mercoledì, luglio 05, 2006

Vanigrafe


Gli occhi spiritati, la faccia pallida, me ne sto immobile, seduto sul marciapiede difronte all'edificio dei bagni pubblici al primo binario della stazione di Milano Greco pirelli aspettando il treno.

I pendolari sciamano avanti e indietro, salgono e scendono dalle carrozze, chiacchierano tra loro con un brusio indistinto, sbuffano, dormono. Fa caldo, terribilmente caldo, ma l'immobilità sembra ottimizzare la capacità del mio organismo di termoregolarsi. Perdo per qualche attimo la capacità analitica utile a considerare gli eventi circostanti individualmente e ad attribuire loro significato. Mentre i pensieri si susseguono tumultuosi il mondo nel suo complesso sembra parlarmi.
Il treno arriva, salgo e mi piazzo sul primo posto disponibile, notando che sono a fianco ad un gigante essudante e per nulla beneodorante e ad una gigantessa, tanto lunga quanto spessa e che il mio spazio si fa angusto ed indesiderabile, ma non me ne curo, prendo foglio e matita e scrivo duro.
Devo fare impressione a chi mi veda, per il mero aspetto tanto quanto per la foga con cui metto su carta il mio pensiero malato:

“La verità esiste. La verità è nella disposizione delle vene, gonfie, sul dorso della mia mano; nel guizzo dei tendini. La verità è nella caligine, nella sospensione casuale delle particelle nell’aria rarefatta."

"Il senso è nel momento, troppo istantaneo per coglierlo, il senso è nel calore intenso, nell’umidità che annulla il limite, il confine, nella vicinanza che approssima l’unità del tutto. Il senso è nel vivere e nel sentire, ma non nel comprendere, che è il cercare il senso. Il senso è nel coito e nella riflessione (ragionamento), in quest’ultima non come oggetto, ma come accidente."

"La verità è antica e parla alla carne con il linguaggio più semplice e perciò incomprensibile, poiché non va compreso, in quanto posseduto, in quanto essenza, essenza propria."

"Il senso gronda sulle cose che ne sono insitamente prive, che per loro natura non lo posseggono o non possono comunicarlo a chi non può cogliere, gronda vischioso ed artefatto, eterogenito, ma talmente denso da impregnare ogni cosa, da lasciare di se traccia permanente, benché non eterna, non immutabile."

"Ogni cosa è comunicazione, messaggio, la parola e la traspirazione, perché il tutto ancora ricorda di essere stato uno benché costretto a dimenticare dall’urgenza del divenire per essere.”

Gli sguardi, allucinato il mio, curioso il suo, si agganciano trasversali al corridoio e restano fissi per lunghi istanti, poi lei scende. La fermata dopo è la mia, ripongo il mio foglietto e raggiungo l’uscita.

lunedì, luglio 03, 2006

Occhi

Guardare negli occhi una persona presenta la fastidiosa necessità di decidere quale occhio guardare. Non si possono guardare entrambi. Non contemporaneamente, e di solito si finisce per preferirne uno.

A volte le parole escono dalla bocca senza più significato del parlare in sé e per sé, per sfoggiare la capacità di farlo, la conoscenza e l’abilità di usare parole ricercate, o solo per la paura del silenzio o il fastido nei confronti dell'imbarazzo che porta con sé. L'accettazione del silenzio quando non si è soli (in termini di compresenza fisica) è una cosa rara, non c'è bisogno che lo ribadisca.

Il tempo passa, e non dovrebbe, non così almeno, non tanto rapidamente, ma immagino che lo faccia (così rapidamente) proprio perchè non dovrebbe e che, se dovesse farlo, non lo farebbe.

Non credo siano necessarie altre banalità per riempire il "foglio" e, comunque non riesco a produrre scuse valide per non andare a letto facendo finta che domani mi sveglierò presto per studiare.

domenica, luglio 02, 2006

Bottom-up or Top-down?


L'incolmabile divario tra la teoria, l'astrazione da un lato, e la pratica, la concretezza, dall'altro, non smette di assillarmi. A volte è un divario che sembra incolmabile, tanto da far nascere domande sul senso (non voglio dire utilità...ma questo sarebbe) dell'astrazione; altre volte la connessione è così naturale e lampante da infondere fiducia in chi nutra la convinzione che l'astrazione possa rendere grandi servigi al quotidiano (volendo uno le prove le trova sotto gli occhi ovunque guardi, ma è comunque un problema di grado, non di assenza/presenza).

Quest'ennesima, banale, sega mentale perchè?? Perchè martedì ho un esame di economia, ma non economia formule e grafici (in minima parte), di "economia critica", molto astratta, molto filosofica...mostra interessanti modelli interpretativi dell'agire umano basati essenzialmente sul concetto di uomo come attore razionale massimizzante la propria utilità, solo per fare vedere che funzionano in presenza di catervate di condizioni decisamente irrealistiche, per mostrare le ovvie critiche e concludere che, comunque, quei modelli hanno la loro utilità...interessante...ma a volte un pò troppo "croccante" e abbastanza alieno rispetto alla mia formazione di fondo (homo sociologicus Vs homo oeconomicus 2-1)...forse questo genere di dissertazioni ti piacerebbe ajola...

Cmq, ora magari torno a studiare, visto che l'ho fatto fin troppo poco e che, se passerò l'esame, sarà merito delle mie "incredibili capacità di massimizzatore della mia utilità e predittore dell'altrui strategia" più che del mio studio. Fatalismo, abbracciami!

giovedì, giugno 29, 2006

La casa dell'assenza di sonno


Stavo scrivendo l'ennesimo post lagnoso, ma il fato ha voluto che (non certo per la prima volta) chiudessi per errore la finestra con la bozza. Non ho ovviamente voglia di riscrivere, quindi mi limito ad un fanculo al mondo, ma soprattutto al caldo.

PS: per Sareola, anche se oramai mi hai abbandonato per la perfettissima non perfettibile manju (e in quanto tale lei, hai fatto bene), ho finito di leggere la casa del sonno...pauroso, assurdo...ero riuscito ad anticipare alcuni colpi di scena, ma l'ultimo proprio no!!! Grazie ancora. Avrei scritto qualcosa di più ispirato dopo questa ispirante lettura, ma come scrivevo nel post che il fato (si chiama fato adesso) non ha voluto fosse pubblicato, ho perso la mia brillantezza (mettevo in dubbio anche di averne mai avuta nel famoso post) a causa del caldo.

mercoledì, giugno 28, 2006

A schifiu finiu


Stamane, durante l'accesa discussione in senato, Renato Schifani accusa un malore (forte dolore al petto) e viene portato in clinica per accertamenti...

La macumba funziona...

martedì, giugno 27, 2006

L'Errante


Vaga la notte per morbide colline, sotto una luna viola.
Canta sommessamente parole antiche.
Incede lentamente l'ungo il sentiero luminescente, indossando un grosso cappello a cilindro.
La sua giacca è di velluto, il colore, il medesimo dell'orbe selenita.
S'appoggia appena ad un bastone da passeggio, alla sommità la testa bozzuta e digrignante di un demone.
I pantaloni, neri, cadono su mocassini lucidi sotto i quali scricchiola l'erba fragrante.
Tutto intorno nient'altro che silenzio, profumo e luce spettrale.
Non c'è tempo e non c'è destinazione, solo il folle canto.

domenica, giugno 25, 2006

Un'inimmaginabile concatenazione d'eventi

La considerazione che il mondo è piccolo è tanto frequente quanto veritiera, specialmente in una città decisamente piccola come Bergamo.

La scarsa convinzione perde ai rigori con il caldo asfissiante e la noia della reclusione da studio, per altro assai poco fruttuosa. Il tempo è tiranno, ma più i giorni si fanno lunghi e afosi, più le notti ne dimenticano la tirannia. Giusto il piacere dell’acqua fredda e poi sarò aperto alle trame del fato.

Maggiore è l’impegno con cui ci si cura di evitare certi accadimenti, maggiore è il rischio che questi si manifestino lo stesso, per caso e contro ogni previsione…salvo poi accorgersi che ci si era curati di tutto tranne che dei rischi più banali, specialmente in una città decisamente piccola come Bergamo.

Imbarazzanti, impacciate, lunghe attese, mitigate concentrando la mente sul pensiero che tutto può accadere se glie ne dai occasione, forse anche in una città decisamente piccola come Bergamo. Nel frattempo visioni di bellezze oniriche, luminose e oscure al contempo, di bellezze più classiche, di tensioni sotterranee e pulsanti, di passioni lacerate e laceranti, di affezioni ancora giovani che corrono rapide e profonde, dense, invidiabili.

L’autoconvincimento, la profezia che si autoadempie, le micromistiche da masturbazione mentale, hanno una forza notevole, sia nel modellare la percezione, sia nel modellare la realtà, specie se sono collettive e condivise, specie in una città decisamente piccola come Bergamo.

Il resto della serata se ne va lento e piovoso, con l’indesiderata compagnia di mosche alquanto fameliche, scivola sottotono, con qualche picco, con emotività sparsa che tenta di essere ermetica, solo per iniziati, ma deborda visibilissima a chi guardi. Ripensamenti e ritorni inattesi, ma in qualche angolo della mente, forse, sempre desiderati, comunque solo ritorni fittizi, solo qualche rapida fisica sensazione e poi chiacchiere.

Nessuna “situazione” che abbia avuto una certa rilevanza è mai veramente chiusa, lo resta solo fintanto che non le dai l’occasione di riaprirsi (niente di grave comunque, basta ricordarsene)…specialmente in una città decisamente piccola come Bergamo.

