
lunedì, agosto 31, 2009
Mnemosine

lunedì, luglio 13, 2009
La morte delle ideologie e l'agonia delle idee

lunedì, giugno 29, 2009
Il ritorno...

lunedì, marzo 02, 2009
Guardie! Guardieeeeeeeee!

lunedì, febbraio 16, 2009
Amarezza sconclusionata
Apoptosi
Trecentotrentatreesimo post, a metà dal tributo al principe della notte.
Mi lascia attonito realizzare come anche persone non particolarmente propense ad impegnarsi con continuità per il raggiungimento di un obiettivo, siano capaci di impegnarsi a fondo nel marciare verso l'autodistruzione, verso la tragedia, verso il disastro.
Non sto parlando del disastro ultimo, della Fine con la "F" maiuscola, ma questo non sminuisce minimamente la portata del mio stupore.
Il bisogno di preservarsi, di perpetrarsi non mi ha mai sorpreso granché. La propensione all'autodistruzione, invece, è ciò di cui non riesco a spiegarmi i motivi di fondo, pur avendone verificato l'esistenza e la frequenza più volte.
Probabilmente c'è una posizione di fondo indebitamente (ma non inspiegabilmente) asimmetrica: il motivo di fondo per cui ci si dovrebbe preoccupare di preservare la propria esistenza, al netto di ogni cultura e/o ideologia, non è più oscuro di quello per cui si dovrebbe desiderare il proprio annientamento, la propria fine, d’altronde cominciare ad esistere non è un gesto volontario, una scelta.
Non credo che la tendenza all'autodistruzione sia una cosa individuale più di quanto non lo sia il bisogno di continuare ad esistere. Probabilmente è qualcosa di simile all'apoptosi cellulare: le cellule muoiono per il bene dell'organismo. Anche se non si tratta di morte, ma di piccoli drammi personali, forse questo, in qualche modo, è funzionale all’insieme, al tutto, forse garantisce maggiore variabilità…
Non so, d'altronde forse tutto questo non ha un senso, o, comunque, non ha un senso comprensibile all’essere umano…fatto sta che succede, quotidianamente, e che mi sorprende.
domenica, febbraio 08, 2009
Decostruzione
mercoledì, febbraio 04, 2009
Profeta dell'apocalisse

martedì, gennaio 13, 2009
Estemporaneamente ironia, permanentemente scissione
- 99 Posse - Corto circuito -
Totalmente scisso, in lotta perpetua per trovare una sintesi, un'organicità.
Un'opposizione radicale e perennemente critica che ha perso ogni concreta tensione ad una strategia di governo, avvinta a ideali purissimi ed incontaminati.
Nessuna mediazione concessa.
Senso e ragione, essere e voler essere, una lotta senza fine, viscerale, sanguinosa, devastante, una guerra eterna.
"Nessuna carne sarà risparmiata".
Nessuna mente sarà risparmiata.
Il tutto nel claustrofobico ed immenso emiciclo contenuto nelle lucide pareti ossee a nord dell mio atlante.
Poi, estemporaneamente, l'ironia:
sabato, gennaio 03, 2009
Sweet about Saturn...
domenica, dicembre 28, 2008
Great Be That's Shut
- The Ting Tings - Great Dj -
- The Ting Tings - Be The One -
- The Ting Tings - That's Not My Name -
- The Ting Tings - Shut Up & Let Me Go! -
So che è molto poco e che oramai il blog è tendenzialmente (ho l'avverbite...da sempre) morto, ma ho scoperto i The Ting Tings e mi piacciono parecchio.
Senza sapere che fossero canzoni dello stesso gruppo, sentendole alla radio, ho apprezzato molti loro pezzi.
Ora, grazie alla rete, tutto si fa chiaro e viene ricondotto alla fonte.
sabato, novembre 29, 2008
Il momento
Non scrivo più. Non lo faccio con costanza, nemmeno con tempi dilatati ma regolari.
Da una parte è difficile avendo un pubblico per lo più ormai muto. Nemmeno i miei vecchi fun lasciano traccia volontaria del loro passaggio. Dall'altra è pur vero che questo stato di cose è dovuto, tra gli altri fattori, anche al fatto che non scrivo più, o che comunque scrivo ormai solo di mie elucubrazioni mentali, che, praticamente, solo Giulio trovava interessanti.
Il momento dicevo.
L'impulso istantaneo alla scrittura ce l'ho ancora, ma di solito non sono davanti al mio pc quando mi viene e non sono mai stato tipo da appunti sul taccuino. Quindi il momento sfugge e tutto finisce in nulla. Magari ho perfino iniziato a scrivere, ma mi chiamano a tavola o devo uscire e quando torno mi è passato l'ambrivio e non pubblico nulla.
Sono troppo schiavo dell'ispirazione, ma l'assecondo troppo poco...
domenica, novembre 23, 2008
Legami di sangue

