazione dovessero essere la mia via. C’era pure una buona dose di vittimismo a 360° e di pensiero autodistruttivo in loop.

Per tanto tempo mi sono concentrato sul mio mondo interiore, arrivando a giustificarmi pensando che quest’ultimo è infinito tanto quanto quello esteriore e, addirittura, che dentro di me potevo trovare tutto e che non c’era bisogno di dedicarmi a quello che avevano cercato altri fuori. Non ci ho mai creduto davvero, ma mi faceva comodo.

Avevo anche una gran paura del confronto: dopo essermi sentito dire all’infinito da piccolo che ero intelligente e dopo aver realizzato che, se questo era vero, non mi aiutava gran che nelle relazioni con il resto del mondo, per crederlo dovevo impedire a chiunque e a qualunque cosa di negarlo.

Il risultato di tutto ciò è stato che a scuola mi sono sempre limitato a galleggiare, studiando occasionalmente il minimo, usando ogni minimo fallimento come alibi e preoccupandomi più di coltivare l’ansia da prestazione che di impegnarmi per affrontare le prove che mi si ponevano di fronte o di dedicare realmente alla cultura quell’attenzione che, secondo i valori inculcatimi, avrebbe dovuto avere.

Cominciando sociologia le cose sono un po’ migliorate, ma solo un po’. L’avvicendarsi degli esami era troppo veloce (tutti tre crediti) e quello che mi infilavo in testa, poco dopo svaniva e restavano solo plichi di riassunti fatti a computer, tanto più che non sono nemmeno stato costante nello studio.

Il risultato finale è che sono una “spugna”. Assorbo informazioni raccattate da ogni dove (internet, libri, tv) sugli argomenti più disparati (storia dell’assenzio, salti prigoginici, ecc.), ma si tratta di conoscenze occasionali e superficiali, prive di un filo conduttore, non organiche, tali che posso parlare solo con chi non ne sa niente e limitandomi molto. Per quanto riguarda la sociologia stessa, ho idee di fondo molto generali e qualche raro sprazzo di conoscenza più specifica.

Me ne rendo conto benissimo e sono anche cambiato nel tempo, ma spesso, troppo spesso, continuo a limitarmi a preoccuparmene, senza agire di contrasto.

sabato, maggio 17, 2008

Chrysalid


Da molto tempo ormai non scrivo e da molto tempo non sento l’urgenza di scrivere.

La paura di essere banale l’ho sempre sentita, ma non è mai stata un problema troppo grosso. Infondo Internet è piena di banalità e quando, ogni tanto, sono riuscito a scrivere qualcosa che qualcuno ha trovato interessante, mi sono ritenuto soddisfatto.

Non ho mai aspirato a superara la mia trentina di visite giornaliere. Ci sarebbe voluto tutt’un altro impegno, altri contenuti, altra cura. Questo blog ha risposto a necessità molto basilari: sfogo creativo in momenti di particolare cupezza, reificazione e traccia della mia autorifelessività, arena del mio autocompiacimento e gogna del mio “vorrei ma non posso”, dei miei errori d’ortografia, delle mie difficoltà con la punteggiatura, tentativo di sbrogliare la matassa ingarbugliata dei miei pensieri.

Non ho mai avuto un preciso target in mente, potrei dire che scrivevo solo per me, ma sarebbe un’idiozia, perché al mio blog può accedere chiunque. Un target, in realtà, credo di averlo sempre avuto, anche se non so definirlo.

Qual’è il punto? Il punto è che ora la paura della banalità è più forte, che sono privo di ispirazione e che, quindi, non riesco a scrivere né racconti, né riflessioni (su massimi, minimi o intermedi sistemi). Immagino che la cosa abbia anche molto a che fare con il periodo di transizione che sto attraversando, con l’idea sempre presente, anche se non necessariamente esplicitata, che sono comunque io, ma che sono anche un po’ diverso e che non so ancora in che modo esattamente sono diverso.

