giovedì, maggio 31, 2007

What a mess...


Non ho mai sperimentato una confusione così fredda, lucida, totale...

Ci sono stati momenti in cui era solo una variazione sul tema dell'angoscia esistenziale, momenti tumultuosamente cupi, quando ancora l'età adulta era lontana.

Ancora più indietro la confusione proprio non c'era, solo una pesante, opprimente cappa scelta, credo, volontariamente.

Ora la confusione è tutto: radici profonde oramai consolidate, anche se scarse in numero, restano prive di alcun frutto, vista l'incapacità assoluta di valutare atti concreti propri ed altrui, di individuare significati che durino più di qualche frazione di secondo.

Sicuramente drammatizzo, lo so, ma mi sento perso, come in balia di eventi più grandi di me, anche se si manifestano nelle piccole cose, e se cercare di "essere me stesso" mi sembra l'unica strada possibile, anche solo perchè non ne trovo altre, mi sembra di stare diventando pessimo, una persona che nn voglio essere. Come ho detto, mi sembra di tornare alla mia cupezza di un tempo, senza per altro quei connotati adolescenziali che la caratterizzavano, il che mi atterrisce profondamente.

A volte, purtroppo sempre più spesso nell'ultimo periodo, mi sembra di non stare bene con nessuno, ma vivo la cosa come una colpa, il che rende ancora più pesante la situazione.

Non riesco a uscirne, per quanto sforzi faccia per "lasciarmi andare", finisco sempre per prendere "sonore palate", o almeno, le vivo così.

Se dal passato torna solo una versione obrobriosamente "più adulta" della mia tendenza allo spleen (quantunque assai meno creativa), si fanno desiderare la serenità e la semplicità di alcuni momenti con pochi intimi, a fare cose stupide e piccole e a sognare il futuro sicuramente, anche se non lo si esplicitava, migliore.

Probabilmente, la motivazione di fondo di tutto questo ha a che fare con la fine imminente della mia "vita da studente" e la confusione scaturisce dal baratro di incertezza che ad essa segue, dalla promessa di responsabilità a cui non mi sono preparato affatto...

Non so a chi scrivo, per chi scrivo. Sto usando, ancora una volta, il blog come diario, come la versione narcisista ed esibizionista di un diario segreto...so solo che necessitavo uno sfogo e che forse questo era l'unico possibile.

mercoledì, maggio 30, 2007

B.B.


B.B. , ovvero? Brigitte Bardot? No! Biliardini in Bicocca!!!!!!!

Sorpresa! Una giornata oziosa in università con il solito irrazionale spreco di tempo e di risorse cognitive, di sonno e di energie, si illumina di biliardinosità.

Tre rapide partite, tre, in fondo, semplici vittorie con la partecipazione del noto tesserato FICB, nonchè campione del mondo in pectore Giovanni Abbiati, mi hanno fatto gustare nuovamente un piacere, quello appunto del biliardino, che ormai era più che altro relegato ai miei ricordi estivi siculi e mi hanno fatto pensare a quanto la Bicocca potrebbe esse un posto assai più bello (non sto parlando solo del biliardino...forse...) senza infondo troppo sforzo (la didattica è un altro discorso...per quello, non si capisce come mai, lo sforzo pare essere titanico).

Boh...c'era pure il sole e gente simpatica a contorno. Abbiamo pure bigiato il laboratorio di SPSS.

Che figata...e tutto questo sta finendo!!!!! Sta finendo la vita da universitario fancazista!!!!! SPLEEEEEEEN!!!!!!!!!!!!!!!!!

Che post del cavolo...

martedì, maggio 29, 2007

Last chance


Pandora ha chiuso i battenti...almeno per gli utenti residenti fuori dagli States (per chi non ricorda o non sa di cosa io stia parlando, ecco il link ad un post precedente in cui reperire l'informazione). Inutile dire che la cosa mi rattrista parecchio. Non sto a ripetere i motivi per cui adoravo questo servizio.

Come dice il caro Proff. Diamantini, l'importante è innovare e se le cose non vanno come dovrebbero è inutile strillare e piangersi addosso, bisogna pensare al futuro e trovare soluzioni pratiche. Siccome in internet, di solito, problemi e soluzioni si susseguono in modo frenetico, mi sono messo a cercare un modo per aggirare il divieto per gli utenti italiani di accedere al famoso sito sulla grande Rete.

Risultati: ci sono due tipi di soluzioni,

A) Essendo il controllo centrato sulla verifica dell'indirizzo IP con cui accediamo al sito (che informa il software di pandora rispetto alla nostra posizione nel mondo fisico e quindi alla nostra non presenza entro i confini USA), una prima soluzione è quella di falsare quest'ultimo ed ingannare il sistema con informazioni false. Inutile dire che è una soluzione da bambini cattivi e irrispettosi delle leggi e degli interessi delle povere case discografiche. Volendo farlo lo stesso si potrebbe utilizzare un "proxy", ovvero un programma che si interpone tra noi e il server e può dare a quest'ultimo un indirizzo IP diverso da quello reale.
Questa soluzione ha però degli svantaggi: ho verificato che non sempre funziona, pandora si accorge che "c'è qualcosa che non torna", inoltre questo espediente rallenta la connessione. E allora?

