lunedì, agosto 31, 2009

Mnemosine


L'identità è memoria.

La memoria non è verità, ma selezione e rielaborazione.

Non tutta la memoria è consapevole.

Tutta la memoria è identità.

Sono anche senza sapere di essere.

Sono ciò che decido di ricordare, ma sono anche ciò che ricordo senza sapere.

lunedì, luglio 13, 2009

La morte delle ideologie e l'agonia delle idee


Grillo si candida alle primarie del PD.

Grillo vorrebbe candidarsi alle primarie del PD.

Grillo dice che la sua candidatura alle primarie del PD non è uno scherzo.

Fassino ribatte che una simile affermazione non può essere presa sul serio.

Io leggo il tutto e penso: Grillo non mi fa grande simpatia, la sua crociata morale mi sembra sempre un pò posticcia.

Poi leggo quello che Grillo proporrebbe se fosse candidato: sono tutte cose che non posso fare a meno di trovare desiderabili, cose come la pulizia in parlamento, l'investimento in ricerca, ecc. ecc.

E' vero, non è niente di nuovo e sono ancora solo parole, Grillo continua a non sembrarmi troppo affidabile, ma tant'è che queste parole, sono si solo parole, ma comincio a non sentirle nè leggerle più, invece ora le vedo li, tutte insieme e per un attimo mi andrebbe pure di sperarci.

Torno al mio "allegro" e temporaneo lavoro mettendo il tutto in secondo piano, ma mi fa piacere averle riviste quelle parole, quelle idee, quei concetti, è stata una bella rimpatriata.

lunedì, giugno 29, 2009

Il ritorno...



Sono un miscuglio inconciliabile di opposti.

Per ogni dualità c'è un estremo dominante. Nel tempo la dominanza cambia, a volte. A volte no. Comunque ci sono sempre entrambi, gli estremi. Nessuna ricomposizione, nessuna unità.

Se la dominanza di uno è tale da eclissare totalmente il secondo, tanto che sia impossibile riconoscerne la presenza, l'altro non si annulla. Si sotterra, si incista, diventa lentamente una presenza oscura e pulsante. Incarnito e violento, chiede soddisfazione contro ogni ragionevolezza, contro ogni tentativo di dare un ordine stabile all'identità.

Una ciste. Un ernia. E se non è ben chiara la posizione, la natura di ciò che origina il fastidio, il dolore, ora intenso, ora leggero, ora acuto, ora continuo, è ben presente il fastidio, il dolore stesso.

Sento che potrei perdere la mia parte fantasiosa, la mia parte creativa, creativa per la creatività, non creativa nel rigido inquadramento lavorativo. Ho paura di non riuscire più a scrivere, a giocare di ruolo, ad inventare storie. Non posso diventare ancora più arido, diventerei ancora più tormentato e, visto che somatizzo tutto sempre più violentemente, non so se il mio corpo potrebbe sopportarlo.

lunedì, marzo 02, 2009

Guardie! Guardieeeeeeeee!


Siamo ben lontani dall'avere a che fare con la guardia cittadina raccontata da Sir Terry Pratchett nei suoi esilaranti romanzi. In quel caso si rideva della grossa, guardando alla realtà a me viene da ridere decisamente di meno.

Le ronde.

Le ronde sono il migliore esempio di populismo che io sappia immaginare.
In una situazione di crisi economica come quella che stiamo vivendo è fisiologico (e assai prevedibile) che la tensione sociale salga alle stelle.

Si aggiunga che per mesi e mesi si è battuto sul "problema della sicurezza", che questioni di ordine etico sono state affrontate in modo scomposto e con crescente integralismo (non come opposizione tra diverse visioni del mondo, riconoscendo gli interlocutori come tali, ma come contrapposizioni tra bene e male, tra giusto e sbagliato, soprattutto tra giusti e abbietti, tra umani ed inumani), che una parte, pur non maggioritaria, ma sicuramente consistente della popolazione è priva di rappresentanza politica (la sinistra, in italia, non esiste).

Di braci ce ne sono tante e basta un niente perchè si alzino le fiamme. In una situazione del genere si dovrebbe cercare la solidarietà, la coesione, ma è difficile, molto più facile è trovare capri espiatori, elargire a piene mani "panem et circenses", distrarre, sviare.

