sabato, novembre 11, 2006

Sense maker


Il senso non è qualcosa che trovi già pronto.

Non ha niente a che fare con dio, con i massimi sistemi, con il destino.

Il senso è qualcosa che ti costruisci a partire dalle piccole cose, dalla vita di tutti i giorni.

La realtà non ha già un suo senso, non c’è nessun significato ultimo da cercare. Si deve avere solo il coraggio di tirarne fuori uno proprio e di metterlo alla prova.

Il fatto che la realtà, la vita, non abbiano senso di per sé e apriori, non significa che si piegheranno docilmente ad ogni significato che gli venga appioppato. Dobbiamo lottare per ogni significato che riusciamo a trovare per il mondo che ci circonda, lottare con il mondo stesso, con i paradossi, con gli assoluti, ma soprattutto, lottare con la quotidianità, con le azioni concrete e con le loro conseguenze, con i sentimenti, le emozioni che esse ci provocano e, di nuovo, con la nostra ragione, la nostra morale, la nostra educazione.

A volte questo senso è una folgorazione, qualcosa che ti coglie in un giorno in cui ha appena smesso di piovere, in cui il sole ha appena deciso di rifarsi vivo (e che questo sia solo un fatto meteorologico o una metafora fa già parte del gioco), un epifania che rischiara tutto ciò che fino all’istante precedente era pura oscurità e che si radica profondamente nell’animo e ignora stolidamente o appassionatamente ogni avversità…

Altre volte, e questo è forse il caso più concreto e diffuso, metti insieme piccoli pezzi, minimi obiettivi, aggreghi momenti intensi, emozioni piacevoli…un abbraccio in una serata fredda, le parole di un amico che si rivela tale al di la dell’abuso di uno stupido termine, la sensazione di vicinanza con un altro essere umano; la piccola soddisfazione di sentirti, una volta tanto, competente in qualcosa che gli altri trovano importante, che tu trovi importante, la paga che ti sei meritato e i piccoli progetti che fai con quello che ti resta dopo le spese; un bacio rubato, un bacio desiderato all’infinito, un bacio che potevi dare e che serenamente non hai dato; sentirti apprezzato per quello che sei, per quello che vuoi essere e che riesci ad essere; la serena stanchezza dopo un chiarimento, la vigorosa serenità dopo un lungo scambio, la capacità di mettere a tacere le paure, nonostante bussino, nonostante siano sempre le stesse, di sospendere il giudizio; la capacità di non essere schiavo né dell’istinto, né della ragione, di vederti crescere, diventare diverso, migliorare nonostante tutti i difetti che restano…metti insieme tutte queste e migliaia di altre piccole cose e ne fai un nucleo caldo, cangiante, che seppure gli eventi erodono, se ne hai cura, ti sostiene, ti da forza e vigore, speranza e motivo, ti da vita.

Sii il tuo senso, sii il tuo dio.

mercoledì, novembre 08, 2006

BUURRRPPP!!! (pesantezza)


Ci sono vuoti e vuoti: non tutti li puoi tappare infilandoci roba dentro. Ignorarlo significa che il vuoto resta vuoto, ma hai un terribile senso di pesantezza. Quanta materia sprecata, quanta energia accumulata in termini esclusivamente potenziali. Burp!

Una delle cose più fastidiose è quando il caso sembra troppo regolarmente casuale. Questo discorso dell'attribuzione autonoma di significati agli eventi può risultare spesso croccante, specie se ti senti sofisata, ma non lo sei fino in fondo.

E chi avrebbe mai pensato di essere tanto metereopatico?!

Conseguenza diretta: il tempo si incasina e sballa ogni regolarità, lo stesso, con i dovuti paragoni succede al sottoscritto. Non che sia particolarmente più ciclotimico del solito, ma è strano notare come la mancanza di regolarità metereologiche, si accompagni ad una mancanza di regolarità nel mio quotidiano.

Bush prende legnate, lui e i repubblicani. Per un attimo la cosa mi mette di buon umore, ma poi mi ricordo che sono in fase cinica.

Impengni che saltano come calvallette, progetti, inquinati da veleni che li preesistono, che vanno a farsi fottere per il poco impegno o nonostante l'impegno (mio e di altri), settimane che si svuotano e non riesco a riempire, mentre passano lentamente rapide e noiose. Isole felici di socialità più o meno occasionale, di brillantezza personale e di gruppo, mia e altrui, di affinità più o meno mediate, circondate da un mare di confusione.

Noia di me.

lunedì, novembre 06, 2006

Inner demons


Ognuno di noi è genitore prolifico (chi più, chi meno) dei propri demoni.

Alcuni sono genitori più amorevoli e premurosi: coccolano, cullano, curano le proprie ansie e paure come pargoli indifesi e, ovviamente, il risultato di tanto affetto è la crescita vigorosa di quest'infida e famelica prole.

Ma si sa, prima o poi dai propri bambini bisogna separarsi, non farlo significherebbe, uscendo da metafora, privarsi della serenità, del sonno, della vita, cosa quantomeno spiacevole.

E' necessario allora imparare a gestire le proprie paure, a imbrigliarle, a ridurle ad una ragionevole misura, anche ad ignorarle, o meglio, a passarci sopra quando sia il caso. Proiettarle all'esterno, su altri, che comunque sono impotenti visto che come detto si tratta di cose generate da noi e da noi soli, schermarcisi, abbandonarcisi è una strada inutile, anzi, deleteria, specie nella cura dei rapporti umani più stretti, più intimi, più caldi.

Come detto si tratta di demoni, non di creature indifese da accudire, da tenersi strette. Ognuno ha i propri, nulla di più normale, ma ci si deve convivere il più serenamente possibile, non farcisi sommergere, per noi, in primo luogo, e per gli altri che ci stanno a cuore.

Nessuno può combattere per noi le nostre battaglie e non c'è battaglia più nostra che questa.

sabato, novembre 04, 2006

In da ghero, out da ghero


Vuoto creativo assoluto. Seri dubbi sulle mie qualità di "scrittore".

Il fottuto relativismo mi attanaglia, assedia la mia mente in permanenza.

La mia ciclotimia peggiora e finisco sempre per sentirmi troppo egocentrico e privo di reali strumenti di autovalutazione.

Ancora niente identità precisa. Prevale ancora ciò che so di non essere (ed ho sperimentato che anche questo non è una certezza...ora adoro le melanzane), rispetto a ciò che so di essere e anche ciò che voglio/vorrei essere è alquanto vago. Sicuramente ci sarebbero molti pronti a dirmi che dubbi del genere non ti abbandonano mai, che ognuno può cambiare idea a riguardo quando meno se lo aspetta, che alla fine posizioni troppo rigide rispetto alla propria identità non sarebbero nemmeno desiderabili. Bho...la cosa non mi rincuora gran che.

Conversazione. Non diresti che certi argomenti possano impegnare per più di cinque, dieci minuti, almeno, non in certi contesti, mentre invece, per tutta una serie di motivi, i più disparati, ci si può finire invischiati per un tempo spropositato. Singolare quando, finalmente, il discorso sembra morire da sé, e tu sei li, che lo fissi agonizzare, senza precipitarti a dargli il colpo di grazia solo per discrezione (termine sufficientemente ambiguo), quando all'improvviso quello ti si rianima riprendendo, seppur stancamente, corpo.

Eppure ci si può sempre sorprendere...esistono persone che senza fare nulla di particolare possono metterti a tuo agio.

La calma, la temperanza non è certo una mia virtù. Sono un passionale melodrammatico del cazzo :)

lunedì, ottobre 30, 2006

Pinkness


Il blog è tornato alla vita.

Dopo tre giorni di inspiegabili errori di caricamento, in cui il server si rifiutava categoricamente di considerare le insistenti e pressanti richieste del mio appiccicosissimo terminale, finalmente oggi le imperscrutabili trame della Casualità hanno fatto si che potessi tornare a prendere in mano le redini del blog...che culo...

Modalità espressive: una ferrari completamente rosa rombante con la scritta in rosso "Playboy" sul cofano, con tanto di coniglietto. Roba che la "PussyWagon" gialla di Kill Bill in confronto era tanto fine da poter essere parcheggiata davanti a buckingham palace. Infondo la chiarezza del messaggio c'era tutta: "ho un botto di soldi, nessun gusto e tanta voglia di scopare". Bho forse sono invidioso di tanta grandiosità...ma anche no.

Comunicazione insolitamente breve e scarsamente significativa. Ma oggi ho avuto modo di "significare" a voce in misura più che abbondante. Sono soddisfatto...meglio, sono stufo.

sabato, ottobre 28, 2006

Costruzione morale


...Ricordo l'intensità emotiva con cui da piccolo affrontavo la lettura e la riflessione su libri che chiamavano in causa i principi morali a cui venivo socializzato.

Ricordo lo stegno, la rabbia e ricordo l'orgoglio ed il desiderio di emulazione, tutti fortissimi, caldi, percepiti come naturali, spontanei.

