sabato, novembre 29, 2008

Il momento

- The Cramberries - Zombie -

Il momento.

Non scrivo più. Non lo faccio con costanza, nemmeno con tempi dilatati ma regolari.

Da una parte è difficile avendo un pubblico per lo più ormai muto. Nemmeno i miei vecchi fun lasciano traccia volontaria del loro passaggio. Dall'altra è pur vero che questo stato di cose è dovuto, tra gli altri fattori, anche al fatto che non scrivo più, o che comunque scrivo ormai solo di mie elucubrazioni mentali, che, praticamente, solo Giulio trovava interessanti.

Il momento dicevo.

L'impulso istantaneo alla scrittura ce l'ho ancora, ma di solito non sono davanti al mio pc quando mi viene e non sono mai stato tipo da appunti sul taccuino. Quindi il momento sfugge e tutto finisce in nulla. Magari ho perfino iniziato a scrivere, ma mi chiamano a tavola o devo uscire e quando torno mi è passato l'ambrivio e non pubblico nulla.

Sono troppo schiavo dell'ispirazione, ma l'assecondo troppo poco...

domenica, novembre 23, 2008

Legami di sangue


Significa qualcosa il legame di sangue? Al di la di considerazioni tipo: "un genitore non è necessariamente un buon genitore solo perchè è il genitore biologico" ed estensioni varie di questo principio; cosa implica avere geni in comune?

Da cosa nasce questa mia curiosità? Dall'aver cercato su facebook gente con il mio stesso cognome, dall'aver ricevuto richieste di amicizia da gente con il mio stesso cognome provenienti più o meno da ogni parte del mondo. Ho visto alcuni profili, letto gli interessi e ho scorto vite diversissime dalla mia, inclinazioni, attitudini gusti...

Mi ricordo un corso di biologia, al primo anno di biotecnologie, in cui il professore, parlandoci di genetica, fece una considerazione che poi avrei sentito molte volte ancora durante i miei anni di studente di sociologia. Suonava più o meno così: "I geni, da soli, non predeterminano nessuna caratteristica, ma solo predisposizioni, è la loro interazione con l'ambiente a determinarle". Non si riferiva tanto al colore degli occhi o all'altezza, quanto, penso, a caratteristiche della personalità o comunque a "elementi meno immediati".

Mi ricordo che ci fece un esempio, l'esempio della lepre artica la cui pelliccia diventa banca solo se la temperatura scende sotto un certo livello, dicendoci che, se l'animale zampettava immergendo le estremità nella neve, le sue zampe diventavano bianche.

I miei ricordi potrebbero essere errati o alterati e la cosa potrebbe non funzionare esattamente così (è molto più probabile che la lepre muti tutto il mantello durante la stagione fredda), ma l'esempio mi è rimasto in testa in questa forma e mi ha sempre affascinato molto.

Torna la domanda: cosa significa il legame di sangue? I clan erano tenuti insieme solo da convenzioni sociali o c'era anche un elemento biologico?

Domande oziose, affrontate forse con troppa ignoranza, ma pur sempre domande domenicali che se non fossero tali, troverebbero probabilmente risposta con una ricerca più approfondita su internet.

giovedì, ottobre 30, 2008

My sunshine


E' estremamente facile lasciarsi andare alla depressione ed all'autocommiserazione quando qualcun altro ti procura ciò che ti necessita per vivere.

Alla fine arriva un momento in cui non lo puoi fare più, in cui non va tutto in automatico, non ci sono sentieri tracciati con chiare indicazioni.

Decidere che vita vuoi vivere diventa una questione seria perché ci si rende conto che non è una questione di fare prove, il tempo delle prove è passato. Non c'è tempo da sprecare crogiolandosi in un'infruttuosa consapevolezza dell'errore commesso, ce n'è solo per cercare di trattenere quanta più esperienza possibile.

L'esperienza. Così preziosa eppure dipende cosa ci si fa. L'esperienza che si accumula finisce spesso per sclerotizzarci, irrigidirci sulle nostre posizioni. Per un necessario meccanismo di riduzione della complessità, si tende a trovare per lo più conferme e sempre meno smentite.

Infondo l'identità ad un certo punto deve (?) diventare stabile, ma quale identità si stabilizzi è una cosa che ha un rapporto strano con la volontà. E' la mente a produrre mostri e produce anche gabbie. Cosa sia la volontà, a questo punto, diventa piuttosto difficile da capire.

Ma questo è un gorgo...quindi basta.