La strada più facile è però anche la più pericolosa, significa mettere tutti gli uni contro gli altri, accendere le passioni (e non necessariamente quelle migliori, anzi), uccidere la ragione e con essa, spesso, l'umanità (sembrerà strano, visto che l'umanità dovrebbe essere prima di tutto qualcosa che senti, un valore interiorizzato, ma per realizzare i valori ci vuol pure testa), significa soffiare sul fuoco e, se poi le fiamme si alzano, non ci si può certo sorprendere.

Gli esiti di una simile azione nell'immediato sono già evidenti, primo tra tutti il razzismo generalizzato, contro gli immigrati e poi contro i "diversi" di qualsiasi tipo, fino ad arrivare semplicemente all'altro tout court, verso un individualismo opprimente paradossalmente appaiato ad una collettiva e collettivistica atrofia neurale.

Sul lungo periodo gli effetti potrebbero essere una revisione del già visto e, considerando che non mi pare noi (italiani) si sia particolarmente vaccinati, non mi sembra sia tanto improbabile. Resto volutamente implicito, visto che esplicitando verrei subito disinnescato come "allarmista" o "esagerato".


Leggendo quanto riportato, tralasciando le considerazioni sul fatto che in un paese democratico, il mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico compete alle, appunto, forze dell'ordine, credo venga spontaneo chiedersi: ma ci interessa la sicurezza o la distrazione dell'opinione pubblica? Risolvere i problemi o battere cassa elettoralmente parlando?

lunedì, febbraio 16, 2009

Amarezza sconclusionata


- Jovanotti - Questa è la mia casa -

Errore... il post precedente non era il 333°, ma il 334°, ma non credo che il signore dei dannati se ne avrà a male.

il testo di una canzone di cui ho messo il video a corredo di uno dei precedenti post recitava così:


"Se tutti sapessero cosa voglioni, non ci sarebbe niente, nient'altro"

O giù di li.


Io non lo so.


Dunque c'è tutto il resto insieme a quello che voglio. Il resto. Non che necessariamente il resto debba uccidere, far soffrire, danneggiare. No, il resto può essere anche solo superfluo, un pieno-vuoto che ti riempie il tempo, la vita. Solo che la vita non è infinita, a quanto ne so, non c'è un vuoto eterno da colmare limitandosi ad aspettare che frammenti di pieno si rendano noti di quando in quando, sperando che siano frammenti buoni.


Sembra dunque chiaro che uno quei buoni frammenti se li dovrebbe andare a cercare, costruirseli, insomma fare qualcosa, qualsiasi cosa per raggranellarne il più possibile. Chiaro, un pò meno chiaro è come fare a riconoscerli. Se ti capitano te ne accorgi, certo, ma tra questo e saperseli andare a cercare ce ne passa.


Oltre a questo c'è poi un'altra questione: il pieno-vuoto è una droga, se passi troppo tempo ad assumerla ne diventi ingordo, ti da l'impressione che il tempo da riempire sia praticamente infinito e, anche quando poi il tempo stringe, non vuoi accettarlo, ti barrichi dietro mura e mura di scuse, di autoinganni, di giustificazioni e lagnanze tali che o ti neghi la consapevolezza di quello che sta succedendo o ti convinci che non puoi farci proprio niente.


L'inabitudine al confronto è il peggiore additivo che si possa affiancare a questa droga: puoi restare ferito all'infinito, essere provocato all'inverosimile, ma ti negherai sempre una reazione. Troppo forte è la convinzione che vali qualcosa a priori, senza nemmeno che ci sia bisogno che tu faccia alcun che, tanto meno che tu lo provi in qualche modo: è un dato di fatto e se il mondo non se ne accorge è il mondo ad essere sbagliato, a non andare come deve.


Capita spesso di pensare a certe cose come superate, ma non sai mai cosa potrebbe farle tornare a galla.


Comunque, non c'è perfezione in nulla, nemmeno nel desiderio autodistruttivo ed il tempo cambia tutto, sempre...spero abbastanza.

Apoptosi




Trecentotrentatreesimo post, a metà dal tributo al principe della notte.