Come il ferro, bianco rovente sull'incudine, mentre il maglio gli da forma, più tardi freddo, grigio, rigido, ma in grado, battendosi, di produrre scintille.

Pragmatismo, senzo critico, esperienza mi hanno raffreddato, ma resta, forse, in quelle scintille qualcosa di quel calore...

giovedì, ottobre 26, 2006

Anomia? Spalmata su pane e bicocca è una delizia


Ieri altra giornata delirante.

Per la titanica istituzione universitaria della bicocca siamo poco meno che numeri, dunque ritengono di poter fare tutto ciò che gli garba, non solo senza tenere in conto le nostre esigenze, ma senza nemmeno prendersi la briga di inventarsi motivazioni credibili almeno per le azioni più assurde. Ulcera a pacchi, anche solo perchè ho seguito corsi sulla gestione, sulla partecipazione, sulle carenze istituzionali, sulla cura dei diritti di chi si trova in posizione dominata e non dominante...tutte parole del cazzo.

Parole senza senso, con l'unico obiettivo di farci sembrare competenti in qualcosa (Haha), di farli sembrare competenti in qualcosa, di farli sembrare utili. Non so, forse fa parte anche questo della didattica, intendo, insegnarci che saremo puttane asservite ai rapporti di forza politici entro le istituzioni per le quali lavoreremo, agli umori di gerontocrati del cazzo che non contano quanto vorrebbero e dunque, in quello in cui contano, scaricano a fiotti la frustrazione accumulata o gli effetti dello smarrimento del senso del limite, dell'empatia, a volte addirittura della sanità mentale (La filosofia ti porta via...).

Burocrati e professori, professori e burocrati, tutti che fanno a gara a risultare più stronzi, più abbietti, falsi, arroganti...inutile stare a cercare altri aggettivi. Intanto la mia laurea se ne va completamente a data da destinarsi, certo io sono impantanato nel mio impasse, ma le mitiche novità del calendario, del regolamento didattico, ma soprattutto, l'assoluta mancanza di riferimenti certi e l'inconcepibile ed immotivata frenesia del cambiamento, la fragilità dei suoi risultati e la tendenza vertiginosamente discendente del tutto...bhe, Durkheim parlava di "anomia", alla lettera situazione di assenza, inadeguatezza, inefficacia delle norme, si sarebbe divertito parecchio buttando un'occhio da noi.

Probabilmente mi lagno di qualcosa che è comune e diffuso (in questa misura, almeno in Italia) e non dovrei prendermela tanto, ma francamente non ci riesco, sono snervato ed esausto, schifato dall'assoluta incoerenza (con buona pace di wilde) tra l'insegnamento e la realtà fattuale relativa al posto in cui il fottuto insegnamento viene impartito.

Sdegno, rabbia, follia omicida, che credevo scemata dopo una birretta con amici, e che culmina durante il viaggio di ritorno in treno, con uno coglione, alto due metri, primo anno di università, che per tutta la tratta canta una canzoncina da asilo sulle lettere dell'alfabeto in un falsetto del cazzo ed è tanto odioso che per tre volte, senza per altro essere ascoltata, perfino la sua ragazza gli chiede di smettere.

La serata almeno è stata tranquilla e tranquillizzante grazie ad una lunga, lenitiva, appassionata telefonata e alla compagnia di alcune simpatiche amiche (ho conosciuto la p'c tra le altre cose) ed al confortante intorno del "luogo esotico" ovvero il "circolino basso".

domenica, ottobre 22, 2006

Macropolitica (in musica) in microcontesto (ex Ancora)


- Giulio, se non ti vuoi ritratto qui, avvertimi -

Quasi le tre…

Le tre, in effetti.

Un enorme senso di solitudine, di estraneità, mitigato dalla provvidenziale presenza di persone che, per la prima volta, senza indugi, senza dubbi posso considerare amiche. Altri amici ho avuto, ma non è questo il punto. Dalla ferma opposizione a parole sprecate, usate senza cognizione di causa, all’uso consapevole.

Percepisco il rigetto di un ambiente che pur mi ha dato di sentirmi partecipe, lo percepisco e lo so interiore, non introietto. Il problema è mio.

Musica sopraffina. Da chi si è sempre limitato ad un ascolto casuale, a chi elabora e produce, a chi parla per mezzo di essa. E lo so, è un parlare ben più semplice, ben più diretto, ma non a tutti è dato, è natura, è grazie a dio/principio di casualità, non c’è formula che sintetizzi tanto.

Smettiamola di pensare comodamente che chi non ci accetta per come siamo è perchè non ci merita per com'è, perché non capisce il nostro valore. Troppo spazio c’è nell’esistente perché si pensi ad un bene unico, ad un'unica desiderabilità, ad un’unica giustizia. Tanti sono i desideri, e tutti pari, e con essi l’oggetti desiderati, ad ognuno il suo e per ognuno ciò che è maggiore in interesse ed in desio.

Mi dolgono gli occhi e lacrimano. Il mio desiderio trova l’oggetto lontano nel mondo fisico e soluzione alla solitudine costitutiva in null’altro che quello. Ti so lontana e ti desidero, maggiormente ora che penso tu possa aver forma. Ora deliro e dovrei tacermi e consumare le forze in agire fisico, fino a stremarmi. Sono già stremato.

Parlo come non vorrei, ma io sono figlio della mia epoca, della mia classe, della mia insicurezza, delle mie scuse…troppo sociologico anche in questo, scrivo per me e per me solo, e fors’anche per chi mi vuol penetrare e comprendere, altrimenti per nessun’altro e se dev’essere, sia così.

E ancora parlo, non pago, ancora sciorino pensieri, parole, opere e omissioni, ancora indico una retta via che, per quanto aggiornata, per quanto riveduta e corretta non va bene per me, non mi guida, non mi da stabilità né certezza.

Identità o integrazione, non è solo un problema degli immigrati (ma io sono un immigrato, seconda generazione calabro-sicula). La risposta sarebbe identità e integrazione…serenità, semplicità, tranquillità.

lunedì, ottobre 16, 2006

Come closer


Ancora pensieri...

Perchè il senso di estraneità dev'essere più frequente del senso di comunione?

E sembra sempre di aver dimenticato qualcosa.

Di nuovo, con l'autunno che viene, resto le notti in attesa, oziando, vagando eppure restando fermo su una sedia orribile a comprimere le vertebre, ad affaticare il nervo ottico. Aspetto qualcosa, una rivelazione, e non voglio andare a letto, non voglio arrivare a domani con sogni troppo brevi, troppo poco intensi come viatico, non voglio arrivarci prima di aver capito, di aver colto quel significato che mi sibila lascivo nell'orecchio, che si nasconde oltre la vista, che mi fa sentire solo il suo odore penetrante, inebriante.

E desidero un'esplosione, desidero azione, desidero vita. La tento, la vivo, ed è un delirio.

Vorrei non avere vincoli, ma io sono i miei vincoli tanto quanto il desiderio e la capacità di superarli.

Desidero un contatto intimo, la sua vicinanza, il suo calore, l'assenza di ogni dubbio. Aborro il pensiero, la coscienza, la riflessività, che pure non mi hanno mai davvero abbandonato. Rimane il ricordo, l'immaginazione ed il faticoso risalire per impervie cime verbali, la sensazione, raggiunta la sommità, di stremata serenità.

Domani i miei programmi sono già disattesi, tutto rimandato, spostato verso una compressione del tempo che ora sembra gestibile,trascurabile e che al suo acme sembrerà folle.

Si, io scrivo per me, ma è sempre per me che cerco lettori e confido nella loro presenza.

giovedì, ottobre 12, 2006

Taste of autumn


Oggi è una di quelle giornate che butto senza riguardo nel cesso, salvo poi macerarmi l'anima nel senso di colpa. Ovviamente il senso di colpa non ha il minimo effetto in termini di riduzione dello sperpero di tempo, sta li solo per il mero piacere estetico provato nel vedercelo.

Oggi fa freddo, ha fatto freddo, per la prima volta dopo tanto tempo, tutta la giornata. Avevo assaggiato l'autunno già due sere fa, tornado a casa relativamente tardi, ma ora lo sento prendere il suo posto nel mondo che mi circonda e nella mia mente/corpo. Ora dell'autunno (e in esso dell'inverno) sto assaporando la parte più malinconica, letargica, contemplativa. Non mi piace, non mi va per nulla, forse l'unico effetto positivo sarà la rinascita del blog, per il resto non è nulla che vorrei sperimentare di nuovo, se non negli interstizi di tempo in cui, dissipata l'infinità di impegni e scadenze, sembra che il mondo sia fermo ed il tempo sia vuoto.
Ho ancora troppa estate in me, sarà pure dolce come sapore, ma perfino questa dolcezza dopo un pò nausea, anche perchè non è più estate.

Sono stufo, annoiato da una moltitudine di cose che sono sempre uguali a se stesse, che si ripresentano identiche, alle quali si contrappongono una serie di novità, per fortuna non tutte negative, che però se non negative sono di complessa e difficile gestione, altrimenti...bhe, sono negative. Che periodo spropositatamente lungo. Nulla in confronto a quelli che scrivevo i primi anni delle superiori, ma comunque...