E poi il ritorno, considerando sensibilità vibranti e fragili, considerando idee preconcette messe alla prova, vedendosi in modi diversi, da prospettive diverse inevitabilmente comunque interne, ma esterne nell’idea da cui nascono…dunque il sonno.

mercoledì, giugno 21, 2006

Solegrigio


Ho un terribile mal di testa. Troppo poco sonno. Odio che mi riesca così facile fare male i miei programmi e, comunque, non seguirli, ma, allo stesso tempo, altrettanto facile colpevolizzarmi, senza, per altro, risolvere gran che. Il tutto in un fastidioso circolo vizioso.

Giornata moscia: qualcosa che non va come speravi, niente di grave, per carità, solo una nota stonata in una sinfonia un pò piatta; un caldo fastidioso e asfissiante, con il cielo coperto da giorni e nemmeno una goccia di pioggia; incombenze fin troppo concrete, sebbene relativamente dilazionate e la volontà, richiesta in gran quantità per una molteplicità di impieghi, rimasta ormai a secco.

La verità è solo una questione di momenti, oggi la mia verità è che le imperfezioni, le piccole imprecisioni, fiaccano lo spirito più degli errori madornali, più delle distorsioni più grandi. La risposta alla domanda "preferisci la certezza dell'errore o l'incertezza dell'imprecisione?" non è così scontata, e comunque, come si è detto cambia.

Spero seriamente che mi torni l'ispirazione, nel frattempo continuo a "chiamarla", su queste "pagine" come se la cosa funzionasse davvero così. Bhe, a parte tutto, suppongo che a qualcosa mi serva scrivere, visto che, di tanto in tanto, come oggi ad esempio, me ne viene la voglia.

domenica, giugno 18, 2006

Moto proprio

Il blog langue, ormai da parecchi giorni. A dire la verità l'altro ieri mi ero prodotto in un post assai poetico sulla mia passione per il vento, ma il caso ha voluto che andasse perso. Pace, d’altronde non mi piaceva granché com'era venuto.

Altra serata malinconica questa, ma non credo ci sia necessità che io ne parli, l'ho già fatto più volte e continuare a parlarne non fa che farmici indugiare. Non è il caso. E' estate.

A questo proposito, ho realizzato pochi giorni fa che è estate. Grande. Ho sempre delle enormi aspettative rispetto all'estate, forse pure eccessive, solo che ultimamente, per fortuna, è davvero difficile che l'estate mi deludesse davvero. D'estate succede sempre qualcosa, ti ci devi mettere di impegno per contrastare questo dato di cose ed è dal tempo che sono uscito dalla mia fase depresso perenne per sport che mi sono reso conto quanto sia stupido fare una cosa del genere.

Quest'anno stiamo facendo le cose in grande. Sto cercando di capire se la zavorra (metaforica e non) che mi grava le terga sia possibile togliermela. Normandia a fine luglio/inizio agosto e tutt'intorno, probabilmente prima, bighellonamento in giro per la penisola ad incontrare più amici/parenti possibile.

Come ho già avuto modo di dire, l'unico modo per fare una cosa è farla e, soprattutto, insistere, perchè non c'è proprio verso che la strada sia in discesa per tutto il tempo che serve. Beceri autoincitamenti? Forse, ma tendenzialmente credo che, ora come ora, è questo che mi serve, meglio è in questo che mi serve credere.

giovedì, giugno 15, 2006

La teoria dello "Scherzo!"


Vorrei sottoporre all’attenzione della mia platea (rasentiamo la mitomania ora) paraestiva, una mia teoria che è, fino al momento attuale, parsa trovare parziali ma significative conferme empiriche.
Molti di voi la conosceranno già, ovviamente è solo una delle mie elucubrazioni a tempo perso, ma essendo uno sbruffone di chiara fama, l’ho sottoposta a numerosi interlocutori, i quali, o per sincero interesse o per narcolessia vigile, parevano non avere particolari obiezioni e anzi, spesso si dicevano sostanzialmente d’accordo.

Tagliamo, la teoria è la seguente:

Quando un soggetto, dopo aver pronunciato una frase, aggiunge “scherzo!” (o variazioni sul tema come “stavo scherzando!”, “scherzavo!” e a volte anche “era una battuta!”), minore è il tempo che intercorre tra la frase e l’aggiunta di “scherzo!”, maggiore è la probabilità che la frase in questione contenga qualche elemento realmente sentito dal soggetto, in apparente contrasto con lo “scherzo”, che ha in realtà funzione compensativa per l’eccesso di spontaneità che si suppone possa ferire l’interlocutore.

Ok, l’ho messa giù un po’ contorta e con alcune falle che modificherò nella versione 2.0, ma volevo sapere cosa ne pensate, se qualcuno, con sto caldo, sta ancora davanti al pc.

So che avrei potuto fare di meglio, ma la mia ispirazione se n'è andata nel momento in cui ho realizzato che l'estate è qui!!! Ora penso alla parola rapsodia e aspetto che la testa smetta di ronzare

venerdì, giugno 09, 2006

Specchi? Distorti. (Berserker's Katharsis)


A volte basta davvero poco. Una situazione va avanti da tempo, da mesi, a volte addirittura da anni, senza che ci si decida a coglierne il reale significato.
Ogni tanto abbiamo vuoti da colmare, noia da combattere, troppo tempo per pensare o poche occasioni per agire, comunque, la soluzione comune, più semplice, a queste e ad un'altra serie di affezioni simili è quella di inventarsi il mondo come non è, di leggerlo in modi più intriganti, affascinati, o semplicemente intricati, giusto per avere la possibilità di pensarsi molto presi.
Il viaggio, come detto, può durare parecchio, la forza con la quale si desidera vedere le cose come ci compiace può essere grande, ma, nonostante tutto, la realtà continua a soggiacere e, prima o poi, si fa anche sentire.
La realizzazione delle cose come stanno può essere istantanea, tipo epifania, o graduale, tipo l'immaginato che perde pezzi poco alla volta mentre il nostro disappunto cresce. A prescindere da ciò, la reazione alla realizzazione può essere di rabbia, con se stessi o con persone altre implicate più o meno attivamente nella costituzione e nel mantenimento dell'illusione, può essere di sconforto, può essere tristezza oppure la si può percepire come un risveglio, come un illuminazione. Inutile dire che meglio la prendi, prima ti riprendi, meglio è, e visto che si può tranquillamente configurare come una scelta...
Una falsa coscienza di specifiche situazioni o del mondo nel suo complesso, per quanto siamo stati noi a crearla, può essere seriamente dannosa: finiamo per mortificare, svilire, sminuire noi stessi o per concedere ad altri di farlo (che questo sia il loro obiettivo precipuo o un accidente prodotto dalla loro attività nei nostri confronti).
Anche in questa circostanza, il tempo delle parole e dei pensieri, ad un certo punto, deve lasciare spazio a quello delle azioni.

Oggi va così, spero presto con qualche racconto/composizione.

domenica, giugno 04, 2006

Oltre il vetro, sul calare della sera...


C'è stanchezza e stanchezza, quella spiacevole di quando torni a casa dopo una giornata di lavoro massacrante e quella densamente piacevole dello sfinimento dopo una lunga corsa o dopo una qualche altra attività fisico-sportiva (almeno se farla non risulta di per se una tortura). Nello stesso modo c'è tristezza e tristezza, quella amara per un fallimento, ad esempio, e quella agrodolce che ti prende, non sai bene perchè, in certi momenti, specie in quelli in cui ti sembra di aver accumulato un'altra significativa dose di passato da ricordare.
E' questo secondo, strano, tipo di tristezza che mi occupa il sentire in questo momento.
Sarà che quando ti rendi conto che il tuo mondo ti sta fastidiosamente stretto e ti prodighi per fare cose nuove, conoscere persone nuove, vedere te stesso sotto prospettive nuove, hai il bisogno di "ritornare", di tanto in tanto, nelle serenità vecchie sicurezze, che per quanto cambino, con il resto del mondo, sono sempre abbastanza uguali da accendere il ricordo.
Sarà che il tempo, in questi giorni e mutevole, tanto quanto i pensieri nella mia testa, e che ora c'è una luce strana e affascinante, che non è possibile non soffermarsi a contemplare.
Sarà che domani devo provare a dare l'orribile esame sulle comparazioni, che non ho studiato quanto avrei dovuto, che confido sulla sola bontà del professore e che, tendenzialmente, non me ne frega nulla.
Saranno queste e mille altre cose...spero che se proprio deve durare, resti così.

sabato, giugno 03, 2006

Io, Murphy


Murphy? La legge di Murphy!? I corollari della legge di Murphy?!?! AH! AHAH! non me ne si parli! Io sono Murphy! Solo che lui non lo sa...per la cronaca, qualcuno di voi ha un amico veterinario o proprietario di un maneggio? Se si fatemelo sapere, sarebbe molto carino da parte vostra, il ghiaccio non è poi così pratico.

venerdì, giugno 02, 2006

Un topo che non ha nulla di "ino" (porta il 54 di piede!!!)




Notiziona paura. Premetto che ai più potrà non fregare nulla, ma non posso astenermi dall'annunciare la prossima uscita del CARTONE ANIMATO DI RATMAN. Per chi fosse interessato ecco un link, per chi non fosse interessato...si interessi! Questo fumetto è un capolavoro assoluto!!!

Mi costi? Ma quanto mi costi?


