lunedì, febbraio 26, 2007

La (ennesima) Caduta


Ero partito con l’idea di scrivere un post sulla triste condizione dell’attuale situazione politica, delle decisioni assurde, degli strenui tentativi di ricomposizione, delle velenose accuse, delle insinuanti proposte alternative, dei commenti irridenti, della rabbia a stento repressa e con difficoltà controllata, dei tentativi di difesa mai completamente convincenti, del continuo chiamarsi fuori o dentro, a seconda dei casi, della incessante tragicommedia parlamentare, della sequela di dichiarazioni tutte uguali e tutte ugualmente irrilevanti e scontate che, dette dallo stesso soggetto, senza che ci sia un motivo comprensibile o quantomeno accettabile, ottengono comunque uno spropositato rilievo mediatico…

Volevo parlare di tutto questo, specie quando, al ritorno da una festa di compleanno in quel di Milano, vengo ad apprendere da un proiettore a muro (la cui acustica ricorda vagamente quella degli spot pubblicitari locali proiettati nei cinema prima dei trailer dei film/pubblicità nazionale, prima del film vero e proprio) nello sferragliante tubo della metropolitana che Prodi ha rassegnato le dimissioni.

Volevo parlare di tutto questo, ma il problema è che non ce la faccio: mentre la pancia, contorcendosi violentemente, mi vorrebbe ad urlare le sue ragioni, la testa mi ricorda quanto poco io sappia delle “complesse dinamiche politiche” ed il risultato rischierebbe di essere né più né meno un qualunquistico “la politica è uno schifo” (per essere sintetici).

Poche idee mi restano chiare in testa (e nella pancia):

- forse odio Capezzone più di Mastella (ma solo forse).

- Dalema non fai in tempo a pensarne bene, che subito ti da motivo e modo per pensarne male (si vedano le dichiarazioni acide e pubbliche sulla “sinistra radicale” proprio in un momento di ricomposizione).

- Se posso comprendere le difficoltà di coscienza di Turigliatto e Rossi, non posso comprendere, o comunque accettare, le azioni che hanno fatto seguire (e continuano a fare seguire) alla realizzazione di quelle difficoltà. Infondo, come dice la Littizzetto, con chi pensavano di stare? Prodi sicuramente non fa la rivoluzione proletaria!

- La sinistra in Italia soffrirà sempre di una grande compressione e difficilmente (ed è un eufemismo) potrà trovare reale e piena espressione. Il “centro” giganteggia e non è difficile fare ipotesi rispetto ad un “ritorno al passato” e ad enormi cetacei pallidi.

Continuo a sperare ingenuamente che “tutto vada per il meglio” e aspetto giovedì ed il voto al senato (nonché un esame che dovrebbe essere piuttosto facile).

PS: è meno intimista del solito, anche se sicuramente è molto qualunquista. Spero in commenti infervorati per dare il via ad una proficua discussione.

lunedì, febbraio 19, 2007

Genetliaco!!!!!!!!!!! Fank....o al Mulo!!!!!!!!!


La felicità se ne frega amabilmente di quando l'hai invitata a comparire. Si disinteressa grandemente dei tuoi progetti a riguardo. Non si fa minimamente influenzare da aspettative e attese. La felicità quando decide di arrivare arriva, con buona pace di chi pensa di poterla programmare.

E' grandioso, quando sei felice, avere molti buoni amici intorno: un buon amico quando ti vede, ti sente, ti sa felice, è felice per te e te lo manifesta accrescendo smisuratamente la tua stessa felicità. Sarò mieloso, cosa che ho sempre dichiarato di detestare, ma non credo di aver mai apprezzato tanto la vicinanza degli amici come ora.

Mille voci (in realtà no, sono la minoranza) insistono che la felicità in questione sia solo apparente e momentanea, ma l'irrilevanza di tutto ciò di fronte all'infinità è talmente palese che non vale nemmeno la pena di prendere in considerazione tali asserzioni. Durasse anche solo un secondo troverebbe in sè stessa il pieno motivo d'essere.

Fare un elenco dei ringraziamenti sarebbe lungo e inutile. Miro a rendere concretamente noto il mio affetto a tutte le persone che mi sono vicine in questo momento e che mi sono state vicine in ben altri momenti, inoltre sono sicuro che i più assidui tra loro sono ampiamente consapevoli del mio affetto.

Ora chiudo prima di delirar oltre, facendomi gli auguri per il genetliaco...che l'anno a seguire ricalchi gli ultimi giorni che l'hanno preceduto.

martedì, febbraio 13, 2007

Sul tramontare di un giorno di prematura primavera...


Oggi il mondo ha dei colori così vivi che se tendi l'orecchio puoi sentirli respirare. Blu, Azzurri, rossi, rosa, ori che si mescolano tra loro, che scorrono fluidi, liquidi sulle facciate delle case, sul paesaggio rendendolo qualcosa di mai visto prima.