D’altro canto scrivo ancora, perché evidentemente mi dispiace veder morire il blog, forse anche per quella trentina di aficionados (che probabilmente sono di meno, visto che almeno un 33% delle visite è da imputarsi a naviganti occasionali, soprattutto da gente che con google immagini cerca “bleeding heart” e finisce per trovare un mio vecchio post) che, ogni giorno, uno più, uno meno, rimpolpano il mio counter.

Vedremo…

mercoledì, maggio 07, 2008

Chiudono gli occhi e serrano i pugni


Quello che segue non pretende di essere un pensiero originale, è solo un pensiero nella forma in cui mi è venuto nel momento stesso in cui mi è venuto.

I fatti di cronaca più recenti sono piuttosto preoccupanti.

Un ragazzo morto a Verona, pestato a sangue da un gruppo di fighettini annoiati con un futilissimo pretesto (tanto futile che forse potevano pure risparmiarsi la pena di cercarne uno).

Una rivolta di piazza che ha coinvolto centinaia di persona a Torino contro vigili che cercavano di multare un automobilista che con la sua auto bloccava il passaggio di un tram.

Il numero crescente di atti di bullismo sempre più crudeli con immancabile filmato su YouTube.

Gente, e non gente a caso, il nuovo Presidente della camera, che si mette a fare improbabili classifiche degli atti efferati, buttando beceramente in politica qualcosa che dalla politica doveva essere semplicemente condannato e stigmatizzato.

Tutto torna...l'allarme sicurezza pompato ai massimi livelli, con il rinforzo della crisi economica, porta all'egoismo, al caproespiatorismo, all'annullamento di ogni senso dello stato, della legalità, la perdita di valore della vita umana: non è il rispetto della legge che si chiede, ma l'intransigenza e la violenza spiccia contro le incarnazioni più visibili e più "facili" dei nostri guai e delle nostre afflizioni. Non importa nulla a nessuno che in Italia la legge sia stata sempre un optional, soprattutto per alcuni, importa soltanto che questo resti un privilegio "esclusivamente italiano".

L'anomia galoppa. Prelude forse ad un cambiamento, è una crisalide. Cosa ne uscirà? Temo qualcosa di deforme.

Ribadisco, riporto solo alcune sensazioni, non voglio certo fare un'analisi sociologica. So anche che alcuni di questi fenomeni sono probabilmente amplificati dalla TV, ma anche solo questo, in una prospettiva ermeneutica ha un suo senso: il problema insicurezza sarebbe solo un leggero spauracchio senza l'essenziale supporto televisivo. Paura, violenza, verso un parossismo che si autoalimenta.

Comunque, basta sproloqui, sono solo un pò preoccupato.

Graditissimi commenti (Aspetto soprattutto quelli di g. a punire la mia superficialità ed il mio bigottismo :) )

martedì, aprile 22, 2008

Latrine ottimiste


I cessi...i cessi pubblici intendo.

Sulle pareti dei cessi pubblici trovi di tutto, specie in quelli degli autogrill, ma non solo. Frasi ed istoriazioni rappresentate con pennarelloni indelebili o bianchetto, incise con oggetti acuminati sulla porta o sull'intonaco scrostato.

Di norma si tratta di esemplificazioni anatomiche per ciechi (membri e vagine hanno spesso dimensioni ragguardevoli, non mi stupirebbe scoprire iscrizioni in breil) o profferte di amanti del sesso, etero o omo, in ogni sua forma, consapevoli o meno (ad opera di amici premurosi che cercano di compensare la timidezza della persona citata). Altre volte si trovano motti di spirito e cordiali considerazioni sulle inclinazioni delle genitrici di avversari politici, tifosi di squadre avversarie, ecc.

Oggi, entrando in un vano-latrina qui in università, ho trovato una frase che mi ha fatto sorridere:

"Dai che stavolta la passi (la materia)"

Niente di che, solo un messaggio "banalmente" positivo.