
lunedì, marzo 02, 2009
Guardie! Guardieeeeeeeee!

giovedì, ottobre 30, 2008
My sunshine

Alla fine arriva un momento in cui non lo puoi fare più, in cui non va tutto in automatico, non ci sono sentieri tracciati con chiare indicazioni.
Decidere che vita vuoi vivere diventa una questione seria perché ci si rende conto che non è una questione di fare prove, il tempo delle prove è passato. Non c'è tempo da sprecare crogiolandosi in un'infruttuosa consapevolezza dell'errore commesso, ce n'è solo per cercare di trattenere quanta più esperienza possibile.
L'esperienza. Così preziosa eppure dipende cosa ci si fa. L'esperienza che si accumula finisce spesso per sclerotizzarci, irrigidirci sulle nostre posizioni. Per un necessario meccanismo di riduzione della complessità, si tende a trovare per lo più conferme e sempre meno smentite.
Infondo l'identità ad un certo punto deve (?) diventare stabile, ma quale identità si stabilizzi è una cosa che ha un rapporto strano con la volontà. E' la mente a produrre mostri e produce anche gabbie. Cosa sia la volontà, a questo punto, diventa piuttosto difficile da capire.
Ma questo è un gorgo...quindi basta.
Buonanotte.
sabato, agosto 16, 2008
Railpissing after all
Quando sarò nonno, se sarò nonno, racconterò a mio/a nipote un aneddoto la cui morale sarà: "non mingere MAI davanti al cancello del deposito materiali di una costruenda linea di trasporto leggero su ferro!!!!.
Prendete tre simpatici ragazzi ebbri, convinti che il mondo sia sufficientemente indulgente solo per il fatto che sono "bravi ragazzi" e che smaltiscono la loro ebrezza a piedi e non su quattro ruote.
mettiamo che uno dica:
- Andiamo di qua!
E gli altri,
- Di qua non c'è un cazzo, che ci andiamo a fare?
Il tutto dopo averli riempiti di negroni e altra alcolistica varia e shakerati per bene.
- Cazzate - fa il primo - scommettiamo che di quà c'è un locale?
Gli altri lo seguono, trasportati essenzialmente dall'euforia scemante a causa della distanza dal prossimo drink.
Qualcuno fa apprezzamenti innocenti, nel senso stretto del termine, alcun ché di volgare, ma questo è il mondo e forse l'innocenza non esiste, quindi, sulla strada del prossimo drink, i nostri si pigliano un "vaffanculo" e, sempre qualcuno, risponde cercando il limite del suo buon gusto, del suo senso di rispetto e della sua educazione. Ma sono solo scaramucce e il meglio ha ancora da venire.
Il locale in effetti c'è, ma è chiuso.
Se uno cammina a lungo, avendo bevuto parecchio e, per caso, la strada che porta al locale chiuso è attraversata dalla linea ferrata della futura metropolitana leggera, per altro non recintata, è un attimo che sembri opportuno mingere sul sedime, appena un pò lontano dalla strada.
Occhio perché qui arrivano i cazzi, intesi non solo e non tanto come l'apparecchiatura necessaria per mingere, ma anche e soprattutto, metaforicamente, come il guardiano del deposito sito al bordo della linea.
- Fermi!
Chi di dovere, a questo punto, a già ritratto l'attrezzatura e, con gli altri si sta allontanando.
- Fermi!
Al grido i tre si arrestano.
- Che c'è?
Chiedono girati verso il guardiano apparso alle loro spalle, tra pesanti apparecchiature per la posa dei binari.
- Fermi!
- Qual'è il problema?
- Fermi!
Persuasi dell'impossibilità di ottenere qualsivoglia informazione utile sui motivi dell'altolà i tre si girano e se ne vanno. Qui commettono un'errore grave: inebriati ancora dall'importante presenza gastrica di alcuni negroni, pensano che correre lungo il binario per distanziare lo scocciante e pedante guardiano, privo, per altro, di un qualsiasi motivo di scocciarli e pedantizzarli, sia una buona idea.
Il guardiano sparisce dietro di loro, nonostante la lentezza di quello dei tre con le "ossa più grosse", solo per riapparire pochi minuti più tardi insieme ad un vigilantes privato.
- Fermi!
Di nuovo.
Ci si ferma, si spiega che si stava solo "urinando" al vigilantes, al collega che sopraggiunge poco dopo e alle due, dico due, volanti della polizia che chiudono l'ingente mobilitazione di forze "anti-pipì". Tutti capiscono, tutti escludono che i tre possano aver fatto qualcosa di male (nessuno di loro è stato visto fuggire con chili di filo di rame in spalla), ma il guardiano sostiene che i tre siano entrati nel deposito.
La polizia parte per un sopralluogo e risulta che il cancello era chiuso da un semplice filo di ferro e che quindi i tre possono essere facilmente penetrati nella proprietà senza bisogno di scassinare alcun chè (nessun segno di effrazione). Quando si fa notare al poliziotto che il fil di ferro potrebbe averlo aperto il custode uscendo per inseguire i presunti ladri di rame, il suddetto non si sbilancia e il trio viene portato in questura per accertamenti.
Le macchine della polizia non sono comode. Almeno, per chi sta seduto dietro non lo sono affatto.
Accertamenti significa aspettare circa mezz'ora aspettando che venga dato ai nostri da firmare un foglio con le generalità e gli estremi dell'avvocato d'ufficio, in caso di querela dal respnsabile del guardiano, improbabile al 99%.
Ho fatto un sacco di considerazioni una volta uscito dalla questura, dalle più concrete (dirlo ai miei) alle più astratte (controllo sociale). Non riesco a renderne conto qui e ora. Perdonatemi se vi do la buona notte e scusatemi se sono stato noioso.
