Vedo il refresh dello schermo, come quando in televisione riprendono uno schermo, specie quando scrollano in verticale....
Singolare... forse no, probabilmente sono solo bevuto... qualsiasi entità ultraumana esistente benedica lo stato di coscienza serenamente e creativamente alterato.
Gattopardianamente, tutto cambia perché nulla cambi.
A domanda risponderei che ho sempre avuto una concezione alta della politica. Qualcuno mi potrebbe rimproverare troppo teorica, ciò nondimeno...
Più passa il tempo, più la mia esperienza mi impartisce lezioni di soffocante banalità ed insostenibile cinismo. Tutto, TUTTO si riduce ad una competizione per risorse scarse, TUTTO.
Se il desiderio, la brama di potere potrebbe essere quantomeno comprensibile a fronte di un progetto di portata magari rilevante, non si può che rimanere basiti (forse solo se, come me, ci si ostina a fingersi ingenui) di fronte alla brama del potere per il potere, o meglio ancora, del potere come strumento per umiliare chi non lo possiede, affermando così se stesi per differenza. Anche nel caso di particelle di potere infinitesime, di privilegi appena percettibili, di disparità ridicole.
La banalità della riflessione mi disgusta ed è solo in minima parte mitigata dal fatto di fondarsi sul dato della mia esperienza.
Anche gente che definirei, con virgolette che la mia tortuosa insicurezza mi impone di mettere, "buona" o "pacifica", immersa in un ambiente di tale spietata affermazione dell'ego, di tale soffocante mortificazione dell'altro, diventa presto rancorosa e vendicativa.
La ruota gira, anche quando non sembra: questi dominano oggi, godono di privilegi, del favore di potenti patroni, denigrano, mortificano e vessano quelli; domani, saliranno quelli sui gradini più prossimi al trono e, consumati dal rancore, ignoreranno, denigreranno, mortificheranno e vesseranno quelli e, secondo leggi forse antiche come l'uomo, il ciclo si perpetrerà all'infinito.
Ancora una volta, dopo un tempo che non riesco a quantificare, percepisco il ronzio anestetico dell'alcool, intuisco la forma, sempre più impalpabile, della pretesa di immortalità propria di adolescenza e postadolescenza.
Che fascino sublime...
Pagherò il conto del mio esibizionismo narcisista.
Grillo dice che la sua candidatura alle primarie del PD non è uno scherzo.
Fassino ribatte che una simile affermazione non può essere presa sul serio.
Io leggo il tutto e penso: Grillo non mi fa grande simpatia, la sua crociata morale mi sembra sempre un pò posticcia.
Poi leggo quello che Grillo proporrebbe se fosse candidato: sono tutte cose che non posso fare a meno di trovare desiderabili, cose come la pulizia in parlamento, l'investimento in ricerca, ecc. ecc.
E' vero, non è niente di nuovo e sono ancora solo parole, Grillo continua a non sembrarmi troppo affidabile, ma tant'è che queste parole, sono si solo parole, ma comincio a non sentirle nè leggerle più, invece ora le vedo li, tutte insieme e per un attimo mi andrebbe pure di sperarci.
Torno al mio "allegro" e temporaneo lavoro mettendo il tutto in secondo piano, ma mi fa piacere averle riviste quelle parole, quelle idee, quei concetti, è stata una bella rimpatriata.
Siamo ben lontani dall'avere a che fare con la guardia cittadina raccontata da Sir Terry Pratchett nei suoi esilaranti romanzi. In quel caso si rideva della grossa, guardando alla realtà a me viene da ridere decisamente di meno.
Le ronde.
Le ronde sono il migliore esempio di populismo che io sappia immaginare.
In una situazione di crisi economica come quella che stiamo vivendo è fisiologico (e assai prevedibile) che la tensione sociale salga alle stelle.
Si aggiunga che per mesi e mesi si è battuto sul "problema della sicurezza", che questioni di ordine etico sono state affrontate in modo scomposto e con crescente integralismo (non come opposizione tra diverse visioni del mondo, riconoscendo gli interlocutori come tali, ma come contrapposizioni tra bene e male, tra giusto e sbagliato, soprattutto tra giusti e abbietti, tra umani ed inumani), che una parte, pur non maggioritaria, ma sicuramente consistente della popolazione è priva di rappresentanza politica (la sinistra, in italia, non esiste).
Di braci ce ne sono tante e basta un niente perchè si alzino le fiamme. In una situazione del genere si dovrebbe cercare la solidarietà, la coesione, ma è difficile, molto più facile è trovare capri espiatori, elargire a piene mani "panem et circenses", distrarre, sviare.