Con i postumi che se ne vanno lentamente, mi sembra opportuno fare un pò di "pubblicità progresso".

"PER L'ABOLIZIONE DEI COSTI DI RICARICA PER I TELEFONI CELLULARI

E' una cosa che accade solo in Italia mentre in tutti gli altri paesi Europei si paga ciò che si consuma.

In Italia oltre al consumo devi anche pagare il "costo della ricarica" che altro non è che un'invenzione dei gestori telefonici per fare ancora piu' soldi a scapito di noi consumatori

CON QUESTA PETIZIONE I FIRMATARI CHIEDONO L'ABOLIZIONE DI QUESTI FAMOSI COSTI DI RICARICA,ANOMALIA TUTTA ITALIANA!"

Per firmare la petizione

Pare che sia stata chiamata in causa la Comunità Europea e che si sia già attivata e abbia preso contatti con l'autority italiana competente. Io la petizione l'ho firmata con piacere, spero la firmiate anche voi, siamo a 33000 dobbiamo arrivare a 50000.

La sazietà non sazia (AKA sono un melodrammatico del cazzo)


L'ho fatto. Era tempo che non accadeva. Scarsità d'attrito a parte, il gusto dell'errore entro adeguati ma non sufficienti limiti. Ho ferito una parte di me, l'ho pugnalata a sangue, forse non tanto da farla morire, ma l'ho fatto violentemente . Ho usato le parole, le mani, il respiro, la bocca, ignorando la sensazione di stupidità. Lei pensa ad un nuovo inizio, ad un'alternativa valida, lei domani mi chiamerà, ma è tutto terminato prima di cominciare, è tutto ciò che temo e che dovrò affrontare senza poterne uscire candido. Solo i santi mantengono il loro candore, l'immacolato è fatto per macchiarsi, ma la certezza di questo destino non rende meno amaro l'epilogo. Come mi sono mosso, falsamente sicuro, dovrò trovare agili vie di fuga, accettare la più comune delle colpevolezze che già mi sarebbe dovuta appartenere anni or sono. Mi sento stupido ed infantile, ho dimostrato "il mio valore" ancora una volta, ora dimostrerò quella pochezza morale ch'è tanto normale, ma che grandemente mi sembra infamante.

Ed il desiderio si fece tormento, non tanto nell'agognarlo, ma nel vederlo compiuto.

giovedì, giugno 01, 2006

Mistica del battito accelerato


Che cosa fastidiosa. Sono un pò di notti che non andrei a dormire mai. Sarà sta cavolo di convalescenza, il tempo che ho passato a letto. Il sonno ce l'ho, sono pure prossimo all'emicrania, tanto più che mi devo svegliare presto per studiare seriamente. Eppure ho come l'impressione che qualcosa di grandioso debba accadere, che mi debba produrre in chissà che, che debba esplodere in estro, creatività e carisma tenuti celati, finora, sotto spessi, adiposi strati di medietà di buona qualità e misoginia egotistica. Spero di tornare presto pienamente deambulante, in modo da dormire di più...

Ladidà


Ho visto un film di Woody Allen stasera, "Io ed Annie". Mi è piaciuto. Non so perchè, ma non ho mai voluto vedere un film di Allen, fino a stasera almeno. Lui è davvero un genio (e l'attrice che fa Annie è davvero bellissima, molto anni '70, di solito abbastanza lontani dal mio gusto estetico, ma non necessariamente), cose come la visualizzazione dei pensieri dei personaggi, che uno potrebbe immaginarsi più "moderne" (ad es. Allie Mc Beal) le aveva già utilizzate lui con pieno profitto.
Immagino sia particolarmente grave se mi ci sono sentito vicino, ad Allen dico, se mi è sembrato di assomigliargli. Intendiamoci, non sono pazzo, so benissimo che il paragone non ha il minimo senso in termini di "grandezza", però in certi comportamenti (immagino che i suoi film siano profondamente autobiografici), certi difetti, certi desideri con cui "produce" (io le mie cazzate sul blog e lui i suoi grandiosi film). Sono parecchio autoreferenziale. Di buono c'è che non sono così paranoico e folle, ma immagino che il genio stia proprio li.

martedì, maggio 30, 2006

Punjabi Bhangra, Japanese Carp


No per stasera niente da fare, solo il suono della musica bhangra nelle mie orecchie. Maledetto etnicismo asettico monoporzione del cazzo. Sincretismo e resistenza culturale? Uguale o diverso? Uverso, Diguale. Non sono affatto migliore. Se tutto ciò mi rendesse almeno più creativo...

- Cosa si sta facendo tatuare sul polpaccio?
- Una carpa, una carpa giapponese.
- Una carpa giapponese? Come mai?
La risposta scivola fuori, fluida, levigata, l’ha preparata con cura, nulla di troppo creativo, si è concentrato solo sulla brevità dell'intervallo stimolo-risposta, sul tono convincente e convinto, sul sorriso porcellanato.
- Bhe, mi piace molto la Cultura Giapponese, la Filosofia Giapponese, la sento molto...vicina.
Il giornalista fatica a trattenere il suo divertimento. La sua faccia non la vedi, ma glielo senti nella voce che si diverte, che non si aspettava niente di meglio, che lo può inchiodare e guardarlo contorcersi, boccheggiare.
Lo inchioda.
- Che senso ha la Carpa nella filosofia Giapponese? Cosa simboleggia?
E quello si contorce e boccheggia.
-Bhe…significa…bhe…
La luce del sorriso porcellanato sembra diventare opaca, tutto intorno il rosso dei capillari che si dilatano.
- Bhe…la filosofia Giapponese è molto complessa, scusami, ma adesso proprio non riesco a concentrarmi…ah, come mi fa male…scusami, ma ora…mi fa troppo male.
Cazzo! Ma certo! Che idea geniale! L’ago del tatuatore che fa dentro e fuori dalla pelle abbronzata fa male! Come fai a concentrarti mentre senti quel dolore tremendo? Come rispondi ad una domanda del genere con quel male tremendo?
- Aaaa…che male…no, no, proprio ora non riesco a risponderti, tu non sai come fa male.
Il giornalista non è ancora abbastanza sazio, ne vuole un altro po’. Il tatuatore sembra un po’ troppo assorto nel suo lavoro, non lo ha più guardato negli occhi dalla figura porpora del tatuando.
Sa troppo di “se non lo guardo non interrogherà proprio me”.
Peccato che non c’è verso: se non lo guardi è proprio te che chiama.
- Vuole chiedere aiuto al signore? Magari lui lo sa…
L’uomo-carpa s’illumina di nuovo. Annuisce e bisogna ammettere che lo dissimula bene il suo sospiro di sollievo. Guarda anche lui in direzione del tatuatore, interrogativo, il quale di rimando prega il dio degli aghi infetti che gli regali quantomeno un’epatite.
- Lei conosce il significato della carpa nella filosofia giapponese?
Il tatuatore fa un sorriso sghembo e imbarazzato. Non lo sa. Certo che non lo sa, cazzo! Per chi lo ha preso, per Confucio? Fa cenno di no con la testa e ripiomba gli occhi sulla coscia abbronzata dell’uomo-carpa.
Ora è la faccia tagliente del giornalista in primo piano, il microfono in mano, un ghigno irridente, annuncia:
- E dall’Expo Tattoo è tutto, la linea allo studio.


Le loro facce. Le loro parole


Casini: "Le spallate non pagano."
"Basta spallate."

Berlusconi: "Abbiamo vinto nell'unico test decisivo, quello siciliano".
"Ora tutto sul referendum."


Kielbasa


Cashba! (bella esclamazione) Ho una gran voglia di scrivere ma non ho idea di cosa.

Niente riflessioni cervellotiche sui massimi sistemi, per ora mi accontento dei minimi problemi. Non deliri alcolici, per ora non posso bere alcol per una serie di ottimi motivi (anche se ho dell’assenzio verde di Barcellona nella libreria. Non trattazioni dettagliate di pene d’amore da melodramma, che, grazie al principio di casualità (o per colpa del principio di casualità) non provo al momento. Neppure racconti cupi, nonché splatter, sconclusionati e pieni di cliché, ma dal buon ritmo e dalla forte “icasticità” (grazie Sareola). Vogliamo parlare di quelli sognanti e con melenso lieto fine? No, non vogliamo, ne sono sicuro…lasciamo perdere. Quarzo! (questa viene da scienze della terra in 5° anno di liceo scientifico) Che cosa fastidiosa, non so cosa si provi perché non mi è mai capitato, ma è tipo come quando uova di larve di insetti carnivori ti si schiudono sotto pelle e cominciano a mangiarti da dentro…bhe, non così atroce, no, ma l’agitazione è quella...spero non siate (ottimista…sul plurale…falso modesto in verità, almeno due siete…quanti puntini e parentesi) troppo immaginativi.

Cazzo! (aaaa, la tradizione)…devo trovare una soluzione. Santo g. aiutami tu!