B) La seconda soluzione, che sto usando con profitto, è Last.fm, net-radio di concezione simile a Pandora, valida alternativa a quest'ultima. Funziona in un modo leggermente diverso rispetto a Pandora, prevede (ma non mi pare sia obbligatorio) lo scaricamento di un leggero programmino attraverso il quale gestire la vostra fruizione musicale e tutti gli elementi del vostro profilo. La registrazione è gratuita e rapidissima (niente conferme via e-mail se non ricordo male). Il sito è un vero e proprio portale, assai più ricco di quello di Pandora, pieno di link utili e interessanti, gruppi di discussione e consigli per l'ascolto, info su artisti e album, ma, sopratutto, disponibile anche in italiano.


Last.fm non ha alle spalle il music genome project e la classificazione dei pezzi è un pò più classica/empirica, ma grazie ai feedback degli utenti la cosa viene corretta a livello "empirico". Io lo sto ancora provando e, se di per sé preferisco ancora Pandora, mi sembra promettente. Ditemi che ne pensate.

Una chicca: rispetto a Pandora c'è molta più musica europea ed italiana/conosciuta e ascoltata in Europa e Italia.

domenica, maggio 27, 2007

Meanness (Grettezza)


La mia ignoranza mi lascia spesso senza fiato...

Eppure coltivo l'ozio e l'oblio, eppure uccido il giorno tanto quanto la notte.

La colpa più banale per chi vaneggi sul valore del sapere, del libro, della memoria.

Nelle parole di altri la propria manchevolezza appare chiara e gli improbabili rapporti ed equilibri si sfaldano, brano per brano, spazzati come lo sarebbe pelle morta di serpente da una pur leggera brezza.

I sentimenti si confondono e l'odio, o una sua certa approssimazione, investe chiunque occupi la prossimità, tanto da creare in essa, su un piano stavolta non fisico, abissi.

Percepire la propria piccolezza è doloroso, sentirsi gretti e ripugnanti, infimi e schiavi di vizi creati all'uopo, in cui si scivola senza chiedersi il motivo.

Se non tutto, molto è in mano nostra, noi siamo il nostro motore immobile, in noi il quid origine di ogni agire...ma dentro il motore l'abisso...difficile è accettare il fatto che non meno oscura la razio che ci muove rispetto a quella che muove il mondo.

La nostra essenza non ci appartiene più di quanto ci appartenga quella di ciò che ci è esterno / estraneo / alieno (?) (...pongo termine a questa deriva).

domenica, maggio 13, 2007

Libertà (?)...


Io ho paura...

Sarà che mi piace molto il ciclo di romanzi di Valerio Evangelisti che ha come personaggio l'inquisitore generale di Castiglia e d'Aragona Nicolas Eymerich ed ho sempre avuto una certa predilizione per la letteratura antiutopica (1984, Mondo perduto, Fahrenheit 451, ecc.); saranno i film che ultimamente sto andando a vedere: "L'ultimo inquisitore" e "Le vite degli altri"; ma credo che non basti questa forte suggestione a spiegare il mio timore.

Ho letto ora l'editoriale di Scalfari su Repubblica.it e, in buona parte, l'ho trovato una buona sintesi delle mie paure.

Quell'anomia, quella mancanza di norme a tutti i livelli, che E. Durkheim (Giulio, ndr.) vedeva montante, forse non è che una fase in un ciclo storico che ora prepara una nuova recrudescenza della repressione, dell'ordine ferreo ed intransigente, dell'assoluto e degli assoluti.

Mi sembra come se, quella libertà di cui tutti ci riempiamo la bocca e di cui troppo poco spesso ci siamo preoccupati di conoscere l'esatta natura, il valore, il prezzo, stia per passare di moda. Concetto vuoto (svuotato), senza più attinenza con il reale, sfruttato commercialmente e politicamente (senza maiuscola) fino al midollo, sembra pronto ad essere sostituito nelle retoriche, nei discorsi dominanti. Indizio di questo possibile esito, i richiami sempre più frequenti e sempre più vuoti e strumentali al termine "libertà" (non al concetto), il suo totale svilimento.

Paranoie da aspirante sociologo paranoico...

martedì, maggio 08, 2007

Autostrada


Ieri California...in versione forse un pò ridotta, ma sempre California...

Molto alcol, molta gente, il mio lato chiassoso che fa faville anche se non mi sentivo del tutto a mio agio, vista la numerosa presenza di gente che non conosco.

Chiacchiere varie, leggere e divertenti, la percezione di una mia dimensione, l'idea, molto importante ora che mi sento (e sono, penso) prossimo all'entrata nel "mondo adulto" (musichetta drammatica da film in sottofondo) che nella mia vita fino ad ora qualcosa ho fatto, ho allacciato rapporti più o meno stretti con molte persone, mi sono conosciuto e cambiato, ho capito e sperimentato.

In una macchina silenziosa escludendo la musica sparata a palla, due brevi scambi e moltissimi viaggi oltre a quello fisico per tornare a casa. La percezione di particella in un corpo enorme che ancora cresce, di percorrerne le vene, i nervi, di solcarne le membra, la percezione vaga di dimensioni titaniche in cui essere parte infinitesima e appena cosciente. Riflessioni sul silenzio che, contro ogni pronostico, è anche mio; sulla potenza che, anche non trasformandosi in atto, ha un suo concreto valore. Tutto dentro di me.

Una notte insonne a digerire cose pesanti nel mio ventre che torna a crescere. Una sveglia che suona ignorata, e la consapevolezza delle responsabilità incombenti. La sensazione di scollamento profondo tra l'esperienza piacevole e la necessità di limitala.