La luce obliqua di un sole anticipatamente primaverile passa attraverso i rami secchi e neri di alberi nudi, rimbalza sulle vetrate delle finestre, occhieggia sui fili d'erba e sembra volerti entrare dentro, penetrarti a restituire un mondo nuovo, così fragile che sembrano i primi giorni della creazione.

E tutto questo, in un modo tutto particolare, fa male, ti impasta la bocca e ti riempie lo stomaco di un'infinita malinconia, di una sorta di nostalgia per la tua vita come è stata fino ad ora. Allo stesso tempo è come se sentissi, ancora distante, l'infinito mare di possibilità che si approssima in un mondo così assurdamente neogenito.

Ti crogioli confuso in queste emozioni primordiali, totali, abbacinanti, fottendotene delle ridicole, piccole contingenze che ti assillano quotidianamente, aspettando che quelle stesse contingenze ridiventino la cifra del tuo significato, che ridiventino il senso della tua vita...e guardi il mondo fuori dal finestrino.

lunedì, febbraio 12, 2007

Where is my mind



soundtrack: Where is my mind - Placebo

L'alcol non risolve nulla...

Ma dio, dio! E' l'unica cosa attraverso la quale, per un pò, riesco a liberarmi da me stesso eppure ad essere sempre io. Non è solo una questione di freni inibitori, i freni inibitori fanno parte di noi come tutto il resto, no, è una questione di pensiero, di come fluisce, di come incede, è una questione di lucidità diversa.

Sono debole se "ho bisogno di bere" a volte...forse si, anche perchè non è sempre una festa, perchè come dicevo qualche riga più su l'alcol non risolve nulla...ma a volte è una tregua, una tregua con le mille voci che mi parlano nella testa, tutte uguali alla mia, tutte insistenti, egoiste e prevaricatrici, è una tregua con lo strisciante senso di solitudine esistenziale che non mi abbandona mai veramente, una tregua con l'incapacità cronica di apprezzare davvero e a fondo ciò che ho.

Non è sempre così...c'è quando quella solitudine diventa un pozzo nero e profondissimo in cui cado senza scampo. C'è quando bere mi perde in me stesso, chiuso con le mie paure, le mie insistenti voci interiori, quando mi fa vagare solo per infinite ore notturne, in periferie desolate e silenziose, note o meno, per infiniti passi. Accade anche quello...

Ma la cosa più sorprendente è che, infondo, bere non fa che amplificare il mio stato d'animo, le proiezioni del mio desiderio...è sempre tutto in mano mia, posso lasciarmi andare solo se voglio lasciarmi andare; precipiterò nell'abisso se è in esso che voglio perdermi. Non è scappare...quello da cui vorrei scappare è sempre con me, dentro di me, che io lo voglia o meno.

Forse tutto questo, a rileggerlo tra un pò, mi sembrerà aberrante, forse mi vergognerò di averlo scritto, forse mi sembrerà l'ennesimo goffo tentativo di sembrare "sporco e cattivo" pur restando fondamentalmente "buono e pulito"...forse, ma ora è quello che penso e sento e non credo di avere ascendente a sufficienza per portare qualche improvvido, occasionale lettore ad una vita da alcolista, dunque ad una morte per cirrosi epatica.

mercoledì, febbraio 07, 2007

Piove sul bagnato...?


Se una mattina ti svegli e sei felice, non chiederti come mai, quale ne è la causa, non lo fare per nessun motivo, limitati a fare quello che fai sempre, ogni mattina: alzarti, lavarti, vestirti, fare colazione (se sei uso farla) e uscire per andare al lavoro o a scuola/università.

Arrivato, fai il tuo lavoro, qualunque esso sia, continuando a goderti la tua felicità, ridi e scherza con colleghi/compagni, gustati fino all'ultimo le sensazioni positive che sono arrivate con la misteriosa felicità mattutina, ma non chiederti mai, mai come sia arrivata.

Non te lo chiedere mai, perchè come è arrivata può andarsene e solo se sei fortunato ti lascia neutro (ne felice ne triste); nella maggior parte dei casi, mentre la felicità passava, il cielo sopra di te si addensava di nubi e se hai passato quelle poche ore a chiederti perchè o a costruirci sopra imponenti castelli, finisci per accorgerti di colpo, sotto le prime merdose gocce che non c'era proprio nessun motivo, che anzi, era decisamente fuoriluogo...

Com'era...a caval donato...

Perdisonno #1

Cazzo...è tardi.

Meno di sei ore da dormire e non ho ancora chiaro tutto quello che dirò domani alla presentazione in aula...il che significa che abbozzerò facendomi schifo e andando abbondantemente a braccio.

