martedì, maggio 03, 2011
Pretese egocentriche
martedì, aprile 26, 2011
Intoccabile

FRAMMENTO A001 - PSICOSONDA ALPHA - SOGGETTO I-PA-98
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Superi l’uscio, silenziosamente. Ti accorgi quasi subito che non servirà. È sveglio ed è ubriaco fradicio… come sempre.
Quando compare ti sbraita qualcosa, non capisci, ma non importa perché non ti ha ancora riconosciuto. Si ferma a fissarti per qualche minuto, poi barcolla verso di te reggendosi a tutto ciò che trova nella stanza.
Ora senti il suo fiato fetido e umido sul volto. Pensi che potresti svenire, ma non succede, sei perfettamente cosciente quando inizia a percuoterti. La scusa è la solita: in fabbrica ti fai pagare troppo poco, porti pochi soldi a casa e il tuo povero padre malato non riesce a comprarsi abbastanza medicina. È una scusa, ovviamente, non rinuncerebbe a batterti nemmeno per tutti i Troni dell’Imperatore. D’altronde hanno pestato lui, probabilmente le guardie della Casa, gli Enforcer, altri balordi.
Cambiano ogni volta, ma l’esito è sempre lo stesso. Non gli fanno troppo male, al massimo gli rompono qualche osso di quando in quando, ma vogliono che torni, ci si divertono con quel vecchio ubriacone. Solo che lui non riesce a reggere l’umiliazione, deve provare a se stesso che non è l’ultima nullità dell’Alveare. Non trova miglior modo di rifarsi su di te, suo figlio.
O almeno, questo è quello che hai sempre saputo, ma infondo non gli assomigli, per niente. Forse assomiglia di più a tua madre, forse, ma nemmeno sai che faccia abbia: a quanto ricordi non l’hai mai vista. Di fatto i tuoi ricordi si fermano al piccolo tugurio dove vivi, all’omuncolo squallido che l’abita con te quando non è in giro a bere, alla fabbrica titanica dove trascorri la maggior parte del tuo tempo, da quando hai imparato a reggerti in piedi fino ad oggi, ai vicoli oscuri e fetidi delle Aule del Crepuscolo.
A te però, di tutto questo non è mai importato nulla. Hai sentito sempre tutto lontanissimo. Dentro sei vuoto e freddo. Dolore, sofferenza, squallore, violenza, crudeltà, miseria, abiezione… etichette vuote, prive di ogni significato. L’esistenza è senza scopo, l’unica certezza è che giunge ad un termine, non devi far altro che aspettare.
Aspettare, aspettare che smetta di berciare, che le sue nocche imprecise ma pesanti smettano di abbattersi sui tuoi zigomi, sulla bocca, nello stomaco, aspettare che si sia stancato. Quando finisce strisci nell’antro dove sta il tuo giaciglio, ti ci sdrai e scivoli rapidamente in un sonno privo di sogni.
Apri gli occhi, ti ha afferrato per il bavero e ti scuote bruscamente. Quando si è accertato che sei cosciente comincia a parlare. È più sobrio ora ed ha l’espressione più patetica e più malinconica del solito. Ti dice che qualcuno, di la, ti sta aspettando, che dovrai alzarti ed andare con lui, che il tuo povero padre malato non si può più permettere di mantenerti.
Razionalmente comprendi quanto siano paradossali queste affermazioni, se esistesse dentro di te la minima traccia di senso dell’umorismo, rideresti, rideresti di gusto. Ma ti limiti ad ascoltare, imperturbabile.
Mentre parla non ti guarda in faccia. Probabilmente l’ultimo residuo di senso del pudore. Lentamente ti alzi dal giaciglio, raduni le poche cose che sono tue, tue solo perché nessun’altro potrebbe desiderarle, ti metti addosso la logora giacca di pelle che ti accompagna da quando non riuscivi a riempirla che per metà.
Senza dir nulla, lo superi. Sulla porta, sotto la fioca luce intermittente di una barra luminosa azzurrina si staglia un’alta, scura figura avvolta in una cappa nera. Entro il cappuccio, un pozzo di oscurità. Da quei recessi, poche parole sibilate. La voce gelida si limita ad una breve esortazione. La figura si gira verso l’uscio.
Ti avvii per seguire il tuo anonimo accompagnatore. Quando, alle tue spalle, senti l’urlo di tuo padre. Dice che ci ha ripensato, che non vuole separarsi da suo figlio, che restituirà tutti i troni versati.
Ancora una volta, l’uomo sull’uscio ti sibila l’esortazione. Ancora una volta, fai per seguirlo, anche se con un attimo di esitazione. È la prima volta, da quando ricordi, che la parodia di uomo che legalmente è tuo padre ti riconosce la qualità di figlio.
