giovedì, gennaio 24, 2008

Viva la costituzione (robusta? Nient'affatto...piuttosto gracile)



- Frankie hi nrg MC - Rap Lamento -

Secondo me, ora come ora, ci sta più del solito...rassegnazione[?(!)]. Anche chiudendo gli occhi, prima o poi li devi riaprire.

EDIT: Su segnalazione, aggiungo un altro video piuttosto calzante...



- Rino Gaetano: Nun te reggae più -

Flusso circolare al circolino



- Soundtrack: Amari - Le gite fuori porta -

Una musica amara...violini in sottofondo. Una lentezza languida di suoni vibranti.

La mente che va al di la della materia nel trovare i suoi significati. Contenitori vuoti e sottilissimi, senza spessore, per altro solo rappresentati, nient'affatto fisici, sono creature presso occhi che ancora brillano di svagata ebrezza.

Il mondo è sempre lo stesso. lo stesso mondo che ora di disgusta, lo stesso che trovi odioso e insopportabile, ora è pieno di promesse e bellezza, e potenza, e desiderio. Il tempo è la chiave, ma è solo superficie: tutto ciò che è esistito, esiste, esisterà, convive al di là del tempo tutto il possibile con il reale, tutto il pensabile e il pensato.

Ora flauti, sfuggenti ed rotondi, batuffoli di cotone bagnato, pennellate pastose, azzurre e bianche, su una tela fibrosa.

La stanchezza, la fatica possono essere buone o cattive, ma non ci sono regole univoche che legano la classificazione al dato empirico. Quella cattiva fa sentire il corpo spezzato, debole, abusato, improduttivo, inutile tanto quanto la mente che lo abita, che con esso è in simbiosi. Quella buona ti fa sentire che hai maturato nuove capacità, abilità, una nuova coscienza, che resisti, che avanzi, che prosperi. La realizzazione può giungere con sorpresa al volgere del giorno: Non prestare orecchio ai corni luttuosi e cupi della potenziale, possibile, probabile, prossima disfatta, tutto esiste al di là del tempo, contemporaneamente, non c'è prima né dopo, dunque, nessuna cosa che esista può privare di significato, d'esistenza ad un'altra. Ogni momento è chiuso in sé, in esso è compreso tutto l'universo che gli dà sostanza. L'eco che di quel momento risiede in un altro non è quel momento, nessun legame ha con quello, solo è un elemento di quest'altro e del suo universo.

Come gli infiniti singoli istanti tra l'arco ed il bersaglio per la freccia.

Al di sopra di ogni universo, il primo, in cui il serpente ruota circolare mordendo la propria coda; da cui ogni altro.

domenica, gennaio 20, 2008

Lentamente muoio (...?)

Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicita'.


Pablo Neruda

Grazie all'amico Teo che me l'ha segnalata.

mercoledì, gennaio 16, 2008

Perplessità


Fin dalla prima volta che sono venuto a contatto con questa storia qualcosa mi puzzava, non era possibile che tutto fosse così infantilmente ridicolo, così ingenuamente adatto ad uno scandalo.

In televisione, esponenti di questa o quella fazione politica che deploravano l'atto liberticida secondo il copione standard (a qualcuno stava stretto, ma doveva mandar giù) e rappresentanti della chiesa che, molto pacatamente, stigmatizzavano il tutto, dandomi però (e sono sicuro che dipenda dalla mia malafede) l'impressione di essere più soddisfatti che infastiditi o rammaricati.

Il top erano le interviste ai professori ed agli studenti attuatori della protesta, mi ricordavano lo "splendido" programma "secondo voi" dell'eccelso Del Debbio: in quello che dicevano, tutti quelli di cui sono riuscito ad ascoltare interviste, non si ravvisava alcun senso.

Se fossi stato, che so, un forzista, probabilmente non me ne sarei sorpreso, "porci comunisti" e avrei lasciato li. Ma non è andata così. Mi sono chiesto: è possibile che queste persone non abbiano idee più complesse di "dagli al prete" o "okkupare è bello"? E' possibile che abbiano fatto quello che hanno fatto senza uno straccio di senso, senza la capacità di dare voce alle proprie motivazioni? Professori e studenti universitari? Potevano pure dire cose non condivisibili, potevano portare avanti idee che non avrei approvato in parte o del tutto, invece niente, sembrava che una cosa del genere fosse stata fatta senza alcun motivo concreto.

