venerdì, aprile 14, 2006

Sindrome di Peter Pan


Sono un immaturo...la cosa fastidiosa è che vorrei poterlo restare ancora per un tempo indefinito (tendenzialmente lungo).

All'uni ci hanno fatto compilare un PDP (piano di sviluppo personale, oltre che Paperon De Paperoni), un simpatico documento che contiene il curriculum europeo e una pletora di autovalutazioni su nostre concrete o presunte competenze. Lo abbiamo compilato tutti controvoglia, non fa mai troppo piacere pensare al proprio futuro in termini così concreti, ma ci siamo messi, chi prima chi dopo, d'impegno visto che a sta cosa pare che ci tengano molto (e rompano di conseguenza).

Stasera m'è arrivata la valutazione (che non sapevo di dover ricevere). Secondo la cordiale signorina che se n'è occupata, la sfilza di commenti ed indicazioni che ho prodotto è troppo imprecisa e disordinata e va arricchita (!) e messa in forma più presentabile (sintesi mia di una pagina e mezzo di critiche e consigli ben circostanziati)...il che è esattamente quello che dovrei fare nella mia testa riguardo al mio futuro.

Spiacevole, e non riesco nemmeno ad infastidirmi in pace senza sentirmi in colpa, infondo ho 25 anni e non riesco a non pensare che, per quanto non mi vada, sarebbe ora. Andrò a dormire, già costringere me stesso a studiare domani mattina sarà un'opera titanica.

martedì, aprile 11, 2006

Ciò che non pensavo


Sembra tutto assurdo...è tutto assurdo.
Assurdo l'esito, l'idea che il modo in cui l'Italia veniva(?) governata fosse ritenuto inadeguato, preoccupante, pericoloso anche al di la dell'elettorato di sinistra. Assurda la convinzione secondo la quale le condizioni concrete di vita, sempre più precarie per sempre più persone, sarebbero state sufficienti per "far ragionare" gli elettori...forse è stato assurdo anche pensare che davvero le condizioni di vita fossero in così netto peggioramento, forse davvero andava tutto bene.
Assurdo il fatto che il paese sia esattamente spaccato in due parti, due parti che tra loro non possono vedersi l'un l'altra, almeno, un gran numero dei rispettivi componenti, due parti che sembra avere interessi in tutto e per tutto diametralmente opposti, almeno nelle rispettive percezioni (il che di per sè è a sua volta assurdo).
Assurda la caciara che si è fatta sull'inutilità degli exit pool: gli exit pool hanno l'unico scopo di far passare il tempo dalla chiusura delle urne all'ufficializzazione delle cifre, non influenzano nulla ed il fatto che siano inutili dovrebbe essere noto a tutti.
Assurdo che si festeggi proclamandosi vincitori con tutti i numeri per governare quando, l'altra delle due camere è, prbabilmente in mano agli avversari con uno scarti 10 volte più consistente, salvo sorprese per gli assurdi ritardi dei voti degli italiani all'estero.

E' tutto assurdo...quello che ho scritto è forse sconnesso e nemmeno troppo sensato, fin troppo banale e autoevidente, ma è tutta la sera che cerco di dare un senso a quello che succede, un senso coerente e razionale...non ce la faccio.

domenica, aprile 09, 2006

La vera ricetta del cannolo siciliano.


Sebbene il senso della vita possa anche essere dentro la testa, la vita è fuori.

"Ciao, tu sei Bruno vero?"
"Si, sono io...ci concosciamo?"
...

giovedì, aprile 06, 2006

Non per l'Euro, non per la Lira, ma per il Dollaro


Un piccolo contributo allo scorno di untolo...

http://www.invideoveritas.tk/

Per chi si è perso le più succulente prodezze del nono nano. Se carta canta, pixel non fa da meno.

mercoledì, aprile 05, 2006

Testicolaria!


Quante volte si può cambiare umore nell'arco della giornata? Non so, non ne ho idea, immagino ci siano dei limiti dovuti alla biochimica del cervello. Fattostà che credo di essermi avvicinato al record. Tra delirio universitario, piacevoli discussioni con amici sparsi, ansia preelettorale, spiacevoli malintesi amical-lavorativi (fortunatamente, penso, chiariti) e inaspettate affinità, ho fatto l'en plain. Il mondo riesce a sorprenderti (ma chi te conosce!? n.d.il mondo), buona cosa, anche se l'andazzo continua a scombussolarmi un pò più di quanto vorrei. Niente di ingestibile: positività moderata e una netta presa di distanza dal fascino oscuro delle neuroscienze, questa è la via.

Come strombazza il titolo (ed il commento fotografico), avevo avuto la mezz'idea di parlare dell'ultima "provocazione" di Untolo, il nono nano, ma devo dire...sono ben altre le provocazioni che mi stimolano, quindi sorvolerò agilmente, sperando di non sentirmi provocato pesantemente dall'elettorato italiano tra qualche giorno (cmq ecco come gli inglesi si sbarazzano dei coglioni molesti...occhio, c'è rischio di confondersi) .

