giovedì, giugno 01, 2006

Ladidà


Ho visto un film di Woody Allen stasera, "Io ed Annie". Mi è piaciuto. Non so perchè, ma non ho mai voluto vedere un film di Allen, fino a stasera almeno. Lui è davvero un genio (e l'attrice che fa Annie è davvero bellissima, molto anni '70, di solito abbastanza lontani dal mio gusto estetico, ma non necessariamente), cose come la visualizzazione dei pensieri dei personaggi, che uno potrebbe immaginarsi più "moderne" (ad es. Allie Mc Beal) le aveva già utilizzate lui con pieno profitto.
Immagino sia particolarmente grave se mi ci sono sentito vicino, ad Allen dico, se mi è sembrato di assomigliargli. Intendiamoci, non sono pazzo, so benissimo che il paragone non ha il minimo senso in termini di "grandezza", però in certi comportamenti (immagino che i suoi film siano profondamente autobiografici), certi difetti, certi desideri con cui "produce" (io le mie cazzate sul blog e lui i suoi grandiosi film). Sono parecchio autoreferenziale. Di buono c'è che non sono così paranoico e folle, ma immagino che il genio stia proprio li.

martedì, maggio 30, 2006

Punjabi Bhangra, Japanese Carp


No per stasera niente da fare, solo il suono della musica bhangra nelle mie orecchie. Maledetto etnicismo asettico monoporzione del cazzo. Sincretismo e resistenza culturale? Uguale o diverso? Uverso, Diguale. Non sono affatto migliore. Se tutto ciò mi rendesse almeno più creativo...

- Cosa si sta facendo tatuare sul polpaccio?
- Una carpa, una carpa giapponese.
- Una carpa giapponese? Come mai?
La risposta scivola fuori, fluida, levigata, l’ha preparata con cura, nulla di troppo creativo, si è concentrato solo sulla brevità dell'intervallo stimolo-risposta, sul tono convincente e convinto, sul sorriso porcellanato.
- Bhe, mi piace molto la Cultura Giapponese, la Filosofia Giapponese, la sento molto...vicina.
Il giornalista fatica a trattenere il suo divertimento. La sua faccia non la vedi, ma glielo senti nella voce che si diverte, che non si aspettava niente di meglio, che lo può inchiodare e guardarlo contorcersi, boccheggiare.
Lo inchioda.
- Che senso ha la Carpa nella filosofia Giapponese? Cosa simboleggia?
E quello si contorce e boccheggia.
-Bhe…significa…bhe…
La luce del sorriso porcellanato sembra diventare opaca, tutto intorno il rosso dei capillari che si dilatano.
- Bhe…la filosofia Giapponese è molto complessa, scusami, ma adesso proprio non riesco a concentrarmi…ah, come mi fa male…scusami, ma ora…mi fa troppo male.
Cazzo! Ma certo! Che idea geniale! L’ago del tatuatore che fa dentro e fuori dalla pelle abbronzata fa male! Come fai a concentrarti mentre senti quel dolore tremendo? Come rispondi ad una domanda del genere con quel male tremendo?
- Aaaa…che male…no, no, proprio ora non riesco a risponderti, tu non sai come fa male.
Il giornalista non è ancora abbastanza sazio, ne vuole un altro po’. Il tatuatore sembra un po’ troppo assorto nel suo lavoro, non lo ha più guardato negli occhi dalla figura porpora del tatuando.
Sa troppo di “se non lo guardo non interrogherà proprio me”.
Peccato che non c’è verso: se non lo guardi è proprio te che chiama.
- Vuole chiedere aiuto al signore? Magari lui lo sa…
L’uomo-carpa s’illumina di nuovo. Annuisce e bisogna ammettere che lo dissimula bene il suo sospiro di sollievo. Guarda anche lui in direzione del tatuatore, interrogativo, il quale di rimando prega il dio degli aghi infetti che gli regali quantomeno un’epatite.
- Lei conosce il significato della carpa nella filosofia giapponese?
Il tatuatore fa un sorriso sghembo e imbarazzato. Non lo sa. Certo che non lo sa, cazzo! Per chi lo ha preso, per Confucio? Fa cenno di no con la testa e ripiomba gli occhi sulla coscia abbronzata dell’uomo-carpa.
Ora è la faccia tagliente del giornalista in primo piano, il microfono in mano, un ghigno irridente, annuncia:
- E dall’Expo Tattoo è tutto, la linea allo studio.


Le loro facce. Le loro parole


Casini: "Le spallate non pagano."
"Basta spallate."

Berlusconi: "Abbiamo vinto nell'unico test decisivo, quello siciliano".
"Ora tutto sul referendum."


Kielbasa


Cashba! (bella esclamazione) Ho una gran voglia di scrivere ma non ho idea di cosa.

Niente riflessioni cervellotiche sui massimi sistemi, per ora mi accontento dei minimi problemi. Non deliri alcolici, per ora non posso bere alcol per una serie di ottimi motivi (anche se ho dell’assenzio verde di Barcellona nella libreria. Non trattazioni dettagliate di pene d’amore da melodramma, che, grazie al principio di casualità (o per colpa del principio di casualità) non provo al momento. Neppure racconti cupi, nonché splatter, sconclusionati e pieni di cliché, ma dal buon ritmo e dalla forte “icasticità” (grazie Sareola). Vogliamo parlare di quelli sognanti e con melenso lieto fine? No, non vogliamo, ne sono sicuro…lasciamo perdere. Quarzo! (questa viene da scienze della terra in 5° anno di liceo scientifico) Che cosa fastidiosa, non so cosa si provi perché non mi è mai capitato, ma è tipo come quando uova di larve di insetti carnivori ti si schiudono sotto pelle e cominciano a mangiarti da dentro…bhe, non così atroce, no, ma l’agitazione è quella...spero non siate (ottimista…sul plurale…falso modesto in verità, almeno due siete…quanti puntini e parentesi) troppo immaginativi.

Cazzo! (aaaa, la tradizione)…devo trovare una soluzione. Santo g. aiutami tu!

Che cos'è la kielbasa?!?! Cosa c'entra la kielbasa!?!?! Se aveste guardato di più e più attentamente Scrubs lo sapreste!

domenica, maggio 28, 2006

Sutura


Quando ti saltano i punti di sutura, qualche riflessione la fai.
Sono riflessioni sul genere anima-corpo o spirito-corpo o anima-spirito-corpo (non sono un teologo), in generale, banalmente, sul genere materiale-immateriale, meglio, fisico-metafisico.
Ti immagini dolore, ti immagini imperfezione, infezione, infiammazione, ti immagini nefande conseguenze...stai iperventilando, lo stai facendo e dovresti piantarla, pare non sia niente di così grave. La pianti e ti incazzi, sbraiti a destra e a manca e sommergi di improperi i poveri cristi che ti stanno accanto. Poi passa anche quello, fai quello che devi, rimetti le cose a posto e resti immobile nella stessa scomodissima posizione per paura di rovinare tutto...ovviamente cerchi di non pensarci e, siccome stai davanti al pc, siccome futurama, simpson, griffin e southpark li sai a memoria, ti guardi scrubs in dvd, che sai comunque a memoria, ma non ti stufa mai (si sono malato...). La cosa divertente è che scrubs è un telefilm che parla di giovani medici e della loro vita in ospedale...potevo guardarmi ER...o farmi un giro su rotten (ok magari esagero).

Aaaa! Dimenticavo....adoro le ovvietà, quella in foto NON è la mia pancia, hehehehe

E se...


Riuscirò ad andare in Normandia ad Agosto?
L'estate l'ho sempre caricata di aspettative fin troppo gravose, per poi non fare quasi mai niente, o comunque, quasi mai quello che pensavo avrei fatto.
Quest'anno voglio provare a concretizzare nonostante incertezze e difficoltà (più o meno autoinventate), levarmi la zavorra del "non c'è tempo" e provare a fare questo viaggio.
Ci si andrebbe in macchina, il che farebbe recuperare al viaggio il suo significato originario e denso, privandolo di quell'istantaneità contemporanea che ne fa spesso una seccante formalità (e con ciò intendo cantare con altri due coglioni - il terzo compagno di viaggio non lo conosco - un'infinita serie di canzoni di Elio e le storie tese, raccontarci cazzate, scoprire quanto non sopportiamo la reciproca presenza in ambiente ristretto e cercare di fare piani su come abbordare le francesi con le ovvie deficienze linguistiche). Metterò alla prova il mio ridicolo, scolastico, dimenticato francese, sperando di superare il mio imbarazzo e di non far morire dalle risate tutti quelli con cui parlo.
Bho, vedremo

mercoledì, maggio 24, 2006

The Butterfly Effect


"So chi sono, non mi serve nulla che me lo ricordi ."

The Butterfly Effect

Non so quante migliaia di volte ho pensato che se fossi potuto tornare indietro, se avessi potuto cambiare ciò che era successo, sarei stato più felice. Ma ogni nodo nella storia, in quella con la S maiuscola e in quella personale, ogni piccola o grande scelta, ogni decisione è un bivio le cui consegueze sono infinitamente complesse ed imprevedibili. Per ogni errore corretto, tutto ciò che di buono dopo quell'errore sarebbe avvenuto rischia di essere cancellato. Ogni singolo istante della mia vita fino ad ora mi ha reso ciò che sono, qualsiasi cambiamento mi ucciderebbe...no, mi annullerebbe.