Durante i servizi non si entrava mai in profondità, le parole degli autori erano presentate in flash frammentari e sembravano spesso assurde rispetto alle domande postegli dai giornalisti. Eppure qualcosa di ragionevole filtrava nebuloso in tutto questo guazzabuglio. No, mi puzzava troppo. Poi ci ho pensato e ho pensato alla qualità attuale della gran maggioranza della stampa italiana e i sospetti sono fioriti rigogliosi.

Meraviglie del montaggio e non solo.

Non è la prima volta che ho l'impressione che le notizie adombrino o dimentichino i fatti. Già da molto tempo mi capita di innervosirmi guardando il telegiornale quando, all'inizio di un servizio colgo il senso di scandalo o di tragedia, ma alla fine non ho assolutamente capito le dinamiche di ciò che è avvenuto o ne ho esclusivamente un'idea assai vaga. E tutto questo senza nemmeno bisogno di entrare nel merito della questione (che vorrei tanto conoscere meglio).

Comunque, riporto di seguito il testo di una mail che mi è giunta poco fa, se vi va leggetela e poi fate voi come meglio credete...

"Cari amici,

alla pagina http://www.petitiononline.com/386864c0/petition.html
si puo` sottoscrivere una lettera di solidarietà ai firmatari
dell'appello relativo alla partecipazione del papa
all'inaugurazione dell'anno accademico della sapienza. Riporto il
testo in calce.

Vi prego, se siete favorevoli, di far girare l'informazione.

Gherardo Piacitelli
-----

Testo della lettera

To: Presidente della Repubblica Italiana Napolitano, Rettore della
Sapienza Guarino

Esprimiamo la nostra piena solidarietà e la nostra gratitudine ai
docenti firmatari dell'appello affinché la partecipazione di Papa
Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico venisse
annullata.

Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l'invito;
non altrettanto si puo` dire del Rettore Renato Guarini, che si è
mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la
laicità dell'Università e il dialogo universale. Inadempiente alle
sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto
appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di
garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una
spiacevolissima situazione.

Siamo inoltre stupiti ed amareggiati per la superficialità con cui
esponenti politici e istituzionali di primo piano, tra cui
dispiace in particolar modo dover annoverare il Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell'Università Fabio
Mussi, si sono uniti al linciaggio morale cui i firmatari
dell'appello sono stati e sono tuttora sottoposti.

Infine, ci dichiariamo esterrefatti dalla devastante
superficialità ed incompetenza di gran parte della stampa, che si
è lanciata alla ricerca dello scoop nel migliore dei casi, o della
strumentalizzazione politica nel piu` frequente. In particolare, è
stato completamente stravolto il significato dell'appello, non
certo inteso a tacitare una voce e a impedire il dialogo e il
confronto, ma a tutelare il profondo significato storico e morale
dell'inaugurazione dell'anno accademico, la piu` solenne cerimonia
accademica, nella quale l'università celebra la libertà del sapere
universale, idealmente libera da qualunque condizionamento e
patronato."

giovedì, gennaio 10, 2008

Le vite degli altri...al tempo della Rete



- trailer del film: Tron -

Blog...e le vite degli altri.

Navigo e vedo, facilmente, le vite degli altri. Pagine e pagine di inclinazioni, desideri, sogni, vizzi, virtù, amore, odio...quant'altro. Nulla importa se si dice: "immagini artificiali, messe a bella posa per dar di sé l'immagine voluta". Come se l'immagine di sé che si vuol dare, il modo in cui si cerca di darla non parlassero del sé anch'essi, magari anche di più, magari anche meglio, magari anche d'altro rispetto a quello che il sé sa e accetta di sé.

Fotografie molteplici, video e musica, scritti brillanti di ogni fatta: poesie, racconti, flussi di coscienza. Legami, reali o fittizi, ma numerosi, ognuno nodo di rete in una rete di immagini-persona.

