lunedì, luglio 23, 2007

Metallo (e silicio) urlante...



- Ho cambiato il video con uno un pò più chiaro -

Sapevo che sarebbe successo...da piccolo sognavo che l'avrei visto succedere ed ora sta succedendo: la fusione tra l'uomo e la macchina muove i suoi primi passi allo scoperto. Da qui in poi, oltre che gioire per le possibilità restituite a persone menomate, un infinità di quesiti nuovi, etici, giuridici e pratici, mai posti prima d'ora...da qui in poi si potrà pensare l'oltreuomo (anche se in termini differenti) non solo come un'astrazione.

Gibson e Sterling (ed Evangelisti, in particolare con il ciclo del Metallo Urlante) come Verne? Staremo a vedere...

Con questo post, chiudo (probabilmente) le trasmissioni per la pausa estiva. Buone vacanze a tutti, a chi va e a chi resta.

lunedì, luglio 16, 2007

Back to home


- Per la foto aspetto la spedizione del cugino Peppe -

Matrimonio lampo con tanto di aragoste callose e deliziosi cannoli alla siciliana farciti sul momento.

Con prato all'inglese, tramonti incredibili, mari limpidissimi, entroterra boscosi.

Con parenti lontani, amici simpatici, cugine bellissime, specie in bianco, ora intorno al mondo.

Ritorno lampo e inatteso, con notifica giunta tra capo e collo mentre si era intenti a rianimare una lampada ormai passata a miglior vita al capezzale del nonno che, stremato e devastato, non può fare a meno di resistere.

Incubi strani in cui dare giustificazioni inascoltate alle persone sbagliate per le cose sbagliate.

La sensazione insopportabile di non aver fatto nulla di sbagliato ma di avere sbagliato lo stesso.

Delusione assonnata altrui (supposta?) e la speranza, disattesa, di poter dormire il più a lungo possibile per non pensarci troppo, oltre che per recuperare sonno arretrato da troppo.

L'idea che "quello che è giusto fare" sia, almeno in certi frangenti, netto e ben definito, viene continuamente smentita dall'esperienza e nonostante l'esperienza...dopo la frenesia ricerco ancora la calma.

mercoledì, luglio 04, 2007

Nostalgia di mai e di forse



- Il video è tratto dal film "l'appartamento spagnolo", se non lo avete visto occhio agli spoiler (non guardatelo se no magari vi rovinate la visione del film) -

Questa luce non appartiene a questo posto. Questo cielo di un blu talmente profondo da fare male, queste nuvole bianche, enormi, placide, questo vento fresco che porta ancora l'eco di piogge passate ed anticipa piogge venture non sono di qui...erano in Francia, poco meno di un anno fa, venivano dall'oceano e rendevano i colori più vividi, i contrasti più marcati ed il mondo, in qualche modo irreale.

Ci sono momenti in cui la nostalgia fa paura, anche se non sai bene di che cosa hai nostalgia.

Quante cose guardiamo tutto i giorni senza mai o più vederle. Un oggetto, che so un portamatite che è sempre stato sul tavolo, la libreria, uno zaino ridotto ai minimi termini, la tua faccia allo specchio...di colpo ti trovi a fissarli e non li riconosci, ti sembrano alieni, li vedi per la prima, primissima volta. Tutte le sensazioni che avevi loro associato, agli oggetti individualmente se avevano una certa importanza, o al contesto in cui stanno nel complesso, si perdono lasciando un vuoto doloroso e un profondo disorientamento.

Fortunatamente, odiando la mente il vuoto, per associazioni rapide, si richiamano ricordi dalla memoria a riempire quell'ultimo. Questi ricordi, per opera dello straniamento, finiscono spesso per essere di luoghi e/o tempi lontani, ricordi di noi com'eravamo e di come non siamo più o di come pensavamo che saremmo stati e non siamo stati, ricordi di posti diversi visti per poco tempo ma profondamente impressi, di suoni, profumi, colori, di vita differente, posti a cavallo tra il passato e la prospettiva, seppure per lo più improbabile, tra la memoria e il possibile.

Com'è che il posto che chiamiamo "casa" diventa casa e quante e quali forme può assumere?

Ho visto "l'appartamento spagnolo", un pò mi faceva paura, ma l'ho visto...un bel film.

domenica, luglio 01, 2007

POFFARBACCO!!!!!!



Non ho potuto resistere...

lunedì, giugno 25, 2007

La donna perfetta (parte seconda)


- Ecco la seconda parte. Sicuramente non è quello che molti tra coloro che hanno letto la prima si aspettavano e sicuramente non sarà l'ultima parte, ma mi è venuto da scriverla ed è uscita così. vedete un pò voi se vi piace e poi fatemi sapere nei modi consueti. PS: mi sono accorto di vari errori nella parte precedente, soprattutto ripetizioni e punteggiatura. Andrò correggendoli, anche se non ora che ho sonno -

- Cazzate! E’ solo che non l’ho ancora trovata come la voglio!

- Sei tu a dire cazzate, ti spari di quei viaggi assurdi! Ogni volta che ne trovi una che ci si avvicina...trac! Rivedi la cosa al rialzo. La verità è che sei un cacasotto. Guarda che comunque non c’è nessun problema, se vuoi continuare ad aver paura delle relazioni fai pure, basta che lo ammetti a te stesso.

Alberto guardò l’amico con sufficienza: di critiche di quel genere ne aveva ricevute in abbondanza, ma recedere dal suo fermo convincimento non era opzione possibile.

- Forse a te fa piacere raccontartela così, a te basta “accontentarti” perché credi non valga la pena aspettare per ottenere ciò che veramente si desidera. Beh è un problema tuo, se io la incontrassi saprei che è lei ed ogni altra discussione, pensiero, paranoia sarebbe superflua.

Francesca che fino a quel momento era rimasta concentrata sulla guida, non potè esimersi da un commento, sentendosi lei stessa indirettamente colpita.