Buonanotte.

lunedì, ottobre 27, 2008

(Voglio) prendere le distanze da me



- Frankie Hi NRG - Autodafé -

"Prendo le distanze da me perché non voglio avere niente a cui spartire con me, da condividere con chi come me non fa nulla per correggersi : sono il mio nemico, il più acerrimo. Carceriere di me stesso con la chiave in tasca invoco libertà ma per adesso so che questa cella resterà sprangata a triplice mandata dall' interno : sono l'anima dannata messa a guardia del mio inferno. Reprimo ogni possibile "me", inflessibile, inarrestabile nel mio restare fermo immobile, segno i giorni scorrere sul calendario, faccio la vittima, il mandante ed il sicario.. Sono l'Uomo Nero che turbava i sogni quando li facevo, credevo di esser libero ma non mi conoscevo come adesso ed ego non mi absolvo neanche quando mi confesso dei peccati che ho commesso - e guido un autodafè - In cattiva compagnia soprattutto se sto solo, negativo come i G in una picchiata, prendo il volo, salgo, stallo e aspetto il peggio, che non sta nella caduta ma nell'atterraggio come dice Hubert. Malato immaginario più di quello di Molière, sono il mio gregario e mi comporto da Salieri e non chiedermi il perché, che come il Tethered quando perdo il filo poi non mi puoi più riprendere..
Caro amico non ti scrivo, non ti cerco e non ti chiamo mai, batti un colpo se ci sei e se stai ascoltandomi, strappami da questo mio torpore atarassico, mi son perso dentro un parco che è giurassico e non trovo vie d'uscita : vieni a prendermi o precipito, scivolo come Maximillian verso il buco nero del fastidio : nel tedio per me non c'è rimedio e me ne accorgo perché sono sotto assedio mentre tu mi fai l'embargo. Critico, m'arrampico su cattedre che non mi spettano e mi accorgo solo dopo un attimo che esagero : ma come al solito il danno fatto è irreparabile, la storia è irreversibile, la mia memoria è labile e lavabile.. Abito quest'ombra con contratto ad equo-canone pagando la pigione all'abitudine e prendendo l'eccezione come regola di vita : sto di casa a pianterreno e gioco a fare lo stilita.. Vago, divago, come il dr. Zivago io mi sbraccio e non mi vedi, cerco mani e spesso trovo piedi, cerco fumi e trovo lumi che mi bruciano, ed io so bene che le cicatrici restano. Carta, penna e poco più per stare a galla, nella testa il mio pensiero è come un ragno in una bolla : seduto in riva al fiume aspetta di veder passare il mio cadavere.. pazientemente..."

mercoledì, ottobre 08, 2008

Ex Miscellanea #2



- Caparezza - Un Vero Uomo Dovrebbe Lavare I Piatti -



Ad un certo punto, oggi, ho deciso che odio il mondo, che è come dire che odio me stesso, il che tendenzialmente è vero, anche se non è certo esaustivo.

Ci sono momenti in cui mi sembra che nessuno mi capisca. Ho imparato che quelli sono i momenti in cui sono io a non capirmi, o meglio, a fare finta di non capirmi, a non capire le necessità del momento. Questo non risolve di per sé granché: la consapevolezza è il primo passo, sicuramente, ma non è l'ultimo e nemmeno il secondo.

Il vecchino che chiede "un tozzo di pane" è tornato, ma nemmeno oggi monetina. Forse domani un pacchetto di craker o simili. Certo, volessi fare le cose per bene dovrei comprarli io i craker, non prenderli dalla dispensa di casa, attualmente riempita dai miei genitori.

Benchè odiassi il mondo, oggi, il mondo non sembrava odiarmi più di tanto: un immane concentrazione di persone mi ha chiesto indicazioni stradali in almeno 4 lingue. Ovviamente, se io che abito a Bergamo da più di dieci anni, non ricordo ancora il nome della maggior parte delle vie della mia città, è facile intuire quanto possa essere stato d'aiuto parlando di Milano.

Il mio pensiero più gettonato degli ultimi giorni consiste più o meno in: "noi sociologi, per il fatto che studiamo la socializzazione, i luoghi comuni, gli stereotipi, ecc. a volte finiamo per sentirci superiori ed esterni a tutto ciò...ovviamente non è così".

Infine, stasera, sul treno in ritardissimo, pieno zeppo, con solo posti in piedi in mezzo alla calca calda, umida e mal illuminato tipo stalla-pisolino-time, mi "sparavo" film assurdi di immagini deliranti in rapida sequenza dentro la testa, il tutto senza aver assunto alcun ché.

martedì, settembre 30, 2008

Ex Miscellanea (MI)



- Video tratto dal film "Il grande Lebowski" dei fratelli Coen -

Davanti alla stazione stamattina c'era un vecchio barbone piuttosto malmesso che, con un cellulare evidentemente scassato in mano, fermava chiunque avesse tratti somatici orientali chiedendogli di aggiustarlo. Singolare.