domenica, marzo 02, 2008
Buona notte...buon risveglio
La testa mi gira e ronca, lo stomaco è una fastidiosa causa di sovrappeso e fastidio, poco più. E infondo sono anestetizzato.
La paura. Con la paura ci devi fare i conti. Forse qualcuno riesce ad ignorarla per periodi estremamente lunghi di tempo, altri no, con la paura ci dialogano continuamente.
Quello che mi fa strano è osservare la mia paura lucidamente, freddamente. Sembra un controsenso, la paura difficilmente è lucida, ancor più difficilmente è fredda, a meno che non sia tale da ridurti a cadavere.
Inetti si diceva e, unendo questo all'idea che si resta come si è ed è difficilissimo cambiare anche solo una virgola (con buona pace di chi afferma che si possano "significativamente smussare gli angoli") di se stessi, il testamento va scritto al più presto!
Morte agli inetti!!!...sulle splendide note dei simpatici motivetti hard core che, fottendosene dei muri, arrivano a me dall'appartamento di fianco ora che son circa le tre di notte.
Morte agli inetti!!!...e qualcosa di disgustoso si fa strada dentro di me. Il mondo si flette come una lamiera agitata. Dio...e mi sembra tutta solo colpa mia...forse lo è...ma non lo so...
giovedì, febbraio 07, 2008
Parolai
Ci sono persone abili a parlare pur non sapendo parlare.
Persone che sono in grado di dire tutto ed il contrario di tutto fingendo che non ci sia alcun problema di coerenza. Persone che usano il bispensiero di orwelliana memoria con estrema disinvoltura, persone che potremmo chiamare parolai.
Niente a che vedere con gli antichi sofisti, assai più rozzi di questi, non si basano sui punti ciechi, sulle incoerenze della logica per rendere le proprie affermazioni non falsificabili, ma che raggiungono lo stesso risultato stravolgendo la logica, piegandola al loro uso, salvo poi invocarla, come se fosse sempre stata rispettata, a garante di quanto dicono.
La cosa che più mi genera rabbia non è la semplice esistenza di queste persone, che schermano abilmente il loro vero pensiero, accennandolo soltanto di tanto in tanto come esca. Il fatto di sapere che esistono e di saperle riconoscere sarebbe di per sé antidoto.
No, la cosa che più mi infastidisce è che io sono la loro preda naturale!
Come vorrei che il Principio di Casualità mi avesse dato la calma e la serenità, come vorrei che la mia stupida fiamma interiore fosse dedicata, col suo calore, alla determinazione verso obiettivi importanti e non ad inutili infervorazioni.
Invece no, non riesco a mantenermi sereno e distaccato. In special modo, di fronte a tali manifestazioni di lancioilsassoenascondolamanismo perdo ogni controllo e sono inevitabilmente destinato a "perdere la tenzone".
Non riesco a concentrarmi sul fatto che se una persona non sa comunicare il problema è suo, che se decide di prendere un termine a cui tutti attribuiscono un significato ed usarlo con un altro significato che è noto solo a lui senza preoccuparsi di rendere nota la cosa in modo chiaro ed esplicito, è lui che fa cattiva comunicazione, anzi che non comunica, ma parla con se stesso.
Dovrei, perché da discussioni simili non si trae nulla, specie con persone che si dicono "di sinistra" e ragionano secondo il Silviopensiero, limitandosi a criptarlo appena un pò.
Il livore esagerato, chiaramente percepibile in quanto ho scritto, è di per se stesso dimostrazione di gran parte di ciò che ho scritto, la qual cosa mi atterrisce nuovamente. Gli unici vantaggi derivanti dalla realizzazione di questo post sono: la possibilità di sfogarmi; il fatto di aver scritto un metapensiero in cui, in un certo senso, la forma rimanda e conferma la sostanza; il fatto di aver realizzato che non sono l'unico né il più grande codardo su questa terra.
Maledetta doppio malto! Maledetta stanchezza!
Il mio desiderio di possedere "saggezza vera" è ora davvero doloroso.
sabato, ottobre 13, 2007
Da parecchio tempo non bevevo così...
- Death in Vegas - Hands around my Throat -
Qualsiasi cosa io possa pensare e scrivere esprime la mia medianità.
Non importa granché quanto io possa differire dalla mia categoria di riferimento...ho una categoria di riferimento. In sostanza e senza stare troppo a sottilizzare io sono ACCETTABILE, posso essere ritenuto sfigato o degno di considerazione, ma sono, comunque, pienamente ACCETTABILE.
La normalità è più di un concetto statistico, è assai più ampia di quanto non si possa pensare. Il sistema è enorme e comprende funzionalmente anche parecchio di ciò che è "anti-sistema".
Forse è solo una questione di originalità, una questione grandemente idiota, perchè potrebbe essere girata come questione dell'assoluta incapacità di sentire l'originale, o come la questione dell'autenticità, dell'originale-originale, dell'irripetibile.
Paradossale l'invariabilità della percezione della solitudine esistenziale che c'è se stai tra tanti altri e ti confondi con loro, o se sei diverso da tutti.
Ora come ora provoco a me stesso la più grande delle vergogne per il motivo stesso di starlo scrivendo, eppure lo scrivo.
Non si può mai davvero regredire, ne stupirsi veramente per ciò che si è sempre saputo.
martedì, ottobre 09, 2007
Petulanza e intolleranza, con una buona dose di panza

