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mercoledì, febbraio 27, 2008

Amarezza e Levità



Tra fratelli maschi ci si pesta, è risaputo, e questo, insieme ad un'adeguata predisposizione genetica può aiutare a diventare campioni di "scrocchio delle articolazioni".

Altrettanto risaputo, infatti, è che tra le ossa, anzi, tra gli ossi ci siano piccole bolle d'aria e se si tirano o torcono le articolazioni questa bolle scoppiano, producendo il tipico rumore scrocchiante tanto apprezzato dai giovani di ogni periodo storico.

Solo in pochi si possono permettere affermazioni del tipo "impara a scrocchiare il collo, poi torna da me e potremo parlare"

L'abilità scrocchiatoria, oltre ad essere elemento altamente indicativo della virilità di una persona, riveste un utilità pratica anche al di fuori della sfera prettamente sociale. Specie per gli scuteristi o i motisti saper far scrocchiare il proprio collo o saperlo fare scrocchiare da altri può salvare da fastidiosi inconvenienti fisici.

Se si cade dalle due ruote a seguito di un brutto incidente e si resta vivi, il che non va affatto considerato scontato, se si batte la testa, scrocchiare il collo è essenziale, se resta "insaccato" sono dolori!

Quante cose si imparano su una carrozza ferroviaria...

--== OO ==--

"Ogni uomo è fabbro della sua fortuna" mi diceva sempre mio padre.

"Non di solo pane vive l'uomo" mi diceva sempre mia madre.

Ma se la materia prima è scadente hai poco da forgiare...il punto è che, almeno, se ci provi, poi magari riesci a non affliggerti con i sensi di colpa. E non è solo il pane, certo, ma fino a che non arricchiranno l'aria di proteine, lipidi, zuccheri, vitamine e altri nutrienti, respirare sarà solo una delle attività necessarie a sopravvivere, perché se per vivere ci vuole anche altro, la vita viene comunque dopo della sopravvivenza.

Inutile scorcio d'amarezza becera...

sabato, novembre 17, 2007

In spregio all'originalità


Schifo, schifo e tristezza per gli originali.

Vituperio schiumante rabbia canina s'è versato, comunque, per ogni genere di estremista, per ogni invasato, perché siamo assolutisti nell'avversare ogni assolutismo. Non già per gli originali.

Se si è scritto e si è detto tutto, se ogni spot e telegiornale sul piccolo schermo ne traccia i lineamenti, se è tale la fame di diversità a prescindere da svuotare di senso ogni possibile contestuale contenuto di questa o quella manifestazione di diversità, lasciando solo la diversità in quanto tale...e dunque non diversa in quanto uguale a se stessa...dove sarebbe questo nuovo? Questa trasgressione, quest'originalità?

In attesa dell'anima senza corpo e del corpo senz'anima, possiamo sorprenderci soltanto della progressiva putrescenza del frutto maturo, di quella stagnante immobilità che procura nutrienti per il futuro. Ballate pure, profeti di ogni parziale negazione, nudi davanti ad un fuoco! Nemmeno i più convinti tra voi possono ancora negare di essere umani. Altri, più coscienti vestigia di un mondo che sta per essere stato, conservano inutili e limitati brandelli di empatia, che sempre più mostra la sua debolezza e contestualità, legata all'uomo che si prepara, collettivamente, all'oltre uomo, come chi si prepari all'inevitabile sapendolo inconoscibile.

Faremo come chi disprezza chi possiede perché possiede e si sente dare dell'invidioso, rispondendo con sdegno che si tratta di principi, ma sapendo che l'invidia è più complessa del banale desiderio di possesso dell'altrui posseduto.

Dunque, spregio, spregio possente verso ogni originalità dichiarata tale, millantata o sfoggiata come diamante lavorato. Il bagliore del nuovo, dell'inveterato, dell'esotico, ci abbaglia di per sé, non per l'annuncio fatto della sua luce. Nemmeno un banditore muto, ma nessun banditore.

Delirio raziocinante, questo, che come qualunque altro si avviluppa su se stesso e sui suoi presupposti e che in se stesso trova le fragilità che ne pretenderanno il crollo. Nessun originalità in questo...e dunque solo un minimo di coerenza interna, a prescindere dal fatto che valga qualcosa.

martedì, ottobre 09, 2007

Petulanza e intolleranza, con una buona dose di panza


Rabbioso, intollerante, dalla lagnanza facile, sovrastimatore di problemi, sottostimatore di capacità.

Forse mai quanto ora.

Forse per colpa del brusco (ma non totale) ridimensionamento delle sigarette fumate al dì.

Stanco, stanco di me stesso, ma anche incapace di soluzioni radicali perchè non è tutto da buttare e perchè non tutti i problemi che mi assillano la testa sono cazzate pompate.