A volte fare la cosa giusta è fastidiosamente facile: sai cosa devi fare, o almeno, ti sembra di sapere cosa ci si aspetta che tu faccia o cosa tu ti aspetti da te stesso (non sempre le due cose sono poi così distinguibili) e cerchi di farlo. Sempre, tra il dire e il fare c'è di mezzo tutta una serie di cose che nel loro complesso si chiamano "realtà", ma può anche capitare che la "realtà" decida di andare a disilludere qualcun'altro in quel momento (indipendentemente dal fatto che si voglia o no essere disillusi) e che tutto fili come deve. Beh, uno si aspetta che dovrebbe, e invece non ha nessun sapore, nessun gusto, non da alcuna soddisfazione, anche se agire nel modo "giusto" ti è costato qualche fastidio. Forse è perchè ci si gode di più le cose sofferte e se va tutto liscio "non c'è nemmeno partita". Forse. Non so, comunque fa uno strano effetto vuoto pneumatico.

Ci sono poi le volte in cui non hai la più pallida idea di cosa sia giusto (adoro i classici), ma non solo nel senso di ciò che è giusto fare rispetto ad un fine o a dei valori, ma anche quale diavolo di fine sia giusto (desiderabile) o quali valori siano giusti (opportuni) ad orientare l'azione. Gran divertimento, tanto più che non sono mai stato troppo bravo a contenermi e che ora faccio sfaceli con sempre maggior perizia.

La postmoderinità, modernità matura, fluida, incompleta o una qualsiasi altra assurda etichetta usata per indicare la contemporaneità non è tempo per progetti, per aspettative sul lungo periodo, è il tempo perfetto per il "carpe diem", per il vivere alla giornata, per il godere di quello che c'è quando c'è.

martedì, ottobre 10, 2006

Something intimistic


Cose che non capisco...
Sparse, non tutte così piacevoli quanto alcune...

Un equilibrio delicatissimo tra forze di portata incommensurabile, tra attrazione e repulsione, un equilibrio che prende forma tra gli atomi ed i loro componenti tanto quanto tra le persone. Eccedere in un senso significa collassare l'uno nell'altro, perdendo se stessi per fondersi, abbandonare la propria fisicità e trascendere in forma di pura energia (fate gli adeguati adattamenti), eccedere nell'altro significa il gelo della solitudine, il vuoto degli spazi immensi tra le stelle, l'espulsione dal tessuto sociale (sempre per restare in entrambi gli ambiti).
Per l'uomo (essere umano) ci sono limiti a questi estremi: la solitudine in senso stretto è una questione ineludibilmente esistenziale, come pure la connessione, più o meno significativa e superficiale, ai nostri simili. I nostri significati sono senza dubbio nostri, ma mai solo ed esclusivamente nostri. Ma mi sto perdendo.

Il mondo ospita bellezza in misura e forme che tendenzialmente ignoriamo. Banalità come "la bellezza sta nelle piccole cose" o variazioni sul tema, acquistano alle volte una verità shockante, specie quando ti ritrovi ebete a pensare ad un sorriso, al blu intenso e vivo del cielo nelle fredde notti in cui tira la tramontana, alla luce obliqua e calda che bagna le mura di antichi palazzi in un pomeriggio ancora caldo di inizio autunno e ad un'infinità di altre cose...un incanto alla "sacchetto di plastica che danza nel vento in american beauty".

Ovviamente, visto che già stavo sdrammatizzando, mi viene in mente la puntata dei Griffin in cui Peter si incanta a guardare il famoso sacchetto di plastica danzante e dio si lamenta:
"Maledizione! E' solo un dannato sacchetto di plastica! Hai idea di quanto sia complesso il tuo sistema circolatorio".

Si può avere paura di un'infinità di cose, di dire e fare le cose sbagliate, tanto quanto di dire e fare quelle giuste, il rischio è un'altra di quelle componenti ineliminabili della vita, tanto vale cominciare il più presto possibile a venirci a patti, non farsi attanagliare e sperimentare il più possibile godendo realmente della fortuita concatenazione di eventi che ci ha permesso di esistere.

Lo so, lo so, frasi in libertà, ma sto cercando di ricarburare e poi il grande Giulio/Durkheim dice che gli piacciono i miei post intimisti hehe. Vedrò di riprendere a fare meglio.

mercoledì, ottobre 04, 2006

Resoconto per g.



Oggi primo giorno dell'ultimo anno.
Mi sveglio più tardi del previsto, recupero più tempo del previsto ed il treno lo prendo, ad un orario decente. Il ciele è grigio, le nubi sparse a falde larghe. Il vagone è caldo e c'è una donna francese, con quel tipico accento francese e quel tipico fascino francese che solo una donna francese può avere. Passo il tempo con una selezione di resoconti romanzati di eresie medievali...ok, ce ne metto del mio. La prassi è sempre la stessa: cambio a Carnate, coincidenza, arrivo in stazione, scendi le scale, sali le scale, prosegui trascinato dal flusso fino ai parallelepipedi arancione.
Facce vecchie, facce nuove, comunque molte facce, un caffé veloce e l'abbozzo di un'ora di studio: niente lezioni prima dell'una e mezza. Poi lezione, preambolo spropositatamente lungo, noioso, contenuti del corso, modalità d'esame e "io non ci sarò, ma è come se ci fossi, comunque se volete venirmi a parlare...fatelo" e non continuo lagnandomi della logorrea perchè da parte mia sarebbe...inappropriato. Fine presentazione, pausa. Caffé nervoso e sigaretta che per me non è né caffé né sigaretta, ma aranciata che costa quanto quattro lattine da 25 cl e ne contiene 33. Consulto nervoso con persone "tranque", che "devi mettere in conto i costi di transizione", che cazzo, hai proprio la stoffa del politico paraculo, che non mi piaci, che non voterò per te, ma tanto voterò per uno che ti assomiglia perchè se non ti assomigliano non ci arrivano nella condizione di farsi votare e perchè mio padre è repubblicano (di quelli "buoni"), cazzo, io non posso no votare. Mentre rientri e parli e pianifichi vendetta, tremenda vendetta, rivolta, terribile rivolta, realizzi che non potresti ottenere gran che nemmeno se avessi più ragione di quella che hai, il che è impossibile, perchè nemmeno tu riesci ad immaginarla una soluzione possibile...d’altronde, il casino non l'hai messo in piedi tu.
Fine pausa nervosa caffé. Numeri eccezionali! Cose che quando le vedi pensi, ma allora a qualcuno fare sta cosa piace, ma allora esiste gente che ti parla per due ore facendoti sembrare interessante quello che spiega, che ne sa un sacco e che ti fa venir voglia di saperne di più...idillio. Hahaha...le risate sarcastiche, amare, autodileggiatorie sono solo nella mia testa: Lui fa solo l'introduzione al tema generale di cui il corso affronta un aspetto specifico, e le lezioni seguenti nn ci sarà, non lo vedremo mai più.
Il tema generale è il tempo, il tema specifico...LE PROBLEMATICHE DI GENERE (pari opportunità e simili). Ora non vorrei diventare violento, ma mi viene decisamente difficile. Sono anni che mi massacrano i testicoli con il suddetto tema, non aggiungendo nulla di nuovo, menandola con concetti come doppia presenza e tempo rigido. Non è che io sia contrario alle pari opportunità...solo che non me ne frega un cazzo di fare diventare questo tema il mio oggetto specifico di studi!!!!!!!!!!!!!!! E mi sono rotto le palle di perdere un sacco del pessimamente gestito e scarso tempo a disposizione dietro agli stessi quattro fottuti concetti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Torno a casa dopo altri tentativi inutili di raccapezzamento didattico-cronologico. Ho del tonno del pranzo tra i denti e non ho lo spazzolino. E' una cosa terribilmente fastidiosa. Fortunatamente un viaggio di ritorno non solitario, almeno questo.
Aperitivo volante, compleanno di gente che non conosco, gente simpatica, musicanti di cui ho il cd originale in macchina. Discussioni su arte e scienza, su personaggi costruiti e talenti reali, l'improbabile esempio Spears. La solita concitazione, io sono sempre concitato quando discuto. La gente pensa che sia incazzato. La cameriera con il muschio bianco che si mette controvento pare voglia stordirmi, pur con tutto il raffreddore.
Incontri imprevisti, altre chiacchiere rapide e poi a casa, a letto dopo di questo.

venerdì, settembre 29, 2006

Compulsive chain social smoker


Ho la gola a pezzi...
Questo fumare occasionale divenuto ossessivo non fa per me.
Non sono un fumatore, non lo sono mai stato, non devo esserlo per ritenere che se una persona vuole fumare ha tutto il diritto di farlo, per non essere un crociato dei polmoni puliti.
Non sono un fumatore.
"Si riconosce subito la differenza tra uno che fuma e uno che ha solo in bocca una sigaretta...tu non sei un fumatore".
Pratica sociale, strumento di sintonia, sperimentazione di ingroup, che volendo essere molto meno autoindulgenti, suona essenzialmente come imitazione e, decisamente il tempo dell'imitazione è finito.
Non mi faccio promesse, ne tantomeno le metto scritte qui, ma è qualcosa su cui riflettere: fumare sigarette non è cosa mia...comprerò una pipa.

domenica, settembre 24, 2006

Fiordimelo sboccia nel sangue

Era un uomo spropositatamente alto e altrettanto magro. Portava aderentissimi jeans neri infilati in stivali da cowboy dello stesso colore. Del medesimo colore erano pure la maglietta senza maniche e lo spolverino. I capelli lunghi, tra il biondo ed il castano, gli ricadevano unti sulle spalle. Sul naso adunco calcava un paio di occhialini tondi con le lenti fumè e la montatura sottile. Il viso, lunghissimo, era corredato da zigomi alti e taglienti e da una bocca piccola, dalle labbra sottili, labbra tra le quali lasciava pendere, oziosa, una sigaretta.