Che cos'è la kielbasa?!?! Cosa c'entra la kielbasa!?!?! Se aveste guardato di più e più attentamente Scrubs lo sapreste!

domenica, maggio 28, 2006

Sutura


Quando ti saltano i punti di sutura, qualche riflessione la fai.
Sono riflessioni sul genere anima-corpo o spirito-corpo o anima-spirito-corpo (non sono un teologo), in generale, banalmente, sul genere materiale-immateriale, meglio, fisico-metafisico.
Ti immagini dolore, ti immagini imperfezione, infezione, infiammazione, ti immagini nefande conseguenze...stai iperventilando, lo stai facendo e dovresti piantarla, pare non sia niente di così grave. La pianti e ti incazzi, sbraiti a destra e a manca e sommergi di improperi i poveri cristi che ti stanno accanto. Poi passa anche quello, fai quello che devi, rimetti le cose a posto e resti immobile nella stessa scomodissima posizione per paura di rovinare tutto...ovviamente cerchi di non pensarci e, siccome stai davanti al pc, siccome futurama, simpson, griffin e southpark li sai a memoria, ti guardi scrubs in dvd, che sai comunque a memoria, ma non ti stufa mai (si sono malato...). La cosa divertente è che scrubs è un telefilm che parla di giovani medici e della loro vita in ospedale...potevo guardarmi ER...o farmi un giro su rotten (ok magari esagero).

Aaaa! Dimenticavo....adoro le ovvietà, quella in foto NON è la mia pancia, hehehehe

E se...


Riuscirò ad andare in Normandia ad Agosto?
L'estate l'ho sempre caricata di aspettative fin troppo gravose, per poi non fare quasi mai niente, o comunque, quasi mai quello che pensavo avrei fatto.
Quest'anno voglio provare a concretizzare nonostante incertezze e difficoltà (più o meno autoinventate), levarmi la zavorra del "non c'è tempo" e provare a fare questo viaggio.
Ci si andrebbe in macchina, il che farebbe recuperare al viaggio il suo significato originario e denso, privandolo di quell'istantaneità contemporanea che ne fa spesso una seccante formalità (e con ciò intendo cantare con altri due coglioni - il terzo compagno di viaggio non lo conosco - un'infinita serie di canzoni di Elio e le storie tese, raccontarci cazzate, scoprire quanto non sopportiamo la reciproca presenza in ambiente ristretto e cercare di fare piani su come abbordare le francesi con le ovvie deficienze linguistiche). Metterò alla prova il mio ridicolo, scolastico, dimenticato francese, sperando di superare il mio imbarazzo e di non far morire dalle risate tutti quelli con cui parlo.
Bho, vedremo

mercoledì, maggio 24, 2006

The Butterfly Effect


"So chi sono, non mi serve nulla che me lo ricordi ."

The Butterfly Effect

Non so quante migliaia di volte ho pensato che se fossi potuto tornare indietro, se avessi potuto cambiare ciò che era successo, sarei stato più felice. Ma ogni nodo nella storia, in quella con la S maiuscola e in quella personale, ogni piccola o grande scelta, ogni decisione è un bivio le cui consegueze sono infinitamente complesse ed imprevedibili. Per ogni errore corretto, tutto ciò che di buono dopo quell'errore sarebbe avvenuto rischia di essere cancellato. Ogni singolo istante della mia vita fino ad ora mi ha reso ciò che sono, qualsiasi cambiamento mi ucciderebbe...no, mi annullerebbe.

Ho trovato un nuovo film da inserire tra quelli che ricorderò.

Necessito o più vita o più allucinazioni. è inutile essere sapienti nel modellare senza disporre di creta.

domenica, maggio 21, 2006

Haiku


A volte, scrivendo, riesco ad essere ciò che non sono nella vita quotidiana. Non solo nelle azioni dei personaggi che creo, ma nello stesso modo in cui scrivo. Altre volte sono esattamente io.
Riuscissi a comporre questo dualismo su di uno stesso piano (o su entrambi i piani considerati) sarei un uomo estremamente felice.

venerdì, maggio 19, 2006

Philippe Daverio


Quest'uomo è un genio. Cultura che fluisce liscia e saporosa, che accende e mantiene viva la fiamma della curiosità, che coglie tutto e che sboccia in ogni discorso, fa nascere nuovi discorsi e di nuovo torna a fiorire in essi.
La cosa migliore è che la sua enormità (culturale) è più stimolante che frustrante.

domenica, maggio 14, 2006

Comparare è vita...finchè c'è vita c'è speranza (almeno quella)


"La risposta giusta è Rinoceronte...immagino sia noto a tutti come questo animale si muova a proprio agio nella quotidianità della scuola italiana. Questa agilità gli è derivata dalla lunga pratica di compilazione di moduli di acertamento della C.R.A (Condizione da Reddito Aggiunto), che grandemente hanno vessato anche i più esperti scienziati politici.
L'inclusione del retrogrado primo nella catena causale beta è, daltronde, da ritenersi un passo azzardato, poichè il cromatismo allotropico del composto non risulta concordante.
In una situazione di privazione relativa è improprio ipotizzare generalizzazioni totalizzanti che non lascino nulla al caso, quest'ultimo inteso come rilevante di per sé e non come mero elemento anonimo a supporto di impalcature teoriche di tale tangenziale portata..."

Probabile contenuto del esame che sosterrò domani in relazione al sensatissimo modulo "la comparazione nelle scienze sociali".

venerdì, maggio 12, 2006

Errori


L'errore ha un fascino perverso, specie se è consapevole.

:)

Ti odio


Ti odio perchè occupi spazi altrimenti vuoti.
Ti odio perchè ti aggiri a tuo agio nei miei sogni, senza alcun invito (consapevole).
Ti odio perchè finisci per essere la risposta scontata a domande oziose (le ultime).
Ti odio perchè sfoggi un senso in un mondo arrogantemente e annoiatamente insensato.
Ti odio perchè pretendi la piena conoscenza non avendola e perchè comunque non posso negartela, perchè mi fai essere come credi che sia.
Ti odio perchè hai gli occhi intelligenti, la mente sveglia e il volto malizioso.
Ti odio perchè parli facendomi male, facendoti amare, dispiaciuta per il male inflitto, compiaciuta per l'esercizio compiuto.

Ti odio....dio come ti odio.

martedì, maggio 09, 2006

Vomitando sulla polvere

Procediamo con i miei esercizi da narratore. A seguire un pezzo scritto per un racconto a più mani. I toni decisamente cupi e crudi lo rendono un'ottimo antidoto per il tanto schifato finale del precedente racconto. Spero vi piaccia. Nota (non è autoconclusivo, per ovvie ragioni).


- Forse non ci siamo capiti…non ti sto chiedendo se ti va di andare a fare il culo a quella feccia infetta, ti sto ORDINANDO DI FARE IL FOTTUTO CULO A QUELLA FECCIA INFETTA! Gli ordini del Comitato non si discutono, si eseguono!
La faccia del sergente sembra sul punto di esplodere. Un'unica verruca pulsante, rossa da dare il voltastomaco, strizzata dentro il ridicolo cappellino nero della guardia. Gli occhi porcini, arrossati di capillari dall’eccesso d’ira, si fanno ancora più piccoli tra il lardo gonfio e sudaticcio.
Fa terribilmente caldo. Il sudore mi cola copioso lungo il collo. Forse devo stare zitto, stare zitto e fare quello che mi viene detto…ma cazzo, mi fa schifo! Cazzo! Possono dire quello che vogliono ma quelli sono ancora esseri umani. Almeno la maggior parte di loro lo sembrano.
- Allora!? Per la fottuta puttana che era quella gran mignatta rottinculo di tua madre! Allora!? Che fai? Cos’è quella faccia da ebete? Mi hai sentito, ridicolo ammasso di sterco?
Lo sentivo, anche se quel vociare greve sembrava provenire da una distanza grandissima, da centinaia di chilometri nel Deserto di Vetro. Il fetore del suo alito purtroppo era molto più vicino e tangibile, il contatto della sua saliva sul mio viso bollente, spellato dal sole.
- Si…si signore. Ho sentito.
- Bene! Allora prendi quel fottuto ferro e rimettiti in riga con gli altri!
Sollevo il fucile, il rostro e la bisaccia con le fiasche incendiarie. Ho sempre paura di finire incenerito. Non sarei il primo a cui succede. Sono troppo fragili. Il sole arroventa la piazza d'armi, tutto puzza di polvere.

