lunedì, dicembre 04, 2006

Cielo livido


Malditesta, freddo e malumore. M.F.M., una signora triade, altro che mafiosi orientali. Cielo grave di schifo grigio-azzurro-violaceo ad incombere fuori dalla finestra sopra i lampioni gialli e le foglie secche. Il solito casino dentro. Non che solito voglia dire proprio identico, tutt'altro, si tratta di tendenze di fondo, di volute di una spirale non di un cerchio. Decisioni difficili, soprattutto se si deve capire se la testa è una fastidiosa interferenza o una saggia consigliera. La strada tracciata è chiara...seguirla non è poi così scontato, presenta comunque dei costi...come tutto no? Ma bisognerebbe sapere esattamente perchè si fanno le cose. Niente da fare, l'agitazione resta.

martedì, novembre 28, 2006

Me / Altro da me


Bisogna aver sperimentato pienamente e consapevolmente l'egoismo
per poter comprendere l'empatia.

lunedì, novembre 27, 2006

Bollettino alcolico dei pendolari: EDIZIONE STRAORDINARIA


Il Bollettino alcolico dei pendolari, in collaborazione con il birrificio di Magister Anghelus da Regensburg (riprodotto nella foto qui sopra in uno dei suoi frequenti momenti di ispirazione), è lieto di comunicare a tutti coloro i quali, tra i lettori, si trovino per qualsivoglia motivo a bazzicare il piazzale della Bicocca antistante l'edificio U6, Venerdì 1 Dicembre verso le 18.00, che potranno gustare il contenuto di due, e dico due, casse di birra quasi piene offerte dal suddetto Magister Anghelus, con annessi salami, anch'essi nel numero di due.
Accorrete cincischianti!!!!

sabato, novembre 25, 2006

Solitudine~moltitudine / Particella~flusso


A volte capita di non aver alcuna voglia di uscire di casa.
Capita di non voler parlare con nessuno, di non vedere nessuno.

A volte viene voglia di restarsene chiusi tra le mura domestiche andando in giro in pantaloni di tuta e felpa, magari con un plaid addosso perchè fuori fa freddo e piove. Viene voglia di rimanersene ore a leggere, a guardare un film, a scrivere...a far finta che il resto del mondo non esista o, comunque, di non fare parte di quel flusso caotico che scorre appena fuori dai vetri doppi, appannati dal respiro.

Mi è sempre capitato abbastanza spesso. Quello che è cambiato, o almeno, che mi sembra cambiato, è che ultimamente dura poco, che non riesco a portarlo avanti facilmente una giornata intera senza pentirmene, senza sentirmi in colpa.

La sociofilia mi ha preso in profondità ed ora ne sono imbevuto. Troppa, ormai, è la consapevolezza di quel flusso, della sua poderosa portata, potenza, complessità, perchè io possa ignorarlo, perchè io possa ignorare di farne parte. Inoltre, alla prima si aggiunge anche la consapevolezza che in quel flusso si possa trovare anche bellezza, serenità, felicità, euforia, non solo afflizione, disillusione e senso di inferiorità...non posso volerne restare fuori troppo a lungo, specie sotto la spinta di quel peso che è l'idea di esserne rimasto fuori troppo a lungo.

lunedì, novembre 20, 2006

Gerontocrazia...gerontomanzia...gerontomachia (AH! l'eterna sfida dello studente con la natura!)

La Pink Ferrari mi perseguita. Eccola che mi sfreccia davanti al semaforo della circonvallazione mentre mi reco in biblioteca. Esiste. Dovrò pure farmene una ragione. Economia cognitiva, suvvia.

Ripenso a discorsi fatti settimana scorsa.

Penso a quanto tempo spendono ad istruirci su come citare correttamente e minuziosamente le fonti, su come avere sempre e comunque un’auctoritas a cui fare riferimento, anche dopo uno starnuto.

Penso al tempo che non spendono ad abituarci a sviluppare idee nostre, ad dissertare in modo critico, a buttarci senza rete, banalmente, a dire qualcosa, non a ripeterla.

La citazione, in ambito "scientifico" (ridi pure malefico volatile, so che le virgolette non ti fermeranno) è qualcosa di fondamentale, d’altronde, per parlare di qualcosa devi documentarti, specie se non hai "esperienza sul campo".

Ma spesso è ad uno scopo meschino che sembrano valere i loro sforzi "educativi" in questo senso: alla riproposizione e alla glorificazione delle loro parole, con ampia diffusione di piaggeria e di reciproco riconoscimento per i colleghi (da cui ci si attende pari trattamento o considerazione).