- Mi spiace dovertelo dire ma penso anche io che ti stia nascondendo dietro ad un dito. Parli di “Lei” come se fosse una persona concreta, ma invece sta solo nella tua testa e non pare tu le voglia dare nessuna chance per concretizzarsi. Prendi Roberta: è carina, intelligente e simpatica, che cazzo ti è passato in testa di piantarla così?

- Si, si, era tutte quelle cose, senz’altro, ma mi si abbandonava troppo, perdeva ogni inziativa…

Riccardo era veramente infastidito: ascoltava Alberto dire idiozie sulla sua donna ideale ormai da troppo tempo, parlargli era inutile, tanti e tali erano i cavilli logici dietro cui si barricava che era impossibile fargli venire un qualsivoglia dubbio. Aveva una gran voglia di spaccargli quella testaccia dura.

- Porca troia! Ma è possibile che ti debba sentire dire sempre le stesse stronzate!?!? Le piacevi e non mi pare che lei “si fosse annullata in te” o cazzate del genere, cercava solo di avvicinarti, ma figurati, tu sei troppo delicato, troppo sofisticato per dare confidenza ad un essere umano del sesso opposto. Continua così e comincerò a pensare che sei gay!

Francesca che, avendo deciso di lasciare perdere quella contesa, scontata in partenza, ascoltava della discussione un brano si e uno nò,

- Che c’entrano adesso i gay, ma è possibile che voi maschi la dobbiate fare finire sempre con manifestazioni di omofobia da parata e machismo da accatto?

- Cazzo Francesca puoi evitare? Guida cristo! Guida! Stiamo parlando io e lui, puoi farti i cazzi tuoi per una volta?

Riccardo avrebbe pagato quel suo eccesso, ma Francesca decise che non sarebbe stato quello il momento. Prese l’adeguato appunto mentale e tornò a concentrarsi sulla guida con una faccia che prometteva niente di meno che qualcosa di piacevole come una ceretta inguinale.

Alberto, annoiato dall’essersi trovato per l’ennesima volta a spiegare la sua filosofia riguardo i rapporti di coppia, si perdeva con lo sguardo a seguire i profili morbidi di colline verdi sotto il cielo grigio che instancabile rigurgitava mestizia invernale, particolarmente fastidiosa quando hai il cervello in loop su qualcosa che non ti torna.

Infondo dimostrava, su quei discorsi, più sicurezza di quanta realmente ne avesse. Va bene mantenersi fedeli alla linea, ma di tempo ne era passato veramente troppo e l’idea che fosse lui a decidere che non doveva viversela bene, in attesa di una ragazza che ovviamente non poteva esistere, visto che lui stesso faceva in modo che non esistesse per non rischiare di essere felice, lo stava tormentando sempre più spesso.

Il vociare collerico dell’amico divenne un sottofondo indistinto con la radio, il rumore del motore e dei clacson delle macchine in coda. L’unico suono che veramente ascoltava era quello dello scrosciare intenso della pioggia sui vetri appannati che, del panorama, sempre meno concedevano ai suoi occhi distratti, diagonale, lui, sul sedile posteriore della lancia ipsilon.

---- ooo ----

Si accese una sigaretta, più per noia che per concreto desiderio. Certo, avrebbe pure potuto sfilare dallo zaino “I pilastri della terra” di Follet, gli mancava poco per finirlo e il romanzo lo avvinceva molto, ma era preso da un attacco acuto di noia esistenziale totale e qualsiasi altra cosa, a parte rimuginare, gli pareva insopportabilmente pesante.

Il vento gelido, dopo pochi minuti, faceva sembrare naso e orecchie corpi estranei, pronti a cadere a terra frantumandosi al primo strattone. I pochi futuri passeggeri di treno che condividevano il marciapiede del binario uno con lui cercavano riparo dalle raffiche dietro alle quadrate colonne della pensilina.

Un ragazzo armeggiava con un accendino da cinque minuti buoni, senza alcuna fortuna, accumulando rabbia ad ogni scintilla. Una ragazza fissava un opuscolo senza minimamente vederlo, con la faccia triste che puoi avere solo d’inverno, solo se fa freddo e tira vento. La segretaria della segreteria studenti, con la minigonna e i collant neri, seduta sulla panchina, dondolava le gambe annoiata pensando, forse, a quando, anni fa, non le riusciva così difficile sentirsi carina vestita in quel modo.

Alberto contemplava quel mondo buio, crepuscolare, con la superiorità di chi sa quello che vuole, ma contemporaneamente affascinato come chi osserva qualcosa di evidentemente fragile che gli ricorda una fragilità propria, spesso maldestrampente celata.

La ragazza con i corti capelli castani, il nasino impertinente e i profondi occhi azzurri…forse…no, in realtà no, troppo tirata, sicuramente fighetta, magari anche intelligente, ma sicuramente più superficiale, troppo legata ad un’estetica scontata per poterlo apprezzare, per poter cogliere la sua interiorità.

Una mora, appoggiata alla colonna sotto i tabelloni elettronici. Sembra aver carattere, ed ha pure un fisico mica male: guarda che tette…ma no, troppo indipendente, troppo sicura: ok una ragazza che non si faccia schiacciare, che non annulli la sua personalità nel rapporto, ma una così! Che cazzo poteva offrirle? No, sicuramente per lei ci voleva uno molto sicuro di sé e lui, Alberto, di certo non lo era abbastanza, non per lei.

Quell’analisi delle possibilità, scontata negli esiti, andò avanti per non più di dieci minuti, poi arrivò il treno e con esso l’improba scelta tra carrozza frigorifero e carrozza inferno con battiscopa arroventato in grado di squagliare suole di gomma. Il viaggio si sintetizzò in un sonno untuoso ma stranamente riposante, seppur breve.

lunedì, giugno 18, 2007

Finding Myself (repeatedly)


Il mio senso morale scalpita e scopro di essere come non pensavo, o forse, di essere come non volevo pensare di essere e come infondo sapevo di essere...