Oggi il mondo gira strano (forse sottosopra): mille tesine da preparare, modalità d'esame non perfettamente chiare, ma anche il ritorno al lavoro saltuario e retribuito a fine settimana.

mercoledì, maggio 02, 2007

Libera chiesa in Stato prono... (clikka sul titolo)


Dio...e la maiuscola ci sta soltanto perchè è ad inizio di frase...

Uno ci prova a dimenticarsi che siamo in Italia, se proprio non ci riesce, cerca di concentrarsi su ciò che di buono questo significa, ma opere d'arte, mandolini, pizze, "genio italico" e quant'altro non riescono proprio a risollevare il morale quando ti rendi conto che siamo fermi al medioevo.

Ok...ok, una frase fatta forse...forse, ma non riesco a trovare un'altra descrizione per un paese dove è il "timor di dio" (e stavolta la minuscola non si evita) a governare? Intendiamoci, ognuno è libero di credere quello che vuole, ma è una questione sua personale e se qualcuno discutendo con me, per ottenere ragione ove la logica non lo aiuti, mi dice una cosa del tipo "è così perchè dio lo vuole" (lui la maiuscola la metterebbe) a me viene solo da ridere.

E invece no, non c'è proprio un cavolo da ridere visto che qui, in Italia, chi ha dio dalla sua parte conta comunque di più, merita ossequio incondizionato, rispetto, timore (cazzo, ma qualcuno teme ancora la scomunica???!?!?!?!??!), merita una nutrita scorta di polizia perchè minacciato da un mitomane isolato, quando ci sono magistrati a cui l'hanno tolta, anche se minacciati da un'organizzazione criminale di ben altra entità.

Non lo so, probabilmente, e parlo quanto meno dell'Italia, si sta cominciando a credere che per combattere l'integralismo religioso altrui dobbiamo rinfocolare il nostro (è più facile e realistico di cercare di riequilibrare la situazione mondiale dal punto di vista economico-politico).

Perchè tutto sto sproloquio? Ieri concertone del primo maggio. Un conduttore/cantante, tale Andrea Rivera, afferma le seguenti cose:

"Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta".

"Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. È giusto così. Assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma due ladroni".

Se la prima frase qualche elemento di opinione può avercelo (per la cronaca, la condivido), nella seconda vengono riportati solo dei fatti. Ma in conseguenza di quanto detto sono tuonate accuse e volate prese di distanza da ogni dove: organizzatori, segretari dei sindacati (all'unisono), giornalisti, hanno parlato di frasi "stupide" e "offensive", "assolutamente fuori luogo", hanno detto che la festa del primo maggio "non è l'ambito giusto per fare politica" (c'è troppo "volemose bene", ho paura).

Mi sono cascate...come diavolo è possibile!?!?!!? Che qualche omino con un copriteiera viola in testa e paramenti neri avesse da ridire, pacatamente (!?) me lo aspettavo, ma che tutti e tre i capi dei sindacati deprecassero all'unisono, che ci fosse un coro unanime di critiche sui media proprio no.

Mi si dovrebbe per favore indicare in che punto le frasi riportate dovrebbero essere offensive, perchè dovrebbero essere fuori luogo e mi si dovrebbe poi spiegare perchè il primo maggio non si dovrebbe far politica (e volendo ci si potrebbe pure ricollegare al discorso per cui i politicanti si lamentano della perdita del rapporto con la base, salvo poi però aver da ridire sempre e comunque quando qualcun'altro fa Politica che, ricordiamolo NON E' UN MESTIERE).

Altre due chicche del Rivera che ha fatto l'errore di pensare che in italia il diritto di opinione si applichi anche a chi non è membro della CEI.

"Si è concluso il processo ad Anna Maria Franzoni. Stop al televoto!".

"siamo un Paese di eroi, ma molti eroi cadono dai tralicci, mentre noi ci ricordiamo solo di Quattrocchi".

Parole di "inaudita violenza", per fortuna che gente tipo borghezio fa comizi da anni...

Non lo so, non ci voglio proprio credere, ho troppa paura...

domenica, aprile 29, 2007

A ognuno la sua verità


Ci sono persone che amano il silenzio, che sanno apprezzarlo sempre e comunque, spontaneamente, che sanno trovarlo dentro se stessi prima ancora che fuori.

Ci sono persone per le quali la serenità è un'abitudine, per le quali le preoccupazioni sono momentanee e vengono, non appena si manifestano, prontamente risolte senza lasciare strascichi.

Non so se queste persone siano poche o molte, ma io non sono una di loro.

Io amo parlare praticamente di ogni cosa, discutere di tutto, sono polemico e logorroico, sento la necessità/piacere di riflettere su praticamente ogni cosa che si presenti alla mia attenzione.

Credo che ciò avvenga perchè sono divorato dalla paura della solitudine, nel senso di incomunicabilità, dall'infinita complessità che mi vedo vorticare tutt'intorno, dall'orrore del vuoto, di materia, di senso, di pensiero...ho paura e cerco di imporre un controllo sul mondo, il più stringente, ferreo e logico possibile (certo secondo una logica che è mia).

Il pensiero cerca di comprendere il mondo. La parola dà concretezza al pensiero, ne stabilisce i limiti, i confini e rende possibile manipolarlo e descriverlo...riempie il vuoto. E' angosciante quanto io sia schiavo della parola, quanto sia schiavo della paura.

A questo aggiungiamoci narcisismo ed egocentrismo ed il quadro è completo: privo della capacità di superarli e di una morale che mi permetta di accettarli serenamente.

Ciò che credo mi renda apprezzabile mi fa sentire, allo stesso tempo, sbagliato.