Ho trovato un nuovo film da inserire tra quelli che ricorderò.

Necessito o più vita o più allucinazioni. è inutile essere sapienti nel modellare senza disporre di creta.

domenica, maggio 21, 2006

Haiku


A volte, scrivendo, riesco ad essere ciò che non sono nella vita quotidiana. Non solo nelle azioni dei personaggi che creo, ma nello stesso modo in cui scrivo. Altre volte sono esattamente io.
Riuscissi a comporre questo dualismo su di uno stesso piano (o su entrambi i piani considerati) sarei un uomo estremamente felice.

venerdì, maggio 19, 2006

Philippe Daverio


Quest'uomo è un genio. Cultura che fluisce liscia e saporosa, che accende e mantiene viva la fiamma della curiosità, che coglie tutto e che sboccia in ogni discorso, fa nascere nuovi discorsi e di nuovo torna a fiorire in essi.
La cosa migliore è che la sua enormità (culturale) è più stimolante che frustrante.

domenica, maggio 14, 2006

Comparare è vita...finchè c'è vita c'è speranza (almeno quella)


"La risposta giusta è Rinoceronte...immagino sia noto a tutti come questo animale si muova a proprio agio nella quotidianità della scuola italiana. Questa agilità gli è derivata dalla lunga pratica di compilazione di moduli di acertamento della C.R.A (Condizione da Reddito Aggiunto), che grandemente hanno vessato anche i più esperti scienziati politici.
L'inclusione del retrogrado primo nella catena causale beta è, daltronde, da ritenersi un passo azzardato, poichè il cromatismo allotropico del composto non risulta concordante.
In una situazione di privazione relativa è improprio ipotizzare generalizzazioni totalizzanti che non lascino nulla al caso, quest'ultimo inteso come rilevante di per sé e non come mero elemento anonimo a supporto di impalcature teoriche di tale tangenziale portata..."

Probabile contenuto del esame che sosterrò domani in relazione al sensatissimo modulo "la comparazione nelle scienze sociali".

venerdì, maggio 12, 2006

Errori


L'errore ha un fascino perverso, specie se è consapevole.

:)

Ti odio


Ti odio perchè occupi spazi altrimenti vuoti.
Ti odio perchè ti aggiri a tuo agio nei miei sogni, senza alcun invito (consapevole).
Ti odio perchè finisci per essere la risposta scontata a domande oziose (le ultime).
Ti odio perchè sfoggi un senso in un mondo arrogantemente e annoiatamente insensato.
Ti odio perchè pretendi la piena conoscenza non avendola e perchè comunque non posso negartela, perchè mi fai essere come credi che sia.
Ti odio perchè hai gli occhi intelligenti, la mente sveglia e il volto malizioso.
Ti odio perchè parli facendomi male, facendoti amare, dispiaciuta per il male inflitto, compiaciuta per l'esercizio compiuto.

Ti odio....dio come ti odio.

martedì, maggio 09, 2006

Vomitando sulla polvere

Procediamo con i miei esercizi da narratore. A seguire un pezzo scritto per un racconto a più mani. I toni decisamente cupi e crudi lo rendono un'ottimo antidoto per il tanto schifato finale del precedente racconto. Spero vi piaccia. Nota (non è autoconclusivo, per ovvie ragioni).


- Forse non ci siamo capiti…non ti sto chiedendo se ti va di andare a fare il culo a quella feccia infetta, ti sto ORDINANDO DI FARE IL FOTTUTO CULO A QUELLA FECCIA INFETTA! Gli ordini del Comitato non si discutono, si eseguono!
La faccia del sergente sembra sul punto di esplodere. Un'unica verruca pulsante, rossa da dare il voltastomaco, strizzata dentro il ridicolo cappellino nero della guardia. Gli occhi porcini, arrossati di capillari dall’eccesso d’ira, si fanno ancora più piccoli tra il lardo gonfio e sudaticcio.
Fa terribilmente caldo. Il sudore mi cola copioso lungo il collo. Forse devo stare zitto, stare zitto e fare quello che mi viene detto…ma cazzo, mi fa schifo! Cazzo! Possono dire quello che vogliono ma quelli sono ancora esseri umani. Almeno la maggior parte di loro lo sembrano.
- Allora!? Per la fottuta puttana che era quella gran mignatta rottinculo di tua madre! Allora!? Che fai? Cos’è quella faccia da ebete? Mi hai sentito, ridicolo ammasso di sterco?
Lo sentivo, anche se quel vociare greve sembrava provenire da una distanza grandissima, da centinaia di chilometri nel Deserto di Vetro. Il fetore del suo alito purtroppo era molto più vicino e tangibile, il contatto della sua saliva sul mio viso bollente, spellato dal sole.
- Si…si signore. Ho sentito.
- Bene! Allora prendi quel fottuto ferro e rimettiti in riga con gli altri!
Sollevo il fucile, il rostro e la bisaccia con le fiasche incendiarie. Ho sempre paura di finire incenerito. Non sarei il primo a cui succede. Sono troppo fragili. Il sole arroventa la piazza d'armi, tutto puzza di polvere.