Domani Gio si laurea! Frizzi e lazzi, nonché briscola a mazzi! Grande Gio, ma anche grande Giulio che si laureerà il giorno dopo (come diceva il medesimo, tra l'altro, ora ho pure un altro Giulio da stimare)! E via a seguire tutta una serie di amici e amiche (Elena, non ti angosciare! Hai finito oramai! La discussione è solo un pro forma).

domenica, aprile 02, 2006

Democratically Mango...holism reloaded


Ieri sera altra festa di compleanno (Auguri Davide), nello stesso posto della precedente. Manca il mio post alticcio in presa diretta (anche se ho scritto un commento sul post precedente), causa l'assenza della famigerata password. A compensazione, il presente, lasciato a metà a causa di intervenute altre impellenti attività. Ieri sera mi sono divertito, sono stato in tranquilla compagnia, ho "dato spettacolo" senza sentirmi ridicolo o rimpiangere i gesti compiuti, il che, con un discreto quantitativo di alcool in corpo è tutto dire. Ottima compagnia, discussioni deliranti che personalmente ho trovato assai piacevoli, ottimo il personale con cui si è amabilmente fraternizzato, ottime gag e ottimo brachetto.

Malauguratamente, nel tempo trascorso tra quando ho abbandonato la scrittura di questo post e quando l'ho ripresa, mi è sovvenuto quanto sia amaro tornare (già) alle quotidiane tribolazioni e quante mazzate mi attendono (nn vedo l'ora - haha - di cominciare il fantastico corso della Calloni...come amo quella donna!!!). Gradirei buone sorprese, ma questo è forse superfluo dirlo...ho un mezzo progetto in mente...ma la mia impazienza immagino manderà tutto a puttane. Poco male, meglio una vita movimentata che un noioso ammuffire.

Devo comprarmi il manuale di Yoga che mi ha consigliato Riky, la mia capacità di concentrazione è stata fino a qui ridicolmente bassa ed ora è pure arrivata la primavera...se la facile e corta strada della nootropia non può essere percorsa, solo la pratica e la disciplina delle antiche arti orientali mi salveranno (No! Niente fottuti santoni sotto alberi di mango Cat!).

sabato, marzo 25, 2006

Che il domani non venga mai


La vergogna è d'obbligo, il dispiacere l'accompagna.

Per qunato ignorerò? Quando accetterò il domani?

Le ultime dita di panna scivolano sul bordo del bicchiere ingombro di ghiaccio. Il mio ottimo umore nero adidas sgualcisce a vista d'occhio. Comunque, fino a che sono qui, non voglio vedere tristezza sul volto di alcuno...ma i volti sono speccho e io non voglio che venga il domani, troppo grave la sua presenza per le mie spalle curve.

Anima inquieta come altre volte prima d'ora, eppure come mai prima d'ora. Do a chi di dovere le frasi giuste per sentirsi dalla pare giusta del rapporto. Chi sceglie sa scegliere, l'incapace arranca aspettando il divino, divinante, divinatorio.

Non si piange sul latte versato, tantomeno su quello ancora da versare.

Non infangherò qui il nome buono, la persona dolce che mi è prossima nonostante tutto. A lei il mio grazie.

venerdì, marzo 24, 2006

Quello che (così in un momento) penso


ATTENZIONE! AVVERTIMENTO IMPORTANTE: IL TESTO CHE SEGUE E' LUNGO E PESANTE (TANTO PER CAMBIARE). AVREI VOLUTO CONTENERMI COME NEL POST PRECEDENTE, MA IL TEMA TRATTATO NON ME LO HA PERMESSO. VEDETE VOI SE VI VA DI LEGGERE.

Posto la mia risposta ad una mail dove si denunciava la mutilazione operata dalla "legge islamica" ai danni di un bambino di 4 anni sorpreso a rubare il pane, denuncia alla quale seguivano le considerazioni sull'islam che è facile immaginare.
Preciso che trovo l'atto descritto nella mail terribile, che non sono rimasto certo impassibile davanti alle foto allegate. Ho dovuto fare un significativo sforzo per cercare di superare l'emotività del momento e riflettere sulla cosa seriamente.

Testo mail (presentazione in powerpoint):

Un bambino di 8 anni preso ad un mercato in Iran mentre RUBAVA del Pane ...

...viene punito in nome della legge Islamica.
il suo braccio viene SCHIACCIATO da un’automobile.
Il bimbo ne perderà l’uso definitivamente.
...Religione di Pace, Amore, Predono e Tolleranza... (foto shock seguono)

...e noi spendiamo i NOSTRI soldi pubblici per aiutarli a costruire le loro MOSCHEE nel nostro paese, e ci sentiamo in colpa per aver offeso la loro SENSIBILITA' (poverini !!) con delle VIGNETTE irriverenti...e ci scusiamo quando gli Israeliani (Cattivoni!!) si arrabbiano un po’ troppo quando vengono fatti saltare in aria sui loro autobus...

Risposta:

Fare discorsi del tipo: "è stupido fare di tutta l'erba un fascio" oppure "come ci sono cristiani e cristiani ci sono mussulmani e mussulmani", frase quest'ultima a cui potrebbe venire obbiettato che non ci sono (più) cristiani che fanno cose simili (o meglio che sono molto più bravi a nasconderle), o ancora "i nostri soldi pubblici finanziano le loro moschee nei nostri paesi, mentre molti dei nostri soldi privati (ma non solo privati) hanno finanziato l'istaurarsi, quando ciò era utile, di molti dei terribili regimi di cui ora parliamo con disprezzo", fare discorsi di questo tipo e mille altri simili non serve: ognuno da entrambe le parti (ammesso siano due) sceglie cosa vedere della realtà e sceglie come interpretarlo.