La familiarità diventa qualcosa di meno familiare. Al di la della sincerità, il sé-immagine-blog, quantunque diverso dal sé, è disincarnato e non ha confini, né di tempo, né di spazio. il sé-immagine-blog è l'intersezione suprema, è nodo si diceva e attraverso di esso, ogni afferente vede ogni altro afferente, contemporaneamente, e scopre, comprende, approfondisce, aspetti del nodo che non sapeva suoi, ignorava, sottostimava.

L'idea della sovrapposizione ultima è inquietante, capisco il tempo zero, capisco lo spazio zero...capisco quei visionari dei primi tempi: niente più geografia, niente più storia. Eppure no: ancora il corpo esiste, bistrattato, vilipeso, odiato, conformato, allenato, addestrato, sacrificato, abbandonato, trascurato...ma esiste.

Non è ancora il tempo della trascendenza, non ancora il tempo del tutto nell'uno e l'uno nel tutto.

domenica, gennaio 06, 2008

Terribile Scopo


Tempo fa, in circa un estate, ho letto il ciclo completo di Dune, di Frank Herbert.

Qualcuno forse ne avrà sentito parlare, infondo, a parte i libri (ne sono usciti di nuovi con la stessa ambientazione ad opera del figlio se non erro), Lynch ci ha fatto un film con Sting come interprete, ci hanno fatto pure vari videogiochi (Dune 2 è una pietra miliare nel filone degli strategici in tempo reale), ci hanno fatto varie serie televisive (ne ricordo almeno due) e Lucas ha affermato che senza la saga di Herbert non ci sarebbe stato Guerre Stellari (e, a prescindere dal giudizio che si può avere sulla presente saga, non si può certo negare che abbia avuto il suo porco successo).

Perché parlo di Dune? Per una cosa in particolare, ovvero per il fatto che in questa saga, molto spesso si faceva riferimento ad un "terribile scopo" che gravava sulle spalle del personaggio principale, Paul Atreides. Non ho intenzione di sintetizzare la trama e tanto meno di fare spoilering.

Questo concetto mi ha colpito, tanto da restarmi in testa e saltare fuori di quando in quando. Ha un che di grandioso, di ineluttabile, di solenne, per quanto anche un qualcosa di pericoloso (terribile appunto), riguarda una finalità, un destino, un futuro inevitabilmente scritto che vede chi ne è oggetto al centro dell'immensità del possibile.

Non so nemmeno bene io cosa voglio dire, ma qualche giorno fa, parlando con Chiara, mi sono sorpreso a fare delle riflessioni rispetto alle mie aspettative sul mio avvenire. E' venuto fuori che, per quanto da piccolo mi sentissi assolutamente inadatto a pressoché qualsiasi cosa degna di nota, coltivavo, alle volte, l'idea di poter diventare una persona veramente importante, una persona che sapesse fare qualcosa che nessun'altro sapeva fare o che nessun'altro sapeva fare così bene. Non si parlava di qualcosa di relativamente piccolo, ma almeno di ambito nazionale.

Beh, da parecchi anni non è più così, non nel senso ovvio che ho ridimensionato le mie aspettative di bambino riportandole ad una visione più realistica, ma che non ho più alcuna grandiosa aspirazione, non mi sento più dotato di alcun particolare talento, potenziale o già manifesto. La mia aspettativa è quella di situarmi tra la stragrande maggioranza delle persone con caratteristiche socio-demografiche simili alle mie e non essere distinguibile, se non dalle persone a me più vicine in termini meramente emotivi.

Nulla, insomma, ho già detto che non so nemmeno io che cosa voglio dire...riflettevo su come si possa passare dal desiderio di distinzione assoluta, all'accettazione dell'anonimato (metteteci tutte le virgolette del caso, non penso che sarò grigio e senza identità, solo che non spiccherò in modo particolare).

Forse sono terribilmente strano per l'epoca in cui vivo, o forse sono terribilmente normale, o forse ancora tutte queste paranoie derivano dal fatto che sono in tesi e che non mi va di fare assolutamente nulla per smettere di essere in tesi (tipo finire la tesi). Non lo so, non metterò in ordine questi pensieri, se fossi capace di mettere in ordine qalcos'altro adesso come adesso, la lista sarebbe lunga (e al primo posto ci starebbero i capitoli ed i paragrafi della mia tesi). Ancora una volta, chi vuole dire qualcosa è bene accetto.