La vita viene come vuole e puoi essere agilmente euforico o morto senza che ci sia nessuna (nota?) contingenza a giustificare la cosa. E io che tiro tardi. Il tempo parcellizzato, razionalizzato, passa con una fretta indiavolata anche per gli esseri altamente antiproduttivi e inefficienti come me.

Non ci sono sempre soluzioni semplici da dispensare, nemmeno se solo a livello teorico e astratto. Veneriamo i punti di frattura! Veneriamo gli shock! Veneriamo ogni trauma che sia sufficiente a farci mettere in dubbio il nostro mondo-identità ma non sia abbastanza da ucciderci. E’ meglio che le ossa si rompano quando si è giovani, poi non si risalderanno più così bene.

Ha un bel dire Nietzsche: “Quello che non mi uccide, mi rende più forte”. Più che la descrizione di un fatto, una dichiarazione di intenti…ma daltronde lasciarsi sopravvivere per tutta l’esistenza è una prospettiva abbastanza squallida da spiegare pienamente un intento simile.

Sproloquio ed ho già tirato abbastanza tardi…alla prossima…

PS: Un ringraziamento per Amandorla e la sua assiduità e la fiducia accordatami nel consegnarmi i suoi pensieri.

domenica, febbraio 04, 2007

Manifestare la personalità attraverso gli accostamenti di colore

Soundtrack: Alala - Css

Per una tale realtà non c'è alcun mercato!

Reazioni simili sarebbero presentatesi fino a qualche tempo fa. Oggi sangue, violenza, lacerazione di tessuti sono leciti e ricercati. Oggi si fuma e si beve, ma c'è stato quando ciò non era e potrebbe esserci quando ciò non sarà.

Il Comitato per l'Autodistruzione del Sé è riunito in seduta plenaria. Passa la mozione "esposizione ad un rischio fittizio #123". L'azione sarà solo di facciata, almeno considerando i dati rilasciati dall'Ufficio Statistico: brevi sommovimenti emotivi di natura prettamente superficiale lasceranno intatto il nucleo.

Parentesi di invidia che non è vera invidia perchè ogni storia fa testo a sé. Parentesi di fastidio, parentesi di rancidità, di un colore giallognolo malsano imbastardito da luminaria da pub. Palpebre che si chiudono per aprirsi poi a forza, non troppo tempo dopo, ad indicare un rapporto morboso e malsano con il sonno.

A perseguitarmi un volto in sostanza ancora così estraneo che, identificandolo con un idea di persona più che con una persona concreta, tendo a confondere per tutti gli altri visi cui ho associato la stessa idea.

Seduta straordinaria del Comitato per l'Autodistruzione del Sé. Relazione finale a firma dello Presidente, estratto: "La scissione è stata compiuta e si è strutturata per mantenere la profilassi. L'ambiente è infetto, le interazioni sono foriere di possibili contaminazioni. Per questi motivi si è scelto l'ermetismo ed il profondo rifiuto di ogni apertura significativa [...] Ultimamente si sono rilevate violazioni dell'integrità strutturale della barriera, ma si considerano le medesime di lieve entità, non degne di generare significative preoccupazioni [...] La vorticosa e violenta reazione dovuta al contatto delle parti che si è volute scisse tende a riprodurre lo stato preesistente, riducendo al minimo ogni tentativo di adattamento non giudicato accettabile secondo le Norme Egotistiche #117 e #232. Tutto procederà secondo prassi."

Passati dimenticati se non nella familiarità di forme e profili si ripresentano intrecciandosi tra loro in uno stillicidio minuto di sguardi forse solo profondamente significanti.

Asceta di sto cazzo, rinunciare a saziare una fame che è naturale in quanto vitale, tanto a lungo e tanto immotivatamente, o meglio con motivazioni tanto assurde, che ogni tentativo di saziarla sembri grottesco e ridicolo.

Autocannibalismo...mi risparmia la dieta e dà alla mia pulsione senso compiuto. Lo darebbe. Dovrei mangiarmi...o lasciarmi mangiare, procedere a progressive amputazioni in modo da concepire realmente il limite fisico, la natura tangibile dell'unione o della separatezza, la natura fittizia o verace di un mondo (cognitivo) concepito analiticamente.

Violenza che romba entro argini troppo rigidi esploderà…si spera.

lunedì, gennaio 29, 2007

Leaf


Il mio mondo non esiste.

Il mondo nel quale crescendo ho pensato che sarei vissuto non esiste e non può esistere.

Ciononostante sono vivo.

L'Io che pensavo di essere o che sarei potuto essere non esiste, ciononostante fa parte di me.

La lotta per il non essere è stata ed è tutt'ora feroce. L'indagine rispetto a ciò che sono e l'accettazione di me come base di qualsiasi cambiamento sono lente, difficili e continuamente ostacolate.

Ciononostante sono la strada da seguire.