Quando torni a girarti verso l’uscita, nuove grida ti raggiungono:
Maledetto! Maledetto!! Me l’hai portata via! Me l’hai portata via nel modo più atroce! Le hai divorato l’anima, l’hai privata della luce dell’imperatore! Sei un mostro, un mostro senz’anima! Come puoi andartene?! Me l’hai rubata, lei doveva restare con me, tu me l’hai rubata e ora te ne vai senza una parola! Non parli mai, non ridi mai, non piangi, me l’hai rubata e non mi hai dato nulla… tu non sei mai stato vivo, mai! Io non ho mai avuto un figlio, per te io, tua madre, il mondo intero sono nulla! … ma sei tutto ciò che resta, che mi resta … Non te ne andrai!!! Non ti lascerò portare via!
La sequela di parole sconnesse ti colpisce o almeno, richiama la tua attenzione e ti fa fermare sul posto. Ti giri di nuovo e lo vedi, ancor più patetico con il volto coperto di lacrime e gli occhi disperati. Senti qualcosa, qualcosa nel profondo, da qualche parte, allo stomaco. È un esperienza insolita. Non sai darle un nome, è come una sorta di dolore, come una sorta di puntura.
Tuo padre si scaglia sulla figura nera davanti alla porta. Con un movimenti talmente rapidi che a stento li percepisci, ti afferra per il polso frapponendoti tra sé ed il suo assalitore. Prima che tu possa capire cosa sta succedendo, stringi in mano un coltello, la lunga lama affondata nel ventre del genitore.
Rimani stordito. Lo guardi mentre boccheggia. Fissi i suoi occhi umidi mentre la vita lo abbandona. La puntura nel profondo del tuo animo si fa per un attimo più forte, poi esplode in un onda di calore che in un tempo infinitesimo ti pervade. Provi una sensazione piacevole che cresce rapidamente fino a riempirti, a sopraffarti. Resti stordito.
Dalla ferita all’addome ti sembra di veder uscire come un fumo azzurro, poi dalla bocca deformata e spalancata di quello che ormai è un cadavere che rapidamente si raffredda, poi dalle narici. Una sorta di grumo traslucido si addensa sopra la scena, alimentata dai filamenti di fumo.
Ti sembra di vedere, tra le volute, il volto urlante di tuo padre, poi il grumo comincia a turbinare rapidissimo, si assottiglia e allunga uno pseudopodo intangibile verso il centro del tuo petto. Appena la protrusione ti tocca, senti il calore esplodere nuovamente ancora più forte dentro di te, l’aria sembra vibrare rumorosamente, gli occhi non riescono più a mettere a fuoco la visione. Il fumo sparisce nel tuo petto ed una luce bianchissima e rovente pervade tutto.
Perdi i sensi.
Ti risvegli dopo un tempo che non sai quantificare, ti senti leggero, euforico. La cappa opprimente che solo ora ti accorgi averti sempre gravato sembra sparita. Sei accasciato a terra, a fianco al cadavere di tuo padre. L’uomo dalla cappa nera si china su di te e ti afferra la spalla sinistra. Nel farlo, il cappuccio si scosta: la luce artificiale del neon si riflette gelida su una maschera di metallo foggiata a mo di teschio ghignante.
Non sai quanto aveva ragione… un mostro senz’anima… un assassino perfetto. Alzati ragazzo, dobbiamo andare: anche l’arma più letale deve essere adeguatamente affilata.
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FRAMMENTO A001 - PSICOSONDA ALPHA - SOGGETTO I-PA-98
> REGISTRATE ANOMALIE DI TRACCIATO PSICHICO - TIPO: SCONOSCIUTO - TRACCIA: MULTIPLA - RIFERIMENTO: PROGETTO PARIAH / 057 A
> LIVELLO AUTORIZZAZIONE: ALPHA TERTIUS
> REFERENTE INQUISITORIO: ***********CENSURATO***********
mercoledì, dicembre 08, 2010
Traiettorie cogitative
sabato, dicembre 04, 2010
Il ritorno....
Il Teatro degli Orrori - Majakovskij
martedì, febbraio 23, 2010
Defibrillatore #1: la Terra piena

domenica, febbraio 08, 2009
Decostruzione
mercoledì, febbraio 04, 2009
Profeta dell'apocalisse

domenica, novembre 23, 2008
Legami di sangue

Da cosa nasce questa mia curiosità? Dall'aver cercato su facebook gente con il mio stesso cognome, dall'aver ricevuto richieste di amicizia da gente con il mio stesso cognome provenienti più o meno da ogni parte del mondo. Ho visto alcuni profili, letto gli interessi e ho scorto vite diversissime dalla mia, inclinazioni, attitudini gusti...