Pensavo, camminando verso Piazza Repubblica, a come cambiano certe cose. Io sono un pò pazzo, a volte mi capita di parlare da solo ad alta voce, non spesso, soprattutto ultimamente. Va da sé che la cosa può essere foriera di un certo imbarazzo, ma, da qualche anno a questa parte, il principio di casualità mi ha fatto un regalo: l'enorme diffusione degli auricolari più o meno wireless, più o meno dente blu. Ora, se per caso dovesse capitarmi di parlare ad alta voce con me stesso, rendendomi conto della cosa potrei sempre portare la mano all'orecchio fingendo di cercare di eliminare il rumore ambientale per sentire meglio quando vibra fuori dal mio (immaginario) gadget tecnologico.

La cosa più divertente? Il mio penultimo cellulare, che il signore dei microchip lo abbia sempre in gloria, comprendeva un auricolare dente blu in omaggio, beh, ho sempre avuto delle remore ad usarlo perchè mi vergognavo.

C'è un vecchietto (un'altro) sotto i portici che tutte le mattine chiede cantilenando "un pezzo di pane" e non interrompe la sua nenia che gli si dia qualcosa o no, va avanti come in automatico. Gli ho dato decisamente meno monete di quanto la mia coscienza ritenesse sufficienti per non pungolarmi ogni mattina. Stamattina il vecchietto non c'era più e non c'era nemmeno ieri e nemmeno l'altro ieri. La mia coscienza al momento nota ancora l'assenza e mi pungola, ricordandomi quante monetine avrei potuto dargli. Ma è la coscenza di un uomo pigro ed è pigra anch'essa, come pure la memoria, presto si annoierà e cercherà qualche altro motivo per pungolarmi. Stamattina faceva davvero freddo.

Un tizio, stavolta giovane, esce fuori dalla metropolitana e fa qualche passo con l'aria tranquilla, si ferma vicino ad una colonna e vomita l'anima, si ripulisce la bocca velocemente e poi, come nulla fosse, con grande naturalezza riscende in metro fischiettando. Suppongo sia solo questione di abitudene.

Fare l'autista di pullman dev'essere un lavoro estremamente frustrante e abbrutente. Un autista della 81 è riuscito a collezionare ben tre atti di razzismo in circa 10 minuti.
  • Minuto 0: il pullman è ancora fermo al capolinea, manca pochissimo all'orario di partenza e una signora, probabilmente cinese, si avvicina al mezzo spingendo una carrozzina e un'altra bambina tenuta per mano. L'autista chiude le porte appena qualche secondo prima che la donna possa passarvi attraverso. Non parte subito, aspetta che la donna si avvicini e bussi al vetro chiedendo di salire. "Non si lavora così! Bisogna essere puntuali! Qui è così che si fa, magari nel tuo paese no, ma qui si". Sciorinata la lezione si decide a partire, lasciando ovviamente la signora a piedi. Noi ci si limita a pensare che infondo avrebbe anche potuto farla salire, ma non si dice niente.
  • Minuto 4: il pullman passa davanti ad una fermata a chiamata. Nessuno l'ha prenotata, ma alla pensilina, due ragazzi neri, stracarichi di sacchi della spesa, si sbracciano cercando di far capire che devono prendere l'autobus. Ovviamente l'autista tira dritto. Interessante notare che la prossima corsa non passerà prima di 20 minuti. Io non me n'ero accorto, me lo si fa notare, ci si indigna e si continua a non dir nulla.
  • Minuto 7: Stavolta alla fermata ci sono due signore bianche e altri due ragazzi neri. Uno dei due fuma. Il pullman si ferma e le due signore salgono davanti, i ragazzi fanno per entrare dietro e quello che stava fumando getta la sigaretta avviandosi. La porta viene loro chiusa in faccia. Cercano allora quella centrale, ma la scena si ripete, raggiungono la testa del mezzo ed entrano li. Appena saliti, l'autista attacca una predica assurda accusando uno dei ragazzi di voler salire sul pullman fumando. Quando quello gli fa notare che lui la sigaretta l'ha buttata prima di entrare, l'autista continua "fumavi appena prima di entrare, entra tutto il fumo in vettura, questa qua non è educazione", va avanti per minuti interi. Il ragazzo che non fumava cerca di mettere pace, calmando l'amico che è più facile all'ira e ha tutti i motivi per farsela venire. La Cosa continua fino alla fermata successiva, tra lagnanze pretestuose mezze in italiano mezze in dialetto e insulti nervosi in inglese con accento jamaicano. Noi scendiamo con i due ragazzi. Siamo decisamente basiti ed è forse per questo che non abbiamo detto niente nemmeno stavolta.

C'è un confine molto sottile tra comunicare ed informare e c'è un'intera categoria professionale funambolicamente sospesa su quel confine. Io ho un interessante visuale sul fenomeno e mi scopro ad esserne vittima ed ingranaggio, per ora, sempre molto inconsapevole. Stuzzicanti questioni etiche e discorsi concitati nei pressi dell'entrata di una fermata della metro.