Mi lascia attonito realizzare come anche persone non particolarmente propense ad impegnarsi con continuità per il raggiungimento di un obiettivo, siano capaci di impegnarsi a fondo nel marciare verso l'autodistruzione, verso la tragedia, verso il disastro.

Non sto parlando del disastro ultimo, della Fine con la "F" maiuscola, ma questo non sminuisce minimamente la portata del mio stupore.

Il bisogno di preservarsi, di perpetrarsi non mi ha mai sorpreso granché. La propensione all'autodistruzione, invece, è ciò di cui non riesco a spiegarmi i motivi di fondo, pur avendone verificato l'esistenza e la frequenza più volte.

Probabilmente c'è una posizione di fondo indebitamente (ma non inspiegabilmente) asimmetrica: il motivo di fondo per cui ci si dovrebbe preoccupare di preservare la propria esistenza, al netto di ogni cultura e/o ideologia, non è più oscuro di quello per cui si dovrebbe desiderare il proprio annientamento, la propria fine, d’altronde cominciare ad esistere non è un gesto volontario, una scelta.

Non credo che la tendenza all'autodistruzione sia una cosa individuale più di quanto non lo sia il bisogno di continuare ad esistere. Probabilmente è qualcosa di simile all'apoptosi cellulare: le cellule muoiono per il bene dell'organismo. Anche se non si tratta di morte, ma di piccoli drammi personali, forse questo, in qualche modo, è funzionale all’insieme, al tutto, forse garantisce maggiore variabilità…

Non so, d'altronde forse tutto questo non ha un senso, o, comunque, non ha un senso comprensibile all’essere umano…fatto sta che succede, quotidianamente, e che mi sorprende.

domenica, febbraio 08, 2009

Decostruzione

- Nicolette - No Government -
L'ambiente ha effetto su ognuno di noi, fin dalla nascita. Per ambiente intendo, in particolar modo, l'ambiente sociale.
Il modo in cui l'ambiente sociale ci influenza è molto complesso e la sua influenza si esercita attraverso molti mezzi e si origina da più fonti.
Il senso comune, le frasi fatte, gli stereotipi, eccetera, li impariamo e li portiamo con noi in modo spesso inconsapevole, a prescindere dal fatto che li accettiamo e li facciamo nostri o li avversiamo e li combattiamo, o semplicemente ci lasciano indifferenti.
Il senso comune, la saggezza popolare sono "perfetti" nel senso che danno forma a tutto, o quasi tutto. Si possono trovare in essi affermazioni di principi in perfetta contraddizione tra loro, ad esempio: "chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova", ma anche: "chi non risica non rosica". Un invito alla prudenza ed un invito al rischio, entrambi integrati nel corpo della saggezza popolare.
Ovviamente la questione non è così semplice, a seconda del contesto a seconda del luogo, del tempo e delle influenze, comunque, questo macromodello di riferimento ha i suoi orientamenti, spinge prevalentemente in determinate direzioni piuttosto che in altre, non si tratta di un oggetto monolitico ed immune al cambiamento, sono sempre individuabili correnti dominanti e correnti alternative e, fortunatamente, in questa continua dialettica, c'è spazio per la costruzione individuale, per la scelta nell'aggregazione dei diversi valori esistenti e, a volte, per la generazione di valori nuovi.
Tutto questo pòpò di banalità l'ho scritto con il fine di manifestare il mio desiderio di fare, un pò alla volta, una sorta di collezione di tutti gli oggetti appartenenti alla categoria "senso comune" o "saggezza popolare" con cui in un modo o nell'altro sono venuto a contatto.
Non so se il mio desiderio avrà un seguito...ma fin che c'è...

mercoledì, febbraio 04, 2009

Profeta dell'apocalisse


"Creature del male!"

Così biascicava il vecchio barbone al nostro passaggio.

"Creature del male!"

le parole ci arrivavano distinte, con il tanfo ammorbante che interrompeva violentemente i nostri pensieri.

Mi sono sorpreso nel trovarmi esaltato. Forse il vecchio ghignante annunciava l'apocalisse?

Perchè la fine di tutte le cose dovrebbe essere esaltante?