Mi ricordo un corso di biologia, al primo anno di biotecnologie, in cui il professore, parlandoci di genetica, fece una considerazione che poi avrei sentito molte volte ancora durante i miei anni di studente di sociologia. Suonava più o meno così: "I geni, da soli, non predeterminano nessuna caratteristica, ma solo predisposizioni, è la loro interazione con l'ambiente a determinarle". Non si riferiva tanto al colore degli occhi o all'altezza, quanto, penso, a caratteristiche della personalità o comunque a "elementi meno immediati".
Mi ricordo che ci fece un esempio, l'esempio della lepre artica la cui pelliccia diventa banca solo se la temperatura scende sotto un certo livello, dicendoci che, se l'animale zampettava immergendo le estremità nella neve, le sue zampe diventavano bianche.
I miei ricordi potrebbero essere errati o alterati e la cosa potrebbe non funzionare esattamente così (è molto più probabile che la lepre muti tutto il mantello durante la stagione fredda), ma l'esempio mi è rimasto in testa in questa forma e mi ha sempre affascinato molto.
Torna la domanda: cosa significa il legame di sangue? I clan erano tenuti insieme solo da convenzioni sociali o c'era anche un elemento biologico?
Domande oziose, affrontate forse con troppa ignoranza, ma pur sempre domande domenicali che se non fossero tali, troverebbero probabilmente risposta con una ricerca più approfondita su internet.
martedì, settembre 30, 2008
Ex Miscellanea (MI)
- Video tratto dal film "Il grande Lebowski" dei fratelli Coen -
Davanti alla stazione stamattina c'era un vecchio barbone piuttosto malmesso che, con un cellulare evidentemente scassato in mano, fermava chiunque avesse tratti somatici orientali chiedendogli di aggiustarlo. Singolare.
Pensavo, camminando verso Piazza Repubblica, a come cambiano certe cose. Io sono un pò pazzo, a volte mi capita di parlare da solo ad alta voce, non spesso, soprattutto ultimamente. Va da sé che la cosa può essere foriera di un certo imbarazzo, ma, da qualche anno a questa parte, il principio di casualità mi ha fatto un regalo: l'enorme diffusione degli auricolari più o meno wireless, più o meno dente blu. Ora, se per caso dovesse capitarmi di parlare ad alta voce con me stesso, rendendomi conto della cosa potrei sempre portare la mano all'orecchio fingendo di cercare di eliminare il rumore ambientale per sentire meglio quando vibra fuori dal mio (immaginario) gadget tecnologico.
La cosa più divertente? Il mio penultimo cellulare, che il signore dei microchip lo abbia sempre in gloria, comprendeva un auricolare dente blu in omaggio, beh, ho sempre avuto delle remore ad usarlo perchè mi vergognavo.
C'è un vecchietto (un'altro) sotto i portici che tutte le mattine chiede cantilenando "un pezzo di pane" e non interrompe la sua nenia che gli si dia qualcosa o no, va avanti come in automatico. Gli ho dato decisamente meno monete di quanto la mia coscienza ritenesse sufficienti per non pungolarmi ogni mattina. Stamattina il vecchietto non c'era più e non c'era nemmeno ieri e nemmeno l'altro ieri. La mia coscienza al momento nota ancora l'assenza e mi pungola, ricordandomi quante monetine avrei potuto dargli. Ma è la coscenza di un uomo pigro ed è pigra anch'essa, come pure la memoria, presto si annoierà e cercherà qualche altro motivo per pungolarmi. Stamattina faceva davvero freddo.
Un tizio, stavolta giovane, esce fuori dalla metropolitana e fa qualche passo con l'aria tranquilla, si ferma vicino ad una colonna e vomita l'anima, si ripulisce la bocca velocemente e poi, come nulla fosse, con grande naturalezza riscende in metro fischiettando. Suppongo sia solo questione di abitudene.
Fare l'autista di pullman dev'essere un lavoro estremamente frustrante e abbrutente. Un autista della 81 è riuscito a collezionare ben tre atti di razzismo in circa 10 minuti.