La produzione propria è assolutamente secondaria: si tratta di "composizioni di idee altrui", condite all'occorrenza da dati statistici (ma non solo statistici) raccattati alla bell'e meglio, giusto per fare figura.

Certo, uno può rimboccarsi le maniche e produrre anche non su invito, ma già di motivi per pensare che loro (resto ancora vago, l’evocazione del nome potrebbe comportarmi un travaso di bile) servano a qualcosa e non siano solo dannosi ne ho pochi, l’idea che forse il loro lavoro consista anche nello stimolarci a dare fondo alla nostra creatività, capacità critica e analitica, all’uso combinato delle nostre conoscenze per realizzare qualcosa di significativo (nel nostro piccolo di studenti, ma, in prospettiva, anche di più) è uno degli ultimi che mi resta.

Toglietemelo ne faccio scempio…

Mi sarei dilungato anche su una dissertazione sui bibliotecari, ma direi che ho già dato per stasera e voglio pure andare a letto presto...abbandoniamoci ad un grandeolente personaggio (si veda il video).

venerdì, novembre 17, 2006

Ancora...


Un odio sottile mi pervade i visceri, si insinua tra le anse degli intestini, risalendo a mungere bile.
Riempie il petto e stringe i polmoni, facendo esalare nervose manciate d’aria umida, sempre più corte, tra i denti serrati e le narici larghe, forzando il cuore ad un battito doloroso, grave, lento.
Raggiunge il collo irrigidendo ogni muscolo fino a farlo dolere, con il salire e scendere del pomo, mentre la saliva cerca di lenire la secchezza della mucosa, irritata dalle metaforiche squame di metaforici rospi ingoiati senza parsimonia, a rischio di rigurgito…o di embolo.
Il viso, pervaso, alternativamente s’imporpora e si sbianca, come le nocche di mani aperte e poi strette fortemente.
Un tremolio scuote il fitto pelame sopraciliare, mentre infiniti reticoli rossi invadono veloci lo spazio bianco intorno alla pupilla. Nel cranio martella insistente e cattivo, dalle tempie alla sommità…
Respira, respira...
Forza quel vincolo al petto, lascia che l’ossigeno soffochi quel male sottile, libera la mente e lascia che vaghi verso nuove prospettive.
La rabbia diventa presto un’abitudine logorante e perde così anche quel poco di positivo e propulsivo che possiede…

Non so cosa volevo dire, che volevo concludere, a chi volevo dirlo…

martedì, novembre 14, 2006

Romanzo Criminale


Poi dicono che il cinema italiano è morto.

Certo, abbiamo i film dei Vanzina e soci, ma non mi va di sparare sulla croce rossa o di mettermi in polemica, semplicemente per me non vogliono dire nulla, ma se tanta gente li guarda...

Comunuqe, grande Michele Placido, davvero.

E' cominciata come con Fight Club. Non voglio fare improbabili paragoni tra i due film, non c'entrano molto l'uno con l'altro, è solo che di entrambi, da promo e locandina, non avevo capito un cazzo, e poi...

Appena uscito al cinema ho impegato molto poco a scartarlo, giusto il tempo di leggere che ci recitava Accorsi, che, guarda un pò, mi fa un effetto molto simile a quello che mi fa Cremonini. La partecipazione di Kim Rossi Stuart, con annessi ricordi tipo Fantaghirò, non ha certo aiutato. Alla meglio, mi sembrava, sarebbe stato un filmetto buonista e stucchevole, agrodolce giusto quanto basta, con qualche rivoletto di sangue all'angolo della bocca e scene patetiche pre mortem.

(Per fortuna che tante persone di cui ho stima mi hanno detto "guardalo che è bello")

E invece niente di tutto ciò. C'è una storia avvincente, un cast perfettamente all'altezza (fatta l'eccezione per il succitato Accorsi che, sicuramente colpa mia e della mia prevenzione, sembra sempre troppo "sforzato" nella recitazione, ma non per KRS che invece fa un "cattivo" credibilissimo) ma c'è soprattutto, strettamente intrecciato con la trama, un affresco storico dell'italia degli anni di piombo e delle vicende più cruente ad essi legate.

Insomma, un bel film, davvero.

Il nome di Placido fino ad ora per me non aveva voluto dire gran che. E' molto probabile che io cerchi di recuperare qualche altra sua opera.