Gli opposti si attraggono, ma noi non siamo particelle, tante cose tra due persone possono essere contemporaneamente in opposizione ed in accordo. Il desiderare è questione complessa.

...andavo ad ammannire ad altri lezioni che avevo imparato per me...

domenica, aprile 22, 2007

Pazzia dei primi caldi di primavera


Siamo tutti pazzi.

Altra dichiarazione inutile, scontata, banale...lo so.

Il filo che separa i folli dai savi non mi è mai sembrato più sottile di come mi sembra ora. Quel famoso "contratto" siglato dalla comunità degli uomini per non vivere come lupi tra i lupi, conteneva obblighi relativi al comportamento, norme sociali da rispettare.

Proprio perchè contratto, è venuto dopo, non era "natura" e poiché nell'uomo, in ogni singolo uomo, ma, in certa misura, nell'umanità nel suo complesso, opposte tendenze si miscelano in modo vario.

Allora quella "natura" oppressa dalla "necessità" (che paradossalmente ancora nella natura trova il suo fondamento) nuovamente occhieggia quando le maglie degli obblighi sociali si fanno più larghe, quando i meccanismi produttori di conformità si inceppano, quando il mondo-io trova troppe incongruenze nel mondo-noi/mondo-tutti e quando queste incoerenze non possono essere contenute nel sogno, nella masturbazione, nell'astrazione, ecc. ; quando la tensione che da queste discrepanze non può essere sfogata con lo sfinimento più o meno rituale del corpo o l'obliterazione più o meno totale della mente.

Allora, di volta in volta, riscopriamo il delirio delle nostre proprie verità assolute, la certezza dei nostri mondi-io si infrange con l’incertezza dell’esterno, l’incomunicabilità ritorna ad incombere ed ancora una volta un aspra solitudine ci fa negare tutto ciò che ci accomuna in natura, che non conosciamo poiché ciò che abbiamo fatto che ci accomunasse in “cultura” lo cela e lo dimentica.

L'autocoscienza ha un prezzo e non è mai completa, tende a confondere alcune raffinate elaborazioni di bisogni fondamentali con i bisogni stessi e, spesso, a non riconoscere come propri altri bisogni che si è decisi nocivi e quindi da evitare, elaborati come tali e negletti.

Ancora, quand'anche l'autocoscienza fosse piena ed accettasse la paternità di quelle pulsioni esiliate, riconoscendo la necessità di uno sforzo attivo nel controllarle, potrebbe sottovalutare la portata delle tensioni necessarie per attuare quest'ultimo e dimenticare l'inevitabile sudditanza di un intelletto singolare o collettivo rispetto alla "natura", alla complessità dell'essere e del divenire.

mercoledì, aprile 18, 2007

Di fate e omicidi a sangue freddo...


Qualche sera fa la visione de "Il labirinto del fauno", favola dark, a rimpolpare ulteriormente un filone che diventa sempre più prolifico (con mia gioia per altro), che per scene di cruda violenza è assai poco "per bambini", nonostante abbia poi momenti abbastanza poetici.

Il mio gusto estetico ne esce soddisfatto, nonostante certe rappresentazioni "caricaturali" che, però, infondo, leggendo il suddetto film come una cupa favola (tipo quelle tedesche dove muoiono tutti e il dramma è l'unica conclusione possibile...eheh) ci possono anche stare. E comunque, non è che di mio io abbia mai provato particolare affetto o simpatia per fascisti di ogni genere... già perchè, nonostante sia una favola, l'ambientazione è quella della Spagna post guerra civile ed il cattivo più cattivo non è il lupo nero, l'orco o chissà che altra creatura fantastica, ma un capitano franchista, di una spietatezza e di un sadismo...al limite del fastidioso (so che come definizione non rende, ma erano talmente accentuati questi tratti, e totali, che a volte, nonostante sapessi trattarsi di un film, mi disturbavano la visione...ok, è complesso, non riesco a spiegare, magari vedendo capirete).

Il film ha un'ottima fotografia ed altrettanto buoni sono gli effetti, azzeccatissimi i personaggi e classica la trama, con una mano forse un pò calcata nel tentativo di suscitare emozioni spiacevoli sia con la violenza estrema, sia con gran copia di fango e di umori viscidi e appiccicosi, di creature sgradevoli e ributtanti; niente comunque che non si possa superare.

Nel complesso il film mi è piaciuto parecchio e mi andava di scriverlo, anche se domani magari cambierò idea o se continuerò a trovarci sempre più difetti e anche se mi sono lasciato andare ad un tono eccessivamente recensorio in questo post e se mi sono infilato in frasi troppo intricate e piene di parentesi, al mio solito....

domenica, aprile 15, 2007

Pause (Ovvero: un ordinata e civile discussione)


Il tempo...

Tematica ricorrente su queste "pagine", eppure filone di riflessioni non ancora esaurito.

Ieri ho visto Still Life, film cinese sulla Cina che cambia. Il film mi è sembrato estremamente interessante, un'ottima rappresentazione dell'effetto che la "modernizzazione" sta avendo sul paese, sulla cultura tradizionale, sulle vite delle singole persone (con gli esempi di almeno due reazioni possibili: "refrattari" e "integrati").

Quello che più mi ha colpito però, e devo esser sincero, non è stato questo. A colpirmi maggiormente sono stati i tempi, i tempi del dialogo, della narrazione nel suo complesso: lentissimi, con un'abbondanza di pause enfatiche (almeno, a me sembravano tali) incredibile e lunghi silenzi. Ho già visto altri film di registi asiatici e ho già notato questa peculiarità, ma mai come ieri la cosa mi ha fatto riflettere.