- Tayler, muoviti! cazzo non li vedi? Quella casa è piena. Che aspetti, che ti appestino? Hey, Lev…porta qui quel lanciafiamme, c’è spazzatura da bruciare!
Ed fa tutto meccanicamente, come fosse la cosa più comune del mondo, la più banale, come se non stesse privando della vita creature ancora fin troppo umane.
Se ne stanno rintanati negli angoli, si infilano in ogni pertugio che riescono a trovare, come grossi scarafaggi. Alcuni di loro sono minuti, bassi, più degli altri, si potrebbe pensare che si tratti di bambini ma ci hanno detto che non si riproducono, che sono sterili. Ci hanno detto che l’unico modo che hanno per moltiplicarsi è infettare gente sana. Nessuno ha capito come avvenga, ma tutti ne hanno una paura fottuta.
- Qui, qui, dagli una bella sfiammata…hehe…fammeli belli croccanti. cazzo come puzzano! Sbrigati, non credo che mi diano altro rancio se tiro su quello che ho appena mangiato.
Ne abbiamo chiusi una dozzina tra le macerie di un palazzo di mattoni rossi di cui non restano che le mura del pian terreno. Si ammucchiano uno addosso all’altro. Stracci laceri e pelle biancastra rigata da striature azzurre, muscoli atrofici ed ossa sporgenti. Sui crani oblunghi, sparuti peli grigi. Tagli malamente rimarginati sull’intera superficie dei corpi piegati ed artritici.
Li stiamo stringendo, come prevede la procedura. Lew ha un sorriso sporco e giallo da qualche parte tra la fuliggine, un sorriso che strizza un mozzicone di sigaro. Armeggia con la valvola di sicurezza del lanciafiamme. La fiammella davanti all’ugello crepita impaziente.
Più ci avviciniamo e più quegli esseri si agitano. I loro occhi, esposti tra palpebre consumate, velati da una malsana pellicola biancastra, si accendono di metallica e febbrile angoscia. Quelli più piccoli si rintanano dietro gli altri, si artigliano vicendevolmente, terrorizzati. Emettono uno stridio agghiacciante, suoni acuti e ferini di bestie in trappola.
Il più alto, più vicino a noi, si gira di scatto brandendo un tubo di metallo evidentemente troppo pesante per le sue braccia rachitiche. Digrigna denti appuntiti in una parodia di bocca senza labbra. Sventola sgraziatamente l’arma improvvisata davanti a se. Ed gli saltella davanti evitando con facilità i fendenti abbozzati.
- Hei…hei, hei! C’eri quasi fogna, qualche centimetro…hop…mancato…hei ragazzi, guardatelo, ci si mette d’impegno. Tom, secondo me se la cava meglio di te…hop. Brava bestiaccia, stai migliorando, continua così.
- Stai zitto stronzo. E smettila di giocarci! Abbiamo ancora tre isolati da fare e mi hanno già fatto venire il voltastomaco.
- Hai sentito la signorina? L’hai sentita fogna? Non possiamo più giocare, non vorrai fargli venire il mal di pancia vero?
La creatura si lancia in un affondo. Ed scarta di lato e le assesta un colpo con il calcio del fucile. La mandibola va in frantumi, la povera figura martoriata finisce a terra contro le gambe di Tom, quello urla e la calcia via verso i suoi simili.
- Ci siamo divertiti abbastanza bambini. È ora di pranzo, faremo un bel barbecue.
Ed e Tom si allontano. Lew cominciò a cospargere quel cumulo di pallida disperazione con cherosene incendiato. Una risata grottesca gli erompe dalla gola e si fa spazio tra i denti stretti intorno al mozzicone fumante del sigaro. Mentre tiene premuto il grilletto, pian piano, il suo intero corpo è scosso da quella oscena ilarità.
Quell’uomo non è persuaso a fare una cosa orribile credendola giusta, sta solo facendo una cosa che lo diverte. Il potere ardente che gli scaturisce tra le mani lo inebria, lo inebria l’odore chimico del cherosene che brucia, lo inebria quello dolciastro della carne che brucia. La sua faccia nera d’inferno, gronda sudore lurido sui lineamenti contratti dal godimento.
Gli altri due, con lunghe forche metalliche, ricacciano i fuggitivi verso le fiamme voraci.
I loro corpi avvampano come sterpaglie secche, scoppiettano e si accartocciano. La pelle pallida e delicata si stacca, sfrigola, brunisce per poi carbonizzarsi. Gli occhi, quei grandi occhi lattei, un misto liquido di orrore e odio, mi fissano con l’intensità degli ultimi istanti di vita, prima di colar fuori dalle orbite. Lo stridore delle loro gole consumate mi penetra nella mente, oltre il rombo del fuoco, oltre le risa oscene, oltre il dileggiare degli altri carnefici. Aguzzo trapassa ogni pensiero ed inchioda la mia consapevolezza. Una mano gelida mi stringe i visceri, mentre l’infernale calore la cui eco più blanda mi investe il viso, trasforma quei corpi miserabili, privandoli di ogni integrità, d’ogni umidità vitale.
Lascio cadere il mio rostro e corro all’esterno. Sento l’acido alla base della lingua. Il mio disgusto, la mia colpa, erompono in un getto verde sull’asfalto nero ricoperto di sabbia. Cado in ginocchio reggendomi lo stomaco. Quegli occhi, quelle urla mi perseguitano. Non ho bisogno di vedere il massacro, il massacro è dentro di me. Continuo a vomitare. Alla fine i conati non spremono che succhi gastrici.
Il pesante anfibio arriva contro le costole senza che io ne abbia il minimo avviso. Cado a terra supino, il fiato spezzato.
- Che cazzo ti prende stronzo!? Si può sapere che cazzo credi di fare!? Non puoi scappare dal tuo fottuto lavoro. Quella merda deve bruciare, bruciare! Mi hai sentito?!
Ed mi sferra un altro calcio, poi un altro e un altro ancora, con foga, con cattiveria.
- In questo mondo di merda non c’è posto per i codardi. Nella mia fottutissima squadra non c’è posto per i codardi. Non mi posso fidare ti te. Non mi va di essere divorato da quegli scarafaggi disgustosi. Non voglio che mi infettino.
Qualcosa si è rotto. Sento sapore di sangue e respiro a fatica. La testa mi ronza, come un vecchio lampione che fa troppa resistenza e il dolore mi artiglia tutto il corpo mentre mi raggomitolo per proteggermi dai colpi.
- Perché non fai un atto misericordioso Ed? Perché non lo ammazzi?
Lew sta appoggiato al muro di mattoni rossi, appena fuori dal mattatoio improvvisato. Dietro di lui un fumo nero e denso si alza verso il cielo. Ha ancora una smorfia compiaciuta. Nei suoi occhi slavati c’è un perfido divertimento. Si riaccende il sigaro con la fiammella del lanciafiamme e tira due lunghe boccate. Fuma, come un amante che si rilassa dopo aver consumato.
Ed lo fissa per un po’, la faccia pensosa, poi torna a guardare verso di me e sogghigna.
- Già, potrebbe essere una buona idea. Magari è la volta buona che ti levi dai piedi, no Dunst? Magari il prossimo che ci mandano non sarà un finocchietto del cazzo, uhm? Che ne pensi, può essere?
Ed fa scivolare fuori dal fodero il suo coltello seghettato. Il riflesso sulla lama mi abbaglia. Si china su di me e mi spinge il ginocchio sul torace. La lama mi bacia la gola e un rivolo di sangue caldo comincia a scivolarmi sul collo.
Che mi uccida. Non ho motivi per continuare a vivere. Chiudo gli occhi e prego che faccia in fretta.
- Finitela! Siete impazziti? Avete presente quante grane se dobbiamo spiegare com’è morto?
Riapro gli occhi e piego la testa di lato. Tom si sta avvicinando.
- Cazzate, basterà combinare la cosa in modo che sembri un incidente. Un lavoretto pulito.
Avviene in un attimo, in un solo secondo. Ed adesso è a terra fianco a me. Tom urla. Lew impreca. Non capisco da dove siano usciti. Nessuno di noi li ha sentiti venire. Si avventano sui miei aguzzini e li sommergono.
Ed è già morto. Il suo cranio si è fracassato contro una grossa roccia puntuta e ora la sua faccia è lorda di fango e di vomito. Tom strepita mentre quelle creature esili e malaticce gli squarciano il ventre ed è ancora vivo mentre gli affondano i dentini aguzzi negli intestini e li lacerano con colpi secchi del collo. Lew è più resistente, li afferra per il collo e gli spezza la spina dorsale con la sola forza delle sue mani immense, ma sono troppi, gli si arrampicano addosso, lo graffiano, lo mordono. Uno gli si avventa sui polpacci vorace, folle. Lew cade e sparisce in quel mare di arti rachitici, denti, unghie, occhi rabbiosi. Lo zaino con la bombola di cherosene si stacca e cade poco lontano. Se esplode moriremo tutti. Ma non succede.
Sono immobile per il pestaggio e per la paura. Credo di essermi pisciato addosso, ma non ne sono sicuro, il dolore copre ogni cosa.
Improvvisamente due piedi artritici mi coprono la scena. Sono su di me. Mentre le loro dita aguzze cominciano ad afferrarmi, i loro piccoli pugni spigolosi ad abbattersi su di me, un boato copre ogni cosa. Luce bianca. Calore infernale. Poi solo oscurità, oscurità e silenzio.

Le voci fecero scattare qualcosa in me. Potrei chiamarlo istinto di sopravvivenza, ma non renderebbe l’idea. È qualcosa di estremamente raffinato che spinge la mia mente in uno stato di concentrazione perfetta.
Adagiai delicatamente la ragazza su una stuoia mangiata dalle cimici nell’angolo più asciutto della stanza. Mi concessi il tempo per carezzarle il viso e chiudere le palpebre sui suoi occhi castani, così profondi da sembrare ancora vivi. Quella pelle pallida e fredda urlava la mia colpa, ma non c’era tempo, dovevo sopravvivere, sopravvivere per potermi lacerare l’anima e perdere ancora un altro brandello di umanità.
Saettai silenzioso verso la tromba delle scale, i sensi in allerta. Pioggia che batteva su pietra, su fango, su cuoio, su pelle, su capelli, su rabbia. Suole di gomma, di legno battevano impazienti. Schianti di porte, finestre, vetri frantumati tre piani più sotto. Minacce urlate con la spavalderia del numero, con la tracotanza di chi porta il fuoco, il fuoco che scaccia l’oscurità, che arde l’empietà, che purifica.
Due spari al cielo. Quei suoni mi parlarono chiari come un libro stampato: un gauge 20, fucile da caccia, un hammer gun probabilmente, e un arma autocostruita, messa insieme con non troppa maestria, non ci avrebbe messo troppo ad esplodere in faccia a chi la imbracciava. Non avevo idea di come facessi a sapere tutto questo. Ma non era importante.
Una voce forte, sicura incita i compagni, nel nome di un dio dimenticato che ha lasciato i suoi figli vivi dopo l’apocalisse, li sprona ad abbattere i servi del maligno, le bestie empie che la follia dell’uomo ha creato.

lunedì, maggio 08, 2006

Inaspettatamente...eppure come al solito


Sono un ciclotimico del cazzo! (vero Tuc?)
Su sto cazzo di blog scrivo solo quando sono di cattivo umore.
Oggi sono sereno...ne hanno avuto prova gli sventurati che mi hanno incontrato: la mia dissenteria verbale ha dato il meglio HeHe.
Vedremo fin che dura, cmq questi esami da tre crediti mettono a dura prova il mio equilibrio nervoso...per oggi, però, va così :)

sabato, maggio 06, 2006

Collasso: fallito ritratto di un momento di inattesa felicità

L’insoddisfazione di un momento si proietta sull’infinito.

Errori su errori si ammassano, ingombrano i polmoni, salgono schiuma bianca fino alla bocca.

Il mondo di una stanza si chiude intorno e nelle orecchie esplode la pressione.

L’aria si trascina faticosamente dentro e fuori, il petto si muove appena, contratto, con scatti spastici.

Una sensazione di tiepido vuoto piatto permea la coscienza e le viscere in risposta si torcono, lo stomaco si chiude, la gola si stringe.

Tutto collassa in un implosione terribile da cui la proiezione della mente verso un futuro prossimo non salva. Ma il collasso non ha fine, non concede il dono dell’oblio.