- Minuto 0: il pullman è ancora fermo al capolinea, manca pochissimo all'orario di partenza e una signora, probabilmente cinese, si avvicina al mezzo spingendo una carrozzina e un'altra bambina tenuta per mano. L'autista chiude le porte appena qualche secondo prima che la donna possa passarvi attraverso. Non parte subito, aspetta che la donna si avvicini e bussi al vetro chiedendo di salire. "Non si lavora così! Bisogna essere puntuali! Qui è così che si fa, magari nel tuo paese no, ma qui si". Sciorinata la lezione si decide a partire, lasciando ovviamente la signora a piedi. Noi ci si limita a pensare che infondo avrebbe anche potuto farla salire, ma non si dice niente.
- Minuto 4: il pullman passa davanti ad una fermata a chiamata. Nessuno l'ha prenotata, ma alla pensilina, due ragazzi neri, stracarichi di sacchi della spesa, si sbracciano cercando di far capire che devono prendere l'autobus. Ovviamente l'autista tira dritto. Interessante notare che la prossima corsa non passerà prima di 20 minuti. Io non me n'ero accorto, me lo si fa notare, ci si indigna e si continua a non dir nulla.
- Minuto 7: Stavolta alla fermata ci sono due signore bianche e altri due ragazzi neri. Uno dei due fuma. Il pullman si ferma e le due signore salgono davanti, i ragazzi fanno per entrare dietro e quello che stava fumando getta la sigaretta avviandosi. La porta viene loro chiusa in faccia. Cercano allora quella centrale, ma la scena si ripete, raggiungono la testa del mezzo ed entrano li. Appena saliti, l'autista attacca una predica assurda accusando uno dei ragazzi di voler salire sul pullman fumando. Quando quello gli fa notare che lui la sigaretta l'ha buttata prima di entrare, l'autista continua "fumavi appena prima di entrare, entra tutto il fumo in vettura, questa qua non è educazione", va avanti per minuti interi. Il ragazzo che non fumava cerca di mettere pace, calmando l'amico che è più facile all'ira e ha tutti i motivi per farsela venire. La Cosa continua fino alla fermata successiva, tra lagnanze pretestuose mezze in italiano mezze in dialetto e insulti nervosi in inglese con accento jamaicano. Noi scendiamo con i due ragazzi. Siamo decisamente basiti ed è forse per questo che non abbiamo detto niente nemmeno stavolta.
C'è un confine molto sottile tra comunicare ed informare e c'è un'intera categoria professionale funambolicamente sospesa su quel confine. Io ho un interessante visuale sul fenomeno e mi scopro ad esserne vittima ed ingranaggio, per ora, sempre molto inconsapevole. Stuzzicanti questioni etiche e discorsi concitati nei pressi dell'entrata di una fermata della metro.
Ho spesso a che fare con la mia paura, con le mie paure. Risolvo realizzando che mi piacerebbe molto essere più libero da esse, ma che infondo riesco, pur nella mia ansia paranoica, ad essere fatalista e pragmatico a tempo debito. Dall'altro lato, anche se sono sempre stato un sostenitore del relativismo, ho sempre invidiato persone con forti certezze e saldi principi, persone sicure di sé, ultimamente però sto riflettendo sul fatto che c'è sicurezza e sicurezza, convinzione e convinzione e che non sempre c'è molto da invidiare, almeno, non più di quanto si possa invidiare qualcuno che sta in gabbia. Eviterò di scrivere quella frase tanto banale che sta solitamente infondo a riflessioni di questo tipo e che spesso viene citata in latino.
Ora ho sonno e vado a dormire, il doloroso pulsare monotempia potrebbe tornare. Ciao mondo, a domani.
sabato, agosto 16, 2008
Railpissing after all
Quando sarò nonno, se sarò nonno, racconterò a mio/a nipote un aneddoto la cui morale sarà: "non mingere MAI davanti al cancello del deposito materiali di una costruenda linea di trasporto leggero su ferro!!!!.
Prendete tre simpatici ragazzi ebbri, convinti che il mondo sia sufficientemente indulgente solo per il fatto che sono "bravi ragazzi" e che smaltiscono la loro ebrezza a piedi e non su quattro ruote.
mettiamo che uno dica:
- Andiamo di qua!
E gli altri,
- Di qua non c'è un cazzo, che ci andiamo a fare?
Il tutto dopo averli riempiti di negroni e altra alcolistica varia e shakerati per bene.
- Cazzate - fa il primo - scommettiamo che di quà c'è un locale?
Gli altri lo seguono, trasportati essenzialmente dall'euforia scemante a causa della distanza dal prossimo drink.
Qualcuno fa apprezzamenti innocenti, nel senso stretto del termine, alcun ché di volgare, ma questo è il mondo e forse l'innocenza non esiste, quindi, sulla strada del prossimo drink, i nostri si pigliano un "vaffanculo" e, sempre qualcuno, risponde cercando il limite del suo buon gusto, del suo senso di rispetto e della sua educazione. Ma sono solo scaramucce e il meglio ha ancora da venire.