Quante lacrime inutili ancora prima del nuovo giorno?

domenica, gennaio 28, 2007

Dying lizard

Soundtrack: Mogway - I know you are but what am I?

Il sole rosso, enorme, deforma l'aria limpida lungo l'orizzonte. Le macchine sfrecciavano veloci verso e dalla circonvallazione. Una folata fresca rimesta l'aria tiepida strappando qualche brivido.

Il ragazzino se ne sta fermo, accovacciato sui talloni, lo sguardo fisso a terra.

La lucertola si contorce, il ventre esposto, la testa che si agita freneticamente, con i piccoli occhi neri che proprio non riescono ad esprimere la sofferenza che prova, una sofferenza che ti devi interamente immaginare. Ai lati del collo, proprio dietro l'attaccatura della mandibola, due porzioni tonde di pelle squamosa pulsano rapide, sincroniche con il piccolo ventre che, ritmicamente, si infossa oltre le costole.

Poco sotto l'attaccatura delle zampe posteriori un sorriso rosso interrompe la pelle giallo-verdina, va da lato a lato. Sembra superficiale, non c'è sangue che stilla, sembra solo un graffio. Ma le zampe posteriori sono immobili, la coda è rigida come fosse congelata, mentre la parte superiore del corpo è in preda a scatti convulsi, a parodie di deambulazione.

Il ragazzino la guarda incuriosito, inebetito agitarsi nella terra polverosa, tra i fili troppo verdi di erba estiva, l'odore di polvere, il sudore quasi asciutto che con l'aria della sera che incombe da qualche brivido. Ha in mano il tubo di plastica bianca, chiuso ad un estremità, con cui voleva catturarla. Ha in mano il tubo di plastica bianca dal bordo sottile con cui ha imparato quanto è facile infliggere sofferenza, anche senza volerlo.

Dimenandosi forsennata la bestiola si è spostata di qualche centimetro verso un sasso grigio come a volersi nascondere, terrorizzata all'idea di poter essere nuovamente ferita. Ma quegli occhi non la odiano, non desiderano per lei altra violenza, la osservano curiosi, curiosi perchè la morte è solo una parola fino a che non la vedi.

Rapidamente quei minuti occhi lucidi si fanno opachi. Le unghie aguzze artigliano l'aria in archi sempre più lenti delle zampe esauste. L'impossibilità per quel muso di essere espressivo se non nella mente di chi ha una faccia e lo guarda potrebbe essere un alibi, ma non basta. Il ragazzino con la punta di un rametto cerca di spingere la lucertola a pancia in giù.

Al tocco quella apre la bocca in un urlo che non può emettere, per un attimo le zampe tornano frenetiche e il corpo si arcua intorno alla punta di legno. Dovrebbe prenderla con le mani e girarla...ma fa troppa impressione, fa senso, fa schifo. Esitante allunga un dito, la tocca appena, è fredda e non è viscida come sembra. E' rigida e tesa, si gira e scivola sulla polvere come fosse una cosa inanimata. La sabbia si impasta con il sangue denso, rappreso della ferita sull'addome. Ormai la rigidità ha invaso tutto il corpo. Sembra impagliata, come se non fosse mai stata viva. due colpetti al fianco non sortiscono alcun effetto.

Dalla casa, oltre i cespugli di pitosfero, la voce della madre chiama per la cena. Il ragazzino indugia ancora qualche minuto. Si sente male, non sa esattamente perchè. Stava solo giocando e quella era solo una lucertola, ma non voleva che morisse, non voleva farle del male. Il richiamo si ripete con note alterate. Il ragazzino corre via, lasciandosi dietro solo un cumuletto di terra smossa.

sabato, gennaio 27, 2007

Negation time


Non è la vittima ad avere bisogno del carnefice, ma il carnefice ad aver bisogno della vittima per definire la sua identità...questo almeno se si assume che le vittime non desidererebbero essere tali, che il mondo si divida invariabilmente tra vittime e carnefici e che tra i due è ovviamente preferibile appartenere al secondo gruppo.

Semplicistico.

Se ci penso, se penso al fatto che tutto era sbagliato eppure non avrei potuto fare altrimenti, che tutto era giusto eppure non riesco a togliermi tutti i dubbi alla radice, non posso fare altro che sperare che mi dimentichi, che tu lo faccia al più presto.

Anomalo buco nero, attraggo a me per poi allontanare, solipsista impenitente in cerca di ravvedimento. No, no, dimentica di avermi conosciuto, di avermi stimato, di avermi ritenuto persona degna di interesse...potevo esserlo, ma non ho avuto la forza, il coraggio per esserlo.

Parlo al passato, lo faccio perchè devo credere che sia possibile un altro me, lo faccio perchè è stato un errore giusto, e spero che sia solo il primo di una lunga serie. Perchè devo accettare l'errore come parte costitutiva dell'essere me stesso, non come accidente crudele osteggiato aspramente, ma come diligente maestro.