Da cosa nasce questa mia curiosità? Dall'aver cercato su facebook gente con il mio stesso cognome, dall'aver ricevuto richieste di amicizia da gente con il mio stesso cognome provenienti più o meno da ogni parte del mondo. Ho visto alcuni profili, letto gli interessi e ho scorto vite diversissime dalla mia, inclinazioni, attitudini gusti...
Mi ricordo un corso di biologia, al primo anno di biotecnologie, in cui il professore, parlandoci di genetica, fece una considerazione che poi avrei sentito molte volte ancora durante i miei anni di studente di sociologia. Suonava più o meno così: "I geni, da soli, non predeterminano nessuna caratteristica, ma solo predisposizioni, è la loro interazione con l'ambiente a determinarle". Non si riferiva tanto al colore degli occhi o all'altezza, quanto, penso, a caratteristiche della personalità o comunque a "elementi meno immediati".
Mi ricordo che ci fece un esempio, l'esempio della lepre artica la cui pelliccia diventa banca solo se la temperatura scende sotto un certo livello, dicendoci che, se l'animale zampettava immergendo le estremità nella neve, le sue zampe diventavano bianche.
I miei ricordi potrebbero essere errati o alterati e la cosa potrebbe non funzionare esattamente così (è molto più probabile che la lepre muti tutto il mantello durante la stagione fredda), ma l'esempio mi è rimasto in testa in questa forma e mi ha sempre affascinato molto.
Torna la domanda: cosa significa il legame di sangue? I clan erano tenuti insieme solo da convenzioni sociali o c'era anche un elemento biologico?
Domande oziose, affrontate forse con troppa ignoranza, ma pur sempre domande domenicali che se non fossero tali, troverebbero probabilmente risposta con una ricerca più approfondita su internet.
giovedì, ottobre 30, 2008
My sunshine

