domenica, aprile 16, 2006

Nulla di nuovo sotto il sole...ciò nondimeno...


"...Ciò malgrado l'hanno votato (Prodi n.d.G.). Al concorrente hanno detto: no, tu no. Ma perché? Perché no.

Io una risposta ce l'ho. L'ho già scritta una settimana fa quando stavamo andando a votare e non si sapeva ancora come sarebbe finita. La mia risposta è questa: metà dell'Italia e forse anche più non si fida dello Stato. Quella è la vera questione di questo paese: non è la questione settentrionale e neppure quella meridionale, ma è la questione dello Stato. Gli italiani non se ne fidano. Invece gli inglesi sì, i francesi sì, gli scandinavi sì, i tedeschi sì e anche gli olandesi, anche i belgi, anche gli austriaci. Del loro Stato si fidano. "My country". In Gran Bretagna, che è il paese più liberale del mondo, i cittadini si chiamano sudditi tanto è il rispetto che hanno del loro Stato.

Di quale nazionalità sei? Ti rispondono: Sono suddito inglese. Con orgoglio. Nello stesso modo, con lo steso orgoglio, un francese ti risponde che è cittadino francese. Da noi non si usa, perché siamo stati per secoli colonia. Vice-reame. Principato tributario dell'Impero. Oppure del re di Francia. Oppure del re di Spagna. Oppure pedina e base della flotta inglese. Oppure il Papa, ma quella è un'altra faccenda ancora più complicata. Lo Stato è il protagonista negativo della nostra storia nazionale. Lui ti vuole fregare e tu lo devi fregare. Cercherai di ottenerne qualche favore, piccolo o grande che sia, ma non ti impegnerai mai con lui, ti impegnerai con chi cercherà di farti avere quel favore e tu apparterrai a lui. Farai parte della sua clientela. Innalzerai la sua bandiera. Non per scelta politica ma per fedeltà alla persona. Eventualmente mascherata da ideologia."

(estratto da: "La metà d'Italia s'è turata il naso", E. Scalfari, La Repubblica, domenica 16 aprile 2006 : link articolo)

venerdì, aprile 14, 2006

Sindrome di Peter Pan


Sono un immaturo...la cosa fastidiosa è che vorrei poterlo restare ancora per un tempo indefinito (tendenzialmente lungo).

All'uni ci hanno fatto compilare un PDP (piano di sviluppo personale, oltre che Paperon De Paperoni), un simpatico documento che contiene il curriculum europeo e una pletora di autovalutazioni su nostre concrete o presunte competenze. Lo abbiamo compilato tutti controvoglia, non fa mai troppo piacere pensare al proprio futuro in termini così concreti, ma ci siamo messi, chi prima chi dopo, d'impegno visto che a sta cosa pare che ci tengano molto (e rompano di conseguenza).

Stasera m'è arrivata la valutazione (che non sapevo di dover ricevere). Secondo la cordiale signorina che se n'è occupata, la sfilza di commenti ed indicazioni che ho prodotto è troppo imprecisa e disordinata e va arricchita (!) e messa in forma più presentabile (sintesi mia di una pagina e mezzo di critiche e consigli ben circostanziati)...il che è esattamente quello che dovrei fare nella mia testa riguardo al mio futuro.

Spiacevole, e non riesco nemmeno ad infastidirmi in pace senza sentirmi in colpa, infondo ho 25 anni e non riesco a non pensare che, per quanto non mi vada, sarebbe ora. Andrò a dormire, già costringere me stesso a studiare domani mattina sarà un'opera titanica.

martedì, aprile 11, 2006

Ciò che non pensavo


Sembra tutto assurdo...è tutto assurdo.
Assurdo l'esito, l'idea che il modo in cui l'Italia veniva(?) governata fosse ritenuto inadeguato, preoccupante, pericoloso anche al di la dell'elettorato di sinistra. Assurda la convinzione secondo la quale le condizioni concrete di vita, sempre più precarie per sempre più persone, sarebbero state sufficienti per "far ragionare" gli elettori...forse è stato assurdo anche pensare che davvero le condizioni di vita fossero in così netto peggioramento, forse davvero andava tutto bene.
Assurdo il fatto che il paese sia esattamente spaccato in due parti, due parti che tra loro non possono vedersi l'un l'altra, almeno, un gran numero dei rispettivi componenti, due parti che sembra avere interessi in tutto e per tutto diametralmente opposti, almeno nelle rispettive percezioni (il che di per sè è a sua volta assurdo).
Assurda la caciara che si è fatta sull'inutilità degli exit pool: gli exit pool hanno l'unico scopo di far passare il tempo dalla chiusura delle urne all'ufficializzazione delle cifre, non influenzano nulla ed il fatto che siano inutili dovrebbe essere noto a tutti.
Assurdo che si festeggi proclamandosi vincitori con tutti i numeri per governare quando, l'altra delle due camere è, prbabilmente in mano agli avversari con uno scarti 10 volte più consistente, salvo sorprese per gli assurdi ritardi dei voti degli italiani all'estero.

E' tutto assurdo...quello che ho scritto è forse sconnesso e nemmeno troppo sensato, fin troppo banale e autoevidente, ma è tutta la sera che cerco di dare un senso a quello che succede, un senso coerente e razionale...non ce la faccio.

domenica, aprile 09, 2006

La vera ricetta del cannolo siciliano.


Sebbene il senso della vita possa anche essere dentro la testa, la vita è fuori.

"Ciao, tu sei Bruno vero?"
"Si, sono io...ci concosciamo?"
...

giovedì, aprile 06, 2006

Non per l'Euro, non per la Lira, ma per il Dollaro


Un piccolo contributo allo scorno di untolo...

http://www.invideoveritas.tk/

Per chi si è perso le più succulente prodezze del nono nano. Se carta canta, pixel non fa da meno.

mercoledì, aprile 05, 2006

Testicolaria!


Quante volte si può cambiare umore nell'arco della giornata? Non so, non ne ho idea, immagino ci siano dei limiti dovuti alla biochimica del cervello. Fattostà che credo di essermi avvicinato al record. Tra delirio universitario, piacevoli discussioni con amici sparsi, ansia preelettorale, spiacevoli malintesi amical-lavorativi (fortunatamente, penso, chiariti) e inaspettate affinità, ho fatto l'en plain. Il mondo riesce a sorprenderti (ma chi te conosce!? n.d.il mondo), buona cosa, anche se l'andazzo continua a scombussolarmi un pò più di quanto vorrei. Niente di ingestibile: positività moderata e una netta presa di distanza dal fascino oscuro delle neuroscienze, questa è la via.

Come strombazza il titolo (ed il commento fotografico), avevo avuto la mezz'idea di parlare dell'ultima "provocazione" di Untolo, il nono nano, ma devo dire...sono ben altre le provocazioni che mi stimolano, quindi sorvolerò agilmente, sperando di non sentirmi provocato pesantemente dall'elettorato italiano tra qualche giorno (cmq ecco come gli inglesi si sbarazzano dei coglioni molesti...occhio, c'è rischio di confondersi) .

Domani Gio si laurea! Frizzi e lazzi, nonché briscola a mazzi! Grande Gio, ma anche grande Giulio che si laureerà il giorno dopo (come diceva il medesimo, tra l'altro, ora ho pure un altro Giulio da stimare)! E via a seguire tutta una serie di amici e amiche (Elena, non ti angosciare! Hai finito oramai! La discussione è solo un pro forma).

domenica, aprile 02, 2006

Democratically Mango...holism reloaded


Ieri sera altra festa di compleanno (Auguri Davide), nello stesso posto della precedente. Manca il mio post alticcio in presa diretta (anche se ho scritto un commento sul post precedente), causa l'assenza della famigerata password. A compensazione, il presente, lasciato a metà a causa di intervenute altre impellenti attività. Ieri sera mi sono divertito, sono stato in tranquilla compagnia, ho "dato spettacolo" senza sentirmi ridicolo o rimpiangere i gesti compiuti, il che, con un discreto quantitativo di alcool in corpo è tutto dire. Ottima compagnia, discussioni deliranti che personalmente ho trovato assai piacevoli, ottimo il personale con cui si è amabilmente fraternizzato, ottime gag e ottimo brachetto.

Malauguratamente, nel tempo trascorso tra quando ho abbandonato la scrittura di questo post e quando l'ho ripresa, mi è sovvenuto quanto sia amaro tornare (già) alle quotidiane tribolazioni e quante mazzate mi attendono (nn vedo l'ora - haha - di cominciare il fantastico corso della Calloni...come amo quella donna!!!). Gradirei buone sorprese, ma questo è forse superfluo dirlo...ho un mezzo progetto in mente...ma la mia impazienza immagino manderà tutto a puttane. Poco male, meglio una vita movimentata che un noioso ammuffire.

Devo comprarmi il manuale di Yoga che mi ha consigliato Riky, la mia capacità di concentrazione è stata fino a qui ridicolmente bassa ed ora è pure arrivata la primavera...se la facile e corta strada della nootropia non può essere percorsa, solo la pratica e la disciplina delle antiche arti orientali mi salveranno (No! Niente fottuti santoni sotto alberi di mango Cat!).

sabato, marzo 25, 2006

Che il domani non venga mai


La vergogna è d'obbligo, il dispiacere l'accompagna.

Per qunato ignorerò? Quando accetterò il domani?

Le ultime dita di panna scivolano sul bordo del bicchiere ingombro di ghiaccio. Il mio ottimo umore nero adidas sgualcisce a vista d'occhio. Comunque, fino a che sono qui, non voglio vedere tristezza sul volto di alcuno...ma i volti sono speccho e io non voglio che venga il domani, troppo grave la sua presenza per le mie spalle curve.