Forse...ma comunque non è così semplice, la trappola del buono-cattivo, sinistra-destra, e altre dicotomie totalizzanti del genere è perennemente in agguato.

Non si può risolvere tutto in ero bianco (o rosso, o giallo, ecc.) e adesso sono nero, nel frattempo sono anche cresciuto, maturato (credo) se forse ho sempre voluto ignorare certe congenite tendenze, certi moti dell'animo a favore di altri, questo non vuol dire ne che, in effetti, ho "sempre saputo esattamente come sono fatto ed ho cercato di essere in uno specifico altro modo", vuol dire solo , come credo sia normale fino ad una certa età, seppure ovviamente a modo mio e nella mia misura, che ho sempre rifuggito una definizione di me stesso sufficientemente consapevole e attenta (anche qui, non certo per tutto: certi caratteri me li attribuisco da tempo con vigore).

Oltre a ciò è vero anche che chi sono, anche questo ovvio, non è qualcosa di statico: non imparo ad essere me stesso in senso stretto, ma in senso lato; non raggiungo qualcosa che c'è sempre stato e che ha sempre avuto una certa forma, ma cerco forse di avere una maggiore consapevolezza ed anche un minimo di controllo su ciò che divengo, pur nel suo fluire continuo.

Sono un pò spaesato, ma cerco di relativizzare il relativismo che era, paradossalmente diventato granitico nella sua informità, intransigente e rigido; di apprezzare le idee perchè sono idee che trovo apprezzabili e non per essere apprezzato a priori.

L'età adulta che incombe porta con se la sua sclerosi? Forse, forse no, infondo non credo che cercare un minimo di autodefinizione mi priverà di apertura e flessibilità mentale.

domenica, giugno 17, 2007

La donna perfetta (parte prima)


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A seguire la prima parte di un racconto che mi è nato in mente nelle ultime ore di veglia di questo sabato sera inaspettatamente casalingo, stimolato da alcune singolari letture. La seconda parte sarà, spero (tempo e voglia permettendo), disponibile a breve su questo stesso blog e dovrebbe rendere un pò più intelleggibile quanto raccontato.

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Incedeva con passo soave al centro del locale.

Di bruti puteolenti ve n'eran un bel pò, tanto che il miasma intenso che esalavasi dai loro corpi dava all'aere consistenza oleosa.

Avrebbe, per quanto le concerneva, potuto pure trovarsi nel bel mezzo di un roseto odoroso, sarebbe stata la medesima cosa.

Da quelle facce, ora adunche, ora grumose, callose, rugose, sdentate, sfregiate, si levavano sguardi bramosi, talmente puntuti e violenti che avrebbero potuto facilmente penetrare la di lei candida pelle ed inquisirne le carni sode in profondità, se non fosse stato per la sonante armatura della sua indifferenza.

Il locale era angusto, l'aria pesante e il soffitto basso che, tra quello e la nebbia di sigari e sigarette, sembrava non si potesse camminar ritti: a stento l'incanto fluente dei lucenti capelli corvini e quello malizioso degli intensi occhi blu si potevano scorgere.

Ad ogni passo i tacchi picchiavano decisi sul ruvido e lurido pavimento, ad ogni passo un rumore secco spezzava il silenzio gorgogliante calato sulla stamberga, accompagnando il crescere feroce di testicolari attenzioni.

I seni, perfetti in forma e dimensione, di un turgore innaturale, eppure evidentemente non artificiale, seguivano appena il sussultorio movimento dettato dall'incedere da modella, un piede avanti all'altro a deridere ogni legge d'equilibrio, che le lunghe gambe tornite imponevano a quella prorompente manifestazione.

Puntuali, e solo lo stupore momentaneo aveva forse potuto minimamente ritardarli, arrivarono prima i fischi e poi i commenti, sempre più grevi, di energumeni appollaiati su trespoli sgabellari, assiepati intorno a tavoli che avrebbero dovuto essere di un verde assai più brillante e meno macchiaiolo.

Eppure lei avanzava, inguainata nella teoria di vestiti che, lungi dal voler coprire, rendevano più-che-nudi. Non c'era in lei la minima cura per l'intorno, il suo fatale scopo assorbiva ogni attenzione, d’altronde null'altro avrebbe potuto tangerla.

Mentre già i più gagliardi, lasciate le loro postazioni, si facevano prossimi a quel desiderio incarnato, le mani grifagne pronte a ghermirne le forme appetitose, linguacce luride dibattentisi tra le fauci, uno solo tra gli avventori mostrava tutt'altro atteggiamento. Incuneato talmente in un angolo da sembrare un altorilievo del muro grigiastro, sudava, batteva i denti, sgranati gli occhi non mostrava certo libidine o concupiscenza.

Ad ogni passo risonante indirizzato verso di lui, accentuava la sua agitazione, il suo nervosismo, la sua ormai evidente paura. Dalla paura passò al terrore feroce quando la donna, ormai a non più di mezzo metro da lui, si fermò allargando le gambe. Con le mani si straziava il viso, la bocca aperta spalancata senza che ne uscisse altro suono che un rantolo soffocato, lacrime brucianti scendevano lente e calde sulla pelle straziata.

Labbra perfette si curvarono in un sorriso appena accennato e terribilmente affilato

- Come, io sono qui, davanti a te, esattamente come tu mi hai desiderata e tu tremi di paura? Guardami: capelli neri d'onice, occhi blu anima, labbra rosso desiderio, pelle candida e profumata, vellutata come seta, seni superbi e sodi, glutei alti e tonici, gambe lunghe e tornite. Sono intelligente, spiritosa e acuta, colta e simpatica, non mi difetta nè la leggerezza, nè la profondità, so essere discreta e avvolgente, affettuosa e seducente, ti so far gemere, ridere, sospirare, pensare, desiderare...sono esattamente come mi hai sempre desiderata...eppure...non hai saputo amarmi.

Con un filo di bava colantegli, la mandibola sventolò impacciato, tendendo un braccio, il palmo aperto, verso di lei.