L'esistenza umana è incerta e l'incertezza genera timore...il modo che nei secoli l'uomo ha trovato più appagante per rispondere al timore è stato incarnarlo, creare un nemico ben definito, senza sfumature, "cattivo e basta", crearlo e farlo bersaglio di tutta la paura e l'odio conseguente che l'incertezza gli ha messo in corpo.

Una sola cosa mi piacerebbe sapere dai "paladini della cultura occidentale", esattamente quale cultura state difendendo? Quella delle crociate? A me risulta, forse a torto, che nella nostra cultura ci siano valori come l'importanza della ragione (e dell'agire secondo ragione oltre che secondo istinto e sentimento), come la tolleranza, il rispetto per la vita umana SEMPRE e comunque, la repulsione per la violenza (quantomeno per quella "immotivata", lasciamo poi perdere il sadismo e la crudeltà gratuita).

Difendere la nostra cultura (anche se poi tanto nostra non è mi sembra di capire) non è una cosa banale, semplice come annichilire una minacciosa cultura altra, non lo è affatto se per contrastare quest'ultima usiamo mezzi che negano ciò che difendiamo.

Posso immaginare facilmente critiche come "demagogo del cazzo, ti viene facile parlare mentre quel povero bambino di 4 anni perde l'uso del suo braccio". E' vero, parlare (scrivere) dalla sicurezza di casa mia è facile, ma una domanda: qual'è la magica soluzione a tutto questo? Guerra? Muovere guerra ad ogni singolo paese islamico integralista (che abbia ovviamente un "interesse strategico"), poi a quei paesi moderati che diventassero integralisti per reazione? E poi? Sperare che si instauri...un regime democratico? I fulgidi esempi di come una simile soluzione possa essere praticata ci abbagliano con la loro attualità! Uno stillicidio di morti giornaliere, guerriglia tra diversi gruppi etnici o religiosi o tra loro e le forze di occupazione/pace; governi "democraticamente eletti" rappresentativi forse della sola capitale, sicuramente graditi (o almeno non sgraditi) alle forze occupanti/di pace (il che di per se non è democratico, ma per ora sorvoliamo sui limiti della democrazia), caos e morte nel resto del paese. Magari dobbiamo aspettare (ancora) prima che la cosa funzioni…ma i presupposti mi pare che manchino.

E in tutto questo, che fine ha fatto quel bambino? Sua madre, suo padre, i suoi fratelli e sorelle? Forse non c’è il tempo di schiacciargli il braccio per fare “giustizia”, forse è meglio un esecuzione sommaria da parte di qualche miliziano invasato, di qualche “terrorista”, o magari forse è meglio dargli la morte con una bomba, accidentalmente, solo perché passava di li.

Genia malata! Visto?! Sono violenti, si massacrano tra loro, sono indegni della democrazia che appartiene ad una cultura superiore.

E allora? Soluzione? Qualcuno ha già affrontato un problema simile…qualcuno che è nato nel cuore dell’occidente…la soluzione era quella finale (o definitiva), la genia in questione sarebbe stata annichilita, completamente, nulla, nessuno sarebbe rimasto.

Dov’è finita la “cultura occidentale”? Dov’è finito quel bambino di 4 anni (ovviamente si dovrebbe annichilire anche lui! E’ portatore, più o meno sano, ma comunque portatore dei geni sbagliati, o dell’etnia sbagliata, o della cultura sbagliata)?

Un’ultima breve serie di domande: il regime di Saddam (oltre ad essere stato, il che è arcinoto ma sembra non abbia molto peso, messo in piedi da “noi” occidentali) non era forse un regime laico? La legge del taglione non è…come dire…desueta, vecchiotta, caduta in disuso? Se una persona commette una nefandezza, una mostruosità, questo ci legittima ad agire nello stesso modo contro di lei? Quello che è successo nelle prigioni di Abu Ghraib e Guantanamo era lecito, o forse GIUSTO perché è successo a schifosi criminali? Chi erano quei e quelle giovani che hanno agito in quei luoghi? ma SOPRATTUTTO, perchè cazzo alla maggior parte della gente frega qualcosa, o ancora peggio, perchè la maggior parte della gente sa qualcosa del bambino mutilato dalla legge islamica, o della donna costretta (controvoglia?) a mettersi il burka solo quando il mondo, pardon, "il terrorismo islamico intacca la nostra sicurezza”?

Ovviamente a queste domande ognuno può rispondere come crede (ancora).

giovedì, marzo 23, 2006

Leggerezza, ovvero: Lode, lode, lode all'ipnorospo.


Mi piacciono abbastanza i Portishead a questo primo ascolto, ogni tanto mi ricordano un pò gli skunk anansie.

E' sempre una piccola sorpresa quando scopri a chi appartengono canzoni che saltano fuori dalla memoria senza un titolo e senza un cantante, o che magari una pubblicità ti ha fatto conoscere senza raccontarti nulla di loro (ovviamente non parlo delle pubblicità delle tre aziende di telefonia...anche la canzone più bella te la fanno odiare): "Aaaa! Ma allora era dei Portishead!".