- Tayler, muoviti! cazzo non li vedi? Quella casa è piena. Che aspetti, che ti appestino? Hey, Lev…porta qui quel lanciafiamme, c’è spazzatura da bruciare!
Ed fa tutto meccanicamente, come fosse la cosa più comune del mondo, la più banale, come se non stesse privando della vita creature ancora fin troppo umane.
Se ne stanno rintanati negli angoli, si infilano in ogni pertugio che riescono a trovare, come grossi scarafaggi. Alcuni di loro sono minuti, bassi, più degli altri, si potrebbe pensare che si tratti di bambini ma ci hanno detto che non si riproducono, che sono sterili. Ci hanno detto che l’unico modo che hanno per moltiplicarsi è infettare gente sana. Nessuno ha capito come avvenga, ma tutti ne hanno una paura fottuta.
- Qui, qui, dagli una bella sfiammata…hehe…fammeli belli croccanti. cazzo come puzzano! Sbrigati, non credo che mi diano altro rancio se tiro su quello che ho appena mangiato.
Ne abbiamo chiusi una dozzina tra le macerie di un palazzo di mattoni rossi di cui non restano che le mura del pian terreno. Si ammucchiano uno addosso all’altro. Stracci laceri e pelle biancastra rigata da striature azzurre, muscoli atrofici ed ossa sporgenti. Sui crani oblunghi, sparuti peli grigi. Tagli malamente rimarginati sull’intera superficie dei corpi piegati ed artritici.
Li stiamo stringendo, come prevede la procedura. Lew ha un sorriso sporco e giallo da qualche parte tra la fuliggine, un sorriso che strizza un mozzicone di sigaro. Armeggia con la valvola di sicurezza del lanciafiamme. La fiammella davanti all’ugello crepita impaziente.
Più ci avviciniamo e più quegli esseri si agitano. I loro occhi, esposti tra palpebre consumate, velati da una malsana pellicola biancastra, si accendono di metallica e febbrile angoscia. Quelli più piccoli si rintanano dietro gli altri, si artigliano vicendevolmente, terrorizzati. Emettono uno stridio agghiacciante, suoni acuti e ferini di bestie in trappola.
Il più alto, più vicino a noi, si gira di scatto brandendo un tubo di metallo evidentemente troppo pesante per le sue braccia rachitiche. Digrigna denti appuntiti in una parodia di bocca senza labbra. Sventola sgraziatamente l’arma improvvisata davanti a se. Ed gli saltella davanti evitando con facilità i fendenti abbozzati.
- Hei…hei, hei! C’eri quasi fogna, qualche centimetro…hop…mancato…hei ragazzi, guardatelo, ci si mette d’impegno. Tom, secondo me se la cava meglio di te…hop. Brava bestiaccia, stai migliorando, continua così.
- Stai zitto stronzo. E smettila di giocarci! Abbiamo ancora tre isolati da fare e mi hanno già fatto venire il voltastomaco.
- Hai sentito la signorina? L’hai sentita fogna? Non possiamo più giocare, non vorrai fargli venire il mal di pancia vero?
La creatura si lancia in un affondo. Ed scarta di lato e le assesta un colpo con il calcio del fucile. La mandibola va in frantumi, la povera figura martoriata finisce a terra contro le gambe di Tom, quello urla e la calcia via verso i suoi simili.
- Ci siamo divertiti abbastanza bambini. È ora di pranzo, faremo un bel barbecue.
Ed e Tom si allontano. Lew cominciò a cospargere quel cumulo di pallida disperazione con cherosene incendiato. Una risata grottesca gli erompe dalla gola e si fa spazio tra i denti stretti intorno al mozzicone fumante del sigaro. Mentre tiene premuto il grilletto, pian piano, il suo intero corpo è scosso da quella oscena ilarità.
Quell’uomo non è persuaso a fare una cosa orribile credendola giusta, sta solo facendo una cosa che lo diverte. Il potere ardente che gli scaturisce tra le mani lo inebria, lo inebria l’odore chimico del cherosene che brucia, lo inebria quello dolciastro della carne che brucia. La sua faccia nera d’inferno, gronda sudore lurido sui lineamenti contratti dal godimento.
Gli altri due, con lunghe forche metalliche, ricacciano i fuggitivi verso le fiamme voraci.
I loro corpi avvampano come sterpaglie secche, scoppiettano e si accartocciano. La pelle pallida e delicata si stacca, sfrigola, brunisce per poi carbonizzarsi. Gli occhi, quei grandi occhi lattei, un misto liquido di orrore e odio, mi fissano con l’intensità degli ultimi istanti di vita, prima di colar fuori dalle orbite. Lo stridore delle loro gole consumate mi penetra nella mente, oltre il rombo del fuoco, oltre le risa oscene, oltre il dileggiare degli altri carnefici. Aguzzo trapassa ogni pensiero ed inchioda la mia consapevolezza. Una mano gelida mi stringe i visceri, mentre l’infernale calore la cui eco più blanda mi investe il viso, trasforma quei corpi miserabili, privandoli di ogni integrità, d’ogni umidità vitale.
Lascio cadere il mio rostro e corro all’esterno. Sento l’acido alla base della lingua. Il mio disgusto, la mia colpa, erompono in un getto verde sull’asfalto nero ricoperto di sabbia. Cado in ginocchio reggendomi lo stomaco. Quegli occhi, quelle urla mi perseguitano. Non ho bisogno di vedere il massacro, il massacro è dentro di me. Continuo a vomitare. Alla fine i conati non spremono che succhi gastrici.
Il pesante anfibio arriva contro le costole senza che io ne abbia il minimo avviso. Cado a terra supino, il fiato spezzato.
- Che cazzo ti prende stronzo!? Si può sapere che cazzo credi di fare!? Non puoi scappare dal tuo fottuto lavoro. Quella merda deve bruciare, bruciare! Mi hai sentito?!
Ed mi sferra un altro calcio, poi un altro e un altro ancora, con foga, con cattiveria.
- In questo mondo di merda non c’è posto per i codardi. Nella mia fottutissima squadra non c’è posto per i codardi. Non mi posso fidare ti te. Non mi va di essere divorato da quegli scarafaggi disgustosi. Non voglio che mi infettino.
Qualcosa si è rotto. Sento sapore di sangue e respiro a fatica. La testa mi ronza, come un vecchio lampione che fa troppa resistenza e il dolore mi artiglia tutto il corpo mentre mi raggomitolo per proteggermi dai colpi.
- Perché non fai un atto misericordioso Ed? Perché non lo ammazzi?
Lew sta appoggiato al muro di mattoni rossi, appena fuori dal mattatoio improvvisato. Dietro di lui un fumo nero e denso si alza verso il cielo. Ha ancora una smorfia compiaciuta. Nei suoi occhi slavati c’è un perfido divertimento. Si riaccende il sigaro con la fiammella del lanciafiamme e tira due lunghe boccate. Fuma, come un amante che si rilassa dopo aver consumato.
Ed lo fissa per un po’, la faccia pensosa, poi torna a guardare verso di me e sogghigna.
- Già, potrebbe essere una buona idea. Magari è la volta buona che ti levi dai piedi, no Dunst? Magari il prossimo che ci mandano non sarà un finocchietto del cazzo, uhm? Che ne pensi, può essere?
Ed fa scivolare fuori dal fodero il suo coltello seghettato. Il riflesso sulla lama mi abbaglia. Si china su di me e mi spinge il ginocchio sul torace. La lama mi bacia la gola e un rivolo di sangue caldo comincia a scivolarmi sul collo.
Che mi uccida. Non ho motivi per continuare a vivere. Chiudo gli occhi e prego che faccia in fretta.
- Finitela! Siete impazziti? Avete presente quante grane se dobbiamo spiegare com’è morto?
Riapro gli occhi e piego la testa di lato. Tom si sta avvicinando.
- Cazzate, basterà combinare la cosa in modo che sembri un incidente. Un lavoretto pulito.
Avviene in un attimo, in un solo secondo. Ed adesso è a terra fianco a me. Tom urla. Lew impreca. Non capisco da dove siano usciti. Nessuno di noi li ha sentiti venire. Si avventano sui miei aguzzini e li sommergono.
Ed è già morto. Il suo cranio si è fracassato contro una grossa roccia puntuta e ora la sua faccia è lorda di fango e di vomito. Tom strepita mentre quelle creature esili e malaticce gli squarciano il ventre ed è ancora vivo mentre gli affondano i dentini aguzzi negli intestini e li lacerano con colpi secchi del collo. Lew è più resistente, li afferra per il collo e gli spezza la spina dorsale con la sola forza delle sue mani immense, ma sono troppi, gli si arrampicano addosso, lo graffiano, lo mordono. Uno gli si avventa sui polpacci vorace, folle. Lew cade e sparisce in quel mare di arti rachitici, denti, unghie, occhi rabbiosi. Lo zaino con la bombola di cherosene si stacca e cade poco lontano. Se esplode moriremo tutti. Ma non succede.
Sono immobile per il pestaggio e per la paura. Credo di essermi pisciato addosso, ma non ne sono sicuro, il dolore copre ogni cosa.
Improvvisamente due piedi artritici mi coprono la scena. Sono su di me. Mentre le loro dita aguzze cominciano ad afferrarmi, i loro piccoli pugni spigolosi ad abbattersi su di me, un boato copre ogni cosa. Luce bianca. Calore infernale. Poi solo oscurità, oscurità e silenzio.

Le voci fecero scattare qualcosa in me. Potrei chiamarlo istinto di sopravvivenza, ma non renderebbe l’idea. È qualcosa di estremamente raffinato che spinge la mia mente in uno stato di concentrazione perfetta.
Adagiai delicatamente la ragazza su una stuoia mangiata dalle cimici nell’angolo più asciutto della stanza. Mi concessi il tempo per carezzarle il viso e chiudere le palpebre sui suoi occhi castani, così profondi da sembrare ancora vivi. Quella pelle pallida e fredda urlava la mia colpa, ma non c’era tempo, dovevo sopravvivere, sopravvivere per potermi lacerare l’anima e perdere ancora un altro brandello di umanità.
Saettai silenzioso verso la tromba delle scale, i sensi in allerta. Pioggia che batteva su pietra, su fango, su cuoio, su pelle, su capelli, su rabbia. Suole di gomma, di legno battevano impazienti. Schianti di porte, finestre, vetri frantumati tre piani più sotto. Minacce urlate con la spavalderia del numero, con la tracotanza di chi porta il fuoco, il fuoco che scaccia l’oscurità, che arde l’empietà, che purifica.
Due spari al cielo. Quei suoni mi parlarono chiari come un libro stampato: un gauge 20, fucile da caccia, un hammer gun probabilmente, e un arma autocostruita, messa insieme con non troppa maestria, non ci avrebbe messo troppo ad esplodere in faccia a chi la imbracciava. Non avevo idea di come facessi a sapere tutto questo. Ma non era importante.
Una voce forte, sicura incita i compagni, nel nome di un dio dimenticato che ha lasciato i suoi figli vivi dopo l’apocalisse, li sprona ad abbattere i servi del maligno, le bestie empie che la follia dell’uomo ha creato.

lunedì, maggio 08, 2006

Inaspettatamente...eppure come al solito


Sono un ciclotimico del cazzo! (vero Tuc?)
Su sto cazzo di blog scrivo solo quando sono di cattivo umore.
Oggi sono sereno...ne hanno avuto prova gli sventurati che mi hanno incontrato: la mia dissenteria verbale ha dato il meglio HeHe.
Vedremo fin che dura, cmq questi esami da tre crediti mettono a dura prova il mio equilibrio nervoso...per oggi, però, va così :)

sabato, maggio 06, 2006

Collasso: fallito ritratto di un momento di inattesa felicità

L’insoddisfazione di un momento si proietta sull’infinito.