Forse perchè è netta, è certa, sicura è abnorme, non è tediosa, non può lasciarti indifferente, non l'hai mai vista prima e non la vedrai mai più dopo, e lo sai.

Uno squarcio colorato in una giornata piuttosto grigia.

"Creature del male!"

"Certo che io, a uno che mi dice così, i soldi non glie li darei"

"Io invece si, proprio perchè dice così"

martedì, gennaio 13, 2009

Estemporaneamente ironia, permanentemente scissione

 

- 99 Posse - Corto circuito -

Totalmente scisso, in lotta perpetua per trovare una sintesi, un'organicità.

Ancora scisso.

Una maggioranza tronfia ed inamovibile, incrostata ai suoi scranni.

Un'opposizione radicale e perennemente critica che ha perso ogni concreta tensione ad una strategia di governo, avvinta a ideali purissimi ed incontaminati.

Nessuna mediazione concessa.

Senso e ragione, essere e voler essere, una lotta senza fine, viscerale, sanguinosa, devastante, una guerra eterna.

"Nessuna carne sarà risparmiata".

Nessuna mente sarà risparmiata.

Il tutto nel claustrofobico ed immenso emiciclo contenuto nelle lucide pareti ossee a nord dell mio atlante.

Poi, estemporaneamente, l'ironia:

 Carino/a è una parola che uccide la gente. So che in molti Paesi è illegale.

 

sabato, gennaio 03, 2009

Sweet about Saturn...



- Gabriella Cilmi - Sweet about me -

Tornato da Torino, città per molti malinconica, dove per altro ho visitato una mostra di arte contemporanea il cui tema era Saturno, pianeta della malinconia e della creatività, torno timidamente a postare.

Sbattendomene bellamente dello stato d'animo malinconico che l'esperienza voleva trasmettere, almeno per un pò, riprendo la recente tematica delle canzonette allegre e non impegnative che mi capita di sentire in radio ed apprezzare per quello che sono.

Stavolta tocca alla signorina Gabriella Cilmi, australiana con radici italiche/terrone/calabresi come il sottoscritto, che con la sua "Sweet about me" ha imperversato per tutta l'estate su spiagge e altri luoghi di villeggiatura.

Una canzoncina leggera leggera e allegra...ottima cosa.

domenica, dicembre 28, 2008

Great Be That's Shut

- The Ting Tings - Great Dj -

- The Ting Tings - Be The One -

- The Ting Tings - That's Not My Name -

- The Ting Tings - Shut Up & Let Me Go! -

So che è molto poco e che oramai il blog è tendenzialmente (ho l'avverbite...da sempre) morto, ma ho scoperto i The Ting Tings e mi piacciono parecchio.

Senza sapere che fossero canzoni dello stesso gruppo, sentendole alla radio, ho apprezzato molti loro pezzi.

Ora, grazie alla rete, tutto si fa chiaro e viene ricondotto alla fonte.

sabato, novembre 29, 2008

Il momento

- The Cramberries - Zombie -

Il momento.

Non scrivo più. Non lo faccio con costanza, nemmeno con tempi dilatati ma regolari.

Da una parte è difficile avendo un pubblico per lo più ormai muto. Nemmeno i miei vecchi fun lasciano traccia volontaria del loro passaggio. Dall'altra è pur vero che questo stato di cose è dovuto, tra gli altri fattori, anche al fatto che non scrivo più, o che comunque scrivo ormai solo di mie elucubrazioni mentali, che, praticamente, solo Giulio trovava interessanti.

Il momento dicevo.

L'impulso istantaneo alla scrittura ce l'ho ancora, ma di solito non sono davanti al mio pc quando mi viene e non sono mai stato tipo da appunti sul taccuino. Quindi il momento sfugge e tutto finisce in nulla. Magari ho perfino iniziato a scrivere, ma mi chiamano a tavola o devo uscire e quando torno mi è passato l'ambrivio e non pubblico nulla.

Sono troppo schiavo dell'ispirazione, ma l'assecondo troppo poco...

domenica, novembre 23, 2008

Legami di sangue


Significa qualcosa il legame di sangue? Al di la di considerazioni tipo: "un genitore non è necessariamente un buon genitore solo perchè è il genitore biologico" ed estensioni varie di questo principio; cosa implica avere geni in comune?