Ho eretto difese impenetrabili verso l'esterno, quando il nemico dimorava comodo entro le mura. A lungo ho raffinato le forme e le strutture complesse di un mondo ipotetico nell'ambito di intricate traiettorie iperuraniche. Ancora aspetto dal mondo, nella persona specifica di X, la catastrofe e forse ora pondero l'ipotesi di una lenta destrutturazione autonoma.

Due anime mi abitano, due anime ho sempre sentito, in lotta tra loro. Sempre ho parteggiato per l'una, ma con remore profonde, affezionato all'altra...solo per scoprire, forse, che chi sono veramente c'entra poco con chi vorrei essere, almeno per sommi capi. Ora scopro una lunga negazione, la negazione di chi sono in favore di chi vorrei essere che si traduce in una stasi, in un annullamento, in una confusione stabile mai chiarita.

Una nota a margine...dovrebbe essere impedito per legge di costruire gli ingressi ai locali appena prima di una galleria, in curva, su una superstrada....

giovedì, gennaio 25, 2007

Contraddizioni


Siamo fatti d
i contraddizioni...

Pulsioni, valori, idee contrastanti l'uno con l'altro. Alcuni degli opposti prevalgono sulle loro controparti, ma il loro prevalere è sempre e comunque situazionale, legato alle circostanze, allo stato d'animo.

Si tratta di un equilibrio delicato e intricatissimo, di un equilibrio dinamico in cui i rapporti tra le forze mutano continuamente, che si tratti di macro-assestamenti o di micro-aggiustamenti.

Andiamo avanti ad incoerenze, ad incongruenze, tra ciò che pensiamo e ciò che facciamo, tra ieri e oggi, tra oggi e domani. A volte sono madornali, di portata spropositata, ciononostante spesso nemmeno ce ne accorgiamo, agiamo con la convinzione e la serenità di una coerenza profonda.

Non credo che in questo ci sia nessun particolare problema, infondo siamo esseri adattativi, una stasi e una coerenza perfetta non ci porterebbero ad altro che all'estinzione e, comunque, gli assoluti intellettuali devono comunque declinarsi nella pratica quotidiana.

La somma totale di tutte queste tensioni ci permette di tracciare un nostro percorso, zigzagante o dritto a seconda della forza delle opposizioni e della loro frequenza. Volendo cambiare direzione possiamo concentrarci su uno di questi contrasti inconsapevoli, farlo emergere, magari con l'aiuto di un amico che ci faccia da "specchio" e che ci apra gli occhi e risolverlo, in un senso o nell'altro.

Certo, non per tutti è facile: alcuni sono più profondi, complessi e radicati di altri, il che implica sia che è difficile portarli alla luce (pare che i terapisti servano a questo), sia che è difficile trovare una soluzione. Comunque quelli su cui si può agire, le piccole incongruenze da limare sono più di quanto si possa credere.

domenica, gennaio 21, 2007

Black box


La primavera d'inverno...

Non è accettabile.

Come se il clima, il contesto metereologico, fosse solo qualcosa di esterno...

Questo è l'ennesimo post intimista? Beh, senza dubbio potrebbe esserlo: sento già la montante marea di metafore ermetiche premermi sotto la pelle dei polpastrelli ed in effetti non c'è verso che io mi senta ispirato a scrivere altro in questo momento. Detto questo non mi va, ne sento il bisogno, ma non mi va...quindi, vagamente ispirato da un racconto di palahniuk:

IL LINK A SEGUIRE PERMETTE LA VISIONE DI UN VIDEO IN STREAMING. NON GUARDATELO!!! NON GUARDATELO PER ALCUN MOTIVO!!!


NON GUARDATELO PERCHE' NON E' NULLA CHE POSSA ACCORDARSI CON LA SENSIBILITA' COMUNE, PERCHE' E' QUALCOSA CHE FACILMENTE PUO' OFFENDERE LA SENSIBILITA' COMUNE.

NON GUARDATELO PERCHE' LO TROVERESTE O SOLO DI PESSIMO GUSTO, O INFINITAMENTE INQUIETANTE E ANGOSCIANTE.

NON GUARDATELO PERCHE' VI POTREBBE PORTARE A FARE RIFLESSIONI PESANTI CHE NON VOLETE FARE.

NON GUARDATELO SPECIE SE SIETE PERSONE MOLTO SENSIBILI E IMMAGINATIVE.

NON GUARDATELO PERCHE' E' QUALCOSA CHE FORSE, E DICO FORSE POTREBBE PIACERE SOLO A G. (STO ABUSANDO DEL TUO NOME, PERDONAMI).