Anima inquieta come altre volte prima d'ora, eppure come mai prima d'ora. Do a chi di dovere le frasi giuste per sentirsi dalla pare giusta del rapporto. Chi sceglie sa scegliere, l'incapace arranca aspettando il divino, divinante, divinatorio.

Non si piange sul latte versato, tantomeno su quello ancora da versare.

Non infangherò qui il nome buono, la persona dolce che mi è prossima nonostante tutto. A lei il mio grazie.

venerdì, marzo 24, 2006

Quello che (così in un momento) penso


ATTENZIONE! AVVERTIMENTO IMPORTANTE: IL TESTO CHE SEGUE E' LUNGO E PESANTE (TANTO PER CAMBIARE). AVREI VOLUTO CONTENERMI COME NEL POST PRECEDENTE, MA IL TEMA TRATTATO NON ME LO HA PERMESSO. VEDETE VOI SE VI VA DI LEGGERE.

Posto la mia risposta ad una mail dove si denunciava la mutilazione operata dalla "legge islamica" ai danni di un bambino di 4 anni sorpreso a rubare il pane, denuncia alla quale seguivano le considerazioni sull'islam che è facile immaginare.
Preciso che trovo l'atto descritto nella mail terribile, che non sono rimasto certo impassibile davanti alle foto allegate. Ho dovuto fare un significativo sforzo per cercare di superare l'emotività del momento e riflettere sulla cosa seriamente.

Testo mail (presentazione in powerpoint):

Un bambino di 8 anni preso ad un mercato in Iran mentre RUBAVA del Pane ...

...viene punito in nome della legge Islamica.
il suo braccio viene SCHIACCIATO da un’automobile.
Il bimbo ne perderà l’uso definitivamente.
...Religione di Pace, Amore, Predono e Tolleranza... (foto shock seguono)

...e noi spendiamo i NOSTRI soldi pubblici per aiutarli a costruire le loro MOSCHEE nel nostro paese, e ci sentiamo in colpa per aver offeso la loro SENSIBILITA' (poverini !!) con delle VIGNETTE irriverenti...e ci scusiamo quando gli Israeliani (Cattivoni!!) si arrabbiano un po’ troppo quando vengono fatti saltare in aria sui loro autobus...

Risposta:

Fare discorsi del tipo: "è stupido fare di tutta l'erba un fascio" oppure "come ci sono cristiani e cristiani ci sono mussulmani e mussulmani", frase quest'ultima a cui potrebbe venire obbiettato che non ci sono (più) cristiani che fanno cose simili (o meglio che sono molto più bravi a nasconderle), o ancora "i nostri soldi pubblici finanziano le loro moschee nei nostri paesi, mentre molti dei nostri soldi privati (ma non solo privati) hanno finanziato l'istaurarsi, quando ciò era utile, di molti dei terribili regimi di cui ora parliamo con disprezzo", fare discorsi di questo tipo e mille altri simili non serve: ognuno da entrambe le parti (ammesso siano due) sceglie cosa vedere della realtà e sceglie come interpretarlo.

L'esistenza umana è incerta e l'incertezza genera timore...il modo che nei secoli l'uomo ha trovato più appagante per rispondere al timore è stato incarnarlo, creare un nemico ben definito, senza sfumature, "cattivo e basta", crearlo e farlo bersaglio di tutta la paura e l'odio conseguente che l'incertezza gli ha messo in corpo.

Una sola cosa mi piacerebbe sapere dai "paladini della cultura occidentale", esattamente quale cultura state difendendo? Quella delle crociate? A me risulta, forse a torto, che nella nostra cultura ci siano valori come l'importanza della ragione (e dell'agire secondo ragione oltre che secondo istinto e sentimento), come la tolleranza, il rispetto per la vita umana SEMPRE e comunque, la repulsione per la violenza (quantomeno per quella "immotivata", lasciamo poi perdere il sadismo e la crudeltà gratuita).

Difendere la nostra cultura (anche se poi tanto nostra non è mi sembra di capire) non è una cosa banale, semplice come annichilire una minacciosa cultura altra, non lo è affatto se per contrastare quest'ultima usiamo mezzi che negano ciò che difendiamo.

Posso immaginare facilmente critiche come "demagogo del cazzo, ti viene facile parlare mentre quel povero bambino di 4 anni perde l'uso del suo braccio". E' vero, parlare (scrivere) dalla sicurezza di casa mia è facile, ma una domanda: qual'è la magica soluzione a tutto questo? Guerra? Muovere guerra ad ogni singolo paese islamico integralista (che abbia ovviamente un "interesse strategico"), poi a quei paesi moderati che diventassero integralisti per reazione? E poi? Sperare che si instauri...un regime democratico? I fulgidi esempi di come una simile soluzione possa essere praticata ci abbagliano con la loro attualità! Uno stillicidio di morti giornaliere, guerriglia tra diversi gruppi etnici o religiosi o tra loro e le forze di occupazione/pace; governi "democraticamente eletti" rappresentativi forse della sola capitale, sicuramente graditi (o almeno non sgraditi) alle forze occupanti/di pace (il che di per se non è democratico, ma per ora sorvoliamo sui limiti della democrazia), caos e morte nel resto del paese. Magari dobbiamo aspettare (ancora) prima che la cosa funzioni…ma i presupposti mi pare che manchino.

E in tutto questo, che fine ha fatto quel bambino? Sua madre, suo padre, i suoi fratelli e sorelle? Forse non c’è il tempo di schiacciargli il braccio per fare “giustizia”, forse è meglio un esecuzione sommaria da parte di qualche miliziano invasato, di qualche “terrorista”, o magari forse è meglio dargli la morte con una bomba, accidentalmente, solo perché passava di li.

Genia malata! Visto?! Sono violenti, si massacrano tra loro, sono indegni della democrazia che appartiene ad una cultura superiore.

E allora? Soluzione? Qualcuno ha già affrontato un problema simile…qualcuno che è nato nel cuore dell’occidente…la soluzione era quella finale (o definitiva), la genia in questione sarebbe stata annichilita, completamente, nulla, nessuno sarebbe rimasto.

Dov’è finita la “cultura occidentale”? Dov’è finito quel bambino di 4 anni (ovviamente si dovrebbe annichilire anche lui! E’ portatore, più o meno sano, ma comunque portatore dei geni sbagliati, o dell’etnia sbagliata, o della cultura sbagliata)?

Un’ultima breve serie di domande: il regime di Saddam (oltre ad essere stato, il che è arcinoto ma sembra non abbia molto peso, messo in piedi da “noi” occidentali) non era forse un regime laico? La legge del taglione non è…come dire…desueta, vecchiotta, caduta in disuso? Se una persona commette una nefandezza, una mostruosità, questo ci legittima ad agire nello stesso modo contro di lei? Quello che è successo nelle prigioni di Abu Ghraib e Guantanamo era lecito, o forse GIUSTO perché è successo a schifosi criminali? Chi erano quei e quelle giovani che hanno agito in quei luoghi? ma SOPRATTUTTO, perchè cazzo alla maggior parte della gente frega qualcosa, o ancora peggio, perchè la maggior parte della gente sa qualcosa del bambino mutilato dalla legge islamica, o della donna costretta (controvoglia?) a mettersi il burka solo quando il mondo, pardon, "il terrorismo islamico intacca la nostra sicurezza”?

Ovviamente a queste domande ognuno può rispondere come crede (ancora).

giovedì, marzo 23, 2006

Leggerezza, ovvero: Lode, lode, lode all'ipnorospo.


Mi piacciono abbastanza i Portishead a questo primo ascolto, ogni tanto mi ricordano un pò gli skunk anansie.

E' sempre una piccola sorpresa quando scopri a chi appartengono canzoni che saltano fuori dalla memoria senza un titolo e senza un cantante, o che magari una pubblicità ti ha fatto conoscere senza raccontarti nulla di loro (ovviamente non parlo delle pubblicità delle tre aziende di telefonia...anche la canzone più bella te la fanno odiare): "Aaaa! Ma allora era dei Portishead!".

Domani sera festa. Si conosce gente nuova. Mi metterò il mio umore migliore per l'occasione. Pensavo a quello verde vellutato, o forse quello Blu elettrico...non so. Spero che nessuno ci versi sopra cocktail di sorta. Chissà se riesco a non ammazzarmi d'alcol entro i primi dieci minuti (amici ancoranti, fate il tifo per me!!).

Concludo dicendo: il plenipotenziario g. è l'unico Brio ed io vorrei essere il suo anacoreta.

sabato, marzo 18, 2006

V for Vendetta: non dovrebbero essere i popoli a temere i propri governi, ma i governi a temere i propri popoli

Era da tanto tempo che non vedevo un bel film al cinema.

Da tanto tempo non uscivo dalla sala affascinato e un pò stordito.

Da tanto non ero preso dalla voglia di consigliare al maggior numero possibile di persone la visione di un film.