Da cosa nasce questa mia curiosità? Dall'aver cercato su facebook gente con il mio stesso cognome, dall'aver ricevuto richieste di amicizia da gente con il mio stesso cognome provenienti più o meno da ogni parte del mondo. Ho visto alcuni profili, letto gli interessi e ho scorto vite diversissime dalla mia, inclinazioni, attitudini gusti...

Mi ricordo un corso di biologia, al primo anno di biotecnologie, in cui il professore, parlandoci di genetica, fece una considerazione che poi avrei sentito molte volte ancora durante i miei anni di studente di sociologia. Suonava più o meno così: "I geni, da soli, non predeterminano nessuna caratteristica, ma solo predisposizioni, è la loro interazione con l'ambiente a determinarle". Non si riferiva tanto al colore degli occhi o all'altezza, quanto, penso, a caratteristiche della personalità o comunque a "elementi meno immediati".

Mi ricordo che ci fece un esempio, l'esempio della lepre artica la cui pelliccia diventa banca solo se la temperatura scende sotto un certo livello, dicendoci che, se l'animale zampettava immergendo le estremità nella neve, le sue zampe diventavano bianche.

I miei ricordi potrebbero essere errati o alterati e la cosa potrebbe non funzionare esattamente così (è molto più probabile che la lepre muti tutto il mantello durante la stagione fredda), ma l'esempio mi è rimasto in testa in questa forma e mi ha sempre affascinato molto.

Torna la domanda: cosa significa il legame di sangue? I clan erano tenuti insieme solo da convenzioni sociali o c'era anche un elemento biologico?

Domande oziose, affrontate forse con troppa ignoranza, ma pur sempre domande domenicali che se non fossero tali, troverebbero probabilmente risposta con una ricerca più approfondita su internet.

giovedì, ottobre 30, 2008

My sunshine


E' estremamente facile lasciarsi andare alla depressione ed all'autocommiserazione quando qualcun altro ti procura ciò che ti necessita per vivere.

Alla fine arriva un momento in cui non lo puoi fare più, in cui non va tutto in automatico, non ci sono sentieri tracciati con chiare indicazioni.

Decidere che vita vuoi vivere diventa una questione seria perché ci si rende conto che non è una questione di fare prove, il tempo delle prove è passato. Non c'è tempo da sprecare crogiolandosi in un'infruttuosa consapevolezza dell'errore commesso, ce n'è solo per cercare di trattenere quanta più esperienza possibile.

L'esperienza. Così preziosa eppure dipende cosa ci si fa. L'esperienza che si accumula finisce spesso per sclerotizzarci, irrigidirci sulle nostre posizioni. Per un necessario meccanismo di riduzione della complessità, si tende a trovare per lo più conferme e sempre meno smentite.

Infondo l'identità ad un certo punto deve (?) diventare stabile, ma quale identità si stabilizzi è una cosa che ha un rapporto strano con la volontà. E' la mente a produrre mostri e produce anche gabbie. Cosa sia la volontà, a questo punto, diventa piuttosto difficile da capire.

Ma questo è un gorgo...quindi basta.

Buonanotte.