Forse mai quanto ora.
Forse per colpa del brusco (ma non totale) ridimensionamento delle sigarette fumate al dì.
Stanco, stanco di me stesso, ma anche incapace di soluzioni radicali perchè non è tutto da buttare e perchè non tutti i problemi che mi assillano la testa sono cazzate pompate.
Devo farmi un corso di yoga...ma ho paura che non serva a niente.
Forse dovrei imparare semplicemente a fare più spesso respiri profondi.
domenica, settembre 30, 2007
Autumn inside

Sono nervoso e stressato come raramente prima d'ora, ma la cosa più strana è che non ho idea di cosa concretamente mi faccia stare così. Ok c'è la tesi, ok c'è la fine della vita da studente, ma queste cose non mi bastano come spiegazione, ho sempre la sensazione di un qualcosa oltre di inafferrabile, ma presente.
Magari è solo "anomia", la mancanza di un inquadramento stabile per le mie giornate, d’altronde ho finito i corsi e vengo in università molto più di rado. Restare a casa troppo spesso mi fa male all'umore, benché non sia sufficiente "uscire di casa" per risolvere.
spero a breve di potermi mettere sotto con la tesi, inoltre, da venerdì comincerò a lavorare in università. Immagino che queste cose dovrebbero aiutarmi. Sono sempre stato un "contemplativo" e ho sempre grandemente subito il "fascino del vuoto".
Il vortice del pensiero chiuso in se stesso, però, negli ultimi anni, man mano che si è fatta strada la consapevolezza profonda che il tempo non è infinito benché per tutto ci voglia tempo, ha cominciato a nausearmi, a stancarmi, a farmi male.
Il malessere dovrebbe essere spinta sufficiente all'azione, ma c'è l'inerzia dell'abitudine, di quel fascino di cui parlavo sopra e comunque resta il fatto che sono un "contemplativo" e non un "frenetico". Devo elaborare le mie vie di mezzo, i miei tempi e i miei spazi, parallelamente devo capire il mio nuovo me, i miei desideri, bisogni, aspirazioni e non c'è "prima uno, poi l'altro", le due cose sono contestuali e proprio in questo sta la complessità.
giovedì, maggio 31, 2007
What a mess...