Ho spesso a che fare con la mia paura, con le mie paure. Risolvo realizzando che mi piacerebbe molto essere più libero da esse, ma che infondo riesco, pur nella mia ansia paranoica, ad essere fatalista e pragmatico a tempo debito. Dall'altro lato, anche se sono sempre stato un sostenitore del relativismo, ho sempre invidiato persone con forti certezze e saldi principi, persone sicure di sé, ultimamente però sto riflettendo sul fatto che c'è sicurezza e sicurezza, convinzione e convinzione e che non sempre c'è molto da invidiare, almeno, non più di quanto si possa invidiare qualcuno che sta in gabbia. Eviterò di scrivere quella frase tanto banale che sta solitamente infondo a riflessioni di questo tipo e che spesso viene citata in latino.

Ora ho sonno e vado a dormire, il doloroso pulsare monotempia potrebbe tornare. Ciao mondo, a domani.

Dolce come il miele...ad alto tasso di incazzatura



- ecco a voi il tasso del miele -

martedì, settembre 16, 2008

Dance boost

- Elio e le storie tese - Mio cugino -
Non era possibile fare altrimenti, questo è chiaro! Dovevo assolutamente mettere questo video!!!
"Mio cugino" di Elio e le Storie Tese è uno degli esempi di come questi artisti siano in grado di catturare, nelle loro canzoni, i ricordi di un'intera generazione (e forse più). Chi non ha mai millantato le mirabolanti imprese di un cugino più o meno reale? Cugini che erano cintura nera 1000° dan di una non meglio precisata arte marziale, cugini che sapevano recitare ruttando tutto l'elenco telefonico di Milano, cugini che potevano piegare il ginocchio al contrario e amenità varie. Geniale. Potete gettare discredito quanto volete sulla demenzialità degli Elio's, ma nei loro testi ci sono un'infinità di piccole immagini, di modi di dire, di racconti che chi è nato negli '80 non può ignorare.
Secondo punto all'ordine del giorno: siete in ufficio, oberati di lavoro inutile che non importa quanto svolgerete bene, tanto sarà cassato, imparanoiati per coincidenze nefande e scadenze angosciose...che fate? C'è solo una cosa da fare, nell'ora di pausa andate su you tube e fate partire il video di una canzone dal ritmo incalzante (di cassa rullante e charleston...hehehe) e mettetevi a ballare come dei pazzi sulla vostra sedia dotata di rotelle, canticchiando il testo, in falsetto per fare gli acuti (fumo, non posso pretendere), mentre la vostra collega vi guarda con gli occhi sgranati facendo dei gesti tipo "questo è fuso forte". La suddetta pratica, al costo di una sudata che può essere pericolosa per seguenti relazioni sociali, vi sparerà il morale a mille aiutandovi a concentrarvi sulle cose belle e felici, il che è utile se di li a poco dovrete prendere legnate ad una riunione.

lunedì, settembre 08, 2008



- Ambulanche Ltd. - Stay Where You Are -


Avevo scritto un bellissimo (hehe) post sul malditesta e sulle persone incredibili (credibili ma rare) che avevo avuto modo di conoscere ad un incontro tra Direttore Generale di Pedemontana, una società che deve costruire un'autostrada, e alcune famiglie di futuri espropriati, e sulla pochezza di un sindaco, ma firefox ha deciso che non fosse opportuno che lo pubblicassi ed ho troppo mal di testa per provare a riscriverlo...peccato

Buona notte

mercoledì, agosto 20, 2008

Time to pretend


MGMT - Time To Pretend
by gotmullet


- Time to pretend - MGMT (ST 21) -

Ecco un'altra suggestione musicale dalla colonna sonora di un film. Il film in questione è 21, un filmetto leggero ma pienamente godibile. La canzone è "Time to pretend", Tempo di fingere, è mi è piaciuta moltissimo fin dal primo ascolto. Ho trovato anche il testo e lo posto a seguire.

I’m feeling rough, I’m feeling raw, I’m in the prime of my life.
Let’s make some music, make some money, find some models for wives.
I’ll move to Paris, shoot some heroin, and fuck with the stars.
You man the island and the cocaine and the elegant cars.

This is our decision, to live fast and die young.
We’ve got the vision, now let’s have some fun.
Yeah, it’s overwhelming, but what else can we do.
Get jobs in offices, and wake up for the morning commute.

Forget about our mothers and our friends
We’re fated to pretend
To pretend
We’re fated to pretend
To pretend

I’ll miss the playgrounds and the animals and digging up worms
I’ll miss the comfort of my mother and the weight of the world
I’ll miss my sister, miss my father, miss my dog and my home
Yeah, I’ll miss the boredem and the freedom and the time spent alone.