Se ne stava appoggiato allo stipite di legno della porta, la testa piegata in avanti, immobile con le braccia incrociate al petto ed una gamba piegata. La ragazza nella stanza piangeva nervosamente, cercando di ricordare le parole di un padre nostro. Premuta in un angolo, il corpo rannicchiato quasi dovesse sparire in se stesso, tentava la formula, ma inevitabilmente sbagliava e dopo qualche singhiozzo più acuto e disperato, ricominciava da capo. Lo sguardo vacuo, perso in un punto tra i suoi piedi nudi sulla moquette lurida, si torturava le mani l’una con l’altra, le pizzicava, le graffiava, fino a farle sanguinare.

- Hai finito?

Il mozzicone restò incollato al labbro inferiore mentre, con una voce rauca e sibilante, l’uomo pose la domanda. La ragazza ebbe un sussulto e portò gli occhi, rossi di pianto, sul profilo sulla soglia.

- Cosa!...cosa, cosa?

Balbettò terrorizzata, portandosi una mano alla bocca.

- Ti ho chiesto se hai finito la tua preghiera.

- Io…io…no! NO! Non l’ho finita! Non l’ho finita! La mia preghiera…non l’ho finita…no.

- Non importa…il tuo tempo è concluso donna.

A quelle parole il terrore che invadeva quel corpo pallido, esile, si tradusse in violenti spasmi. La ragazza allargò le braccia premendole contro le pareti, spinse coi piedi come se potesse spostarle, abbatterle, attraversarle, i talloni che scivolavano.

- No, NO!!! Non mi toccare! Stammi lontano!! STAMMI LONTANO!!!

L’uomo entrò nella stanza, scostò un lembo dello spolverino e da un grosso fodero assicurato alla coscia sinistra, trasse un imponente machete. In due sole falcate le fu davanti. Con una mano l’afferrò per i capelli.

- AAAAAH! Maledetto! Maledetto bastardo! Lasciami! Lasciami!!

Lei si dibatteva, cercava di raggiungerlo con i suoi piccoli pungi, le nocche sbiancate per la forza della stretta, ma il braccio di lui era più lungo e la teneva a distanza. Tentò di assestare un calcio tra le lunghe gambe storte. L’uomo fu più rapido e la bloccò stringendo le ginocchia. Con la mano che reggeva il machete, chiusa a pugno intorno al manico, cominciò a colpirla in viso. Denti saltarono ad ogni colpo. Alla fine la ragazza stordita e dolorante, un occhio gonfio e il naso rotto, non riusciva a fare altro che sibilare parole incomprensibili tra le labbra tumefatte. La forzò ad inginocchiarsi davanti al letto, i polsi stretti tra le lunghe dita dietro la schiena di lei, il collo lasciato esposto dai capelli corti, il viso premuto contro la trapunta.

La mossa fu fulminea, la lama calò una volta, poi un’altra per vincere ogni resistenza di ossa e tendini, infine una terza, per recidere gli ultimi brani di pelle. Lasciò i polsi e le braccia ricaddero ai fianchi. Con lentezza ripulì il machete con la tenda della vicina finestra, poi lo ripose. Trasse da una tasca un grosso sacchetto di plastica e vi infilò la testa della ragazza ancora grondante sangue, mentre dal moncone che era stato il collo di lei, il sangue si riversava copioso ad intridere coperte, lenzuola e materasso. Chiuse il sacchetto e, prima di usciere dalla stanza infilò nella trachea esposta un rametto di fiori di melo. Qualche minuto dopo l’uomo ed il suo macabro trofeo venivano inghiottiti dall’oscurità del vicolo dietro il palazzo.

lunedì, settembre 18, 2006

Leviathan


Divorami fottuto leviatano!
E se già soggiorno nei tueoi visceri, digeriscimi e che sia finita!

Vi odio, eppure non ho diritto di odiarvi; il leviatano mi suggerisce che non ne ho facoltà, dal momento che avete rispettato le prescrizioni, onorando la rispettabilità altrui, la mia nello specifico, non lesinando buone parole di circostanza. Eppure vi odio se mostrate rispetto per la mia sensibilità, ma vi burlate della mia intelligenza.
E' un odio di quello collettivo, di quello più puro tra i pragmatici, perchè richiede una notevole astrazione per necessità di generalizzazione. Sembra strano, ma la perfezione offre maggiori spunti per la caduta.

Interrompo, il sonno mi divora

venerdì, settembre 15, 2006

Ginofagia...un (o più) morsi e via


Finita l'estate.
Non in termini formali, mi pare che il solstizio o l'equinozio (non ho alcuna voglia di controllare) sia intorno al 21 (nn so nemmanco di quale mese, cmq oggi nn è il 21), no, è finita l'estate della mente, quella interiore, ampiamente coadiuvata dall'esteriorità metereologica.

Effetti collaterali.
Razionalità limitata e autoriflessività ossessiva. La motivazione economica trascura ogni effetto non direttamente voluto ma conseguente alle azioni agite in suo nome, a meno di costrizioni in tal senso e sempre in ottica di costi benefici (nessuno è tanto stronzo da pensare che, di per sé, potrebbe essere diversamente da così, senza "aiuto esterno"). La cosa più divertente è che usa se stessa come difesa, tipo, per citare un film, parafrasando "noi, come lobby del tabacco, non abbiamo alcun interesse a che Timmy muoia di cancro ai polmoni, noi lo vogliamo vivo e fumatore".

Come sta la Misoginia?
Bene grazie, va a gonfie vele, ma ora si accompagna anche alla Ginofagia, di quella schietta e nervosa che vedi ogni tanto la notte nei bar, in quelli più laidi e fumosi. La vedi che sorseggia un bourbon e lancia occhiate sbieche agli avventori. Ha un grugno talmente unto che ti chiedi se abbia grufolato in una tanica di olio esausto.

A volte fuma un sigaro e anche il sigaro è unto. Brucia bene, ma lentamente e fa una puzza strana...no, non quella del sigaro...un'altra...non so descriverla, solo che puzza veramente.

Ha un'impermeabile addosso, grigio e sporco, spesso pure strappato, con macchie ovunque. Lo tiene chiuso, l'impermeabile, ed è così stretto che gli insacca i rotoli lardosi attorno ai fianchi e sul ventre. Ha dita tozze e talmente grosse che potresti scambiarle per rotoli di carta igienica. Sono incrostate di residui alimentari, feci e grasso e sono rifinite con grossi unghioni scuri e scheggiati. Non presentano alcuna macchia bianca, quelle macchie che denunciano mancanza di calcio, segno evidente che beve spesso latte, anche se scaduto.

Ha labbra spropositatamente carnose, simili a grossi lumaconi, di quelli che vedi in giro dopo la pioggia. Sono viola e piene di vesciche. Quello inferiore sporge decisamente.

Ha un ombra di barba o forse ha solo la faccia molto sporca, comunque le guancia pendule sono velate da una patina nerastra, meno intensa tra un cratere e l'altro (cosa che suggerisce la verità di entrambe le ipotesi).

Gli occhi sono ovviamente porcini, infossati...anzi trincerati, affondati in un affastellarsi di occhiaie e borse, talmente livide da sembrare il risultato di una scazzottata.

Il naso...bhe, al naso deve essere successo qualcosa perchè non c'è. Ci sono solo due fori vagamente triangolari da cui, di tanto in tanto, grumi di muco verdastro rotolano mollemente a insozzare la pelosità melmosa e sconclusionata che forse dovrebbero essere baffi. Vai a saperlo. Non si è mai occupata troppo del suo aspetto.

Di quando in quando biascica imprecazioni e lagnanze, ma i barman sono gente accorta e si fanno i fatti loro. Quanto agli altri avventori, il tanfo che emana dalla sua figura è talmente forte che nessuno le sta mai abbastanza vicina da sentire cosa dica. Di conseguenza, noi si resta con il dubbio.