Il locale in effetti c'è, ma è chiuso.
Se uno cammina a lungo, avendo bevuto parecchio e, per caso, la strada che porta al locale chiuso è attraversata dalla linea ferrata della futura metropolitana leggera, per altro non recintata, è un attimo che sembri opportuno mingere sul sedime, appena un pò lontano dalla strada.
Occhio perché qui arrivano i cazzi, intesi non solo e non tanto come l'apparecchiatura necessaria per mingere, ma anche e soprattutto, metaforicamente, come il guardiano del deposito sito al bordo della linea.
- Fermi!
Chi di dovere, a questo punto, a già ritratto l'attrezzatura e, con gli altri si sta allontanando.
- Fermi!
Al grido i tre si arrestano.
- Che c'è?
Chiedono girati verso il guardiano apparso alle loro spalle, tra pesanti apparecchiature per la posa dei binari.
- Fermi!
- Qual'è il problema?
- Fermi!
Persuasi dell'impossibilità di ottenere qualsivoglia informazione utile sui motivi dell'altolà i tre si girano e se ne vanno. Qui commettono un'errore grave: inebriati ancora dall'importante presenza gastrica di alcuni negroni, pensano che correre lungo il binario per distanziare lo scocciante e pedante guardiano, privo, per altro, di un qualsiasi motivo di scocciarli e pedantizzarli, sia una buona idea.
Il guardiano sparisce dietro di loro, nonostante la lentezza di quello dei tre con le "ossa più grosse", solo per riapparire pochi minuti più tardi insieme ad un vigilantes privato.
- Fermi!
Di nuovo.
Ci si ferma, si spiega che si stava solo "urinando" al vigilantes, al collega che sopraggiunge poco dopo e alle due, dico due, volanti della polizia che chiudono l'ingente mobilitazione di forze "anti-pipì". Tutti capiscono, tutti escludono che i tre possano aver fatto qualcosa di male (nessuno di loro è stato visto fuggire con chili di filo di rame in spalla), ma il guardiano sostiene che i tre siano entrati nel deposito.
La polizia parte per un sopralluogo e risulta che il cancello era chiuso da un semplice filo di ferro e che quindi i tre possono essere facilmente penetrati nella proprietà senza bisogno di scassinare alcun chè (nessun segno di effrazione). Quando si fa notare al poliziotto che il fil di ferro potrebbe averlo aperto il custode uscendo per inseguire i presunti ladri di rame, il suddetto non si sbilancia e il trio viene portato in questura per accertamenti.
Le macchine della polizia non sono comode. Almeno, per chi sta seduto dietro non lo sono affatto.
Accertamenti significa aspettare circa mezz'ora aspettando che venga dato ai nostri da firmare un foglio con le generalità e gli estremi dell'avvocato d'ufficio, in caso di querela dal respnsabile del guardiano, improbabile al 99%.
Ho fatto un sacco di considerazioni una volta uscito dalla questura, dalle più concrete (dirlo ai miei) alle più astratte (controllo sociale). Non riesco a renderne conto qui e ora. Perdonatemi se vi do la buona notte e scusatemi se sono stato noioso.
mercoledì, luglio 30, 2008
Piratesse infortunate e felici

Giro nel reparto "cerotti" e vedo una confezione di cerotti oculari con una modella che sorride con tanto di occhio piratesco, con il cerotto (bianco, non nero) applicato.
Ora, non so perché ma la cosa mi ha colpito, non la modella, tipo postalmarket, ma il fatto che fosse "felicemente guercia". Non ho elaborato ancora, ma mi è rimasta impressa l'immagine.
Comunque...buone vacanze a tutti, alla turba di simpatici festaioli che stasera vanno al maga furla e a tutti gli altri. Arrivederci al 13 agosto.
...E buon viaggio a me e Chia.
PS: la modella non è quella della foto più su.
PPS: ho perso un infinità di numeri telefonici (il cellulare si è rotto e li avevo memorizzati sulla memori interna) quindi chi leggesse e mi ha dato il suo, qualora volesse, potrebbe reinviarmelo cortesemente tramite sms?
mercoledì, luglio 23, 2008
Il fumo sopra le teste (clikka sul titolo)
- Nena and The Superyeahs - B movie Song -
mercoledì, luglio 16, 2008
Entomologia da bere
Paperino ti sta simpatico, ti deve stare simpatico, è sfigato...funziona così. Come pure topolino sta sul cazzo perché è il primo della classe.