La strada più facile è però anche la più pericolosa, significa mettere tutti gli uni contro gli altri, accendere le passioni (e non necessariamente quelle migliori, anzi), uccidere la ragione e con essa, spesso, l'umanità (sembrerà strano, visto che l'umanità dovrebbe essere prima di tutto qualcosa che senti, un valore interiorizzato, ma per realizzare i valori ci vuol pure testa), significa soffiare sul fuoco e, se poi le fiamme si alzano, non ci si può certo sorprendere.
Gli esiti di una simile azione nell'immediato sono già evidenti, primo tra tutti il razzismo generalizzato, contro gli immigrati e poi contro i "diversi" di qualsiasi tipo, fino ad arrivare semplicemente all'altro tout court, verso un individualismo opprimente paradossalmente appaiato ad una collettiva e collettivistica atrofia neurale.
Sul lungo periodo gli effetti potrebbero essere una revisione del già visto e, considerando che non mi pare noi (italiani) si sia particolarmente vaccinati, non mi sembra sia tanto improbabile. Resto volutamente implicito, visto che esplicitando verrei subito disinnescato come "allarmista" o "esagerato".
Leggendo quanto riportato, tralasciando le considerazioni sul fatto che in un paese democratico, il mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico compete alle, appunto, forze dell'ordine, credo venga spontaneo chiedersi: ma ci interessa la sicurezza o la distrazione dell'opinione pubblica? Risolvere i problemi o battere cassa elettoralmente parlando?
Non c'è nessuno, sono tutti in vacanza, dove dovevamo per altro essere io e la mia amica Elisa. C'è tantissimo da fare, ma non si può fare quasi nulla e comunque non c'è quasi nulla che noi si possa fare. Tutto il giorno a fare (inutilmente) i segretari.
Niente di eccessivamente molesto se io fossi una persona che dorme in "modo opportuno". Non è così.
Beh, almeno ieri ho assaggiato dell'ottimo ragù d'asino (con pasta fatta in casa) ad una sagra qui in provincia di Bergamo (festa di San Rocco) in compagnia della mia Chia, di un ninja (seeeee sticazzi!) noto ai più come Stefano e di Veronica (che probabilmente gli tira dietro stellette ninja ogni due per tre...e fa bene!!!). Tutto ottimo, anche il panorama, ma io e l'alcool dobbiamo rivedere le reciproche posizioni.
A conclusione di post-serata, ho finalmente trovato il video della canzone d'apertura del film "Il Divo" del grande Sorrentino, con il grande Servillo. La adoro e ve la metto qui, in modo che voi possiate apprezzarla. Se siete tra quelli che non hanno ancora avuto il piacere di vedere il film, come quella testa di Mpanatigghia (o come ca...minchia si scrive) di (IN)Fausto, guardatelo, uno perchè è un gran bel film sotto praticamente tutti i punti di vista (ma se volete possiamo discuterne...hehe), due perchè la canzone si gusta meglio con le immagini.
- Attenzione!!! - Quello che segue è uno sproloquio espressione disordinata di alcune delle emozioni e delle riflessioni che la terribile giornata di ieri ha stimolato in me. E' lungo e probabilmente noioso, è più che altro un flusso di coscienza, lo leggete a vostro rischio e pericolo.
In un mondo ideale, dopo una vittoria della parte avversa alle elezioni, si resta delusi e si pensa subito a costruire per la tornata successiva, magari si fanno pure i complimenti ai vincitori e ci si dispone all'opposizione ed all'attesa.
In questo mondo, invece, quello che succede e che si ha paura, almeno, io ho paura. Non si tratta infatti di contrapposizione tra posizioni che condividono almeno ideali di fondo e divergono sulle scelte di governo, non c'è alcun rispetto reciproco, nemmeno tolleranza, c'è odio e contrapposizione frontale.
Questa volta non è come le altre, la maggioranza eletta non annovera un Casini, che nonostante tutto è stato in precedenza un moderatore, anche quando altri, per coltivare un interesse a lungo termine, hanno taciuto. La lega, ora, non è una piccola componente, ma una forza decisiva, tanto forte da non poter essere vincolata e fa paura perché è xenofoba, violenta e greve, perché fa leva sui istinti bassi e animaleschi che, a questo punto, paiono essere molto più diffusi di quanto sarebbe auspicabile.
Non mi fanno paura solo o tanto le azioni che potrà intraprendere il nuovo governo (anche se le immagino devastanti), tremo di fronte ai mutamenti nella società civile e nella cultura che questi risultati metteranno in moto. Prima toccherà agli immigrati extraitaliani, ai Rom, per i quali ci sarà un intensificarsi dell'intolleranza, della violenza, verbale e forse non solo, ed insieme a loro, probabilmente, ai più coraggiosi tra "noi" che non riusciranno a tacere, perché non l'hanno mai fatto o perché non riusciranno a sopportare gli eccessi. Ma poi toccherà anche ai più pavidi, tranne forse ai voltagabbana più convinti, ma per questi, infondo, questa situazione non sarà un grosso problema.