- Perfavore, perfavore... - disse piangente - io no sapevo...non lo sapevo...pensavo che ci sarei riuscito, lo credevo davvero...io...ti prego...non voglio morire.

Il sorriso si fece ora ghigno, gli occhi due abissi di ferale furia, eppure la voce rimase controllata, adesso forse gelida.

- Piangi il tuo desiderio. La tua sorte non ti è stata imposta, l'hai scelta, la tua brama ti ha condotto ove sei ora ed hai scelto tu la forma, il volto che avrebbe avuto la tua morte, la tua nemesi, guardalo ora. Con un bacio tutto è iniziato...con un bacio tutto finirà.

Immobilizzato da uno sguardo, puntellato poi da candide braccia contro il muro, mentre dentro il cuore accennava a esplodere ed i visceri erano in tormento, il ragazzo non riuscì a far nulla più che lasciare, impotente, che fatali labbra aderissero alle sue.

Dopo un bacio che si sarebbe potuto definire delicato, non appena la superficie rorida e delicata di lei si fu congedata da quella secca e febbricitante di lui, la pelle del ragazzo prese a divenir più grigia delle grigie pareti in cui aveva tentato di sparire, gli occhi si liquefecero, colando in rivoletti gelatinosi per la stessa via che era stata delle lacrime, poi caddero tutti i capelli, come degli alberi le foglie in autunno, dunque le gengive, scoperte da labbra ormai arricciate fino a sparire, si ritirarono marcendo e ad uno ad uno i denti se ne staccarono, seguiti dalla lingua che, nera e secca, ruzzolò fuori dalla bocca muta, perso la radice ogni appiglio sulla polpa. Venne poi il corpo tutto, le cui carni si sfaldarono con squarci profondi, staccandosi dall'impalcatura dello scheletro e cadendo flaccide al suolo, scivolando in larghi brani da sotto i vestiti come enormi lumache.

In breve tutto si dissolse in un maleodorante liquore nerastro, il cui tanfo si sentiva nonostante l'aria viziata.

Ogni altro presente impietrito rimirava la scena, con gran copia di sigarette che, prima precariamente incollati a labbra inferiori, finivano poi per cadere, ora a terra, ora dentro luridi boccali di birra, ora dentro ciotole incrinate piene d'arachidi.

Com'era apparsa, rapida e ancheggiante, la donna sparì prendendo la porta del locale ed uscendone. Alcuni tra gli avventori giurarono poi di averla vista diventar traslucida, fin quasi a sparire, ripercorrendo a ritroso il proprio cammino. Altri affermavano invece dissero che, camminando verso l'uscita, perdeva le sue fattezze, le sue forme, i suoi lineamenti, diventando come cosa indistinta, fatta solo di etere denso e null'altro. Tutti sostennero che, usciti dal locale dopo l'iniziale sbigottimento, non videro altro che il vicolo vuoto, lurido come sempre, spazzato da una gelida brezza notturna, sotto il limpido sguardo della luna.

lunedì, giugno 11, 2007

Alien/idem

“Veramente strano...”

Disse l'alieno.

“Occasionalmente mi faccio di beat, occasionalmente però, mai con troppa assiduità o regolarità: la straniazione è il mio pane, la straniazione è il mio pene”

Rosso l'alieno...rosso, il colore della passione, della rabbia, della vita.

“Rosso è il sangue. Il sangue scorre sotto la pelle. La vita scorre sotto la pelle”

“La certezza non è mai più che un istante, ma gli istanti possono dilatarsi...si dilatano si, ma mai all'infinito”

“La vita è ordine, la vita è caos. Il cambiamento e la stasi copulano allegri, fottendosene della limitatezza nel concepire di chi li guarda, copulano e figliano vita, esistenza. Stremati sognano il possibile dopo aver generato il reale”

Ancora si interroga l'alieno mentre avanza per vicoli brulicanti, scuri e bui, illuminati da infiniti mozziconi ardenti, da infiniti occhi lucenti.

"E' umido..."

Nota l'alieno...e avanza.

I corpi sono avviluppati e sporchi, unti mentre scivolano l'uno sull'altro.

"C'è dolore e sofferenza..."

Dice,

"C'è godimento e desiderio..."

Scende scale larghe e tortuose, un budello nel ventre di palazzi altissimi, grigi, fatiscenti e gravi di muschi. La luce è molto più alta, nebulosa.

In quelle profondità i corpi sono molteplici, in ogni angolo e anfratto, abbandonati su ogni gradino, adagiati contro muri di mattoni sbrecciati.

Si muovono i corpi, ora sincopati, ora sinuosi, l'uno sull'altro e tra loro. Cala l'alieno in quei visceri urbani. Distinto si sente il suono…il beat…le pareti vibrano...ogni cavità di quei corpi è cassa di risonanza per quella vibrazione profonda.

Ora batte anche dentro l’alieno.

Un’alta arcata, appuntita e stretta alla fine di quella scala. Oltre la soglia il buio e totale, ma si sente frescura, un fluire liquido, uno sgorgare, un odore penetrante che gli sommuove i visceri, ma è profumo, solo molto più interno e carnale.

Varca la soglia l’alieno e sparisce nel suono, sparisce nell’odore, sparisce nel contatto e nel calore, nell’oscurità umida…e non è più alieno.

sabato, giugno 09, 2007

Occhiali...


Porto occhiali nuovi per vedere da lontano...

Sotto la luce più forte mi proteggono dal riflesso, così che ogni paesaggio mi appare definito in ogni suo minuto particolare, tagliente, assurdamente preciso.

Noto infinite somiglianze con infinite persone, a volte sono io che mi proietto fuori da me per guardarmi meglio (con un paio di occhiali nuovi), a volte ho la reale certezza di aver percorso la stessa strada (e quando dico stessa intendo proprio quella, con un grado di approssimazione assai buono), provato le stesse cose.

Alla faccia del "siamo tutti soli" e corollari.