Stasera, con l'amico Michele, ho visto V for Vendetta. Una sorpresa, un film di cui non avevo sentito parlare se non da poco tempo e in modo confuso. A giudicare dalla locandina e dal trailer visto in tv non gli avrei dato molto credito. Fortunatamente commenti entusiasitici di chi l'ha visto in anteprima mi hanno dato la spinta finale per andare a vederlo.
Veramente un ottimo film, uno di quei film che continui a gustarti a lungo, dopo essere uscito dallla sala, mentre ripensi alle frasi ed alle immagini che ti hanno colpito, mentre ipotizzi significati e li arricchisci di riflessioni, mentre sovrapponi la narrazione alla quotidianità cercando similitudini e differenze.
Un film ottimo il cui primo pregio sta nel trattare temi più che noti, anzi spesso abusati, sviliti, privati del loro significato più profondo, con una qualità nei dialoghi e nella sceneggiatura (per altro stabile per tutta la durata del film) tale da non fare pensare mai, sulle due ore di film, "che noia", "frase scontata", "sviluppo banale", ma da toccare e da coinvolgere sempre e comunque, con reali sorprese e, addirittura, una dose d'azione, per giunta hollywoodiana, così ben dosata e discreta da non stonare ne svilire affatto il tutto, ma anzi, in grado di sottolineare i punti più drammatici.
Amplissimi sono i riferimenti alla letteratura antiutopica di Orwell, Huxley, Bradbury, anche se con un mesaggio di fondo fortemente positivo, una profonda fiducia nell'avvenire e nella capacità degli uomini di agire per il miglioramento, un lieto fine (benchè dolceamaro) che, questa forse l'unica vera pecca del film, si subodora fin dalle prime scene visto il gran numero di "antagonisti dotati di buone intenzioni" e di fin troppa umanità che smorzano la durezza del regime totalitario ipotizzato nel film. Voglio precisare che questa pecca non rende comunque meno pregevole una trama non banale ne scontata, sviluppata con cura e stile e perfettamente godibile.
Chi ha scritto le battute, soprattutto quelle di V, è un virtuoso: veramente belli e godibili i dialoghi e memorabili alcune frasi.
Che dire, vi consiglio caldamente di andare a vederlo.

giovedì, marzo 16, 2006

Domanda inutile


Dove diavolo deve andare uno che desidera ossessivamente qualcosa di cui ha profonda paura? Qualcosa il cui contatto gli causa disagio e la cui assenza gli causa sofferenza?

Se mi venisse chiesto "Che cosa vuoi da me?", pochi sarebbero coloro ai quali saprei rispondere, ed io, di certo, non sarei nel novero di costoro.

Come possono germogliare altro che pallidi e deboli steli ritorti senza la luce del sole?

giovedì, marzo 09, 2006

Auguri


Pare che una manciata di decenni fa, più di un centinaio di lavoratrici tessili siano morte arse nella fabbrica dove lavoravano. La data ed il contesto preciso sono oggetto di discussione.

Si concorda sul fatto che avvenne negli USA, a New York, alcuni dicono nel 1908, altri nel 1911.

Quelli che sostengono la prima versione (la più gettonata in Italia), asseriscono che l’incendio fu doloso, ad opera del datore di lavoro, tale Mr. Johnson, proprietario della Cotton, industria tessile, che appiccò le fiamme per punire le operaie che avevano scioperato contro le condizioni di lavoro inumane alle quali erano sottoposte, dopo averle chiuse dentro lo stabilimento.

Altri parlano invece di un “incidente” (questa sarebbe la versione più accreditata) avvenuto presso lo stabilimento della Triangle Shirtwaist Company, dove circa 146 operaie erano state rinchiuse dai due proprietari, timorosi che rubassero o facessero troppe pause. Quando l’incendiò scoppiò, imprigionate al decimo piano, non ebbero via di scampo.

“Auguri, Buona festa della donna”
“Grazie.”
Sorride felice.
“Guarda, mi hanno regalato la mimosa. Che bella!”
“Sei contenta?”
“Si! Nessuno pensa mai a me.”

Festa o commemorazione?

“Ma secondo te si dovrebbero fare gli auguri?”
Sembra infastidita.
“Non lo so, francamente non lo capisco. Ad alcune fa piacere, ad altre no.”
“E’ una stronzata. Che senso ha fare gli auguri. L’8 marzo serve a ricordare gli abusi e le lotte delle donne. Delle donne, l’otto marzo sono morte bruciate per colpa dei loro datori di lavoro. Cosa c’entra tutto questo con gli auguri? Con la mimosa? Con lo sconto del 50% per la depilazione “in occasione della festa della donna”? Qui siamo in un’università, ci dovrebbe essere gente con un minimo di cultura. Ma come si fa?!”

Il capitalismo (parola tabù, suona proprio male ad usarla in questi termini) divora tutto, anche ciò che spontaneamente gli sarebbe avverso, fagocita ogni cosa, trasforma tutto in business, con il tempo lo priva dei suoi significati, li indebolisce, li perde.

Nella postmodernità tutto è stato già detto, non è della sostanza delle argomentazioni, del senso che veicolano che ci si cura, ma solo della capacità di chi le propina di venderle, della loro “freschezza”, “giovinezza”, del loro essere “accattivanti” e “trendy”.

La capacità critica naturalmente si ottunde, la mente trova la sua atrofia, o meglio divine epilettica, tanto che, proprio i soggetti di una legittima rivendicazione si possono fare complici del permanere dello status quo che li opprime.

lunedì, marzo 06, 2006

LA RUBRICA DEI PICCOLI CONSIGLI UTILI PER L'INTRICATA E TUMULTUOSA VITA DI TUTTI I GIORNI, OVVERO L'INGEGNO E L'ARGUZIA AL SERVIZIO DELLE CAZZATE.


Oggi cielo azzurrino con nuvolette rosa/oro, il tutto molto pasquale.

Oggi il mio umore era tutt'altro che pasquale.

Non mi sembra il caso di farmi prendere la mano, quindi:

LA RUBRICA DEI PICCOLI CONSIGLI UTILI PER L'INTRICATA E TUMULTUOSA VITA DI TUTTI I GIRONI, OVVERO L'INGEGNO E L'ARGUZIA AL SERVIZIO DELLE CAZZATE.

"Tyler, lei è, finora, l'amico porzione singola più interessante che io abbia mai conosciuto. Io ho quest'idea, sull'aereo tutto è porzione singola, anche le persone."
"Ah, ho capito. E' molto acuto."
"Grazie."
"E le da soddisfazione?"
"Cosa?"
"Essere acuto."
"Tanta."
"Continui pure allora, continui pure. Aaah. Ora una questione d'etichetta: mentre passo, le do il culo o il pacco?"

Fight Club, David Fincher, da un romanzo di Chuck Palahniuk

Dopo questa citazione, passiamo a spiegare questa nuova brillante idea. Si tratta banalmente di postare tutti quei piccoli "consigli caserecci" TM, quelle "ingegnose soluzioni" TM, simpatiche "perle dell'arte di arrangiarsi" TM che possono aiutare il "soggetto tipo" TM a risolvere "piccoli e fastidiosi problemi quotidiani" o a migliorare in misura risibilmente impercettibile la propria qualità di vita. Siccome non c'è nulla di più chiaro di un esempio:

==> LATTINE AGITATE: La vostra simpatica lattina (o bottiglia) contenente l'ancor più simpatica bibita gasata è rotolata giù dall'apposito vano del distributore sbattendo contro le pareti? Due simpatici amici ubriachi ci hanno giocato lanciandosela cercando di farsi del male fisico per scoprire se lo sentivano o meno? L'avete lasciata distrattamente nel vostro agitatore da laboratorio di fiducia acceso? Insomma, avete motivo di ritenere che la bibita in questione sia un pò agitata e non veda lora di schiumare tipo l'esorcista?
Picchiettatela per un pò con il dito sulla parte superiore, poi apritela. Se la picchiettatura è durata abbastanza a lungo, nessun geyser vi investirà, altrimenti...picchiettate di più la prossima volta.

PS: l’evidenza empirica è ancora scarsa, insufficiente per stilare un modello più accurato e robusto, confido nella partecipazione di sperimentatrici e sperimentatori (il femminile va rigorosamente prima. E’ una questione di compensazione in attesa che i cruscanti avallino l’uso del neutro in questa fallocratica e omofoba lingua che è l’italiano)

Aspetto speranzoso commenti e nuovi “consigli ingegnosi” TM.

Saluti, Gert

domenica, marzo 05, 2006

Sono il piccolo centro caldo dell'universo


Il mondo è nero d'asfalto bagnato, è verde, blu elettrico dei neon dietro le vetrine. Il mondo è un corpo immenso che urla d'agonia ma è ancora pieno di vita. Il mondo è un aggregato minerale e organico putrescente e cangiante.

Il mondo è uno spiazzo grigio in mezzo a parallelepipedi arancioni. A primavera il mondo si riempie di luce, di speranza, si riempie di una strana frenesia che ogni cosa che esiste nel mondo alimenta e patisce. Allora il mondo si rinnova, allora il mondo marcisce.

Il mondo è una notte allucinata, scura e acida, troppo rossa, dolce e amara, una notte gialla e frizzante, troppo lenta, troppo veloce. Prosegue senza meta, su muri di cemento e mattoni dove spezzarsi le unghie, oltre cancellate di ferro verniciate di grigio, troppo alte. Il mondo è fatto di facce senza un motivo intelligibile, senza un posto, così strane dopo anni.

Il mondo è il posto che non hai, ma che pretendi di credere di avere. Eppure, tutto ciò che è al mondo ci sta per caso: è il caso il posto, è il caso il senso, dunque non c'è posto, dunque non c'è senso.

Il mondo è una giornata terribilmente lunga, decapitata. Una giornata che cominci a guardare mentre il sole è prossimo allo zenit. Una giornata in cui la luce scivola viscida verso l'ombra, come acqua sporca giù nello scarico del lavandino: l'oro dozzinale che si fa argento d'accatto sotto nubi grige, diventa lentamente arancione che mente una tranquillità che non c'è, poi rosso dell'angoscia e del rimorso, infine nero. Il nero può essere tante cose: disperazione, patimento, rassegnazione, distacco.

Il mondo è quello che guardi appannato, attraverso occhi cisposi e miopi, sforzati, esposti a radiazioni inutili, a scritture minute mentre fai dell'ignoranza, del rimpianto e del lamento i padroni del tuo tempo già passato e i creditori di quello futuro, mentre accetti che se lo giochino con la Fine.