In una scena, quella che forse mi è maggiormente rimasta impressa, c'erano alcuni lavoratori che discutevano animatamente con il direttore della fabbrica dove lavoravano (o avevano lavorato, la scena era sullo sfondo, non ho colto del tutto le motivazioni della lite). Nonostante si trattasse di un vero e proprio alterco, con tanto di scambio di invettive, i partecipanti parlavano a turni rigidamente alternati, e tra un turno e l'altro, le immancabili pause (tra i 30 secondi e il minuto).

Non solo non si parlavano addosso MAI, ma facevano pause significative tra i turni!!! Tutto questo perfino durante un litigio!!!!! Voglio dire, una cosa del genere, dalle nostre parti, non solo è strana, è proprio inconcepibile.

Il dubbio che mi sono portato dietro uscito dalla sala del film è: ma questi tempi lunghi, questi dialoghi rigidamente a turbi con tanto di pause interturno, sono propri della rappresentazione, della narrazione, oppure sono tipici della vita quotidiana?? Si tratta di un artificio narrativo presente solo nei film, nei libri che rappresentano scene di vita, oppure sono norme sociali proprie di quella cultura??

Personalmente penso sia vera la seconda ipotesi, il che mi ha fatto riflettere sull'ulteriore difficoltà che i cinesi dovranno affrontare con la "modernizzazione" del loro Paese.

E mio padre che si lamenta che mia sorella parla troppo velocemente...

Nota a margine: i cinesi fumano un casino!!!!

martedì, aprile 10, 2007

Cazzo! E' morto il mio amico Pasquale!!!


Oggi sono di cattivo umore e non so perchè (ho dei dubbi in effetti, ma non mi sbilancio). Vedo che c'è ancora un bel pò di gente che viene a dare un'occhiata ogni girono e visto che discutevo in questi giorni sul fatto che, pare, si debba essere almeno un pò presi male, incazzati, tristi, per scrivere...

...l'altra sera me ne andavo spedito per le vie di città alta (il centro storico di Bergamo, ndg); un imprevedibile attacco di noia di vivere, misto a malumore immotivato (vedi su) e all'incredibile complessità (sè...) assunta dai miei rapporti sociali negli ultimi tempi, mi aveva fatto accumulare un notevole ritardo. La vacanza aveva riempito le strette stradine di gente vociante e allegra, per lo più liceali in vena di "goliardia".

Ad un certo punto sento un rombare poderoso ed un nugolo di teste si sporgono, colli si tendono, occhi si sgranano e tutti fanno largo ad una ferrari nera che si inerpica per una stretta salita. Ho fretta e mi limito a registrare un certo fastidio da rielaborare in seguito. Proseguo verso la meta facendo con la mia coscienza il gioco del "non lo sapevo che sarebbe andata a finire così, non credevo sarei arrivato così in ritardo...non ci credi, eh?Na...", quando di nuovo torno a sentire il rombo di prima.

Sono in prossimità di un incrocio, la strada è tanto piena che il traffico pedonale ha la densità del miele: da sinistra cala la ferrari rumoreggiando e, incredibile, la folla si apre come il mar rosso davanti a Mosé (Le citazioni bibliche a pasqua...in realtà a me faceva molto Pulp Fiction). Non è il lento e disordinato, organico, svogliato farsi da parte dei pedoni davanti ad un auto in una zona a traffico limitato, no, la gente si allarga quasi all'unisono, ad un certo punto sembra addirittura che si sia formato una specie di "servizio d'ordine" con alcuni ragazzi di una comitiva che "tengono dietro" i compagni con le braccia allargate.

Il tizio in auto avanza lento nello spazio (più di quello necessario) che si è prontamente fatto davanti a lui. Mentre passa, il finestrino abbassato appena, due ragazzi si sporgono e, tutti eccitati, gli fanno: "che figata di macchina!"; "Sei un grande, davvero, un grande...".

Il tizio finisce la sfilata e sparisce tra i commenti appassionati degli astanti. Io mi sento un pò rintronato e altrettanto infastidito. Quello che ho visto mi sembra assurdo, soprattutto le frasi grondanti stima dei due ragazzi...ma forse mi sono perso qualcosa, forse non colgo un significato di fondo...forse non do il giusto peso al fatto che quella macchina è un simbolo di successo economico e che il successo economico, da queste parti (perchè io, che non viaggio per niente, queste parti e poco più conosco), di peso ne ha davvero tanto.

Mi tornano in mente lezioni su capitale economico e capitale culturale, postmodernità, imprenditorialità, terza Italia, piccola impresa ed un sacco di altre cose, poi rinuncio a razionalizzare e mi resta solo un senso di fastidio, di tristezza tutto mio che accetto di non generalizzare...sono in ritardo, fanculo!

martedì, aprile 03, 2007

Fidarsi è bene, ma non fidarti del miglio (cereale molto antico, originario dell'Asia centroorientale)



Giusto ieri, dopo la visione di "Amores perros", film davvero notevole (anche se, ancora una volta, un pò lungo) che meriterebbe una discussione approfondita che non ho tempo di fare, consideravo che provo una tendenziale antipatia verso i cani di piccola taglia (con rarissime eccezioni) mentre la mia simpatia va a cani più grossi (possibilmente mansueti)...questo è veramente un grosso grosso cane :)

domenica, aprile 01, 2007

Tornado


Primo aprile...molto presto, 4.17

Considerazioni preliminari:

A) Auguri a Davide per il suo genetliaco (parola prima desueta, ora inflazionata, almeno tra coloro i quali si vogliono dare un tono), conosciuto su queste pagine come Q.