lunedì, ottobre 27, 2008

(Voglio) prendere le distanze da me



- Frankie Hi NRG - Autodafé -

"Prendo le distanze da me perché non voglio avere niente a cui spartire con me, da condividere con chi come me non fa nulla per correggersi : sono il mio nemico, il più acerrimo. Carceriere di me stesso con la chiave in tasca invoco libertà ma per adesso so che questa cella resterà sprangata a triplice mandata dall' interno : sono l'anima dannata messa a guardia del mio inferno. Reprimo ogni possibile "me", inflessibile, inarrestabile nel mio restare fermo immobile, segno i giorni scorrere sul calendario, faccio la vittima, il mandante ed il sicario.. Sono l'Uomo Nero che turbava i sogni quando li facevo, credevo di esser libero ma non mi conoscevo come adesso ed ego non mi absolvo neanche quando mi confesso dei peccati che ho commesso - e guido un autodafè - In cattiva compagnia soprattutto se sto solo, negativo come i G in una picchiata, prendo il volo, salgo, stallo e aspetto il peggio, che non sta nella caduta ma nell'atterraggio come dice Hubert. Malato immaginario più di quello di Molière, sono il mio gregario e mi comporto da Salieri e non chiedermi il perché, che come il Tethered quando perdo il filo poi non mi puoi più riprendere..
Caro amico non ti scrivo, non ti cerco e non ti chiamo mai, batti un colpo se ci sei e se stai ascoltandomi, strappami da questo mio torpore atarassico, mi son perso dentro un parco che è giurassico e non trovo vie d'uscita : vieni a prendermi o precipito, scivolo come Maximillian verso il buco nero del fastidio : nel tedio per me non c'è rimedio e me ne accorgo perché sono sotto assedio mentre tu mi fai l'embargo. Critico, m'arrampico su cattedre che non mi spettano e mi accorgo solo dopo un attimo che esagero : ma come al solito il danno fatto è irreparabile, la storia è irreversibile, la mia memoria è labile e lavabile.. Abito quest'ombra con contratto ad equo-canone pagando la pigione all'abitudine e prendendo l'eccezione come regola di vita : sto di casa a pianterreno e gioco a fare lo stilita.. Vago, divago, come il dr. Zivago io mi sbraccio e non mi vedi, cerco mani e spesso trovo piedi, cerco fumi e trovo lumi che mi bruciano, ed io so bene che le cicatrici restano. Carta, penna e poco più per stare a galla, nella testa il mio pensiero è come un ragno in una bolla : seduto in riva al fiume aspetta di veder passare il mio cadavere.. pazientemente..."

mercoledì, ottobre 08, 2008

Ex Miscellanea #2



- Caparezza - Un Vero Uomo Dovrebbe Lavare I Piatti -



Ad un certo punto, oggi, ho deciso che odio il mondo, che è come dire che odio me stesso, il che tendenzialmente è vero, anche se non è certo esaustivo.

Ci sono momenti in cui mi sembra che nessuno mi capisca. Ho imparato che quelli sono i momenti in cui sono io a non capirmi, o meglio, a fare finta di non capirmi, a non capire le necessità del momento. Questo non risolve di per sé granché: la consapevolezza è il primo passo, sicuramente, ma non è l'ultimo e nemmeno il secondo.

Il vecchino che chiede "un tozzo di pane" è tornato, ma nemmeno oggi monetina. Forse domani un pacchetto di craker o simili. Certo, volessi fare le cose per bene dovrei comprarli io i craker, non prenderli dalla dispensa di casa, attualmente riempita dai miei genitori.

Benchè odiassi il mondo, oggi, il mondo non sembrava odiarmi più di tanto: un immane concentrazione di persone mi ha chiesto indicazioni stradali in almeno 4 lingue. Ovviamente, se io che abito a Bergamo da più di dieci anni, non ricordo ancora il nome della maggior parte delle vie della mia città, è facile intuire quanto possa essere stato d'aiuto parlando di Milano.

Il mio pensiero più gettonato degli ultimi giorni consiste più o meno in: "noi sociologi, per il fatto che studiamo la socializzazione, i luoghi comuni, gli stereotipi, ecc. a volte finiamo per sentirci superiori ed esterni a tutto ciò...ovviamente non è così".

Infine, stasera, sul treno in ritardissimo, pieno zeppo, con solo posti in piedi in mezzo alla calca calda, umida e mal illuminato tipo stalla-pisolino-time, mi "sparavo" film assurdi di immagini deliranti in rapida sequenza dentro la testa, il tutto senza aver assunto alcun ché.

martedì, settembre 30, 2008

Ex Miscellanea (MI)



- Video tratto dal film "Il grande Lebowski" dei fratelli Coen -

Davanti alla stazione stamattina c'era un vecchio barbone piuttosto malmesso che, con un cellulare evidentemente scassato in mano, fermava chiunque avesse tratti somatici orientali chiedendogli di aggiustarlo. Singolare.