There’s really nothing, nothing we can do
Love must be forgotten, life can always start up anew.
The models will have children, we’ll get a divorce
We’ll find some more models, everyting must run it’s course.

We’ll choke on our vomit and that will be the end
We were fated to pretend
To pretend
We’re fated to pretend
To pretend

Yeah, yeah, yeah
Yeah, yeah, yeah
Yeah, yeah, yeahYeah, yeah, yeah

Oggi è una giornata che si presenta piuttosto grigia...spero finisca presto e con pochi strascichi.

martedì, agosto 19, 2008

Inizio Di-vino



- Toop toop - Cassius (ST de "Il Divo") -

Rientro al lavoro stellare!!!

Non c'è nessuno, sono tutti in vacanza, dove dovevamo per altro essere io e la mia amica Elisa. C'è tantissimo da fare, ma non si può fare quasi nulla e comunque non c'è quasi nulla che noi si possa fare. Tutto il giorno a fare (inutilmente) i segretari.

Niente di eccessivamente molesto se io fossi una persona che dorme in "modo opportuno". Non è così.

Beh, almeno ieri ho assaggiato dell'ottimo ragù d'asino (con pasta fatta in casa) ad una sagra qui in provincia di Bergamo (festa di San Rocco) in compagnia della mia Chia, di un ninja (seeeee sticazzi!) noto ai più come Stefano e di Veronica (che probabilmente gli tira dietro stellette ninja ogni due per tre...e fa bene!!!). Tutto ottimo, anche il panorama, ma io e l'alcool dobbiamo rivedere le reciproche posizioni.

A conclusione di post-serata, ho finalmente trovato il video della canzone d'apertura del film "Il Divo" del grande Sorrentino, con il grande Servillo. La adoro e ve la metto qui, in modo che voi possiate apprezzarla. Se siete tra quelli che non hanno ancora avuto il piacere di vedere il film, come quella testa di Mpanatigghia (o come ca...minchia si scrive) di (IN)Fausto, guardatelo, uno perchè è un gran bel film sotto praticamente tutti i punti di vista (ma se volete possiamo discuterne...hehe), due perchè la canzone si gusta meglio con le immagini.

Ulteriore regalo:
- una scena che mi è particolarmente piaciuta
- il trailer del film

sabato, agosto 16, 2008

Railpissing after all



- Human after all - Daft Punk -

I nonni spesso raccontano ai nipoti aneddoti che recano seco grande saggezza.

Quando sarò nonno, se sarò nonno, racconterò a mio/a nipote un aneddoto la cui morale sarà: "non mingere MAI davanti al cancello del deposito materiali di una costruenda linea di trasporto leggero su ferro!!!!.

Prendete tre simpatici ragazzi ebbri, convinti che il mondo sia sufficientemente indulgente solo per il fatto che sono "bravi ragazzi" e che smaltiscono la loro ebrezza a piedi e non su quattro ruote.

mettiamo che uno dica:
- Andiamo di qua!
E gli altri,
- Di qua non c'è un cazzo, che ci andiamo a fare?
Il tutto dopo averli riempiti di negroni e altra alcolistica varia e shakerati per bene.
- Cazzate - fa il primo - scommettiamo che di quà c'è un locale?
Gli altri lo seguono, trasportati essenzialmente dall'euforia scemante a causa della distanza dal prossimo drink.

Qualcuno fa apprezzamenti innocenti, nel senso stretto del termine, alcun ché di volgare, ma questo è il mondo e forse l'innocenza non esiste, quindi, sulla strada del prossimo drink, i nostri si pigliano un "vaffanculo" e, sempre qualcuno, risponde cercando il limite del suo buon gusto, del suo senso di rispetto e della sua educazione. Ma sono solo scaramucce e il meglio ha ancora da venire.

Il locale in effetti c'è, ma è chiuso.

Se uno cammina a lungo, avendo bevuto parecchio e, per caso, la strada che porta al locale chiuso è attraversata dalla linea ferrata della futura metropolitana leggera, per altro non recintata, è un attimo che sembri opportuno mingere sul sedime, appena un pò lontano dalla strada.

Occhio perché qui arrivano i cazzi, intesi non solo e non tanto come l'apparecchiatura necessaria per mingere, ma anche e soprattutto, metaforicamente, come il guardiano del deposito sito al bordo della linea.

- Fermi!
Chi di dovere, a questo punto, a già ritratto l'attrezzatura e, con gli altri si sta allontanando.
- Fermi!
Al grido i tre si arrestano.
- Che c'è?
Chiedono girati verso il guardiano apparso alle loro spalle, tra pesanti apparecchiature per la posa dei binari.
- Fermi!
- Qual'è il problema?
- Fermi!
Persuasi dell'impossibilità di ottenere qualsivoglia informazione utile sui motivi dell'altolà i tre si girano e se ne vanno. Qui commettono un'errore grave: inebriati ancora dall'importante presenza gastrica di alcuni negroni, pensano che correre lungo il binario per distanziare lo scocciante e pedante guardiano, privo, per altro, di un qualsiasi motivo di scocciarli e pedantizzarli, sia una buona idea.