Il mondo è l'attimo di felicità che ti sei concesso, è il momento in cui hai scoperto che i testicoli, e non quelli tra le gambe, li hai anche tu. E' l'attimo in cui, con tutto l'imbarazzo e l'imbranataggine del mondo hai fatto iniziare ciò che, non potevi più negare potesse e dovesse essere. Il mondo è il calore di quell'attimo, l'ebbrezza, l'euforia.

Il mondo è la stupida mattina calda dopo la felicità che ti ha fatto dormire poco la notte, il preludio all'abnorme cazzata che rovinerà tutto, che hai già vissuto mille volte, che scatta, molesta, sempre più rapida, che incenerisce i tuoi testicoli spirituali e ti ridà le tue lagnanze.

Il mondo è lo stupido delirio, la rabbia senza obiettivo che monta mentre ti osservi fare tutto ciò. Non puoi odiare nessuno, non ti permetti nemmeno di odiare te stesso seriamente: l'autodistruzione non è cosa da bravi ragazzi, e siccome ti ci trovi ad esserelo ancora troppo, la tua autodistruzione è una ridicola parodia.

Sono il piccolo centro caldo dell'universo.

sabato, febbraio 25, 2006

O.D.F.


Non riesco proprio a credere che non ci sia un senso.

Anche quando gli eventi mi portano a pensarlo, supporlo, lo faccio sempre credendo che dovrebbe esserci.

C’è una foto che, per quanto ricordi un tempo lontanissimo (sebbene forse in termini strettamente cronologici non lo sia), non riesco a guardare.

Ritrae una persona, il suo viso sorridente, sorriso di cui raramente ho goduto.

Ritrae il suo sguardo, uno sguardo che, oggi come prima d’oggi, non riesco a sostenere.

Eppure…eppure ciò che ho fatto ha un motivo, un senso. Eppure sono convinto che non avrei potuto fare altro, benché potessi desiderare un epilogo migliore (sapendolo improbabile).

Quando agii, nonostante il dispiacere per la piega che presero le cose, non potei che sentirmi liberato, più leggero: avevo ucciso un sogno ormai sterile, un desiderio capriccioso che mi faceva patire e mi faceva essere peggiore, e lo avevo scambiato per un pragmatismo che prometteva rinnovamento.

Non sono mai stato troppo sicuro delle mie scelte, ma quando ho dovuto compierle le ho compiute, pronto ad accettare il peggio con una sorta di fatalismo, quasi fiducioso, speranzoso che il peggio arrivasse. Il peggio, d'altronde, non può peggiorare.

Mentre questi ultimi anni mi insegnano, capisco, con grosso ritardo, che una vita non può essere vissuta in questo modo se non si vuole finire per odiarsi…ma ancora non elaboro un’alternativa e languo nel peggio di ieri che torna a molestare il mio oggi.

E lei mi guarda, tratta da un cassetto ingombro e dimenticato nella convinzione, dovuta dalla lunga assenza del confronto, che avrei saputo guardarla come si guarda un ricordo, mentre invece quello sguardo è ancora più forte della mia volontà, del mio distacco, reso oggettivo dal tempo passato, dalla differenza di vite vissute.

Lei mi guarda ed io distolgo lo sguardo, senza sapere perché, senza riuscire nemmeno a riporla di nuovo nell’ingombro cassetto.

mercoledì, febbraio 22, 2006

Polpa splenica in disfacimento


Il venticinquesimo anno non comincia sotto i migliori auspici. Intendiamoci, niente di trascendentale, si può stare molto peggio, ma diciamo che c’è tutto quello che serve per avere un umore in sintonia con il tempo atmosferico (qui piove tutto il giorno).

Le questioni sono sempre le stesse: la specialistica che continua ad essere una delusione, a regalarmi frustrazioni e nervosismo (specie considerando che oltre tutto il casino in cui ci hanno sistemati, ci prendono pure per il sedere…il mondo intero è ipocrita, ma credo ci sia comunque un limite di ipocrisia sopportabile); il bilancio esistenziale, tradizione degli ultimi compleanni, che non è facilmente interpretabile e che mi lascia senza basi anche solo per immaginare un futuro prossimo ipotetico o desiderabile; il senso di solitudine che scaturisce da alcune riflessioni che non sono riuscito a togliermi dalla testa in quest’ultimo periodo (e io sento già la primavera!). Il tutto addizionato di un fastidioso malditesta/raffreddore/influenza/ipertermia.

Niente di nuovo…ma a volte il fatto che non sia cambiato nulla è di per se qualcosa con cui fare i conti in modo diverso dal passato. La cosa brutta è che, sebbene con il tempo io sia diventato meno catastrofico e malinconico di quanto non mi accadesse in passato (anche se magari dal blog non si direbbe), quella certezza sotterranea ma incrollabile che comunque “c’è tempo, le cose miglioreranno sicuramente, non possono semplicemente continuare così”, per la prima volta, sta venendo meno, non nel senso che sto diventando disfattista/fatalista al massimo livello, solo che sto cominciando a pensare che poi, tutto sto tempo da buttare nel cesso, non è che io l’abbia proprio.

Oltre a tutto questo, sono pure in crisi creativa massima, a questo si aggiunga che non ho moltissimo tempo (a parte quello che spreco) e si capirà perché gli aggiornamenti sono così rari.

Mi passerà, soprattutto quando ricominceranno le serate alcoliche all’ancora…PLENIPOTENZIARIO G., SE CI SEI, BATTI UN COLPO!!!!!!!!!!!!!!!

Muoia Sansone con tutti i filistei


Sono gli ultimi giorni di Hitler e il fuhrer, a cui è chiara la sconfitta imminente, dà ordine alle sue gerarchie militari di sterminare tutti i prigionieri, dissidenti, ebrei, zingari, polacchi: "muoia Sansone con tutti i filistei". L'ordine raggiunge le dislocazioni naziste in tutta Europa e ogni soldato fino all'ultimo avamposto esegue la sua parte di sterminio finale. Un giovane ufficiale di stanza in Polonia guida i suoi soldati ad uccidere i prigionieri catturati fino a quel momento, e poi gli ebrei nei campi, e poi gli stessi polacchi, che cercano rifugio dove possono. I morti cadono uno dopo l'altro, alcuni scappano nelle chiese: i soldati entrano in chiesa, e sparano, e uccidono ancora. Lo stesso ufficiale avanza tra le navate con la luger in pugno e raggiunge l'altare, dove in un angolo, rannicchiato, sta un giovane prete polacco, che lo implora tremando di non sparare.
"Nein, io atesso uccidere te, perché questo è ordine ke mi ha dato mio fuhrer", e gli punta la pistola addosso...
"No, fermo, fermo, ti prego, non mi ammazzare, non farlo..."
"Io uccidere te, come ho ucciso gli altri, nemici della Cermania..."
"No, fermati..."
L'ufficiale sta premendo il grilletto.
"Fermati, devi sapere una cosa... Se non mi uccidi, io un giorno sarò Papa..."
L'ufficiale, esita, lo guarda, abbassa la pistola, e fa:
"Fa bene, ma dopo io!"

giovedì, febbraio 16, 2006

Nero d'onice liscio


E' possibile provare, seppur con vaghezza, un sentimento che normalmente è verso un'altra persona, senza che ci sia, fisicamente, un'altra persona? Senza che l'oggetto di tale sentimento sia più che una essenza indistinta, più che una mera mescolanza di qualità ed aspetti raccolti, nel tempo, dalla memoria?
Non credo sia possibile...e allora? Forse che un sentimento del genere si rivolga all'interno? Forse che richiami, presso le caotiche e multiformi periferie della psiche, un fantasma, un'immagine evanescente, nulla più che vapore su uno specchio freddo, come suo oggetto?
Chi si trovasse in una tale condizione, non dovrebbe allora temere l'autoannullamento per involuzione, l'implosione?

E' una gabbia terribile l'individuo, una cella stretta con lisce pareti d'onice, d'un nero tanto scuro e lucente che gli occhi, per il tanto fissare, scambiano un cubicolo minuto per un universo infinito.

Le dita scivolano su quella superficie perfetta e fredda, su cui il calore malsano ed umido del corpo vivo si deposita e sembra venir assorbito voracemente.

Alcun suono giunge alle orecchie, nessun rumore, nessuna vibrazione percepiscono i piedi dal suolo immoto.

Il buio è totale, nessuna luce lo fende, eppure lo sguardo, affaticato di tanta oscurità, vede bagliori ove non ve ne sono, sembra accecarsi per un sole che non esiste.

Troppo stretto è l'antro perchè il braccio possa piegarsi e si possa abbattere il pugno, ma seppure potesse, spesse sono le mura, più dell'immaginabile.

lunedì, febbraio 13, 2006

Le banalità del Gert-pensiero non relative a Gert. Parte prima: l'av(i)aria


Aviaria.

Divertente vedere come i canali di (dis)informazione orchestrino, più o meno consapevolmente, reazioni collettive paranoiche, allucinate ed irrazionali che possono intaccare, sulla base di un nulla, la stabilità (hahahaah) di un sistema economico o di alcuni dei suoi settori. E poi non si dovrebbe essere costruttivisti sociali? Che la realtà esista o meno non è rilevante (e comunque si tratta di una domanda alla quale si può rispondere solo per fede), non è con quella che ci si misura, è la rappresentazione che conta. Ognuno ha la sua, ognuno viene influenzato nel farsela, in misura varia, dal suo "contesto mediatico" (si parla ovviamente di rappresentazione del mondo in senso ampio). Quando l'informazione non è l'obbiettivo primo (a cui almeno tendere, visto che probabilmente raggiungerlo in toto è impossibile), ma lo è solo il business, ciò che si ottiene è deformazione, produzione di profezie che si autoadempiono, stimolo continuo alle nevrosi e paranoie del pubblico che, man mano crescono, incrementano il bisogno, la fame di informazione/deformazione, dunque producono incrementi degli introiti.