Meno frequentemente tracanna anche grossi boccali di birra Messina (una birra per soli intenditori) e si abbandona a rutti e peti talmente squassanti che pensi voglia disporre le sue budella in bell’ordine sul bancone o sul pavimento…hai visto mai che un gastroenterologo passi di li e non trovi di meglio da fare che darci un occhio. Invece no…non esce nulla…nulla eccetto l’equivalente, in termini olfattivi, dell’odore di un centinaio di carcasse di gnu lasciate a macerare al sole per almeno quattro giorni buoni, in un canale di scolo colmo di rifiuti liquidi industriali. Non è infrequente che salti fuori qualche tanga semidigerito, brani di gonne o camicette, collant arrotolati e impregnati di succhi gastrici…d'altronde mica si prende sempre la briga di spogliarle prima di ingoiarle ancora vive, scalcianti e tutte intere.

Insomma, un’ottima compagnia.

mercoledì, settembre 13, 2006

Pori Ostruiti da Pesci Argentati


Simpatico insetto triantennato la cui velocità può lasciare di stucco, il "pesce argentato" è noto ai più per la sua tendenza a vivere in luoghi caldi e umidi, possibilmente ingombri di polvere ed altra sporcizia. Non è insolito trovarne traccia tra le pieghe delle tende dei balconi, basta tirarle per vedere schizzare queste simpatiche canaglie ovunque. La cosa varia certo da persona a persona, ma se non amate gli insetti, specie quelli veloci ed imprevedibili nel muoversi, proprio a causa di queste stesse caratteristiche, una scena come quella descritta in precedenza vi toglierà senz’altro il sonno, tanto più che gira insistentemente la voce secondo cui un solo tocco delle loro antenne posteriori possa incrementare la produzione di sebo di un poro fino all'ostruzione del medesimo. A tutt'oggi non disponiamo di prove scientifiche sufficienti per smentire o confermare una tale ipotesi, ma nell'incertezza, il buon senso consiglia di tenersi alla larga da questi esserini, pena il rischio di una persistente e feroce seborrea.

Considerazioni estemporanee a corollario:
Si sente spesso dire "Tutto è relativo", frase che, per molti, di primo acchito, può sembrare, specie ad un'analisi superficiale e frettolosa, un'ovvietà. Ebbene, io credo che ci si dimentichi un elemento nel proferirla nella forma succitata: la forma completa della stessa, a mio avviso, dovrebbe essere "Tutto è relativo...al contesto".

Detto questo, non mi resta che aggiungere...
==> "se sai argomentare non puoi avere torto" (citazione a memoria, probabilmente parafrasata, da "thank you for smoking"),
==> Salutare quel retto sfondato di Marco e rassicurarlo sul fatto che appena si presenterà l'occasione andrò a Milano a bere una birra per festeggiare la sua smarrita elasticità.
==> Salutare quel Dio di Angelo e fargli una quantità significativa (so tre etti signo, che faccio, lascio?) di auguri per il suo genetliaco.
==> Salutare quel Deo di g. e complimentarmi per l'uscita del suo articolo sui gamberi killer da risaia sul prestigiosissimo Cronaca Vera (ite a cumprarivillu, tutti i martedì in edicola).
==> Salutare Assurur e comunicarle che nella risposta che avevo mandato al numero non suo dicevo che andava tutto bene e che non doveva preoccuparsi, nonchè informarla che nn ho soldi nel cellulare da tempo immemore.
==> Salutare il Meteorismo, protagonista assoluto della televisione italiana.
==> Salutare il fottutissimo pennuto noto ai più come Tucanto (TM) e ricordargli di stare attento ai fottuti pesci argentati.

domenica, settembre 10, 2006

Con l'aiuto di alcuni amici...


Tempo fa scrissi di non voler crescere.
Oggi scrivo che mi sono rotto di essere cosi infantile.
Fortunatamente ci sono gli amici a distrarmi della fastidiosa convivenza con me stesso.
Spero sentitamente che chi abbia immotivatamente fatto le spese della mia autoindulgenza possa perdonarmi, specie perchè mi dispiacerebbe molto il contrario.

venerdì, settembre 08, 2006

Odio settembrino


Odio settembrino montante...
Odio per un sacco di gente...
Odio per persone particolari e per categorie professionali...
Odio per discorsi vuoti e tronfi, ripetuti alla nausea...
Odio per gli stronzi che "stanno in alto", ti sputano in faccia e pretendono un "grazie", e non mi frega un cazzo di "è stata difficile anche per me" o "anche io ho dovuto penare per arrivare qui", se sei stronzo le scuse avanzano...
Odio per i buoni propositi abbandonati l'ennesima volta...
Odio per le aspettative che per quanto tieni basse sono sempre troppo alte...
Odio per l'assoluta mancanza di empatia del mondo e per il fatto di credere che l'empatia sia ancora necessaria...
Odio per il tempo che passa, ma che a volte passa troppo lento...
Odio per quello che non capisco e perchè non mi capisco...
Odio per me stesso...

...ma poi passa (in fretta speriamo)

martedì, settembre 05, 2006

Vanigrafe reloaded


Parole inutili prima di fare il bravo ragazzo studioso in un biblioteca fighetta prossima al centro.

Anticipano: stereotipi viventi in divisa bianco e nero alternato o colori pastello, abbronzature pastello pantaloncini inguinali per lei, intorno al ginocchio per lui; ingegneri futuri che battono i pugni su tavoli ikealike grugnendo analisi; bibliotecari acidi scopainculo senza altro a riempirli se non normativismo...devianti dei peggiori; miopia trascurata che diluisce fisionomie al limite del riconoscibile, per fortuna per certe cose basta l'aura.

Per scrivere devo essere di cattivo umore? Per scrivere devo desiderare di vivere senza vivere? Ha senso che scriva? Deve averlo per me o per altri, e in caso, per chi?

A frenare lo stato d'animo da scrittura, un pò depresso, un pò ispirato, un pò speranzoso e amante del freddo, lunghe telefonate notturne a parlare dei massimi sistemi capendo io di non capire nulla dei minimi ed immaginando scenari possibili, nonché la visione completa e tardiva di American History X (Norton è un grande attore).

Buio...o meglio, luce accecante e biancastra e calda sulla mia testa nera e sempre più cespugliosa o sul mio cappello verde sabbia che fa risaltare il colore dei miei occhi. Guardatemi gli occhi, hanno molto da dire...guardatemi gli occhi, con me non parlano più, oppure non li ascolto.

domenica, settembre 03, 2006

Tying (me) Tiffany


Incredibile...

Ieri notte delirio all'idroscalo di Milano. Io, nella specifica persona di me medesimo, che mi agito convulsamente al ritmo di musica elettronica/sperimentale senza provare alcun imbarazzo...e chi mi conosce sa bene che non sono esattamente aggraziato nei movimenti.

Che l'apertura mentale sia una cosa buona è un pensiero abbastanza diffuso, banale se si vuole, ma, come sempre in casi simili, sperimentarla concretamente rispetto a se stessi è assai più significativo e meno scontato.

Ieri notte all'idroscalo svariati caschetti neri (per i quali ho una certa predilezione) hanno attratto e insistentemente trattenuto la mia attenzione, tra questi, però, ne spiccava uno rosa shocking, gradevolmente adagiato sui lineamenti amabili della Sig.rina Tying Tiffany, donna estremamente rock, regina inarrivabile della console, vestale dello scardinamento della cassa toracica e signora incontrastata di ogni mio sguardo sognante.

Ora sono qui a bere litri d'acqua cercando di scacciare gli ultimi fastidiosi rimasugli di birra scadente da autogrill in latte da olio motori, e costosi cocktail da idroscalo. Un malditesta insinuante fa il paio con il ronzare fastidioso di una vespa che nidifica negli infissi della finestra davanti a me. Trovo una foto della Regina Tiffany e mi sento soddisfatto. Ora dovrei trovare anche la voglia di studiare.

mercoledì, agosto 30, 2006

Amarcord


Una voce che non sembra mia parla convintamente di argomenti che invece mi appartengono. Stordisce con la sua petulanza, la sua ripetitività. ritorna al punto fingendo dimenticanza e ribadisce all'infinito quanto già detto.

Ritorno alle origini dopo lungo tempo, guidato dall'ombra di un rimorso. Eppure ricerco i luoghi che la mia memoria conosce, ne saggio le differenze, ne saggio il mutamento.