Pensavo, camminando verso Piazza Repubblica, a come cambiano certe cose. Io sono un pò pazzo, a volte mi capita di parlare da solo ad alta voce, non spesso, soprattutto ultimamente. Va da sé che la cosa può essere foriera di un certo imbarazzo, ma, da qualche anno a questa parte, il principio di casualità mi ha fatto un regalo: l'enorme diffusione degli auricolari più o meno wireless, più o meno dente blu. Ora, se per caso dovesse capitarmi di parlare ad alta voce con me stesso, rendendomi conto della cosa potrei sempre portare la mano all'orecchio fingendo di cercare di eliminare il rumore ambientale per sentire meglio quando vibra fuori dal mio (immaginario) gadget tecnologico.

La cosa più divertente? Il mio penultimo cellulare, che il signore dei microchip lo abbia sempre in gloria, comprendeva un auricolare dente blu in omaggio, beh, ho sempre avuto delle remore ad usarlo perchè mi vergognavo.

C'è un vecchietto (un'altro) sotto i portici che tutte le mattine chiede cantilenando "un pezzo di pane" e non interrompe la sua nenia che gli si dia qualcosa o no, va avanti come in automatico. Gli ho dato decisamente meno monete di quanto la mia coscienza ritenesse sufficienti per non pungolarmi ogni mattina. Stamattina il vecchietto non c'era più e non c'era nemmeno ieri e nemmeno l'altro ieri. La mia coscienza al momento nota ancora l'assenza e mi pungola, ricordandomi quante monetine avrei potuto dargli. Ma è la coscenza di un uomo pigro ed è pigra anch'essa, come pure la memoria, presto si annoierà e cercherà qualche altro motivo per pungolarmi. Stamattina faceva davvero freddo.

Un tizio, stavolta giovane, esce fuori dalla metropolitana e fa qualche passo con l'aria tranquilla, si ferma vicino ad una colonna e vomita l'anima, si ripulisce la bocca velocemente e poi, come nulla fosse, con grande naturalezza riscende in metro fischiettando. Suppongo sia solo questione di abitudene.

Fare l'autista di pullman dev'essere un lavoro estremamente frustrante e abbrutente. Un autista della 81 è riuscito a collezionare ben tre atti di razzismo in circa 10 minuti.
  • Minuto 0: il pullman è ancora fermo al capolinea, manca pochissimo all'orario di partenza e una signora, probabilmente cinese, si avvicina al mezzo spingendo una carrozzina e un'altra bambina tenuta per mano. L'autista chiude le porte appena qualche secondo prima che la donna possa passarvi attraverso. Non parte subito, aspetta che la donna si avvicini e bussi al vetro chiedendo di salire. "Non si lavora così! Bisogna essere puntuali! Qui è così che si fa, magari nel tuo paese no, ma qui si". Sciorinata la lezione si decide a partire, lasciando ovviamente la signora a piedi. Noi ci si limita a pensare che infondo avrebbe anche potuto farla salire, ma non si dice niente.
  • Minuto 4: il pullman passa davanti ad una fermata a chiamata. Nessuno l'ha prenotata, ma alla pensilina, due ragazzi neri, stracarichi di sacchi della spesa, si sbracciano cercando di far capire che devono prendere l'autobus. Ovviamente l'autista tira dritto. Interessante notare che la prossima corsa non passerà prima di 20 minuti. Io non me n'ero accorto, me lo si fa notare, ci si indigna e si continua a non dir nulla.
  • Minuto 7: Stavolta alla fermata ci sono due signore bianche e altri due ragazzi neri. Uno dei due fuma. Il pullman si ferma e le due signore salgono davanti, i ragazzi fanno per entrare dietro e quello che stava fumando getta la sigaretta avviandosi. La porta viene loro chiusa in faccia. Cercano allora quella centrale, ma la scena si ripete, raggiungono la testa del mezzo ed entrano li. Appena saliti, l'autista attacca una predica assurda accusando uno dei ragazzi di voler salire sul pullman fumando. Quando quello gli fa notare che lui la sigaretta l'ha buttata prima di entrare, l'autista continua "fumavi appena prima di entrare, entra tutto il fumo in vettura, questa qua non è educazione", va avanti per minuti interi. Il ragazzo che non fumava cerca di mettere pace, calmando l'amico che è più facile all'ira e ha tutti i motivi per farsela venire. La Cosa continua fino alla fermata successiva, tra lagnanze pretestuose mezze in italiano mezze in dialetto e insulti nervosi in inglese con accento jamaicano. Noi scendiamo con i due ragazzi. Siamo decisamente basiti ed è forse per questo che non abbiamo detto niente nemmeno stavolta.