Errori su errori si ammassano, ingombrano i polmoni, salgono schiuma bianca fino alla bocca.

Il mondo di una stanza si chiude intorno e nelle orecchie esplode la pressione.

L’aria si trascina faticosamente dentro e fuori, il petto si muove appena, contratto, con scatti spastici.

Una sensazione di tiepido vuoto piatto permea la coscienza e le viscere in risposta si torcono, lo stomaco si chiude, la gola si stringe.

Tutto collassa in un implosione terribile da cui la proiezione della mente verso un futuro prossimo non salva. Ma il collasso non ha fine, non concede il dono dell’oblio.

La fine esiste solo prima della fine, dopo, il nulla.

lunedì, maggio 01, 2006

Calor bianco

Soundtrack: Lali Puna - Scary World Theory

Le foglie verdissime stormisco al vento, in alto, sopra le loro teste. Avanzano vicini sul vialetto di ghiaia bianca che scricchiola sotto i loro piedi. Lui gesticola, appassionato dal suo discorso. Lei lo ascolta attenta, concedendogli, di quando in quando, lunghi, profondi sguardi castani. Sorride impercettibilmente mentre lui, per vie intricatissime raggiunge le sfere celesti argomentando dei massimi sistemi.
Un cigno incede, bianco, nel piccolo laghetto recintato da una staccionata di legno grezzo. Alberi dai tronchi scuri, umidi sporgono le loro chiome sopra di esso, evocando una frescura rilassata.
Il sentiero li ha condotti entro una piccola grotta di pietra, ammorbidita da sbuffi muschiosi.
- Che bello questo posto…ci sono sempre passata vicino, ma non ci sono mai entrata.
Lui smette di parlare, si guarda intorno. Il vecchio custode armeggia con un grosso paio di cesoie nella serra addossata al muro perimetrale. Una giovane donna viene loro incontro spingendo una carrozzina. Il bambino che vi dorme è incredibilmente ricciolo. Lontano, dall’altra parte del parco, il suono ritmico di bonghi ed un chiacchiericcio allegro. Il verde è talmente acceso che sembra avere vita a se, sembra liquido, sembra che possa gocciolare dalle foglie ad ogni refolo. La pioggia, le gocce calde e rade, cessata da poco, ha riempito l’aria di odori: l’erba, la terra, la polvere, l’asfalto appena oltre il muro, il cemento del muro stesso.
Raggiungono una panchina, si siedono, in silenzio. Lei guarda il cigno sulla riva sassosa del laghetto. Con l’ala alzata si liscia il piumaggio. Con una mano si sposta una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Restano in silenzio. Lui è nervoso, lascia che lo sguardo vaghi intorno senza posarsi su nulla per più di qualche istante. Il silenzio lo spaventa, lo atterrisce. Lei sente il suo nervosismo, la diverte. Si volta ad incontrare il suo sguardo, ancora quel sorriso appena accennato sulla labbra. A lui quel sorriso pare ad un tempo dolcissimo e terribile, quelle labbra morbide, si piegano in una curva tanto delicata quanto tagliente. Il viso è caldo, più di quanto la temperatura dell’aria non giustifichi. Il cuore risale fastidiosamente l’esofago.
- Cosa dicevo…?
Disingaggia il suo dallo sguardo di lei.
- Non resisti per molto tempo.
Perplesso torna a guardarla.
- Non resisto a cosa?
- Non resisti per molto al silenzio. Credi di dover dire sempre qualcosa di intelligente? Credi davvero di poterci riuscire?
- Io…
Lo sguardo torna a fuggirla, l’espressione si rabbuia.
- Pensi che qualcuno possa riuscirci davvero, ma soprattutto, credi sia così importante, che sia necessario, che abbia un senso?
Lui rimaneva in silenzio e fissava la ghiaia. Lei ancora manteneva il sorriso appena accennato e l’aria tranquilla, ma cominciava a preoccuparsi, a temere di essere stata troppo brusca. Le era venuto spontaneo rispondere così. Per qualche motivo che non riusciva a spiegarsi, era convinta che anche lui si aspettasse, addirittura che desiderasse essere fronteggiato in quel modo.

Da quando lo aveva conosciuto, appena tre settimane prima, per caso in un locale, ne era rimasta subito affascinata. Lui aveva bevuto qualche birra di troppo e probabilmente questo gli aveva dato una mano a trovare il coraggio per lasciare i suoi amici e andarsi a sedere al tavolo dove lei sorseggiava un cuba.
Era sola quella sera, ogni tanto le piaceva uscire a fare quattro passi, ma la pioggia improvvisa l’aveva costretta a riparare nel bar. Lui si era seduto, l’aveva guardata per qualche minuto con sbilenca intensità, poi, a bruciapelo, tutto serio le aveva chiesto:
- Che ne pensi della solitudine?
Da quella inusuale domanda era iniziata una lunga chiacchierata che, partendo dal tema originario, aveva poi toccato praticamente qualsiasi ambito.
Inizialmente stranita e anche un po’ preoccupata, non aveva potuto evitare di farsi prendere dal discorso. Parlando lui usava spesso termini eccessivamente ricercati e sembrava che lo preoccupasse parecchio l’idea di non sembrare abbastanza intelligente ed interessante. Ciononostante i suoi intricati ragionamenti erano molto lucidi, stimolanti, originali, ma soprattutto le sembrava di poter percepire la passione con la quale li aveva elaborati, passione con la quale argomentava e riusciva a rendere chiare anche le affermazioni più astruse.
Avevano parlato per oltre due ore, senza che lei se ne accorgesse. Lo salutò, lui le chiese se volesse essere accompagnata, ma lei declinò, aveva smesso di piovere. Negli occhi di lui, sotto l’euforica umidità dell’ebbrezza, per un attimo passò un lampo di delusione.
- Senti, ti va se domani pomeriggio prendiamo un caffè?

I loro incontri a seguire non avevano fatto altro che confermarle l’impressione che aveva avuto. Le piaceva stare con lui, passava da momenti di umorismo paradossale a momenti di profondità a volte gratuita. Poteva sembrare saccente, e forse un po’ lo era, ma tutte quelle improbabili, singolari nozioni, riguardanti gli argomenti più disparati parevano connesse tra loro, in un unico flusso di pensiero che riusciva ad essere in qualche modo coerente…armonioso.
Lui la faceva sentire bene, la stimolava, la intrigava, la divertiva e, in un modo che non riusciva a spiegarsi, riusciva a anche a tranquillizzarla…eppure…eppure anche quella sua ossessione di non apparire all’altezza, quella sua insicurezza, la paura che il contatto con lei sembrava provocargli e che si scontrava con l’evidente attrazione, anche tutto questo si confermava. Lei non riusciva a capire il motivo di tutto questo, la incuriosiva e a volte la innervosiva pure. Si divertiva di quando in quando a stuzzicarlo, rispondendo in modo opposto a quello atteso alle domande retoriche che ogni tanto infilava, a caccia di conferme, nei suoi torrenziali discorsi o mettendolo in imbarazzo con quesiti impertinenti che lo coglievano alla sprovvista. Il fastidio, per quel poco che ne aveva manifestato, era stato solo iniziale. A lui quel gioco sembrava piacere molto, tanto che a volte era come se le fornisse le occasioni per portarlo avanti. Dal canto suo lei si era lasciata prendere la mano sempre di più, senza preoccuparsi di stare esagerando…fino a quel momento.

Mentre lui le nega i suoi occhi, persi nel vuoto tra i sassolini bianchi del sentiero, il sorriso impertinente di lei va sfumando. Una punta di rimorso comincia a gravarle nel petto: “e se avessi esagerato?”. Ha voglia di chiedere scusa, di abbracciarlo, di dirgli che non voleva ferirlo.
Non sorride più, lo guarda e allunga una mano verso di lui. Improvvisamente lui si gira, la fissa intensamente negli occhi profondissimi, scuri nella fresca ombra di quell’antro. Lo sguardo sembra durare un tempo infinito. Il cuore di lui batte forsennato, tanto forte da sbilanciarlo. La decisione l’ha già presa, oramai è irreversibile, ma il tempo che si dilata lascia spazio ad una paura infinita.
Lei lo fissa, non capisce, accade tutto troppo velocemente perché possa pensare, solo…nei suoi occhi vede una luce strana, una determinazione, una…chiarezza, simile a quella della prima sera, ma molto più intensa. Lui si sente cadere verso di lei, verso le sue labbra così morbidamente dolorose, verso i suoi occhi, stelle di luce scura. Con una mano le cinge il fianco, con l’altra le accarezza la guancia…e la bacia, con delicatezza. Per un istante per lei c’è solo il calore, il calore e come tensione elettrica a fior di pelle. Sotto le labbra di lui, così delicate, sente una passione, un desiderio che contiene a stento, aspettando d’essere ricambiato. L’istante dopo anche le braccia di lei cingono lui e la sua bocca si fa vorace nel cercare quella passione e quella passione scatena. Ora entrambi bruciano e in quella fiamma tutto il resto scompare, resta solo la fisicità unica e inequivoca dei loro corpi, congiunta nel punto perfetto e cangiante del desiderio reciproco.

venerdì, aprile 28, 2006

La carne è l'anima


Il corpo non conosce alibi, solo la mente ne produce.

lunedì, aprile 24, 2006

Catarsi del silenzio


Il silenzio/vuoto mi atterrisce e mi spaventa più di ogni cosa.