Osservo me stesso, il mio mutare, il mio essere altro da me. Non meno del essere il medesimo.
Ma avendo sproloqiuiqto il necessario mi vado a mettere a nanna.

venerdì, agosto 11, 2006

Prostetics


Subsonica - Aurora sogna

Si sveglia che fa buio ormai d'abitudine
La notte le regala un'aria più complice
Detesta il vuoto dei rumori della realtà (aurora sogna)
Ma col volume a stecca può sopravvire (aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Qualche gelato al giorno forse la nutrirà
Non crede nell'amore in cio' è molto semplice
Come si chiama questa voglia di vivere (aurora sogna)
Che nel suo corpo ha bisogno di espandere (aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale

Lei senza più mangiare lei senza più dormire
Lei senza più mangiare lei senza più dormire

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico
Che faccia di lei qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Le stesse facce che ogni giorno fanno male
Le stesse voci recitanti giudicare
Posa l'orecchio sul bicchiere e sente il mare
Ma non il suono della musica che piace a lei
La solitudine che indossa è più normale
Di una prudente saggia e isterica morale
Aurora sogna e nei suoi sogni sa cercare
Senza paura un'esclusiva felicità

Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale

martedì, agosto 08, 2006

True innocence


Viviamo in un tempo che conosce ancora il limite,
quando il limite verrà trasceso, con esso svanirà l'umano.

sabato, luglio 29, 2006

Gert in the sky with hammond


Ok...2.37, meno di tre ore alla partenza...sarebbe proprio il caso di andare a dormire, tanto più che la valigia non è del tutto finita. Continuo imperterrito a coltivare la catastrofe, come un fragile embrione pulsante...il mio inconscio cerca in ogni modo di dilazionare la partenza, ma il suo giungere è ormai inevitabile, il dado è tratto da molto tempo. Basta, piantiamola, ora sonno, il poco disponibile, poi via, verso la terra dei vicecampioni del mondo.

domenica, luglio 23, 2006

Munich 72


"Non è degli agili la corsa né dei forti la guerra,

perchè il tempo ed il caso raggiungono ogni uomo"


(Da Munich, Spielberg 2006...citato dalla bibbia credo, ecclesiaste 9-11, o almeno questo mi dice internet)


sabato, luglio 22, 2006

Fear the truth


La realtà non può fare paura.
La paura viene prima.
La paura viene dopo.
La paura è dentro di noi, nasce da noi e ci appartiene, almeno quanto ci appartiene il pensiero.
Noi siamo dentro la realtà, vi nasciamo e le apparteniamo, almeno quanto ci è dato di essere reali.
Solo dalla realtà possiamo muovere, anche secondo paura o secondo pensiero, ma sempre e solo dalla realtà.

Il troppo sdoppia


Avrei voluto scrivere ben altro, infondo di soggetti ne avrei in abbondanza, ma il caldo si impone presuntuoso e prevaricatore ed è solo per orror vacui che scrivo queste insulse due righe.

lunedì, luglio 17, 2006

Fall & rise


Cercava la catastrofe, ora ansiosamente, ora distrattamente, convinto che ad ogni fine seguisse un inizio e che quanto più rovinosa e netta fosse stata la caduta, tanto più luminosa e positiva sarebbe stata la rinascita...forse fascinazione da karma, da (micro)equilibrio dinamico, o da una sorta di olismo individuale a convenienza.

Il grosso problema è che, da sempre, aveva la tendenza a rimandare, a temporeggiare, ad essere incostante e disorganizzato (o forse amava, senza confessarselo, languire), con il risultato, prevedibile, che la catastrofe, o almeno il suo embrione, continuava a crescere, a mutare, e ad arricchirsi di nuovi elementi, senza mai raggiungere l'acme, con buona pace della radiosa rinascita.

venerdì, luglio 14, 2006

Fecalia


"Non ho nessuna intenzione di lasciare la politica, io sono l'unico leader che riesce a tenere unita questa coalizione". Parola di Silvio Berlusconi...

"Qualcuno, per ora ignoto, ha provveduto a imbrattare con escrementi umani i corridoi di palazzo Marini..."

Berlusconi sottolinea di "non voler appendere le scarpe al chiodo", perchè "se lo facessi perderei la stima di oltre il 50 per cento degli italiani: non posso permettermi di concludere la mia avventura umana in questo modo".

I commessi, immediatamente convocati per ripulire, hanno avanzato l'ipotesi di un episodio di incontinenza imputabile a qualche persona anziana.

"Ho il rigetto del teatrino della politica, dei telegiornali e dei giornali", spiega l'ex premier, per poi aggiungere: "So che sono condannato a restare a fare quello che faccio, perchè sono una persona responsabile".

"Ma la quantità di escrementi umani rinvenuta - ha precisato il parlamentare - è notevole e non è ben chiaro come una cosa tanto disdicevole possa essere accaduta né appare compatibile con un episodio di incontinenza imputabile ad una persona anziana". "Chi ha visto l'indegno spettacolo non può che pensare piuttosto a qualcos'altro".

martedì, luglio 11, 2006

In god we blast


L'uomo ha creato dio per bestemmiarlo.

Cos'è dio se non la reificazione dell'incapacità psicologica, tipicamente umana, di accettare il caso, la necessità stringente di trovare responsabilità, colpa dietro ad ogni evento.
Il sommo capro espiatorio, il principio ultimo di responsabilità, l'indirizzo ottimo per la rabbia nata dalla frustrazione per la propria impotenza, ancora più adatto se, come nei casi più raffinati, è un dio onnipotente, onnisciente, che si sostiene agisca per il "bene" sempre e comunque, il cui agire sia inintelligibile.

Per cos'altro se non per bestemmiarlo...?

sabato, luglio 08, 2006

Displace the Bottom


Continua il progetto "disloca le terga" (rinominato così dal Comitato per la Moralità da: "muovi il culo"). Domani, fino a lunedì sera, Pisa presso la gentilissima Anna. Un autoaugurio di buon Viaggio.

mercoledì, luglio 05, 2006

Vanigrafe


Gli occhi spiritati, la faccia pallida, me ne sto immobile, seduto sul marciapiede difronte all'edificio dei bagni pubblici al primo binario della stazione di Milano Greco pirelli aspettando il treno.

I pendolari sciamano avanti e indietro, salgono e scendono dalle carrozze, chiacchierano tra loro con un brusio indistinto, sbuffano, dormono. Fa caldo, terribilmente caldo, ma l'immobilità sembra ottimizzare la capacità del mio organismo di termoregolarsi. Perdo per qualche attimo la capacità analitica utile a considerare gli eventi circostanti individualmente e ad attribuire loro significato. Mentre i pensieri si susseguono tumultuosi il mondo nel suo complesso sembra parlarmi.
Il treno arriva, salgo e mi piazzo sul primo posto disponibile, notando che sono a fianco ad un gigante essudante e per nulla beneodorante e ad una gigantessa, tanto lunga quanto spessa e che il mio spazio si fa angusto ed indesiderabile, ma non me ne curo, prendo foglio e matita e scrivo duro.
Devo fare impressione a chi mi veda, per il mero aspetto tanto quanto per la foga con cui metto su carta il mio pensiero malato:

“La verità esiste. La verità è nella disposizione delle vene, gonfie, sul dorso della mia mano; nel guizzo dei tendini. La verità è nella caligine, nella sospensione casuale delle particelle nell’aria rarefatta."

"Il senso è nel momento, troppo istantaneo per coglierlo, il senso è nel calore intenso, nell’umidità che annulla il limite, il confine, nella vicinanza che approssima l’unità del tutto. Il senso è nel vivere e nel sentire, ma non nel comprendere, che è il cercare il senso. Il senso è nel coito e nella riflessione (ragionamento), in quest’ultima non come oggetto, ma come accidente."

"La verità è antica e parla alla carne con il linguaggio più semplice e perciò incomprensibile, poiché non va compreso, in quanto posseduto, in quanto essenza, essenza propria."

"Il senso gronda sulle cose che ne sono insitamente prive, che per loro natura non lo posseggono o non possono comunicarlo a chi non può cogliere, gronda vischioso ed artefatto, eterogenito, ma talmente denso da impregnare ogni cosa, da lasciare di se traccia permanente, benché non eterna, non immutabile."

"Ogni cosa è comunicazione, messaggio, la parola e la traspirazione, perché il tutto ancora ricorda di essere stato uno benché costretto a dimenticare dall’urgenza del divenire per essere.”

Gli sguardi, allucinato il mio, curioso il suo, si agganciano trasversali al corridoio e restano fissi per lunghi istanti, poi lei scende. La fermata dopo è la mia, ripongo il mio foglietto e raggiungo l’uscita.

lunedì, luglio 03, 2006

Occhi

Guardare negli occhi una persona presenta la fastidiosa necessità di decidere quale occhio guardare. Non si possono guardare entrambi. Non contemporaneamente, e di solito si finisce per preferirne uno.

A volte le parole escono dalla bocca senza più significato del parlare in sé e per sé, per sfoggiare la capacità di farlo, la conoscenza e l’abilità di usare parole ricercate, o solo per la paura del silenzio o il fastido nei confronti dell'imbarazzo che porta con sé. L'accettazione del silenzio quando non si è soli (in termini di compresenza fisica) è una cosa rara, non c'è bisogno che lo ribadisca.

Il tempo passa, e non dovrebbe, non così almeno, non tanto rapidamente, ma immagino che lo faccia (così rapidamente) proprio perchè non dovrebbe e che, se dovesse farlo, non lo farebbe.

Non credo siano necessarie altre banalità per riempire il "foglio" e, comunque non riesco a produrre scuse valide per non andare a letto facendo finta che domani mi sveglierò presto per studiare.

domenica, luglio 02, 2006

Bottom-up or Top-down?