Domani sera festa. Si conosce gente nuova. Mi metterò il mio umore migliore per l'occasione. Pensavo a quello verde vellutato, o forse quello Blu elettrico...non so. Spero che nessuno ci versi sopra cocktail di sorta. Chissà se riesco a non ammazzarmi d'alcol entro i primi dieci minuti (amici ancoranti, fate il tifo per me!!).

Concludo dicendo: il plenipotenziario g. è l'unico Brio ed io vorrei essere il suo anacoreta.

sabato, marzo 18, 2006

V for Vendetta: non dovrebbero essere i popoli a temere i propri governi, ma i governi a temere i propri popoli

Era da tanto tempo che non vedevo un bel film al cinema.

Da tanto tempo non uscivo dalla sala affascinato e un pò stordito.

Da tanto non ero preso dalla voglia di consigliare al maggior numero possibile di persone la visione di un film.

Stasera, con l'amico Michele, ho visto V for Vendetta. Una sorpresa, un film di cui non avevo sentito parlare se non da poco tempo e in modo confuso. A giudicare dalla locandina e dal trailer visto in tv non gli avrei dato molto credito. Fortunatamente commenti entusiasitici di chi l'ha visto in anteprima mi hanno dato la spinta finale per andare a vederlo.
Veramente un ottimo film, uno di quei film che continui a gustarti a lungo, dopo essere uscito dallla sala, mentre ripensi alle frasi ed alle immagini che ti hanno colpito, mentre ipotizzi significati e li arricchisci di riflessioni, mentre sovrapponi la narrazione alla quotidianità cercando similitudini e differenze.
Un film ottimo il cui primo pregio sta nel trattare temi più che noti, anzi spesso abusati, sviliti, privati del loro significato più profondo, con una qualità nei dialoghi e nella sceneggiatura (per altro stabile per tutta la durata del film) tale da non fare pensare mai, sulle due ore di film, "che noia", "frase scontata", "sviluppo banale", ma da toccare e da coinvolgere sempre e comunque, con reali sorprese e, addirittura, una dose d'azione, per giunta hollywoodiana, così ben dosata e discreta da non stonare ne svilire affatto il tutto, ma anzi, in grado di sottolineare i punti più drammatici.
Amplissimi sono i riferimenti alla letteratura antiutopica di Orwell, Huxley, Bradbury, anche se con un mesaggio di fondo fortemente positivo, una profonda fiducia nell'avvenire e nella capacità degli uomini di agire per il miglioramento, un lieto fine (benchè dolceamaro) che, questa forse l'unica vera pecca del film, si subodora fin dalle prime scene visto il gran numero di "antagonisti dotati di buone intenzioni" e di fin troppa umanità che smorzano la durezza del regime totalitario ipotizzato nel film. Voglio precisare che questa pecca non rende comunque meno pregevole una trama non banale ne scontata, sviluppata con cura e stile e perfettamente godibile.
Chi ha scritto le battute, soprattutto quelle di V, è un virtuoso: veramente belli e godibili i dialoghi e memorabili alcune frasi.
Che dire, vi consiglio caldamente di andare a vederlo.

giovedì, marzo 16, 2006

Domanda inutile


Dove diavolo deve andare uno che desidera ossessivamente qualcosa di cui ha profonda paura? Qualcosa il cui contatto gli causa disagio e la cui assenza gli causa sofferenza?

Se mi venisse chiesto "Che cosa vuoi da me?", pochi sarebbero coloro ai quali saprei rispondere, ed io, di certo, non sarei nel novero di costoro.

Come possono germogliare altro che pallidi e deboli steli ritorti senza la luce del sole?

giovedì, marzo 09, 2006

Auguri


Pare che una manciata di decenni fa, più di un centinaio di lavoratrici tessili siano morte arse nella fabbrica dove lavoravano. La data ed il contesto preciso sono oggetto di discussione.

Si concorda sul fatto che avvenne negli USA, a New York, alcuni dicono nel 1908, altri nel 1911.

Quelli che sostengono la prima versione (la più gettonata in Italia), asseriscono che l’incendio fu doloso, ad opera del datore di lavoro, tale Mr. Johnson, proprietario della Cotton, industria tessile, che appiccò le fiamme per punire le operaie che avevano scioperato contro le condizioni di lavoro inumane alle quali erano sottoposte, dopo averle chiuse dentro lo stabilimento.

Altri parlano invece di un “incidente” (questa sarebbe la versione più accreditata) avvenuto presso lo stabilimento della Triangle Shirtwaist Company, dove circa 146 operaie erano state rinchiuse dai due proprietari, timorosi che rubassero o facessero troppe pause. Quando l’incendiò scoppiò, imprigionate al decimo piano, non ebbero via di scampo.

“Auguri, Buona festa della donna”
“Grazie.”
Sorride felice.
“Guarda, mi hanno regalato la mimosa. Che bella!”
“Sei contenta?”
“Si! Nessuno pensa mai a me.”

Festa o commemorazione?

“Ma secondo te si dovrebbero fare gli auguri?”
Sembra infastidita.
“Non lo so, francamente non lo capisco. Ad alcune fa piacere, ad altre no.”
“E’ una stronzata. Che senso ha fare gli auguri. L’8 marzo serve a ricordare gli abusi e le lotte delle donne. Delle donne, l’otto marzo sono morte bruciate per colpa dei loro datori di lavoro. Cosa c’entra tutto questo con gli auguri? Con la mimosa? Con lo sconto del 50% per la depilazione “in occasione della festa della donna”? Qui siamo in un’università, ci dovrebbe essere gente con un minimo di cultura. Ma come si fa?!”