Porto occhiali nuovi per vedere da lontano, ma avere una facoltà nuova a cui abiruarsi richiede tempo e ancora non sono nè profeta nè pianificatore.

Anche questa volta non scrivo gran che d'interessante, ma continua a dispiacermi troppo lasciarlo finire...(il blog)

giovedì, maggio 31, 2007

What a mess...


Non ho mai sperimentato una confusione così fredda, lucida, totale...

Ci sono stati momenti in cui era solo una variazione sul tema dell'angoscia esistenziale, momenti tumultuosamente cupi, quando ancora l'età adulta era lontana.

Ancora più indietro la confusione proprio non c'era, solo una pesante, opprimente cappa scelta, credo, volontariamente.

Ora la confusione è tutto: radici profonde oramai consolidate, anche se scarse in numero, restano prive di alcun frutto, vista l'incapacità assoluta di valutare atti concreti propri ed altrui, di individuare significati che durino più di qualche frazione di secondo.

Sicuramente drammatizzo, lo so, ma mi sento perso, come in balia di eventi più grandi di me, anche se si manifestano nelle piccole cose, e se cercare di "essere me stesso" mi sembra l'unica strada possibile, anche solo perchè non ne trovo altre, mi sembra di stare diventando pessimo, una persona che nn voglio essere. Come ho detto, mi sembra di tornare alla mia cupezza di un tempo, senza per altro quei connotati adolescenziali che la caratterizzavano, il che mi atterrisce profondamente.

A volte, purtroppo sempre più spesso nell'ultimo periodo, mi sembra di non stare bene con nessuno, ma vivo la cosa come una colpa, il che rende ancora più pesante la situazione.

Non riesco a uscirne, per quanto sforzi faccia per "lasciarmi andare", finisco sempre per prendere "sonore palate", o almeno, le vivo così.

Se dal passato torna solo una versione obrobriosamente "più adulta" della mia tendenza allo spleen (quantunque assai meno creativa), si fanno desiderare la serenità e la semplicità di alcuni momenti con pochi intimi, a fare cose stupide e piccole e a sognare il futuro sicuramente, anche se non lo si esplicitava, migliore.

Probabilmente, la motivazione di fondo di tutto questo ha a che fare con la fine imminente della mia "vita da studente" e la confusione scaturisce dal baratro di incertezza che ad essa segue, dalla promessa di responsabilità a cui non mi sono preparato affatto...

Non so a chi scrivo, per chi scrivo. Sto usando, ancora una volta, il blog come diario, come la versione narcisista ed esibizionista di un diario segreto...so solo che necessitavo uno sfogo e che forse questo era l'unico possibile.

mercoledì, maggio 30, 2007

B.B.


B.B. , ovvero? Brigitte Bardot? No! Biliardini in Bicocca!!!!!!!

Sorpresa! Una giornata oziosa in università con il solito irrazionale spreco di tempo e di risorse cognitive, di sonno e di energie, si illumina di biliardinosità.

Tre rapide partite, tre, in fondo, semplici vittorie con la partecipazione del noto tesserato FICB, nonchè campione del mondo in pectore Giovanni Abbiati, mi hanno fatto gustare nuovamente un piacere, quello appunto del biliardino, che ormai era più che altro relegato ai miei ricordi estivi siculi e mi hanno fatto pensare a quanto la Bicocca potrebbe esse un posto assai più bello (non sto parlando solo del biliardino...forse...) senza infondo troppo sforzo (la didattica è un altro discorso...per quello, non si capisce come mai, lo sforzo pare essere titanico).

Boh...c'era pure il sole e gente simpatica a contorno. Abbiamo pure bigiato il laboratorio di SPSS.

Che figata...e tutto questo sta finendo!!!!! Sta finendo la vita da universitario fancazista!!!!! SPLEEEEEEEN!!!!!!!!!!!!!!!!!

Che post del cavolo...

martedì, maggio 29, 2007

Last chance


Pandora ha chiuso i battenti...almeno per gli utenti residenti fuori dagli States (per chi non ricorda o non sa di cosa io stia parlando, ecco il link ad un post precedente in cui reperire l'informazione). Inutile dire che la cosa mi rattrista parecchio. Non sto a ripetere i motivi per cui adoravo questo servizio.

Come dice il caro Proff. Diamantini, l'importante è innovare e se le cose non vanno come dovrebbero è inutile strillare e piangersi addosso, bisogna pensare al futuro e trovare soluzioni pratiche. Siccome in internet, di solito, problemi e soluzioni si susseguono in modo frenetico, mi sono messo a cercare un modo per aggirare il divieto per gli utenti italiani di accedere al famoso sito sulla grande Rete.

Risultati: ci sono due tipi di soluzioni,

A) Essendo il controllo centrato sulla verifica dell'indirizzo IP con cui accediamo al sito (che informa il software di pandora rispetto alla nostra posizione nel mondo fisico e quindi alla nostra non presenza entro i confini USA), una prima soluzione è quella di falsare quest'ultimo ed ingannare il sistema con informazioni false. Inutile dire che è una soluzione da bambini cattivi e irrispettosi delle leggi e degli interessi delle povere case discografiche. Volendo farlo lo stesso si potrebbe utilizzare un "proxy", ovvero un programma che si interpone tra noi e il server e può dare a quest'ultimo un indirizzo IP diverso da quello reale.
Questa soluzione ha però degli svantaggi: ho verificato che non sempre funziona, pandora si accorge che "c'è qualcosa che non torna", inoltre questo espediente rallenta la connessione. E allora?

B) La seconda soluzione, che sto usando con profitto, è Last.fm, net-radio di concezione simile a Pandora, valida alternativa a quest'ultima. Funziona in un modo leggermente diverso rispetto a Pandora, prevede (ma non mi pare sia obbligatorio) lo scaricamento di un leggero programmino attraverso il quale gestire la vostra fruizione musicale e tutti gli elementi del vostro profilo. La registrazione è gratuita e rapidissima (niente conferme via e-mail se non ricordo male). Il sito è un vero e proprio portale, assai più ricco di quello di Pandora, pieno di link utili e interessanti, gruppi di discussione e consigli per l'ascolto, info su artisti e album, ma, sopratutto, disponibile anche in italiano.