E comunque l'idea di "terribile scopo" e tutta la sua aura di drammatica imponenza continuano ad esercitare su di me gran fascino.

venerdì, gennaio 04, 2008

Carisma Annale



- Gunter: My Ding Ding Dong -

Solo ed esclusivamente carisma da inizio anno. A riguardo vorrei ringraziare il buon vecchio Enry ed il buon vecchissimo Mike.

Gunter huber alles

Buon anno a tutti, magari riesco pure a scrivere la tesi prima del 2009.

sabato, dicembre 29, 2007

Il signore (non) da il pane a chi non ha i (cre)denti



Ora ho un motivo più concreto per provare fastidio per qualsiasi culto organizzato.

Come ogni organizzazione hanno una struttura più o meno gerarchica e hanno dei capi. Anche questi capi religiosi, seppure da principio o nelle dichiarazioni pubbliche non accentrano su di se particolari prerogative, anche se chiamano se stessi esclusivamente "guide", intendendo con quest'etichetta che la loro unica funzione è quella di aiutare i credenti ad avere fede, acquisiscono un certo potere.

Benché alcuni si definiscano "inviati di Dio" o simili, si tratta sempre di uomini, come uomini sono i loro sottoposti ed i fedeli. Benché molti di loro si dicano umili, molti tra loro non esiteranno ad utilizzare il loro potere per il loro interesse. Il fatto che siano sinceramente convinti di ciò che predicano o che lo usino come copertura per raggiungere scopi assai più personali, fa poca differenza.

La caratteristica peculiare del potere che possono esercitare è la possibilità di fornire agli uomini-credenti uno dei migliori motivi per manifestare la propria codardia. Qualcuno, penso Kant, ha fatto notare che la morale dovrebbe essere autonoma, non eteronoma, che si dovrebbe agire secondo ciò che si ritiene giusto per il solo fatto che, appunto, lo si ritiene giusto, non per la paura di punizioni extraterrene. Tanto peggio, seguendo questo ragionamento, sarebbe non fare ciò che si ritiene giusto soltanto per la paura di punizioni ultraterrene.

Certo, poi, volendo essere un pò più cinici, non sono o solo le punizioni ultraterrene, ma quelle terrene che spesso spaventano, anche perchè il potere di cui sopra, anche se ha caratteristiche particolari derivanti dalla natura della sua fonte, mantiene comunque influenza concreta nel mondo reale, visto che si tratta sempre di un potere umano.

Queste punizioni terrene possono essere, per esempio, l'ostracizzazione, l'allontanamento dal gruppo. Non c'è bisogno di essere eccessivamente cinici, queste punizioni spaventano non necessariamente o non soltanto in ragione del fatto che si viene estromessi dalla gestione o dal godimento degli effetti di quel potere, proprio del gruppo e del suo vertice, ma anche perchè, eventualmente, possono privare della stima, del rispetto, dell'affetto di persone care facenti parte anch'esse di quel gruppo.

Certo, è il "solito discorso individualismo-collettivismo", ma con qualcosa in più. Non sono così materialista da pensare che l'aspetto religioso della questione non dia al tutto un "valore aggiunto", specie nel caso di persone che sinceramente credono, poiché sono abbastanza convinto che ciò che è ritienuto reale finisce per avere effetti reali.

Probabilmente le mie sono farneticazioni scritte di getto, si tratta più che altro di un flusso di coscienza che segue il filo di un ragionamento e non di una tesi già raffinata semplicemente esposta. Questa è una riflessione aperta a contributi e allo stesso tempo uno sfogo. Chiunque voglia partecipare è dunque invitato a lasciare i suoi commenti.


mercoledì, dicembre 26, 2007

Flusso di coscienza allo zenzero (AKA eupepsia!!!)


Nessuna celebrazione natalizia sul mio blog (A parte il video che però contiene zenzero!!!).