La fine esiste solo prima della fine, dopo, il nulla.

lunedì, maggio 01, 2006

Calor bianco

Soundtrack: Lali Puna - Scary World Theory

Le foglie verdissime stormisco al vento, in alto, sopra le loro teste. Avanzano vicini sul vialetto di ghiaia bianca che scricchiola sotto i loro piedi. Lui gesticola, appassionato dal suo discorso. Lei lo ascolta attenta, concedendogli, di quando in quando, lunghi, profondi sguardi castani. Sorride impercettibilmente mentre lui, per vie intricatissime raggiunge le sfere celesti argomentando dei massimi sistemi.
Un cigno incede, bianco, nel piccolo laghetto recintato da una staccionata di legno grezzo. Alberi dai tronchi scuri, umidi sporgono le loro chiome sopra di esso, evocando una frescura rilassata.
Il sentiero li ha condotti entro una piccola grotta di pietra, ammorbidita da sbuffi muschiosi.
- Che bello questo posto…ci sono sempre passata vicino, ma non ci sono mai entrata.
Lui smette di parlare, si guarda intorno. Il vecchio custode armeggia con un grosso paio di cesoie nella serra addossata al muro perimetrale. Una giovane donna viene loro incontro spingendo una carrozzina. Il bambino che vi dorme è incredibilmente ricciolo. Lontano, dall’altra parte del parco, il suono ritmico di bonghi ed un chiacchiericcio allegro. Il verde è talmente acceso che sembra avere vita a se, sembra liquido, sembra che possa gocciolare dalle foglie ad ogni refolo. La pioggia, le gocce calde e rade, cessata da poco, ha riempito l’aria di odori: l’erba, la terra, la polvere, l’asfalto appena oltre il muro, il cemento del muro stesso.
Raggiungono una panchina, si siedono, in silenzio. Lei guarda il cigno sulla riva sassosa del laghetto. Con l’ala alzata si liscia il piumaggio. Con una mano si sposta una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Restano in silenzio. Lui è nervoso, lascia che lo sguardo vaghi intorno senza posarsi su nulla per più di qualche istante. Il silenzio lo spaventa, lo atterrisce. Lei sente il suo nervosismo, la diverte. Si volta ad incontrare il suo sguardo, ancora quel sorriso appena accennato sulla labbra. A lui quel sorriso pare ad un tempo dolcissimo e terribile, quelle labbra morbide, si piegano in una curva tanto delicata quanto tagliente. Il viso è caldo, più di quanto la temperatura dell’aria non giustifichi. Il cuore risale fastidiosamente l’esofago.
- Cosa dicevo…?
Disingaggia il suo dallo sguardo di lei.
- Non resisti per molto tempo.
Perplesso torna a guardarla.
- Non resisto a cosa?
- Non resisti per molto al silenzio. Credi di dover dire sempre qualcosa di intelligente? Credi davvero di poterci riuscire?
- Io…
Lo sguardo torna a fuggirla, l’espressione si rabbuia.
- Pensi che qualcuno possa riuscirci davvero, ma soprattutto, credi sia così importante, che sia necessario, che abbia un senso?
Lui rimaneva in silenzio e fissava la ghiaia. Lei ancora manteneva il sorriso appena accennato e l’aria tranquilla, ma cominciava a preoccuparsi, a temere di essere stata troppo brusca. Le era venuto spontaneo rispondere così. Per qualche motivo che non riusciva a spiegarsi, era convinta che anche lui si aspettasse, addirittura che desiderasse essere fronteggiato in quel modo.

Da quando lo aveva conosciuto, appena tre settimane prima, per caso in un locale, ne era rimasta subito affascinata. Lui aveva bevuto qualche birra di troppo e probabilmente questo gli aveva dato una mano a trovare il coraggio per lasciare i suoi amici e andarsi a sedere al tavolo dove lei sorseggiava un cuba.
Era sola quella sera, ogni tanto le piaceva uscire a fare quattro passi, ma la pioggia improvvisa l’aveva costretta a riparare nel bar. Lui si era seduto, l’aveva guardata per qualche minuto con sbilenca intensità, poi, a bruciapelo, tutto serio le aveva chiesto:
- Che ne pensi della solitudine?
Da quella inusuale domanda era iniziata una lunga chiacchierata che, partendo dal tema originario, aveva poi toccato praticamente qualsiasi ambito.
Inizialmente stranita e anche un po’ preoccupata, non aveva potuto evitare di farsi prendere dal discorso. Parlando lui usava spesso termini eccessivamente ricercati e sembrava che lo preoccupasse parecchio l’idea di non sembrare abbastanza intelligente ed interessante. Ciononostante i suoi intricati ragionamenti erano molto lucidi, stimolanti, originali, ma soprattutto le sembrava di poter percepire la passione con la quale li aveva elaborati, passione con la quale argomentava e riusciva a rendere chiare anche le affermazioni più astruse.
Avevano parlato per oltre due ore, senza che lei se ne accorgesse. Lo salutò, lui le chiese se volesse essere accompagnata, ma lei declinò, aveva smesso di piovere. Negli occhi di lui, sotto l’euforica umidità dell’ebbrezza, per un attimo passò un lampo di delusione.
- Senti, ti va se domani pomeriggio prendiamo un caffè?

I loro incontri a seguire non avevano fatto altro che confermarle l’impressione che aveva avuto. Le piaceva stare con lui, passava da momenti di umorismo paradossale a momenti di profondità a volte gratuita. Poteva sembrare saccente, e forse un po’ lo era, ma tutte quelle improbabili, singolari nozioni, riguardanti gli argomenti più disparati parevano connesse tra loro, in un unico flusso di pensiero che riusciva ad essere in qualche modo coerente…armonioso.
Lui la faceva sentire bene, la stimolava, la intrigava, la divertiva e, in un modo che non riusciva a spiegarsi, riusciva a anche a tranquillizzarla…eppure…eppure anche quella sua ossessione di non apparire all’altezza, quella sua insicurezza, la paura che il contatto con lei sembrava provocargli e che si scontrava con l’evidente attrazione, anche tutto questo si confermava. Lei non riusciva a capire il motivo di tutto questo, la incuriosiva e a volte la innervosiva pure. Si divertiva di quando in quando a stuzzicarlo, rispondendo in modo opposto a quello atteso alle domande retoriche che ogni tanto infilava, a caccia di conferme, nei suoi torrenziali discorsi o mettendolo in imbarazzo con quesiti impertinenti che lo coglievano alla sprovvista. Il fastidio, per quel poco che ne aveva manifestato, era stato solo iniziale. A lui quel gioco sembrava piacere molto, tanto che a volte era come se le fornisse le occasioni per portarlo avanti. Dal canto suo lei si era lasciata prendere la mano sempre di più, senza preoccuparsi di stare esagerando…fino a quel momento.

Mentre lui le nega i suoi occhi, persi nel vuoto tra i sassolini bianchi del sentiero, il sorriso impertinente di lei va sfumando. Una punta di rimorso comincia a gravarle nel petto: “e se avessi esagerato?”. Ha voglia di chiedere scusa, di abbracciarlo, di dirgli che non voleva ferirlo.
Non sorride più, lo guarda e allunga una mano verso di lui. Improvvisamente lui si gira, la fissa intensamente negli occhi profondissimi, scuri nella fresca ombra di quell’antro. Lo sguardo sembra durare un tempo infinito. Il cuore di lui batte forsennato, tanto forte da sbilanciarlo. La decisione l’ha già presa, oramai è irreversibile, ma il tempo che si dilata lascia spazio ad una paura infinita.
Lei lo fissa, non capisce, accade tutto troppo velocemente perché possa pensare, solo…nei suoi occhi vede una luce strana, una determinazione, una…chiarezza, simile a quella della prima sera, ma molto più intensa. Lui si sente cadere verso di lei, verso le sue labbra così morbidamente dolorose, verso i suoi occhi, stelle di luce scura. Con una mano le cinge il fianco, con l’altra le accarezza la guancia…e la bacia, con delicatezza. Per un istante per lei c’è solo il calore, il calore e come tensione elettrica a fior di pelle. Sotto le labbra di lui, così delicate, sente una passione, un desiderio che contiene a stento, aspettando d’essere ricambiato. L’istante dopo anche le braccia di lei cingono lui e la sua bocca si fa vorace nel cercare quella passione e quella passione scatena. Ora entrambi bruciano e in quella fiamma tutto il resto scompare, resta solo la fisicità unica e inequivoca dei loro corpi, congiunta nel punto perfetto e cangiante del desiderio reciproco.

venerdì, aprile 28, 2006

La carne è l'anima


Il corpo non conosce alibi, solo la mente ne produce.

lunedì, aprile 24, 2006

Catarsi del silenzio


Il silenzio/vuoto mi atterrisce e mi spaventa più di ogni cosa.

Devo scivolare nel silenzio, superando il mio terrore.
Devo lasciare che il silenzio mi riempia, svuotandomi.
Devo rinascere dal silenzio, nuovo e diverso,
in attesa che una nuova paura si manifesti.

Prove tecniche di etnografia primaverile


Ieri primo tentativo di fare etnografia. Forse è presuntuoso anche solo definirlo così, ma d’altronde le cose per imparare a farle bisogna farle, tanto più che mi era stato dato questo compito.


Ho preso il mio stupido taccuino verde, la mia stupida matita, il mio...simpatico amico Michele e sono andato a cercare l'oggetto/soggetto della mia osservazione...non l'ho trovato, niente ragazzini yuppie che suonavano la chitarra e cantavano chiedendo l'elemosina in centro, niente passanti (per lo più "fighetti") che reagivano alla loro presenza. Ho dovuto ripiegare su un tedesco che suonava la tromba con tanto di amplificazione, base e microfono, che "accettava offerte" in un cappello a cilindro ricoperto di vernice dorata e vendeva i suoi cd, quando non si lanciava in doppi sensi a tema ovviamente sessuale con i passanti.

Mi sono sentito abbondantemente un idiota. Il posto dove il trombettista si esibiva era un largo spiazzo, privo di panchine o nicchie, dunque io e Michele ci siamo piazzato appoggiati al muro a qualche metro da lui. Io a scrivere con sto tacquino in mano, per altro cosa molto scomoda, Michele a farmi da copertura (l'idea era che in due la cosa sarebbe sembrata, non so esattamente perchè, meno strana) e a darmi l'apporto di un altro paio di occhi osservanti.

Risultato: appunti scombinati, assai poco concludenti, annotazioni scarsamente interessanti ed un gran numero di occhiate sbieche da parte del trombettista e dei passanti. Il tutto, tra l'altro, è finito molto presto, mi ero dimenticato che qui a Bergamo gli orari sono un pò "particolari".