Citazione: "Questa è la mia lettera di dimissioni dal servizio. Esco di scena in punta di piedi, senza far rumore. Nel tempo che verrà, non ci sarà bisogno di gente come me, perché non ci sarà più nessuna democrazia da salvare, ma solo interessi privati, lotte per più potere, più denaro. I pochi fascicoli che porto con me, riguardano gli uomini che dovranno salvarsi dal diluvio, persone spesso ignobili, anime nere, capitani di ventura, eppure, come già altre volte nella storia, saranno loro a governare il caos."
Un anonimo "servitore dello stato", nascosto in un non meglio precisato istituto di ricerca sociale (ma guarda un pò) a Roma.

sabato, novembre 11, 2006

Sense maker


Il senso non è qualcosa che trovi già pronto.

Non ha niente a che fare con dio, con i massimi sistemi, con il destino.

Il senso è qualcosa che ti costruisci a partire dalle piccole cose, dalla vita di tutti i giorni.

La realtà non ha già un suo senso, non c’è nessun significato ultimo da cercare. Si deve avere solo il coraggio di tirarne fuori uno proprio e di metterlo alla prova.

Il fatto che la realtà, la vita, non abbiano senso di per sé e apriori, non significa che si piegheranno docilmente ad ogni significato che gli venga appioppato. Dobbiamo lottare per ogni significato che riusciamo a trovare per il mondo che ci circonda, lottare con il mondo stesso, con i paradossi, con gli assoluti, ma soprattutto, lottare con la quotidianità, con le azioni concrete e con le loro conseguenze, con i sentimenti, le emozioni che esse ci provocano e, di nuovo, con la nostra ragione, la nostra morale, la nostra educazione.

A volte questo senso è una folgorazione, qualcosa che ti coglie in un giorno in cui ha appena smesso di piovere, in cui il sole ha appena deciso di rifarsi vivo (e che questo sia solo un fatto meteorologico o una metafora fa già parte del gioco), un epifania che rischiara tutto ciò che fino all’istante precedente era pura oscurità e che si radica profondamente nell’animo e ignora stolidamente o appassionatamente ogni avversità…

Altre volte, e questo è forse il caso più concreto e diffuso, metti insieme piccoli pezzi, minimi obiettivi, aggreghi momenti intensi, emozioni piacevoli…un abbraccio in una serata fredda, le parole di un amico che si rivela tale al di la dell’abuso di uno stupido termine, la sensazione di vicinanza con un altro essere umano; la piccola soddisfazione di sentirti, una volta tanto, competente in qualcosa che gli altri trovano importante, che tu trovi importante, la paga che ti sei meritato e i piccoli progetti che fai con quello che ti resta dopo le spese; un bacio rubato, un bacio desiderato all’infinito, un bacio che potevi dare e che serenamente non hai dato; sentirti apprezzato per quello che sei, per quello che vuoi essere e che riesci ad essere; la serena stanchezza dopo un chiarimento, la vigorosa serenità dopo un lungo scambio, la capacità di mettere a tacere le paure, nonostante bussino, nonostante siano sempre le stesse, di sospendere il giudizio; la capacità di non essere schiavo né dell’istinto, né della ragione, di vederti crescere, diventare diverso, migliorare nonostante tutti i difetti che restano…metti insieme tutte queste e migliaia di altre piccole cose e ne fai un nucleo caldo, cangiante, che seppure gli eventi erodono, se ne hai cura, ti sostiene, ti da forza e vigore, speranza e motivo, ti da vita.

Sii il tuo senso, sii il tuo dio.

mercoledì, novembre 08, 2006

BUURRRPPP!!! (pesantezza)


Ci sono vuoti e vuoti: non tutti li puoi tappare infilandoci roba dentro. Ignorarlo significa che il vuoto resta vuoto, ma hai un terribile senso di pesantezza. Quanta materia sprecata, quanta energia accumulata in termini esclusivamente potenziali. Burp!

Una delle cose più fastidiose è quando il caso sembra troppo regolarmente casuale. Questo discorso dell'attribuzione autonoma di significati agli eventi può risultare spesso croccante, specie se ti senti sofisata, ma non lo sei fino in fondo.

E chi avrebbe mai pensato di essere tanto metereopatico?!

Conseguenza diretta: il tempo si incasina e sballa ogni regolarità, lo stesso, con i dovuti paragoni succede al sottoscritto. Non che sia particolarmente più ciclotimico del solito, ma è strano notare come la mancanza di regolarità metereologiche, si accompagni ad una mancanza di regolarità nel mio quotidiano.

Bush prende legnate, lui e i repubblicani. Per un attimo la cosa mi mette di buon umore, ma poi mi ricordo che sono in fase cinica.