E' con le viscere in subbuglio che mi appresto a lasciare qualche pensiero su queste pagine altrimenti bianche (nere). Scrivo per scrivere, un pò come quando disegno partendo da una linea senza sapere cosa voglio disegnare e vado avanti aspettando che l'immagine prenda forma nella mia mente e poi sul foglio. Non sempre succede, a volte la mente è vuota, quantomeno, vuota di cose stimolanti.

L'esperienza della mente davvero vuota, quella da meditazione per intenderci, quella da "se un albero cade in una foresta senza che ci sia nessuno ad ascoltarlo, fa rumore?" o da "che rumore fa una mano che batte da sola?", l'esperienza della mente vuota, dicevo, non l'ho mai veramente provata.

Affetto da distrazione cronica, ogni pensiero può essere stimolo per altri mille, sempre e comunque, senza per altro aver portato a termine la riflessione originaria. Ci sono poi pensieri martellanti che, una volta infilatisi in testa, non escono, pronti a ripresentarsi non appena viene pronunciata una "parola di attivazione". La possanza di tali pensieri è tale che quando la parola viene pronunciata in un punto qualsiasi del mio spazio uditivo, la pulsione a partecipare al discorso da cui quella parola proviene è irresistibile (Vero Chia?).

D'altro canto c'è un grande silenzio oggi, il cielo grave di batuffolose nuvole grigio-giallino-rosate, ognuno a casa sua a siringarsi le viscere di sostanze nutrienti in formati ad alta densità, banchettando con parentado residuo. Anche a sentirsi estranei al tutto, te ne stai a casa, visto che è tutto chiuso.

Ok...penso che questo flusso più o meno libero di associazioni sia finito.

giovedì, dicembre 20, 2007

L'improvvida irruenza di un inetto emotivo



- Franco Battiato: centro di gravità permanente -

Momenti neri...

Capitano e spesso non sono nemmeno tanto evidenti, sono solo vaghe sensazioni di fondo, promesse di cadute possibili, se non probabili. Su tutto aleggia il solito, assillante senso di impotenza, spesso, più che reale, percepita come tale e, talvolta, proprio per questo, reale nei suoi effetti concreti.

Parlare non significa necessariamente comunicare. La cosa vale anche rifelssivamente: possiamo raccontarci all'infinito storie molto ben congegnate, facendo tranquillamente finta di non saperlo, riuscendo a convincerci alla perfezione.

E' incredibile a quanto poco possa servire, alle volte, rimuginare su di un problema, pensare, riflettere: credi di migliorare la situazione, invece finisci solo per fare danni ulteriori, ammantandoli per di più della qualifica di "azione ragionata" e rendendoli praticamente assai più ostici da risolvere.

Forse ho necessità di più istinto e meno paura, necessità di familiarizzare di più con l'incertezza, infondo non sono poi così inetto e strade sensate ne ho trovate anche io, non c'è motivo di ritenere che la cosa non si riproponga.

Boh...

martedì, dicembre 11, 2007

Tutto il tempo del mondo


Se hai una cicatrice, vuol dire che la ferita si è rimarginata, ma avere una cicatrice non è come non essere mai stato ferito.

Se la ferita si è ben rimarginata non dovrebbe riaprirsi, ma a volte succede. Non necessariamente è una cosa particolarmente grave, magari lo è stata all'inizio e ora non lo è più, ma, a prescindere da questo, ti ricorda che sei vulnerabile, che non puoi avere certezze assolute, sicurezze assolute.

Fortunatamente quando non duole tendi a dimenticartene, non la senti e quindi, in pratica, non c'è. A volte però ti ci cade l'occhio, magari mentre stai errando con la mente tra branchi di pensieri oziosi, e allora la consapevolezza torna e ti affligge. E' possibilissimo che si tratti di un breve momento, che come è venuta vada via, ma a volte, se le circostanze sono adatte, ti si infila dentro come una melassa scura e non ti lascia fino a che non la cacci provocandoti conati.

Se hai una cicatrice, vuol dire che la ferita si è rimarginata, ma avere una cicatrice non è come non essere mai stato ferito. Si va avanti, quasi sempre, molti vanno avanti pure meglio...certo, ma è sempre qualcosa con cui devi fare i conti.