Un mondo che non genera (abbastanza) paura e tensione non è accettabile, quindi va reso più angosciante, più incerto più insicuro.

Se l'ignoranza è una brutta bestia, forse l'ignoranza travestita da informazione è una bestia anche peggiore.

Il capitalismo, non solo ha mostrato negli anni un'incredibile capacità di adattamento, ma anche un'altrettanto incredibile capacità di evidenziare i limiti dei principi alla base del concetto di democrazia, il cui sviluppo è stato talvolta funzionale, comunque connesso allo sviluppo del capitalismo stesso.

In questo caso si parla della libertà di stampa.

...il concetto di responsabilità non è un concetto economico, ma etico e giuridico.

mercoledì, febbraio 08, 2006

Late Afternoon


Era da tanto tempo che non uscivo di casa di pomeriggio. Avevo dimenticato quanto possa essere triste il sole invernale, specie in una giornata serena. Ha qualcosa di intrinsecamente malinconico. La luce, la luce è come fosse antica, stanca, sembra quasi di poter intuire l’enormità della distanza che ha percorso prima di scivolare obliqua su tetti, su siepi e muretti.

La banca non è affatto accogliente. Sicuramente una banca non è il primo posto a cui penso quando devo pensare ad un posto accogliente, ma ne ho viste di migliori. Una banca dovrebbe essere accogliente, almeno un po’…d’altronde la pianta carnivora attrae l’insetto con colori audaci e forme invitanti. Comunque questa banca non è accogliente.

Il cilindro di vetro blindato con apertura alternata attraverso cui devo passare solletica una claustrofobia che non sapevo di avere. La mia mente corre a squallidi scenari futuribili dove l’aggettivo umano indica un affezione e dove l’asetticità inorganica impera. L’interno non fa che incoraggiare questi pensieri: enormi blocchi di plastica verde occupano la maggior parte dello spazio tra il soffitto basso ed il pavimento di linoleum nero a cerchietti in rilievo. Gli impiegati occhieggiano da nicchie ingombre di modelli, monitor e tastiere.

Mentre mio padre fornisce gli estremi, noto l’impiegato all’altro sportello. Sicuramente è più giovane di me: imberbe, con la faccia da scolaretto coscienzioso. Probabilmente ha appena finito il liceo. L’altezza notevole, sempre più comune tra i nuovi ipernutriti, non riesce a mitigare a sufficienza la dissonanza tra il suo viso e gli elegantissimi paramenti da bancario. Il pesante orologio d’acciaio sembra volergli slogare un polso troppo esile. Da bravo apprendista, osserva i colleghi e fa domande, si giustifica se gli viene rinfacciato qualche errore e fa pratica.

Nelle facce dei colleghi più anziani vedo i giorni del suo futuro, giorni di sicura e sorridente stabilità, giorni di bagordi costosi, di vizi elitari ma non troppo, giorni di eccessi a tempo e di perfetta puntualità, di professionalità, di conti, di moduli, di telefonate. Forse, più in là, quando la gioventù rimasta sarà stata consumata nelle ore serali e nei week-end, giorni di famiglia da pubblicità delle merendine e di carriera, giorni di panni sporchi lavati in casa (con gli avvocati), di figli viziati ed antiempatici, e di pubbliche virtù, giorni di voto sicuro e consapevolmente inconsapevole, di sfizi costosi, di auto lucenti, di vacanze assolate dekamikazzizate, di benessere che aspira ad essere lusso e quando può lo diventa. Infine, giorni di solitudine, magari in una villetta sui colli toscani a fare il “padrone in casa propria”, su una sedia di vimini sotto il pergolato, con una coperta di lana sulle gambe ed una giacca da camera di velluto rosso, giorni passati ad aspettare di occupare il posto pagato nella cripta di famiglia con dei fiori appassiti davanti e ripensare a tutto questo.

Quando esco guardo mio padre, le sue spalle. Non è un uomo alto ed il tempo della venerazione è passato da molto, ma sta passando anche quello della disillusione. Ora posso stimarlo per le sue qualità di essere umano, al netto dei suoi difetti, posso provare un affetto più sincero e spontaneo. Ora so cosa può insegnarmi e desidero consapevolmente impararlo.

Mentre la macchina fila nel traffico e gli ultimi discorsi sul cielo terso ed il freddo mite si spengono, la mia mente arranca dietro all’essenza del diventare adulti, al mutamento sottile che ti trasforma quando diventi pienamente responsabile dei tuoi 13 dollari circa di materiale organico e di tutto quello che qualunque metafisica possa vederci accluso. Arranca dietro alla prospettiva nuova che ti fa scoprire significati diversi in cose che prima detestavi e rende più quotidiane cose prima eccezionali, che ti fa amare la routine di una vita regolare, che indirizza i tuoi pensieri entro argini sempre più solidi e che piega le tue emozioni alle necessità della prassi.

Non ho ancora idea di quando mi toccherà tutto questo, di che forma avrà e di come mi cambierà. Ne ho paura, ma una paura calma, rassegnata all’ineluttabile che lascia spazio alla curiosità: cosa e quanto resterà di me…?

lunedì, gennaio 30, 2006

Fear


Pum...
Pum...
Pumm...
Buio. Le palpebre si aprono di scatto. Altro buio
Pumm...
Si tira a sedere sul letto. Ansima.
Pumm...
La mano corre nervosamente a cercare l'interruttore della lampadina sul comodino.
Pumm...
La luce stupida e assonnata si staglia sui profili alieni di cose familiari.
Pumm...
L'aria vibra così intensamente ad ogni battito che sembra essere liquida. Le pareti sembrano non poter contenere la vibrazione. Le pareti sembrano voler esplodere.
Pumm...Pumm...
"Cazzo!"
L'imprecazione scivola fuori sibilata dalle labbra secche, dalla bocca ancora impastoiata per il sonno.
Pumm...Pumm...
"Cazzo!"
Ora lo dice a voce piena.
Pumm...Pumm...
"Cazzo!CAZZO!"
Ora l'imprecazione è un urlo, mentre la paura gli dilata le pupille e gli stringe le viscere.
Pumm...Pumm...
La coperta, calda del suo calore, gettata da parte. Si alza in piedi, i piedi nudi sul parquet. Ansima come se quello fosse l'ultimo ossigeno della sua vita. Non fa nulla. Sta solo in piedi. Lo sguardo inchiodato su un punto che non ha alcuna importanza, che potrebbe essere qualsiasi altro punto.
Pumm...Pumm...Pumm...
Il viso si contrae in una smorfia di paura, smorfia della bestia che lo ha reso l'incapacità di capire. Non c'è nulla da capire. Non c'è tempo o modo per capire. E' solo troppo...grande?
Pumm...Pumm...Pumm...
Ora le sue imprecazioni sono isteriche, piange e sbava. si scava le guance con le dita. Si sente mancare.
PUMM...PUMM...PUMM...
Stavolta è tanto forte che il suo cranio, il suo petto sembrano non poter contenere la vibrazione. Il suo cranio, il suo petto desiderano esplodere. Ma lui non vuole, lui non può! Urla, urla disperato e mentre urla cerca di infilarsi in fretta sul pigiama i vestiti del giorno prima.
PUMM...PUMM...PUMM...
I jeans troppo larghi.
PUMM...PUMM...PUMM...
La felpa troppo larga.
PUMM...PUMM...PUMM...
Le fottute scarpe che non entrano, che ha lasciato allacciate, la fottuta soletta che si piega.
PUMM...PUMM...PUMM...
"Cazzocazzocazzocazzocazzo..."
Afferra, scaraventandosi fuori dalla stanza come se ossa e muscoli fossero messi insieme a caso entro l'involucro della sua persona, afferra la giacca lisa e la sciarpa di lana colorata.
PUMM...PUMM...PUMM...
La discesa dalle scale, al buio è fatta di angoli, contusioni, mancati equilibri, di un labbro spaccato e di altre imprecazioni sputate tra sangue e saliva.
PUMM...PUMM...PUMM...
La porta non si apre. La porta non si apre! L'idea della chiave che deve girare nella toppa arriva in ritardo.
PUMM...PUMM...PUMM...
"Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa! Cazzo! Devo uscire! CAZZO!"
Piange. Capillari e pupille dilatate. Piange. Gira la fottuta chiave nella fottuta toppa. Non si apre! Non si apre! Gira, gira ancora. Si apre!
PUMM...PUMM...PUMM...
Il gelo della notte, che si era solo fatto intuire dallo spiffero sotto la porta, gli impatta contro come fosse solido, come potesse spingerlo indietro. Quasi cade. Resta in piedi. Una falcata ampia quanto le sue gambe corte gli possono concedere, quanto gli può concedere il cavallo basso dei suoi pantaloni troppo larghi.
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
E' nel vialetto. La luce della luna è incredibile. La luna deve essere piena. La luce della luna è troppa. La luna deve essere piena. Non ha ancora girato la testa verso l'alto, verso il cielo, verso la luna, ma la luce è...terribile, la luce è terribile. Sa già cosa vedrà, lo sa senza saperlo, sa già cosa vedrà. Alza la testa.
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
Non è la luna. Non è la luna. Non è la luna è un occhio. Nel cielo non c'è la luna, non c'è la luna ma un occhio. Non c'è la luna ma un occhio enorme, spalancato, fisso.
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
L'occhio lo guarda. L'occhio lo guarda e lo sguardo, quello sguardo, è terribile. Quello sguardo lo penetra lo fruga, come mille piccole mani che si muvono dentro di lui, tra organi pulsanti, in ogni viscido anfratto del suo corpo, internamente.
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
Quello sguardo è pesante, lo schiaccia. Quello sguardo è bruciante, lo incenerisce.
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
Ora corre. Corre lungo il vialetto. Corre perchè deve correre...lungo il vialetto. Si volta. lo sguardo non lo perde mai. Lo sguardo sarebbe su di lui anche sprofondasse al centro della terra. Lo sguardo non lo abbandona.
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
Ha ancora la testa girata all'indietro quando colpisce il cancello e finisce a terra seduto. Quel battito terribile, mostruoso, quel battito è di un cuore abnorme, quel battito squassa ogni cosa. Quel battito è il cuore crudele del mondo. Quell'occhio è l'occhio crudele del mondo. Si rialza.
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
PUMM...PUMM...
Urla ancora, urala e piange. Salta sul muretto di cemento alla base dell'inferriata. Si afferra al bordo metallico e scavalca di slancio. Urla e piange. L'orlo strappato dei fottuti pantaloni si incastra da qualche parte. Lo slancio lo sbilancia. Cade girando su se stesso. La testa contro le mattonelle arancioni. Piange e urla.
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
PUMM...PUMM...PUMM...
Sangue. Sangue e sabbia. La testa ronza come i vecchi lampioni che fanno troppa resistenza. L'occhio lo guarda. Piange e non urla. Si rialza. Biascica imprecazioni. Si rialza ed il sangue copioso cola sul collo, appiccicoso. si alza e corre su per la rampa. Corre e non vede che contorni sfocati. Corre e non sente che ronzio. Ma l'occhio, ma lo sguardo lo sente, lo sguardo crudele dell'universo gelido. Il battito di quel cuore orrendo, immane, di quel cuore, del cuore crudele dell'universo gelido, lo sente.
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
Corre sull'asfalto del parcheggio. Corre ed impreca sputacchiando sangue e sabbia e saliva e lacrime. Corre e piange. Corre e cade ed i pantaloni si lacerano al ginocchio. La pelle sul ginocchio è sangue e ghiaia mentre si rialza ancora e corre. Ora il cielo non è coperto da nulla. Ora l'occhio crudele lo scruta terribile. Ora i battere di quel cuore imponderabile fa vibrare l'orizzonte ed ogni fibra della sua carne martoriata, ed ogni lembo della sua mente martoriata.
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...PUMM...
Fissa ancora quell'occhio terribile. Ancora le orecchie piene di quel battito terribile, quando mette piede sulla strada. L'impatto è tremendo. La velocità è quella di uno bolide delle quattro di notte, della città deserta. Il volo è tremendo, la parabola lo scaraventa sul marciapiede davanti al cancelletto marrone di una villetta. In quel momento, l'angosciante intensità di quello sguardo si fa ancor più forte. Il battito è un vibrare di ogni piano d'esistenza mentre la vita con il sangue abbandona il suo corpo, parodia grottesca e scomposta del corpo che era.
PUMM...PUMM...PUMM...
Le palpebre incrostate di sporcizia tremano appena. Il gelo lo assale ed è un gelo che non potrà trovare mai più calore.
PUMM...PUMM...
Gli occhi si chiudono sigillati dall'ultima l'acrima.
PUMM...
L'occhio terribile nel cielo piange sangue nero e chiude palpebre stellate sulla penetrante crudeltà del suo sguardo.