Vedremo...ci riproverò, devo farlo (anche solo per passare l'esame).

Nota: il signore nella foto è il grande antropologo Clifford Geertz

True Socialism


"Da quando è caduto il muro di Berlino, il socialismo è ancora più indispensabile: non lo ritengo un modello alternativo di società, ma un coltello affilato premuto contro le eclatanti ingiustizie della società, una voce della coscienza finalizzata a indebolire la presunzione e l'autoadorazione dei dominanti."

Zygmunt Bauman

PS: con buona pace dei vari Demichelis e Craxi...tranquilli non parla di voi

domenica, aprile 23, 2006

Un buon consiglio...


Tratto dal film "The big kahuna" (e citato in chissà quanti blog)

Everybody is free (to wear sunscreen)

Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati , ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t'erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa' una cosa, ogni giorno che sei spaventato.
Canta.
Non esser crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perder tempo con l'invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto.
Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant'anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche.
Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo.
Usalo in tutti i modi che puoi.
Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E' il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla.
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono.
Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perchè più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant'anni sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accetta il consiglio...
per questa volta.

sabato, aprile 22, 2006

Esercitazione N°1: E' primavera


E' indiscutibilmente primavera.
Fa caldo, gli ormoni ballano e la voglia di studiare che si credeva non potesse essere più bassa, ci sorprende facndosi scavare una taverna.

Oggi giornata di sonno. Giornata di studio pomeridiano, di cose che a tratti, dove non erano ripetitive, sono riuscito a trovare interessanti, ma comunque pesanti. Giornata di ricerca di idee per gli oggetti delle mie esercitazioni di indagine etnografica. Giornata dell'acquisto di due Signori Libri: il terzo capitolo della fantastorica epopea dell'inquisitore Eymerich, scritta dal buon Evangelisti Valerio, e uno degli esempi più fulgidi di quanto la fantascienza possa essere profetica e utile alla riflessione contemporanea, "La matrice spezzata" di Sterling. Altri libri per la mia Pila di legenda, si perde nelle nubi e ci sono dei condor che volteggiano intorno alla sommità.

La domanda a seguire...cosa ci riserverà la serata? Ci stiamo muovendo per scoprirlo.

Per gli amanti della blasefemia, o semplicemente per quelli che si vogliono fare una risata, ma ASSOLUTAMENTE NON PER COLORO I QUALI SI POSSONO SENTIRE OFFESI E OLTRAGGIATI DA IRONIA PESANTE A TEMA RELIGIOSO, una chicca primaverile: Bible Brew

mercoledì, aprile 19, 2006

Solitudine arrogante


Non so di cosa si tratti. Non ho idea se sia la primavera o il fatto che in questa breve (ma lunga) parentesi pasquale ho trovato una scusa per stare in casa più di quanto non sarebbe stato opportuno.

So che sono agitato, inquieto e confuso. Mi sono calato 30 inutili gocce di valeriana (10 più di quanto consigliato dalle istruzioni), ma niente, nessuna voglia di mettermi a letto, nessuna voglia di dormire.

E’ un conflitto che va avanti da troppo tempo dentro di me, un conflitto devastante che continua a ripiegarsi su se stesso e ad autoriprodursi. Ragione e sentimento. Banale, forse appena un po’ meno di “sole, cuore, amore” (metabanale, visto che si cita sempre questa frase per indicare la banalità in genere). Non mi ha ancora portato a nulla, tranne forse a fugaci intuizioni come quella secondo la quale è inutile restare in casa per studiare quando si sa benissimo che non si studierà e che sarebbe più opportuno uscire, che fuori esiste anche di giorno. Intuizioni che difficilmente divengono pratica che io stesso annichilisco con intricate autocensure.

Mi sento solo, ma immagino di essere solo in primo luogo perché voglio esserlo, perché sono l’unica persona con cui sia mai veramente stato, con tutto quello che ciò comporta, e perché tutti mi fanno paura, paura più di quanto non sappia accettare.

Consapevolezze inutili, inutili perché non sono certo epifanie, non sono certo sorprese, sono sempre state dentro di me. La consapevolezza è utile se spinge all’azione concreta e la sostiene, se ci si sofferma, si indulge su di essa inutilmente, la consapevolezza di un proprio limite diviene una profezia che si autoadempie, una gabbia che vincola stabilmente a quel limite.

Ho visto per l’ennesima volta Cruel intentino. Il film mi è sempre piaciuto, ma ad ogni visione il mio giudizio si è fatto un po’ più critico. Il fascino della depravazione ed il buonismo di fondo, una romantica redenzione, una drammatica morte ed una necessaria punizione per l’irredenta, non mi colpiscono più come fecero quando lo vidi al cinema al quarto anno di liceo…eppure s’è fatto vedere tutto, fino alla fine, con qualche minima parentesi di zapping per lo più in corrispondenza delle interruzioni pubblicitarie. Divertente il fatto che mentre ricordavo che mi piaceva e che mi toccava, che lo trovavo un film “diverso”, mi chiedevo che cosa cazzo avrebbe potuto pensare di me M. Foucault se fosse stato ancora vivo. Infondo era un film fatto per piacere agli adolescenti e sarebbe da stronzo pensare che io ero (o sono) veramente così “diverso” e “al di sopra delle mode e del pensiero comune” solo perché sono stato (e spero di non essere più) un asociale.

martedì, aprile 18, 2006

16 aprile 2005


Con colpevole ritardo, ricordo Davide "Svario" Calvo, andatosene poco più di un anno fa (16 aprile 2005).

Elevazione

Sopra gli stagni, sopra i monti e le vallate,
sopra le foreste, le nuvole, gli oceani,
al di là del sole, oltre gli spazi eterei,
al di là dei confini delle sfere stellate,

spirito, tu ti muovi con agilità e,
come un buon nuotatore nell'estasi dell'onda,
solchi festosamente l'immensità profonda
con un'indicibile e maschia voluttà.

Fuggi lontano da questi morbosi miasmi,
vola a purificarti nell'aria superiore,
e bevi, come un puro e celestiale liquore,
il chiaro fuoco che colma i limpidi spazi.

Alle spalle gli affanni e le vaste pene
che gravano opprimenti sull'esistenza brumosa
fortunato chi può, con ala vigorosa,
slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;

l'uomo i cui pensieri, come fanno le allodole,
verso il cielo al mattino liberi si avventano
- che sorvola la vita e intende facilmente
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!

Charles Baudelaire

Élévation

Au-dessus des étangs, au-dessus des vallées,
Des montagnes, des bois, des nuages, des mers,

Par delà le soleil, par delà les éthers,
Par delà les confins des sphères étoilées,

Mon esprit, tu te meus avec agilité,
Et, comme un bon nageur qui se pâme dans l'onde,
Tu sillonnes gaiement l'immensité profonde
Avec une indicible et mâle volupté.

Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides;
Va te purifier dans l'air supérieur,
Et bois, comme une pure et divine liqueur,
Le feu clair qui remplit les espaces limpides.

Derrière les ennuis et les vastes chagrins
Qui chargent de leur poids l'existence brumeuse,

Heureux celui qui peut d'une aile vigoureuse
S'élancer vers les champs lumineux et sereins;

Celui dont les pensers, comme des alouettes,
Vers les cieux le matin prennent un libre essor,
- Qui plane sur la vie, et comprend sans effort
Le langage des fleurs et des choses muettes!

Charles Baudelaire

domenica, aprile 16, 2006

Nulla di nuovo sotto il sole...ciò nondimeno...


"...Ciò malgrado l'hanno votato (Prodi n.d.G.). Al concorrente hanno detto: no, tu no. Ma perché? Perché no.

Io una risposta ce l'ho. L'ho già scritta una settimana fa quando stavamo andando a votare e non si sapeva ancora come sarebbe finita. La mia risposta è questa: metà dell'Italia e forse anche più non si fida dello Stato. Quella è la vera questione di questo paese: non è la questione settentrionale e neppure quella meridionale, ma è la questione dello Stato. Gli italiani non se ne fidano. Invece gli inglesi sì, i francesi sì, gli scandinavi sì, i tedeschi sì e anche gli olandesi, anche i belgi, anche gli austriaci. Del loro Stato si fidano. "My country". In Gran Bretagna, che è il paese più liberale del mondo, i cittadini si chiamano sudditi tanto è il rispetto che hanno del loro Stato.

Di quale nazionalità sei? Ti rispondono: Sono suddito inglese. Con orgoglio. Nello stesso modo, con lo steso orgoglio, un francese ti risponde che è cittadino francese. Da noi non si usa, perché siamo stati per secoli colonia. Vice-reame. Principato tributario dell'Impero. Oppure del re di Francia. Oppure del re di Spagna. Oppure pedina e base della flotta inglese. Oppure il Papa, ma quella è un'altra faccenda ancora più complicata. Lo Stato è il protagonista negativo della nostra storia nazionale. Lui ti vuole fregare e tu lo devi fregare. Cercherai di ottenerne qualche favore, piccolo o grande che sia, ma non ti impegnerai mai con lui, ti impegnerai con chi cercherà di farti avere quel favore e tu apparterrai a lui. Farai parte della sua clientela. Innalzerai la sua bandiera. Non per scelta politica ma per fedeltà alla persona. Eventualmente mascherata da ideologia."