B) A volte voler bene è davvero un casino, specie quando gli eventi ti costringono a fare di un flusso unico frammenti distinti, di una contemporaneità perfetta, momenti accavallati e confliggenti. Cercherò di continuare ad essere diffusivo e non selettivo.

C) A volte a far del male non ci si mette nulla, più o meno consapevolmente, più o meno blandendosi con scuse e giustificazioni. Si spera arrivi il prima possibile il momento in cui realizzare quanto accade e rettificare.

D) la perentorietà, la fermezza, sono ancora cose che mi risultano difficili da attuare fino in fondo: quante cose di cui non si è tenuto conto che si manifestano solo in un secondo momento, quanti rimorsi, quanti rimpianti...eppure, eppure la necessità, in certi frangenti, di una netta risolutezza sarebbe auspicabile.

E) Sto tornando sull'intimista andante, mi si perdonerà spero, ma quando tutto intorno è tempesta ci si rinchiude in casa (o in un rifugio se sei previdente, te lo puoi permettere e ci sono frequenti tornadi, oppure nella vasca da bagno che è il posto migliore dove stare qando ti si avventa addosso un tornado). Fortunatamente non sono "in casa" da solo.

F) la pianto perchè l'insonnia forzata sta cedendo il passo al sonno.

venerdì, marzo 30, 2007

La frenesia del passaggio al tempo del rito implicito


- Soundtrack: The last waltz (dalla colonna sonora del film "Oldboy") -

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore…eppure di tempo né è passato così poco…o forse è già molto il tempo che è passato, forse quel tempo è poco o molto solo ed esclusivamente in relazione alla densità di eventi che lo hanno riempito?

Allora potrei dire forse che è molto…una vita chiusi dentro di sé è, al contempo interminabile e brevissima. Quando, se ciò accade, si apre al mondo, e basta anche solo un piccolo spiraglio perché la pressione esterna lo spinga dentro con forza terribile, improvvisamente l’intensità travolgente la rende frenetica e piena.

Persone, luoghi, circostanze, abitudini, esperienze si inseguono vorticose, si alternano e si sovrappongono ed il ricordo è una cosa completamente diversa da ciò che era prima: diventa molto più emotivo, più selettivo, aumentando il carico della memoria; sempre meno spazio c’è per le riflessioni, le rielaborazioni, le cesellature che una mente oziosa può accludervi. Rimorsi e rimpianti sono ora fitte lancinanti che durano qualche istante, non più l’infinito macerarsi della coscienza per interminabili ore, giorni. Serenità, felicità, tranquillità sono ormai cose che hanno tempi e logiche loro, in buona parte, tranne le più evidenti eccezioni, inintelligibili per chi le prova.

Tutto cambia per restare uguale…e tutto resta uguale eppure cambia.

E ho già nostalgia di me, e ho già paura per quello che non sono più e per quello che non sono ancora…già…infondo prima o poi deve succedere, almeno se continui ad esistere.

Paura e nostalgia, forse, ma anche trepidazione, a volte euforia, e uno strano insieme di emozioni che provo ora per la prima volta, che devo ancora riconoscere, cui devo dare un nome, forse capire, che…mi piacciono.

PS: Oldboy è un bel film...

martedì, marzo 27, 2007

Sognando la (Trattoria) California (Clikka su questo titolo per sapere di che parlo)[Da ora si possono lasciare commenti]



- The Stranger - Golden Brown -

(dalla colonna sonora de "The Snatch" e de "E morì con un felafel in mano")

Certe cose si apprezzano a pieno solo quando senti che infondo stanno per finire...o almeno questa è la sensazione che provo.

Di serate alla trattoria California ce ne sono di almeno due tipi diversi. Come andrà a finire lo sai già da come approcci il primo bicchiere di superbo VinAcetoMetanolo che ti trovi davanti: se lo butti giù in un solo colpo, sai che finirai sul fondo di un gorgo acido, nauseato da morire e forse vomitante, magari pure con un pò di cabaret prima, ma comunque nauseato; se lo sorseggi, dando al tuo cervello il tempo per realizzare che non c'è nulla da degustare, finisce che riesci a non perdere troppo il controllo sulle tue facoltà mentali e ad essere "allegro" ma non nauseato.