C'è un confine molto sottile tra comunicare ed informare e c'è un'intera categoria professionale funambolicamente sospesa su quel confine. Io ho un interessante visuale sul fenomeno e mi scopro ad esserne vittima ed ingranaggio, per ora, sempre molto inconsapevole. Stuzzicanti questioni etiche e discorsi concitati nei pressi dell'entrata di una fermata della metro.

Ho spesso a che fare con la mia paura, con le mie paure. Risolvo realizzando che mi piacerebbe molto essere più libero da esse, ma che infondo riesco, pur nella mia ansia paranoica, ad essere fatalista e pragmatico a tempo debito. Dall'altro lato, anche se sono sempre stato un sostenitore del relativismo, ho sempre invidiato persone con forti certezze e saldi principi, persone sicure di sé, ultimamente però sto riflettendo sul fatto che c'è sicurezza e sicurezza, convinzione e convinzione e che non sempre c'è molto da invidiare, almeno, non più di quanto si possa invidiare qualcuno che sta in gabbia. Eviterò di scrivere quella frase tanto banale che sta solitamente infondo a riflessioni di questo tipo e che spesso viene citata in latino.

Ora ho sonno e vado a dormire, il doloroso pulsare monotempia potrebbe tornare. Ciao mondo, a domani.

Dolce come il miele...ad alto tasso di incazzatura



- ecco a voi il tasso del miele -

martedì, settembre 16, 2008

Dance boost

- Elio e le storie tese - Mio cugino -
Non era possibile fare altrimenti, questo è chiaro! Dovevo assolutamente mettere questo video!!!
"Mio cugino" di Elio e le Storie Tese è uno degli esempi di come questi artisti siano in grado di catturare, nelle loro canzoni, i ricordi di un'intera generazione (e forse più). Chi non ha mai millantato le mirabolanti imprese di un cugino più o meno reale? Cugini che erano cintura nera 1000° dan di una non meglio precisata arte marziale, cugini che sapevano recitare ruttando tutto l'elenco telefonico di Milano, cugini che potevano piegare il ginocchio al contrario e amenità varie. Geniale. Potete gettare discredito quanto volete sulla demenzialità degli Elio's, ma nei loro testi ci sono un'infinità di piccole immagini, di modi di dire, di racconti che chi è nato negli '80 non può ignorare.
Secondo punto all'ordine del giorno: siete in ufficio, oberati di lavoro inutile che non importa quanto svolgerete bene, tanto sarà cassato, imparanoiati per coincidenze nefande e scadenze angosciose...che fate? C'è solo una cosa da fare, nell'ora di pausa andate su you tube e fate partire il video di una canzone dal ritmo incalzante (di cassa rullante e charleston...hehehe) e mettetevi a ballare come dei pazzi sulla vostra sedia dotata di rotelle, canticchiando il testo, in falsetto per fare gli acuti (fumo, non posso pretendere), mentre la vostra collega vi guarda con gli occhi sgranati facendo dei gesti tipo "questo è fuso forte". La suddetta pratica, al costo di una sudata che può essere pericolosa per seguenti relazioni sociali, vi sparerà il morale a mille aiutandovi a concentrarvi sulle cose belle e felici, il che è utile se di li a poco dovrete prendere legnate ad una riunione.

lunedì, settembre 08, 2008



- Ambulanche Ltd. - Stay Where You Are -


Avevo scritto un bellissimo (hehe) post sul malditesta e sulle persone incredibili (credibili ma rare) che avevo avuto modo di conoscere ad un incontro tra Direttore Generale di Pedemontana, una società che deve costruire un'autostrada, e alcune famiglie di futuri espropriati, e sulla pochezza di un sindaco, ma firefox ha deciso che non fosse opportuno che lo pubblicassi ed ho troppo mal di testa per provare a riscriverlo...peccato

Buona notte