(estratto da: "La metà d'Italia s'è turata il naso", E. Scalfari, La Repubblica, domenica 16 aprile 2006 : link articolo)

venerdì, aprile 14, 2006

Sindrome di Peter Pan


Sono un immaturo...la cosa fastidiosa è che vorrei poterlo restare ancora per un tempo indefinito (tendenzialmente lungo).

All'uni ci hanno fatto compilare un PDP (piano di sviluppo personale, oltre che Paperon De Paperoni), un simpatico documento che contiene il curriculum europeo e una pletora di autovalutazioni su nostre concrete o presunte competenze. Lo abbiamo compilato tutti controvoglia, non fa mai troppo piacere pensare al proprio futuro in termini così concreti, ma ci siamo messi, chi prima chi dopo, d'impegno visto che a sta cosa pare che ci tengano molto (e rompano di conseguenza).

Stasera m'è arrivata la valutazione (che non sapevo di dover ricevere). Secondo la cordiale signorina che se n'è occupata, la sfilza di commenti ed indicazioni che ho prodotto è troppo imprecisa e disordinata e va arricchita (!) e messa in forma più presentabile (sintesi mia di una pagina e mezzo di critiche e consigli ben circostanziati)...il che è esattamente quello che dovrei fare nella mia testa riguardo al mio futuro.

Spiacevole, e non riesco nemmeno ad infastidirmi in pace senza sentirmi in colpa, infondo ho 25 anni e non riesco a non pensare che, per quanto non mi vada, sarebbe ora. Andrò a dormire, già costringere me stesso a studiare domani mattina sarà un'opera titanica.

martedì, aprile 11, 2006

Ciò che non pensavo


Sembra tutto assurdo...è tutto assurdo.
Assurdo l'esito, l'idea che il modo in cui l'Italia veniva(?) governata fosse ritenuto inadeguato, preoccupante, pericoloso anche al di la dell'elettorato di sinistra. Assurda la convinzione secondo la quale le condizioni concrete di vita, sempre più precarie per sempre più persone, sarebbero state sufficienti per "far ragionare" gli elettori...forse è stato assurdo anche pensare che davvero le condizioni di vita fossero in così netto peggioramento, forse davvero andava tutto bene.
Assurdo il fatto che il paese sia esattamente spaccato in due parti, due parti che tra loro non possono vedersi l'un l'altra, almeno, un gran numero dei rispettivi componenti, due parti che sembra avere interessi in tutto e per tutto diametralmente opposti, almeno nelle rispettive percezioni (il che di per sè è a sua volta assurdo).
Assurda la caciara che si è fatta sull'inutilità degli exit pool: gli exit pool hanno l'unico scopo di far passare il tempo dalla chiusura delle urne all'ufficializzazione delle cifre, non influenzano nulla ed il fatto che siano inutili dovrebbe essere noto a tutti.
Assurdo che si festeggi proclamandosi vincitori con tutti i numeri per governare quando, l'altra delle due camere è, prbabilmente in mano agli avversari con uno scarti 10 volte più consistente, salvo sorprese per gli assurdi ritardi dei voti degli italiani all'estero.

E' tutto assurdo...quello che ho scritto è forse sconnesso e nemmeno troppo sensato, fin troppo banale e autoevidente, ma è tutta la sera che cerco di dare un senso a quello che succede, un senso coerente e razionale...non ce la faccio.

domenica, aprile 09, 2006

La vera ricetta del cannolo siciliano.


Sebbene il senso della vita possa anche essere dentro la testa, la vita è fuori.

"Ciao, tu sei Bruno vero?"
"Si, sono io...ci concosciamo?"
...

giovedì, aprile 06, 2006

Non per l'Euro, non per la Lira, ma per il Dollaro


Un piccolo contributo allo scorno di untolo...

http://www.invideoveritas.tk/

Per chi si è perso le più succulente prodezze del nono nano. Se carta canta, pixel non fa da meno.

mercoledì, aprile 05, 2006

Testicolaria!


Quante volte si può cambiare umore nell'arco della giornata? Non so, non ne ho idea, immagino ci siano dei limiti dovuti alla biochimica del cervello. Fattostà che credo di essermi avvicinato al record. Tra delirio universitario, piacevoli discussioni con amici sparsi, ansia preelettorale, spiacevoli malintesi amical-lavorativi (fortunatamente, penso, chiariti) e inaspettate affinità, ho fatto l'en plain. Il mondo riesce a sorprenderti (ma chi te conosce!? n.d.il mondo), buona cosa, anche se l'andazzo continua a scombussolarmi un pò più di quanto vorrei. Niente di ingestibile: positività moderata e una netta presa di distanza dal fascino oscuro delle neuroscienze, questa è la via.

Come strombazza il titolo (ed il commento fotografico), avevo avuto la mezz'idea di parlare dell'ultima "provocazione" di Untolo, il nono nano, ma devo dire...sono ben altre le provocazioni che mi stimolano, quindi sorvolerò agilmente, sperando di non sentirmi provocato pesantemente dall'elettorato italiano tra qualche giorno (cmq ecco come gli inglesi si sbarazzano dei coglioni molesti...occhio, c'è rischio di confondersi) .

Domani Gio si laurea! Frizzi e lazzi, nonché briscola a mazzi! Grande Gio, ma anche grande Giulio che si laureerà il giorno dopo (come diceva il medesimo, tra l'altro, ora ho pure un altro Giulio da stimare)! E via a seguire tutta una serie di amici e amiche (Elena, non ti angosciare! Hai finito oramai! La discussione è solo un pro forma).

domenica, aprile 02, 2006

Democratically Mango...holism reloaded


Ieri sera altra festa di compleanno (Auguri Davide), nello stesso posto della precedente. Manca il mio post alticcio in presa diretta (anche se ho scritto un commento sul post precedente), causa l'assenza della famigerata password. A compensazione, il presente, lasciato a metà a causa di intervenute altre impellenti attività. Ieri sera mi sono divertito, sono stato in tranquilla compagnia, ho "dato spettacolo" senza sentirmi ridicolo o rimpiangere i gesti compiuti, il che, con un discreto quantitativo di alcool in corpo è tutto dire. Ottima compagnia, discussioni deliranti che personalmente ho trovato assai piacevoli, ottimo il personale con cui si è amabilmente fraternizzato, ottime gag e ottimo brachetto.

Malauguratamente, nel tempo trascorso tra quando ho abbandonato la scrittura di questo post e quando l'ho ripresa, mi è sovvenuto quanto sia amaro tornare (già) alle quotidiane tribolazioni e quante mazzate mi attendono (nn vedo l'ora - haha - di cominciare il fantastico corso della Calloni...come amo quella donna!!!). Gradirei buone sorprese, ma questo è forse superfluo dirlo...ho un mezzo progetto in mente...ma la mia impazienza immagino manderà tutto a puttane. Poco male, meglio una vita movimentata che un noioso ammuffire.

Devo comprarmi il manuale di Yoga che mi ha consigliato Riky, la mia capacità di concentrazione è stata fino a qui ridicolmente bassa ed ora è pure arrivata la primavera...se la facile e corta strada della nootropia non può essere percorsa, solo la pratica e la disciplina delle antiche arti orientali mi salveranno (No! Niente fottuti santoni sotto alberi di mango Cat!).

sabato, marzo 25, 2006

Che il domani non venga mai


La vergogna è d'obbligo, il dispiacere l'accompagna.

Per qunato ignorerò? Quando accetterò il domani?

Le ultime dita di panna scivolano sul bordo del bicchiere ingombro di ghiaccio. Il mio ottimo umore nero adidas sgualcisce a vista d'occhio. Comunque, fino a che sono qui, non voglio vedere tristezza sul volto di alcuno...ma i volti sono speccho e io non voglio che venga il domani, troppo grave la sua presenza per le mie spalle curve.

Anima inquieta come altre volte prima d'ora, eppure come mai prima d'ora. Do a chi di dovere le frasi giuste per sentirsi dalla pare giusta del rapporto. Chi sceglie sa scegliere, l'incapace arranca aspettando il divino, divinante, divinatorio.

Non si piange sul latte versato, tantomeno su quello ancora da versare.

Non infangherò qui il nome buono, la persona dolce che mi è prossima nonostante tutto. A lei il mio grazie.

venerdì, marzo 24, 2006

Quello che (così in un momento) penso


ATTENZIONE! AVVERTIMENTO IMPORTANTE: IL TESTO CHE SEGUE E' LUNGO E PESANTE (TANTO PER CAMBIARE). AVREI VOLUTO CONTENERMI COME NEL POST PRECEDENTE, MA IL TEMA TRATTATO NON ME LO HA PERMESSO. VEDETE VOI SE VI VA DI LEGGERE.

Posto la mia risposta ad una mail dove si denunciava la mutilazione operata dalla "legge islamica" ai danni di un bambino di 4 anni sorpreso a rubare il pane, denuncia alla quale seguivano le considerazioni sull'islam che è facile immaginare.
Preciso che trovo l'atto descritto nella mail terribile, che non sono rimasto certo impassibile davanti alle foto allegate. Ho dovuto fare un significativo sforzo per cercare di superare l'emotività del momento e riflettere sulla cosa seriamente.

Testo mail (presentazione in powerpoint):

Un bambino di 8 anni preso ad un mercato in Iran mentre RUBAVA del Pane ...