Questa serata mi è proprio piaciuta: gente che non vedevo da tempo; cazzate in quantità industriali confezionate ad arte da molteplici menti geniali; un Angelo più "misurato" del solito, nonostante il rapimento del sommo mazzinga a scopo di estorsione; sigarette in pacchetto di cortesia per Elisa in versione capelli neri e un filo di trucco, che comunque ho fumato per i tre quarti io (almeno era un pacchetto da dieci); il volatile psicoclinico che comincia ad empatizzare con il suo oggetto di studi e sente le voci; Michele che approccia tedesche sfoggiando un croccantissimo inglese (e chiedendomi "ma sa anche il tedesco", e io che gli rispondo "grazie al cazzo, è tedesca!", e lui "ma non lei, idiota", e io "ah"); infinite leggende universitarie, da Giade non Giade, a discussioni sulla costitutività della giunonica bellezza della Ile in quanto istituzione del nostro anno di corso, a Giovanni che reitera, per l'ennesima volta, la prassi del racconto del famoso MezzoPompinoConLacrimeEDelusioneDietroL’AngoloAllaCalifornia; il Divo Giulio, di cui E. Durkheim è reincarnazione (Si, avete capito bene, è Durkheim ad essere la reincarnazione di Giulio, non viceversa; chi volesse far notare che Giulio è nato dopo, non terrebbe conto che quest'ultimo, grazie al suo viscerale odio per la senescenza, può piegare lo spaziotempo ingenerando paradossi di inaudita portata), incredibilmente affettuoso e sempre di ottima compagnia; un Marco traviatore di menti semplici (a causa dell'alcol), pianificatore di stragi attraverso complesse campagne diffamatorie ai danni di persone che, proditoriamente e spregevolmente, mi vengono affiancate e associate, per non si sa bene quali motivi; una sempre amabile MElena (la mela con i riccioli scuri) ed una simpaticamente detestabile NuovaAmicaSimona, telefonica verificatrice dell'accensione dei fari; Un g. sempre più grandiosamente personaggio, sempre più cronacamente vero, ma senza BagnoPrivatoNonDisturbare né DivanettiInfrattoExAncora; un Gabry discretamente fuori, preso bene dalla nostra cino...cina...cinefilia, dai fratelli Choen, da Giorg Cluny e dal Grande Lebowsky; Un Enrico che proprio, porca troia, non riesce ad ubriacarsi e a rotolarsi nel suo vomito, nonostante abbia sostenuto ben tre esami, concludendo (da questo pdv) la sua carriera da studente; una AmicaPia che mi ha fatto parlare di cose di cui da tempo non parlavo, con gusto, con l'idea di stare avendo uno scambio interessante, realizzando quanto sono cambiato e quanto mi fa piacere esserlo (grazie Pia); infine, un buon numero di nuove conoscenze, troppo lontane al tavolo per poterci interagire da subito, con cui si è chiacchierato a smozzichi al MagaFurla, mentre girava la colonna sonora del suddetto Grande Lebowsky ed il sottoscritto girava per il MagaFurla dicendo "ma questa...questa è la colonna sonora del Grande Lebowsky".

Insomma, gran serata, e non ero nemmeno ubriaco da far schifo...non mi sono schiantato e i miei amici sono a casa sani e salvi...vero Antò?...Antò, Antò, ma ci sei? Vuoi che ci fermiamo? Se vuoi che ci fermiamo dimmelo eh...

giovedì, marzo 22, 2007

Horror vacui under an orange sky


DueZeroDue...horror vacui.

Dismessa la mia coda di pavone letterario-virtuale la guardo appassire, avvizzire, seccare e morire.

Non mi sento più creativo? Non sento più quella spinta interiore a produrmi in qualche manifestazione concreta di ciò che mi passa per la mente?

No, non credo, solo che ho la mente piena d'altro e forse, come già dicevo, non è il tempo per raccontare.

PENSIERI SPARSI IN ORDINE PURAMENTE CASUALE:

@ Il vento freddo, inaspettato, si insinua sotto le falde della giacca che fino a ieri pensavo troppo pesante da continuare ad usare. Il sole fa continuo sfoggio di tinte morbide, calde, arancioni, rosse, dorate, contro lo sfondo cupo e maestoso di grandi ammassi di nuvole grige appena screziate. Il sonno è un controllore insistente che chiede di vedere il biglietto, giusto il tempo di una lettura e se ne va, e ti riprendi a mezzo viaggio come fossi riposatissimo quando non hai chiuso gli occhi che per un quarto d'ora.

@@ Almost Blue. Volevo dire bravo Infascelli, bravo Lucarelli. Non ho letto il libro, ho solo visto il film, devo dire che spero che il libro sia scritto meglio di come è fatto il film. Una delusione. Parecchi buoni spunti...ma poco altro: alcune recitazioni per nulla brillanti, con voci che sembrano infinitamente artefatte; personaggi dalle psicologie appena abbozzate, molto stereotipate(i); azioni a volte enfatizzate senza che se ne capisca la motivazione e senza che si riesca a ricollegarle agli eventi fino a li (e successivamente) narrati; colpi di scena che non riescono a dare l'impressione di essere pesantemente forzati ed epiloghi grandemente prevedibili. Non lo so. Molti me ne hanno parlato bene. Forse sto diventando un pò troppo "sofisticato".

@@@ E nel frattempo ancora immagini vaghe di una città onirica, immensa e diversa nelle sue parti come è diverso il mondo intero. Con vicoli sudici e piovosi ai piedi di gotiche torri di basalto. Con schiere infinite di basse costruzioni in mattoni rossi aggrappate lungo un ampio pendio, le facciate affollate di infinite chiome verdi di rampicanti, di edera, di ceropegia, bagnate dalla luce arancione del tardo pomeriggio. Con torri galleggianti, imponenti, trasparenti di vetri polarizzati, tanto alte sopra l'acqua, quanto più protese verso profondità abissali, sparse sulla superficie calma dell'oceano, immerse nel calore meridiano. Con canali lunghissimi di pietra antica che scavano solchi muschiosi in immense foreste tropicali, e come strade, più basse del terreno, portano a piazze tonde, ad anfiteatri a gradoni, presso edifici compatti dello stesso materiale, vuoti da eoni innumeri.

lunedì, marzo 12, 2007

The Music Genome Project - Chi ama la musica dovrebbe proprio darci un occhio


Chi non ha mai desiderato, innamorato di una canzone sentita per caso alla radio, di aver la possibilità di trovarne altri artisti, altri pezzi in grado di stimolare emozioni, di evocare atmosfere, di produrre sonorità simili?