L'incolmabile divario tra la teoria, l'astrazione da un lato, e la pratica, la concretezza, dall'altro, non smette di assillarmi. A volte è un divario che sembra incolmabile, tanto da far nascere domande sul senso (non voglio dire utilità...ma questo sarebbe) dell'astrazione; altre volte la connessione è così naturale e lampante da infondere fiducia in chi nutra la convinzione che l'astrazione possa rendere grandi servigi al quotidiano (volendo uno le prove le trova sotto gli occhi ovunque guardi, ma è comunque un problema di grado, non di assenza/presenza).

Quest'ennesima, banale, sega mentale perchè?? Perchè martedì ho un esame di economia, ma non economia formule e grafici (in minima parte), di "economia critica", molto astratta, molto filosofica...mostra interessanti modelli interpretativi dell'agire umano basati essenzialmente sul concetto di uomo come attore razionale massimizzante la propria utilità, solo per fare vedere che funzionano in presenza di catervate di condizioni decisamente irrealistiche, per mostrare le ovvie critiche e concludere che, comunque, quei modelli hanno la loro utilità...interessante...ma a volte un pò troppo "croccante" e abbastanza alieno rispetto alla mia formazione di fondo (homo sociologicus Vs homo oeconomicus 2-1)...forse questo genere di dissertazioni ti piacerebbe ajola...

Cmq, ora magari torno a studiare, visto che l'ho fatto fin troppo poco e che, se passerò l'esame, sarà merito delle mie "incredibili capacità di massimizzatore della mia utilità e predittore dell'altrui strategia" più che del mio studio. Fatalismo, abbracciami!

giovedì, giugno 29, 2006

La casa dell'assenza di sonno


Stavo scrivendo l'ennesimo post lagnoso, ma il fato ha voluto che (non certo per la prima volta) chiudessi per errore la finestra con la bozza. Non ho ovviamente voglia di riscrivere, quindi mi limito ad un fanculo al mondo, ma soprattutto al caldo.

PS: per Sareola, anche se oramai mi hai abbandonato per la perfettissima non perfettibile manju (e in quanto tale lei, hai fatto bene), ho finito di leggere la casa del sonno...pauroso, assurdo...ero riuscito ad anticipare alcuni colpi di scena, ma l'ultimo proprio no!!! Grazie ancora. Avrei scritto qualcosa di più ispirato dopo questa ispirante lettura, ma come scrivevo nel post che il fato (si chiama fato adesso) non ha voluto fosse pubblicato, ho perso la mia brillantezza (mettevo in dubbio anche di averne mai avuta nel famoso post) a causa del caldo.

mercoledì, giugno 28, 2006

A schifiu finiu


Stamane, durante l'accesa discussione in senato, Renato Schifani accusa un malore (forte dolore al petto) e viene portato in clinica per accertamenti...

La macumba funziona...

martedì, giugno 27, 2006

L'Errante


Vaga la notte per morbide colline, sotto una luna viola.
Canta sommessamente parole antiche.
Incede lentamente l'ungo il sentiero luminescente, indossando un grosso cappello a cilindro.
La sua giacca è di velluto, il colore, il medesimo dell'orbe selenita.
S'appoggia appena ad un bastone da passeggio, alla sommità la testa bozzuta e digrignante di un demone.
I pantaloni, neri, cadono su mocassini lucidi sotto i quali scricchiola l'erba fragrante.
Tutto intorno nient'altro che silenzio, profumo e luce spettrale.
Non c'è tempo e non c'è destinazione, solo il folle canto.

domenica, giugno 25, 2006

Un'inimmaginabile concatenazione d'eventi

La considerazione che il mondo è piccolo è tanto frequente quanto veritiera, specialmente in una città decisamente piccola come Bergamo.

La scarsa convinzione perde ai rigori con il caldo asfissiante e la noia della reclusione da studio, per altro assai poco fruttuosa. Il tempo è tiranno, ma più i giorni si fanno lunghi e afosi, più le notti ne dimenticano la tirannia. Giusto il piacere dell’acqua fredda e poi sarò aperto alle trame del fato.

Maggiore è l’impegno con cui ci si cura di evitare certi accadimenti, maggiore è il rischio che questi si manifestino lo stesso, per caso e contro ogni previsione…salvo poi accorgersi che ci si era curati di tutto tranne che dei rischi più banali, specialmente in una città decisamente piccola come Bergamo.

Imbarazzanti, impacciate, lunghe attese, mitigate concentrando la mente sul pensiero che tutto può accadere se glie ne dai occasione, forse anche in una città decisamente piccola come Bergamo. Nel frattempo visioni di bellezze oniriche, luminose e oscure al contempo, di bellezze più classiche, di tensioni sotterranee e pulsanti, di passioni lacerate e laceranti, di affezioni ancora giovani che corrono rapide e profonde, dense, invidiabili.

L’autoconvincimento, la profezia che si autoadempie, le micromistiche da masturbazione mentale, hanno una forza notevole, sia nel modellare la percezione, sia nel modellare la realtà, specie se sono collettive e condivise, specie in una città decisamente piccola come Bergamo.

Il resto della serata se ne va lento e piovoso, con l’indesiderata compagnia di mosche alquanto fameliche, scivola sottotono, con qualche picco, con emotività sparsa che tenta di essere ermetica, solo per iniziati, ma deborda visibilissima a chi guardi. Ripensamenti e ritorni inattesi, ma in qualche angolo della mente, forse, sempre desiderati, comunque solo ritorni fittizi, solo qualche rapida fisica sensazione e poi chiacchiere.

Nessuna “situazione” che abbia avuto una certa rilevanza è mai veramente chiusa, lo resta solo fintanto che non le dai l’occasione di riaprirsi (niente di grave comunque, basta ricordarsene)…specialmente in una città decisamente piccola come Bergamo.

E poi il ritorno, considerando sensibilità vibranti e fragili, considerando idee preconcette messe alla prova, vedendosi in modi diversi, da prospettive diverse inevitabilmente comunque interne, ma esterne nell’idea da cui nascono…dunque il sonno.

mercoledì, giugno 21, 2006

Solegrigio


Ho un terribile mal di testa. Troppo poco sonno. Odio che mi riesca così facile fare male i miei programmi e, comunque, non seguirli, ma, allo stesso tempo, altrettanto facile colpevolizzarmi, senza, per altro, risolvere gran che. Il tutto in un fastidioso circolo vizioso.

Giornata moscia: qualcosa che non va come speravi, niente di grave, per carità, solo una nota stonata in una sinfonia un pò piatta; un caldo fastidioso e asfissiante, con il cielo coperto da giorni e nemmeno una goccia di pioggia; incombenze fin troppo concrete, sebbene relativamente dilazionate e la volontà, richiesta in gran quantità per una molteplicità di impieghi, rimasta ormai a secco.

La verità è solo una questione di momenti, oggi la mia verità è che le imperfezioni, le piccole imprecisioni, fiaccano lo spirito più degli errori madornali, più delle distorsioni più grandi. La risposta alla domanda "preferisci la certezza dell'errore o l'incertezza dell'imprecisione?" non è così scontata, e comunque, come si è detto cambia.

Spero seriamente che mi torni l'ispirazione, nel frattempo continuo a "chiamarla", su queste "pagine" come se la cosa funzionasse davvero così. Bhe, a parte tutto, suppongo che a qualcosa mi serva scrivere, visto che, di tanto in tanto, come oggi ad esempio, me ne viene la voglia.

domenica, giugno 18, 2006

Moto proprio

Il blog langue, ormai da parecchi giorni. A dire la verità l'altro ieri mi ero prodotto in un post assai poetico sulla mia passione per il vento, ma il caso ha voluto che andasse perso. Pace, d’altronde non mi piaceva granché com'era venuto.

Altra serata malinconica questa, ma non credo ci sia necessità che io ne parli, l'ho già fatto più volte e continuare a parlarne non fa che farmici indugiare. Non è il caso. E' estate.

A questo proposito, ho realizzato pochi giorni fa che è estate. Grande. Ho sempre delle enormi aspettative rispetto all'estate, forse pure eccessive, solo che ultimamente, per fortuna, è davvero difficile che l'estate mi deludesse davvero. D'estate succede sempre qualcosa, ti ci devi mettere di impegno per contrastare questo dato di cose ed è dal tempo che sono uscito dalla mia fase depresso perenne per sport che mi sono reso conto quanto sia stupido fare una cosa del genere.

Quest'anno stiamo facendo le cose in grande. Sto cercando di capire se la zavorra (metaforica e non) che mi grava le terga sia possibile togliermela. Normandia a fine luglio/inizio agosto e tutt'intorno, probabilmente prima, bighellonamento in giro per la penisola ad incontrare più amici/parenti possibile.

Come ho già avuto modo di dire, l'unico modo per fare una cosa è farla e, soprattutto, insistere, perchè non c'è proprio verso che la strada sia in discesa per tutto il tempo che serve. Beceri autoincitamenti? Forse, ma tendenzialmente credo che, ora come ora, è questo che mi serve, meglio è in questo che mi serve credere.

giovedì, giugno 15, 2006

La teoria dello "Scherzo!"