Impengni che saltano come calvallette, progetti, inquinati da veleni che li preesistono, che vanno a farsi fottere per il poco impegno o nonostante l'impegno (mio e di altri), settimane che si svuotano e non riesco a riempire, mentre passano lentamente rapide e noiose. Isole felici di socialità più o meno occasionale, di brillantezza personale e di gruppo, mia e altrui, di affinità più o meno mediate, circondate da un mare di confusione.

Noia di me.

lunedì, novembre 06, 2006

Inner demons


Ognuno di noi è genitore prolifico (chi più, chi meno) dei propri demoni.

Alcuni sono genitori più amorevoli e premurosi: coccolano, cullano, curano le proprie ansie e paure come pargoli indifesi e, ovviamente, il risultato di tanto affetto è la crescita vigorosa di quest'infida e famelica prole.

Ma si sa, prima o poi dai propri bambini bisogna separarsi, non farlo significherebbe, uscendo da metafora, privarsi della serenità, del sonno, della vita, cosa quantomeno spiacevole.

E' necessario allora imparare a gestire le proprie paure, a imbrigliarle, a ridurle ad una ragionevole misura, anche ad ignorarle, o meglio, a passarci sopra quando sia il caso. Proiettarle all'esterno, su altri, che comunque sono impotenti visto che come detto si tratta di cose generate da noi e da noi soli, schermarcisi, abbandonarcisi è una strada inutile, anzi, deleteria, specie nella cura dei rapporti umani più stretti, più intimi, più caldi.

Come detto si tratta di demoni, non di creature indifese da accudire, da tenersi strette. Ognuno ha i propri, nulla di più normale, ma ci si deve convivere il più serenamente possibile, non farcisi sommergere, per noi, in primo luogo, e per gli altri che ci stanno a cuore.

Nessuno può combattere per noi le nostre battaglie e non c'è battaglia più nostra che questa.

sabato, novembre 04, 2006

In da ghero, out da ghero


Vuoto creativo assoluto. Seri dubbi sulle mie qualità di "scrittore".

Il fottuto relativismo mi attanaglia, assedia la mia mente in permanenza.

La mia ciclotimia peggiora e finisco sempre per sentirmi troppo egocentrico e privo di reali strumenti di autovalutazione.

Ancora niente identità precisa. Prevale ancora ciò che so di non essere (ed ho sperimentato che anche questo non è una certezza...ora adoro le melanzane), rispetto a ciò che so di essere e anche ciò che voglio/vorrei essere è alquanto vago. Sicuramente ci sarebbero molti pronti a dirmi che dubbi del genere non ti abbandonano mai, che ognuno può cambiare idea a riguardo quando meno se lo aspetta, che alla fine posizioni troppo rigide rispetto alla propria identità non sarebbero nemmeno desiderabili. Bho...la cosa non mi rincuora gran che.

Conversazione. Non diresti che certi argomenti possano impegnare per più di cinque, dieci minuti, almeno, non in certi contesti, mentre invece, per tutta una serie di motivi, i più disparati, ci si può finire invischiati per un tempo spropositato. Singolare quando, finalmente, il discorso sembra morire da sé, e tu sei li, che lo fissi agonizzare, senza precipitarti a dargli il colpo di grazia solo per discrezione (termine sufficientemente ambiguo), quando all'improvviso quello ti si rianima riprendendo, seppur stancamente, corpo.

Eppure ci si può sempre sorprendere...esistono persone che senza fare nulla di particolare possono metterti a tuo agio.

La calma, la temperanza non è certo una mia virtù. Sono un passionale melodrammatico del cazzo :)

lunedì, ottobre 30, 2006

Pinkness


Il blog è tornato alla vita.

Dopo tre giorni di inspiegabili errori di caricamento, in cui il server si rifiutava categoricamente di considerare le insistenti e pressanti richieste del mio appiccicosissimo terminale, finalmente oggi le imperscrutabili trame della Casualità hanno fatto si che potessi tornare a prendere in mano le redini del blog...che culo...

Modalità espressive: una ferrari completamente rosa rombante con la scritta in rosso "Playboy" sul cofano, con tanto di coniglietto. Roba che la "PussyWagon" gialla di Kill Bill in confronto era tanto fine da poter essere parcheggiata davanti a buckingham palace. Infondo la chiarezza del messaggio c'era tutta: "ho un botto di soldi, nessun gusto e tanta voglia di scopare". Bho forse sono invidioso di tanta grandiosità...ma anche no.