...viene punito in nome della legge Islamica.
il suo braccio viene SCHIACCIATO da un’automobile.
Il bimbo ne perderà l’uso definitivamente.
...Religione di Pace, Amore, Predono e Tolleranza... (foto shock seguono)

...e noi spendiamo i NOSTRI soldi pubblici per aiutarli a costruire le loro MOSCHEE nel nostro paese, e ci sentiamo in colpa per aver offeso la loro SENSIBILITA' (poverini !!) con delle VIGNETTE irriverenti...e ci scusiamo quando gli Israeliani (Cattivoni!!) si arrabbiano un po’ troppo quando vengono fatti saltare in aria sui loro autobus...

Risposta:

Fare discorsi del tipo: "è stupido fare di tutta l'erba un fascio" oppure "come ci sono cristiani e cristiani ci sono mussulmani e mussulmani", frase quest'ultima a cui potrebbe venire obbiettato che non ci sono (più) cristiani che fanno cose simili (o meglio che sono molto più bravi a nasconderle), o ancora "i nostri soldi pubblici finanziano le loro moschee nei nostri paesi, mentre molti dei nostri soldi privati (ma non solo privati) hanno finanziato l'istaurarsi, quando ciò era utile, di molti dei terribili regimi di cui ora parliamo con disprezzo", fare discorsi di questo tipo e mille altri simili non serve: ognuno da entrambe le parti (ammesso siano due) sceglie cosa vedere della realtà e sceglie come interpretarlo.

L'esistenza umana è incerta e l'incertezza genera timore...il modo che nei secoli l'uomo ha trovato più appagante per rispondere al timore è stato incarnarlo, creare un nemico ben definito, senza sfumature, "cattivo e basta", crearlo e farlo bersaglio di tutta la paura e l'odio conseguente che l'incertezza gli ha messo in corpo.

Una sola cosa mi piacerebbe sapere dai "paladini della cultura occidentale", esattamente quale cultura state difendendo? Quella delle crociate? A me risulta, forse a torto, che nella nostra cultura ci siano valori come l'importanza della ragione (e dell'agire secondo ragione oltre che secondo istinto e sentimento), come la tolleranza, il rispetto per la vita umana SEMPRE e comunque, la repulsione per la violenza (quantomeno per quella "immotivata", lasciamo poi perdere il sadismo e la crudeltà gratuita).

Difendere la nostra cultura (anche se poi tanto nostra non è mi sembra di capire) non è una cosa banale, semplice come annichilire una minacciosa cultura altra, non lo è affatto se per contrastare quest'ultima usiamo mezzi che negano ciò che difendiamo.

Posso immaginare facilmente critiche come "demagogo del cazzo, ti viene facile parlare mentre quel povero bambino di 4 anni perde l'uso del suo braccio". E' vero, parlare (scrivere) dalla sicurezza di casa mia è facile, ma una domanda: qual'è la magica soluzione a tutto questo? Guerra? Muovere guerra ad ogni singolo paese islamico integralista (che abbia ovviamente un "interesse strategico"), poi a quei paesi moderati che diventassero integralisti per reazione? E poi? Sperare che si instauri...un regime democratico? I fulgidi esempi di come una simile soluzione possa essere praticata ci abbagliano con la loro attualità! Uno stillicidio di morti giornaliere, guerriglia tra diversi gruppi etnici o religiosi o tra loro e le forze di occupazione/pace; governi "democraticamente eletti" rappresentativi forse della sola capitale, sicuramente graditi (o almeno non sgraditi) alle forze occupanti/di pace (il che di per se non è democratico, ma per ora sorvoliamo sui limiti della democrazia), caos e morte nel resto del paese. Magari dobbiamo aspettare (ancora) prima che la cosa funzioni…ma i presupposti mi pare che manchino.

E in tutto questo, che fine ha fatto quel bambino? Sua madre, suo padre, i suoi fratelli e sorelle? Forse non c’è il tempo di schiacciargli il braccio per fare “giustizia”, forse è meglio un esecuzione sommaria da parte di qualche miliziano invasato, di qualche “terrorista”, o magari forse è meglio dargli la morte con una bomba, accidentalmente, solo perché passava di li.

Genia malata! Visto?! Sono violenti, si massacrano tra loro, sono indegni della democrazia che appartiene ad una cultura superiore.

E allora? Soluzione? Qualcuno ha già affrontato un problema simile…qualcuno che è nato nel cuore dell’occidente…la soluzione era quella finale (o definitiva), la genia in questione sarebbe stata annichilita, completamente, nulla, nessuno sarebbe rimasto.

Dov’è finita la “cultura occidentale”? Dov’è finito quel bambino di 4 anni (ovviamente si dovrebbe annichilire anche lui! E’ portatore, più o meno sano, ma comunque portatore dei geni sbagliati, o dell’etnia sbagliata, o della cultura sbagliata)?

Un’ultima breve serie di domande: il regime di Saddam (oltre ad essere stato, il che è arcinoto ma sembra non abbia molto peso, messo in piedi da “noi” occidentali) non era forse un regime laico? La legge del taglione non è…come dire…desueta, vecchiotta, caduta in disuso? Se una persona commette una nefandezza, una mostruosità, questo ci legittima ad agire nello stesso modo contro di lei? Quello che è successo nelle prigioni di Abu Ghraib e Guantanamo era lecito, o forse GIUSTO perché è successo a schifosi criminali? Chi erano quei e quelle giovani che hanno agito in quei luoghi? ma SOPRATTUTTO, perchè cazzo alla maggior parte della gente frega qualcosa, o ancora peggio, perchè la maggior parte della gente sa qualcosa del bambino mutilato dalla legge islamica, o della donna costretta (controvoglia?) a mettersi il burka solo quando il mondo, pardon, "il terrorismo islamico intacca la nostra sicurezza”?

Ovviamente a queste domande ognuno può rispondere come crede (ancora).

giovedì, marzo 23, 2006

Leggerezza, ovvero: Lode, lode, lode all'ipnorospo.


Mi piacciono abbastanza i Portishead a questo primo ascolto, ogni tanto mi ricordano un pò gli skunk anansie.

E' sempre una piccola sorpresa quando scopri a chi appartengono canzoni che saltano fuori dalla memoria senza un titolo e senza un cantante, o che magari una pubblicità ti ha fatto conoscere senza raccontarti nulla di loro (ovviamente non parlo delle pubblicità delle tre aziende di telefonia...anche la canzone più bella te la fanno odiare): "Aaaa! Ma allora era dei Portishead!".

Domani sera festa. Si conosce gente nuova. Mi metterò il mio umore migliore per l'occasione. Pensavo a quello verde vellutato, o forse quello Blu elettrico...non so. Spero che nessuno ci versi sopra cocktail di sorta. Chissà se riesco a non ammazzarmi d'alcol entro i primi dieci minuti (amici ancoranti, fate il tifo per me!!).

Concludo dicendo: il plenipotenziario g. è l'unico Brio ed io vorrei essere il suo anacoreta.

sabato, marzo 18, 2006

V for Vendetta: non dovrebbero essere i popoli a temere i propri governi, ma i governi a temere i propri popoli

Era da tanto tempo che non vedevo un bel film al cinema.

Da tanto tempo non uscivo dalla sala affascinato e un pò stordito.

Da tanto non ero preso dalla voglia di consigliare al maggior numero possibile di persone la visione di un film.

Stasera, con l'amico Michele, ho visto V for Vendetta. Una sorpresa, un film di cui non avevo sentito parlare se non da poco tempo e in modo confuso. A giudicare dalla locandina e dal trailer visto in tv non gli avrei dato molto credito. Fortunatamente commenti entusiasitici di chi l'ha visto in anteprima mi hanno dato la spinta finale per andare a vederlo.
Veramente un ottimo film, uno di quei film che continui a gustarti a lungo, dopo essere uscito dallla sala, mentre ripensi alle frasi ed alle immagini che ti hanno colpito, mentre ipotizzi significati e li arricchisci di riflessioni, mentre sovrapponi la narrazione alla quotidianità cercando similitudini e differenze.
Un film ottimo il cui primo pregio sta nel trattare temi più che noti, anzi spesso abusati, sviliti, privati del loro significato più profondo, con una qualità nei dialoghi e nella sceneggiatura (per altro stabile per tutta la durata del film) tale da non fare pensare mai, sulle due ore di film, "che noia", "frase scontata", "sviluppo banale", ma da toccare e da coinvolgere sempre e comunque, con reali sorprese e, addirittura, una dose d'azione, per giunta hollywoodiana, così ben dosata e discreta da non stonare ne svilire affatto il tutto, ma anzi, in grado di sottolineare i punti più drammatici.
Amplissimi sono i riferimenti alla letteratura antiutopica di Orwell, Huxley, Bradbury, anche se con un mesaggio di fondo fortemente positivo, una profonda fiducia nell'avvenire e nella capacità degli uomini di agire per il miglioramento, un lieto fine (benchè dolceamaro) che, questa forse l'unica vera pecca del film, si subodora fin dalle prime scene visto il gran numero di "antagonisti dotati di buone intenzioni" e di fin troppa umanità che smorzano la durezza del regime totalitario ipotizzato nel film. Voglio precisare che questa pecca non rende comunque meno pregevole una trama non banale ne scontata, sviluppata con cura e stile e perfettamente godibile.
Chi ha scritto le battute, soprattutto quelle di V, è un virtuoso: veramente belli e godibili i dialoghi e memorabili alcune frasi.
Che dire, vi consiglio caldamente di andare a vederlo.

giovedì, marzo 16, 2006

Domanda inutile


Dove diavolo deve andare uno che desidera ossessivamente qualcosa di cui ha profonda paura? Qualcosa il cui contatto gli causa disagio e la cui assenza gli causa sofferenza?