Il capitalismo (parola tabù, suona proprio male ad usarla in questi termini) divora tutto, anche ciò che spontaneamente gli sarebbe avverso, fagocita ogni cosa, trasforma tutto in business, con il tempo lo priva dei suoi significati, li indebolisce, li perde.

Nella postmodernità tutto è stato già detto, non è della sostanza delle argomentazioni, del senso che veicolano che ci si cura, ma solo della capacità di chi le propina di venderle, della loro “freschezza”, “giovinezza”, del loro essere “accattivanti” e “trendy”.

La capacità critica naturalmente si ottunde, la mente trova la sua atrofia, o meglio divine epilettica, tanto che, proprio i soggetti di una legittima rivendicazione si possono fare complici del permanere dello status quo che li opprime.

lunedì, marzo 06, 2006

LA RUBRICA DEI PICCOLI CONSIGLI UTILI PER L'INTRICATA E TUMULTUOSA VITA DI TUTTI I GIORNI, OVVERO L'INGEGNO E L'ARGUZIA AL SERVIZIO DELLE CAZZATE.


Oggi cielo azzurrino con nuvolette rosa/oro, il tutto molto pasquale.

Oggi il mio umore era tutt'altro che pasquale.

Non mi sembra il caso di farmi prendere la mano, quindi:

LA RUBRICA DEI PICCOLI CONSIGLI UTILI PER L'INTRICATA E TUMULTUOSA VITA DI TUTTI I GIRONI, OVVERO L'INGEGNO E L'ARGUZIA AL SERVIZIO DELLE CAZZATE.

"Tyler, lei è, finora, l'amico porzione singola più interessante che io abbia mai conosciuto. Io ho quest'idea, sull'aereo tutto è porzione singola, anche le persone."
"Ah, ho capito. E' molto acuto."
"Grazie."
"E le da soddisfazione?"
"Cosa?"
"Essere acuto."
"Tanta."
"Continui pure allora, continui pure. Aaah. Ora una questione d'etichetta: mentre passo, le do il culo o il pacco?"

Fight Club, David Fincher, da un romanzo di Chuck Palahniuk

Dopo questa citazione, passiamo a spiegare questa nuova brillante idea. Si tratta banalmente di postare tutti quei piccoli "consigli caserecci" TM, quelle "ingegnose soluzioni" TM, simpatiche "perle dell'arte di arrangiarsi" TM che possono aiutare il "soggetto tipo" TM a risolvere "piccoli e fastidiosi problemi quotidiani" o a migliorare in misura risibilmente impercettibile la propria qualità di vita. Siccome non c'è nulla di più chiaro di un esempio:

==> LATTINE AGITATE: La vostra simpatica lattina (o bottiglia) contenente l'ancor più simpatica bibita gasata è rotolata giù dall'apposito vano del distributore sbattendo contro le pareti? Due simpatici amici ubriachi ci hanno giocato lanciandosela cercando di farsi del male fisico per scoprire se lo sentivano o meno? L'avete lasciata distrattamente nel vostro agitatore da laboratorio di fiducia acceso? Insomma, avete motivo di ritenere che la bibita in questione sia un pò agitata e non veda lora di schiumare tipo l'esorcista?
Picchiettatela per un pò con il dito sulla parte superiore, poi apritela. Se la picchiettatura è durata abbastanza a lungo, nessun geyser vi investirà, altrimenti...picchiettate di più la prossima volta.

PS: l’evidenza empirica è ancora scarsa, insufficiente per stilare un modello più accurato e robusto, confido nella partecipazione di sperimentatrici e sperimentatori (il femminile va rigorosamente prima. E’ una questione di compensazione in attesa che i cruscanti avallino l’uso del neutro in questa fallocratica e omofoba lingua che è l’italiano)

Aspetto speranzoso commenti e nuovi “consigli ingegnosi” TM.

Saluti, Gert

domenica, marzo 05, 2006

Sono il piccolo centro caldo dell'universo


Il mondo è nero d'asfalto bagnato, è verde, blu elettrico dei neon dietro le vetrine. Il mondo è un corpo immenso che urla d'agonia ma è ancora pieno di vita. Il mondo è un aggregato minerale e organico putrescente e cangiante.

Il mondo è uno spiazzo grigio in mezzo a parallelepipedi arancioni. A primavera il mondo si riempie di luce, di speranza, si riempie di una strana frenesia che ogni cosa che esiste nel mondo alimenta e patisce. Allora il mondo si rinnova, allora il mondo marcisce.

Il mondo è una notte allucinata, scura e acida, troppo rossa, dolce e amara, una notte gialla e frizzante, troppo lenta, troppo veloce. Prosegue senza meta, su muri di cemento e mattoni dove spezzarsi le unghie, oltre cancellate di ferro verniciate di grigio, troppo alte. Il mondo è fatto di facce senza un motivo intelligibile, senza un posto, così strane dopo anni.

Il mondo è il posto che non hai, ma che pretendi di credere di avere. Eppure, tutto ciò che è al mondo ci sta per caso: è il caso il posto, è il caso il senso, dunque non c'è posto, dunque non c'è senso.