Comunicazione insolitamente breve e scarsamente significativa. Ma oggi ho avuto modo di "significare" a voce in misura più che abbondante. Sono soddisfatto...meglio, sono stufo.

sabato, ottobre 28, 2006

Costruzione morale


...Ricordo l'intensità emotiva con cui da piccolo affrontavo la lettura e la riflessione su libri che chiamavano in causa i principi morali a cui venivo socializzato.

Ricordo lo stegno, la rabbia e ricordo l'orgoglio ed il desiderio di emulazione, tutti fortissimi, caldi, percepiti come naturali, spontanei.

Come il ferro, bianco rovente sull'incudine, mentre il maglio gli da forma, più tardi freddo, grigio, rigido, ma in grado, battendosi, di produrre scintille.

Pragmatismo, senzo critico, esperienza mi hanno raffreddato, ma resta, forse, in quelle scintille qualcosa di quel calore...

giovedì, ottobre 26, 2006

Anomia? Spalmata su pane e bicocca è una delizia


Ieri altra giornata delirante.

Per la titanica istituzione universitaria della bicocca siamo poco meno che numeri, dunque ritengono di poter fare tutto ciò che gli garba, non solo senza tenere in conto le nostre esigenze, ma senza nemmeno prendersi la briga di inventarsi motivazioni credibili almeno per le azioni più assurde. Ulcera a pacchi, anche solo perchè ho seguito corsi sulla gestione, sulla partecipazione, sulle carenze istituzionali, sulla cura dei diritti di chi si trova in posizione dominata e non dominante...tutte parole del cazzo.

Parole senza senso, con l'unico obiettivo di farci sembrare competenti in qualcosa (Haha), di farli sembrare competenti in qualcosa, di farli sembrare utili. Non so, forse fa parte anche questo della didattica, intendo, insegnarci che saremo puttane asservite ai rapporti di forza politici entro le istituzioni per le quali lavoreremo, agli umori di gerontocrati del cazzo che non contano quanto vorrebbero e dunque, in quello in cui contano, scaricano a fiotti la frustrazione accumulata o gli effetti dello smarrimento del senso del limite, dell'empatia, a volte addirittura della sanità mentale (La filosofia ti porta via...).

Burocrati e professori, professori e burocrati, tutti che fanno a gara a risultare più stronzi, più abbietti, falsi, arroganti...inutile stare a cercare altri aggettivi. Intanto la mia laurea se ne va completamente a data da destinarsi, certo io sono impantanato nel mio impasse, ma le mitiche novità del calendario, del regolamento didattico, ma soprattutto, l'assoluta mancanza di riferimenti certi e l'inconcepibile ed immotivata frenesia del cambiamento, la fragilità dei suoi risultati e la tendenza vertiginosamente discendente del tutto...bhe, Durkheim parlava di "anomia", alla lettera situazione di assenza, inadeguatezza, inefficacia delle norme, si sarebbe divertito parecchio buttando un'occhio da noi.

Probabilmente mi lagno di qualcosa che è comune e diffuso (in questa misura, almeno in Italia) e non dovrei prendermela tanto, ma francamente non ci riesco, sono snervato ed esausto, schifato dall'assoluta incoerenza (con buona pace di wilde) tra l'insegnamento e la realtà fattuale relativa al posto in cui il fottuto insegnamento viene impartito.

Sdegno, rabbia, follia omicida, che credevo scemata dopo una birretta con amici, e che culmina durante il viaggio di ritorno in treno, con uno coglione, alto due metri, primo anno di università, che per tutta la tratta canta una canzoncina da asilo sulle lettere dell'alfabeto in un falsetto del cazzo ed è tanto odioso che per tre volte, senza per altro essere ascoltata, perfino la sua ragazza gli chiede di smettere.

La serata almeno è stata tranquilla e tranquillizzante grazie ad una lunga, lenitiva, appassionata telefonata e alla compagnia di alcune simpatiche amiche (ho conosciuto la p'c tra le altre cose) ed al confortante intorno del "luogo esotico" ovvero il "circolino basso".

domenica, ottobre 22, 2006

Macropolitica (in musica) in microcontesto (ex Ancora)


- Giulio, se non ti vuoi ritratto qui, avvertimi -

Quasi le tre…

Le tre, in effetti.

Un enorme senso di solitudine, di estraneità, mitigato dalla provvidenziale presenza di persone che, per la prima volta, senza indugi, senza dubbi posso considerare amiche. Altri amici ho avuto, ma non è questo il punto. Dalla ferma opposizione a parole sprecate, usate senza cognizione di causa, all’uso consapevole.

Percepisco il rigetto di un ambiente che pur mi ha dato di sentirmi partecipe, lo percepisco e lo so interiore, non introietto. Il problema è mio.