Io ho origini meridionali, sono nato in provincia di Bergamo e vivo qui da allora. I miei genitori sono persone oneste che hanno sempre lavorato e pagato le tasse fino all'ultimo centesimo (a già, questo non è certo merito...), ma questo non ha avuto mai la minima rilevanza per gli arrabbiati padani. Ricordo un'estate in cui tornavo dalla Sicilia in macchina con i miei, erano i primi tempi della lega e lo spirito rivoluzionario incendiava i militanti. Ci fermammo ad un distributore all'altezza di Verona ed il benzinaio, colto l'accento (benché certo non marcato) non padano di mio padre, ci accolse con insulti variegati e frasi tipo "restatevene a casa vostra terroni di merda". Io ci stavo andando a casa mia.
Mi sembrano cani, cani da combattimento che vengono lasciati digiuni per incattivirli, per farli sbavare di rabbia, per farli diventare aggressivi. Ma non è la fame, è la paura della fame che li aizza, anzi, più che la fame la paura di perdere ciò che HANNO, e ciò che HANNO è tutto ciò che hanno.
La retorica dello scegliere il "meno peggio" era fin troppo logora e non considerava un punto fondamentale: il peggio (o il meno peggio) non erano solo di quelli che dovevano essere scelti, erano anche di quelli che sceglievano. La nostra classe politica, la nostra "casta", ci rappresenta benissimo, rappresenta alla perfezione la nostra cultura, i nostri umori, i nostri valori: per noi l'evasione fiscale è un peccato veniale e solo se ti scoprono, il clientelarismo, il campanilismo, il familismo amorale, sono norme comuni e apprezzate.
Ieri sentivo un giornalista di Repubblica che veniva intervistato a TG24, diceva, tra le altre cose, che il voto degli italiani, o della gran parte di essi è motivato dalla paura del cambiamento. L'Italia è un Paese vecchio, proseguiva, non competitivo, in ritardo, incapace di stare al passo con i resto d'Europa, deve cambiare. Ma non c'è cambiamento, non c'è risanamento senza fatica, senza che si paghi un prezzo ed è di pagare questo prezzo, di fare questa fatica, di cambiare che l'elettorato ha paura e vota chi gli promette che sarà tutto facile, indolore.
Non si possono fare tanti ragionamenti da chi è in preda alla paura ed all'angoscia, specie con i continui e generici proclami di "famiglie che non arrivano alla fine del mese". Non ci si può sorprendere se succede quello che succede oggi anche se tra il 2001 ed il 2006 non si stava certo meglio di come si stesse prima e "la gente lo sa". La gente forse lo sa anche, ma non lo ricorda, non lo vuole ricordare, o comunque non è guidata certo dal raziocinio, ma dalla pancia. In una situazione del genere era impossibile sperare che la grande maggioranza dei cittadini potesse apprezzare l'operato del governo Prodi in questi due anni: c'era poco da apprezzare nell'immediato, i risultati positivi sarebbero venuti, forse, con il tempo e, soprattutto, se fosse durato cinque anni.
D'altronde è pieno di gente che "se gli indichi la luna guarda il dito", il futuro ed il passato si contraggono in un presente espanso, non c'è prospettiva, c'è solo il "qui ed ora". E se questo è vero non c'è che l'estinzione, il suo equivalente in termini nazionali.
A me, d'altro canto, l'idea di emigrare non va proprio...
Ho resistito, non ho scritto nulla fino ad ora, ho preferito parlarne a voce (e ha farne le spese è stata principalmente la mia povera Chia) perché sono stato e sono tuttora piuttosto confuso, non tanto su dove mettere la cavolo di crocetta, quello bene o male (male essenzialmente) l'ho sempre saputo, ma sulle considerazioni a contorno.
In realtà non ho molta voglia di farne nemmeno adesso di considerazioni, sono solo un pò spaventato e di cattivo umore. Sono d'accordo con chi dice che è stupido fare una campagna contro qualcuno, nello specifico lo "psiconano" (o qualsiasi altro epiteto che tenga conto della bassa statura e dell'inquietante condizione psichica), ma è vero anche che, ultimamente, mi è sembrato non solo lo stesso stronzo di sempre, ma pure affetto da demenza senile. Non scherzo, non è un modo nuovo per burlarmene (non credo ci sia bisogno di altri modi per farlo), mi sembra davvero che abbia qualche serio e nuovo problema psicologico e questo mi fa una dannata paura.
Tutto il resto è più o meno noia. So che deluderò tutti quelli che si aspettavano da me, sul mio blog post più significativi e meno autoreferenziali, soprattutto più politici, ma visto lo stato fin troppo fluido dei miei pensieri a riguardo, preferisco parlarne che scriverne.