Il mondo è una giornata terribilmente lunga, decapitata. Una giornata che cominci a guardare mentre il sole è prossimo allo zenit. Una giornata in cui la luce scivola viscida verso l'ombra, come acqua sporca giù nello scarico del lavandino: l'oro dozzinale che si fa argento d'accatto sotto nubi grige, diventa lentamente arancione che mente una tranquillità che non c'è, poi rosso dell'angoscia e del rimorso, infine nero. Il nero può essere tante cose: disperazione, patimento, rassegnazione, distacco.

Il mondo è quello che guardi appannato, attraverso occhi cisposi e miopi, sforzati, esposti a radiazioni inutili, a scritture minute mentre fai dell'ignoranza, del rimpianto e del lamento i padroni del tuo tempo già passato e i creditori di quello futuro, mentre accetti che se lo giochino con la Fine.

Il mondo è l'attimo di felicità che ti sei concesso, è il momento in cui hai scoperto che i testicoli, e non quelli tra le gambe, li hai anche tu. E' l'attimo in cui, con tutto l'imbarazzo e l'imbranataggine del mondo hai fatto iniziare ciò che, non potevi più negare potesse e dovesse essere. Il mondo è il calore di quell'attimo, l'ebbrezza, l'euforia.

Il mondo è la stupida mattina calda dopo la felicità che ti ha fatto dormire poco la notte, il preludio all'abnorme cazzata che rovinerà tutto, che hai già vissuto mille volte, che scatta, molesta, sempre più rapida, che incenerisce i tuoi testicoli spirituali e ti ridà le tue lagnanze.

Il mondo è lo stupido delirio, la rabbia senza obiettivo che monta mentre ti osservi fare tutto ciò. Non puoi odiare nessuno, non ti permetti nemmeno di odiare te stesso seriamente: l'autodistruzione non è cosa da bravi ragazzi, e siccome ti ci trovi ad esserelo ancora troppo, la tua autodistruzione è una ridicola parodia.

Sono il piccolo centro caldo dell'universo.

sabato, febbraio 25, 2006

O.D.F.


Non riesco proprio a credere che non ci sia un senso.

Anche quando gli eventi mi portano a pensarlo, supporlo, lo faccio sempre credendo che dovrebbe esserci.

C’è una foto che, per quanto ricordi un tempo lontanissimo (sebbene forse in termini strettamente cronologici non lo sia), non riesco a guardare.

Ritrae una persona, il suo viso sorridente, sorriso di cui raramente ho goduto.

Ritrae il suo sguardo, uno sguardo che, oggi come prima d’oggi, non riesco a sostenere.

Eppure…eppure ciò che ho fatto ha un motivo, un senso. Eppure sono convinto che non avrei potuto fare altro, benché potessi desiderare un epilogo migliore (sapendolo improbabile).

Quando agii, nonostante il dispiacere per la piega che presero le cose, non potei che sentirmi liberato, più leggero: avevo ucciso un sogno ormai sterile, un desiderio capriccioso che mi faceva patire e mi faceva essere peggiore, e lo avevo scambiato per un pragmatismo che prometteva rinnovamento.

Non sono mai stato troppo sicuro delle mie scelte, ma quando ho dovuto compierle le ho compiute, pronto ad accettare il peggio con una sorta di fatalismo, quasi fiducioso, speranzoso che il peggio arrivasse. Il peggio, d'altronde, non può peggiorare.

Mentre questi ultimi anni mi insegnano, capisco, con grosso ritardo, che una vita non può essere vissuta in questo modo se non si vuole finire per odiarsi…ma ancora non elaboro un’alternativa e languo nel peggio di ieri che torna a molestare il mio oggi.

E lei mi guarda, tratta da un cassetto ingombro e dimenticato nella convinzione, dovuta dalla lunga assenza del confronto, che avrei saputo guardarla come si guarda un ricordo, mentre invece quello sguardo è ancora più forte della mia volontà, del mio distacco, reso oggettivo dal tempo passato, dalla differenza di vite vissute.

Lei mi guarda ed io distolgo lo sguardo, senza sapere perché, senza riuscire nemmeno a riporla di nuovo nell’ingombro cassetto.

mercoledì, febbraio 22, 2006

Polpa splenica in disfacimento


Il venticinquesimo anno non comincia sotto i migliori auspici. Intendiamoci, niente di trascendentale, si può stare molto peggio, ma diciamo che c’è tutto quello che serve per avere un umore in sintonia con il tempo atmosferico (qui piove tutto il giorno).

Le questioni sono sempre le stesse: la specialistica che continua ad essere una delusione, a regalarmi frustrazioni e nervosismo (specie considerando che oltre tutto il casino in cui ci hanno sistemati, ci prendono pure per il sedere…il mondo intero è ipocrita, ma credo ci sia comunque un limite di ipocrisia sopportabile); il bilancio esistenziale, tradizione degli ultimi compleanni, che non è facilmente interpretabile e che mi lascia senza basi anche solo per immaginare un futuro prossimo ipotetico o desiderabile; il senso di solitudine che scaturisce da alcune riflessioni che non sono riuscito a togliermi dalla testa in quest’ultimo periodo (e io sento già la primavera!). Il tutto addizionato di un fastidioso malditesta/raffreddore/influenza/ipertermia.