C'è stato un tempo in cui pensavo di non essere capace di "chiudere" alcunché, in cui credevo che non fosse mai davvero possibile chiudere alcunché, in seguito, mi sono reso conto che è vero che il tempo risolve molte cose...già, ma a differenza di quanto non credessi in passato, non ho "tutto il tempo del mondo".

lunedì, dicembre 03, 2007

Microsignificati - Macrosignificati



I santi hanno ucciso gli eroi...

Pensiero istantaneo, a scadenza rapida, che perde significato mentre il tempo passa fin dal momento in cui mi si è presentato alla mente.

Muore il tempo per rinascere infinite volte. Siamo ciechi, molto più di quanto non lo si potesse essere un tempo. Che poi siamo...io ed alcune persone a me vicine, tanto più che parlo essenzialmente per nozioni astratte e riciclate. Un tempo io non c'ero, o comunque non c'ero nella posizione in cui sono ora.

Resta il fatto che mi sento cieco, a prescindere da tutto il resto...anche se in realtà il resto conta, o dovrebbe contare.

Particolarmente sconclusionato stasera. Capita forse quando ci si sente impotenti, sia verso se stessi, sia verso persone a cui si tiene.

E ancora non riesco ad abbandonare questa forma impersonale. Non so se si tratta di un modo per darmi coraggio, fingendo che ci siano riferimenti stabili a me esterni, o solo di malcelata arroganza, potrebbe trattarsi di entrambe le cose, miscelate in misura varia. D'altronde, come mi piace dire/pensare molto ultimamente, non si tratta di presenza o assenza, ma di misura.

La felicità resta sempre questione di attimi e di piccole cose, almeno, mi sembra ora di poter dire così. La felicità può venire dall'immagine vivida di un futuro possibile che ti balena alla mente all'improvviso, di un futuro che magari a pensarci ti fa anche paura, che supponi soffocante, ma in quell'attimo è caldo e ti da sicurezza.

Non può piovere per sempre ed un microsignificato è comunque molto meglio del vuoto.

martedì, novembre 27, 2007

...In una scatola con una spatola...


Ci sono giorni in cui sarebbe meglio rinchiudersi da qualche parte, isolarsi dal mondo e restare nascosti fino al giorno successivo. I giorni in questione non durano necessariamente 24 ore, possono iniziare prima o dopo le 00.00. Quando capitano questi giorni, ogni cosa, fatta anche con le migliori intenzioni del mondo, fosse anche la più infima ed insignificante, risulta in problemi e figuracce.

Oggi sembra essere uno di quei giorni, ed è cominciato da ieri...

Riflessioni banali a margine: A volte, per correggere un errore fatto agendo, basta non fare nulla (a riguardo) ed andare avanti.

giovedì, novembre 22, 2007

Micromondi autocoerenti



- Video: Los Mono - Promesas -

Incredibile...

Riproduco su più livelli lo stesso tipo di comportamento: ammassare ogni sforzo, ogni impegno, ogni riserva di volontà nei pressi del termine. L'attesa dell'alba della fine, come se solamente il canto del cigno, l'ultimo colpo di coda possa racchiudere un significato degno di considerazione.

Comunque...comunque è rischioso, lo è anche nella spinta sicurezza di una vita tranquilla. A tirare troppo la corda finisce che si spezza. Ancora cose ovvie, ma almeno questa è una memoria persistente di quello che ho pensato, più persistente di altri tipi di memoria.

Tutto cambia per restare uguale (il gattopardo l'ho visto, non letto, in videocassetta millant'anni fa e mi ricordo solo l'esplicazione di questo concetto e qualche vago riferimento al contesto storico.