Io, come ho già detto, non ho mai avuto una cultura musicale degna di questo nome, non sono mai stato sufficientemente bravo ad affinare il mio gusto, ad assecondarlo e, spesso, affascinato da una canzone, non ho saputo trasformare questa fascinazione in una ricerca personale che mi portasse a conoscere più approfonditamente quella parte dell'universo musicale che più mi era affine, che mi donasse nuove suggestioni, nuovi stimoli, nuove emozioni.

Poi, leggendo un articolo su Repubblica, ho scoperto l'esistenza del sito www.pandora.com e del Music genome project...

Appena connesso, una semplice interfaccia ti chiede, dopo qualche secondo di caricamento, di inserire il titolo di una canzone o il nome di un gruppo che ti piace, fatto questo, il software crea una vera e propria e-radio con pezzi simili a quello indicato in modo da assecondare i nostri gusti.

Per ogni pezzo si possono ottenere facilmente molte informazioni (titolo dell'album, gruppo, ecc.), inoltre, per ogni pezzo è possibile segnalare al programma se lo stesso sia o meno di nostro gradimento. Il programma salverà le nostre indicazioni ed "imparerà a conoscerci" scegliendo con accuratezza sempre maggiore i pezzi da proporci.

Registrandosi sarà possibile salvare i nostri canali radiofonici personalizzati (è possibile crearne quanti se ne vogliono), vederli disponibili ad ogni connessione e continuare a dare indicazioni al software in modo da creare il canale perfetto per ogni nostro umore.

Per ora è possibile registrarsi solo se si è americani (...), ma l'ostacolo è facilmente aggirabile poichè l'unica prova che noi si risieda sul suolo a stelle e strisce è data dall'inserimento del US ZIP code (l'equivalente del nostro CAP); basterà dunque scegliere a caso da questo sito lo stato americano in cui si vuole fingere di risiedere e poi un codice tra quelli elencati, inserirlo nel form di iscrizione con gli altri (pochi) dati personali richiesti et voilà, il gioco è fatto.

A seguire un traduzione personale della presentazione del Music Genome Project fatta dal suo fondatore, Tim Westergren.

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The Music Genome Project

Il 6 gennaio del 2000, un gruppo di musicisti e di tecnici musicofili ebbero l’idea di effettuare la più esauriente analisi della musica mai vista.

Insieme abbiamo cercato di catturare l’essenza della musica a livello elementare. Abbiamo finito per assemblare letteralmente un centinaio di attributi o “geni” musicali in un grande “Genoma della musica”. Considerati insieme, questi “geni” sono in grado di catturare l’identità unica e magica di una canzone – tutto viene valutato, dalla melodia, all’armonia, al ritmo, fino alla strumentazione, orchestrazione, arrangiamento, lirica e, ovviamente, al ricco mondo del canto e dell’armonia vocale. Non vengono prese in esame cose come il genere a cui la canzone si suppone appartenga o chi compri musica simile – si cerca soltanto di individuare ciò che possa avere un suono simile ad ogni singola canzone esaminata

Nei sei anni che sono passati, abbiamo attentamente ascoltato le canzoni di oltre 10.000 diversi artisti – spaziando dai più popolari ai meno conosciuti – ed abbiamo analizzato le qualità musicali di ogni pezzo un attributo alla volta. Questo lavoro continua ogni singolo giorno e stiamo tentando di includere tutto ciò che di nuovo proviene dagli studi di registrazione, dai club e dai garage sparsi per il mondo.

Si potrebbe pensare che sia stata un’avventura un po’ folle, ma ora che abbiamo creato questa straordinaria collezione di analisi musicali, pensiamo che ci possa aiutare ad essere la vostra guida mentre vi accingete ad esplorare la parte dell’universo musicale che più vi piace.

Speriamo che possiate godervi il viaggio.

Tim Westergren
Fondatore
The Music Genome Project"


domenica, marzo 11, 2007

Wax Taylor - Hypnosis Theme Video



Lo so, ho già parlato dei Wax Taylor...

E' solo che questa canzone mi piace un sacco, è ipnotica (appunto) ed ho scoperto stasera il video, surreale e sensuale.

Più che una canzone è un tema...va preso come tale...

giovedì, marzo 08, 2007

Sympathy for Mister Vengeance


La vendetta è un fiume cremisi che travolge ogni cosa nel suo passaggio e la distrugge senza lasciarne traccia.

La vendetta ignora ideali, motivazioni, sentimenti...la vendetta prende la vita e ha come prezzo la vita.

La vendetta perpetra la vendetta fino a che nulla resta più e tutto è deserto, vuoto, morte.

La vendetta non è per nessuno, è solo per la vendetta.

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Un film incredibilmente denso, lento, con gran quantità di scene strazianti. Violenza più immaginata che vista, deliberata e premeditata, agita con glaciale freddezza ed efficienza da persone "normali" che hanno "sempre pensato di dover vivere onestamente", portate a tanto dalla disperazione in un vortice di eventi sfortunati e folli che rendono i protagonisti come invasati, incarnazioni temporanee della Vendetta che si consumano fino alla morte nell'assecondarne il desiderio.

Non mi aspettavo quello che ho visto, la lentezza, la pesantezza del dramma, mi è costato un pò vedere le due ore e un minuto del film. Con questo non voglio dire che non sia un buon film, anzi, solo che è un film che va visto con la giusta predisposizione d'animo e tenendo presente che le differenze culturali, soprattutto nei tempi narrativi, si fanno sentire.

Post N° 200...gaudeamus