Musica sopraffina. Da chi si è sempre limitato ad un ascolto casuale, a chi elabora e produce, a chi parla per mezzo di essa. E lo so, è un parlare ben più semplice, ben più diretto, ma non a tutti è dato, è natura, è grazie a dio/principio di casualità, non c’è formula che sintetizzi tanto.

Smettiamola di pensare comodamente che chi non ci accetta per come siamo è perchè non ci merita per com'è, perché non capisce il nostro valore. Troppo spazio c’è nell’esistente perché si pensi ad un bene unico, ad un'unica desiderabilità, ad un’unica giustizia. Tanti sono i desideri, e tutti pari, e con essi l’oggetti desiderati, ad ognuno il suo e per ognuno ciò che è maggiore in interesse ed in desio.

Mi dolgono gli occhi e lacrimano. Il mio desiderio trova l’oggetto lontano nel mondo fisico e soluzione alla solitudine costitutiva in null’altro che quello. Ti so lontana e ti desidero, maggiormente ora che penso tu possa aver forma. Ora deliro e dovrei tacermi e consumare le forze in agire fisico, fino a stremarmi. Sono già stremato.

Parlo come non vorrei, ma io sono figlio della mia epoca, della mia classe, della mia insicurezza, delle mie scuse…troppo sociologico anche in questo, scrivo per me e per me solo, e fors’anche per chi mi vuol penetrare e comprendere, altrimenti per nessun’altro e se dev’essere, sia così.

E ancora parlo, non pago, ancora sciorino pensieri, parole, opere e omissioni, ancora indico una retta via che, per quanto aggiornata, per quanto riveduta e corretta non va bene per me, non mi guida, non mi da stabilità né certezza.

Identità o integrazione, non è solo un problema degli immigrati (ma io sono un immigrato, seconda generazione calabro-sicula). La risposta sarebbe identità e integrazione…serenità, semplicità, tranquillità.

lunedì, ottobre 16, 2006

Come closer


Ancora pensieri...

Perchè il senso di estraneità dev'essere più frequente del senso di comunione?

E sembra sempre di aver dimenticato qualcosa.

Di nuovo, con l'autunno che viene, resto le notti in attesa, oziando, vagando eppure restando fermo su una sedia orribile a comprimere le vertebre, ad affaticare il nervo ottico. Aspetto qualcosa, una rivelazione, e non voglio andare a letto, non voglio arrivare a domani con sogni troppo brevi, troppo poco intensi come viatico, non voglio arrivarci prima di aver capito, di aver colto quel significato che mi sibila lascivo nell'orecchio, che si nasconde oltre la vista, che mi fa sentire solo il suo odore penetrante, inebriante.

E desidero un'esplosione, desidero azione, desidero vita. La tento, la vivo, ed è un delirio.

Vorrei non avere vincoli, ma io sono i miei vincoli tanto quanto il desiderio e la capacità di superarli.

Desidero un contatto intimo, la sua vicinanza, il suo calore, l'assenza di ogni dubbio. Aborro il pensiero, la coscienza, la riflessività, che pure non mi hanno mai davvero abbandonato. Rimane il ricordo, l'immaginazione ed il faticoso risalire per impervie cime verbali, la sensazione, raggiunta la sommità, di stremata serenità.

Domani i miei programmi sono già disattesi, tutto rimandato, spostato verso una compressione del tempo che ora sembra gestibile,trascurabile e che al suo acme sembrerà folle.

Si, io scrivo per me, ma è sempre per me che cerco lettori e confido nella loro presenza.

giovedì, ottobre 12, 2006

Taste of autumn


Oggi è una di quelle giornate che butto senza riguardo nel cesso, salvo poi macerarmi l'anima nel senso di colpa. Ovviamente il senso di colpa non ha il minimo effetto in termini di riduzione dello sperpero di tempo, sta li solo per il mero piacere estetico provato nel vedercelo.

Oggi fa freddo, ha fatto freddo, per la prima volta dopo tanto tempo, tutta la giornata. Avevo assaggiato l'autunno già due sere fa, tornado a casa relativamente tardi, ma ora lo sento prendere il suo posto nel mondo che mi circonda e nella mia mente/corpo. Ora dell'autunno (e in esso dell'inverno) sto assaporando la parte più malinconica, letargica, contemplativa. Non mi piace, non mi va per nulla, forse l'unico effetto positivo sarà la rinascita del blog, per il resto non è nulla che vorrei sperimentare di nuovo, se non negli interstizi di tempo in cui, dissipata l'infinità di impegni e scadenze, sembra che il mondo sia fermo ed il tempo sia vuoto.
Ho ancora troppa estate in me, sarà pure dolce come sapore, ma perfino questa dolcezza dopo un pò nausea, anche perchè non è più estate.