La mia immaginazione è fissa su un me ipotetico su di un motorino con in testa un casco, un casco a scodella, il colore non importa molto, ma direi nero o arancione cachi maturo, con un lunghissimo corno di narvalo montato in fronte. Sulla punta una specie di cubetto di materiale spugnoso: non sta li per fare male a qualcuno quel corno, solo per fare pensare ai compilatori di bestiarii del prossimo medioevo che gli unicorni esistono e hanno le ruote, due per la precisione.
Su tutto questo aleggia il valore del tempo. Senza voler essere troppo fiscali. Ci sono rapporti di lunga data a bassa intensità e rapporti recenti ma estremamente intensi. Comunque il tempo è la variabile. Il presente infinito, l'attimo eterno...parole, sensazioni, non certo reali assoluti (assoluti reali...singolare).
Abbondo in puntini, anche parentetici, ma la sostanza è che la tendenza all'equilibrio dinamico sta sempre li, a prescindere dal fatto che risulti nel raggiungimento dello stesso o no. Lo sradicamento moderno genera speso il ripiegamento verso un'identità locale, fisica e contestuale, e se cercandola la si trova debole, la si reinventa e la storia, che sia fittizia o meno, risulta essere ciò che da consistenza all'identità.
Non è mia intenzione, ora, parlare della rilevanza del fatto che la storia sia reale o inventata.
Stasera ho fatto l'ennesima esperienza del mio fatalismo. La FAO ammonisce noi occidentali perché, a causa di stupide preclusioni mentali, non mangiamo insetti, nutrienti e abbondanti. Detto fatto, basta andare in un locale porno-lounge all'aperto (non so perché l'ho definito porno, né ho mai avuto esattamente idea di cosa volesse dire lounge, percependo comunque quando un posto lo è), ordinare un long island, prontamente servito con cannuccia e fare una sorsata con la suddetta.
Beh...diciamo che le cannuccie dovrebbero essere vuote.
Cmq, non ho registrato alcun sapore, tranne forse quelli che la mia mente impressionata dalla scoperta voleva che registrassi. Il drink l'ho finito, lagnandomi solo occasionalmente e senza chiamare in causa l'ASL...si trattava solo di proteine.
Il delirio è al limite, ma in questi giorni di stitichezza mentale, avevo proprio bisogno di liberarmi, anche in questo androne buio di blog.
Notte a tutti e viva l'entomologia.
venerdì, luglio 04, 2008
La Fura dels Trabajo
domenica, giugno 29, 2008
Banalità afose
Il desiderio di giustizia non ha niente a che vedere con la giustizia intesa come concetto assoluto e trascendente. Ognuno ha la sua idea di cosa è giusto, condita con le influenze del contesto. Fin qui nulla di nuovo...e null'altro voglio aggiungere a questa banalità. Mi limiterò a scriverla così come appare poco più su.
Altro? No, non molto altro, a parte la mutevolezza del sentire, sperimentata in stato di percezione alterata dall'alcool. La cosa più interessante non è tanto la differenza che intercorre tra le sensazioni e le convinzioni che si manifestano in questo stato rispetto a quelle dello stato normale, ma il passaggio tra i due stati, le fasi e le trasformazioni che si attuano. L'erosione dell'euforia è molto lenta, ma costante e si attua attraverso l'esaltazione di quanto di negativo c'è già nella testa, parallela ed inversa alla soppressione dei vincoli sociali e psicologici.
Un tale fenomeno evidenzia ancora una volta la capacità dell'esistente di ristabilire un equilibrio dinamico nel momento in cui questo è perso...capacità, questa, fondamentale per l'esistenza stessa così come la conosciamo. L'elemento dinamico fornisce mutevolezza, variegazione, quello dell'equilibrio solidità e stabilità, uniti a costituire un altro equilibrio ad un livello superiore, anch'esso dinamico.
Anche qui...genialità? No, banalità piuttosto, elucubrazioni del momento riportate su schermo, ma a quanto si dice, tra i blog ho buona compagnia, tanto più che questo non è un blog di servizio, è solo una manifestazione del mio esibizionismo ed egocentrismo.
Saluti, a non so quando...
domenica, marzo 16, 2008
Nuova mistica apotropaica: scaramanticamente semirazionale
Questo senza dimenticare le persone reali che hanno il loro bel perché senza bisogno di mistiche di sorta: la mia Chia, sinsigante e rassicurante all'un tempo, ed il buon Mike, sul quale si può sempre fare affidamento.
E ora via, verso la prossima...
martedì, febbraio 19, 2008
- Video da: Full Metal Jacket di Stanley Kubrick -
Auguri a me...