In tutto ciò mi duole pure un dente e nemmeno poco... mi si è infiltrata un'otturazione...onta e disonore! E ora me ne vo a letto, con un pò di etilismo in corpo, in parte inaspettatamente offerto, secondo una logica di fidelizzazione del cliente che risale a tempi precedenti a quelli in cui una scienza (o meglio una tecnica applicazione di varie scienze) istruisce gli esercenti sull'utilità di farlo e sulle modalità con cui farlo.

domenica, novembre 18, 2007

Tricko (T-shirt)



Ieri sono stato alla serata conclusiva di "Corto Potere", un concorso-rassegna di cortometraggi e sceneggiature che si tiene a Bergamo ormai da qualche anno. I pezzi proiettati sono stati parecchi e il gradimento è stato vario, ma un corto, quello che vi propongo qui, è riuscito a strapparmi un solo commento: "geniale!". Mi spiace per i non anglofoni, i sottotitoli sono solo in quest'ideoma (al concorso ho potuto godere di sottotitoli in italiano).

Tricko (T-shirt)

Director: Martin Fazeli
Production: Forward International
Producer: Igor Bossman; Pavel Simbartl; Raffo Tataro
Director of Photography: Tomas Sabo
Post Production: 727 Studio
Editor: Matej Benes
Music: DFL&Domora, Daniel Walter, Pete Williams
Presented by Hey Dan Independent, Bratislava. Production Service: Clown Town Sound Studio, SurroSound

sabato, novembre 17, 2007

In spregio all'originalità


Schifo, schifo e tristezza per gli originali.

Vituperio schiumante rabbia canina s'è versato, comunque, per ogni genere di estremista, per ogni invasato, perché siamo assolutisti nell'avversare ogni assolutismo. Non già per gli originali.

Se si è scritto e si è detto tutto, se ogni spot e telegiornale sul piccolo schermo ne traccia i lineamenti, se è tale la fame di diversità a prescindere da svuotare di senso ogni possibile contestuale contenuto di questa o quella manifestazione di diversità, lasciando solo la diversità in quanto tale...e dunque non diversa in quanto uguale a se stessa...dove sarebbe questo nuovo? Questa trasgressione, quest'originalità?

In attesa dell'anima senza corpo e del corpo senz'anima, possiamo sorprenderci soltanto della progressiva putrescenza del frutto maturo, di quella stagnante immobilità che procura nutrienti per il futuro. Ballate pure, profeti di ogni parziale negazione, nudi davanti ad un fuoco! Nemmeno i più convinti tra voi possono ancora negare di essere umani. Altri, più coscienti vestigia di un mondo che sta per essere stato, conservano inutili e limitati brandelli di empatia, che sempre più mostra la sua debolezza e contestualità, legata all'uomo che si prepara, collettivamente, all'oltre uomo, come chi si prepari all'inevitabile sapendolo inconoscibile.

Faremo come chi disprezza chi possiede perché possiede e si sente dare dell'invidioso, rispondendo con sdegno che si tratta di principi, ma sapendo che l'invidia è più complessa del banale desiderio di possesso dell'altrui posseduto.

Dunque, spregio, spregio possente verso ogni originalità dichiarata tale, millantata o sfoggiata come diamante lavorato. Il bagliore del nuovo, dell'inveterato, dell'esotico, ci abbaglia di per sé, non per l'annuncio fatto della sua luce. Nemmeno un banditore muto, ma nessun banditore.

Delirio raziocinante, questo, che come qualunque altro si avviluppa su se stesso e sui suoi presupposti e che in se stesso trova le fragilità che ne pretenderanno il crollo. Nessun originalità in questo...e dunque solo un minimo di coerenza interna, a prescindere dal fatto che valga qualcosa.

venerdì, novembre 16, 2007

God is a smoker


Qualcuno ha detto che dio è un Dj.

Io non sento altro, quando mi fermo ad ascoltare, che il cacofonico rumore dei miei pensieri nel silenzio-non-silenzio.

Dio è un nevrotico/paranoico...e noi siamo sigarette.

Ci estrae con mano tremante dal pacchetto delle possibilità e ci porta alla bocca. Ci accende con la fiamma della vita, dell'esistenza, e ci fuma a grandi boccate. Ci consumiamo in fretta, nel volgere di pochi minuti (divini) e, alla fine, non lasciamo di noi che fumo, cenere e filtro (per chi ce l'ha). In una parabola discendente spegniamo il nostro ultimo calore, una luce di brace infima nel buio di una notte fredda, cosmica ed eterna, fino all'impatto con l'oblio del suolo.

Quanta bellezza in quel cadere, in quell'ardere disperato...