Sono stufo, annoiato da una moltitudine di cose che sono sempre uguali a se stesse, che si ripresentano identiche, alle quali si contrappongono una serie di novità, per fortuna non tutte negative, che però se non negative sono di complessa e difficile gestione, altrimenti...bhe, sono negative. Che periodo spropositatamente lungo. Nulla in confronto a quelli che scrivevo i primi anni delle superiori, ma comunque...

A volte fare la cosa giusta è fastidiosamente facile: sai cosa devi fare, o almeno, ti sembra di sapere cosa ci si aspetta che tu faccia o cosa tu ti aspetti da te stesso (non sempre le due cose sono poi così distinguibili) e cerchi di farlo. Sempre, tra il dire e il fare c'è di mezzo tutta una serie di cose che nel loro complesso si chiamano "realtà", ma può anche capitare che la "realtà" decida di andare a disilludere qualcun'altro in quel momento (indipendentemente dal fatto che si voglia o no essere disillusi) e che tutto fili come deve. Beh, uno si aspetta che dovrebbe, e invece non ha nessun sapore, nessun gusto, non da alcuna soddisfazione, anche se agire nel modo "giusto" ti è costato qualche fastidio. Forse è perchè ci si gode di più le cose sofferte e se va tutto liscio "non c'è nemmeno partita". Forse. Non so, comunque fa uno strano effetto vuoto pneumatico.

Ci sono poi le volte in cui non hai la più pallida idea di cosa sia giusto (adoro i classici), ma non solo nel senso di ciò che è giusto fare rispetto ad un fine o a dei valori, ma anche quale diavolo di fine sia giusto (desiderabile) o quali valori siano giusti (opportuni) ad orientare l'azione. Gran divertimento, tanto più che non sono mai stato troppo bravo a contenermi e che ora faccio sfaceli con sempre maggior perizia.

La postmoderinità, modernità matura, fluida, incompleta o una qualsiasi altra assurda etichetta usata per indicare la contemporaneità non è tempo per progetti, per aspettative sul lungo periodo, è il tempo perfetto per il "carpe diem", per il vivere alla giornata, per il godere di quello che c'è quando c'è.

martedì, ottobre 10, 2006

Something intimistic


Cose che non capisco...
Sparse, non tutte così piacevoli quanto alcune...

Un equilibrio delicatissimo tra forze di portata incommensurabile, tra attrazione e repulsione, un equilibrio che prende forma tra gli atomi ed i loro componenti tanto quanto tra le persone. Eccedere in un senso significa collassare l'uno nell'altro, perdendo se stessi per fondersi, abbandonare la propria fisicità e trascendere in forma di pura energia (fate gli adeguati adattamenti), eccedere nell'altro significa il gelo della solitudine, il vuoto degli spazi immensi tra le stelle, l'espulsione dal tessuto sociale (sempre per restare in entrambi gli ambiti).
Per l'uomo (essere umano) ci sono limiti a questi estremi: la solitudine in senso stretto è una questione ineludibilmente esistenziale, come pure la connessione, più o meno significativa e superficiale, ai nostri simili. I nostri significati sono senza dubbio nostri, ma mai solo ed esclusivamente nostri. Ma mi sto perdendo.

Il mondo ospita bellezza in misura e forme che tendenzialmente ignoriamo. Banalità come "la bellezza sta nelle piccole cose" o variazioni sul tema, acquistano alle volte una verità shockante, specie quando ti ritrovi ebete a pensare ad un sorriso, al blu intenso e vivo del cielo nelle fredde notti in cui tira la tramontana, alla luce obliqua e calda che bagna le mura di antichi palazzi in un pomeriggio ancora caldo di inizio autunno e ad un'infinità di altre cose...un incanto alla "sacchetto di plastica che danza nel vento in american beauty".

Ovviamente, visto che già stavo sdrammatizzando, mi viene in mente la puntata dei Griffin in cui Peter si incanta a guardare il famoso sacchetto di plastica danzante e dio si lamenta:
"Maledizione! E' solo un dannato sacchetto di plastica! Hai idea di quanto sia complesso il tuo sistema circolatorio".

Si può avere paura di un'infinità di cose, di dire e fare le cose sbagliate, tanto quanto di dire e fare quelle giuste, il rischio è un'altra di quelle componenti ineliminabili della vita, tanto vale cominciare il più presto possibile a venirci a patti, non farsi attanagliare e sperimentare il più possibile godendo realmente della fortuita concatenazione di eventi che ci ha permesso di esistere.