Nessun rumore turba la notte gelata.

Delirium Statisticum


E' allucinante. Non lo pensavo davvero possibile. E c'è gente che cerca lo stato euforico-allucinatorio nell'uso di sostanze psicotrope di vario genere (tabacco, alcool, marjuana, ecc.)...poveri illusi!!!

Il vero "sballo" sta nella statistica! Si, esatto, mi avete inteso perfettamente: dopo una giornata dietro a modelli di regressione più o meno lineare, a tavole di mobilità intergenerazionale e surrogati, a test del chi quadrato, ad indici di dissimilarità e fogli excell colorati con annesse formuline risparmiatempochefannounbottodicalcoliinauto
maticosenzachetudebbafaretuttoamanooconlacalcoltrice, senza che queste cose paiano avere tra loro la benchè minima connessione o utilità pratica (tranne quella di farmi passare l'esame/i...forse) sto delirando! Canticchio da solo in modo ossessivo, anche canzoncine e motivetti insopportabili e autofastidiosi mentre faccio i calcoli, corro per le scale findandomi su e giù e rischiando di impattare contro ogni genere di spigoli e stipiti e di rompermi rotule. Mi sento imbecillemente euforico ed ho la testa leggera. Lo spazio davanti ai miei occhi si distorce e sembra prima stirarsi, poi collassare verso un punto centrale come fosse un buco nero, cosa che rende il monitor con il suddetto foglio excel una sorta di caleidoscopiocatodico. A volte il campo visivo si riempie di migliaia di piccoli girini al neon, verdi, gialli, rossi. Ho la voglia di andare a letto che ha uno che si è appena svegliato da un coma di 20 anni ed ha vinto il primo premio al superenalotto, tutto questo senza aver bevuto un caffè. Non è che non senta stanchezza, la stanchezza se ne sta li, non mi pesa ma la sento, so che cè. So che è forse assurda come metafora, ma è come avere due sottili dischetti di alluminio o plastica inseriti appena sotto pelle nella zona delle tempie.

A tutti gli scettici, questo stato assurdo non è arrivato subito: sono passato dalla noia, al rifiuto, all'intolleranza, ai conati, fino a giungere al delirio. La strada è lunga, chissà quanto durano gli effetti.

In chiusura, colgo l'occasione per fare i complimenti all'amico Tucanto ed al suo gruppo, i KAAL, le canzoni del vostro primo album mi si sono già infilate in testa, piantate come puntelli da scalatore. Sicuramente la colpa è anche della mia mania di ascoltare ripetutamente album o canzoni per periodi abbastanza lunghi di tempo (sorvoliamo), ma, altrettanto sicuramente, il merito sta nel pregio delle canzoni, nella loro orecchiabilità e nell'originalità dei suoni (almeno per le mie orecchie da profano). Bravi.

sabato, gennaio 28, 2006

Prima il decadere, poi i(l) D(evo)overe


Oggi non ho granché voglia di postare, o meglio l'avrei anche se il post si scrivesse da solo, ma non è così. Di conseguenza, poichè ho trovato molta saggggezza nell'ultimo componimento del Plenipotenziario g., nonché la descrizione di una condizione che per parecchi versi è molto simile alla mia (parecchi...diciamo che, benché io sia distratto di natura, poichè certe cose non sono proprio frequentissime, quando mi capitano mi aiutano a concentrarmi), mi sembra doveroso rendere omaggio alla sua augusta persona con una simpatica citazione:

La merda in cornice.

Parla, non ti ascolto
Devo smettere di andare a letto tardi
Poi di scaricare pornografia
Poi di non fare niente
Di alzarmi tardi
Devo smettere di fare cose inutili
Devo smettere di fare finta di bere
Devo ascoltare più i Devo
Poi di farmi troppe seghe
Poi di scopare pensando ad altro
Poi di pulirmi in bagno
Devo smettere di pensare ad altro
Devo smettere di non venire mai
Devo
decidere se e cosa fare
Devo scaricare qualcosa dei Devo
I can get no, satisfaction.

(estratto dal Blog "Felicità libica" del Plenipotenziario g.)

giovedì, gennaio 26, 2006

Red, Black, Purple & Grey


E' un attimo, non dura più di qualche secondo. Non pensi a nulla di particolare mentre guardi fuori dal finestrino sporco uno scenario fin troppo familiare che scivola via rapido, appena abbellito dal rosso atavico del tramonto di un limpido sole invernale.

Lui si agita, infido, come un ratto sotto mucchi di immondizia.
Non lo vedi subito, dapprima lo percepisci, percepisci il movimento, con la coda dell'occhio. Poi il fruscio, mentre già comprendi.
Tra un tentativo di mettere ordine nella lista di quotidianità da sbrigare e una fugace considerazione rispetto al fatto che ordine nel quotidiano non ce n'è mai stato, tra un mentale apprezzamento alla linea del viso della sconosciuta che condivide la noia del pendolarismo ed una rapida ipotesi sugli svaghi finesettimanali possibili, caccia fuori il suo viscido muso nero.

Non ha una forma precisa. Si muove velocemente, quasi in preda a spasmi. I contorni della sua figura sono sfocati e sembra che il suo corpo sia fatto d'ombre cangianti. E' piccolo non ha un gran peso, se solo riuscissi a metterlo a fuoco ne farei poltiglia sotto la mia suola, lo annullerei con sadico disprezzo. Ma sfugge, salta dentro e fuori dalla mia percezione.

Non te lo aspetti quando, a tradimento, morde. I suoi piccoli dentini bianchi che bucano la pelle del collo, proprio sotto la mandibola. La mano aperta non lo trova quando s'abbatte. Non senti nessun male, ma il suo veleno è più sottile.

La bocca si fa amara e le calde tinte rosse del sole cambiano in viola. La serenità incosciente si sgretola, crisalide di una farfalla che da tempo ha preso il volo, e sai che sarai grigio fino a quando non raggiungerai il letto, fino al nuovo sole. Non triste, non arrabbiato...grigio e solo per uno stupido, piccolo pensiero che è sfuggito alla presa della coscienza, come guizza la saponetta tra le mani bagnate, magari una cosa stupida, come l'aver dimenticato le chiavi di casa, oppure l'idea della spiacevolezza ipotetica in una situazione del solo ipotetica appena immaginata. Cose risibili, che non hanno trovato spazio nel main-stream dei pensieri consapevoli...eppure, ora sono grigio.

lunedì, gennaio 23, 2006

Primal Rage


Sono un fottuto ansioso, non c'è che dire.