Niente di nuovo…ma a volte il fatto che non sia cambiato nulla è di per se qualcosa con cui fare i conti in modo diverso dal passato. La cosa brutta è che, sebbene con il tempo io sia diventato meno catastrofico e malinconico di quanto non mi accadesse in passato (anche se magari dal blog non si direbbe), quella certezza sotterranea ma incrollabile che comunque “c’è tempo, le cose miglioreranno sicuramente, non possono semplicemente continuare così”, per la prima volta, sta venendo meno, non nel senso che sto diventando disfattista/fatalista al massimo livello, solo che sto cominciando a pensare che poi, tutto sto tempo da buttare nel cesso, non è che io l’abbia proprio.

Oltre a tutto questo, sono pure in crisi creativa massima, a questo si aggiunga che non ho moltissimo tempo (a parte quello che spreco) e si capirà perché gli aggiornamenti sono così rari.

Mi passerà, soprattutto quando ricominceranno le serate alcoliche all’ancora…PLENIPOTENZIARIO G., SE CI SEI, BATTI UN COLPO!!!!!!!!!!!!!!!

Muoia Sansone con tutti i filistei


Sono gli ultimi giorni di Hitler e il fuhrer, a cui è chiara la sconfitta imminente, dà ordine alle sue gerarchie militari di sterminare tutti i prigionieri, dissidenti, ebrei, zingari, polacchi: "muoia Sansone con tutti i filistei". L'ordine raggiunge le dislocazioni naziste in tutta Europa e ogni soldato fino all'ultimo avamposto esegue la sua parte di sterminio finale. Un giovane ufficiale di stanza in Polonia guida i suoi soldati ad uccidere i prigionieri catturati fino a quel momento, e poi gli ebrei nei campi, e poi gli stessi polacchi, che cercano rifugio dove possono. I morti cadono uno dopo l'altro, alcuni scappano nelle chiese: i soldati entrano in chiesa, e sparano, e uccidono ancora. Lo stesso ufficiale avanza tra le navate con la luger in pugno e raggiunge l'altare, dove in un angolo, rannicchiato, sta un giovane prete polacco, che lo implora tremando di non sparare.
"Nein, io atesso uccidere te, perché questo è ordine ke mi ha dato mio fuhrer", e gli punta la pistola addosso...
"No, fermo, fermo, ti prego, non mi ammazzare, non farlo..."
"Io uccidere te, come ho ucciso gli altri, nemici della Cermania..."
"No, fermati..."
L'ufficiale sta premendo il grilletto.
"Fermati, devi sapere una cosa... Se non mi uccidi, io un giorno sarò Papa..."
L'ufficiale, esita, lo guarda, abbassa la pistola, e fa:
"Fa bene, ma dopo io!"

giovedì, febbraio 16, 2006

Nero d'onice liscio


E' possibile provare, seppur con vaghezza, un sentimento che normalmente è verso un'altra persona, senza che ci sia, fisicamente, un'altra persona? Senza che l'oggetto di tale sentimento sia più che una essenza indistinta, più che una mera mescolanza di qualità ed aspetti raccolti, nel tempo, dalla memoria?
Non credo sia possibile...e allora? Forse che un sentimento del genere si rivolga all'interno? Forse che richiami, presso le caotiche e multiformi periferie della psiche, un fantasma, un'immagine evanescente, nulla più che vapore su uno specchio freddo, come suo oggetto?
Chi si trovasse in una tale condizione, non dovrebbe allora temere l'autoannullamento per involuzione, l'implosione?

E' una gabbia terribile l'individuo, una cella stretta con lisce pareti d'onice, d'un nero tanto scuro e lucente che gli occhi, per il tanto fissare, scambiano un cubicolo minuto per un universo infinito.

Le dita scivolano su quella superficie perfetta e fredda, su cui il calore malsano ed umido del corpo vivo si deposita e sembra venir assorbito voracemente.

Alcun suono giunge alle orecchie, nessun rumore, nessuna vibrazione percepiscono i piedi dal suolo immoto.

Il buio è totale, nessuna luce lo fende, eppure lo sguardo, affaticato di tanta oscurità, vede bagliori ove non ve ne sono, sembra accecarsi per un sole che non esiste.

Troppo stretto è l'antro perchè il braccio possa piegarsi e si possa abbattere il pugno, ma seppure potesse, spesse sono le mura, più dell'immaginabile.

lunedì, febbraio 13, 2006

Le banalità del Gert-pensiero non relative a Gert. Parte prima: l'av(i)aria


Aviaria.

Divertente vedere come i canali di (dis)informazione orchestrino, più o meno consapevolmente, reazioni collettive paranoiche, allucinate ed irrazionali che possono intaccare, sulla base di un nulla, la stabilità (hahahaah) di un sistema economico o di alcuni dei suoi settori. E poi non si dovrebbe essere costruttivisti sociali? Che la realtà esista o meno non è rilevante (e comunque si tratta di una domanda alla quale si può rispondere solo per fede), non è con quella che ci si misura, è la rappresentazione che conta. Ognuno ha la sua, ognuno viene influenzato nel farsela, in misura varia, dal suo "contesto mediatico" (si parla ovviamente di rappresentazione del mondo in senso ampio). Quando l'informazione non è l'obbiettivo primo (a cui almeno tendere, visto che probabilmente raggiungerlo in toto è impossibile), ma lo è solo il business, ciò che si ottiene è deformazione, produzione di profezie che si autoadempiono, stimolo continuo alle nevrosi e paranoie del pubblico che, man mano crescono, incrementano il bisogno, la fame di informazione/deformazione, dunque producono incrementi degli introiti.