Last.fm non ha alle spalle il music genome project e la classificazione dei pezzi è un pò più classica/empirica, ma grazie ai feedback degli utenti la cosa viene corretta a livello "empirico". Io lo sto ancora provando e, se di per sé preferisco ancora Pandora, mi sembra promettente. Ditemi che ne pensate.

Una chicca: rispetto a Pandora c'è molta più musica europea ed italiana/conosciuta e ascoltata in Europa e Italia.

domenica, maggio 27, 2007

Meanness (Grettezza)


La mia ignoranza mi lascia spesso senza fiato...

Eppure coltivo l'ozio e l'oblio, eppure uccido il giorno tanto quanto la notte.

La colpa più banale per chi vaneggi sul valore del sapere, del libro, della memoria.

Nelle parole di altri la propria manchevolezza appare chiara e gli improbabili rapporti ed equilibri si sfaldano, brano per brano, spazzati come lo sarebbe pelle morta di serpente da una pur leggera brezza.

I sentimenti si confondono e l'odio, o una sua certa approssimazione, investe chiunque occupi la prossimità, tanto da creare in essa, su un piano stavolta non fisico, abissi.

Percepire la propria piccolezza è doloroso, sentirsi gretti e ripugnanti, infimi e schiavi di vizi creati all'uopo, in cui si scivola senza chiedersi il motivo.

Se non tutto, molto è in mano nostra, noi siamo il nostro motore immobile, in noi il quid origine di ogni agire...ma dentro il motore l'abisso...difficile è accettare il fatto che non meno oscura la razio che ci muove rispetto a quella che muove il mondo.

La nostra essenza non ci appartiene più di quanto ci appartenga quella di ciò che ci è esterno / estraneo / alieno (?) (...pongo termine a questa deriva).

domenica, maggio 13, 2007

Libertà (?)...


Io ho paura...

Sarà che mi piace molto il ciclo di romanzi di Valerio Evangelisti che ha come personaggio l'inquisitore generale di Castiglia e d'Aragona Nicolas Eymerich ed ho sempre avuto una certa predilizione per la letteratura antiutopica (1984, Mondo perduto, Fahrenheit 451, ecc.); saranno i film che ultimamente sto andando a vedere: "L'ultimo inquisitore" e "Le vite degli altri"; ma credo che non basti questa forte suggestione a spiegare il mio timore.

Ho letto ora l'editoriale di Scalfari su Repubblica.it e, in buona parte, l'ho trovato una buona sintesi delle mie paure.

Quell'anomia, quella mancanza di norme a tutti i livelli, che E. Durkheim (Giulio, ndr.) vedeva montante, forse non è che una fase in un ciclo storico che ora prepara una nuova recrudescenza della repressione, dell'ordine ferreo ed intransigente, dell'assoluto e degli assoluti.

Mi sembra come se, quella libertà di cui tutti ci riempiamo la bocca e di cui troppo poco spesso ci siamo preoccupati di conoscere l'esatta natura, il valore, il prezzo, stia per passare di moda. Concetto vuoto (svuotato), senza più attinenza con il reale, sfruttato commercialmente e politicamente (senza maiuscola) fino al midollo, sembra pronto ad essere sostituito nelle retoriche, nei discorsi dominanti. Indizio di questo possibile esito, i richiami sempre più frequenti e sempre più vuoti e strumentali al termine "libertà" (non al concetto), il suo totale svilimento.

Paranoie da aspirante sociologo paranoico...

martedì, maggio 08, 2007

Autostrada


Ieri California...in versione forse un pò ridotta, ma sempre California...

Molto alcol, molta gente, il mio lato chiassoso che fa faville anche se non mi sentivo del tutto a mio agio, vista la numerosa presenza di gente che non conosco.

Chiacchiere varie, leggere e divertenti, la percezione di una mia dimensione, l'idea, molto importante ora che mi sento (e sono, penso) prossimo all'entrata nel "mondo adulto" (musichetta drammatica da film in sottofondo) che nella mia vita fino ad ora qualcosa ho fatto, ho allacciato rapporti più o meno stretti con molte persone, mi sono conosciuto e cambiato, ho capito e sperimentato.

In una macchina silenziosa escludendo la musica sparata a palla, due brevi scambi e moltissimi viaggi oltre a quello fisico per tornare a casa. La percezione di particella in un corpo enorme che ancora cresce, di percorrerne le vene, i nervi, di solcarne le membra, la percezione vaga di dimensioni titaniche in cui essere parte infinitesima e appena cosciente. Riflessioni sul silenzio che, contro ogni pronostico, è anche mio; sulla potenza che, anche non trasformandosi in atto, ha un suo concreto valore. Tutto dentro di me.

Una notte insonne a digerire cose pesanti nel mio ventre che torna a crescere. Una sveglia che suona ignorata, e la consapevolezza delle responsabilità incombenti. La sensazione di scollamento profondo tra l'esperienza piacevole e la necessità di limitala.

Oggi il mondo gira strano (forse sottosopra): mille tesine da preparare, modalità d'esame non perfettamente chiare, ma anche il ritorno al lavoro saltuario e retribuito a fine settimana.

mercoledì, maggio 02, 2007

Libera chiesa in Stato prono... (clikka sul titolo)


Dio...e la maiuscola ci sta soltanto perchè è ad inizio di frase...

Uno ci prova a dimenticarsi che siamo in Italia, se proprio non ci riesce, cerca di concentrarsi su ciò che di buono questo significa, ma opere d'arte, mandolini, pizze, "genio italico" e quant'altro non riescono proprio a risollevare il morale quando ti rendi conto che siamo fermi al medioevo.