La mia lotta con l'accidia si fa più dura ogni giorno.

L'eccesso di intimismo di questo blog non mi preoccupa abbastanza da fare qualcosa.

All'uni è tutto incomprensibilmente assurdo ed ora vogliono pure farci parlare dei nostri problemi. A farmi venire l'acido non ci metto un gran che, a vomitarglielo addosso, moltiplicato dall'acido dei miei compagni anche di meno. La mia vena ad Y pulserà proprio in mezzo alla fronte, la faccia mi diventerà porpora fluorescente ed il mio tono di voce risulterà fastidiosamente alto senza che nemmeno io ci faccia caso. Diventerò indisponente e sarcastico. Il senso dell'umorismo mi manca solo in entrata, in uscita, per il sarcasmo e le freddure british non ci possiamo lamentare. Alternerò eccitazione ed euforia, se mi sentirò sostenuto dai "compagni di sventura" e dai loro interventi e toni, a depressione e pessimismo, quando mi sembrerà che le divergenze siano incomponibili, o quando non riuscirò ad avere abbastanza fiducia nelle mie argomentazioni per la mia confusione interna.
Tutto questo perchè? Agire così, in termini strategici, è utile? La risposta più probabile è no (secondo una logica Bayesiana...fottuto esame di Pisati).
Potrei essere molto più pacato e "zen"....ahahahahhahahahahhaha...divertente.
Potrei starmene semplicemente zitto, come se la cosa non mi tangesse, lasciando fare ai miei validi compagni...aahahahahahahhahahahhah...e poi qualcuno dice che non so essere autoironico.
Nessuna delle due alternative mi risulta praticabile, non certo perchè i miei compagni non siano effettivamente validi, solo e soltanto perchè è parte della mia natura più profonda reagire attivamente e sul momento alle cose che mi toccano e farlo in maniera irruenta. Non riuscirei a stare zitto, non riuscirei a far finta di nulla...forse, tutto quello che posso fare è cercare di mitigarmi, di tenere sotto controllo i toni e le pulsazioni. Vedremo. Intanto studiare.

venerdì, gennaio 20, 2006

Constant Flux


Ci sono visibili smagliature sul mio ego.
La mia umoralità è fastidiosa (ah! La teoria degli umori!).
Il mio darmi al relativismo più becero e svogliato è fortemente autofastidioso.
Sembra d’altronde inevitabile ammettere che madonna ne sappia una più del diavolo (!), che sappia continuamente reinventarsi, che sia sempre...no, che i tempi siano sempre al passo con lei, e poi...cavolo ma come fa ad avere 40 anni!!!!
I flussi di coscienza forse andrebbero banditi, specie per gente come me.
Andrebbe sicuramente bandita la funzione loop di winamp, specie per gente pigra come me che mette una sola canzone in lista e non la cambia.
Il Dio dell'assenzio ha deciso che dovevo istruirmi riguardo al suo culto e venire a conoscenza del fatto che il dio di e-bay, suo fraterno amico, smercia interessanti bottiglie a chiunque sia abbastanza accorto da cercar bene.
In effetti un politeismo animistico non mi dispiacerebbe per nulla. Sarà sicuramente troppo mistico/magico e moralmente limitato per fondarci sopra le premesse di un capitalismo moderno da rivoluzione industriale a venire, ma me ne farò una ragione.
Ora magari vado a letto. A volte penso che le mie ore di sonno sono un atto di clemenza verso il mondo.

lunedì, gennaio 16, 2006

Verde



Tra me ed il verde ci dev'essere qualcosa...non so...

Ho appena ingollato ottimi galloni di succo alla mela verde e kiwi. E' buono. Se ne scivola giù vellutato e fresco, verde smeraldino, nella malebolgia ritorta dei miei visceri, pacifico, come dovesse andare in vacanza.

Io ed il verde dobbiamo essere legati in qualche modo.

Avevo cinque anni e una delle poche cose che sapevo su di me era che il verde era il mio colore preferito e che il cinque era il mio numero preferito, poichè era il numero dei miei anni. Tutto questo prima di realizzare che a sei anni non ne avevo più cinque e che quindi la mia preferenza per il cinque perdeva ogni significato.

Tra me ed il verde dev'esserci qualcosa.

La mia stanza è verde, ormai da almeno 12 anni. Da sulla parte in ombra della casa, quindi è un verde necessariamente scuro, o artificiale se è la lampadina a rischiararlo. Il verde è tranquillizzante. Io non sono affatto un tipo tranquillo. Dovrei passare più tempo nella mia stanza e meno davanti al monitor (che per la verde saggezza dei miei non fu messo nella mia stanza).

Io ed il verde abbiamo qualcosa a che spartire.

Erano verdi i miei succhi gastrici sul pavimento con mattonelle dai colori smorti nel retrobottega del negozio di fiori di Tonno. Erano le otto. Non mi restava altro da dare. D’altronde il mio alcolismo è sempre stato autodistruttivo di fondo, non certo per caso. Impenitente pedagogo di questo meato, ad ammannir consigli, guardando le stelle e desiderando la morte contingente, mai invocata prima.

Con il verde devo avere un debito.

Verde aromatico e volatile, fruttato, ai riflessi stroboscopici di un posto dove la mia teatrale e miserabile pretesa di superiorità non mi avrebbe mai portato, dove mi portò il mio imbranato e goffo desiderio d'umido. Lungo una discesa ruvida fino al tempo dove non c'erano parole, solo calore, solo liquidità, solo comunione in corpo e saliva. Incurante di fari come occhi e di occhi come fari, incurante della patetica cerca che quella sera non era mia. Tronfio e gongolante, tornando a casa, dispensar confidenze a gente appena conosciuta.

Il verde è la strada, ove mi condurrà il verde?

Prima lo smeraldo di due dita, mutato poi dal sacro rituale dissacrato dagli eccessivi costi sociali che portava con sé. Officiato graziosamente da una vestale che dell'empatia faceva strumento per passar indenne la prova della noia, di lunghe ore tra i tavoli. Per quanto apparissero inadeguate, comuni, buone per chiunque, le sue parole trasmettevano un bene semplice, un affetto di superficie e non individuale, ma non per questo meno sentito. Il desiderio suggellato dalla parva fiammella, la carezza e l'annacquato scendere di un verde che ora è tenue e frizzante, quasi spumoso.

Che sia verde il mio Karma?

domenica, gennaio 15, 2006

Origine viscerale


Eppure sempre sfugge...


Dopo una rapida quanto aliena, estranea caduta agli inferi, dopo una risalita altrettanto repentina, con il gusto di un risveglio da un brutto sogno, un risveglio in cui pare ovvio cosa era onirico e cosa è reale, dopo tutto ciò si devono sbrogliare i fili.

E' necessario ordinare l'esperienza per trarne beneficio. E' necessario distillarne un essenza e berla prima che la sua volatilità la perda nell'aria. Con lo stomaco che gorgoglia, viscerale, mentre assorbe, assimila, è necessario prodursi in azione nuova, accortamente riorinentata perchè vivere non sia inutile.

Pacifica la dubbiosità sul fatto che vivere debba essere utile, ma alla fine si tratta di sentire, nulla più. E' una cosa come il discorso sull'ordine superiore immanente, sul fatto che esista o no, sul fatto che sia o meno possibile comprenderlo, almeno in parte, approssimarlo...è una questione di fede, non necessita, o meglio, non può avere spiegazione di sorta.

Sento che la vita deve avere un senso, intendiamoci, la mia vita, non è una cosa che a pensarci vedo come generale, non è un discorso sui massimi sistemi, è una cosa personale, è il motivo per cui mi incazzo quando mi rendo conto che imparo, per pigrizia mentale, molto meno di quanto potrei.

Infondo è materia di fede anche questo: chi mi assicura che c'è differenza tra potrei e posso, tra posso e faccio, tra potrei e faccio? La risposta è retoricamente "nessuno", si tratta nuovamente solo di sentire.

In ultima analisi, riducendo ai fattori primi, sembra di poter dire che sia il sentire, il sentire profondo e viscerale, sottratto alla vivisezione della logica, il motore ultimo dell’esistere, dell’agire…la razionalità viene sempre almeno un istante dopo, comunque.

Forse una realizzazione scontata, banale, inutile, forse no…il mondo è probabilistico daltronde...(lo penso o lo sento?).

sabato, gennaio 14, 2006

O sapevate??


Prima cosa: Grazie...a un sacco di persone, per motivi che possono intuire, tra le quali Manju, Faust, Angelo, il plenipotenziario g., a molti amici/compagni dell'uni e agli amici di sempre. Sorprendersi di attestazioni spontanee di stima, specie nei momenti più cupi, è una delle sensazioni più piacevoli che si possano provare, credo.


Secondariamente...legata (ovviamente a modo mio) con la prima, una considerazione gustosa da infilarsi di diritto nell'angolo delle "idiozie a tema teologico di Gert":

Dio, nell'ipotesi che esista (cui ognuno a modo suo attribuisce una certa probabilità), non può non sapere, non può ignorare. Per contratto, dio sa tutto, dunque paradossalmente non può avere idea di cosa si provi a non sapere, né può gioire per il fatto di avere l'illusione di aver ridotto la sua ignoranza attraverso l'uso della logica (l'inferenza statistica del proff Pisati per esempio) o per l'impressione di intuire qualcosa di più grande. Dio sa sempre tutto....che palle!! La noia divina dev'essere mostruosa.