Inevitabile come l'allergia (per chi l'ha) a primavera, la melancolia (per chi la sente) il giorno del compleanno una volta superati i 18.
Come al solito parlo in generale, ma la cosa riguarda me (anche se sono consapevole che non riguarda solo me). Passa tempo, ne passa tanto, e mi sono accorto che, a fronte di cambiamenti che devo affermare e riaffermare essere forti, ci sono continuità (nello specifico spiacevoli) che si manifestano tranquillamente senza alcun bisogno di invito o pubblicità.
Una cosa divertente (a parte i link nella mail di gio, relativi al nuovo inno "Silvio c'è", sul quale, veramente, non mi sento di dire nulla) è stata l'accorgermi che il tempo passa mentre, in un'anteprima di "porta a porta", l'omonimo ronzante chiedeva conferma a Pier Ferdy dell'avvenuto divorzio con i forzisti/forzioti dopo 15 anni.
Ho pensato subito due cose: Berlusconi e soci mi ammorbano l'esistenza da ben 15 anni!? (e questo senza fare considerazioni più profonde); sono passati 15 anni, che sono tanti, davvero tanti, specie di questi tempi, ma ne ho vissuti quasi altrettanti, 15 anni fa ero un adolescente problematico (principalmente per me stesso), non al di la da venire.
Comunque...capirete che se mi abbandono a pensieri simili, accompagnati da quello che "la tesi non si scrive da sola e che il fatto di saperlo non la convincerà comunque a scriversi da sola", non parto proprio benissimo.
Diciamo però che voglio restare aperto al futuro e conservare un minimo di ottimismo, non tanto per la giornata di domani in sé (il compleanno non è uno dei miei rituali preferiti ormai da tempo e ho già provveduto a destrutturarlo il più possibile), ma in generale, e che lo voglio fare perchè sarebbe stupido non farlo, ma anche per il piacere di contraddire (affettuosamente) la mia cara Chia, che ama affermare che dentro di me ci sia un'ineliminabile cupezza di fondo.
Dunque, come direbbe il buon g. (o comunque l'interessante e decadente g.), W ME! (almeno per oggi, ma spero di più in altri giorni diversi dal 19/02/xxxx).
PS: il video d'apertura non è megalomania, è solo che cercavo qualcosa di compleannizio e non ho potuto resistere a questa citazione.
giovedì, gennaio 24, 2008
Flusso circolare al circolino
Una musica amara...violini in sottofondo. Una lentezza languida di suoni vibranti.
La mente che va al di la della materia nel trovare i suoi significati. Contenitori vuoti e sottilissimi, senza spessore, per altro solo rappresentati, nient'affatto fisici, sono creature presso occhi che ancora brillano di svagata ebrezza.
Il mondo è sempre lo stesso. lo stesso mondo che ora di disgusta, lo stesso che trovi odioso e insopportabile, ora è pieno di promesse e bellezza, e potenza, e desiderio. Il tempo è la chiave, ma è solo superficie: tutto ciò che è esistito, esiste, esisterà, convive al di là del tempo tutto il possibile con il reale, tutto il pensabile e il pensato.
Ora flauti, sfuggenti ed rotondi, batuffoli di cotone bagnato, pennellate pastose, azzurre e bianche, su una tela fibrosa.
La stanchezza, la fatica possono essere buone o cattive, ma non ci sono regole univoche che legano la classificazione al dato empirico. Quella cattiva fa sentire il corpo spezzato, debole, abusato, improduttivo, inutile tanto quanto la mente che lo abita, che con esso è in simbiosi. Quella buona ti fa sentire che hai maturato nuove capacità, abilità, una nuova coscienza, che resisti, che avanzi, che prosperi. La realizzazione può giungere con sorpresa al volgere del giorno: Non prestare orecchio ai corni luttuosi e cupi della potenziale, possibile, probabile, prossima disfatta, tutto esiste al di là del tempo, contemporaneamente, non c'è prima né dopo, dunque, nessuna cosa che esista può privare di significato, d'esistenza ad un'altra. Ogni momento è chiuso in sé, in esso è compreso tutto l'universo che gli dà sostanza. L'eco che di quel momento risiede in un altro non è quel momento, nessun legame ha con quello, solo è un elemento di quest'altro e del suo universo.
Come gli infiniti singoli istanti tra l'arco ed il bersaglio per la freccia.
Al di sopra di ogni universo, il primo, in cui il serpente ruota circolare mordendo la propria coda; da cui ogni altro.
giovedì, gennaio 10, 2008
Le vite degli altri...al tempo della Rete
Blog...e le vite degli altri.