Ok...ok, una frase fatta forse...forse, ma non riesco a trovare un'altra descrizione per un paese dove è il "timor di dio" (e stavolta la minuscola non si evita) a governare? Intendiamoci, ognuno è libero di credere quello che vuole, ma è una questione sua personale e se qualcuno discutendo con me, per ottenere ragione ove la logica non lo aiuti, mi dice una cosa del tipo "è così perchè dio lo vuole" (lui la maiuscola la metterebbe) a me viene solo da ridere.

E invece no, non c'è proprio un cavolo da ridere visto che qui, in Italia, chi ha dio dalla sua parte conta comunque di più, merita ossequio incondizionato, rispetto, timore (cazzo, ma qualcuno teme ancora la scomunica???!?!?!?!??!), merita una nutrita scorta di polizia perchè minacciato da un mitomane isolato, quando ci sono magistrati a cui l'hanno tolta, anche se minacciati da un'organizzazione criminale di ben altra entità.

Non lo so, probabilmente, e parlo quanto meno dell'Italia, si sta cominciando a credere che per combattere l'integralismo religioso altrui dobbiamo rinfocolare il nostro (è più facile e realistico di cercare di riequilibrare la situazione mondiale dal punto di vista economico-politico).

Perchè tutto sto sproloquio? Ieri concertone del primo maggio. Un conduttore/cantante, tale Andrea Rivera, afferma le seguenti cose:

"Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta".

"Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. È giusto così. Assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma due ladroni".

Se la prima frase qualche elemento di opinione può avercelo (per la cronaca, la condivido), nella seconda vengono riportati solo dei fatti. Ma in conseguenza di quanto detto sono tuonate accuse e volate prese di distanza da ogni dove: organizzatori, segretari dei sindacati (all'unisono), giornalisti, hanno parlato di frasi "stupide" e "offensive", "assolutamente fuori luogo", hanno detto che la festa del primo maggio "non è l'ambito giusto per fare politica" (c'è troppo "volemose bene", ho paura).

Mi sono cascate...come diavolo è possibile!?!?!!? Che qualche omino con un copriteiera viola in testa e paramenti neri avesse da ridire, pacatamente (!?) me lo aspettavo, ma che tutti e tre i capi dei sindacati deprecassero all'unisono, che ci fosse un coro unanime di critiche sui media proprio no.

Mi si dovrebbe per favore indicare in che punto le frasi riportate dovrebbero essere offensive, perchè dovrebbero essere fuori luogo e mi si dovrebbe poi spiegare perchè il primo maggio non si dovrebbe far politica (e volendo ci si potrebbe pure ricollegare al discorso per cui i politicanti si lamentano della perdita del rapporto con la base, salvo poi però aver da ridire sempre e comunque quando qualcun'altro fa Politica che, ricordiamolo NON E' UN MESTIERE).

Altre due chicche del Rivera che ha fatto l'errore di pensare che in italia il diritto di opinione si applichi anche a chi non è membro della CEI.

"Si è concluso il processo ad Anna Maria Franzoni. Stop al televoto!".

"siamo un Paese di eroi, ma molti eroi cadono dai tralicci, mentre noi ci ricordiamo solo di Quattrocchi".

Parole di "inaudita violenza", per fortuna che gente tipo borghezio fa comizi da anni...

Non lo so, non ci voglio proprio credere, ho troppa paura...

domenica, aprile 29, 2007

A ognuno la sua verità


Ci sono persone che amano il silenzio, che sanno apprezzarlo sempre e comunque, spontaneamente, che sanno trovarlo dentro se stessi prima ancora che fuori.

Ci sono persone per le quali la serenità è un'abitudine, per le quali le preoccupazioni sono momentanee e vengono, non appena si manifestano, prontamente risolte senza lasciare strascichi.

Non so se queste persone siano poche o molte, ma io non sono una di loro.

Io amo parlare praticamente di ogni cosa, discutere di tutto, sono polemico e logorroico, sento la necessità/piacere di riflettere su praticamente ogni cosa che si presenti alla mia attenzione.

Credo che ciò avvenga perchè sono divorato dalla paura della solitudine, nel senso di incomunicabilità, dall'infinita complessità che mi vedo vorticare tutt'intorno, dall'orrore del vuoto, di materia, di senso, di pensiero...ho paura e cerco di imporre un controllo sul mondo, il più stringente, ferreo e logico possibile (certo secondo una logica che è mia).

Il pensiero cerca di comprendere il mondo. La parola dà concretezza al pensiero, ne stabilisce i limiti, i confini e rende possibile manipolarlo e descriverlo...riempie il vuoto. E' angosciante quanto io sia schiavo della parola, quanto sia schiavo della paura.

A questo aggiungiamoci narcisismo ed egocentrismo ed il quadro è completo: privo della capacità di superarli e di una morale che mi permetta di accettarli serenamente.

Ciò che credo mi renda apprezzabile mi fa sentire, allo stesso tempo, sbagliato.

Gli opposti si attraggono, ma noi non siamo particelle, tante cose tra due persone possono essere contemporaneamente in opposizione ed in accordo. Il desiderare è questione complessa.

...andavo ad ammannire ad altri lezioni che avevo imparato per me...

domenica, aprile 22, 2007

Pazzia dei primi caldi di primavera


Siamo tutti pazzi.

Altra dichiarazione inutile, scontata, banale...lo so.

Il filo che separa i folli dai savi non mi è mai sembrato più sottile di come mi sembra ora. Quel famoso "contratto" siglato dalla comunità degli uomini per non vivere come lupi tra i lupi, conteneva obblighi relativi al comportamento, norme sociali da rispettare.

Proprio perchè contratto, è venuto dopo, non era "natura" e poiché nell'uomo, in ogni singolo uomo, ma, in certa misura, nell'umanità nel suo complesso, opposte tendenze si miscelano in modo vario.