Il guardiano sparisce dietro di loro, nonostante la lentezza di quello dei tre con le "ossa più grosse", solo per riapparire pochi minuti più tardi insieme ad un vigilantes privato.
- Fermi!
Di nuovo.
Ci si ferma, si spiega che si stava solo "urinando" al vigilantes, al collega che sopraggiunge poco dopo e alle due, dico due, volanti della polizia che chiudono l'ingente mobilitazione di forze "anti-pipì". Tutti capiscono, tutti escludono che i tre possano aver fatto qualcosa di male (nessuno di loro è stato visto fuggire con chili di filo di rame in spalla), ma il guardiano sostiene che i tre siano entrati nel deposito.

La polizia parte per un sopralluogo e risulta che il cancello era chiuso da un semplice filo di ferro e che quindi i tre possono essere facilmente penetrati nella proprietà senza bisogno di scassinare alcun chè (nessun segno di effrazione). Quando si fa notare al poliziotto che il fil di ferro potrebbe averlo aperto il custode uscendo per inseguire i presunti ladri di rame, il suddetto non si sbilancia e il trio viene portato in questura per accertamenti.

Le macchine della polizia non sono comode. Almeno, per chi sta seduto dietro non lo sono affatto.

Accertamenti significa aspettare circa mezz'ora aspettando che venga dato ai nostri da firmare un foglio con le generalità e gli estremi dell'avvocato d'ufficio, in caso di querela dal respnsabile del guardiano, improbabile al 99%.

Ho fatto un sacco di considerazioni una volta uscito dalla questura, dalle più concrete (dirlo ai miei) alle più astratte (controllo sociale). Non riesco a renderne conto qui e ora. Perdonatemi se vi do la buona notte e scusatemi se sono stato noioso.

mercoledì, luglio 30, 2008

Piratesse infortunate e felici


Sono andato a fare le ultime spese prima della partenza.

Giro nel reparto "cerotti" e vedo una confezione di cerotti oculari con una modella che sorride con tanto di occhio piratesco, con il cerotto (bianco, non nero) applicato.

Ora, non so perché ma la cosa mi ha colpito, non la modella, tipo postalmarket, ma il fatto che fosse "felicemente guercia". Non ho elaborato ancora, ma mi è rimasta impressa l'immagine.

Comunque...buone vacanze a tutti, alla turba di simpatici festaioli che stasera vanno al maga furla e a tutti gli altri. Arrivederci al 13 agosto.

...E buon viaggio a me e Chia.

PS: la modella non è quella della foto più su.

PPS: ho perso un infinità di numeri telefonici (il cellulare si è rotto e li avevo memorizzati sulla memori interna) quindi chi leggesse e mi ha dato il suo, qualora volesse, potrebbe reinviarmelo cortesemente tramite sms?

mercoledì, luglio 23, 2008

Il fumo sopra le teste (clikka sul titolo)


- Nena and The Superyeahs - B movie Song -

Il fumo sale rapido sopra le teste, si colora delle luci del palco, poi fugge e si disperde nel buio della notte, preda del vento.

Io sono un pezzo di legno e ho pure le mani occupate da birra e sigaretta, ma cerco di dinemenarmi seguendo una versione tutta mia del ritmo della canzone.

Molti pensieri mi affollano la mente: pensieri di libertà, di limiti superati, pensieri di possibilità e alterna. Mi investe una certa euforia, un euforia calma. Ho le gambe stanche, ma con i piedi poggiati sull'erba morbida ed il fresco è una stanchezza buona.

Qualche chiacchiera con buoni amici, della birra annacquata e acida, un panino con la salamella ed un breve sonno saporito.

Ieri notte avrei scrito di più, ma ha vinto il sonno.

mercoledì, luglio 16, 2008

Entomologia da bere



Video: Eagles of death metal - Dont'speak

303esimo post...mi fa pensare alla macchina di paperino.

Paperino ti sta simpatico, ti deve stare simpatico, è sfigato...funziona così. Come pure topolino sta sul cazzo perché è il primo della classe.

La mia immaginazione è fissa su un me ipotetico su di un motorino con in testa un casco, un casco a scodella, il colore non importa molto, ma direi nero o arancione cachi maturo, con un lunghissimo corno di narvalo montato in fronte. Sulla punta una specie di cubetto di materiale spugnoso: non sta li per fare male a qualcuno quel corno, solo per fare pensare ai compilatori di bestiarii del prossimo medioevo che gli unicorni esistono e hanno le ruote, due per la precisione.