Alla fine arriva un momento in cui non lo puoi fare più, in cui non va tutto in automatico, non ci sono sentieri tracciati con chiare indicazioni.
Decidere che vita vuoi vivere diventa una questione seria perché ci si rende conto che non è una questione di fare prove, il tempo delle prove è passato. Non c'è tempo da sprecare crogiolandosi in un'infruttuosa consapevolezza dell'errore commesso, ce n'è solo per cercare di trattenere quanta più esperienza possibile.
L'esperienza. Così preziosa eppure dipende cosa ci si fa. L'esperienza che si accumula finisce spesso per sclerotizzarci, irrigidirci sulle nostre posizioni. Per un necessario meccanismo di riduzione della complessità, si tende a trovare per lo più conferme e sempre meno smentite.
Infondo l'identità ad un certo punto deve (?) diventare stabile, ma quale identità si stabilizzi è una cosa che ha un rapporto strano con la volontà. E' la mente a produrre mostri e produce anche gabbie. Cosa sia la volontà, a questo punto, diventa piuttosto difficile da capire.
Ma questo è un gorgo...quindi basta.
Buonanotte.
lunedì, ottobre 27, 2008
(Voglio) prendere le distanze da me
Caro amico non ti scrivo, non ti cerco e non ti chiamo mai, batti un colpo se ci sei e se stai ascoltandomi, strappami da questo mio torpore atarassico, mi son perso dentro un parco che è giurassico e non trovo vie d'uscita : vieni a prendermi o precipito, scivolo come Maximillian verso il buco nero del fastidio : nel tedio per me non c'è rimedio e me ne accorgo perché sono sotto assedio mentre tu mi fai l'embargo. Critico, m'arrampico su cattedre che non mi spettano e mi accorgo solo dopo un attimo che esagero : ma come al solito il danno fatto è irreparabile, la storia è irreversibile, la mia memoria è labile e lavabile.. Abito quest'ombra con contratto ad equo-canone pagando la pigione all'abitudine e prendendo l'eccezione come regola di vita : sto di casa a pianterreno e gioco a fare lo stilita.. Vago, divago, come il dr. Zivago io mi sbraccio e non mi vedi, cerco mani e spesso trovo piedi, cerco fumi e trovo lumi che mi bruciano, ed io so bene che le cicatrici restano. Carta, penna e poco più per stare a galla, nella testa il mio pensiero è come un ragno in una bolla : seduto in riva al fiume aspetta di veder passare il mio cadavere.. pazientemente..."
mercoledì, ottobre 08, 2008
Ex Miscellanea #2
- Caparezza - Un Vero Uomo Dovrebbe Lavare I Piatti -
Ad un certo punto, oggi, ho deciso che odio il mondo, che è come dire che odio me stesso, il che tendenzialmente è vero, anche se non è certo esaustivo.
Il vecchino che chiede "un tozzo di pane" è tornato, ma nemmeno oggi monetina. Forse domani un pacchetto di craker o simili. Certo, volessi fare le cose per bene dovrei comprarli io i craker, non prenderli dalla dispensa di casa, attualmente riempita dai miei genitori.
Benchè odiassi il mondo, oggi, il mondo non sembrava odiarmi più di tanto: un immane concentrazione di persone mi ha chiesto indicazioni stradali in almeno 4 lingue. Ovviamente, se io che abito a Bergamo da più di dieci anni, non ricordo ancora il nome della maggior parte delle vie della mia città, è facile intuire quanto possa essere stato d'aiuto parlando di Milano.
Il mio pensiero più gettonato degli ultimi giorni consiste più o meno in: "noi sociologi, per il fatto che studiamo la socializzazione, i luoghi comuni, gli stereotipi, ecc. a volte finiamo per sentirci superiori ed esterni a tutto ciò...ovviamente non è così".
Infine, stasera, sul treno in ritardissimo, pieno zeppo, con solo posti in piedi in mezzo alla calca calda, umida e mal illuminato tipo stalla-pisolino-time, mi "sparavo" film assurdi di immagini deliranti in rapida sequenza dentro la testa, il tutto senza aver assunto alcun ché.
martedì, settembre 30, 2008
Ex Miscellanea (MI)
- Video tratto dal film "Il grande Lebowski" dei fratelli Coen -
Davanti alla stazione stamattina c'era un vecchio barbone piuttosto malmesso che, con un cellulare evidentemente scassato in mano, fermava chiunque avesse tratti somatici orientali chiedendogli di aggiustarlo. Singolare.
Pensavo, camminando verso Piazza Repubblica, a come cambiano certe cose. Io sono un pò pazzo, a volte mi capita di parlare da solo ad alta voce, non spesso, soprattutto ultimamente. Va da sé che la cosa può essere foriera di un certo imbarazzo, ma, da qualche anno a questa parte, il principio di casualità mi ha fatto un regalo: l'enorme diffusione degli auricolari più o meno wireless, più o meno dente blu. Ora, se per caso dovesse capitarmi di parlare ad alta voce con me stesso, rendendomi conto della cosa potrei sempre portare la mano all'orecchio fingendo di cercare di eliminare il rumore ambientale per sentire meglio quando vibra fuori dal mio (immaginario) gadget tecnologico.