Vorrei sottoporre all’attenzione della mia platea (rasentiamo la mitomania ora) paraestiva, una mia teoria che è, fino al momento attuale, parsa trovare parziali ma significative conferme empiriche.
Molti di voi la conosceranno già, ovviamente è solo una delle mie elucubrazioni a tempo perso, ma essendo uno sbruffone di chiara fama, l’ho sottoposta a numerosi interlocutori, i quali, o per sincero interesse o per narcolessia vigile, parevano non avere particolari obiezioni e anzi, spesso si dicevano sostanzialmente d’accordo.

Tagliamo, la teoria è la seguente:

Quando un soggetto, dopo aver pronunciato una frase, aggiunge “scherzo!” (o variazioni sul tema come “stavo scherzando!”, “scherzavo!” e a volte anche “era una battuta!”), minore è il tempo che intercorre tra la frase e l’aggiunta di “scherzo!”, maggiore è la probabilità che la frase in questione contenga qualche elemento realmente sentito dal soggetto, in apparente contrasto con lo “scherzo”, che ha in realtà funzione compensativa per l’eccesso di spontaneità che si suppone possa ferire l’interlocutore.

Ok, l’ho messa giù un po’ contorta e con alcune falle che modificherò nella versione 2.0, ma volevo sapere cosa ne pensate, se qualcuno, con sto caldo, sta ancora davanti al pc.

So che avrei potuto fare di meglio, ma la mia ispirazione se n'è andata nel momento in cui ho realizzato che l'estate è qui!!! Ora penso alla parola rapsodia e aspetto che la testa smetta di ronzare

venerdì, giugno 09, 2006

Specchi? Distorti. (Berserker's Katharsis)


A volte basta davvero poco. Una situazione va avanti da tempo, da mesi, a volte addirittura da anni, senza che ci si decida a coglierne il reale significato.
Ogni tanto abbiamo vuoti da colmare, noia da combattere, troppo tempo per pensare o poche occasioni per agire, comunque, la soluzione comune, più semplice, a queste e ad un'altra serie di affezioni simili è quella di inventarsi il mondo come non è, di leggerlo in modi più intriganti, affascinati, o semplicemente intricati, giusto per avere la possibilità di pensarsi molto presi.
Il viaggio, come detto, può durare parecchio, la forza con la quale si desidera vedere le cose come ci compiace può essere grande, ma, nonostante tutto, la realtà continua a soggiacere e, prima o poi, si fa anche sentire.
La realizzazione delle cose come stanno può essere istantanea, tipo epifania, o graduale, tipo l'immaginato che perde pezzi poco alla volta mentre il nostro disappunto cresce. A prescindere da ciò, la reazione alla realizzazione può essere di rabbia, con se stessi o con persone altre implicate più o meno attivamente nella costituzione e nel mantenimento dell'illusione, può essere di sconforto, può essere tristezza oppure la si può percepire come un risveglio, come un illuminazione. Inutile dire che meglio la prendi, prima ti riprendi, meglio è, e visto che si può tranquillamente configurare come una scelta...
Una falsa coscienza di specifiche situazioni o del mondo nel suo complesso, per quanto siamo stati noi a crearla, può essere seriamente dannosa: finiamo per mortificare, svilire, sminuire noi stessi o per concedere ad altri di farlo (che questo sia il loro obiettivo precipuo o un accidente prodotto dalla loro attività nei nostri confronti).
Anche in questa circostanza, il tempo delle parole e dei pensieri, ad un certo punto, deve lasciare spazio a quello delle azioni.

Oggi va così, spero presto con qualche racconto/composizione.

domenica, giugno 04, 2006

Oltre il vetro, sul calare della sera...


C'è stanchezza e stanchezza, quella spiacevole di quando torni a casa dopo una giornata di lavoro massacrante e quella densamente piacevole dello sfinimento dopo una lunga corsa o dopo una qualche altra attività fisico-sportiva (almeno se farla non risulta di per se una tortura). Nello stesso modo c'è tristezza e tristezza, quella amara per un fallimento, ad esempio, e quella agrodolce che ti prende, non sai bene perchè, in certi momenti, specie in quelli in cui ti sembra di aver accumulato un'altra significativa dose di passato da ricordare.
E' questo secondo, strano, tipo di tristezza che mi occupa il sentire in questo momento.
Sarà che quando ti rendi conto che il tuo mondo ti sta fastidiosamente stretto e ti prodighi per fare cose nuove, conoscere persone nuove, vedere te stesso sotto prospettive nuove, hai il bisogno di "ritornare", di tanto in tanto, nelle serenità vecchie sicurezze, che per quanto cambino, con il resto del mondo, sono sempre abbastanza uguali da accendere il ricordo.
Sarà che il tempo, in questi giorni e mutevole, tanto quanto i pensieri nella mia testa, e che ora c'è una luce strana e affascinante, che non è possibile non soffermarsi a contemplare.
Sarà che domani devo provare a dare l'orribile esame sulle comparazioni, che non ho studiato quanto avrei dovuto, che confido sulla sola bontà del professore e che, tendenzialmente, non me ne frega nulla.
Saranno queste e mille altre cose...spero che se proprio deve durare, resti così.

sabato, giugno 03, 2006

Io, Murphy


Murphy? La legge di Murphy!? I corollari della legge di Murphy?!?! AH! AHAH! non me ne si parli! Io sono Murphy! Solo che lui non lo sa...per la cronaca, qualcuno di voi ha un amico veterinario o proprietario di un maneggio? Se si fatemelo sapere, sarebbe molto carino da parte vostra, il ghiaccio non è poi così pratico.

venerdì, giugno 02, 2006

Un topo che non ha nulla di "ino" (porta il 54 di piede!!!)




Notiziona paura. Premetto che ai più potrà non fregare nulla, ma non posso astenermi dall'annunciare la prossima uscita del CARTONE ANIMATO DI RATMAN. Per chi fosse interessato ecco un link, per chi non fosse interessato...si interessi! Questo fumetto è un capolavoro assoluto!!!

Mi costi? Ma quanto mi costi?


Con i postumi che se ne vanno lentamente, mi sembra opportuno fare un pò di "pubblicità progresso".

"PER L'ABOLIZIONE DEI COSTI DI RICARICA PER I TELEFONI CELLULARI

E' una cosa che accade solo in Italia mentre in tutti gli altri paesi Europei si paga ciò che si consuma.

In Italia oltre al consumo devi anche pagare il "costo della ricarica" che altro non è che un'invenzione dei gestori telefonici per fare ancora piu' soldi a scapito di noi consumatori

CON QUESTA PETIZIONE I FIRMATARI CHIEDONO L'ABOLIZIONE DI QUESTI FAMOSI COSTI DI RICARICA,ANOMALIA TUTTA ITALIANA!"

Per firmare la petizione

Pare che sia stata chiamata in causa la Comunità Europea e che si sia già attivata e abbia preso contatti con l'autority italiana competente. Io la petizione l'ho firmata con piacere, spero la firmiate anche voi, siamo a 33000 dobbiamo arrivare a 50000.

La sazietà non sazia (AKA sono un melodrammatico del cazzo)


L'ho fatto. Era tempo che non accadeva. Scarsità d'attrito a parte, il gusto dell'errore entro adeguati ma non sufficienti limiti. Ho ferito una parte di me, l'ho pugnalata a sangue, forse non tanto da farla morire, ma l'ho fatto violentemente . Ho usato le parole, le mani, il respiro, la bocca, ignorando la sensazione di stupidità. Lei pensa ad un nuovo inizio, ad un'alternativa valida, lei domani mi chiamerà, ma è tutto terminato prima di cominciare, è tutto ciò che temo e che dovrò affrontare senza poterne uscire candido. Solo i santi mantengono il loro candore, l'immacolato è fatto per macchiarsi, ma la certezza di questo destino non rende meno amaro l'epilogo. Come mi sono mosso, falsamente sicuro, dovrò trovare agili vie di fuga, accettare la più comune delle colpevolezze che già mi sarebbe dovuta appartenere anni or sono. Mi sento stupido ed infantile, ho dimostrato "il mio valore" ancora una volta, ora dimostrerò quella pochezza morale ch'è tanto normale, ma che grandemente mi sembra infamante.

Ed il desiderio si fece tormento, non tanto nell'agognarlo, ma nel vederlo compiuto.

giovedì, giugno 01, 2006

Mistica del battito accelerato


Che cosa fastidiosa. Sono un pò di notti che non andrei a dormire mai. Sarà sta cavolo di convalescenza, il tempo che ho passato a letto. Il sonno ce l'ho, sono pure prossimo all'emicrania, tanto più che mi devo svegliare presto per studiare seriamente. Eppure ho come l'impressione che qualcosa di grandioso debba accadere, che mi debba produrre in chissà che, che debba esplodere in estro, creatività e carisma tenuti celati, finora, sotto spessi, adiposi strati di medietà di buona qualità e misoginia egotistica. Spero di tornare presto pienamente deambulante, in modo da dormire di più...