Su tutto questo aleggia il valore del tempo. Senza voler essere troppo fiscali. Ci sono rapporti di lunga data a bassa intensità e rapporti recenti ma estremamente intensi. Comunque il tempo è la variabile. Il presente infinito, l'attimo eterno...parole, sensazioni, non certo reali assoluti (assoluti reali...singolare).

Abbondo in puntini, anche parentetici, ma la sostanza è che la tendenza all'equilibrio dinamico sta sempre li, a prescindere dal fatto che risulti nel raggiungimento dello stesso o no. Lo sradicamento moderno genera speso il ripiegamento verso un'identità locale, fisica e contestuale, e se cercandola la si trova debole, la si reinventa e la storia, che sia fittizia o meno, risulta essere ciò che da consistenza all'identità.

Non è mia intenzione, ora, parlare della rilevanza del fatto che la storia sia reale o inventata.

Stasera ho fatto l'ennesima esperienza del mio fatalismo. La FAO ammonisce noi occidentali perché, a causa di stupide preclusioni mentali, non mangiamo insetti, nutrienti e abbondanti. Detto fatto, basta andare in un locale porno-lounge all'aperto (non so perché l'ho definito porno, né ho mai avuto esattamente idea di cosa volesse dire lounge, percependo comunque quando un posto lo è), ordinare un long island, prontamente servito con cannuccia e fare una sorsata con la suddetta.

Beh...diciamo che le cannuccie dovrebbero essere vuote.

Cmq, non ho registrato alcun sapore, tranne forse quelli che la mia mente impressionata dalla scoperta voleva che registrassi. Il drink l'ho finito, lagnandomi solo occasionalmente e senza chiamare in causa l'ASL...si trattava solo di proteine.

Il delirio è al limite, ma in questi giorni di stitichezza mentale, avevo proprio bisogno di liberarmi, anche in questo androne buio di blog.

Notte a tutti e viva l'entomologia.

lunedì, luglio 07, 2008

Boom...


Continua la mia magica avventura nel mondo del lavoro.

Oggi stipula del contratto con tanto di ammonimenti. Ci sarà da sgobbare duro, ma questo l'avevo messo in conto, il problema sarà conciliare i due impieghi senza scontentare nessuno. Peccato non essere ubiqui :).

Un immagine mi ha colpito qualche giorno fa, in effetti era il primo giorno di lavoro. Andavo verso la stazione centrale e vedo che ad una donna che camminava spedita cade la giacca. Subito dietro di lei arrivava un'altra donna un pò meno spedita. Ho pensato "si fermerà a raccoglierlo e lo riconsegnerà alla proprietaria". Manco per il cavolo, lo guarda e tira dritto. Un pò sorpreso, faccio una corsettina, che vista la trippa non fa mai male, e ottempero a quella che a me sembrava una pulsione normale. La prima signora mi ringrazia e va via.

Non ho raccontato questo perchè volevo fare del buonismo o autoincensarmi, ma solo perchè mi sono sentito ingenuo nel trovarmi sorpreso.

venerdì, luglio 04, 2008

La Fura dels Trabajo

Trecentounesimo post.
Una fase della mia vita ultra concitata. Avrei migliaia di cose da scrivere, ma, forse per la prima volta, mi manca davvero il tempo. Sono un superpendolare ora, esco di casa alle 7.00 e ci torno alle 20.00, con eventi extra (tipo conferenze e presentazioni serali) sparsi per la settimana.
Per ora non sono morto. Per ora le ansie non mi hanno soffocato. Per ora mi piace anche, è euforizzante.
Non c'è nemmeno solo il lavoro.
L'altro ieri, con la mia Chia (su sua proposta), uno spettacolo teatrale che definirei piuttosto originale. Niente palco, niente platea, gli attori in mezzo al pubblico, scene e simbolismi piuttosto forti. Violenza simulata ma estremamente realistica. Panico più o meno motivato tra il pubblico, poi acqua a secchiate, sesamo e saliva sputati ovunque, un pappone disgustoso usato per ingozzare ed umiliare, fumo aromatizzato alla liquirizia e tinture corporee dorate. Corpi viscidi, corpi tesi, corpi simbolici, strumenti espressivi al servizio dello spettacolo, del significato. Musica assordante e strutture sceniche mobili, inquietanti, torreggianti che fendevano il pubblico come un mare oleoso.
Esperienza coinvolgente, interessante, appassionante:

Che dire se non grande Chia (nonostante la fifa). Consigliato a chi non è troppo schizzinoso.

domenica, giugno 29, 2008

Banalità afose



- DEATH PROOF - DOWN IN MEXICO -

Il desiderio di giustizia non ha niente a che vedere con la giustizia intesa come concetto assoluto e trascendente. Ognuno ha la sua idea di cosa è giusto, condita con le influenze del contesto. Fin qui nulla di nuovo...e null'altro voglio aggiungere a questa banalità. Mi limiterò a scriverla così come appare poco più su.