Lo so, lo so, frasi in libertà, ma sto cercando di ricarburare e poi il grande Giulio/Durkheim dice che gli piacciono i miei post intimisti hehe. Vedrò di riprendere a fare meglio.

mercoledì, ottobre 04, 2006

Resoconto per g.



Oggi primo giorno dell'ultimo anno.
Mi sveglio più tardi del previsto, recupero più tempo del previsto ed il treno lo prendo, ad un orario decente. Il ciele è grigio, le nubi sparse a falde larghe. Il vagone è caldo e c'è una donna francese, con quel tipico accento francese e quel tipico fascino francese che solo una donna francese può avere. Passo il tempo con una selezione di resoconti romanzati di eresie medievali...ok, ce ne metto del mio. La prassi è sempre la stessa: cambio a Carnate, coincidenza, arrivo in stazione, scendi le scale, sali le scale, prosegui trascinato dal flusso fino ai parallelepipedi arancione.
Facce vecchie, facce nuove, comunque molte facce, un caffé veloce e l'abbozzo di un'ora di studio: niente lezioni prima dell'una e mezza. Poi lezione, preambolo spropositatamente lungo, noioso, contenuti del corso, modalità d'esame e "io non ci sarò, ma è come se ci fossi, comunque se volete venirmi a parlare...fatelo" e non continuo lagnandomi della logorrea perchè da parte mia sarebbe...inappropriato. Fine presentazione, pausa. Caffé nervoso e sigaretta che per me non è né caffé né sigaretta, ma aranciata che costa quanto quattro lattine da 25 cl e ne contiene 33. Consulto nervoso con persone "tranque", che "devi mettere in conto i costi di transizione", che cazzo, hai proprio la stoffa del politico paraculo, che non mi piaci, che non voterò per te, ma tanto voterò per uno che ti assomiglia perchè se non ti assomigliano non ci arrivano nella condizione di farsi votare e perchè mio padre è repubblicano (di quelli "buoni"), cazzo, io non posso no votare. Mentre rientri e parli e pianifichi vendetta, tremenda vendetta, rivolta, terribile rivolta, realizzi che non potresti ottenere gran che nemmeno se avessi più ragione di quella che hai, il che è impossibile, perchè nemmeno tu riesci ad immaginarla una soluzione possibile...d’altronde, il casino non l'hai messo in piedi tu.
Fine pausa nervosa caffé. Numeri eccezionali! Cose che quando le vedi pensi, ma allora a qualcuno fare sta cosa piace, ma allora esiste gente che ti parla per due ore facendoti sembrare interessante quello che spiega, che ne sa un sacco e che ti fa venir voglia di saperne di più...idillio. Hahaha...le risate sarcastiche, amare, autodileggiatorie sono solo nella mia testa: Lui fa solo l'introduzione al tema generale di cui il corso affronta un aspetto specifico, e le lezioni seguenti nn ci sarà, non lo vedremo mai più.
Il tema generale è il tempo, il tema specifico...LE PROBLEMATICHE DI GENERE (pari opportunità e simili). Ora non vorrei diventare violento, ma mi viene decisamente difficile. Sono anni che mi massacrano i testicoli con il suddetto tema, non aggiungendo nulla di nuovo, menandola con concetti come doppia presenza e tempo rigido. Non è che io sia contrario alle pari opportunità...solo che non me ne frega un cazzo di fare diventare questo tema il mio oggetto specifico di studi!!!!!!!!!!!!!!! E mi sono rotto le palle di perdere un sacco del pessimamente gestito e scarso tempo a disposizione dietro agli stessi quattro fottuti concetti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Torno a casa dopo altri tentativi inutili di raccapezzamento didattico-cronologico. Ho del tonno del pranzo tra i denti e non ho lo spazzolino. E' una cosa terribilmente fastidiosa. Fortunatamente un viaggio di ritorno non solitario, almeno questo.
Aperitivo volante, compleanno di gente che non conosco, gente simpatica, musicanti di cui ho il cd originale in macchina. Discussioni su arte e scienza, su personaggi costruiti e talenti reali, l'improbabile esempio Spears. La solita concitazione, io sono sempre concitato quando discuto. La gente pensa che sia incazzato. La cameriera con il muschio bianco che si mette controvento pare voglia stordirmi, pur con tutto il raffreddore.
Incontri imprevisti, altre chiacchiere rapide e poi a casa, a letto dopo di questo.