Se mi venisse chiesto "Che cosa vuoi da me?", pochi sarebbero coloro ai quali saprei rispondere, ed io, di certo, non sarei nel novero di costoro.

Come possono germogliare altro che pallidi e deboli steli ritorti senza la luce del sole?

giovedì, marzo 09, 2006

Auguri


Pare che una manciata di decenni fa, più di un centinaio di lavoratrici tessili siano morte arse nella fabbrica dove lavoravano. La data ed il contesto preciso sono oggetto di discussione.

Si concorda sul fatto che avvenne negli USA, a New York, alcuni dicono nel 1908, altri nel 1911.

Quelli che sostengono la prima versione (la più gettonata in Italia), asseriscono che l’incendio fu doloso, ad opera del datore di lavoro, tale Mr. Johnson, proprietario della Cotton, industria tessile, che appiccò le fiamme per punire le operaie che avevano scioperato contro le condizioni di lavoro inumane alle quali erano sottoposte, dopo averle chiuse dentro lo stabilimento.

Altri parlano invece di un “incidente” (questa sarebbe la versione più accreditata) avvenuto presso lo stabilimento della Triangle Shirtwaist Company, dove circa 146 operaie erano state rinchiuse dai due proprietari, timorosi che rubassero o facessero troppe pause. Quando l’incendiò scoppiò, imprigionate al decimo piano, non ebbero via di scampo.

“Auguri, Buona festa della donna”
“Grazie.”
Sorride felice.
“Guarda, mi hanno regalato la mimosa. Che bella!”
“Sei contenta?”
“Si! Nessuno pensa mai a me.”

Festa o commemorazione?

“Ma secondo te si dovrebbero fare gli auguri?”
Sembra infastidita.
“Non lo so, francamente non lo capisco. Ad alcune fa piacere, ad altre no.”
“E’ una stronzata. Che senso ha fare gli auguri. L’8 marzo serve a ricordare gli abusi e le lotte delle donne. Delle donne, l’otto marzo sono morte bruciate per colpa dei loro datori di lavoro. Cosa c’entra tutto questo con gli auguri? Con la mimosa? Con lo sconto del 50% per la depilazione “in occasione della festa della donna”? Qui siamo in un’università, ci dovrebbe essere gente con un minimo di cultura. Ma come si fa?!”

Il capitalismo (parola tabù, suona proprio male ad usarla in questi termini) divora tutto, anche ciò che spontaneamente gli sarebbe avverso, fagocita ogni cosa, trasforma tutto in business, con il tempo lo priva dei suoi significati, li indebolisce, li perde.

Nella postmodernità tutto è stato già detto, non è della sostanza delle argomentazioni, del senso che veicolano che ci si cura, ma solo della capacità di chi le propina di venderle, della loro “freschezza”, “giovinezza”, del loro essere “accattivanti” e “trendy”.

La capacità critica naturalmente si ottunde, la mente trova la sua atrofia, o meglio divine epilettica, tanto che, proprio i soggetti di una legittima rivendicazione si possono fare complici del permanere dello status quo che li opprime.

lunedì, marzo 06, 2006

LA RUBRICA DEI PICCOLI CONSIGLI UTILI PER L'INTRICATA E TUMULTUOSA VITA DI TUTTI I GIORNI, OVVERO L'INGEGNO E L'ARGUZIA AL SERVIZIO DELLE CAZZATE.


Oggi cielo azzurrino con nuvolette rosa/oro, il tutto molto pasquale.

Oggi il mio umore era tutt'altro che pasquale.

Non mi sembra il caso di farmi prendere la mano, quindi:

LA RUBRICA DEI PICCOLI CONSIGLI UTILI PER L'INTRICATA E TUMULTUOSA VITA DI TUTTI I GIRONI, OVVERO L'INGEGNO E L'ARGUZIA AL SERVIZIO DELLE CAZZATE.

"Tyler, lei è, finora, l'amico porzione singola più interessante che io abbia mai conosciuto. Io ho quest'idea, sull'aereo tutto è porzione singola, anche le persone."
"Ah, ho capito. E' molto acuto."
"Grazie."
"E le da soddisfazione?"
"Cosa?"
"Essere acuto."
"Tanta."
"Continui pure allora, continui pure. Aaah. Ora una questione d'etichetta: mentre passo, le do il culo o il pacco?"

Fight Club, David Fincher, da un romanzo di Chuck Palahniuk

Dopo questa citazione, passiamo a spiegare questa nuova brillante idea. Si tratta banalmente di postare tutti quei piccoli "consigli caserecci" TM, quelle "ingegnose soluzioni" TM, simpatiche "perle dell'arte di arrangiarsi" TM che possono aiutare il "soggetto tipo" TM a risolvere "piccoli e fastidiosi problemi quotidiani" o a migliorare in misura risibilmente impercettibile la propria qualità di vita. Siccome non c'è nulla di più chiaro di un esempio:

==> LATTINE AGITATE: La vostra simpatica lattina (o bottiglia) contenente l'ancor più simpatica bibita gasata è rotolata giù dall'apposito vano del distributore sbattendo contro le pareti? Due simpatici amici ubriachi ci hanno giocato lanciandosela cercando di farsi del male fisico per scoprire se lo sentivano o meno? L'avete lasciata distrattamente nel vostro agitatore da laboratorio di fiducia acceso? Insomma, avete motivo di ritenere che la bibita in questione sia un pò agitata e non veda lora di schiumare tipo l'esorcista?
Picchiettatela per un pò con il dito sulla parte superiore, poi apritela. Se la picchiettatura è durata abbastanza a lungo, nessun geyser vi investirà, altrimenti...picchiettate di più la prossima volta.

PS: l’evidenza empirica è ancora scarsa, insufficiente per stilare un modello più accurato e robusto, confido nella partecipazione di sperimentatrici e sperimentatori (il femminile va rigorosamente prima. E’ una questione di compensazione in attesa che i cruscanti avallino l’uso del neutro in questa fallocratica e omofoba lingua che è l’italiano)

Aspetto speranzoso commenti e nuovi “consigli ingegnosi” TM.

Saluti, Gert

domenica, marzo 05, 2006

Sono il piccolo centro caldo dell'universo


Il mondo è nero d'asfalto bagnato, è verde, blu elettrico dei neon dietro le vetrine. Il mondo è un corpo immenso che urla d'agonia ma è ancora pieno di vita. Il mondo è un aggregato minerale e organico putrescente e cangiante.

Il mondo è uno spiazzo grigio in mezzo a parallelepipedi arancioni. A primavera il mondo si riempie di luce, di speranza, si riempie di una strana frenesia che ogni cosa che esiste nel mondo alimenta e patisce. Allora il mondo si rinnova, allora il mondo marcisce.

Il mondo è una notte allucinata, scura e acida, troppo rossa, dolce e amara, una notte gialla e frizzante, troppo lenta, troppo veloce. Prosegue senza meta, su muri di cemento e mattoni dove spezzarsi le unghie, oltre cancellate di ferro verniciate di grigio, troppo alte. Il mondo è fatto di facce senza un motivo intelligibile, senza un posto, così strane dopo anni.

Il mondo è il posto che non hai, ma che pretendi di credere di avere. Eppure, tutto ciò che è al mondo ci sta per caso: è il caso il posto, è il caso il senso, dunque non c'è posto, dunque non c'è senso.

Il mondo è una giornata terribilmente lunga, decapitata. Una giornata che cominci a guardare mentre il sole è prossimo allo zenit. Una giornata in cui la luce scivola viscida verso l'ombra, come acqua sporca giù nello scarico del lavandino: l'oro dozzinale che si fa argento d'accatto sotto nubi grige, diventa lentamente arancione che mente una tranquillità che non c'è, poi rosso dell'angoscia e del rimorso, infine nero. Il nero può essere tante cose: disperazione, patimento, rassegnazione, distacco.

Il mondo è quello che guardi appannato, attraverso occhi cisposi e miopi, sforzati, esposti a radiazioni inutili, a scritture minute mentre fai dell'ignoranza, del rimpianto e del lamento i padroni del tuo tempo già passato e i creditori di quello futuro, mentre accetti che se lo giochino con la Fine.

Il mondo è l'attimo di felicità che ti sei concesso, è il momento in cui hai scoperto che i testicoli, e non quelli tra le gambe, li hai anche tu. E' l'attimo in cui, con tutto l'imbarazzo e l'imbranataggine del mondo hai fatto iniziare ciò che, non potevi più negare potesse e dovesse essere. Il mondo è il calore di quell'attimo, l'ebbrezza, l'euforia.

Il mondo è la stupida mattina calda dopo la felicità che ti ha fatto dormire poco la notte, il preludio all'abnorme cazzata che rovinerà tutto, che hai già vissuto mille volte, che scatta, molesta, sempre più rapida, che incenerisce i tuoi testicoli spirituali e ti ridà le tue lagnanze.

Il mondo è lo stupido delirio, la rabbia senza obiettivo che monta mentre ti osservi fare tutto ciò. Non puoi odiare nessuno, non ti permetti nemmeno di odiare te stesso seriamente: l'autodistruzione non è cosa da bravi ragazzi, e siccome ti ci trovi ad esserelo ancora troppo, la tua autodistruzione è una ridicola parodia.

Sono il piccolo centro caldo dell'universo.