NON GUARDATELO PERCHE' VI ROVINEREBBE LA GIORNATA, ALMENO LA GIORNATA, SICURAMENTE LA NOTTATA.

NON LO GUARDATE.

mercoledì, gennaio 17, 2007

Becera comunicazione di servizio....


Chiedo il favore a tutti coloro che commentano i miei post di firmarsi. Non è necessario che il nome sia quello vero, va benissimo uno pseudonimo, la necessità non è tanto quella di associare il commento ad una persona fisica, quanto quella di attribuire ogni reply a chi l'ha scritta (senza violare la riservatezza o l'anonimato di chi voglia avvalersene) o meglio, di non attribuirla erroneamente ad altri.

Chiedo questo per il reiterarsi di spiacevoli equivoci generatisi in questi giorni. Vi sarò grato se potrete soddisfare questa mia richiesta. Spero che chi è stato vittima di questa incomprensione continui a visitare il blog e mi scuso ancora una volta.

lunedì, gennaio 15, 2007

Tensione superficiale


"Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te"

Molto presuntuoso e incredibilmente semplicistico. Affermazione forse figlia di un mondo maggiormente omogeneo o con una rigida tensione all'omologazione. Dalle mie superficiali ricerche su internet pare si debba a Confucio e poi al Vangelo. Controllo sociale vs individualismo, comunità vs società, ecc...

Resta un'affermazione a cui è difficile trovare conferma, almeno ora, almeno per me.

"Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te"

Applicando un principio logico questo ribaltamento dovrebbe essere lecito. A parte che si danno per scontate tutta una serie di cose, nel farlo, che non lo sono affatto, la sua dimostrabilità concreta è ancora più debole di quella della precedente.

Sotto l'apparente omologazione sociale, la ritualizzazione e l’istituzionabilizzazione, di significati e comportamenti nelle interazioni umane, c'è un infinità di soggettività indomate e indomabili tali per cui l'ipocrisia (non intesa in termini valutativi ma analitici) è una necessità per la coesistenza, ogni tentativo di approfondimento è un azzardo terribile.

Sembra si debba scegliere la semplicità e la leggerezza come base e oculare attentamente l'investimento in approfondimento, in apertura, anche minimi, pena la confusione, l'asocialità e quant'altro...

E poi...chi cavolo lo dice che agli altri essere trattato o non essere trattato come a te andrebbe di essere o non essere trattato vada bene?

domenica, gennaio 14, 2007

Occasionalità karmica


Ancora sonno tormentoso.

Ancora la professione di agnosticismo...ancora la difficoltà nel credere alle coincidenze. Sono ancora vivo, è un caso, ero ebro e assonnato sulla strada che da Milano porta alla ridente cittadina adagiata sul colle, cinta dal veneto signore con pietre di chiesa.

Sono ancora vivo e le domande sono le stesse, benché raffinate di sfaccettature nuove. Ed esistono già dei posti dove sentirsi vecchi, budelli neri di isolante, sotterranei rimbombanti di feticismo linguistico, di quella cultura, ancora scolastica, comunque non del tutto deprecabile per un figlio del borgo, del mestiere liberale, che priva, agli occhi di chi la possiede, di un reale motivo d'essere, si manifesta in forme creative, quantunque codificate e in apparenza aliene all'inverosimile, se non fosse per la ribellione che è legante grandioso.

Inutile esprimere rammarico, sconforto, delusione: la realtà del prorpio adire ben la si conosce. Nessuno smentisce la verità dei propri predittori. Un messaggio fatto di silenzio diventa infinitamente eloquente nella mia mente. Si potrebbe dire infinitamente male di una tale posizione se non fosse che mai nessuno oltre me stesso ha partecipato ad una discussione con me, se si comprende che mai nessuno oltre me stesso è artefice del sogno quanto dell'incubo.

Cerco per me chi mi uccida, chi mi penetri e mi violenti, chi mi mostri ciò che sono e ne indichi scabrosità e difetti pur essendone affascinato. Non è cosa da tutti, poiché lavoro incessantemente perchè sia cosa da nesuno.

Imparare a non (o meglio, quando) chiedere perdono dopo aver imparato a chiederlo è forse più difficile dell'imparare a chiederlo non avendo mai saputo farlo.

Immaginare futuri prossimi venturi con persone che sanno chi sei in modi diversi tra loro tanto quanto da quello che possiedi tu. Immaginare legami che trascendono i modi e i tempi e che pure sono ancora umani.

"Conoscere gente sul treno, può essere meglio che stringer la mano..." (amari)

Mangioti senza fame...uccidimi straziandomi i visceri, espanditi dentro di me.

...E millantava usi raffinati presso vestali della brama e dell'invidia, privo di reale convincimento, ancora una volta si negava quel cibo che tanto lungamente avrebbe rimpianto...

sabato, gennaio 06, 2007

Sono l'egocentrismo di Gert...