Allora quella "natura" oppressa dalla "necessità" (che paradossalmente ancora nella natura trova il suo fondamento) nuovamente occhieggia quando le maglie degli obblighi sociali si fanno più larghe, quando i meccanismi produttori di conformità si inceppano, quando il mondo-io trova troppe incongruenze nel mondo-noi/mondo-tutti e quando queste incoerenze non possono essere contenute nel sogno, nella masturbazione, nell'astrazione, ecc. ; quando la tensione che da queste discrepanze non può essere sfogata con lo sfinimento più o meno rituale del corpo o l'obliterazione più o meno totale della mente.

Allora, di volta in volta, riscopriamo il delirio delle nostre proprie verità assolute, la certezza dei nostri mondi-io si infrange con l’incertezza dell’esterno, l’incomunicabilità ritorna ad incombere ed ancora una volta un aspra solitudine ci fa negare tutto ciò che ci accomuna in natura, che non conosciamo poiché ciò che abbiamo fatto che ci accomunasse in “cultura” lo cela e lo dimentica.

L'autocoscienza ha un prezzo e non è mai completa, tende a confondere alcune raffinate elaborazioni di bisogni fondamentali con i bisogni stessi e, spesso, a non riconoscere come propri altri bisogni che si è decisi nocivi e quindi da evitare, elaborati come tali e negletti.

Ancora, quand'anche l'autocoscienza fosse piena ed accettasse la paternità di quelle pulsioni esiliate, riconoscendo la necessità di uno sforzo attivo nel controllarle, potrebbe sottovalutare la portata delle tensioni necessarie per attuare quest'ultimo e dimenticare l'inevitabile sudditanza di un intelletto singolare o collettivo rispetto alla "natura", alla complessità dell'essere e del divenire.

mercoledì, aprile 18, 2007

Di fate e omicidi a sangue freddo...


Qualche sera fa la visione de "Il labirinto del fauno", favola dark, a rimpolpare ulteriormente un filone che diventa sempre più prolifico (con mia gioia per altro), che per scene di cruda violenza è assai poco "per bambini", nonostante abbia poi momenti abbastanza poetici.

Il mio gusto estetico ne esce soddisfatto, nonostante certe rappresentazioni "caricaturali" che, però, infondo, leggendo il suddetto film come una cupa favola (tipo quelle tedesche dove muoiono tutti e il dramma è l'unica conclusione possibile...eheh) ci possono anche stare. E comunque, non è che di mio io abbia mai provato particolare affetto o simpatia per fascisti di ogni genere... già perchè, nonostante sia una favola, l'ambientazione è quella della Spagna post guerra civile ed il cattivo più cattivo non è il lupo nero, l'orco o chissà che altra creatura fantastica, ma un capitano franchista, di una spietatezza e di un sadismo...al limite del fastidioso (so che come definizione non rende, ma erano talmente accentuati questi tratti, e totali, che a volte, nonostante sapessi trattarsi di un film, mi disturbavano la visione...ok, è complesso, non riesco a spiegare, magari vedendo capirete).

Il film ha un'ottima fotografia ed altrettanto buoni sono gli effetti, azzeccatissimi i personaggi e classica la trama, con una mano forse un pò calcata nel tentativo di suscitare emozioni spiacevoli sia con la violenza estrema, sia con gran copia di fango e di umori viscidi e appiccicosi, di creature sgradevoli e ributtanti; niente comunque che non si possa superare.

Nel complesso il film mi è piaciuto parecchio e mi andava di scriverlo, anche se domani magari cambierò idea o se continuerò a trovarci sempre più difetti e anche se mi sono lasciato andare ad un tono eccessivamente recensorio in questo post e se mi sono infilato in frasi troppo intricate e piene di parentesi, al mio solito....

domenica, aprile 15, 2007

Pause (Ovvero: un ordinata e civile discussione)


Il tempo...

Tematica ricorrente su queste "pagine", eppure filone di riflessioni non ancora esaurito.

Ieri ho visto Still Life, film cinese sulla Cina che cambia. Il film mi è sembrato estremamente interessante, un'ottima rappresentazione dell'effetto che la "modernizzazione" sta avendo sul paese, sulla cultura tradizionale, sulle vite delle singole persone (con gli esempi di almeno due reazioni possibili: "refrattari" e "integrati").

Quello che più mi ha colpito però, e devo esser sincero, non è stato questo. A colpirmi maggiormente sono stati i tempi, i tempi del dialogo, della narrazione nel suo complesso: lentissimi, con un'abbondanza di pause enfatiche (almeno, a me sembravano tali) incredibile e lunghi silenzi. Ho già visto altri film di registi asiatici e ho già notato questa peculiarità, ma mai come ieri la cosa mi ha fatto riflettere.

In una scena, quella che forse mi è maggiormente rimasta impressa, c'erano alcuni lavoratori che discutevano animatamente con il direttore della fabbrica dove lavoravano (o avevano lavorato, la scena era sullo sfondo, non ho colto del tutto le motivazioni della lite). Nonostante si trattasse di un vero e proprio alterco, con tanto di scambio di invettive, i partecipanti parlavano a turni rigidamente alternati, e tra un turno e l'altro, le immancabili pause (tra i 30 secondi e il minuto).

Non solo non si parlavano addosso MAI, ma facevano pause significative tra i turni!!! Tutto questo perfino durante un litigio!!!!! Voglio dire, una cosa del genere, dalle nostre parti, non solo è strana, è proprio inconcepibile.

Il dubbio che mi sono portato dietro uscito dalla sala del film è: ma questi tempi lunghi, questi dialoghi rigidamente a turbi con tanto di pause interturno, sono propri della rappresentazione, della narrazione, oppure sono tipici della vita quotidiana?? Si tratta di un artificio narrativo presente solo nei film, nei libri che rappresentano scene di vita, oppure sono norme sociali proprie di quella cultura??

Personalmente penso sia vera la seconda ipotesi, il che mi ha fatto riflettere sull'ulteriore difficoltà che i cinesi dovranno affrontare con la "modernizzazione" del loro Paese.

E mio padre che si lamenta che mia sorella parla troppo velocemente...

Nota a margine: i cinesi fumano un casino!!!!