Fotografie molteplici, video e musica, scritti brillanti di ogni fatta: poesie, racconti, flussi di coscienza. Legami, reali o fittizi, ma numerosi, ognuno nodo di rete in una rete di immagini-persona.
La familiarità diventa qualcosa di meno familiare. Al di la della sincerità, il sé-immagine-blog, quantunque diverso dal sé, è disincarnato e non ha confini, né di tempo, né di spazio. il sé-immagine-blog è l'intersezione suprema, è nodo si diceva e attraverso di esso, ogni afferente vede ogni altro afferente, contemporaneamente, e scopre, comprende, approfondisce, aspetti del nodo che non sapeva suoi, ignorava, sottostimava.
L'idea della sovrapposizione ultima è inquietante, capisco il tempo zero, capisco lo spazio zero...capisco quei visionari dei primi tempi: niente più geografia, niente più storia. Eppure no: ancora il corpo esiste, bistrattato, vilipeso, odiato, conformato, allenato, addestrato, sacrificato, abbandonato, trascurato...ma esiste.
Non è ancora il tempo della trascendenza, non ancora il tempo del tutto nell'uno e l'uno nel tutto.
domenica, gennaio 06, 2008
Terribile Scopo

Qualcuno forse ne avrà sentito parlare, infondo, a parte i libri (ne sono usciti di nuovi con la stessa ambientazione ad opera del figlio se non erro), Lynch ci ha fatto un film con Sting come interprete, ci hanno fatto pure vari videogiochi (Dune 2 è una pietra miliare nel filone degli strategici in tempo reale), ci hanno fatto varie serie televisive (ne ricordo almeno due) e Lucas ha affermato che senza la saga di Herbert non ci sarebbe stato Guerre Stellari (e, a prescindere dal giudizio che si può avere sulla presente saga, non si può certo negare che abbia avuto il suo porco successo).
Perché parlo di Dune? Per una cosa in particolare, ovvero per il fatto che in questa saga, molto spesso si faceva riferimento ad un "terribile scopo" che gravava sulle spalle del personaggio principale, Paul Atreides. Non ho intenzione di sintetizzare la trama e tanto meno di fare spoilering.
Questo concetto mi ha colpito, tanto da restarmi in testa e saltare fuori di quando in quando. Ha un che di grandioso, di ineluttabile, di solenne, per quanto anche un qualcosa di pericoloso (terribile appunto), riguarda una finalità, un destino, un futuro inevitabilmente scritto che vede chi ne è oggetto al centro dell'immensità del possibile.
Non so nemmeno bene io cosa voglio dire, ma qualche giorno fa, parlando con Chiara, mi sono sorpreso a fare delle riflessioni rispetto alle mie aspettative sul mio avvenire. E' venuto fuori che, per quanto da piccolo mi sentissi assolutamente inadatto a pressoché qualsiasi cosa degna di nota, coltivavo, alle volte, l'idea di poter diventare una persona veramente importante, una persona che sapesse fare qualcosa che nessun'altro sapeva fare o che nessun'altro sapeva fare così bene. Non si parlava di qualcosa di relativamente piccolo, ma almeno di ambito nazionale.
Beh, da parecchi anni non è più così, non nel senso ovvio che ho ridimensionato le mie aspettative di bambino riportandole ad una visione più realistica, ma che non ho più alcuna grandiosa aspirazione, non mi sento più dotato di alcun particolare talento, potenziale o già manifesto. La mia aspettativa è quella di situarmi tra la stragrande maggioranza delle persone con caratteristiche socio-demografiche simili alle mie e non essere distinguibile, se non dalle persone a me più vicine in termini meramente emotivi.
Nulla, insomma, ho già detto che non so nemmeno io che cosa voglio dire...riflettevo su come si possa passare dal desiderio di distinzione assoluta, all'accettazione dell'anonimato (metteteci tutte le virgolette del caso, non penso che sarò grigio e senza identità, solo che non spiccherò in modo particolare).
Forse sono terribilmente strano per l'epoca in cui vivo, o forse sono terribilmente normale, o forse ancora tutte queste paranoie derivano dal fatto che sono in tesi e che non mi va di fare assolutamente nulla per smettere di essere in tesi (tipo finire la tesi). Non lo so, non metterò in ordine questi pensieri, se fossi capace di mettere in ordine qalcos'altro adesso come adesso, la lista sarebbe lunga (e al primo posto ci starebbero i capitoli ed i paragrafi della mia tesi). Ancora una volta, chi vuole dire qualcosa è bene accetto.
E comunque l'idea di "terribile scopo" e tutta la sua aura di drammatica imponenza continuano ad esercitare su di me gran fascino.