Ci hanno grandemente ingannato. Il mondo non è più piccolo solo perchè esistono gli aerei. Il villaggio globale sarà pure globale, ma è sempre un villaggio. Quello che guadagniamo in distanza lo perdiamo in complessità. Probabilmente riuscirei anche a tirar fuori delle ipotesi riguardo a chi possa trarre giovamento dal fatto che noi si credia che il mondo sia più piccolo, ma per il momento mi limiterò ad affermare anaelasticamente che è così: qualcuno ne trae giovamento.

E' difficile accettare che non puoi piacere a tutti, ma è anche più difficile accettare che non tutti quelli a cui non piaci li puoi ricambiare, che puoi trovare amabile una persona che ti trova deprecabile o anche solo insulso, a volte proprio per i motivi che ti rendono deprecabile o insulso ai suoi occhi.

Tante persone hanno un "altrove", fisico, che si sostanzia in nomi-idee-luogo come Berlino, Londra, Parigi...io no, il mio è ancora oggi qualcosa di infantilmente vago: non ha nome, non ha topografia, non ha ubicazione...credo sia la stessa cosa di non avere un genere musicale preferito, di non riuscire a decidere quale sia il proprio libro o film preferito, la stessa cosa di non avere uno stile preferito. L'apoteosi dell'indecisione. Si noti che per preferito non intendo immutabile...

E' curioso come a volte le malattie del corpo indeboliscano anche lo spirito, come quella certa vaga debolezza delle membra fiacchi la mente e causi una regressione inattesa e spiacevole.

Una cosa è certa: io amo il freddo, il freddo mi odia...con tutte le ricadute del caso.

lunedì, gennaio 01, 2007

"Peccato che la stupidità non sia (abbastanza n.d.g.) dolorosa" (Anton Szandor LaVey)


Torno a casa a piedi intorno alle sei di mattina. Voglio sfinirmi.

Non so esattamente perchè, o meglio, lo so, ma mi imbarazza troppo perchè possa ammetterlo a me o a chiunque altro.

L'ubriachezza più o meno teatrale, più o meno molesta, è di rito.

Il melodramma è cosa evitabile, ma è difficile perdere abitudini così radicate, soprattutto in presenza di labbra così rosse, di occhi così chiari (o rossi anch'essi), di capelli così neri e di una tale pacata acutezza... per cui: balbettamenti, tentennamenti, frasi sconclusionate, la delusione bruciante, per un instancabile, logorante oratore, di non trovare le parole giuste o semplicemente le parole, di fronte a qualcosa di tanto bello da farti sentire la necessità di agire, di fare, di dire.

Il crescendo è irato e roboante, con tanto di motilità sempre più frenetica. La stanza tiepida, un epilogo atteso (previsto, forse voluto), anche se leggermente diverso e poi un furore tanto scontato, quanto poco credibile, e i soliti, infantili tentativi di attirare l'attenzione, senza sapere nemmeno esattamente su cosa.

Sono un pessimo attore, ormai capace di impressionare nemmeno me stesso...ma comunque, avanti...

Rifaccio la strada che ho fatto mille volte, probabilmente di più. Fa freddo, davvero tanto, ma sono talmente bardato che la cosa non mi tocca. Il freddo si può ignorare, non la stanchezza, la spossatezza feroce che si impasta con il calore trattenuto dal cappotto e mi penetra nelle membra come un balsamo.

Casa sembra non arrivare mai, come il sole. L'alba la vorrei vedere, ma non me ne frega poi gran che, se non arriva mentre cammino, non resterò ad aspettarla. Una volta arrivato, non so con che forza riesco a restare sveglio, accendo il portatile e scrivo qualcosa di ubriaco e delirante sul blog addormentandomi almeno una decina di volte sulla tastiera. Nemmeno metto titolo e foto, sono convinto di aver pubblicato e crollo a letto. Fine di capodanno. Fine dell'inizio.

Non ricordo se a capodanno si esprimano desideri o si facciano buoni propositi. Considerando che spesso siamo gli artefici dell'accadere di cose che desideriamo, penso non faccia molta differenza.

Comunque, per l'anno nuovo vorrei semplicità.

lunedì, dicembre 25, 2006

Falena


La vita, per come mi si presenta ora, è un complesso insieme di asimmetrie, di piccoli e grandi rapporti di potere, di sopraffazione e di sottomissione, di godimento e sofferenza, un equilibrio che definire dinamico è banale e riduttivo e non aiuta minimamente a comprenderne la reale natura.

Si rincorrono senza posa infiniti istanti di sincronia, reali o presunti, momenti di grazia che danno all'esistenza quel senso tanto necessario per esseri con un grado di autocoscienza tanto elevato, inframezzati da abissi di dubbio.