Dio è un fumatore a catena, chain smoker, ma non è un social smoker: fuma da solo...gli piace così.

lunedì, novembre 12, 2007

Le conseguenze del fervore


Quando hai qualcosa che ti rode, che ti infastidisce, sarebbe sempre meglio decidere fin da subito se parlarne apertamente con chi di dovere o passarci sopra/decidere di rifletterci su per un pò. Qualora si scelga la seconda ipotesi non, e dico NON, se ne dovrebbe fare continuamente parola con altri, magari chiedere a qualcuno come la vede, giusto per farsi un idea più precisa del problema, ma niente di più.

La lamentazione eccessiva (e lo diventa ben presto) è qualcosa che porta spesso a conseguenze nefaste e non volute. Se c'è qualcosa che preme per uscire, dopo opportuna riflessione (non sempre tutto quello che ci passa per la testa, nel modo in cui ci passa per la testa e nel momento in cui ci passa per la testa, corrisponde a quello che vorremmo/dovremmo dire), la si dovrebbe assecondare, specie se si ha una faccia molto..."comunicativa".

Il rancore e i suoi derivati logorano ed il discutibile piacere che si può provare nel covarli può avere un prezzo ben più alto di quanto non ci si immaginava.

L'impersonale non trarrà in inganno nessuno di coloro che mi conoscono: si tratta ovviamente di un'auto-tirata di orecchie.

lunedì, novembre 05, 2007

Un giorno il male di vivere ho inscenato


Rassicurazione...

A volte capita di sentirsi deboli, insicuri, imbranati, incapaci di gestire anche la più stupida delle situazioni. Si può semplicemente arrendersi all'idea di essere imbranati cronici e passare sopra al problema, sperando forse di avere vicino qualcuno in grado di aiutarci. Questa "soluzione" però non è sempre applicabile, perché ci sono cose che possono essere fatte solo in prima persona e, nella maggior parte dei casi, le cose importanti ricadono in questa categoria. Quanto detto è, credo, tanto più vero quanto più l'età avanza.

Capita, nelle circostanze in cui si verifica la necessità di affrontare da soli i propri problemi, di farsi prendere dal panico, spesso per sovrastima del problema e/o per sottostima della propria capacità di risolverlo. La paura, che nasce come ottimo strumento di sopravvivenza, in circostanze simili, tende ad avere il deleterio effetto di profezia che si autoadempie: una cosa da nulla, o magari una situazione la cui gestione è impegnativa ma possibile, diventano ostacoli insormontabili. L'ansia finisce per far fare cose immensamente stupide, finisce per portare qualsiasi cosa all'esasperazione, per far chiedere insensate e pedanti rassicurazioni a persone con cui crediamo di avere un problema che, magari, proprio questa richiesta pone in essere. Seguendo questa strada non si fa altro che essere artefici di epiloghi nefasti.

Ci vuole coraggio e non parlo di coraggio da eroi, di coraggio con la C maiuscola, parlo di un coraggio molto più piccolo e banale, di un coraggio quotidiano, che, pare, ai tempi dei nostri genitori e, ancor di più, dei nostri nonni si trovava in chiunque fin dalla più tenera età, o quasi. Il mondo era più duro allora e si badava alla sostanza delle cose, non in quest'epoca di bamboccioni eterni infanti. Non so quanto sono ironico...

Il coraggio serve per fare serenamente le scelte di tutti i giorni, sapendo di poter sbagliare e soffrire, ma agendo per ottenere ciò che si desidera in modo poi da non ritrovarsi con in mano solo sogni e speranze, a prendere, pioggia aspettando treni già passati in una stazione deserta.

Lo so, è tutto molto banale...ma, ancora una volta, sono riflessioni contestuali.

giovedì, ottobre 25, 2007

Momenti


Ci sono dei momenti in cui ti senti estremamente vivo e senti cose che fai, che normalmente valuti molto poco, incredibilmente importanti.

In tutto questo, spesso, alcol (in quantità ragionevoli), amore e musica giocano un ruolo fondamentale.

Se si imparasse a coltivare questi momenti adeguatamente, basterebbero da soli a ripagare il biglietto della vita