Altro? No, non molto altro, a parte la mutevolezza del sentire, sperimentata in stato di percezione alterata dall'alcool. La cosa più interessante non è tanto la differenza che intercorre tra le sensazioni e le convinzioni che si manifestano in questo stato rispetto a quelle dello stato normale, ma il passaggio tra i due stati, le fasi e le trasformazioni che si attuano. L'erosione dell'euforia è molto lenta, ma costante e si attua attraverso l'esaltazione di quanto di negativo c'è già nella testa, parallela ed inversa alla soppressione dei vincoli sociali e psicologici.

Un tale fenomeno evidenzia ancora una volta la capacità dell'esistente di ristabilire un equilibrio dinamico nel momento in cui questo è perso...capacità, questa, fondamentale per l'esistenza stessa così come la conosciamo. L'elemento dinamico fornisce mutevolezza, variegazione, quello dell'equilibrio solidità e stabilità, uniti a costituire un altro equilibrio ad un livello superiore, anch'esso dinamico.

Anche qui...genialità? No, banalità piuttosto, elucubrazioni del momento riportate su schermo, ma a quanto si dice, tra i blog ho buona compagnia, tanto più che questo non è un blog di servizio, è solo una manifestazione del mio esibizionismo ed egocentrismo.

Saluti, a non so quando...

sabato, giugno 21, 2008

Luna Champagne


Si impara il valore della riservatezza solo quando si smette di pensare di non valere nulla, o comunque molto poco, quando si inizia a costruire qualcosa per sé ma insieme ad altre persone, persone importanti.

Finalmente è arrivato il caldo, quel caldo estivo, dalle mie parti un pò umido, che fa la luna più gialla e sfumata, che ti fa cercare la brezza, che ti fa andare in macchina con i finestrini abbassati, senza fretta ascoltando una radio che trasmette blues.

Finalmente è arrivata l'estate che quest'anno s'è fatta attendere. Finalmente per molti, quasi tutti credo, forse anche per me. Dico forse perché io e l'estate abbiamo sempre avuto un rapporto controverso. L'estate è uno di quei periodi che carichi di grandi aspettative e quando le aspettative sono grandi, alto è il rischio di vederle deluse.

Le mie aspettative sull'estate sono sempre state enormi: mi aspettavo mutamenti epocali, esperienze incredibili e, manco a dirlo, venivo soddisfatto per lo più quando mi davo per vinto e pensavo di tenere un profilo basso.

Non mi passa nemmeno per la testa di limitarmi ad una lagnanza, le mie estati dopo tutto hanno portato con sé "mutamenti epocali ed esperienze incredibili", ma mi hanno spesso donato un senso di malinconia profonda, una tristezza sottile, uno straniamento appannato e ronzante, tanto più che mutamenti ed esperienze non necessariamente sono cose piacevoli.

Ora ne è arrivata un'altra e, questa volta, non caricarla di aspettative è davvero arduo, d'altronde la mia vita sta già cambiando, è una fase nuova. Sono dunque un pò timoroso, ma non per questo manco di speranza ed entusiasmo.

Staremo a vedere...

giovedì, giugno 19, 2008

Delirio Esangue


Mi sono sempre vestito "diverso".

Non nel senso di alternativo od originale.

Più o meno consapevolmente ho sempre profuso molto impegno nel non ricadere in nessuno stile identificabile. Certo, avevo delle più o meno chiare inclinazioni, ma non c'erano scelte nette.

C'è gente che fa questo da sempre, teoricamente sono una minoranza, in realtà non sempre. Il punto è che c'è chi lo fa con un idea precisa in testa, chi lo sceglie, e chi lo fa come manifestazione di assoluta e totale indecisione.

I primi, se hanno gusto e ascendente, diventano, magari anche loro malgrado, trend setter. I secondi...beh...di solito finiscono nella categoria degli "sfigati", o dei "trasparenti", grande contenitore in cui si infilano le persone che, non solo non hanno deciso chi vogliono essere, ma manco ci provano e non hanno caratteristiche innate tali da renderli oggetto di etichettamenti più peculiari.

Perché questo discorso, che per altro troncherò qui? Non lo so, è un idea che mi è venuta mentre tornavo dall'ospedale dove ho fatto gli esami del sangue.

A questo proposito: siamo biofabbriche, produciamo sangue, feci, altre cose e caos/organizzazione. Carino. Batteri e globuli vari ringraziano. L'entropia è commossa.

Dio che sonno...e che svarioni...e si che non me ne hanno preso troppo di sangue. Mah...

Perdonatemi, devo riprendere la mano.