Devo scivolare nel silenzio, superando il mio terrore.
Devo lasciare che il silenzio mi riempia, svuotandomi.
Devo rinascere dal silenzio, nuovo e diverso,
in attesa che una nuova paura si manifesti.

Prove tecniche di etnografia primaverile


Ieri primo tentativo di fare etnografia. Forse è presuntuoso anche solo definirlo così, ma d’altronde le cose per imparare a farle bisogna farle, tanto più che mi era stato dato questo compito.


Ho preso il mio stupido taccuino verde, la mia stupida matita, il mio...simpatico amico Michele e sono andato a cercare l'oggetto/soggetto della mia osservazione...non l'ho trovato, niente ragazzini yuppie che suonavano la chitarra e cantavano chiedendo l'elemosina in centro, niente passanti (per lo più "fighetti") che reagivano alla loro presenza. Ho dovuto ripiegare su un tedesco che suonava la tromba con tanto di amplificazione, base e microfono, che "accettava offerte" in un cappello a cilindro ricoperto di vernice dorata e vendeva i suoi cd, quando non si lanciava in doppi sensi a tema ovviamente sessuale con i passanti.

Mi sono sentito abbondantemente un idiota. Il posto dove il trombettista si esibiva era un largo spiazzo, privo di panchine o nicchie, dunque io e Michele ci siamo piazzato appoggiati al muro a qualche metro da lui. Io a scrivere con sto tacquino in mano, per altro cosa molto scomoda, Michele a farmi da copertura (l'idea era che in due la cosa sarebbe sembrata, non so esattamente perchè, meno strana) e a darmi l'apporto di un altro paio di occhi osservanti.

Risultato: appunti scombinati, assai poco concludenti, annotazioni scarsamente interessanti ed un gran numero di occhiate sbieche da parte del trombettista e dei passanti. Il tutto, tra l'altro, è finito molto presto, mi ero dimenticato che qui a Bergamo gli orari sono un pò "particolari".

Vedremo...ci riproverò, devo farlo (anche solo per passare l'esame).

Nota: il signore nella foto è il grande antropologo Clifford Geertz

True Socialism


"Da quando è caduto il muro di Berlino, il socialismo è ancora più indispensabile: non lo ritengo un modello alternativo di società, ma un coltello affilato premuto contro le eclatanti ingiustizie della società, una voce della coscienza finalizzata a indebolire la presunzione e l'autoadorazione dei dominanti."

Zygmunt Bauman

PS: con buona pace dei vari Demichelis e Craxi...tranquilli non parla di voi

domenica, aprile 23, 2006

Un buon consiglio...


Tratto dal film "The big kahuna" (e citato in chissà quanti blog)

Everybody is free (to wear sunscreen)

Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati , ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t'erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa' una cosa, ogni giorno che sei spaventato.
Canta.
Non esser crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perder tempo con l'invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto.
Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant'anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche.
Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo.
Usalo in tutti i modi che puoi.
Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E' il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla.
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono.
Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perchè più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant'anni sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accetta il consiglio...
per questa volta.

sabato, aprile 22, 2006

Esercitazione N°1: E' primavera


E' indiscutibilmente primavera.
Fa caldo, gli ormoni ballano e la voglia di studiare che si credeva non potesse essere più bassa, ci sorprende facndosi scavare una taverna.

Oggi giornata di sonno. Giornata di studio pomeridiano, di cose che a tratti, dove non erano ripetitive, sono riuscito a trovare interessanti, ma comunque pesanti. Giornata di ricerca di idee per gli oggetti delle mie esercitazioni di indagine etnografica. Giornata dell'acquisto di due Signori Libri: il terzo capitolo della fantastorica epopea dell'inquisitore Eymerich, scritta dal buon Evangelisti Valerio, e uno degli esempi più fulgidi di quanto la fantascienza possa essere profetica e utile alla riflessione contemporanea, "La matrice spezzata" di Sterling. Altri libri per la mia Pila di legenda, si perde nelle nubi e ci sono dei condor che volteggiano intorno alla sommità.

La domanda a seguire...cosa ci riserverà la serata? Ci stiamo muovendo per scoprirlo.

Per gli amanti della blasefemia, o semplicemente per quelli che si vogliono fare una risata, ma ASSOLUTAMENTE NON PER COLORO I QUALI SI POSSONO SENTIRE OFFESI E OLTRAGGIATI DA IRONIA PESANTE A TEMA RELIGIOSO, una chicca primaverile: Bible Brew

mercoledì, aprile 19, 2006

Solitudine arrogante


Non so di cosa si tratti. Non ho idea se sia la primavera o il fatto che in questa breve (ma lunga) parentesi pasquale ho trovato una scusa per stare in casa più di quanto non sarebbe stato opportuno.

So che sono agitato, inquieto e confuso. Mi sono calato 30 inutili gocce di valeriana (10 più di quanto consigliato dalle istruzioni), ma niente, nessuna voglia di mettermi a letto, nessuna voglia di dormire.

E’ un conflitto che va avanti da troppo tempo dentro di me, un conflitto devastante che continua a ripiegarsi su se stesso e ad autoriprodursi. Ragione e sentimento. Banale, forse appena un po’ meno di “sole, cuore, amore” (metabanale, visto che si cita sempre questa frase per indicare la banalità in genere). Non mi ha ancora portato a nulla, tranne forse a fugaci intuizioni come quella secondo la quale è inutile restare in casa per studiare quando si sa benissimo che non si studierà e che sarebbe più opportuno uscire, che fuori esiste anche di giorno. Intuizioni che difficilmente divengono pratica che io stesso annichilisco con intricate autocensure.

Mi sento solo, ma immagino di essere solo in primo luogo perché voglio esserlo, perché sono l’unica persona con cui sia mai veramente stato, con tutto quello che ciò comporta, e perché tutti mi fanno paura, paura più di quanto non sappia accettare.

Consapevolezze inutili, inutili perché non sono certo epifanie, non sono certo sorprese, sono sempre state dentro di me. La consapevolezza è utile se spinge all’azione concreta e la sostiene, se ci si sofferma, si indulge su di essa inutilmente, la consapevolezza di un proprio limite diviene una profezia che si autoadempie, una gabbia che vincola stabilmente a quel limite.

Ho visto per l’ennesima volta Cruel intentino. Il film mi è sempre piaciuto, ma ad ogni visione il mio giudizio si è fatto un po’ più critico. Il fascino della depravazione ed il buonismo di fondo, una romantica redenzione, una drammatica morte ed una necessaria punizione per l’irredenta, non mi colpiscono più come fecero quando lo vidi al cinema al quarto anno di liceo…eppure s’è fatto vedere tutto, fino alla fine, con qualche minima parentesi di zapping per lo più in corrispondenza delle interruzioni pubblicitarie. Divertente il fatto che mentre ricordavo che mi piaceva e che mi toccava, che lo trovavo un film “diverso”, mi chiedevo che cosa cazzo avrebbe potuto pensare di me M. Foucault se fosse stato ancora vivo. Infondo era un film fatto per piacere agli adolescenti e sarebbe da stronzo pensare che io ero (o sono) veramente così “diverso” e “al di sopra delle mode e del pensiero comune” solo perché sono stato (e spero di non essere più) un asociale.

martedì, aprile 18, 2006

16 aprile 2005


Con colpevole ritardo, ricordo Davide "Svario" Calvo, andatosene poco più di un anno fa (16 aprile 2005).

Elevazione

Sopra gli stagni, sopra i monti e le vallate,
sopra le foreste, le nuvole, gli oceani,
al di là del sole, oltre gli spazi eterei,
al di là dei confini delle sfere stellate,

spirito, tu ti muovi con agilità e,
come un buon nuotatore nell'estasi dell'onda,
solchi festosamente l'immensità profonda
con un'indicibile e maschia voluttà.

Fuggi lontano da questi morbosi miasmi,
vola a purificarti nell'aria superiore,
e bevi, come un puro e celestiale liquore,
il chiaro fuoco che colma i limpidi spazi.

Alle spalle gli affanni e le vaste pene
che gravano opprimenti sull'esistenza brumosa
fortunato chi può, con ala vigorosa,
slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;

l'uomo i cui pensieri, come fanno le allodole,
verso il cielo al mattino liberi si avventano
- che sorvola la vita e intende facilmente
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!

Charles Baudelaire

Élévation

Au-dessus des étangs, au-dessus des vallées,
Des montagnes, des bois, des nuages, des mers,

Par delà le soleil, par delà les éthers,
Par delà les confins des sphères étoilées,

Mon esprit, tu te meus avec agilité,
Et, comme un bon nageur qui se pâme dans l'onde,
Tu sillonnes gaiement l'immensité profonde
Avec une indicible et mâle volupté.

Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides;
Va te purifier dans l'air supérieur,
Et bois, comme une pure et divine liqueur,
Le feu clair qui remplit les espaces limpides.