La cosa più divertente? Il mio penultimo cellulare, che il signore dei microchip lo abbia sempre in gloria, comprendeva un auricolare dente blu in omaggio, beh, ho sempre avuto delle remore ad usarlo perchè mi vergognavo.
C'è un vecchietto (un'altro) sotto i portici che tutte le mattine chiede cantilenando "un pezzo di pane" e non interrompe la sua nenia che gli si dia qualcosa o no, va avanti come in automatico. Gli ho dato decisamente meno monete di quanto la mia coscienza ritenesse sufficienti per non pungolarmi ogni mattina. Stamattina il vecchietto non c'era più e non c'era nemmeno ieri e nemmeno l'altro ieri. La mia coscienza al momento nota ancora l'assenza e mi pungola, ricordandomi quante monetine avrei potuto dargli. Ma è la coscenza di un uomo pigro ed è pigra anch'essa, come pure la memoria, presto si annoierà e cercherà qualche altro motivo per pungolarmi. Stamattina faceva davvero freddo.
Un tizio, stavolta giovane, esce fuori dalla metropolitana e fa qualche passo con l'aria tranquilla, si ferma vicino ad una colonna e vomita l'anima, si ripulisce la bocca velocemente e poi, come nulla fosse, con grande naturalezza riscende in metro fischiettando. Suppongo sia solo questione di abitudene.
Fare l'autista di pullman dev'essere un lavoro estremamente frustrante e abbrutente. Un autista della 81 è riuscito a collezionare ben tre atti di razzismo in circa 10 minuti.
- Minuto 0: il pullman è ancora fermo al capolinea, manca pochissimo all'orario di partenza e una signora, probabilmente cinese, si avvicina al mezzo spingendo una carrozzina e un'altra bambina tenuta per mano. L'autista chiude le porte appena qualche secondo prima che la donna possa passarvi attraverso. Non parte subito, aspetta che la donna si avvicini e bussi al vetro chiedendo di salire. "Non si lavora così! Bisogna essere puntuali! Qui è così che si fa, magari nel tuo paese no, ma qui si". Sciorinata la lezione si decide a partire, lasciando ovviamente la signora a piedi. Noi ci si limita a pensare che infondo avrebbe anche potuto farla salire, ma non si dice niente.
- Minuto 4: il pullman passa davanti ad una fermata a chiamata. Nessuno l'ha prenotata, ma alla pensilina, due ragazzi neri, stracarichi di sacchi della spesa, si sbracciano cercando di far capire che devono prendere l'autobus. Ovviamente l'autista tira dritto. Interessante notare che la prossima corsa non passerà prima di 20 minuti. Io non me n'ero accorto, me lo si fa notare, ci si indigna e si continua a non dir nulla.
- Minuto 7: Stavolta alla fermata ci sono due signore bianche e altri due ragazzi neri. Uno dei due fuma. Il pullman si ferma e le due signore salgono davanti, i ragazzi fanno per entrare dietro e quello che stava fumando getta la sigaretta avviandosi. La porta viene loro chiusa in faccia. Cercano allora quella centrale, ma la scena si ripete, raggiungono la testa del mezzo ed entrano li. Appena saliti, l'autista attacca una predica assurda accusando uno dei ragazzi di voler salire sul pullman fumando. Quando quello gli fa notare che lui la sigaretta l'ha buttata prima di entrare, l'autista continua "fumavi appena prima di entrare, entra tutto il fumo in vettura, questa qua non è educazione", va avanti per minuti interi. Il ragazzo che non fumava cerca di mettere pace, calmando l'amico che è più facile all'ira e ha tutti i motivi per farsela venire. La Cosa continua fino alla fermata successiva, tra lagnanze pretestuose mezze in italiano mezze in dialetto e insulti nervosi in inglese con accento jamaicano. Noi scendiamo con i due ragazzi. Siamo decisamente basiti ed è forse per questo che non abbiamo detto niente nemmeno stavolta.
C'è un confine molto sottile tra comunicare ed informare e c'è un'intera categoria professionale funambolicamente sospesa su quel confine. Io ho un interessante visuale sul fenomeno e mi scopro ad esserne vittima ed ingranaggio, per ora, sempre molto inconsapevole. Stuzzicanti questioni etiche e discorsi concitati nei pressi dell'entrata di una fermata della metro.
Ho spesso a che fare con la mia paura, con le mie paure. Risolvo realizzando che mi piacerebbe molto essere più libero da esse, ma che infondo riesco, pur nella mia ansia paranoica, ad essere fatalista e pragmatico a tempo debito. Dall'altro lato, anche se sono sempre stato un sostenitore del relativismo, ho sempre invidiato persone con forti certezze e saldi principi, persone sicure di sé, ultimamente però sto riflettendo sul fatto che c'è sicurezza e sicurezza, convinzione e convinzione e che non sempre c'è molto da invidiare, almeno, non più di quanto si possa invidiare qualcuno che sta in gabbia. Eviterò di scrivere quella frase tanto banale che sta solitamente infondo a riflessioni di questo tipo e che spesso viene citata in latino.
Ora ho sonno e vado a dormire, il doloroso pulsare monotempia potrebbe tornare. Ciao mondo, a domani.
martedì, settembre 16, 2008
Dance boost
lunedì, settembre 08, 2008
- Ambulanche Ltd. - Stay Where You Are -
Buona notte