Non ho mai sperimentato una confusione così fredda, lucida, totale...
Ci sono stati momenti in cui era solo una variazione sul tema dell'angoscia esistenziale, momenti tumultuosamente cupi, quando ancora l'età adulta era lontana.
Ancora più indietro la confusione proprio non c'era, solo una pesante, opprimente cappa scelta, credo, volontariamente.
Ora la confusione è tutto: radici profonde oramai consolidate, anche se scarse in numero, restano prive di alcun frutto, vista l'incapacità assoluta di valutare atti concreti propri ed altrui, di individuare significati che durino più di qualche frazione di secondo.
Sicuramente drammatizzo, lo so, ma mi sento perso, come in balia di eventi più grandi di me, anche se si manifestano nelle piccole cose, e se cercare di "essere me stesso" mi sembra l'unica strada possibile, anche solo perchè non ne trovo altre, mi sembra di stare diventando pessimo, una persona che nn voglio essere. Come ho detto, mi sembra di tornare alla mia cupezza di un tempo, senza per altro quei connotati adolescenziali che la caratterizzavano, il che mi atterrisce profondamente.
A volte, purtroppo sempre più spesso nell'ultimo periodo, mi sembra di non stare bene con nessuno, ma vivo la cosa come una colpa, il che rende ancora più pesante la situazione.
Non riesco a uscirne, per quanto sforzi faccia per "lasciarmi andare", finisco sempre per prendere "sonore palate", o almeno, le vivo così.
Se dal passato torna solo una versione obrobriosamente "più adulta" della mia tendenza allo spleen (quantunque assai meno creativa), si fanno desiderare la serenità e la semplicità di alcuni momenti con pochi intimi, a fare cose stupide e piccole e a sognare il futuro sicuramente, anche se non lo si esplicitava, migliore.
Probabilmente, la motivazione di fondo di tutto questo ha a che fare con la fine imminente della mia "vita da studente" e la confusione scaturisce dal baratro di incertezza che ad essa segue, dalla promessa di responsabilità a cui non mi sono preparato affatto...
Non so a chi scrivo, per chi scrivo. Sto usando, ancora una volta, il blog come diario, come la versione narcisista ed esibizionista di un diario segreto...so solo che necessitavo uno sfogo e che forse questo era l'unico possibile.
domenica, maggio 27, 2007
Meanness (Grettezza)

Eppure coltivo l'ozio e l'oblio, eppure uccido il giorno tanto quanto la notte.
La colpa più banale per chi vaneggi sul valore del sapere, del libro, della memoria.
Nelle parole di altri la propria manchevolezza appare chiara e gli improbabili rapporti ed equilibri si sfaldano, brano per brano, spazzati come lo sarebbe pelle morta di serpente da una pur leggera brezza.
I sentimenti si confondono e l'odio, o una sua certa approssimazione, investe chiunque occupi la prossimità, tanto da creare in essa, su un piano stavolta non fisico, abissi.
Percepire la propria piccolezza è doloroso, sentirsi gretti e ripugnanti, infimi e schiavi di vizi creati all'uopo, in cui si scivola senza chiedersi il motivo.
Se non tutto, molto è in mano nostra, noi siamo il nostro motore immobile, in noi il quid origine di ogni agire...ma dentro il motore l'abisso...difficile è accettare il fatto che non meno oscura la razio che ci muove rispetto a quella che muove il mondo.
La nostra essenza non ci appartiene più di quanto ci appartenga quella di ciò che ci è esterno / estraneo / alieno (?) (...pongo termine a questa deriva).
lunedì, febbraio 26, 2007
La (ennesima) Caduta

Ero partito con l’idea di scrivere un post sulla triste condizione dell’attuale situazione politica, delle decisioni assurde, degli strenui tentativi di ricomposizione, delle velenose accuse, delle insinuanti proposte alternative, dei commenti irridenti, della rabbia a stento repressa e con difficoltà controllata, dei tentativi di difesa mai completamente convincenti, del continuo chiamarsi fuori o dentro, a seconda dei casi, della incessante tragicommedia parlamentare, della sequela di dichiarazioni tutte uguali e tutte ugualmente irrilevanti e scontate che, dette dallo stesso soggetto, senza che ci sia un motivo comprensibile o quantomeno accettabile, ottengono comunque uno spropositato rilievo mediatico…
- forse odio Capezzone più di Mastella (ma solo forse).
- Dalema non fai in tempo a pensarne bene, che subito ti da motivo e modo per pensarne male (si vedano le dichiarazioni acide e pubbliche sulla “sinistra radicale” proprio in un momento di ricomposizione).
- Se posso comprendere le difficoltà di coscienza di Turigliatto e Rossi, non posso comprendere, o comunque accettare, le azioni che hanno fatto seguire (e continuano a fare seguire) alla realizzazione di quelle difficoltà. Infondo, come dice la Littizzetto, con chi pensavano di stare? Prodi sicuramente non fa la rivoluzione proletaria!
- La sinistra in Italia soffrirà sempre di una grande compressione e difficilmente (ed è un eufemismo) potrà trovare reale e piena espressione. Il “centro” giganteggia e non è difficile fare ipotesi rispetto ad un “ritorno al passato” e ad enormi cetacei pallidi.