Devo farmi un corso di yoga...ma ho paura che non serva a niente.

Forse dovrei imparare semplicemente a fare più spesso respiri profondi.

lunedì, ottobre 08, 2007

Piccole, stupide, rapide riflessioni sulla morale


- Locandina del film "In questo mondo libero" di Ken Loach, la visione del quale è stata l'incipit per discussioni e riflessioni del tenore di quanto scritto a seguire -

La differenza tra teoria e pratica.

La differenza tra valore, atteggiamento e comportamento.

La coerenza tra idee e azioni e la moderazione.

Temi di rilevante importanza.

Il fatto che non sempre il nostro agire è perfettamente all'altezza dei nostri valori, il fatto che a volte sacrifichiamo parte della nostra "rettitudine" al pragmatismo e alla concretezza, il fatto che mediamo tra quello che "deve essere" e quello che "può essere", tra ciò che ci piace e ciò che riteniamo giusto...rende meno degne le nostre convinzioni, la nostra etica, la nostra morale?

Non credo, in fondo i valori sono qualcosa a cui tendere, rispetto ai quali orientarci, ma ci sono diversi ordini e tipi di valori che coesistono in ognuno di noi (tranne forse le eccezioni degli estremisti, ma anche in quel caso si potrebbe discutere). Ogni valore ha una sua rilevanza specifica, ognuno partecipa a costituire la nostra identità. Ed è proprio di questa fitta rete di riferimenti (oltre che ad elementi di altra natura) che teniamo conto nell'agire e non ad uno solo tra essi (anche se uno può essere dominante rispetto ad altri in una specifica situazione).

Riflettere sull'incoerenza che può esserci tra il modo in cui ci comportiamo ed i valori che affermiamo/vogliamo/crediamo di seguire, può portarci a rivedere i nostri comportamenti o ad essere più critici nel definire le modalità con cui pensiamo di realizzare i valori stessi, ma non necessariamente (e anzi, molto difficilmente) ci porterà ad abbandonare questi ultimi del tutto, presi da cinismo totale o ad assumerne alcuni in modo fanatico come dogmi assoluti che non ammettono alcun ti pò di eccezioni, limitazioni o adattamenti nella loro concretizzazione.

Siamo esseri umani, quindi fallibili, e i valori sono riferimenti astratti...commettere un errore o, semplicemente, mediare tra più valori o tra valori ed esigenze pratiche, non priva di per sé il valore del suo significato.

sabato, gennaio 27, 2007

Negation time


Non è la vittima ad avere bisogno del carnefice, ma il carnefice ad aver bisogno della vittima per definire la sua identità...questo almeno se si assume che le vittime non desidererebbero essere tali, che il mondo si divida invariabilmente tra vittime e carnefici e che tra i due è ovviamente preferibile appartenere al secondo gruppo.

Semplicistico.

Se ci penso, se penso al fatto che tutto era sbagliato eppure non avrei potuto fare altrimenti, che tutto era giusto eppure non riesco a togliermi tutti i dubbi alla radice, non posso fare altro che sperare che mi dimentichi, che tu lo faccia al più presto.

Anomalo buco nero, attraggo a me per poi allontanare, solipsista impenitente in cerca di ravvedimento. No, no, dimentica di avermi conosciuto, di avermi stimato, di avermi ritenuto persona degna di interesse...potevo esserlo, ma non ho avuto la forza, il coraggio per esserlo.

Parlo al passato, lo faccio perchè devo credere che sia possibile un altro me, lo faccio perchè è stato un errore giusto, e spero che sia solo il primo di una lunga serie. Perchè devo accettare l'errore come parte costitutiva dell'essere me stesso, non come accidente crudele osteggiato aspramente, ma come diligente maestro.

Ho eretto difese impenetrabili verso l'esterno, quando il nemico dimorava comodo entro le mura. A lungo ho raffinato le forme e le strutture complesse di un mondo ipotetico nell'ambito di intricate traiettorie iperuraniche. Ancora aspetto dal mondo, nella persona specifica di X, la catastrofe e forse ora pondero l'ipotesi di una lenta destrutturazione autonoma.

Due anime mi abitano, due anime ho sempre sentito, in lotta tra loro. Sempre ho parteggiato per l'una, ma con remore profonde, affezionato all'altra...solo per scoprire, forse, che chi sono veramente c'entra poco con chi vorrei essere, almeno per sommi capi. Ora scopro una lunga negazione, la negazione di chi sono in favore di chi vorrei essere che si traduce in una stasi, in un annullamento, in una confusione stabile mai chiarita.

Una nota a margine...dovrebbe essere impedito per legge di costruire gli ingressi ai locali appena prima di una galleria, in curva, su una superstrada....