Un mondo che non genera (abbastanza) paura e tensione non è accettabile, quindi va reso più angosciante, più incerto più insicuro.

Se l'ignoranza è una brutta bestia, forse l'ignoranza travestita da informazione è una bestia anche peggiore.

Il capitalismo, non solo ha mostrato negli anni un'incredibile capacità di adattamento, ma anche un'altrettanto incredibile capacità di evidenziare i limiti dei principi alla base del concetto di democrazia, il cui sviluppo è stato talvolta funzionale, comunque connesso allo sviluppo del capitalismo stesso.

In questo caso si parla della libertà di stampa.

...il concetto di responsabilità non è un concetto economico, ma etico e giuridico.

mercoledì, febbraio 08, 2006

Late Afternoon


Era da tanto tempo che non uscivo di casa di pomeriggio. Avevo dimenticato quanto possa essere triste il sole invernale, specie in una giornata serena. Ha qualcosa di intrinsecamente malinconico. La luce, la luce è come fosse antica, stanca, sembra quasi di poter intuire l’enormità della distanza che ha percorso prima di scivolare obliqua su tetti, su siepi e muretti.

La banca non è affatto accogliente. Sicuramente una banca non è il primo posto a cui penso quando devo pensare ad un posto accogliente, ma ne ho viste di migliori. Una banca dovrebbe essere accogliente, almeno un po’…d’altronde la pianta carnivora attrae l’insetto con colori audaci e forme invitanti. Comunque questa banca non è accogliente.

Il cilindro di vetro blindato con apertura alternata attraverso cui devo passare solletica una claustrofobia che non sapevo di avere. La mia mente corre a squallidi scenari futuribili dove l’aggettivo umano indica un affezione e dove l’asetticità inorganica impera. L’interno non fa che incoraggiare questi pensieri: enormi blocchi di plastica verde occupano la maggior parte dello spazio tra il soffitto basso ed il pavimento di linoleum nero a cerchietti in rilievo. Gli impiegati occhieggiano da nicchie ingombre di modelli, monitor e tastiere.

Mentre mio padre fornisce gli estremi, noto l’impiegato all’altro sportello. Sicuramente è più giovane di me: imberbe, con la faccia da scolaretto coscienzioso. Probabilmente ha appena finito il liceo. L’altezza notevole, sempre più comune tra i nuovi ipernutriti, non riesce a mitigare a sufficienza la dissonanza tra il suo viso e gli elegantissimi paramenti da bancario. Il pesante orologio d’acciaio sembra volergli slogare un polso troppo esile. Da bravo apprendista, osserva i colleghi e fa domande, si giustifica se gli viene rinfacciato qualche errore e fa pratica.

Nelle facce dei colleghi più anziani vedo i giorni del suo futuro, giorni di sicura e sorridente stabilità, giorni di bagordi costosi, di vizi elitari ma non troppo, giorni di eccessi a tempo e di perfetta puntualità, di professionalità, di conti, di moduli, di telefonate. Forse, più in là, quando la gioventù rimasta sarà stata consumata nelle ore serali e nei week-end, giorni di famiglia da pubblicità delle merendine e di carriera, giorni di panni sporchi lavati in casa (con gli avvocati), di figli viziati ed antiempatici, e di pubbliche virtù, giorni di voto sicuro e consapevolmente inconsapevole, di sfizi costosi, di auto lucenti, di vacanze assolate dekamikazzizate, di benessere che aspira ad essere lusso e quando può lo diventa. Infine, giorni di solitudine, magari in una villetta sui colli toscani a fare il “padrone in casa propria”, su una sedia di vimini sotto il pergolato, con una coperta di lana sulle gambe ed una giacca da camera di velluto rosso, giorni passati ad aspettare di occupare il posto pagato nella cripta di famiglia con dei fiori appassiti davanti e ripensare a tutto questo.

Quando esco guardo mio padre, le sue spalle. Non è un uomo alto ed il tempo della venerazione è passato da molto, ma sta passando anche quello della disillusione. Ora posso stimarlo per le sue qualità di essere umano, al netto dei suoi difetti, posso provare un affetto più sincero e spontaneo. Ora so cosa può insegnarmi e desidero consapevolmente impararlo.

Mentre la macchina fila nel traffico e gli ultimi discorsi sul cielo terso ed il freddo mite si spengono, la mia mente arranca dietro all’essenza del diventare adulti, al mutamento sottile che ti trasforma quando diventi pienamente responsabile dei tuoi 13 dollari circa di materiale organico e di tutto quello che qualunque metafisica possa vederci accluso. Arranca dietro alla prospettiva nuova che ti fa scoprire significati diversi in cose che prima detestavi e rende più quotidiane cose prima eccezionali, che ti fa amare la routine di una vita regolare, che indirizza i tuoi pensieri entro argini sempre più solidi e che piega le tue emozioni alle necessità della prassi.

Non ho ancora idea di quando mi toccherà tutto questo, di che forma avrà e di come mi cambierà. Ne ho paura, ma una paura calma, rassegnata all’ineluttabile che lascia spazio alla curiosità: cosa e quanto resterà di me…?