Ok, la pianto qui che il senso l'ho smarrito già da un pò...anche perchè mentalmente mi sono già mosso miliardi di critiche, relativamente alla mia affermazione, il che è stronzo quando si sa di voler dire solo una stronzata....METASTRONZAGGINE: SCOPRILA SUUUUU RIEDUCATIONAL CHANNEL!!

sabato, gennaio 07, 2006

Sbagliando si sbaglia...o no?


Paradossale come a volte sbagliare, fallire possa essere rassicurante.
L'istinto di conservazione può assumere forme strane e conservare cose che forse non andrebbero conservate. Fortunatamente anche l'autolesionismo ha voce in capitolo.
Ma sto divagando.
Il punto è che non mi farò fermare...almeno, ci proverò.

Ma come scrivo? Bho? Assenzio aiutami tu...giuro che vi pago l'insulina.

Autoincitamento


Imporre la volontà al cuore è sempre uno sforzo sfibrante, ma il cuore non è sempre il buono tra i due.
Scegliere, accettando di perdere qualcosa per guadagnare qualcos’altro invece che piangersi nullatenenti, è un passo più complicato di quanto si possa credere.
L'impresa più ardua è la perseveranza: se chi ben comincia è a metà dell'opera, la seconda metà è quella più impervia.
Ma se qualcosa è difficile, significa per certo che non è impossibile e che a riuscirci è gratificante.

venerdì, gennaio 06, 2006

Paura


"La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con se l' annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi, e quando sarà passata non ci sarà più nulla, soltanto io ci sarò."

Frank Herbert - "Dune"

La madre di ogni fissità


Almeno non petulante. Almeno non ossessivo.

Nonostante il silenzio sia la morte, nonostante l'assenza di pensiero sia la morte, sia la non esistenza.

Fissamente davanti allo schermo.

Finalmente l'assenzio, Assenzio verde di Barcellona. C'è a chi non piace l'anice. Ciò non rende l'assenzio meno assenzio, ne chi non ama l'anice meno amabile o di buona compagnia.

L'assenzio è come l'esperienza religiosa: personale.

I Prodigy cantano, suonano, emulsionano il mio cervello con l'assenzio.
L'ignoranza è santa.

Il tempo non esiste, il temo è un istante, un singolo istante.

Voglio annullare il mio passato senza annullare me stesso, voglio prevenire ogni futuro.

Il tempo non esiste.
La fissità è spaventosa. Dello sguardo, dei muscoli del collo.
La paura porta al silenzio. Il silenzio è la non esistenza. Perchè mi aggrappo tanto all'esistenza se tanto temo?
Di cosa è fatto lo spirito? Di cosa è composta la volontà? Di cosa si compone la certezza?

Perfido maestro l'assenzio, quella che mi dona non è nuova sapienza, solo nuova fissità. I miei occhi sono aperti, forzati ad essere aperti, a guardare il mondo senza riconoscere nulla, costretto a riconosce me stesso alieno, sapendo di esserlo senza il dono di ignorarlo.

Sono un ipocrita, falso, mentitore e codardo. Sono quello che volete che sia, ma sempre troppo tardi. Vi amo solo fino al momento in cui cominciate ad amarmi, dunque vi odio, odio tutti senza distinzione di sorta, senza nemmeno il coraggio di ammetterlo, di accettarlo.
Dio dell'assenzio, battezzami nei tuoi verdi lavacri, mostrami il fiume che non scorre, liberami dall'imbarazzo dei vaneggiamenti, rendimi fiero del mio soliloquio. Assolvimi, libera l'animo mio dallo sguardo annoiato e disinteressato del mondo.

giovedì, gennaio 05, 2006

Codardia redenta


Amo ch'ella m'ignori.

L'odio perch'ella m'ignora...

t'amo soffrendoti,

t'odio amandoti.

Dolce l'umore tuo più intimo,

come fiele lambisce la lingua.

Lenisce il calore del tuo corpo,

il gelo m'avvolge al tocco.

M’inganno e ti rifuggo.

Invano ostento livido orgoglio nello starti discosto;

vanto la superiore volontà

che rende l’uomo tale,

che al cor s’impone, fiera…

ma cado.

Cado fragile e nudo nella gola,

nell’antro cupo del desiderio,

Il desiderio di te,

della tua voce,

immaginata nel silenzio tagliente e ironico;

dei tuoi occhi pudicamente chiusi,

come forse impudicamente chiuso il tuo animo;

delle tue labbra morbide, verdi, di frutta,

che non m’è dato d’assaggiare nuovamente;

dei tuoi seni caldi, ansanti, delicati,

che non m’è dato di sfiorare ancora.


Se soffro, perché non verso lacrime salate e calde

a scavarmi le guance?

Perché la mia pena m’è fedele compagna

e l’animo l’accetta?

Perché il tuo viso si perde nell’acque scure del mio profondo?

Non sei tu.

Non siete voi.

Nessuna.

…eppure oggi ancora mi appari e sei parte di Lei.

lunedì, gennaio 02, 2006

Elogio della visceromanzia


Cercava la pazzia senza convinzione, per vezzo, la cercava senza pensare che avrebbe potuto trovarla veramente.

Era annoiato, stanco, lo era senza essersi mai preso nemmeno la briga di muovere un solo passo fuori dalla porta, senza mai aver lasciato l'abbraccio caldo ed umido della sua poltrona, che con amabile premura s'era fatta complementare ai suoi lombi.
Perchè viaggiare il mondo quando il mondo entrava in casa, vomitato da luminose finestre, rigurgito caotico e catodico, rumoroso, schizofrenico, ansioso, ma sempre igienico, asettico, bianco lattice.
Perchè curarsi delle piaghe, le piaghe si possono ignorare. La grandezza dell'uomo, l'unicità dell'essere umano sta nel saper ignorare...è per questo motivo che i computer non ci hanno fatto ancora schiavi, non sanno ignorare.
Perchè curarsi di arieggiare il locale prima di soggiornarvi, a memoria non c'è mai stato un "prima" e poi l'ossigeno è sopravvalutato, i benefici dell'aria "fresca e pura" sono costruiti ad arte dall'ufficio marketing di una grande compagnia di viaggi...come se servisse "andare" veramente da qualche parte. Cosa dicevano su Maometto?
A che serve avere contatti con "persone reali"? Una volta c'erano. Erano inutilmente profondi, nonselettivamente intimi. Personalità complesse, ruoli fin troppo confusi tra loro, troppe informazioni non quantificabili, non classificabili...
E poi che significa reali? Cos'è una persona reale? Si cerca forse di sostenere che le lettere nere sullo schermo immacolato non sono reali? Si cerca forse di affermare che è come parlare con se stessi, è come vedere ciò che si vuole vedere, come estirparselo da dentro e gettarlo sullo specchio?

No...no...gli bastava essere abbastanza diverso da tutto ciò che era uguale ed abbastanza uguale a tutto diversamente da ciò che era diverso.

A migliaia fiorivano animi, spiriti, persone dal suo corpo bianco, flaccido e sudato, come gli sfilassero brani di carne, e se da ognuno nascesse altra vita.
Dalla mente pulsante ogni nato sbocconcellava frammenti di cosicenza.

Quando la Pazzia arrivò, trovò poco meno che ossa, rosicchiate, avvolte in bozzolo, teoria di pelle ormai secca e svuotata.
Pianse la pazzia sola nella stanza, alla fredda luce del monitor.

domenica, gennaio 01, 2006

La certezza è un lusso



Ecco il 2006.

Che dire...evviva! Non so di solito è quello che si dice quando arriva l'anno nuovo. Mettersi a fare il cinico, a dire che infondo non succede nulla di particolare e che è un giorno come un'altro, non ha gran senso e, per altro, non è nemmeno necessariamente vero.

Notte di festeggiamenti tranquilla quella appena passata. Merito del fatto che, a fronte di fiumi di birra e vino, solo io ho portato superalcolici (il necessario per preparare il gin lemon).
Amici conosciuti, gente nuova e simpatica, un Gert versione cabaret per la prima parte della serata, (inutilmente...forse) filosofeggiante su questioni metafisico/teologiche durante la seconda parte (per chi mi conosce: non immaginatevi me che ammorbo qualcuno con astruse discussioni per ore, ieri sera ho trovato due validi compagni di discussione), il buon Michele che ha preso la seconda importante sbronza della sua vita (almeno qui, in sede) e che si è manifestato in tutta la sua esuberanza ed in tutto il suo sprezzo del pericolo.

Una serata tranquilla dicevo, una serata ed una nottata scivolate via in fretta, forse troppo, con la neve ed il gelo che ci hanno tenuto in casa con il profilo che non è mai stato troppo alto. Niente di cui ci si possa davvero lamentare comunque, anzi.

A parte le nuove conoscenze, però, una serata più improntata al vecchio che al nuovo, con il peso (non gravissimo, ma cmq fastidiosamente sensibile) di errori passati che si manifesta concretamente e con rodimenti e rimpianti vari (che come recita una certa saggezza popolare andrebbero necessariamente barattati con i rimorsi) che punzecchiano, appena sotto pelle.

Forse è scontato che io mi senta moderatamente triste ora, tanto più che mi sono svegliato alle 16.00 e sono solo in casa, ma è finito tutto troppo presto ed ancora una volta mi rimane l'impressione di non aver gustato a pieno tutto ciò che c'era da gustare.

Ho perso la mia Moleskina, il piccolo tacquino grazie al quale il mio percorso di automiglioramento avrebbe dovuto prendere forma concreta...il mio relativismo già divora le basi di questa possibile riedificazione.
Sto delirando.

Buon 2006.