Si Giocano parti, si vestono ruoli con convinzione totalizzante e totale, perfino nello scetticismo, talora con invariabile determinazione, talaltra con consumata nonchalance nel cambiarli di occasione in occasione.

Non c'è alcuna conclusione, il discorso resta aperto, solo stralci di riflessione, brani di pensiero, mentre la testa sbatte stolidamente come la falena sul vetro di un lampione.

domenica, dicembre 17, 2006

True loneliness


Pensieri sterili galleggiano mollemente in una liquidità lattea. Vivo in un eterna iterazione, si arricchisce forse di quale particolare, ma la traccia è sempre la medesima, fatta di ruoli, di maschere.

Con diligenza maniacale ed angosciante assumo modi, toni, comportamenti secondo uno schema la cui logica appartiene solo agli strati più profondi del mio essere, ben lontani dalla coscienza.

Schifatemi, schifatemi pure per la mia prolissità, per il mio parlare inutilmente e presuntuosamente forbito, schifatemi per il mio essere scurrile e sboccato. Fatevi di me idee grottesche, idee che il gravare dei miei più intimi vincoli morali non mi permetterà mai di attendere, benchè, come vezzo, dichiaro che mi vorrei proprie.

La ronzante compagnia dell’alcool mi ha concesso di nuovo la volontà necessaria a produrre scritto, ad affettar pensieri come il salumiere affetta salumi, a produrmi negli sproloqui che mi caratterizzano per mia volontà e vostro placeat. Il blocco, di cui per svariati giorni ho promosso l’irrilevanza si preparava a fabbricar dolore.

La mia empatia è strumentale, finalizzata ad un obiettivo che risiede, ancora una volta, nel dominio di quegli strati profondi, lontani dalla coscienza. In realtà sperimento l'intolleranza, la distanza, il fastidio per altri la cui soggettività la mia socializzazione medioborghese sinistroide mi spingerebbe a trovare degna di rispetto, e che invece sento insopportabile, fastidiosa, irritante, disprezzando me stesso per questa profonda e testardamente autocelata misantropia.

La solitudine è prima di tutto uno stato della mente.

Che noi si sia soli in senso stretto è un dato di fatto: il nostro mondo cognitivo è inevitabilmente personale, a meno di schizofrenia, in esso ci siamo noi e noi soli, esso siamo noi.

La percezione di questa solitudine immanente è invece varia, muta a seconda della situazione relazionale e dello stato emotivo.

La chiave è l’empatia, tanto quella del sistema, quanto quella del soggetto; l’empatia non solo come attitudine o capacità, ma essenzialmente come momento sincronico di sentire diversi, di esperienze differenti, ma in certa misura essenzialmente comuni, comuni a partire dalle congruenze biologiche e sociali dell’essere umani e dell’essere sociali, qui ed ora.

Come accennavo, però, c’è empatia ed empatia, c’è la sofisticata strutturazione dell’agire emotivo in termini di stimolo-risposta emotivo, strumento più o meno consapevole della razionalità, o l’empatia realmente sentita, che fonda su basi implicite e costitutive…ma infondo la differenza, il limite, la distinzione è solo l’ennesima convenzione.

Il fottuto olismo è una sorta di gorgo che a dargli spazio ingoia ogni cosa, ma l’esperienza concreta del mondo mitiga tale voragine e la sua ingordigia. L’angoscia scaturita da tanta voragine genera altrettanta ingordigia di esperienza concreta e di vita.

Altra verminosa astrusità a seguire ...ma sono stato già sufficientemente cervellotico per far desistere chi poco mi regge e per soddisfare chi, assurdamente, di me appezza proprio questo.

domenica, dicembre 10, 2006

S-Re-Ego-lato?


Qualcuno mi spiega perchè Celentano è così..."grande"?
Mi spiega cosa ha fatto per l'umanità (perchè queste sembrano essere le dimensioni della cosa)?
Cosa ha fatto per meritarsi un simile, continuo, sperticato ossequio da parte di chiunque (a me Fazio tendenzialmente piace, anche se non sempre, ma a riguardo ha dato una dimostrazione a mio avviso indegna, specie considerando la statura di molti personaggi che sono andati in trasmissione da lui e raffrontando il trattamento tributato a loro con quello tributato a "Mr. rock-lento").
Qualcuno mi spiega perchè una tale boria, una tale arroganza dovrebbero essere motivo di elogio, specie visto che utilizzate all'unico fine di saziare l'ego di chi le manifesta?
Magari ignoro che gli hanno dato il premio nobel per la pace, o per la medicina, o per qualcosaltro...può essere, ma chiederei comunque le motivazioni visto che non le so immaginare. Sarà che forse il culto della personalità, in sé e per sé, nelle peggiori delle sue manifestazioni, nello stivale piace ancora troppo.
A me comunque il fenomeno scatena alternativamente rabbia e tristezza.