Derrière les ennuis et les vastes chagrins
Qui chargent de leur poids l'existence brumeuse,

Heureux celui qui peut d'une aile vigoureuse
S'élancer vers les champs lumineux et sereins;

Celui dont les pensers, comme des alouettes,
Vers les cieux le matin prennent un libre essor,
- Qui plane sur la vie, et comprend sans effort
Le langage des fleurs et des choses muettes!

Charles Baudelaire

domenica, aprile 16, 2006

Nulla di nuovo sotto il sole...ciò nondimeno...


"...Ciò malgrado l'hanno votato (Prodi n.d.G.). Al concorrente hanno detto: no, tu no. Ma perché? Perché no.

Io una risposta ce l'ho. L'ho già scritta una settimana fa quando stavamo andando a votare e non si sapeva ancora come sarebbe finita. La mia risposta è questa: metà dell'Italia e forse anche più non si fida dello Stato. Quella è la vera questione di questo paese: non è la questione settentrionale e neppure quella meridionale, ma è la questione dello Stato. Gli italiani non se ne fidano. Invece gli inglesi sì, i francesi sì, gli scandinavi sì, i tedeschi sì e anche gli olandesi, anche i belgi, anche gli austriaci. Del loro Stato si fidano. "My country". In Gran Bretagna, che è il paese più liberale del mondo, i cittadini si chiamano sudditi tanto è il rispetto che hanno del loro Stato.

Di quale nazionalità sei? Ti rispondono: Sono suddito inglese. Con orgoglio. Nello stesso modo, con lo steso orgoglio, un francese ti risponde che è cittadino francese. Da noi non si usa, perché siamo stati per secoli colonia. Vice-reame. Principato tributario dell'Impero. Oppure del re di Francia. Oppure del re di Spagna. Oppure pedina e base della flotta inglese. Oppure il Papa, ma quella è un'altra faccenda ancora più complicata. Lo Stato è il protagonista negativo della nostra storia nazionale. Lui ti vuole fregare e tu lo devi fregare. Cercherai di ottenerne qualche favore, piccolo o grande che sia, ma non ti impegnerai mai con lui, ti impegnerai con chi cercherà di farti avere quel favore e tu apparterrai a lui. Farai parte della sua clientela. Innalzerai la sua bandiera. Non per scelta politica ma per fedeltà alla persona. Eventualmente mascherata da ideologia."

(estratto da: "La metà d'Italia s'è turata il naso", E. Scalfari, La Repubblica, domenica 16 aprile 2006 : link articolo)

venerdì, aprile 14, 2006

Sindrome di Peter Pan


Sono un immaturo...la cosa fastidiosa è che vorrei poterlo restare ancora per un tempo indefinito (tendenzialmente lungo).

All'uni ci hanno fatto compilare un PDP (piano di sviluppo personale, oltre che Paperon De Paperoni), un simpatico documento che contiene il curriculum europeo e una pletora di autovalutazioni su nostre concrete o presunte competenze. Lo abbiamo compilato tutti controvoglia, non fa mai troppo piacere pensare al proprio futuro in termini così concreti, ma ci siamo messi, chi prima chi dopo, d'impegno visto che a sta cosa pare che ci tengano molto (e rompano di conseguenza).

Stasera m'è arrivata la valutazione (che non sapevo di dover ricevere). Secondo la cordiale signorina che se n'è occupata, la sfilza di commenti ed indicazioni che ho prodotto è troppo imprecisa e disordinata e va arricchita (!) e messa in forma più presentabile (sintesi mia di una pagina e mezzo di critiche e consigli ben circostanziati)...il che è esattamente quello che dovrei fare nella mia testa riguardo al mio futuro.

Spiacevole, e non riesco nemmeno ad infastidirmi in pace senza sentirmi in colpa, infondo ho 25 anni e non riesco a non pensare che, per quanto non mi vada, sarebbe ora. Andrò a dormire, già costringere me stesso a studiare domani mattina sarà un'opera titanica.

martedì, aprile 11, 2006

Ciò che non pensavo


Sembra tutto assurdo...è tutto assurdo.
Assurdo l'esito, l'idea che il modo in cui l'Italia veniva(?) governata fosse ritenuto inadeguato, preoccupante, pericoloso anche al di la dell'elettorato di sinistra. Assurda la convinzione secondo la quale le condizioni concrete di vita, sempre più precarie per sempre più persone, sarebbero state sufficienti per "far ragionare" gli elettori...forse è stato assurdo anche pensare che davvero le condizioni di vita fossero in così netto peggioramento, forse davvero andava tutto bene.
Assurdo il fatto che il paese sia esattamente spaccato in due parti, due parti che tra loro non possono vedersi l'un l'altra, almeno, un gran numero dei rispettivi componenti, due parti che sembra avere interessi in tutto e per tutto diametralmente opposti, almeno nelle rispettive percezioni (il che di per sè è a sua volta assurdo).
Assurda la caciara che si è fatta sull'inutilità degli exit pool: gli exit pool hanno l'unico scopo di far passare il tempo dalla chiusura delle urne all'ufficializzazione delle cifre, non influenzano nulla ed il fatto che siano inutili dovrebbe essere noto a tutti.
Assurdo che si festeggi proclamandosi vincitori con tutti i numeri per governare quando, l'altra delle due camere è, prbabilmente in mano agli avversari con uno scarti 10 volte più consistente, salvo sorprese per gli assurdi ritardi dei voti degli italiani all'estero.

E' tutto assurdo...quello che ho scritto è forse sconnesso e nemmeno troppo sensato, fin troppo banale e autoevidente, ma è tutta la sera che cerco di dare un senso a quello che succede, un senso coerente e razionale...non ce la faccio.

domenica, aprile 09, 2006

La vera ricetta del cannolo siciliano.


Sebbene il senso della vita possa anche essere dentro la testa, la vita è fuori.

"Ciao, tu sei Bruno vero?"
"Si, sono io...ci concosciamo?"
...

giovedì, aprile 06, 2006

Non per l'Euro, non per la Lira, ma per il Dollaro


Un piccolo contributo allo scorno di untolo...

http://www.invideoveritas.tk/

Per chi si è perso le più succulente prodezze del nono nano. Se carta canta, pixel non fa da meno.

mercoledì, aprile 05, 2006

Testicolaria!


Quante volte si può cambiare umore nell'arco della giornata? Non so, non ne ho idea, immagino ci siano dei limiti dovuti alla biochimica del cervello. Fattostà che credo di essermi avvicinato al record. Tra delirio universitario, piacevoli discussioni con amici sparsi, ansia preelettorale, spiacevoli malintesi amical-lavorativi (fortunatamente, penso, chiariti) e inaspettate affinità, ho fatto l'en plain. Il mondo riesce a sorprenderti (ma chi te conosce!? n.d.il mondo), buona cosa, anche se l'andazzo continua a scombussolarmi un pò più di quanto vorrei. Niente di ingestibile: positività moderata e una netta presa di distanza dal fascino oscuro delle neuroscienze, questa è la via.

Come strombazza il titolo (ed il commento fotografico), avevo avuto la mezz'idea di parlare dell'ultima "provocazione" di Untolo, il nono nano, ma devo dire...sono ben altre le provocazioni che mi stimolano, quindi sorvolerò agilmente, sperando di non sentirmi provocato pesantemente dall'elettorato italiano tra qualche giorno (cmq ecco come gli inglesi si sbarazzano dei coglioni molesti...occhio, c'è rischio di confondersi) .

Domani Gio si laurea! Frizzi e lazzi, nonché briscola a mazzi! Grande Gio, ma anche grande Giulio che si laureerà il giorno dopo (come diceva il medesimo, tra l'altro, ora ho pure un altro Giulio da stimare)! E via a seguire tutta una serie di amici e amiche (Elena, non ti angosciare! Hai finito oramai! La discussione è solo un pro forma).

domenica, aprile 02, 2006

Democratically Mango...holism reloaded


Ieri sera altra festa di compleanno (Auguri Davide), nello stesso posto della precedente. Manca il mio post alticcio in presa diretta (anche se ho scritto un commento sul post precedente), causa l'assenza della famigerata password. A compensazione, il presente, lasciato a metà a causa di intervenute altre impellenti attività. Ieri sera mi sono divertito, sono stato in tranquilla compagnia, ho "dato spettacolo" senza sentirmi ridicolo o rimpiangere i gesti compiuti, il che, con un discreto quantitativo di alcool in corpo è tutto dire. Ottima compagnia, discussioni deliranti che personalmente ho trovato assai piacevoli, ottimo il personale con cui si è amabilmente fraternizzato, ottime gag e ottimo brachetto.

Malauguratamente, nel tempo trascorso tra quando ho abbandonato la scrittura di questo post e quando l'ho ripresa, mi è sovvenuto quanto sia amaro tornare (già) alle quotidiane tribolazioni e quante mazzate mi attendono (nn vedo l'ora - haha - di cominciare il fantastico corso della Calloni...come amo quella donna!!!). Gradirei buone sorprese, ma questo è forse superfluo dirlo...ho un mezzo progetto in mente...ma la mia impazienza immagino manderà tutto a puttane. Poco male, meglio una vita movimentata che un noioso ammuffire.

Devo comprarmi il manuale di Yoga che mi ha consigliato Riky, la mia capacità di concentrazione è stata fino a qui ridicolmente bassa ed ora è pure arrivata la primavera...se la facile e corta strada della nootropia non può essere percorsa, solo la pratica e la disciplina delle antiche arti orientali mi salveranno (No! Niente fottuti santoni sotto alberi di mango Cat!).